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19 agosto 2014

Radio Disney cede le sue stazioni in onde medie: Ma prosegue online.


Mentre prosegue inesorabile lo svuotamento delle frequenze in onde corte un tempo utilizzate dai bradcaster internazionali (l'ultimo big entrato ufficialmente nel mirino dei tagli governativi è Radio Australia, che vede minacciata la sua presenza sulle onde corte dopo la soppressione di molti contenuti prodotti espressamente per questo medium), anche la radiofonia a onde medie va incontro al suo destino di obsolescenza. La decisione da parte del gruppo Disney, pronto a vendere il suo network radiofonico tematico rivolto ai teenager e alle loro famiglie (23 stazioni in AM e una in FM, ad eccezione dell'hub di Los Angeles probabilmente utilizzato per lo sviluppo dei contenuti), per focalizzarsi esclusivamente sull'online. sta facendo discutere negli Stati Uniti. Gli esperti dell'associazione dei broadcaster, il NAB e del Radio Advertising Bureau, hanno per esempio messo a punto un sito web per sostenere l'ascolto della radio: Radio Heard Here

Ma un altro massmediologo, Mark Ramsey, sostiene che iniziative come queste e di conseguenza anche lo sdegno e il senso di allarme per la cessione delle stazioni di Radio Disney, partono da un errore di fondo: la confusione tra canale di distribuzione e contenuto. I giovani non sono più interessati alla radio sulle onde medie, preferiscono andare altrove, in particolare su Internet, per trovare ciò verso cui nutrono un autentico interesse. 

«Disney is all about consumers and their interests and connecting the dots between them. Disney is about producing and distributing content to audiences who salivate for it via the most effective and efficient means possible. Indeed this is the problem. Radio companies think they’re in the “radio business” rather than the same business Disney is in, producing and distributing content to audiences who salivate for it via the most effective and efficient means possible.
This was fine when distribution was scarce and expensive. But what about now that distribution is abundant and relatively cheap? Now the real value in legacy distribution channels is your ability to be a gatekeeper for the content that sparks the passions of your audience, and the real obligation of the custodians of those channels is to build, grow, or buy new and rising distribution links to your consumers before your competitors do...»

scrive Mark. E non possiamo dargli torto. Disney non rinuncia ai contenuti di intrattenimento e musicali diffusi oggi via radio, semplicemente spegne le onde medie perché da questo canale non passa più nulla se tra le orecchie c'à una testa di quindici anni. Cose come il Radio Disney Music Award continuano a essere fruibili attraverso la rete o sui canali satellitari di Sirius XM.

11 gennaio 2014

La Croazia spegne il potente impianto in onde medie di Zadar-Nin

Continua inesorabile lo stillicidio di grandi impianti europei che abbandonano definitivamente le trasmissioni in onde medie. Dal primo gennaio 2014 è stata spenta anche la postazione della radio croata HRV a Nin (Nona), nell'entroterra di Zadar/Zara. I quattro tralicci dell'antenna irradiavano su 1134 kHz, nei giorni migliori con 600 kW, i programmi nazionali, ma da diverso tempo dalla frequenza di Nin venivano trasmessi i programmi in croato e i notiziari in lingua estera di Glas Hrvatske, la Voce della Croazia. Questi programmi adesso sono disponibili solo sul satellite e sul Web. 
Era un trasmettitore molto vicino a noi quello croato - e prima ancora jugoslavo - di Zara, il suo segnale dominava l'etere e di sera a Milano poteva essere scambiato per una stazione locale. Nel settembre del 1991, quando l'esercito jugoslavo sferrò la sua offensiva su Zara, Sebenico e altre città dalmate, quel trasmettitore fu uno dei primi bersagli. Zara era stata bombardata anche durante la Seconda guerra mondiale, quando quella parte della provincia dalmata era stata occupata e annessa dal fascismo. In città nel 1941 venne trasferita da Spalato la stazione Radio Zara, successivamente connessa alla rete EIAR (trovate diversi dettagli in uno scritto - non attribuito, ma l'autore del blog è uno storico - pubblicato dall'amico Annino Vitale nel 2007, dedicato alla storia delle emittenti al confine orientale).
Purtroppo non è più reperibile una fotografia ad alta risoluzione scattata anni fa dall'operatore degli impianti radiotelevisivi croati, OIV, dobbiamo accontentarci di una sfuocata ripresa con Google Streetview. Poco oltre i quattro tralicci dovete immaginare Zara e il Mar Adriatico.

