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04 dicembre 2012

Apple iTunes 11, ormai imminente il servizio in streaming musicale?

Ho trovato una definizione molto efficace della radio digitale nell'ultimo numero (dicembre 2012, con in copertina una storia tutta da leggere su MPEG-DASH, o "Dynamic Adaptive Streaming over HTTP") di Tech-i, la rivista tecnologica dell'EBU di Ginevra. "La radio digitale non è una tecnologia. E' un prodotto editoriale." Efficace ma semplicissima, come vedete. E' anche molto vera e come spesso accade completamente ignorata dai più. Di radio digitale, anzi di prodotti editoriali centrati sulla musica, si parla moltissimo in questo momento, dopo che Apple ha reso disponibile l'undicesima versione di iTunes.
Se si parla tanto di un software che non rappresenta una vera e propria novità, è perché secondo parecchi osservatori (CNET cita per esempio il blog - chiuso ai lettori che non si siano preregistrati utilizzando un dominio aziendale - della società di brokeraggio e analisi di mercato BTIG) Apple sarebbe pronta al varo del suo nuovo servizio musicale in streaming. In streaming, si badi bene: un modello che ha preso il posto, nel cuore e nelle abitudini di molti utenti di Internet, del tradizionale download musicale inaugurato proprio da Apple con la prima versione di iTunes.
Le speculazioni, che parlano di un possibile debutto all'inizio del 2013, si fondano anche su una accurata analisi della nuova interfaccia di iTunes, in cui il menu Radio (una funzione presente fin dall'iTunes 1.0) appare in una nuova barra di opzioni disposta orizzontalmente, non più solo verticalmente nella finestra del programma. Il pulsante Radio continua ad attivare il solito elenco alfabetico di servizi musicali in streaming, ma questo non esclude la possibilità che Apple stia studiando un prodotto all'altezza di concorrenti come Pandora e Spotify. Tra i tanti commenti mi piace riportare qui quello pubblicato da RadioTech, la newsletter tecnologica del NAB, l'associazione dei broadcaster radiofonici americani. Colpiscono in particolare le parole sulla possibile integrazione del servizio "Apple iRadio" (un nome puramente fittizio, del resto iRadio è una app venduta da uno sviluppatore italiano attraverso Apple Store) con nuovi strumenti pubblicitari geolocalizzati e applicazioni come Passbook, una applicazione iOS 6 che permette di conservare e ricevere varie forme di coupon e tagliandi offerti da locali, linee aeree, musei e negozi. Un ingrediente che potrebbe avere molti agganci con una campagna pubblicitaria a metà tra radiofonia e online.
Staremo a vedere come andrà a finire, ma è chiaro che l'ingresso di un nome come Apple nel segmento dello streaming potrebbe avere implicazioni notevoli. Nessuno nega che la musica in streaming Web attira moltissimi ascoltatori più o meno appassionati, ma c'è un problema economico, di sostenibilità, che getta una luce un po' inquietante sui destini ultimi di operatori come Pandora (che dopo la quotazione non sta andando granché bene). Apple non solo ha montagne di cash da spendere ma è un'azienda che sopporta male i fallimenti e potrebbe rincorrere la profittabilità con più testardaggine di quanto abbiano fatto le varie Spotify, Pandora, Rdio e via elencando (rimando al post sulla music discovery). Se Apple decide che lo streaming debba essere sostenibile e lucroso, lo streaming rischia davvero di diventarlo.


Speculation Grows over Apple’s “iRadio” Launch 
In the new media world, Apple is notorious for not tipping its hand on upcoming products. As a result, handicapping (if not outright guessing about) Apple’s next move has become something of a cottage industry.
So it should come as no surprise that there is plenty of buzz regarding a rumored streaming radio service from Apple soon. This has recently accelerated due to analysis of last week’s iTunes update release (v11).
Even diehard Apple fans have long criticized the iTunes client interface for failing to live up to Apple’s normally high standards of elegant operation. iTunes 11 is more comprehensive than other recent increments, but may not soothe all the software’s critics. In fact, it has already created new ones who don’t like the new design, but in reality, iTunes 11 is not that radical a redesign under the hood, and doesn’t differ significantly in its current look and feel from other online media stores.
Like some of those other popular online stores, iTunes now offers TV shows and movies for either download or streaming, with the latter option called “iCloud.” Probably the most important changes in iTunes 11 are new features that further integrate the iCloud service into the iTunes client. For example, the iTunes player now offers a cloud bookmarking feature, by which users can now stream a piece of content, stop it in progress, and rejoin it later, picking up where they left off.
So far, Apple hasn’t done much with music content in iCloud, but given the growing competitive context of streaming music services, the iTunes 11 set of new cloud-related features has fueled speculation that Apple is positioning iTunes to enable the launch of a new streaming music “radio” service of its own soon.
Of course, iTunes has offered streaming radio since its earliest days, but only as a means of finding and linking to existing Internet radio streams provided by third parties. In fact, iTunes has long been a popular Internet radio aggregation site, categorizing all streams by genre, and listing the data rate of each stream. Getting listed on the site has been free to any broadcaster or webcaster. Many Internet radio streams made their first connections to their subsequent fans via the site, including some radio stations that connected to listeners outside their broadcast coverage areas via listing their online stream on iTunes. Since then, however, other more interesting and sophisticated Internet radio aggregation sites have emerged (e.g., iHeartRadio, TuneIn), making the purely text-based iTunes listings seem a bit outdated – and version 11 does little to change this.
But the new service expected from Apple is quite different. Called “iRadio” by speculators (since Apple has made no announcement of what it will be called, or when it will emerge, if at all), the service is likely to be an original streaming music service offered by Apple itself, including personalization features similar to Pandora or Spotify. Whether Apple would continue its aggregation listings for third-party radio streams after the launch of “iRadio” is also unknown at present.
The new service could also integrate other features of the iOS platform for a rich and unique service. Apple forecasters have suggested that geo-location features in iOS might inform the ‘”Radio” app of the user’s current location, allowing the app to insert advertising (in the audio stream and/or on the device’s screen) from nearby businesses, and provide maps to their locations. Similarly, the system clock could generate insertion of time-based advertising opportunities.
The iOS’s new Passbook app might also play a role. Introduced in iOS 6, Passbook allows users to download or scan in and organize previously physical tokens of commerce, such as event tickets, boarding passes, retail coupons and store/loyalty cards. The app is also time and location-aware, so items can be set to pop up at appropriate times and places, such as whenever the user walks into a particular store or venue. Apple can also send notifications to update users about their stored items (e.g., gift-card balance adjustments). Such platform personalization and cloud commerce features could be coupled with the “iRadio” service to enable new advertising possibilities.
This sort of integration could differentiate an Apple music-streaming service from competitors like Pandora, but also make the service more directly competitive with local radio. It is interesting to note that Apple has activated FM receivers on a device that does not directly connect to the Web (e.g., iPod Nano), but not to those that do (e.g., iPod Touch, iPhone, iPad).
Whatever forecasters expect, Apple usually confounds them with something other (either greater or less) than what they expected, so stay tuned.

