26 settembre 2012

Finlandia, il DX estremo viaggia in Jaguar


La passione dell'ascolto di stazioni radio molto lontane, il "DXing" è un hobby molto particolare e difficile da raccontare. Anche se non condividiamo certe manie, è abbastanza facile capire il fascino di molte forme di collezionismo. Ma con la radio? Non se ne ascoltano abbastanza semplicemente girando una rotellina o premendo un pulsante? E anche concedendo qualcosa all'esotico della lunga distanza, come è possibile emozionarsi per una debole trasmissione ascoltata a fatica - e per pochi secondi - tra fruscii, rumori e starnazzamenti vari, magari in una lingua che ci è totalmente sconosciuta? Quando la scimmia della radio si accomoda sulla nostra spalla, però, è quasi certo che incontreremo, anche in un hobby solipsista che si pratica addirittura con la cuffia in testa, una straordinaria antropologia, ormai molto simile (il radioascolto impegnato è un hobby sempre più tecnologico) ai "computer geek" che vivono di pizza e software. Dietro al progetto Jaguar c'è un'antropologia di questo tipo. 

Jaguar è un software per Windows sviluppata da un gruppo ristretto dei DXer più estremi del pianeta, i finlandesi. Nel nord delle tre nazioni scandinave, Norvegia, Svezia e Finlandia, le condizioni astronomiche di bassa insolazione invernale rendono possibile la ricezione di tutte le emittenti in onde medie del mondo, senza distinzione alcuna. Le stazioni locali, spesso con meno di un migliaio di Watt di potenza, proiettano i loro deboli segnali verso nord, lungo la linea d'ombra del sole  su tracciati molto lunghi. Se le condizioni geomagnetiche lo permettono questi segnali arrivano  oltre i 65 gradi di latitudine nord dal Cile come dalla Nuova Zelanda, dalle Hawaii come dalla California. Per riceverli i nostri colleghi DXer nordici devono attrezzarsi con antenne molto lunghe e direzionali e soprattutto devono operare in condizioni climatiche davvero estreme. Le postazioni più esclusive in Finlandia e Norvegia sono prossime ai 70 di latitudine, dove il termometro può scendere a meno 20 già in ottobre, quando la luce del sole comincia a scarseggiare molto.
In queste situazioni i canali che costituiscono la banda delle onde medie (separati di 9 kHz in Europa, Asia e Pacifico e di 10 kHz nelle Americhe), possono trasformarsi in un autentico juke-box. Su ciascuna frequenza, a seconda delle fasce di insolazione in cui si trovano le emittenti, si possono ascoltare interi cluster di stazioni, alcune più deboli e rare di altre. E' uno dei motivi per cui i DXer estremi del nord hanno accolto con tanto entusiasmo la nuova generazione di ricevitori "software defined", in particolare il made in Italy di Perseus, un dispositivo che permette di digitalizzare 2 MHz di banda riversandoli sul disco del computer, in modo da "congelare" tutte le stazioni ricevute dall'antenna nell'intervallo di tempo registrato e consentire il successivo riascolto.
Jaguar è un tool concepito da un piccolo team di DXer, alcuni dei nomi più rispettati della comunità internazionale, proprio per facilitare l'analisi dei segnali e l'identificazione delle stazioni. Il programma visualizza mappe interattive con l'indicazione di tutte le stazioni ricevibili su una data frequenza (un database complessivo di 15 mila stazioni, praticamente tutto quello che resta da ascoltare, nel mondo, sulle onde medie) e dispone di tutta una serie di tool grafici e DSP per distinguere le tracce spettrali delle stazioni ricevute (la precisione è di mezzo Hz, sufficiente per identificare una emittente semplicemente dal suo offset rispetto alla frequenza nominale) e per ricavare spezzoni audio il più possibile puliti dalle registrazioni o dall'ascolto real time sul Perseus. Insomma, un software molto specializzato, progettato dai DXer "top notch" per i DXer più bravi. 
Fin qui non c'è nulla di strano. In un hobby così tecnico, basato su apparecchiature pesantemente digitali (restano giusto le antenne e i primissimi stadi dei ricevitori, tutto il resto ha praticamente abbandonato i componenti analogici), ci sono decine e decine di progetti SDR e DSP altrettanto evoluti, sia in versioni commerciali, sia in public domain. Ma in questo Jaguar è una anomalia assoluta. Nasce per iniziativa di un piccolo gruppo di persone, viene sviluppato dal "Team LURX" guidato da Ilpo Parviainen, con un framework (Playlite) anche lui autocostruito (non vorrei sbagliarmi ma mi è parso di aver capito così). L'interfaccia utente è molto innovativa e essenziale, ma dalle schermate pubblicate sul sito ci si può fare un'idea delle varie funzioni. Nello screenshot che ho scelto potete vedere la linea spettrale di una manciata di stazioni nordamericane ricevute nello spazio di pochi Hertz. Il progetto Jaguar avrebbe circa un anno di vita ed è completamente chiuso. Jaguar non è un freeware, non vuole essere un prodotto commerciale. Secondo quanto si legge sul sito è un "noware", un software esclusivo che circola solo tra i suoi utenti-sviluppatori. Finora solo un famoso DXer americano ha avuto la possibilità di provarlo. A quanto pare per il momento la situazione non cambierà, Jaguar continuerà a essere un software a circolazione molto ristretta, simbolo di un modo di "fare DX" molto elitario ed esclusivo, comprensibile se consideriamo che le condizioni di ascolto sono assolutamente uniche al mondo e difficili da raggiungere anche per chi abita nella Finlandia meridionale. Gli autori di Jaguar stanno discutendo sull'opportunità di rilasciare una versione più o meno aperta del loro fantastico strumento, ma al momento non è stata fissata alcuna data. 
Dobbiamo accontentarci di qualche screenshot e di quattro brevi spezzoni audio ottenuti grazie ai filtri audio di Jaguar, resi gentilmente disponibili dal Team LURX insieme ai commenti delle stazioni che hanno confermato, grazie a queste registrazioni, l'avvenuta ricezione. Per chi apprezza il genere, si tratta di registrazioni davvero incredibili per chiarezza e robustezza dell'audio. Non sono tutte stazioni della parte ovest degli Stati Uniti, ma trasmettono su frequenze molto critiche e con potenze ridotte, qui in Italia ci vorrebbe un miracolo per sentirle:

