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01 settembre 2014

Podcast e streaming su grande schermo, con Chromecast la tv fa da Internet Radio

«Guarda che NPR One, la nuova app per l'accesso ai contenuti di National Public Radio attraverso gli smart devices, ha appena aggiunto il supporto di Chromecast. Anche Watch ABC  adesso può fare screencasting verso dispositivi Google, bisognerebbe scriverlo.» È più o meno questo il messaggio che Francesco Delucia mi ha mandato qualche giorno fa. Già, Chromecast...  Intanto partiamo subito col dire che NPR One è la nuova app che mette insieme le trasmissioni e i podcast del circuito National Public Radio in un collage molto personalizzato di notizie locali e internazionali, contenuti tematici e argomenti specializzati legati a particolari località o interessi. È una app disponibile per Android e iOS e può tranquillamente essere usata per ascoltare i programmi NPR in diretta o differita, direttamente sullo smartphone o dallo smart verso una molteplicità di dispositivi, in particolare, se avete la versione Android e un dongle Chromecast, il televisore HD. 
La notizia di NPR One e Chromecast interessa gli appassionati di radio e podcast proprio perché queste nuove tecnologie di "screencasting o mirroring" (la riproduzione sullo schermo e l'altoparlante del televisore di contenuti audio e video che appaiono sullo schermo o sull'uscita audio dello smartphone), oltre a offrire nuove modalità di fruizione, rendono ancora più flessibile la già ricca pletora di contenuti e servizi tipica della nuova generazione di set top box ibridi, connessi alla rete. Spesso - cosa più importante - senza le limitazioni geografiche o di copyright che impediscono ancora di accedere dall'Italia, senza trucchetti di mascheramento dei proxy, all'offerta Netflix su set top box Roku (che di Netflix è uno spin-off).
Il dialogo tra il nostro smartphone e il televisore è una ricetta che prevede alcuni ingredienti fondamentali da amalgamare: il dispositivo HDMI da connettere alla Tv; i protocolli con cui lo smartphone/tablet dialogherà o si integrerà con questo dispositivo; e infine le eventuali app che come NPR One controllano questo dialogo e gestiscono i contenuti da inviare verso il televisore. 
Tutte queste tecnologie che permettono di consumare in modo sempre più alternativo anche i contenuti sonori, siano essi il brano musicale in streaming, il programma radiofonico, o il podcast. Cerchiamo di vedere come (un piccolo disclaimer: io una chiavetta Chromecast ce l'ho ma non l'ho ancora potuta provare, senz'altro vi saprò dire). 
Stiamo parlando di Google Chromecast - e al suo uso in ambito Internet radio vi suggerisco anche questo post di Radiosurvivor -  ma in realtà il panorama è probabilmente destinato a popolarsi di alternative. NPR One è disponibile anche in versione iOS in versione Airplay per Apple TV ma è già possibile trovare online dongle made in China compatibili con il protocollo di screencasting Miracast (anche Belkin sta lavorando su questo protocollo e la stessa Microsoft avrebbe in cantiere una chiavetta) e Roku Streaming Stick può essere utilizzato per fare del "videocasting" dallo smartphone con servizi come YouTube. 
Quanto alle app che permettono di gestire i contenuti, a parte NPR One, due recenti aggiunte all'universo Chromecast sono Pocket Casts di ShiftJelly, DoggCatcher e Podcast Addict (quest'ultima ha il vantaggio di essere free, il pagamento serve solo per rimuovere la pubblicità della versione adware). Per il casting delle stazioni radio ricevute in streaming una app interessante sembra essere Audials Radio, che tra l'altro si vanta di essere l'unica app Android compatibile con AirPlay (la cosa andrebbe approfondita). TuneIn e VLC starebbero lavorando a versioni Android compatibili con Chromecast  ma neppure le piattaforme musicali streaming se ne sono rimaste ferme. Spotify non offre ancora ufficialmente il supporto a Chromecast. Fino a poco tempo fa esisteva la scorciatoia di Spoticast, ma sembra che sia stata rimossa da Google Play. Deezer ha appena annunciato il supporto del dongle televisivo di Google mentre Rdio invece, insieme a Pandora, è inserita nella vetrina delle app Chromecast ufficiali, insieme a Google Play Music, Songza, RealPlayer Cloud. Chromecast si sta lentamente integrando anche con l'universo dei contenuti che risiedono sui media server e su dischi NAS in rete locale. Un esempio interessante è la app AllCast che offre un ponte verso Chromecast dai media server DLNA. Col tempo mi aspetto che il sistema messo a punto da Google diventi una grande piattaforma per la condivisione dei contenuti di Internet sul televisore e considerando il connubio radio-Internet è facile immaginare l'arrivo di soluzioni di Internet radio su Chromecast sempre più evolute.