16 settembre 2013

Un commissario della FCC diventa... Sceriffo delle stazioni AM degli USA

Le stazioni USA in onde medie, scese ormai sotto la fatidica soglia delle 5000 licenze, pari a circa un quinto del numero di stazioni complessive, hanno trovato un autorevole paladino in Ajit Pai, newyorkese di genitori indiani e nominato lo scorso anno dal presidente Obama come unico commissario FCC di "fede" repubblicana. In una intervista pubblicata nientemeno che dal New York Times, Pai afferma di voler fare pressione sul regolatore affinché il patrimonio delle onde medie non vada perduto per un calo di ascolti dovuto in gran parte alle interferenze che i segnali a queste frequenze subiscono dai moderni dispositivi elettronici. Le onde medie secondo Pai incarnano nel modo più autentico il localismo, nucleo fondamentale della cultura americana. E il commissario invoca una serie di misure - snellimento delle procedure, uso di ripetitori in FM e, in ultima analisi, passaggio forzato ex-lege al sistema digitale HD Radio - perché la radio da cui Roosvelt esortava la nazione con i "discorsi del caminetto" continui a prosperare. 
Pai ha ammesso di nutrire in questo senso qualche sentimento nostalgico ma ha negato che le sue iniziative pro-AM abbiano a che fare con il gran numero di talk show ultraconservatori che oggi popolano lo spettro tra 540 e 1700 kHz negli Stati Uniti. Nella sezione a lui dedicata sul sito della FCC si trova anche una sua dichiarazione e la relativa corrispondenza su una microscopica stazione del Wisconsin, WRDN 1430, che trasmette la sua musica country a beneficio degli ascoltatori di Durand, mille e novecento abitanti. Il direttore della stazione ringrazia molto il commissario Pai per la sua visita ma si affretta a precisare che il passaggio al digitale o i ripetitori in FM non possono essere una cura efficace. Piuttosto, aggiunge, combattete le interferenze da televisori e computer, consentiteci di trasmettere a larghezza di banda più estesa e smettete di imporre l'obbligo di ridurre la potenza dopo il tramonto per ridurre i disturbi alle stazioni più lontane. Il dossier WRDN si può scaricare qui, è tutto da leggere!

A quest to save AM before it’s lost in the static 
WASHINGTON — Is anyone out there still listening? The digital age is killing AM radio, an American institution that brought the nation fireside chats, Casey Kasem’s Top 40 and scratchy broadcasts of the World Series. Long surpassed by FM and more recently cast aside by satellite radio and Pandora, AM is now under siege from a new threat: rising interference from smartphones and consumer electronics that reduce many AM stations to little more than static. Its audience has sunk to historical lows.
But at least one man in Washington is tuning in.
Ajit Pai, the lone Republican on the Federal Communications Commission, is on a personal if quixotic quest to save AM. After a little more than a year in the job, he is urging the F.C.C. to undertake an overhaul of AM radio, which he calls “the audible core of our national culture.” He sees AM — largely the realm of local news, sports, conservative talk and religious broadcasters — as vital in emergencies and in rural areas. “AM radio is localism, it is community,” Mr. Pai, 40, said in an interview. AM’s longer wavelength means it can be heard at far greater distances and so in crises, he said, “AM radio is always going to be there.” As an example, he cited Fort Yukon, Alaska, where the AM station KZPA broadcasts inquiries about missing hunters and transmits flood alerts during the annual spring ice breakup. “When the power goes out, when you can’t get a good cell signal, when the Internet goes down, people turn to battery-powered AM radios to get the information they need,” Mr. Pai said.
He admits to feelings of nostalgia. As the son of Indian immigrants growing up in small-town Parsons, Kan., he listened to his high school basketball team win a 1987 championship, he said. “I sat in my bedroom with my radio tuned into KLKC 1540,” he recalled. On boyhood family road trips across the wide Kansas plains, he said, AM radio “was a constant companion.”
But that was then. In 1978, when Mr. Pai was 5, half of all radio listening was on the AM dial. By 2011 AM listenership had fallen to 15 percent, or an average of 3.1 million people, according to a survey by Veronis Suhler Stevenson, a private investment firm. While the number of FM listeners has declined, too, they still averaged 18 million in 2011. (The figures are averages based on measuring listeners every 15 minutes.)
Although five of the top 10 radio stations in the country, as measured by advertising dollars, are AM — among them WCBS in New York and KFI in Los Angeles — the wealth drops rapidly after that. In 1970 AM accounted for 63 percent of broadcast radio stations, but now it accounts for 21 percent, or 4,900 outlets, according to Arbitron. FM accounts for 44 percent, or 10,200 stations. About 35 percent of stations stream content online.