KWLM 1340
WNTD 950
WHBL 1330
WITY 980

22 settembre 2012

Rai, semestre in rosso e morìa delle onde medie: ora tocca a Caltanissetta.

Non passano 48 ore dalla notizia dello spegnimento dell'impianto Radio RAI di Napoli-Marcianise, che il quotidiano La Sicilia annuncia, sull'edizione del 21 settembre, anche lo smantellamento dell'antenna di Caltanissetta, l'imponente traliccio di oltre 280 metri da cui venivano irradiati i programmi dell'onda lunga (spenti nel 2004). Da allora a Caltanissetta sono in funzione solo i 567 kHz dell'onda media, ma immagino che con la dismissione dell'impianto (che si trova su uno dei tre colli della città, all'indirizzo di via Antenna) anche questa frequenza cesserà di trasmettere, a meno che - ma l'ipotesi mi sembra poco verosimile - la struttura da abbattere sia quella della vecchia onda lunga e i 567 non proseguano in servizio su un'altra antenna.


Che dire? Forse sulla decisione pesa anche la collocazione dell'impianto nel pieno del circondario urbano e le solite considerazioni di inquinamento elettromagnetico. Ho discusso sulla questione onde medie con gli amici della RAI in occasione del Prix Italia e da quanto mi sembra di capire il piano di graduale dismissione proseguirà, fino a lasciare in attività in Italia una quindicina di antenne in onde medie (in alcuni casi si tratta di strutture piuttosto nuove). Difficile dire se a quel punto il percorso di allontanamento dall'infrastruttura in onda media si arresterà, ma ho idea che quella sarà solo una tappa intermedia. Per quanto possiamo essere convinti che le onde medie della RAI possano ancora svolgere una funzione utile e malgrado l'indubbia presenza di uno zoccolo duro di ascoltatori fissi e mobili, sono troppi i fattori di obsolescenza di una tecnologia sempre più "vecchia" (almeno nella sua concezione di antenna molto potente e bacino di ascolto molto esteso, soprattutto di notte). Poi c'è il non trascurabile aspetto della situazione economica dell'azienda pubblica e dell'Italia in generale. Proprio mentre ero a Torino i dipendenti della RAI ricevevano con la mail una copia della relazione semestrale chiusa al 30 giugno (la trovate qui grazie a Prima Comunicazione). I risultati, anche a fronte dell'impegno per gli Europei di calcio (oltre 100 milioni di spesa), sono pessimi. Il risultato operativo netto vede una perdita di 129 milioni, la posizione finanziaria netta è negativa per 168 milioni. Malgrado una crescita delle entrate da canoni e una riduzione dei costi esterni, il crollo della pubblicità (meno 14%) e le altre spese, sportive o meno, hanno determinato un forte peggioramento rispetto al primo semestre 2011. C'è da scommettere che sull'offerta RAI si concentreranno in questi mesi le attenzioni dei "revisori della spesa". La radiofonia, intesa come programmi e infrastruttura, farà per forza la fine del vaso di coccio. Cominciamo a dire arrivederci alle ambizioni del DAB (un argomento sconosciuto ai più e privo di ogni peso elettorale) e prepariamoci ad assistere a nuovi, spiacevoli tagli.

21 settembre 2012

L'Europa dirà basta al DAB in banda-L?