Per chi volesse continuare la lettura ho cercato di elaborare qualche altra informazione di contesto.
Il modo di ascoltare la musica e la radio (o meglio i contenuti radiofonici) sta cambiando rapidamente e mi rendo sempre più conto che dopo l'autoradio - il dispositivo con cui la maggior parte dei normali utenti della radiofonia (non parlo di appassionati di segnali lontani e onde corte) si relazione con questo mezzo - è lo smartphone ad acquistare sempre maggiore centralità. Un esempio? Su Facebook frequento le pagine del gruppo FM-World Talkmedia e sto notando che molti di coloro che amano seguire le evoluzioni della banda degli 88-108 ormai si serve di telefoni Android per ricevere i segnali via radio o direttamente in streaming. La centralità dello smartphone presuppone però dei cambiamenti radicali anche alla periferia, come che dire che quando cambia l'hub, il mozzo, cambiano anche i raggi e il cerchione della ruota. 
In passato la radio era il tipico apparecchio che bastava a se stesso, come del resto il televisore. Poi sono arrivati gli impianti hi-fi e gli intenditori di musica hanno cominciato ad apprezzare l'abbinamento tra "tuner" FM e "ampli" e casse ad alta fedeltà. Analoga evoluzione, dal DVD fino ai set-top box ibridi connessi a Internet, ha avuto il nostro rapporto con il televisore: quindici, venti anni fa ha cominciato a imporsi il concetto di home theatre, e anche lo schermo televisivo è diventato un terminale attraverso il quale consumare non solo i normali programmi trasmessi dalle tv terrestri o satellitari, ma anche video musicali, film a noleggio e molto altro. 
Con l'era dei set top box ibridi, nati per ampliare la normale offerta di un set top box televisivo (terrestre, satellitare o via cavo) con i contenuti prelevati direttamente dalla Rete, Internet ha cominciato ad avere una importanza crescente. Fino ad avere oggi una varietà di content provider - i più importanti dei quali sono americani e sono ancora focalizzati sul mercato USA ma in netta ascesa anche in Europa: Apple iTunes con Apple Tv, Netflix con il suo spin-off Roku, Amazon con il recente Amazon Fire. Sono fornitori che vanno oltre quelle che sono state finora le tipiche offerte degli operatori di Internet-TV, e abbinano offerte di video, musica, gaming che transitano su protocollo IP direttamente verso il televisore tramite un dispositivo HDMI capace di interfacciarsi con la rete fissa o wireless. Dispositivi che come abbiamo visto con Chromecast diventano sempre più piccoli e compatti.  Proprio perché smartphone e tablet si identificano sempre di più con il nostro modo vivere e consumare la multimedialità, tutto comincia a ruotare intorno a questi due oggetti, che non a caso servono anche da telecomandi evoluti per le piattaforme dei contenuti in streaming. Tale convergenza è facilitata anche dallo standard Wi-Fi e da altri protocolli, wireless e no, che servono a instradare i contenuti direttamente dallo smartphone al televisore o altri sistemi di riproduzione audio/video. Chromecast è in pratica uno di questi protocolli, insieme per esempio a AirPlay di Apple, ma come si vedrà non sono i soli.
Partiamo per esempio dai protocolli utilizzati per il vero e propro screencasting dello smartphone sul televisore, che includono oggi diversi flavour principali. Il protocollo storico è sicuramente Apple AirPlay, che però è molto limitato al mondo Apple (iPhone, iPad, Apple Tv) e ai pochi dispositivi hi-fi compatibili. Abbiamo poi la risposta di Microsoft e altri costruttori a AirPlay: si tratta del protocollo Miracast, un sistema di cui esistono diverse implementazioni (spesso note con altri nomi come Samsung AllShare Cast, o SmartShare di LG) poco interoperabili tra di loro. Anche Intel è presente in questo campo con WiDi, associato al suo Wi-Fi Direct. E infine è arrivato Chromecast, con il suo dongle a basso costo (sotto i 40 euro) su cui vale la pena concentrarsi. Qui purtroppo dobbiamo fare una precisazione necessaria ma che può portare confusione. A differenza di AirPlay, che utilizza Wi-Fi per instradare audio/video tra due dispositivi AirPlay, Chromecast non "trasporta" alcunché (solo recentemente ha aggiunto autentiche funzionalità di screencasting). Il sistema si basa piuttosto sulla possibilità di sincronizzare tra loro la riproduzione su smartphone/tablet Android  e su dongle Chromecast. La nuova app NPR One funziona in questo modo, sintonizzandosi con lo smartphone su un podcast per poi passare la palla a Chromecast che si collega in rete e riproduce lo stesso contenuto sul televisore. Per un approfondimento su questi sistemi trovate un articolo dettagliato su HowTo Geek. Solo recentissimamente, si è detto, Chromecast e i nuovi Google Play Services 5.0 introducono una autentica modalità di screen mirroring, riservata però ai dispositivi smartphone basati su Android KitKat o Android L, in pratica solo certi Nexus e i terminali Google Play Edition come il Samsung Galaxy S4. Un altro articolo di Android Central spiega come configurare il display mirroring appena inaugurato anche in ambito Android. 
In tutto questo discorso non faccio volutamente rientrare ciò che riguarda in modo specifico il mondo dell'audio ad alta fedeltà e in particolare i sistemi che servono per instradare il suono da un dispositivo come lo smartphone, o anche una Internet radio, verso un sistema di riproduzione sonora. Apple AirPlay è forse l'unico protocollo che si adatta anche ad applicazioni puramente hi-fi, con alcuni prodotti compatibili. Ma sul mercato sono presenti diverse alternative come lo stesso Bluetooth, o sistemi proprietari come Caskeid e Bluetooth Caskeid, tecnologia di sincronizzazione dell'audio per sistemi di casse distribuiti in "multiroom" sviluppata da Pure società di Imagination Technologies, nota per le sue radio Dab e ora sul mercato con le sue casse wireless Jongo. Oppure Sonos, o anche Bose. Più recentemente sono spuntati sistemi aperti come Play-Fi di Dts, che insegue il successo di Sonos, ma c'è anche Qualcomm che ha appena lanciato Allplay. E infine piattaforme streaming come Spotify, con Spotify Connect stanno cercando di coinvolgere i costruttori nel creare un ecosistema di altoparlanti wireless e altri dispositivi compatibili con il sistema Spotify Connect (qui alcuni esempi di questi brand). Mi fermo qui, rimandandovi ai post successivi, per non rendere del tutto impossibile la lettura di un articolo già fin troppo denso di concetti e nomi.

03 giugno 2013

Fatto l'accordo con Warner, Apple scalda i motori per iRadio alla WWDC

Con un accordo dell'ultimissima ora, Apple sembra aver strappato a Warner Music Group un atteso OK al lancio del suo nuovo servizio musicale in streaming, noto come iRadio (sarà anche il nome ufficiale?). La casa discografica, secondo il Financial Times, riceverà royalties più sostanziose rispetto a quelle concesse da piattaforme come Pandora, ma in cambio Apple forse riuscirà a presentare iRadio a San Francisco in occasione dell'atteso evento per gli sviluppatori, la WorldWide Developers' Conference. Lo stesso quotidiano afferma che c'è anche la possibilità di un accordo sul filo di lana con Sony, ma voci ufficiali come sempre non ce ne sono.
Apple iRadio è un'idea in forte ritardo rispetto a una concorrenza iniziata con Pandora, proseguita con Spotify, Deezer, Rdio e culminata si può dire pochi giorni fa con l'annuncio di Google e del suo servizio - per ora solo americano - All Music Access. Il grosso scoglio per Apple, oltre alla forza del suo brand, è il successo di iTunes e del modello musicale in download, che piace molto alle case discografiche. Probabilmente il Financial ha ragione nell'ipotizzare per iRadio uno stretto collegamento con iTunes per l'acquisto dei brani ascoltati in streaming e un sistema di raccomandazione che attinge alle "conoscenze" accumulate attraverso l'analisi delle raccolte musicali degli utenti, che Apple conserva già da tempo in cloud. Ritardo o non ritardo, l'arrivo di Apple nella realtà emergente dello streaming sarà un punto di svolta determinante.


Apple’s iRadio plans warm up
di Andrew Edgecliffe-Johnson eTim Bradshaw
Apple is looking more likely to launch its long-awaited music streaming service at its Worldwide Developers Conference, which begins on June 10, after agreeing terms with Warner Music’s recorded music and music publishing divisions for the service known as “iRadio”.
Warner, the third largest global music company, became the first music publisher to agree a deal for iRadio, people close to the negotiations said, after Apple agreed to pay its songwriters 10 per cent of advertising revenue, more than double the 4 per cent rate it currently earns from Pandora, the US-based internet radio service with more than 70m “active listeners”.

10 marzo 2013

iRadio, lo streaming deve attendere. Apple contratta (al ribasso) sulle royalties

Difficilmente la discesa di Apple nella stessa arena della musica in streaming oggi guidata da brand come Pandora o dall'arrembante Spotify (appena sbarcato in Italia) verrà annunciata prima dell'estate. La nascita di un servizio Apple "iRadio", in cui la musica in streaming possa prendere il posto del modello download ormai desueto rivitalizzando in questo modo le revenues di iTunes, era stato anticipato dai media americani alla fine dello scorso anno. Sembrava che l'avvento della radio online di Cupertino fosse imminente (segni premonitori erano stati individuati nascosti nellle pieghe di iOS 6), e invece il New York Post ha rivelato l'altro giorno che Apple non riesce a mettersi d'accordo con le case discografiche sul prezzo dei diritti. Secondo il quotidiano newyorkese il negoziatore di Apple, Eddy Cue, vorrebbe strappare un prezzo di 6 centesimi ogni 100 canzoni trasmesse in streaming, contro i 12 che Pandora starebbe pagando. Servizi in abbonamento come Spotify arriverebbero a pagare anche 32 centesimi per 100 canzoni e le medie di mercato si attestano sui 21, 22 centesimi (questo per esempio il prezzo pagato dalle stazioni del circuito Clear Channel iHeart Radio, che riunisce i flussi streaming delle radio che operano principalmente in modalità tradizonale, on air. 
Certamente l'arrivo di Apple nel settore potrebbe scombinare molte carte, per la forza intrinseca che il marchio può scatenare anche nell'acquisire, con la sua piattaforma mobile iAd, i clienti pubblicitari. Il dominio di Pandora, che vanterebbe 67 milioni di utenti, non è accompagnato da una posizione finanziaria molto solida. Il suo anno fiscale 2013, appena chiuso, mostra un ottimo aumento di fatturato (427 milioni di dollari, 375 milioni dei quali da pubblicità, una performance che fa paura alle radio commerciali americane) ma il risultato operativo netto è ancora negativo. In borsa, in compenso, il titolo di Pandora sta segnando livello record sui 12 mesi, anche grazie alle aspettative che si sono accese alla notizia delle dimissioni del CEO, Joe Kennedy, dopo 14 anni di governo dell'azienda. 
Spotify dal canto suo gode di un grande momento di popolarità qui in Italia dopo il lancio coinciso con la manifestazione Sanremese, che il neonato ufficio milanese dell'azienda anglo-svedese, guidato da una giovanissima Veronica Diquattro, ha saputo sfruttare molto abilmente. Proprio in questi giorni Spotify ha anche inaugurato la nuova modalità di accesso basata non più sulla applicazione da scaricare a parte ma direttamente su Web. Per ora il Web Player di Spotify è disponibile solo nel Regno Unito e il suo corredo funzionale è ancora incompleto (qui la recensione di Spotify su Web pubblicata da TechRadar), a differenza di un concorrente forse meno blasonato ma decisamente interessante come Rdio, che guarda caso ha appena avviato una aggressiva strategia di internazionalizzazione ed è sbarcato persino in Italia. Notizia che merita senz'altro un approfondimento...