30 aprile 2013

Con una trasmissione speciale i baschi danno l'addio alle onde medie


Euskadi Irratia/Radio Euskadi, l'emittente ufficiale dell'autonomia basca (trasmette in basco e in spagnolo) questa sera, alla mezzanotte del 30 aprile, chiuderà definitivamente i suoi ripetitori in onde medie, per proseguire l'attività solo in FM e online. Sono sette frequenze ormai storiche che non potremo più ascoltare, dopo il tramonto, nell'inconfondibile sound della modulazione di ampiezza: 1197, 1386, 1476 in basco,  756, 819, 963 in spagnolo e la stazione locale Radio Vitoria su 1602. Proprio su quest'ultima, dalle 22.30 e fino alla mezzanotte verrà diffuso un programma speciale rievocativo. Chi scriverà un rapporto di ricezione corretto riceverà anche una speciale conferma via mail. Si deve scrivere a radio_vitoria(at)eitb(dot)com
La decisione dell'emittente governativa basca è molto triste perché ci toglie l'opportunità di ascoltare in diretta alla radio una lingua unica al mondo. La storia di Radio Vitoria in particolare è molto interessante perché ricalca fedelmente le cronache della complessa autonomia della regione. Nata nel 1934, nei successivi anni Settanta la stazione diventerà il nucleo originario dell'ente radiotelevisivo fortemente voluto dal Partido Nacional Vasco di Carlos Garaikoetxea. Una pagina storica allestita sul vecchio "Geocities" è fortunatamente ancora reperibile su Archive.org dove troverete anche una piccola raccolta di file .mp3. Ecco quello relativo a un annuncio di chiusura trasmesso in passato. Diversamente da quanto dice la "locutora", Radio Vitoria domattina non riprenderà a trasmettere alle "siete y media"

28 marzo 2013

Germania, se ne va un altro pezzo di infrastruttura a onde medie


Prosegue, al contrario di quello che pretendono di affermare certe petizioni esageratamente nostalgiche (intendiamoci, a me non piace l'idea di un cambiamento così radicale della radiofonia che conoscevo, ma trovo stupido illudersi), l'irreversibile manovra di dismissione di quel che resta della infrastruttura trasmissiva europea sulle onde media. Resta ancora un mese per sintonizzarsi su due frequenze storiche,   i 783 e i 1044 di Lipsia e Dresda, su cui eravamo soliti ascoltare i programmi di Stimme der DDR e che dopo il 1990 hanno invece ripetuto i programmi di MDR - Mitteldeutsche Rundfunk (in particolare il canale MDR Info). C'è in realtà una terza frequenza soppressa, i 1188 kHz, ma la potenza è bassa e ininfluente qui. A Dopo lo spegniment, previsto il 30 aprile prossimo, tutto il Land ex-orientale tedesco si trasferisce radiofonicamente parlando in FM e DAB+. Inutile stracciarsi le vesti, tenere accesi 100 kilowatt (tanti sono quelli di Lipsia) in un brodo variabile di rumori locali è del tutto pretestuoso, soprattutto se a finanziare certe presenze nell'etere sono i soldi pubblici. Tanto vale rassegnarsi e mettersi a pensare a un uso più locale e ad hoc di una parte di spettro che per fortuna non interessa - almeno per il momento - nessun dividendo digitale.