La situazione attuale per la banda L, finora appannaggio del broadcast
Quel che resta del "partito" della radio digitale in Italia - un obiettivo sempre più in forse - ha sempre contato sulla dualità tra banda III delle VHF e banda L delle UHF per attenuare o risolvere il problema della scarsità di banda che ostacola la migrazione verso il DAB. Ma il DAB all'italiana ha lasciato che il tempo passasse. Troppo tempo. Il mondo è radicalmente cambiato rispetto a un'epoca in cui era settore radiotelevisivo a influire pesantemente sulle scelte in materia di gestione dello spettro radio. E i nuovi signori delle frequenze, gli operatori telefonici, stanno premendo, in Europa, affinché la famosa banda L diventi ufficialmente il terreno di pascolo per futuri servizi broadband mobili. Uno di questi servizi si chiama Direct Air to Ground Communication, D2AGC e potrebbe utilizzare 20 MHz della banda dei 1.400 MHz per portare Internet agli aerei in volo, ma di applicazioni non-broadcast ce ne sono altre. Le decisioni sono imminenti e si stanno concretizzando in seno all'Electronic Communications Committee (ECC), uno dei tre "bracci" (insieme a CERPT per la regolamentazione postale e COM-ITU per le relazioni con l'ITU) del CEPT, la European Conference of Postal and Telecommunications Administration, mentre i rappresentanti italiani che partecipano alle riunioni del gruppo di lavoro FM 50 (frequency management) dell'ECC cercano di far passare una clausola che assicuri almeno un margine di autonomia alle amministrazioni dei singoli Stati e salvare le ormai scarse prospettive di espansione del nostro DAB.
Ci vorrà un po' di tempo per allestire un degno reportage delle tante cose che ho ascoltato mercoledì 19 a Torino, nel Palazzo della Radio, in occasione della conferenza EBU "Multimedia meets radio 2012". La conferenza si è conclusa questa mattina (purtroppo non sono riuscito a presidiare quest'ultima parte dell'evento ma come vedrete seguendo altri post ho impegnato il tempo in modo fruttuoso) ed è stata estremamente ricca di spunti tecnologici e contenutistici. Di "radio digitale" non si è parlato, nella stretta accezione che in genere si presuppone riferita a tecniche trasmissive come il DAB o il DRM. Ma la radio dell'era digitale è stata la vera protagonista di una discussione in cui i partecipanti, quasi tutti addetti ai lavori, hanno vissuto una istruttiva full immersion nei modi di produrre una radio multi- e transmediale e nelle tecnologie Internet che favoriscono questa contaminazione. Nell'attesa che io riesca a digerire la mole di informazioni acquisite e che gli organizzatori rendano disponibili i materiali utilizzati dai relatori, potete seguire la traccia che ho lasciato su Twitter attraverso l'hashtag #mmr12. Conversando con i partecipanti italiani nel cofee break della conferenza EBU, sono tuttavia venuto a conoscenza dei lavori del comitato FM 50 (FM sta ovviamente per frequency management), che dal maggio 2011 si riunisce per finalizzare un rapporto intitolato "ECC Report on the Future Harmonised Use of 1452-1492 MHz in CEPT". In questi meeting l'ECC discute i destini di una porzione di 40 MHz (1452-1492 kHz) di banda molto pregiata per gli operatori broadband. Una finestra che oggi è sostanzialmente riservata alla diffusione di servizi broadcast fissi come il T-DAB o il DAB via satellite.
Sono andato a controllare sul sito del CEPT e ho scovato una bozza del rapporto risalente alla riunione di fine giugno (il prossimo meeting è stato fissato a Minsk per una riunione dell'intero working group "FM", tra cui i sottocomitati 48 e 50, che si stanno occupando di tali questioni). Tra i vari candidati che ambiscono all'uso della banda L, che verrebbe ripartita in otto blocchi di 5 MHz ciascuno, non c'è solo la larga banda per gli aerei in volo, ma anche il cosiddetto Mobile Supplemental Downlink, una specie di "stampella" radio che consentirebbe agli operatori di telefonia di alleggerire la loro infrastruttura impegnando antenne supplementari e separate per l'invio di grandi volumi di dati. Qualcomm, uno dei principali fautori di questa tecnologia ha già fatto sapere che la sperimenterà in Francia, insieme a Ericsson e a Orange, già a partire dal prossimo anno. La proposta italiana è di continuare a autorizzare il DAB nelle Nazioni che lo vorranno, in base agli accordi MA02revCO07 che a livello CEPT erano stati fissati nel 2007 per reolamentare il T-DAB. I nuovi accordi potrebbero compromettere seriamente i piani per una eventuale radiofonia digitale satellitare che le analisi dell'FM 50 giudicano ormai avviati all'obsolescenza. 


19 settembre 2012

La telegrafica tastiera di David Hughes

Devo ringraziare il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e Microsoft - che ieri al museo ha presentato Windows Server 2012, il CloudOS per la nuvola privata in ambiente Microsoft - per l'accattivante scoperta del telegrafo cablato di David Hughes, sorta di anello di congiunzione tra telegrafo di Morse e telescrivente di Baudot.

Brevettato nel 1856 da David Hughes, questo dispositivo telegrafico era in grado di stampare direttamente i messaggi alfanumerici grazie a un ingegnoso sistema che abbinava la trasmissione di impulsi elettrici a una meccanica a orologeria che azionava una testina rotante di stampa simile a quella che più di un secolo dopo avremmo ritrovato in una stampante "a margherita". Al posto del tasto utilizzato per le righe e i punti del codice Morse, Hughes pensò, da bravo musicista qual era (oltre che pioniere della radio), di utilizzare una tastiera di tipo musicale, su cui a ogni tasto corrispondeva una lettera o un numero. Azionando i tasti il telegrafo non produceva una combinazione Morse, ma un semplice impulso, lo stesso impulso per ogni tasto in effetti. E allora come funzionava la trasmissione di uno specifico carattere? La genialità dell'invenzione consisteva in uno schema per cui le rotelle alfanumeriche dell'apparato trasmittente e del ricevitore erano sempre sincronizzate: gli impulsi viaggiavano in corrispondenza della posizione della lettera selezionata, in pratica con una modulazione dell'informazione basata sulla diversa posizione della lettera nell'intervallo di tempo richiesto per la rotazione della "margherita" tra un carattere del messaggio e quello successivo.
Il modello in possesso del Museo della Scienza è di fabbricazione italiana, viene dalla fabbrica dell'Ing. Clemente Diena di Torino e risale alla fine dell'800. Hughes ebbe un ruolo importante negli anni che precedettero gli esperimenti Marconiani e fu addirittura un precursore di Heinrich Hertz. Pochi decenni dopo, nel 1874, Émile Baudot creò un sistema ancora più sofisticato, in cui ogni carattere era rappresentato da un treno di 5 simboli (impulso/zero impulsi) ottenuto facendo girare due ruote, anch'esse sincronizzate, contro una spazzola con un massimo di cinque contatti. In suo onore venne coniato il termine Baud rate, che nel caso della trasmissione digitale a 2 simboli (0 e 1), coincide con il bit rate. La codifica di Baudot ha resistito nel tempo per tutto il ciclo di vita della rete Telex ed è ancora oggi utilizzato per la radiotelegrafia, in applicazioni meteorologiche, marittime e radioamatoriali.