04 dicembre 2012

Apple iTunes 11, ormai imminente il servizio in streaming musicale?

Ho trovato una definizione molto efficace della radio digitale nell'ultimo numero (dicembre 2012, con in copertina una storia tutta da leggere su MPEG-DASH, o "Dynamic Adaptive Streaming over HTTP") di Tech-i, la rivista tecnologica dell'EBU di Ginevra. "La radio digitale non è una tecnologia. E' un prodotto editoriale." Efficace ma semplicissima, come vedete. E' anche molto vera e come spesso accade completamente ignorata dai più. Di radio digitale, anzi di prodotti editoriali centrati sulla musica, si parla moltissimo in questo momento, dopo che Apple ha reso disponibile l'undicesima versione di iTunes.
Se si parla tanto di un software che non rappresenta una vera e propria novità, è perché secondo parecchi osservatori (CNET cita per esempio il blog - chiuso ai lettori che non si siano preregistrati utilizzando un dominio aziendale - della società di brokeraggio e analisi di mercato BTIG) Apple sarebbe pronta al varo del suo nuovo servizio musicale in streaming. In streaming, si badi bene: un modello che ha preso il posto, nel cuore e nelle abitudini di molti utenti di Internet, del tradizionale download musicale inaugurato proprio da Apple con la prima versione di iTunes.
Le speculazioni, che parlano di un possibile debutto all'inizio del 2013, si fondano anche su una accurata analisi della nuova interfaccia di iTunes, in cui il menu Radio (una funzione presente fin dall'iTunes 1.0) appare in una nuova barra di opzioni disposta orizzontalmente, non più solo verticalmente nella finestra del programma. Il pulsante Radio continua ad attivare il solito elenco alfabetico di servizi musicali in streaming, ma questo non esclude la possibilità che Apple stia studiando un prodotto all'altezza di concorrenti come Pandora e Spotify. Tra i tanti commenti mi piace riportare qui quello pubblicato da RadioTech, la newsletter tecnologica del NAB, l'associazione dei broadcaster radiofonici americani. Colpiscono in particolare le parole sulla possibile integrazione del servizio "Apple iRadio" (un nome puramente fittizio, del resto iRadio è una app venduta da uno sviluppatore italiano attraverso Apple Store) con nuovi strumenti pubblicitari geolocalizzati e applicazioni come Passbook, una applicazione iOS 6 che permette di conservare e ricevere varie forme di coupon e tagliandi offerti da locali, linee aeree, musei e negozi. Un ingrediente che potrebbe avere molti agganci con una campagna pubblicitaria a metà tra radiofonia e online.
Staremo a vedere come andrà a finire, ma è chiaro che l'ingresso di un nome come Apple nel segmento dello streaming potrebbe avere implicazioni notevoli. Nessuno nega che la musica in streaming Web attira moltissimi ascoltatori più o meno appassionati, ma c'è un problema economico, di sostenibilità, che getta una luce un po' inquietante sui destini ultimi di operatori come Pandora (che dopo la quotazione non sta andando granché bene). Apple non solo ha montagne di cash da spendere ma è un'azienda che sopporta male i fallimenti e potrebbe rincorrere la profittabilità con più testardaggine di quanto abbiano fatto le varie Spotify, Pandora, Rdio e via elencando (rimando al post sulla music discovery). Se Apple decide che lo streaming debba essere sostenibile e lucroso, lo streaming rischia davvero di diventarlo.


Speculation Grows over Apple’s “iRadio” Launch 
In the new media world, Apple is notorious for not tipping its hand on upcoming products. As a result, handicapping (if not outright guessing about) Apple’s next move has become something of a cottage industry.
So it should come as no surprise that there is plenty of buzz regarding a rumored streaming radio service from Apple soon. This has recently accelerated due to analysis of last week’s iTunes update release (v11).
Even diehard Apple fans have long criticized the iTunes client interface for failing to live up to Apple’s normally high standards of elegant operation. iTunes 11 is more comprehensive than other recent increments, but may not soothe all the software’s critics. In fact, it has already created new ones who don’t like the new design, but in reality, iTunes 11 is not that radical a redesign under the hood, and doesn’t differ significantly in its current look and feel from other online media stores.
Like some of those other popular online stores, iTunes now offers TV shows and movies for either download or streaming, with the latter option called “iCloud.” Probably the most important changes in iTunes 11 are new features that further integrate the iCloud service into the iTunes client. For example, the iTunes player now offers a cloud bookmarking feature, by which users can now stream a piece of content, stop it in progress, and rejoin it later, picking up where they left off.
So far, Apple hasn’t done much with music content in iCloud, but given the growing competitive context of streaming music services, the iTunes 11 set of new cloud-related features has fueled speculation that Apple is positioning iTunes to enable the launch of a new streaming music “radio” service of its own soon.
Of course, iTunes has offered streaming radio since its earliest days, but only as a means of finding and linking to existing Internet radio streams provided by third parties. In fact, iTunes has long been a popular Internet radio aggregation site, categorizing all streams by genre, and listing the data rate of each stream. Getting listed on the site has been free to any broadcaster or webcaster. Many Internet radio streams made their first connections to their subsequent fans via the site, including some radio stations that connected to listeners outside their broadcast coverage areas via listing their online stream on iTunes. Since then, however, other more interesting and sophisticated Internet radio aggregation sites have emerged (e.g., iHeartRadio, TuneIn), making the purely text-based iTunes listings seem a bit outdated – and version 11 does little to change this.
But the new service expected from Apple is quite different. Called “iRadio” by speculators (since Apple has made no announcement of what it will be called, or when it will emerge, if at all), the service is likely to be an original streaming music service offered by Apple itself, including personalization features similar to Pandora or Spotify. Whether Apple would continue its aggregation listings for third-party radio streams after the launch of “iRadio” is also unknown at present.
The new service could also integrate other features of the iOS platform for a rich and unique service. Apple forecasters have suggested that geo-location features in iOS might inform the ‘”Radio” app of the user’s current location, allowing the app to insert advertising (in the audio stream and/or on the device’s screen) from nearby businesses, and provide maps to their locations. Similarly, the system clock could generate insertion of time-based advertising opportunities.
The iOS’s new Passbook app might also play a role. Introduced in iOS 6, Passbook allows users to download or scan in and organize previously physical tokens of commerce, such as event tickets, boarding passes, retail coupons and store/loyalty cards. The app is also time and location-aware, so items can be set to pop up at appropriate times and places, such as whenever the user walks into a particular store or venue. Apple can also send notifications to update users about their stored items (e.g., gift-card balance adjustments). Such platform personalization and cloud commerce features could be coupled with the “iRadio” service to enable new advertising possibilities.
This sort of integration could differentiate an Apple music-streaming service from competitors like Pandora, but also make the service more directly competitive with local radio. It is interesting to note that Apple has activated FM receivers on a device that does not directly connect to the Web (e.g., iPod Nano), but not to those that do (e.g., iPod Touch, iPhone, iPad).
Whatever forecasters expect, Apple usually confounds them with something other (either greater or less) than what they expected, so stay tuned.