18 marzo 2013

Lettere aperte sulle onde medie chiuse


La pubblicazione del piano di ristrutturazione degli impianti di diffusione radiofonica in onde medie della RAI sull'annuario tecnico del suo braccio infrastrutturale RaiWay, "Comunicare Digitale multilinguaggi & multischermi" diventa lo spunto per il sindacato UIL Comunicazione  per scrivere una lunga lettera aperta alla stessa RaiWay per lamentare il drastico sfrondamento di quello che nell'epoca d'oro della modulazione d'ampiezza era un glorioso network di decine di impianti - alcuni dei quali molto potenti - distribuiti su tre canali nazionali. Uilcom lamenta anche il fatto che la presunta digitalizzazione delle onde medie di cui parla la rivista sembra essersi già arrestata con lo spegnimento dei test che erano in corso da Milano Siziano su 693 kHz. Purtroppo la lettera aperta viene alquanto vanificata per aver sventolato un po' a vanvera l'argomento secondo il quale in altre nazioni europee le onde medie stanno andando fortissimo. Apprendo per esempio con una certa sorpresa che la vicina Svizzera "illumina" il suo intero territorio con un impianto OM da 600 kW. 
I miei dati, e quelli di tutti gli esperti europei del settore, dicono tutto il contrario. A me risulta che la Svizzera ha spento da tempo i tre impianti nelle sue principali aree linguistiche  e lo ha fatto proprio per risparmiare soldi e problemi di manutenzione. Lo spegnimento di Radio Monteceneri su 558 kHz ha avuto molte ripercussioni anche in Italia, dove la radio svizzera aveva ancora parecchi ascoltatori. Per un po' di tempo la frequenza era stata affittata ai programmi internazionali della Voce di Russia, ma persino l'amico Putin ha avviato un piano di risparmio che prevede forti tagli alla modulazione di ampiezza. Il sindacato italiano cita anche il Regno Unito, parlando di numerosi impianti ancora in essere. La cosa è in parte vera, anche se le potenze citate da Uilcom sono semplicemente fuori range. Ma è anche vero che la BBC ha sta già valutando la possibilità di spegnere gli impianti in onde medie locali sovrapposti alla più moderna copertura in FM e alcune frequenze sono già state sacrificate. Per non parlare del fatto che la Gran Bretagna si sta concretamente avviando verso lo spegnimento di buona parte della radio analogica, FM compresa. Proprio oggi la newsletter Southgate Amateur Radio News cita due report che il governo di Sua Maestà  ha rilasciato a febbraio - Impact of a Radio Switchover on the Government’s Emergency Communications Policy e Switchover Communications Plan - da cui si evince che difficilmente la modulazione di ampiezza in Gran Bretagna resisterà dopo il 2016.  Stessa cosa per un'altra nazione citata nella lettera aperta Uilcom, la Germania, dove diversi impianti di una certa potenza sono stati recentemente chiusi dalle emittenti regionali, mentre resistono - ma fino a quando? - quelli del nazionale Deutschlandfunk
Anch'io appartengo alla schiera di coloro che osservano con perplessità il rapido declino di infrastrutture che hanno costruito il mito della radio come primo mezzo di comunicazione di massa, ma non riesco a far finta di ignorare la realtà dei fatti. Mantenere in vita impianti in modulazione d'ampiezza a copertura regionale o addirittura nazionale oggi è insensato, soprattutto a causa di un inquinamento elettrico che negli agglomerati urbani ha reso impraticabile la ricezione su queste frequenze. L'uso locale di impianti a frequenza mediobassa potrebbe, nei casi più fortunati, essere un altro discorso e le onde medie andrebbero a mio parere liberalizzate per le emittenti microlocali no profit, ma stiamo comunque parlando di un uso ampiamente alternativo rispetto alle finalità cui le onde medie assolvevano fino a qualche lustro fa. Su tutto il comparto della modulazione di ampiezza pesa una perdita di visibilità che ha reso praticamente sconosciuta l'esistenza delle onde medie fuori dalla fascia degli over-50. La radio analogica in generale andrà incontro inevitabilmente all'assalto da parte di un modello digitale che sta finalmente mietendo i primi successi. Non sarà un assalto incruento per noi ascoltatori, perché nessuno dei fautori anche governativi del radio digitale DAB sembra capire che le frequenze in gioco - caratterizzate non per caso da modalità di ricezione con antenne rooftop - qualche serio problema di ascolto indoor lo danno. Qualunque ipotesi di switchoff rischia di rendere la radiofonia europea complessivamente più difficile da sintonizzare.
Se la modulazione di frequenza comincia solo adesso a starnutire, per la modulazione d'ampiezza la respirazione è già assistita da un bel pezzo. I nostalgici del mezzo devono rassegnarsi, non solo le onde medie sopra i 10 kW sono vecchie: sono soprattutto terribilmente costoso per nazioni che fanno fatica a dare i soldi agli impiegati pubblici e i sussidi ai disoccupati. In Italia - commentava poco fa il nostro ottimo Chris Diemoz, giornalista che con Radio Rai ci lavora e che con il quale discutevamo a proposito dei documenti segnalati da Southgate - la RAI perde 200 milioni a semestre. Con quali risorse dovrebbe salvare le onde medie tanto care a qualche migliaio di ascoltatori? All'epoca della roventi manifestazioni di piazza la Grecia aveva annunciato un piano di abbattimento delle onde medie che in seguito è in parte rientrato, senza che per questo il futuro dell'emittenza pubblica in Grecia, come altrove, ci debba apparire più roseo. Non mi stupirei se da qui a un anno la lettera aperta alla RAI la scriveremo perché ci tenga in piedi due o tre impianti in FM per Radio 2 e Radio 3. 