17 settembre 2012

Onde medie RAI: spegne anche Napoli. Verso la dismissione totale?

Dopo la chiusura di Bologna Budrio - una postazione che risaliva all'epoca marconiana ed è invischiata in una complessa vicenda legata alla pianificazione edile del comune nel bolognese - un altro impianto di Radio RAI in onde medie sarebbe in fase di imminente dismissione, quello di Napoli Marcianise su 657 kHz (tra l'altro una delle frequenze deputate a restare accese 24 ore su 24 per trasmettere quel che resta del Notturno dall'Italia). Radio 1 Napoli dovrebbe chiudere i battenti entro due giorni secondo fonti che hanno annunciato la notizia sulla pagina di Facebook dedicata alla memoria della storica frequenza locale di Radio Bari (l'attuale impianto pugliese in onde medie di Ceglie del Campo a Bari - a proposito di chiusre - ha cessato di operare alcuni mesi fa su 1116 kHz a causa dei danni subiti nel corso di un raid dei ladri di rame). L'antenna del casertano, oggi ridotta probabilmente a 50 kW dagli oltre 100 originari, era stata inaugurata nel 1948 dal presidente De Nicola e sorge su un terreno che fu proprietà della famiglia Croce (sì, quella del filosofo).
Ormai è del tutto evidente l'intenzione - mai apertamente dichiarata, al di là delle solite voci di corridoio - di mettere fine all'infrastruttura a onde medie della radio pubblica, in una fase in cui le varie "sperimentazioni" da parte di operatori privati apparse nella stessa banda negli ultimi mesi hanno subito una battuta d'arresto a causa dell'esplicito atteggiamento repressivo assunto dai guardiani del Ministero dello sviluppo economico (trasmettere sulle onde medie in Italia non è esplicitamente "illegale" ma non è nemmeno legale). Il quadro, per coloro che su queste frequenze trovano a volte una soluzione ai problemi di copertura e interferenza delle stazioni RAI in FM, è abbastanza desolante. Se l'emorragia non si arresterà, Radio RAI resterà presto senza stazioni in onde medie e anche le speranze di poter un giorno vedere approvata una normativa che favorisca l'uso di impianti a bassa potenza a scopi associativi e formativi non sono obiettivamente molto concrete. Del resto la tendenza al "phase out" delle frequenze broadcast sotto i 1602 kHz domina un po' dappertutto in Europa, dove tutti gli impianti, da quelli su scala nazionale fino alle low power locali, subiscono vistosi tagli di budget finendo per essere soppressi. Bisogna dire che nella percezione del pubblico inteso in senso generalizzato le possibilità di ascolto in onde medie sono praticamente sconosciute, un po' a causa dell'ormai affermato predominio della modulazione di frequenza e secondariamente a causa delle condizioni sempre più degradate in termini di rumori di fondo, specie nelle aree densamente urbanizzate. Qui da me in città, per esempio, spesso non riesco ad ascoltare niente sotto i 5 MHz.
Una conservazione e un rilancio della nostra infrastruttura in modulazione di ampiezza è possibile, oltre che auspicabile, ma bisognerebbe elaborare un vero e proprio piano, inclusivo di un inquadramento normativo che renda più accessibili la nascita di emittenti low power, su modello di simili legislazioni in Europa e negli Stati Uniti. Al momento, a parte le emittenti di Radio RAI superstiti, si possono ascoltare le trasmissioni irregolari di Challenger Radio su 1368 e, su 1566 della religiosa Radio Kolbe (udibile di notte anche a Milano) e di Radio Melody, che nell'estate ha riacceso, in Romagna, un trasmettitore che era stato segnalato l'ultima volta nel 2010.

16 settembre 2012

FunCube Dongle Pro diventa Plus, copertura LF-2GHz e 192 kHz di banda

La messa in liquidazione della società scozzese Elonics, produttrice del chip E4000, un tuner di RF utilizzato per la produzione di stick USB per la ricezione televisiva, sta avendo un forte impatto nella comunità radioamatoriale. Le chiavette USB a basso costo sono al centro di molti importanti progetti di software per applicazioni SDR, ma soprattutto l'E4000 è stato il protagonista del successo della chiavetta FunCube Dongle, un dispositivo progettato dai radioamatori britannici esperti di comunicazioni satellitari per consentire la sperimentazione low cost della ricezione nelle bande VHF-UHF, possibile sui normali ricevitori SDR solo con stadi di conversione verso la banda HF. Il FunCube si chiama così perché il progetto originario puntava alla realizzazione di semplici ricevitori per i satelliti radioamatoriali di classe "cubesat", microsatelliti cubici di 10 centimetri. Pur essendo meno economico delle chiavette televisive, il Dongle ha caratteristiche molto più avanzate, che gli hanno permesso di conquistare una solida base di utenti tra radioamatori e ascoltatori specializzati.
Ora che le scorte di chip E4000 sembrano tuttavia destinate a esaurirsi (ne esisterebbero ancora diverse decine di migliaia ma le vendite sono congelate in attesa dell'esito dell'asta sulla proprietà intellettuale Elonics, che è stata messa all'incanto) i progettisti del Dongle sono stati costretti a elaborare una strategia alternativa. Il frutto del loro lavoro è stato presentato a fine agosto in occasione del Colloquium dell'associazione AMSAT, dove sono state annunciate le caratteristiche e i prezzi del nuovo FunCube Dongle Pro Plus (o Pro+).
Per ragioni di non disclosure agreement ancora non si conosce la marca e il modello di tuner RF che ha preso il posto dell'E4000, ma il chip è sicuramente più potente (tra l'altro l'elettronica funziona a 3,3 volt contro gli 1,5 del Dongle originario), perché consente di coprire anche le frequenze LF della banda amatoriale dei 134 kHz, tutte le bande HF e dei 6 metri fino a una frequenza di 250 MHz. Dopo un gap tra 250 e 400, la copertura riprende per arrivare a ben 2 GHz, o come si dice in gergo "dalla corrente continua alle frequenze della luce". Raddoppia anche la larghezza di banda esplorabile con i software di demodulazione SDR, da 96 a 192 kHz e questa è una novità molto interessante per gli appassionati di FM DX perché offre possibilità molto più estese per la ricezione tra 88 e 108 MHz. Altra novità è costituita da un front end equipaggiato con filtri SAW (surface acoustic wave) per una migliore selettività. Credo di aver capito che ce ne sono undici, inclusi due ad altissima selettività per le bande amatoriali dei 2 metri e i 70 centimetri. Dongle Pro+ passa da un centinaio a 250 componenti discreti e utilizza entrambi i lati di una board a sei strati complessivi.
Pur con tutto questo corredo aggiuntivo, il prezzo resta abbordabile: 156 euro. E' già possibile registrare il proprio interesse sullo shop online accessibile a questo indirizzo. Un filmato con la presentazione completa curata dal capo progetto Howard Long, G6VLB è disponibile sul sito BATC.tv, sezione Film Archive. Selezionare la categoria AMSAT 2012 e confermare cliccando su "select category" e in seguito selezionare lo stream 02-FunCube PRO PLUS, confermando con "select stream". Il filmato in formato Flash può essere anche scaricato a questo indirizzo.