10 settembre 2012

Dieter Rams Vs Jonathan Ives, le radici radiofoniche del design Apple

Proprio mentre dagli Stati Uniti si diffonde il rumor di una piattaforma musicale "radiofonica" che Apple intenderebbe lanciare online in contrapposizione a Pandora e altri servizi in streaming, i giornali rispolverano le fotografie di alcuni lavori del grande designer tedesco Dieter Rams, oggi conservati al Moma di New York, presentati come vere e proprie "fonti di ispirazione" se non di plagio, dei successivi progetti firmati per Apple da Jonathan Ives. Tra gli esempi mostrati c'è una radiolina a transistor disegnata da Rams nel 1958 per la tedesca Braun, che in effetti ricorda molto le linee grafiche e l'interfaccia utente del primo iPod


Le dimensioni della radiolina, 15 x 8 x 4 cm, sono leggermente più ampie dell'iPod originale (il lato più lungo era di circa 11 cm), ma la ghiera per la sintonia risulta molto simile. L'ovvia, fondamentale diffrenza è che la Braun T3, al contrario di quel primo iPod, serviva per ricevere le stazioni radio in onde medie. Le cifre colorate non si riferiscono all'FM come qualcuno sarà indotto a pensare, bensì alle onde lunghe, che alla fine degli Anni 50 avevano ancora molto importanza (il commutatore tra le due bande è sul retro del ricevitore). Ecco qualche dettaglio tecnico sull'apparecchietto progettato, esternamente, da Dieter Rams. Non mi esprimo sul giudizio relativo alla somiglianza tra i due dispositivi o alla volontarietà e "legittimità" delle motivazioni che più quarant'anni dopo animarono le scelte progettuali della Apple. Ives, peraltro, è sempre stato esplicito sulla propria ammirazione nei confronti del suo padre spirituale tedesco (oggi ottantenne) Per la vostra curiosità ecco il link all'articolo con cui quattro anni fa Gizmodo rivelò il filo rosso che sembra unire il passato della Braun al futuro della Apple. Cinque anni dopo il T3, nel 1963, Rams progetto anche una "radio portatile mondiale" modello T1000, con onde corte e FM, forse il più autorevole contributo a una categoria di apparecchi che ebbe parecchio seguito per i successivi vent'anni, in attesa che la tv satellitare diretta prima e il Web poi, spazzassero via la vecchia idea delle onde corte come mezzo autenticamente di massa.

08 settembre 2012

Dopo la falsa partenza di Lala.com, Apple insegue nello streaming musicale.



E' bastato un articolo del Wall Street Journal sulle trattative che Apple avrebbe in corso con le case discografiche (obiettivo: un nuovo servizio musicale in streaming), per scatenare una corsa al ribasso delle azioni di Pandora, la piattaforma streaming che ha avuto un impatto stravolgente sulle abitudini dei consumatori americani in fatto di musica e ascolto della radio. Pandora è quotata in borsa da 15 mesi e non ha mai dato la sensazione di sfondare. Ma al diffondersi della notizia sul possibile ingresso di Golia Apple, venerdì 7 settembre il titolo di Davide Pandora ha perso in una sola seduta il 17% del valore, ritornando a quota 10 dollari. A Golia le cose sono andate meglio, ha guadagnato lo 0,6%. Se vi sembra poco, ricordate che l'azione Apple viaggia sopra i 680 dollari e al momento non si vede il tetto.

Qual è la ragione che sta spingendo la regina di iTunes a cambiare modello, o comunque ad affiancare anche una modalità di consumo in streaming (una modalità più ampia rispetto all'attuale Apple Music Match, che si limita a duplicare sul cloud la musica che il cliente di iTunes conserva sui suoi dischi fisici)? Il motivo è molto semplice: dopo tanti anni il rivoluzionario concetto di iTunes sta mostrando la corda. Apple ha contribuito più di tutti al declino del CD audio rendendo facile e immediato acquistare album e singoli brani direttamente online. Ma oggi il download sta passando rapidamente di moda e servizi come Pandora, Spotify, Rdio, non solo lo rimpiazzano ma lo superano anche. Con Pandora la musica che ti piace non devi neppure sceglierla, è la piattaforma a suggerirtela. Proprio come se fosse il DJ di una stazione radio dalla discoteca praticamente infinita. In un colpo solo Pandora ha mandato in crisi il disco, il download e le stazioni radio musicali. Apple non poteva certo restarsene con le mani in mano.
Quello che stupisce in tutto questo non è tanto la probabilissima decisione di Cupertino (in genere il Wall Street Journal non sbaglia), bensì il fatto che questa decisione era già stata presa tre anni fa quando Apple annunciò l'acquisto di Lala.com.

Lala era una startup di Palo Alto nata in un momento di grande fervore per il modello streaming. Il suo modello era basato su un grande archivio di brani e su un sistema di raccomandazione misto, con suggerimenti algoritmici o formulati da altri utenti. La prossimità a Cupertino deve aver stimolato la curiosità di Apple, che comperò la piccola società nel dicembre del 2009 solo per fermare completamente il servizio pochi mesi dopo. Forse la tecnologia non era abbastanza robusta, o forse Apple era troppo distratta dalla cattiva salute di Steve Jobs. Ora, anche grazie all'esperienza del sistema di raccomandazione di iTunes, Genius, l'azienda più capitalizzata dell'universo ha capito che per lo streaming è scattata l'ora X. Vengono in mente in questo momento le tante illazioni formulate sull'assenza, sull'iPhone, di una funzione per l'ascolto della radio on air e, viceversa, sulla rapida diffusione delle app per l'ascolto della radio in streaming. Secondo ogni evidenza, Apple non può permettersi di restare tagliata fuori da questo settore per non rischiare di essere penalizzata dal tramonto del download. Ma dovrà muoversi con particolare abilità perché per la prima volta in tantissimi anni Apple insegue una posizione di dominio in un ambito che non è stato inventato dal suo magic team.

17 marzo 2012

Mi dicono che non è del tutto vero: Mike Daisey e il radioreportage troppo "condito"


Il podcast della trasmissione di This American Life (TAL) con il reportage di Mike Daisey sulle dure condizioni di lavoro delle fabbriche cinesi dei gadget digitali della Apple aveva fatto quasi 900 mila download, un record assoluto. Peccato che in queste ore i produttori di TAL facciano marcia indietro e decidano di ritrattare, l'estremo segno di ammissione di colpa per il giornalismo anglosassone: nella sua corrispondenza Daisey ha condito la storia con affermazioni esagerate o non vere, ha parlato di sostanze chimiche tossiche che però hanno colpito una fabbrica lontana mille chilometri da quella che aveva visitato, ha intervistato gli operai facendosi aiutare da un'interprete misteriosamente svanita subito dopo. Una quantità di particolari fasulli che ha indotto lo stesso Daisey ad ammettere: ho fatto teatro, non giornalismo. E del resto Mike non è giornalista ma attore specializzato in monologhi a braccio, un Ascanio Celestini sovrappeso bravissimo ma non assuefatto alla rigorosa pratica del "fact checking" che contraddistingue le pubblicazioni giornalistiche come TAL. L'ultimo lavoro di Daisey si intitola "Agonia ed estasi di Steve Jobs" (il testo è disponibile in public domain) e sembra proprio che alla fine la retorica dell'immaginazione abbia preso il sopravvento sul rigore dell'inchiesta.
La storia sta sollevando un'onda di piena di polemiche intorno al programma di Public National Radio andato in onda a gennaio, la prima volta dai microfoni di WBEZ Chicago. Ira Glass, il produttore che lo aveva presentato, oggi ha guidato l'episodio numero 460 di TAL per spiegare ai suoi ascoltatori gli errori commessi durante la realizzazione dell'episodio 454, quello incriminato. La trasmissione aderisce al normale standard di affidabilità di un programma diffuso su scala nazione, ha scritto Glass sul blog del programma." Non siamo stati all'altezza di questo standard."
Al momento, la trascrizione dell'intera trasmissione "truccata" è ancora disponibile, ma forse non durerà ancora a lungo. Resterà invece l'opera di denuncia di Daisey attore civile, che dopo essersi scusato sul suo blog ribadisce di essere comunque orgoglioso per aver attirato tutta questa attenzione sulle terribili condizioni lavorative di coloro che mettono insieme i prodotti di alta tecnologia che ci piacciono tanto.