17 dicembre 2012

Onde Medie RAI, avviata una drastica ristrutturazione: in vita resterà una dozzina di impianti

E' partito il piano di riassetto e dismissione delle onde medie di Radio RAI. Lo conferma l'annuncio diffuso in questi giorni dai notiziari locali televisivi e radiofonici (qui l'audio distribuito da Paolo Quintavalle sul gruppo Radio Bari di Facebook:


L'annuncio è stato ascoltato e segnalato dalla testata Broadcast&Production.
Come Radiopassioni aveva anticipato, era stata decisa una radicale revisione del parco di trasmettitori in onde medie ancora in funzione in Italia. Da questa ristrutturazione dovrebbero salvarsi una dozzina di impianti, con priorità a quelli più recenti e in aree dove la copertura in FM è più problematica. Una delle vittime più illustri  - dopo le tante che in queste settimane hanno anche provocato qualche protesta - dovrebbe proprio essere l'antenna onde medie di Siziano - Milano, attiva su 900 kHz. L'impianto sarebbe anche non a norma. Il condizionale è comunque d'obbligo, perché l'eventuale dismissione di Siziano non è ancora una notizia confermata.

17 settembre 2012

Onde medie RAI: spegne anche Napoli. Verso la dismissione totale?

Dopo la chiusura di Bologna Budrio - una postazione che risaliva all'epoca marconiana ed è invischiata in una complessa vicenda legata alla pianificazione edile del comune nel bolognese - un altro impianto di Radio RAI in onde medie sarebbe in fase di imminente dismissione, quello di Napoli Marcianise su 657 kHz (tra l'altro una delle frequenze deputate a restare accese 24 ore su 24 per trasmettere quel che resta del Notturno dall'Italia). Radio 1 Napoli dovrebbe chiudere i battenti entro due giorni secondo fonti che hanno annunciato la notizia sulla pagina di Facebook dedicata alla memoria della storica frequenza locale di Radio Bari (l'attuale impianto pugliese in onde medie di Ceglie del Campo a Bari - a proposito di chiusre - ha cessato di operare alcuni mesi fa su 1116 kHz a causa dei danni subiti nel corso di un raid dei ladri di rame). L'antenna del casertano, oggi ridotta probabilmente a 50 kW dagli oltre 100 originari, era stata inaugurata nel 1948 dal presidente De Nicola e sorge su un terreno che fu proprietà della famiglia Croce (sì, quella del filosofo).
Ormai è del tutto evidente l'intenzione - mai apertamente dichiarata, al di là delle solite voci di corridoio - di mettere fine all'infrastruttura a onde medie della radio pubblica, in una fase in cui le varie "sperimentazioni" da parte di operatori privati apparse nella stessa banda negli ultimi mesi hanno subito una battuta d'arresto a causa dell'esplicito atteggiamento repressivo assunto dai guardiani del Ministero dello sviluppo economico (trasmettere sulle onde medie in Italia non è esplicitamente "illegale" ma non è nemmeno legale). Il quadro, per coloro che su queste frequenze trovano a volte una soluzione ai problemi di copertura e interferenza delle stazioni RAI in FM, è abbastanza desolante. Se l'emorragia non si arresterà, Radio RAI resterà presto senza stazioni in onde medie e anche le speranze di poter un giorno vedere approvata una normativa che favorisca l'uso di impianti a bassa potenza a scopi associativi e formativi non sono obiettivamente molto concrete. Del resto la tendenza al "phase out" delle frequenze broadcast sotto i 1602 kHz domina un po' dappertutto in Europa, dove tutti gli impianti, da quelli su scala nazionale fino alle low power locali, subiscono vistosi tagli di budget finendo per essere soppressi. Bisogna dire che nella percezione del pubblico inteso in senso generalizzato le possibilità di ascolto in onde medie sono praticamente sconosciute, un po' a causa dell'ormai affermato predominio della modulazione di frequenza e secondariamente a causa delle condizioni sempre più degradate in termini di rumori di fondo, specie nelle aree densamente urbanizzate. Qui da me in città, per esempio, spesso non riesco ad ascoltare niente sotto i 5 MHz.
Una conservazione e un rilancio della nostra infrastruttura in modulazione di ampiezza è possibile, oltre che auspicabile, ma bisognerebbe elaborare un vero e proprio piano, inclusivo di un inquadramento normativo che renda più accessibili la nascita di emittenti low power, su modello di simili legislazioni in Europa e negli Stati Uniti. Al momento, a parte le emittenti di Radio RAI superstiti, si possono ascoltare le trasmissioni irregolari di Challenger Radio su 1368 e, su 1566 della religiosa Radio Kolbe (udibile di notte anche a Milano) e di Radio Melody, che nell'estate ha riacceso, in Romagna, un trasmettitore che era stato segnalato l'ultima volta nel 2010.