15 settembre 2012

L'immaginazione al Prix Italia. Il ruolo (passato?) della radio nella musica contemporanea

Come l'arte contemporanea, anche la musica del nostro tempo - in particolare nelle sue articolazioni elettroniche e digitali - vive imprigionata tra i falsi miti di due scontate estremizzazioni, la presunta inaccessibilità («è troppo difficile» si dice di Pollock, «vuoi mettere Giorgione?»; «è una accozzaglia cervellotica di suoni disordinati» si commenta su Nono, «io mi tengo il mio Mozart») o una arrogante sottovalutazione («ma così disegnerebbe un bambino!» davanti a un Klee, «la chiamano musica, per me è solo rumore» detto di Sciarrino). Peccato che entrambi i miti siano assurdi. Pur ospitando timbricità e ritmi spesso "sgradevoli", oltre a essere concepita come arte meno elitaria rispetto a una produzione nata in contesti assai più esclusivi, la musica contemporanea non è certo frutto di casuale, infantile improvvisazione, ma di studio lungamente coltivato e ragionato.
Dovrebbero saperlo più di tutti gli italiani, che dopo aver ceduto un secolo abbondante di primato musicale europeo per assecondare un genere operistico a volte troppo condiscendente nei confronti della più nazional-popolare delle melensaggini melodiche, hanno avuto modo di riscattarsi ampiamente nella seconda metà del secolo scorso ridefinendo, con compositori come Luciano Berio e Bruno Maderna, il concetto stesso di avanguardia musicale. A questa fertile produzione, l'editore milanese Die Schachtel in collaborazione con Rai Trade e con il Prix Italia che si sta aprendo a Torino ha presentato ieri al Museo degli strumenti musicali del Castello Sforzesco il cofanetto "L'immaginazione in ascolto. Il Prix Italia e la sperimentazione radiofonica".
Curato da Maddalena Novati, instancabile cantrice e catalogatrice del mitico Studio di Fonologia della sede RAI di Corso Sempione, e dalla musicologa Angela Ida De Benedictis (la quale a partire dal 24 settembre racconterà le vicende e i contenuti di questa meritoria opera editoriale per la trasmissione "I maestri cantori", ogni giorno su Radio 3 alle 13), il volume di 400 pagine è accompagnato da sei CD audio estremamente rappresentativi. Si tratta infatti di una accurata selezione di lavori musicali che hanno partecipato o vinto al Prix Italia tra gli anni '50 e '80. Molti dei compositori prescelti ebbero direttamente a che fare con lo Studio di Fonologia e testimoniano della qualità e notorietà raggiunte allora proprio in virtù di un uso sperimentale e colto del mezzo radiofonico. Ecco una lista di materiali che "L'immaginazione in ascolto" consente di tornare ad apprezzare (tra parentesi l'anno del debutto al Prix Italia):

Bruno Maderna – Don Perlimplin (in concorso, 1961)

Bruno Maderna – Ritratto di Erasmo (su commissione, 1969)

Bruno Maderna – Ages (vincitore, 1972)

Luciano Berio - Diario immaginario (vincitore, 1975)

Nino Rota – La notte di un Nevrastenico (vincitore, 1959)

Niccolò Castiglioni - Attraverso lo specchio (vincitore, 1961)

Salvatore Sciarrino – La voce dell’Inferno (in concorso, 1981)