04 ottobre 2011

Riproposto il tormentone della radio per iPhone (fa anche rima)



Mancano meno di due ore all'evento organizzato da Apple Computer per la possibile presentazione di un nuovo iPhone (la conferenza è prevista per le 10 del mattino in California e la stampa europea è stata invitata a seguirla in diretta via satellite all'Apple Store di Covent Garden a Londra). Come per tutte le altre presentazioni dopo la prima edizione del prodotto si è scatenata la gara delle previsioni e molte di queste riguardano l'aggiunta di un ricevitore radio FM (alcuni parlano addirittura di radio satellitare, un'ipotesi che a me pare poco verosimile).
Tre le voci più autorevoli quella del portale T3, che rilancia aggiornandola la notizia, apparsa a fine 2010, di un brevetto chiesto da Apple per una tecnologia di mappatura radiofonica che consentirebbe agli utenti iPhone di cercare l'emittente più vicina e con miglior segnale attraverso una interfaccia geografica. L'abstract del brevetto numero 20100304702 del 2 dicembre 2010 recita così:

Operating a radio receiver can include identifying a set of stations that broadcast a radio program using different frequencies or different transmission protocols at substantially the same time. Broadcast signal strength, or some other signal quality metric, of broadcast signals from the stations can be evaluated, and the radio receiver can be tuned to one of the stations in the set of stations based on the evaluation.

I disegni annessi alla domanda di brevetto mostrano in effetti una interfaccia grafica che visualizza le antenne radio più vicine alla posizione corrente dell'ascoltatore. Secondo molte altre fonti l'iPhone racchiude da tempo la possibilità di implementare una funzione di ricezione dell'FM grazie al chipset Broadcom utilizzato per l'interfaccia Wi-Fi. Resta da dimostrare che una funzione simile abbia senso, anche dal punto di vista dell'economia complessiva delle batterie. Certamente, una sezione radio in iPhone, magari compatibile con un sistema come RadioDNS, aprirebbe la strada a molte applicazioni ibride. Non parliamo poi di un ricevitore abilitato alla ricezione in banda L delle infrastrutture di terra della radio digitale satellitare, o con le frequenze del DAB o, negli USA, dell'FM digitale di HD Radio. Apple aveva già preso la decisione di integrare un ricevitore FM nel suo iPod Nano, ma nelle versioni successive del prodotto questa funzione non è stata ripresa. Può essere una semplice conseguenza della miniaturizzazione, o il segno che la radio è definitivamente uscita dalla dieta mediatica del consumatore multimediale profilato da Apple. Ma se così fosse, perché presentare una simile domanda di brevetto? Solo per cautelarsi da possibili concorrenti alla caccia di funzionalità alternative? A questo punto lo sapremo molto presto.

11 dicembre 2010

Brevetti Apple: in arrivo un super "radio iPhone"?

Un brevetto appena ottenuto da Apple e rivelato dal blog Patentyapple sembra diradare una volta per tutte le incertezza sulla presenza - finora nascosta - di un chip in grado di ricevere le trasmissioni FM dentro all'iPhone. Il brevetto "firmato" da Freddy Anzures, Henry Mason e Lucas Newman e marcato con il numero 20100304702 parla di un sistema in grado di analizzare lo spettro radiofonico (AM FM e satellitare viene detto esplicitamente senza specificare ulteriormente le modulazioni) intorno al dispositivo e di tracciare una mappa delle stazioni radio disponibili.
A new patent application from Apple was published yesterday by the US Patent and Trademark Office which covers Apple's intentions of finally bringing radio to the iPhone via AM, FM and Satellite signals. Apple being Apple, we could always expect something different, and in this case they're thinking of introducing us to a unique radio station mapping function that acts as an alternative to a straight scrolling list of radio stations. This could actually be very handy when you're on the road as opposed to being at home where a list is just fine. On the road, instead of using your in-vehicle radio roaming feature to find new stations, the proposed iPhone radio station mapping app would simply layout the stations visually for you to choose from - all at one time. It's a quick and easier solution. Apple's patent also hints of releasing a radio peripheral card for MacBooks.
I dispositivi smart Apple, iPhone e iPad sembrano dunque sempre più vicini all'idea di terminale radio universale, anche se il brevetto non permette ancora di essere sicuri di ciò che Apple ha veramente in testa quanto a compatibilità con le modulazioni analogiche e digitali esistenti. Il famoso chip Broadcom da tempo segnalato all'interno del supertelefonino della Mela è in grado di ricevere solo trasmissioni FM e finora Apple ha puntato solo sull'FM/RDS nelle sue "escursioni" radiofoniche con gli iPod Nano. Ma oggi la radio è anche digitale, nella duplice declinazione terrestre e satellitare e un iPhone capace di dominare anche questi contenuti insieme ai canali della Internet Radio è il sogno della universalità dei contenuti audio crossmediali, del modello ibrido broadcast più broadband, che diventa realtà. Immaginate di avere un ricevitore per l'AM/FM analogica, per HD Radio, per il DAB+ in banda III e L e, nella banda L satellitare, per servizi pay come Sirius XM. Forse un simile dispositivo è ancora troppo avveniristico, ma i tutti i segnali ci dicono che si sta andando in quella direzione. E forse non dovremo aspettare molto a lungo.



28 novembre 2010

Radio app: OK se la stazione diventa sviluppatore

Radio app parziale marcia indietro. Dopo aver denunciato in Europa la vicenda di Jim Barcus - lo sviluppatore americano che si era visto rifiutare dall'App Store di Apple l'approvazione per alcune app commissionate dalla sua clientela costituita da stazioni radio locali - la testata Radioszene pubblica la dichiarazione di un responsabile dell'associazione tedesca delle radio e televisioni commerciali VPRT. L'organismo ha ricevuto da Apple in Germania l'assicurazione che le app continueranno a essere approvate a patto che siano le singole stazioni a richiederne l'autorizzazione sullo Store registrandosi (al costo di 79 euro) come sviluppatori indipendenti. Le app potranno però essere realizzate da terze parti. A quanto sostiene Sebastian Artymiak, della VPRT, la regola verrà d'ora in poi applicata anche ad altri tipi di applet, incluse quelle che consentono di accedere ai quotidiani online.
La reale intenzione di Apple potrebbe dunque essere quella di combattere il fenomeno delle app realizzate con lo stampino, da un unico sviluppatore, con poche personalizzazioni. Tra l'altro comincia a diventare un po' sospetto anche il comportamento di Jim Barcus, che come rivela il periodico online Macity ha ritirato dal sito della sua società la pagina in cui, denunciando il niet ricevuto da Cupertino pubblicava una (a questo punto presunta) mail di risposta dall'indirizzo di Steve Jobs (la pagina è accessibile dalla cache di Google, ma senza la riproduzione della mail). Le dichiarazioni fatte dalla VPRT sembrano corroborare la notizia relativa al cambiamento di policy dello Store, ma dicono anche che Barcus forse avrà qualcosa da spiegare a clienti che hanno pagato per entrare in uno schema, quello delle app realizzate in serie, dallo scarso valore aggiunto.
Ciò detto, Apple ha sicuramente il diritto di imporre tutte le misure che vuole per garantire il livello qualitatito del suo store, ma dovrebbe anche comprendere la particolare situazione di un'industria come quella radiofonica, sottoposta a pressioni ben più urgenti. Negli Stati Uniti esistono migliaia di stazioni indipendenti, che cercano attraverso le sinergie con il Web mobile una opportunità in più per mantenere il contatto con la propria audience. Le loro app realizzate in economia devono essere considerate "pubblicitarie"? Sì, in parte lo sono, anche se questo non esime gli editori radiofonici dallo sforzarsi di trovare la formula giusta per dare, attraverso le loro app, qualcosa in più. L'altro giorno Newslinet commentava che un provvedimento come questo può anche avere un effetto positivo, inducendo le singole stazioni a stipulare le stesse forme di alleanza che vengono auspicate qui da noi per le televisioni locali davanti alla prospettiva del calo di risorse frequenziali legato al riutilizzo dei canali ex-analogici per servizi di tipo telefonico wireless. Ma è un paragone che a mio parere non regge completamente: stazioni fortemente urbanizzate come sono le stazioni americane, o i nostri network commerciali nazionali, hanno il problema di tutelare un brand oltre che una modalità di fruizione e le app radiofoniche-contenitore finiscono inevitabilmente per diluirne l'impatto. Limitare per le stazioni radio l'accesso alla piattaforma Apple è una misura comprensibile solo se la si può interpretare come stimolo, per tutto il settore radiofonico, a reinventare attraverso le app la tradizionale esperienza di ascolto, a sperimentare per davvero le opportunità della contaminazione crossmediale. Se è un modo per rafforzare un confine protetto tra media diversi (e per mantenere meglio il proprio ruolo sul mercato della musica digitale) diventa un atteggiamento poco opportuno.