08 settembre 2012

Dopo la falsa partenza di Lala.com, Apple insegue nello streaming musicale.



E' bastato un articolo del Wall Street Journal sulle trattative che Apple avrebbe in corso con le case discografiche (obiettivo: un nuovo servizio musicale in streaming), per scatenare una corsa al ribasso delle azioni di Pandora, la piattaforma streaming che ha avuto un impatto stravolgente sulle abitudini dei consumatori americani in fatto di musica e ascolto della radio. Pandora è quotata in borsa da 15 mesi e non ha mai dato la sensazione di sfondare. Ma al diffondersi della notizia sul possibile ingresso di Golia Apple, venerdì 7 settembre il titolo di Davide Pandora ha perso in una sola seduta il 17% del valore, ritornando a quota 10 dollari. A Golia le cose sono andate meglio, ha guadagnato lo 0,6%. Se vi sembra poco, ricordate che l'azione Apple viaggia sopra i 680 dollari e al momento non si vede il tetto.

Qual è la ragione che sta spingendo la regina di iTunes a cambiare modello, o comunque ad affiancare anche una modalità di consumo in streaming (una modalità più ampia rispetto all'attuale Apple Music Match, che si limita a duplicare sul cloud la musica che il cliente di iTunes conserva sui suoi dischi fisici)? Il motivo è molto semplice: dopo tanti anni il rivoluzionario concetto di iTunes sta mostrando la corda. Apple ha contribuito più di tutti al declino del CD audio rendendo facile e immediato acquistare album e singoli brani direttamente online. Ma oggi il download sta passando rapidamente di moda e servizi come Pandora, Spotify, Rdio, non solo lo rimpiazzano ma lo superano anche. Con Pandora la musica che ti piace non devi neppure sceglierla, è la piattaforma a suggerirtela. Proprio come se fosse il DJ di una stazione radio dalla discoteca praticamente infinita. In un colpo solo Pandora ha mandato in crisi il disco, il download e le stazioni radio musicali. Apple non poteva certo restarsene con le mani in mano.
Quello che stupisce in tutto questo non è tanto la probabilissima decisione di Cupertino (in genere il Wall Street Journal non sbaglia), bensì il fatto che questa decisione era già stata presa tre anni fa quando Apple annunciò l'acquisto di Lala.com.

Lala era una startup di Palo Alto nata in un momento di grande fervore per il modello streaming. Il suo modello era basato su un grande archivio di brani e su un sistema di raccomandazione misto, con suggerimenti algoritmici o formulati da altri utenti. La prossimità a Cupertino deve aver stimolato la curiosità di Apple, che comperò la piccola società nel dicembre del 2009 solo per fermare completamente il servizio pochi mesi dopo. Forse la tecnologia non era abbastanza robusta, o forse Apple era troppo distratta dalla cattiva salute di Steve Jobs. Ora, anche grazie all'esperienza del sistema di raccomandazione di iTunes, Genius, l'azienda più capitalizzata dell'universo ha capito che per lo streaming è scattata l'ora X. Vengono in mente in questo momento le tante illazioni formulate sull'assenza, sull'iPhone, di una funzione per l'ascolto della radio on air e, viceversa, sulla rapida diffusione delle app per l'ascolto della radio in streaming. Secondo ogni evidenza, Apple non può permettersi di restare tagliata fuori da questo settore per non rischiare di essere penalizzata dal tramonto del download. Ma dovrà muoversi con particolare abilità perché per la prima volta in tantissimi anni Apple insegue una posizione di dominio in un ambito che non è stato inventato dal suo magic team.