Al breve convegno organizzato per la presentazione milanese hanno partecipato insieme alle curatrici, Mimma Guastoni, che ha lavorato a lungo con l'editore Ricordi proprio sulla musica contemporanea; il compositore Michele Dall'Ongaro, l'ultimo vincitore del Prix Italia 2008 con "Musica nascosta" (musiche di Michele Tadini su testi di Tiziano Scarpa, in catalogo sul nostro Elencone mp3); la segretaria del Prix Giovanna Milella; Bruno Stucchi, che con Fabio Carboni dirige Die Schachtel; e il musicologo Enzo Restagno in veste di coordinatore dell'evento.
E' stata un'ora abbondante di intelligenti considerazioni sul ruolo che le tecnologie e la radiofonia hanno avuto e continuano ad avere nello sviluppo di nuovi linguaggi musicali ma soprattutto nel lento processo di costruzione di un diverso gusto nell'ascoltatore, una diversa consapevolezza nei confronti della creazione musicale. Le riflessioni in materia, ha ricordato Enzo Restagno, risalgono addiritturao a Theodor W. Adorno, con il fondamentale "Corrente di musica" frutto della partecipazione del filosofo tedesco, fuggito dalla Germania nazista, al Princeton Radio Project, (1937-39) il primo tentativo di analisi approfondita delle potenzialità del nuovo mezzo sul piano della creazione letteraria e musicale. Una potenzialità che non si estrinseca semplicemente attraverso il nuovo armamentario che l'elettronica offre al compositore per liberarsi dai limiti timbrici ed esecutivi degli strumenti musicali tradizionali, ma che apre la strada a dimensioni di produzione e fruizione inedite, come la forte spazialità resa possibile dal suono multicanale. Interrogandosi sul ruolo che la radio deve assumere nel contesto creativo attuale, i partecipanti al dibattito hanno infine discusso dell'eredità lasciata da istituzioni ormai scomparse come lo Studio di Fonologia. Una delle ipotesi formulate è che oggi, grazie alla disponibilità di tecnologie di trattamento del segnale a bassissimo costo e alta accessibilità, la composizione musicale dovrebbe essere più diffusa e ancora meno vincolata alla presenza di veri e propri laboratori. Ma tra gli esperti c'è stato chi ha lamentato la politica di sostanziale disarmo creativo portata avanti - complice la crescente esiguità di fondi - dagli enti radiofonici pubblici come la RAI, colpevole di aver abdicato alla propria funzione aggregatrice e catalizzatrice di talenti rinunciando anche alla sua capacità di committente.
La speranza è che iniziative come questa promossa da Bruno Stucchi e Fabio Carboni risveglino anche un'altra consapevolezza: quella per cui seppellire in un archivio impenetrabile quel passato di attualissima potenza creativa sarebbe un delitto per il futuro di un'intera collettività.
L'audio del convegno può essere prelevato qui.

Cultura in mp3: i software anti-pirateria minacciano la libertà di condivisione

Cominciano a venire al pettine i nodi di una politica di tutela del copyright digitale ottusa e attenta solo agli ingenti profitti di una casta di produttori di contenuti audiovisivi, in genere più attenti alle aspettative di grosse folle di consumatori che alla qualità della "merce" venduta. I broadcaster televisivi e le case cinematografiche e discografiche combattono il fenomeno della pirateri digitale con armi e azioni indiscriminate, che incidono poco sull'industria della copia illegale ma penalizzano e criminalizzano gli individui che attraverso Internet promuovono la cultura e la creatività collettiva.
Sapete che da molto tempo cerco di dare il mio supporto ai gruppi di appassionati che condividono i podcast delle emittenti radiofoniche culturali, letture ad alta voce e altri contenuti di alto livello, come conferenze, interviste, audiodocumentari e progetti di sound art. Non sto parlando di pirati delle registrazioni musicali colte, ma di semplici cultori della radio e dei contenuti audio (non a caso con una elevata percentuale di chiechi e ipovedenti) che faticherebbero comunque a trovare spazi e soprattutto non generano, dopo la messa in onda, alcun provento da vendita pubblicitaria o diretta. L'equivalente culturale delle tonnellate di cibo mandate ogni giorno a un vergognoso macero.
Il frutto più importante del mio modesto supporto è il catalogo di contenuti mp3 che Mariù, la più instancabile e appassionata tra questi instancabili appassionati, tiene continuamente aggiornato, aggiungendo senza sosta nuovi link. Si tratta per lo più di podcast scaricati dai siti delle emittenti, con qualche contributo quasi sempre registrato dal vivo, con mezzi tecnici non professionali, in occasione di presentazioni di libri, convegni e altri eventi culturali.
Tutto questo lavoro, che costa tempo e denaro e non porta a un centesimo di guadagno (ma neppure a perdite per gli eventuali titolari di copyright, considerando che il grosso dell'"Elencone di mariu" è una semplice aggregazione di materiali gratuitamente disponibili pensata semplicemente per facilitare l'accesso a un patrimonio ignoto ai più), l'impegno di anni di abnegazione disinteressata rischia di andare perduto o di subire un drastico rallentamento. I servizi di "cloud storage", i dischi virtuali messi a disposizione da provider come Mediafire, Rapidshare e molti altri, sono da tempo nel mirino delle norme antipirateria. Il caso più eclatante, quello di Megaupload, ha colpito duramente i depositi di serial televisivi e film.
Nessuno contesta il diritto alla tutela dei contenuti audiovisi da parte dei "proprietari". Peccato che questi ultimi si servano di tecnologie messe a punto da società come Attributor o LeakId (posseduta, per ironia della sorte, da una celebre personalità della radio commerciale francese), strumenti che funzionano come un motore di ricerca passando al setaccio le varie Mediafire per individuare i contenuti sospetti e sparare in automatico raffiche di contestazioni. Come nella pesca a strascico, insieme alle prede più pregiate - le copie effettivamente illegali di CD e DVD e le registrazioni pirata delle serie TV più popolari - nelle maglie dei controlli finiscono anche semplici copie personali, registrazioni di programmi di nicchia e anche diversi file riportati nel nostro amato Elencone. Alcuni dei miei amici condivisori hanno ricevuto dei minacciosi cartellini gialli dai provider utilizzati per salvare letture ad alta voce e programmi radiofonici. I link smettono di essere attivi e quel che è peggio su tutti grava la minaccia di rimozione generalizzata degli account e di tutti i file associati. Ma la cosa più intollerabile è che in tutti i casi che mi sono stati segnalati in queste ore i vari poliziotti-software attribuiscono i contenuti ai titolari sbagliati. In questo modo i podcast prodotti da Radio RAI diventano ex officio "di proprietà" di una emittente televisiva francese o di una casa editrice americana. Errori tanto più gravi perché legalmente supportati da dichiarazoni "in buona fede" ma generiche di avvocati legali rappresentanti che in pratica ottengono la sospensione di un diritto individuale con formule di rito quali "ho ragione di credere che il file in questione sia di proprietà del mio cliente...".
Ho fatto qualche ricerca in giro e il fenomeno sta assumendo dimensioni preoccupanti. Già nel 2010 Hals Report segnalava la pericolosità della "censura" di fatto esercitata da Attributor e colleghi, ma ora moltissimi professionisti e individui che non commettono alcuna violazione si trovano costretti a far valere i propri diritti fondamentali presso i provider che per evitare guai peggiori rendono esecutiva qualsiasi richiesta di rimozione dei contenuti e sospensione degli account. Un caso recente è quella di Sheilah Thomas Davis, una psicologa specialista in ipnosi che si è vista rimuovere contenuti formativi prodotti e caricati in proprio. Proprio in questi giorni le cronache registrano la clamorosa disavventura che ha colpito Mila Parkour, grande esperta di virus informatici, che ha avuto il proprio account Mediafire sospeso per colpa di una denuncia automatica di LeakId. La Parkour è riuscita a dimostrare che i suoi file contenevano copie di "patch" (software di riparazione) destinate a rimediare gli errori di programmazione in pacchetti software commerciali, non copie illegali di programmi della Microsoft e altri produttori. Ma per ottenere giustizia Mila ha dovuto depositare una controdenuncia e sostenere un impegnativo dialogo a distanza con Mediafire. Cose impensabili per un semplice ascoltatore di Radio 3 che mette sul proprio disco virtuale l'ultimo podcast di "Uomini e profeti".
È inaccettabile che uno spazio di libertà e condivisione ceda il passo a un alveare di gabbie in cui l'unico diritto esercitabile sia quello del pubblico pagante. La normativa sul copyright deve cambiare, e in fretta, in un senso meno generalmente restrittivo, più uniforme e più rispettoso delle esigenze di chi vorrebbe tutelare la crescita culturale dell'individuo insieme ai diritti degli autori e ai profitti degli editori. Non lo penso solo io: pochi giorni fa la responsabile della Digital Agenda europea Neelie Kroes ha pronunciato un appassionato discorso al Creative Industries The 2012 Intellectual Property and Innovation Summit, in margine alla presentazione di uno studio del The Lisbon Council sulla proprietà intellettuale. In attesa che qualcosa cambi si potrebbe se non altro porre un freno alla libertà d'azione degli strumenti software utilizzati oggi per la lotta alla pirateria digitale. Mi rendo conto che queste tecnologie sono indispensabili per chi deve affrontare un problema su scala così vasta, ma non accetto l'idea che un meccanismo automatico ma fallace possa portare alla illegittima sospensione del mio diritto all'ascolto intelligente.