Apple nimmt Aus für Radio-Apps teilweise zurück

Veröffentlicht am 26. Nov. 2010

Apple hat seine Haltung zu Radio-Apps relativiert. Ein Apple-Sprecher teilte dem Verband der privaten Rundfunkanbieter (VPRT), mit, die Sender könnten weiter eigene Apps im App-Store anbieten, sollten sich aber einen eigenen Entwickler-Account zulegen. Diese Meldung widerspricht ein wenig früheren Meldungen. In denen wurde etwa Steve Jobs mit der Aussage zitiert, eine App, die nicht eine Auswahl aus mindestens 100 Sendern biete, habe in Zukunft keine Chance mehr. Im Grundsatz scheibt es aber dabei zu bleiben, dass Apple die wachsende Zahl ähnlich oder gleich gestrickter Radio-Apps aus dem Angebot nehmen will.
Hier das Statement von Dipl.-Ing. Sebastian Artymiak, Leiter Medientechnologie des VPRT (Verband Privater Rundfunk und Telemedien e.V.):

Apple wird keine Radio-Apps löschen oder den Zugang von Radio-Apps zum Apple-Store verweigern. Apple rät aber allen Radiosendern, sich einen eigenen Entwickler-Zugang zuzulegen (79 Euro), um die Apps selber hochzuladen. Diese Apps können auch von Dritten entwickelt sein (White Label Lösung). Neue und zukünftige Apps werden weiter wie bislang behandelt.
Apple bestätigte, dass identische Apps – welche von nur einem Entwickler bereitgestellt werden – nicht mehr aktiviert werden. (Anmerkung: Es hat wohl in der jüngeren Vergangenheit Fälle gegeben, in denen z.T. bis zu hundert identische Apps von einem Entwickler bereitgestellt wurden.) Die Regelung gilt auch für Zeitungen und andere Bereiche. Wird die App aber direkt vom Radiosender hochgeladen, stellt dies kein Problem dar. Auch können Radiosender über den eigenen Account mehrere Apps hochladen.

24 novembre 2010

Assurdo: Apple Store esclude le radio app "non collettive"

La cosa ha del clamoroso. Apple avrebbe deciso di non accettare più programmini per la ricezione di singole stazioni radio sul suo application store. Niente più singoli canali radiofonici su iPhone! Una emittente locale americana non affiliata a un grande gruppo, per esempio, non sarebbe più in grado di offrire ai suoi ascoltatori una app personalizzata per la fruizione dei suoi programmi.
Sono venuto a conoscenza di questo incredibile fatto da una fonte molto bene informata sui retroscena del mondo Apple, l'amico Fabio Zambelli editore e autore di SetteB.it, uno dei migliori magazine online Mac-oriented sulla piazza. Con grande piacere l'ho rivisto ieri alla conferenza stampa di Diego Piacentini per il lancio di Amazon.it e abbiamo anche parlato di radio perché con Fabio e altri colleghi osservavo che il ruolo di Amazon potrebbe essere molto importante per la promozione degli apparecchi radio DAB in Italia (in effetti ci sono già diversi modelli sulla filiale italiana dello store anche se temo si tratti di versioni britanniche non ancora aggiornate al DAB+).
Qualche ora fa Fabio mi scrive per dirmi che di lì a poco avrebbe pubblicato una notizia sull'incredibile decisione dell'App Store. Il suo post è molto bene informato e cita una fonte tedesca, iFun, che a sua volta ha ripreso la notizia comunicata Radiomag Online, una rivista telematica che cito spesso (Fabio mi ha dato un buco solenne!).
All'origine di questa vicenda c'è l'intervento su Radiomag da parte di James Barcus di DigitalJukebox, una piccola softwarehouse che sviluppa applicazioni radiofoniche. Da sei mesi a questa parte Barcus ha sviluppato decine di app per altrettante stazioni. Il 10 novembre Barcus, mentre era in attesa dell'approvazione delle ultime app caricate, James riceve una risposta dai responsabili dell'App Store: le applicazioni sono state respinte poiché secondo lo Store "non verranno più accettate applicazioni che consentono di ricevere lo stream di una sola stazione, d'ora in poi le app dovranno essere in grado di ricevere centinaia di flussi, altrimenti verranno considerate spam.» L'email contiene anche un paragone francamente offensivo: le app a canale singolo sono equiparate a quelle goliardiche "FART app", applicazioni-scherzo che generano il suono di un peto. La radio è solo robaccia.
Barcus non può credere ai suoi occhi e si rivolge a Steve Jobs in persona, che come avvenuto anche nel recente passato risponde direttamente: ci spiace, abbiamo deciso così. iFun ha successivamente aggiunto una precisazione di un'altra testata tedesca, Radioszene, dove viene citata la dichiarazione con cui Mikko Linnamäki il capo finlandese della società tedesca Liquid Air Lab, creatrice del player radiofonico Spodtronic per telefonini Nokia e nota sviluppatrice di radio app, rilancia la notizia e propone un modo di aggirare l'ostacolo: confezionare app in HTML5 ed evitare così il meccanismo di approvazione dello Store, visto che HTML5 può essere distribuito liberamente ed eseguito direttamente nello schermo di iPhone. Liquid Air Lab ha messo a punto un sistema, Myappstudio per creare app istantanee a partire da una pagina Facebook.



Linnamäki ha preparato un efficace grafico che visualizza le principali app nelle hit parade dell'App Store inglese: senza le app delle singole stazioni radio ci sarebbero decine di buchi.
Ricordo che c'è un nuovo sviluppatore italiano, Radio Touch, che sta scommettendo molto su una tecnologia che passa proprio attraverso le app per smartphone come veicolo di contenuti addizionali per tutte le stazioni radio. Essere esclusi dallo Store sarebbe il colmo per questa startup.
La perplessità di SetteB.it è forte ma io resto basito. Le applicazioni per iPhone sono al centro delle strategie crossmediali di moltissime stazioni americane, che attraverso iPhone cercano di affrontare il calo di interesse da parte di ascoltatori, soprattutto i più giovani, e degli inserzionisti pubblicitari. Le statistiche confermano che gli smartphone grazie ai singoli stream stanno diventando un temibile concorrente di radio e autoradio. Togliere a una emittente questa opportunità può tradursi in un grave danno di immagine. E che dire delle decine di stazioni radio pubbliche che hanno una offerta limitata? Anche la app della nostra RAI mette in stream meno di dieci stazioni. Verranno rimosse anche loro?
Il sistema operativo Android sta già superando le vendite di iOs negli Stati Uniti e in Asia. La stupidità della politica di controllo che Apple sta esercitando sul suo ecosistema lascia completamente senza parole. Una cosa è contestare una tecnologia come Flash per le sue potenziali instabilità tecniche. Tutt'altro è stare a sindacare su quante stazioni radio si possono ascoltare con una applicazione. Ma come, Apple protegge tutto quello che nasce nelle sue fucine e una povera stazione radio deve rassegnarsi ad annegare i suoi contenuti in aggregatori per nulla fidelizzanti?

01 settembre 2010

iPod e radio: Touch no, Nano sì. Ma il tagging?


No, ancora nessuna traccia di una radio FM sul nuovo Apple iPod Touch presentato poche ore fa a San Francisco, iPod peraltro identico a un iPhone 4 senza telefonia 3G. Se questa somiglianza include il famoso, presunto chip Broadcom che include un ricevitore FM - a questo punto mi chiedo se è vero, se questo benedetto chip è davvero inserito nell'iPhone - la sua funzione radio non è stata attivata, neppure questa volta.
In compenso, la radio FM rimane nella nuova versione di iPod Nano con display multitouch (si può cambiare la frequenza sfiorando lo schermo). Eppure c'è un fatto sorprendente: nelle specifiche si parla di funzione Live Pause, quella che permette di sospendere e riprendere l'ascolto, ma non si trova assolutamente menzione del tagging, che nel precedente iPod Nano consentiva di marcare una canzone ascoltata via radio e di acquistarla successivamente su iTunes. Questo mi fa pensare. Il tagging era stato implementato grazie al supporto di RDS e di alcune sue nuove estensioni (RDS-ODA). Ora, se il tagging non c'è più, significa forse che anche l'RDS è sparito? Non sembrerebbe, perché il sito Apple indica che sul nuovo Nano il display visualizza i nomi dei brani e dei programmi ascoltati (come, se l'RDS non ci fosse?). Possibile che il tagging sia stato silenziosamente messo da parte perché nessuna stazione lo utilizzava? In ogni caso la notizia merita un approfondimento.
La storia d'amore tra Apple (almeno per uno dei suoi prodotti) e la radio FM continua, mi pare positivo. Tra l'altro continua nel segno dell'analogico, visto che Apple continua a ignorare il DAB europeo/australiano, ma soprattutto l'americanissimo HD Radio di Ibiquity, per il quale probabilmente non sono disponibili chipset sufficientemente miniaturizzati e a basso consumo. Il nuovo iPod Nano è veramente minuscolo e la conferma della sezione FM, anche se un po' monca, dimostra che gli acquirenti apprezzano questa feature.
Prezzi a partire da 149 dollari. Certo, le radioline cinesi costano meno, ma credo che il display a sfioramento e tutto il resto possano valere la spesa.

Radio nano.
Ride the airwaves on iPod nano. The FM tuner shows the artist, song, or program you’re listening to. Just tap to see the radio controls, flick the radio dial to change stations, and tap to set your favorites.


Live Pause.
If you need to take a break from listening, don’t miss a minute of radio time with Live Pause. Tap to pause a song or show, then tap again to continue where you left off. You can rewind as far back as 15 minutes or fast-forward to catch up to the live broadcast.

10 settembre 2009

Una radio FM (e una videocamera) per Re iPod


Alla fine, dopo tanti rumors relativi ai lanci delle precedenti novità della famiglia iPod, il popolarissimo e fichissimo player della Apple avrà la sua radio FM incorporata. E non sarà una radio "normale". Con gli annunci di mercoledì, che tra l'altro hanno segnato il grande ritorno di Steve Jobs dopo il suo trapianto di fegato, iPod nano oltre a incorporare una videocamera (!!, iPod che affronta a testa bassa un dispositivo come Flip Video di Pure Digital Technologies, acquisita da poco dal gigante dei router Cisco), mostra per la prima volta tra le voci di menu la ricezione dell'FM. La pagina del sito Apple sembra quasi uno sgarbo nei confronti di Microsoft Zune e della sua compatibilità con la radio numerica di HD Radio. Jobs sembra quasi dire allo storico concorrente che lui, della radio digitale se ne fotte altamente. Ancora non è del tutto chiaro come, ma la radio FM di iPod nano dispone di due funzioni molto avanzate. Una è l'iTunes Tagging, finora apparentemente riservato alle sole stazioni HD Radio. Con questa funzione il nano benedetto "ricorda" le canzoni ascoltate e contrassegnate da un click della rotella e alla fine presenta la lista dei brani da acquistare direttamente su iTunes Store. Come avviene la cosa, con le informazioni RDS? Lo capiremo nei prossimi giorni. L'altra funzione si chiama Live Pause e consente di interrompere la riproduzione di un brano o di un programma e di riprenderla dallo stesso punto dopo la pausa. Immagino che questa funzione sia implementata con un buffer di memoria, ma in questo caso non è ancora dato capire quali sono i limiti operativi, per quanto tempo si può tenere in sospeso una canzone. Il filmato che illustra la funzionalità mostra sul display di nano un piccolo cursore con una indicazione oraria e lascia intuire che Live Pause sia una specie di time machine capace di portare indietro nel tempo la ricezione, almeno per qualche minuto.
In occasione del penultimo annuncio iPod, si era diffusa la voce che Apple avrebbe utilizzato radio "single on chip" della Silicon Labs (mi correggo, i rumors di qualche mese fa parlavano di chip della Broadcom come il recente BCM4329 che in effetti incorpora Wi-Fi, Bluetooth e FM 76-108 con RDS/RBDS) in ricezione e trasmissione, per applicazioni quali l'ascolto della musica dall'autoradio). E' possibile che siano questi i componenti del nano? Forse sì, ma bisognerebbe aprirne uno. Il punto più interessante riguarda il Tagging su iTunes, che su HD Radio non è un mistero ma nel caso della normale modulazione FM non si capisce bene come sia stato implementato, a meno di non pensare a un canale Radiotext di RDS, o a qualche strana macumba che consenta a iPod nano di estrarre le informazioni dei canali dati del sistema ibrido di Ibiquity. Si sa solo che per il momento il Tagging funziona solo negli USA e con le stazioni compatibili, che finora appartenevano alla categoria di quelle che avevano attivato le sottoportanti numeriche di HD Radio. Ma se la funzione di tagging può fare a meno di HD Radio, si spalancano opportunità molto interessanti qui in Europa, dove tra l'altro RDS è enormemente più diffuso rispetto al corrispettivo americano RBDS. L'argomento è di quelli da approfondire. Il costo del nuovo scatolino supermusicale? 149 dollari per 8 giga di memoria.

Apple Introduces New iPod nano With Built-in Video Camera
World’s Most Popular Music Player Now Available in Nine Brilliant Colors

SAN FRANCISCO—September 9, 2009—Apple today introduced the new iPod nano, adding a video camera, mic and speaker to the world’s most popular music player. Music lovers can now shoot video wherever they are, view it on their iPod nano and use their computers to easily transfer their videos to YouTube. The new iPod nano features an ultra-thin and sleek design with a larger 2.2-inch color display and gorgeous polished aluminum and glass enclosure. iPod nano also features a built-in FM radio with live pause and iTunes Tagging, as well as a built-in pedometer. The new iPod nano is available today in an 8GB model for $149 and a 16GB model for $179, and comes in nine brilliant colors including silver, black, purple, blue, green, orange, yellow, (PRODUCT) RED and pink.