12 settembre 2012

Ancora una volta niente radio per iPhone


Scommetto che nessuno ci contava più. E infatti Apple non ha deluso i disillusi: i nuovi iPhone 5 sono bellissimi e potenti, ma ancora una volta non sono in grado di sintonizzarsi sulle stazioni radio in FM. La tradizione è stata pienamente rispettata, malgrado i rumors (abbastanza timidi) che si erano diffusi nel recente passato, quando negli archivi dell'ufficio brevetti americano è stato scoperto un sistema sviluppato da Apple per implementare un software capace di visualizzare su una mappa le stazioni radio ricevibili in una zona e si era persino detto che iPhone prima o poi avrebbe ricevuto anche la radio satellitare.
Altrettanto puntuale, tuttavia, è arrivato il premio di consolazione rappresentato dal ricevitore FM integrato nella nuova versione di iPod Nano (si fa per dire, visto che lo schermo è più grande), anch'esso annunciato oggi. Da tempo la versione Nano dell'iPod monta uno stadio FM con funzionalità di Live Pause, che in pratica consente di riprendere l'ascolto di un programma dopo una breve sospensione grazie a un buffer di memoria di circa un quarto d'ora.
Il dubbio sorge spontaneo: che cosa costerebbe a Apple implementare questa funzione anche nell'iPhone, considerando che almeno nelle versione dalla 2 alla 4 lo smartphone utilizzava un chip Bluetooth multifunzione con stadio FM? La risposta è molto semplice: Apple non vorrà mai compromettere le forti relazioni intrecciate con il mondo degli operatori, per i quali è vitale che i flussi informativi diretti all'iPhone passino per infrastrutture come la rete cellulare o il Wi-Fi. In questi modi gli operatori potranno ricavare un certo mark up su questi flussi. Un ricevitore di un servizio broadcast integrato a bordo significherebbe perdere la quota di traffico che un utente di iPhone non genererebbe mettendosi ad ascoltare la musica alla radio e ignorando iTunes. Sappiamo da rumors forse più consistenti che Apple sta cullando l'idea di lanciare una piattaforma radio online molto simile a Pandora, figuriamoci se adesso iPhone si mette a ricevere la radio FM. Apple iPhone sarà uno dei primi dispositivi per telecomunicazoni massmarket dotato di circuiti LTE, il cellulare di 4 generazione, con capacità di trasporto da decine di megabit al secondo. LTE in prospettiva è sicuramente in grado di dare del filo da torcere alle stazioni broacast, almeno nella distribuzione di contenuti di nicchia, podcast, Web radio e quant'altro. Ci stiamo avvicinando cioà al momento in cui broadband e brodacast avranno una sorta di confronto finale dopo una lunga convivenza vantaggiosa per entrambi. Con LTE il broadband sta per diventare molto veloce e, immagino, a buon mercato rispetto a un broadcast che sarà giustificabile utilizzare solo su bacini d'utenza molto estesi o un piena mobilità.