“iPod nano is the world’s most popular music player with over 100 million sold,” said Steve Jobs, Apple’s CEO. “And now we’ve added a video camera to its incredibly thin design, without any additional cost to the user.”

iPod nano features a larger 2.2-inch display for easier navigating, enjoying album art, or shooting and viewing video clips. iPod nano is ultra-portable so users can shoot video wherever they are, in either portrait or landscape. iPod nano customers can share videos instantly with friends using its display and speaker, or sync with a Mac or PC and share them on YouTube, MobileMe, Facebook or via email.
iPod nano can even shoot videos with fun real-time effects such as Thermal, Film Grain, Kaleido and X-Ray.
iPod nano now has a built-in FM radio with live pause and iTunes Tagging. Live pause lets iPod nano users pause and resume playing their favorite FM radio shows. iTunes Tagging is great when users hear a song they like, they can simply tag it, and then preview and purchase that song when they sync to iTunes.** iPod nano also features Genius Mixes, which automatically creates up to 12 endless mixes of songs from your iTunes library that go great together.
iPod nano is also now an even better workout companion with the new built-in pedometer. iPod nano can keep track of your steps taken and calories burned, helping you meet your short and long-term fitness goals.
iPod nano provides up to 24 hours of music playback or five hours of video playback on a single charge. The 8GB model holds up to 2,000 songs, 7,000 photos, eight hours of video and seven hours of captured video; and the 16GB model holds up to 4,000 songs, 14,000 photos, 16 hours of video and 14 hours of captured video.

Pricing & Availability
The new iPod nano is available immediately for a suggested price of $149 (US) for the 8GB model and $179 (US) for the 16GB model in silver, black, purple, blue, green, orange and pink through the Apple Store (www.apple.com), Apple’s retail stores and Apple Authorized Resellers. The 8GB and 16GB iPod nano in yellow and (PRODUCT) RED are available through the Apple Store (www.apple.com) and Apple’s retail stores. iPod nano requires a Mac with a USB 2.0 port, Mac OS X v10.4.11 or later and iTunes 9; or a Windows PC with a USB 2.0 port and Windows Vista or Windows XP Home or Professional (Service Pack 3) or later and iTunes 9.

22 dicembre 2008

Apple acquista azioni Pure (ricevitori DAB)

Una percentuale inferiore al 4%, del pacchetto azionario. La notizia di Apple che decide di fare shopping natalizio rilevando una piccola quota chip-maker britannico che accidentalmente è anche il proprietario di Pure, la azienda che produce un consistente volume di ricevitori per il DAB, fa discutere sulle intenzioni di Cupertino. E' realistico pensare che il controllo che Apple può esercitare adesso su Imagination Technologies, porterà presto a vedere l'integrazione del DAB nei dispositivi Apple? Può essere, ma intanto fonti come TechRadar sottolineano giustamente che Apple e Imagination hanno da tempo una proficua relazione d'affari. Anche perché il chipset grafico di iPhone è appunto firmato da questa società hi-tech aqquartierata nei dintorni di Londra. Forse è ancora più probabile che il reale interesse riguardi le funzionalità grafiche, per esempio videoludiche, della piattaforma iPhone. Imagination tempo fa era stata al centro di rumors che la volevano protagonista nello sviluppo dei chipset per la PlayStation Portable 2.

Apple buys itself some Imagination

Buys shares in UK mobile chip specialist Imagination Technologies

Thursday 18/12 at 16:02 GMT

Apple buys up shares in the UK's Imagination Technologies - looks like proper 3D graphics are on the way to the iPhone and iPod in 2009.

You may remember that Imagination Technologies hit the headlines recently, when rumours that the company was developing chips for Sony's PSP 2 were doing the rounds. Those rumours, based on Imagination's 4 September announcement that the company was working closely with an "international electronics systems company" seem to have been a little off the mark, following today's announcement that Apple has taken a 3.6 per cent stake in Imagination Technologies.
Apple purchased 8.2m shares in Imagination at 39p per share at a cost of £3.2m

Proper 3D gaming on iPhone

Imagination's announcement back in September referred to a multi-year, multi-use licensing agreement for use of its current and future POWERVR graphics and video intellectual property cores.
An Imagination Technologies rep told TechRadar today that they couldn't yet say anything more about the specifics of the deal, but that they were clearly 'delighted'.
While we await specific details on what is in store, it is a fair bet that Imagination's tech is going to be used to improve the graphics and video playback capabilities of Apple's iPhone, iPods and other rumoured/ as-yet-unannounced mobile devices. Imagination's next gen graphics core, the PowerVR SGX, introduces OpenGL ES 2.0 support and a Universal Scalable Shader Engine that enables mobile devices to run very efficient, shader-based 3D graphics. Now, let's get back to fielding those rumours about plans for Apple netbooks and iPhone nanos.

13 giugno 2008

iPhone ha la sua radio: AOL


I professionisti della delusione da gadget digitale hanno lamentato in questi giorni il fatto che ancora una volta iPhone 3G non includa un ricevitore FM. E' vero, iPhone non incorpora una radio "vecchia maniera". In compenso la stessa Apple nel corso della convention per gli sviluppatori che ha fatto da scenario al lancio del nuovo iPhone, ha premiato AOL Radio tra le migliori applicazioni per il suo telefonino intelligente. AOL Radio for iPhone permette di accedere alle 200 stazioni di AOL Radio già disponibili via Web o con un apposito programma per Macintosh (molto carino), nonché a 150 stazioni online della rete CBS. Il software sfrutta le funzionalità di geolocalizzazione di iPhone (che integra il GPS) per scovare tutte le stazioni della zona e ottimizza automaticamente lo strema in funzione del tipo di connettività (meglio se WiFi). Avete ancora bisogno di una radio? Se vi trovate negli Stati Uniti potete sempre andare a comperare una HD Radio digitale, sembra che Sony stia letteralmente svendendo un suo modello da tavolo, disponibile in certi negozi per meno di 50 dollari! Del resto, se davvero iPhone venderà dieci milioni di esemplari quest'anno, che futuro volete che ci sia per una tecnologia come la radio digitale via etere se non la svendita a prezzi di realizzo? Non ve la do per mille.

24 febbraio 2008

Apple, un brevetto "radiofonico" molto intrigante

Riprendendo una notizia di Apple Insider TechCrunch si sofferma su un recente brevetto depositato da Apple per una tecnologia che consentirebbe di "aggregare" diversi spezzoni presi da podcast differenti in un unico flusso personalizzato. Ecco la spiegazione di TechCrunch:
Apple filed a patent January 9 that describes a method for automatically creating customized podcast mashups from various podcasts.

Here’s the Abstract on the Patent from Apple:

Improved techniques to facilitate generation, management and delivery of personalized media items for users are disclosed. Users are able to influence or control content within a media item being personalized. In one embodiment, personalized media items are podcasts. Users are able to influence or control the content in or with a podcast. In other words, a podcast can be created in accordance with a user’s needs or specifications so that the content within a podcast is customized or personalized for the user.

What Apple is proposing is allowing users to sample/ take portions of multiple podcasts that meet their interests, and download a combined podcast that includes the specified extracts requested. Think like an RSS reader where you get bits from multiple sites, but in audio.
Where it gets more interesting is the way the data is retrieved. The natural assumption is that this aggregates short form podcasts (which it will do as well), but the patent talks about stored podcast characteristics, which may tie-in with Apple’s patent for “Podmaps.” A Podmap is not unlike a sitemap, but obviously for audio, and would specify what was in a podcast when. In theory this new patent could extract audio from a larger podcast per the specs in the Podmap and place that audio in a new custom podcast besides material from other podcasts.
It’s a neat idea, but sampling data from an audio track would bypass things like preroll advertising in a podcast which may undermine the blossoming podcast advertising market. That said if this was to take off, what we would more likely see is more short form niche content that includes the ads, and possibly a downturn in longer podcasts; one hour long interviews don’t make for great sampling in a combined customized podcast as Apple is proposing with this patent.
Commentando la cosa su Cluster 21, un metablog francese, Bernard Girard dice giustamente che questo potrebbe essere un modello di radio del futuro. In pratica, scriveTechCrunch, sarebbe l'equivalente audio degli aggregatori testuali RSS. Un approccio che dovrebbe privilegiare i format audio più concisi, più facili da individuare e riorganizzare. Ma che potrbebbe anche mettere in crisi i modelli di finanziamento dei podcaster indipendenti, anch'essi corteggiati dalla pubblicità online. Chissà se Apple, dopo aver reinventato la musica, riuscirà anche a rivoluzionare il modo di consumare la radio.