Onde corte: il Bangladesh le potenzia, il Pakistan (forse) le sopprime

Con il processo di dismissione degli impianti trasmissivi in onde corte dei grandi broadcaster internazionali, solo le nazioni che rivestono un ruolo di potenza regionale hanno mantenuto nel corso del tempo il loro interesse verso questo mezzo, a volte addirittura potenziando le infrastrutture che in passato vivevano all'ombra dei potenti segnali delle varie BBC, VOA, Radio Mosca, operando sulle onde corte verso target linguistici e geografici più limitati. Oggi però anche i broadcaster regionali cominciano a dare segni di sfiducia nei confronti delle vecchie onde corte, dando vita a situazioni anche contraddittorie, come il caso di Bangladesh e Pakistan, due entità geopolitiche che a partire dal 1947 sono state addirittura congiunte in uno stesso "dominio".
Proprio ieri mi è arrivata per posta tradizionale la conferma a un "rapporto di ricezione" che avevo inviato, mentre ero in vacanza al mare, al servizio per l'estero di Radio Bangladesh, o per meglio dire "Bangladesh Betar" (in bengali betar significa radio, senzafili). In pieno periodo estivo il Bangladesh ha messo in funzione una serie di nuovi impianti che servono evidentemente a migliorare l'ascolto delle sue trasmissioni rivolte a un pubblico asiatico e non solo asiatico. In questa fase di sperimentazione ha esplicitamente chiesto l'aiuto della comunità internazionale degli ascoltatori per poter valutare meglio l'entità dei segnali e gli eventuali problemi di interferenza. Da cui lo scambio di rapporti di ricezione che arrivano dagli ascoltatori e di "conferme di ricezione" (in gergo radioamatoriale si usa la combinazione "QSL", con cui i primi marconisti confermavano la corretta ricezione di un messaggio). Avevo ascoltato il segnale del nuovo trasmettitore di Bangladesh Betar letteralmente sulla spiaggia, con un piccolo ricevitore portatile e avevo inviato il rapporto in diretta per posta elettronica, con il telefonino. Dopo qualche settimana, quando ormai non ci pensavo più (e senza che la stazione confermasse semplicemente via mail, come ero convinto che avrebbe fatto), ecco arrivarmi, dentro a una busta con esotici francobolli, una lettera cortese e dettagliata insieme a una di quelle cartoline-QSL, così comune nell'epoca dorata dei broadcaster grandi e piccoli, che mi hanno riportato indietro nel tempo.
Quasi contemporaneamente, mi è arrivata anche una notizia che mi ha subito riportato al triste clima di declino dell'epopea della radio internazionale. Sembra infatti che il governo pakistano voglia sopprimere il servizio in onde corte di Radio Pakistan. Lo afferma la stampa locale, che rivela anche un brutto retroscena di speculazione ediliza. Secondo il sito di The News International, il sito delle antenne di Radio Pakistan a Rawat, pochi chilometri a sud est di Rawalpindi. La decisione, secondo il giornale, sarebbe stata presa con effetto immediato, un po' perché le onde corte non hanno più molto seguito rispetto a Internet e al satellite, ma soprattutto a causa della ingente valutazione dei terreni oggi occupati dai tralicci delle antenne, che potrebbero essere ceduti per 50 miliardi di rupie pakistane. Nei giorni successivi alla pubblicazione di questa notizia il monitoraggio delle frequenze pakistane avrebbe confermato che alcune trasmissioni non risultavano ricevibili, ma altre sono state confermate, lasciando spazio all'ipotesi di una chiusura parziale ma non totale delle attività sulle corte. Mentre scrivo questo post, sto ascoltando i dieci minuti di notiziario in inglese (il resto del programma è in urdu) che l'emittente indirizza verso l'Europa alle 19 ora italiana. Le due frequenze di 11575 e 15265 kHz generano un audio alquanto distorto, ma il segnale è piuttosto robusto e la comprensibilità molto buona. Le liste riportano alla stessa ora anche una trasmissione in lingua farsi, ma le rispettive frequenze non sembrano attive.
Vedremo l'evoluzione nei prossimi giorni, ma è strano che mentre il Bangladesh - nazione un tempo conosciuta come provincia "nazionale" dell'East Pakistan e indipendente dal 1971 - investe in un rilancio del mezzo commissionando nuovi impianti per una migliore copertura internazionale, il Pakistan sembra invece disposto a rinunciare all'opportunità di fare ascoltare la propria voce in una regione in profondo e perenne conflitto e dove sicuramente i ricevitori a onde corte non mancano (non so quanto si possa dire lo stesso delle connessioni Internet).
L'argomento dei broadcaster regionali asiatici potrebbe essere esteso al caso di Sri Lanka Broadcasting Corporation (che arriva mentre scrivo su 11750 kHz in sinhala) o delle Filippine (Radio Pilipinas si ascolta in tagalog in questo momento, le 19:45 italiane, su 15190 kHz e penso che per molti filippini di Milano potrebbe essere simpatico ascoltare i vivaci notiziari senza essere costretti a sedersi davanti a un televisore ben equipaggiato con impianto satellitare).