Visualizzazione post con etichetta streaming. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta streaming. Mostra tutti i post

30 aprile 2017

IheartMedia rischia di fallire per debiti: incerto il destino di 850 stazioni radio USA


Pessime notizie per IHeartMedia, la conglomerata un tempo conosciuta con il suo marchio storico ClearChannel, tuttora proprietaria di oltre 850 stazioni radio Usa (cifra che la colloca in cima alla classifica dei maggiori operatori) e di un significativo business di pubblicità esterna (cartellonistica). Tutto risale alla situazione debitoria del gruppo, che nel 2008 era stato acquisito da una cordata composta da Bain Capital e Thomas H. Lee Partners. Come succede in questi casi, gli acquirenti generano debito per perfezionare l'acquisto. Ma trattandosi di una preda da 25 miliardi di dollari circa, il debito accumulato fu di 20 miliardi. I giornali americani specializzati, come Variety, dicono che iHeartMedia non ce la potrà fare, con qualcosa come 8 miliardi dovuti entro nel 2019. La società, guidata dal genietto del marketing (e enfant prodige del microfono) Bob Pittman, l'autore del miracolo MTV, sta cercando di ristrutturare il debito ma il vero problema è radicale: la radiofonia non è più un mercato pubblicitario fiorente, sta faticosamente cercando di risalire a quota 18 miliardi annui di revenues e i modelli pay legati a forme di abbonamento a servizi streaming non sono necessariamente efficaci.

Lo scorso anno IHeartMedia aveva affiancato al suo servizio di radio online "personalizzata", un concorrente in piccolo di Pandora, un vero e proprio servizio di streaming musicale, basato su Napster.  Sostenuto dalle campagne diffuse dalle sue stazioni, il servizio ha incontrato un discreto successo di pubblico, ma i fatturati non bastano a coprire i debiti e le spese, aumentate per l'inspegabile decisione da parte di Pittman, di commissionare una completa ristrutturazione del quartier generale newyorkese, coinvolgendo architetti e arredatori di grido. Al momento dell'acquisizione, la ex ClearChannel aveva dovuto liberarsi di circa 400 stazioni locali, mentre un paio di anni fa IHeartMedia ha cominciato a cedere la proprietà dei tralicci radio. Se dovesse fallire, che ne serà di quegli 8 centinaia di stazioni?

16 aprile 2017

Dopo il serial TV sugli USA occupati da tedeschi e giapponesi, Amazon lancia Resistance Radio

Alternate history. No, non è un'espressione emersa in questa triste e decadente fase di fake news. La narrativa storica "alternativa" è un genere letterario consolidato, che secondo Wikipedia affonderebbe le sue radici addirittura in Tito Livio, il primo a chiedersi "che cosa sarebbe potuto succedere" se Alessandro Magno avesse deciso di espandersi verso occidente invece che verso est. Nell'800, Napoleone fu involontario protagonista di romanzi che ne immaginavano un successo mondiale, non più contrastato dalle disfatte di Russia o di Waterloo. Nel secondo dopo-guerra, i racconti di storia alternativa - che nella tradizione non anglosassone si chiamano "ucronìe" - tendono a essere classificati come sub-genere della fantascienza, anche perché spesso gli autori affrontano scenari tecnologici legati a invenzioni mancate o diversamente attribuite.
Dalle diverse ipotesi che potremmo formulare sugli esiti della Seconda Guerra mondiale sono nate le opere più celebri, a partire da The Man in the High Castle di Philip K. Dick, dove si immagina, a meno di vent'anni da una guerra finita in modo radicalmente diverso, un Nord America equamente spartito tra nazisti e giapponesi. Nel 2015 romanzo ucronico del celebre autore sci-fi fa ha ispirato un serial televisivo prodotto da Amazon Prime Video e ormai giunto alla seconda stagione. Dallo scorso marzo Amazon ha affiancato a The Man uno spin-off audio cross-platform basata su Resistance Radio, una stazione pirata che è stata introdotta nella nuova stagione del serial TV. In occasione del festival SXSW il progetto è stato presentato con l'allestimento di un vero e proprio studio radiofonico virtuale.
Questa lunga intervista apparsa su Divergence spiega che l'obiettivo di Resistance Radio - disponibile attraverso tutte le principali piattaforme streaming, da Spotify a TuneIn, e persino con dispositivi Web radio come Amazon Echo, l'altoparlante "connesso" che utilizza la tecnologia AI Amazon Alexa - è quello di mantenere vivo l'interesse nella seria anche durante l'attesa dei nuovi episodi, fornendo anche una utile sinossi a chi non si è ancora avvicinato ai contenuti televisivi. La programmazione richiede un complesso lavoro di story telling affidata a due agenzie di digital marketing: Campfire e SapientRazorfish. Persino le musiche, famosi successi dei primi rivisitati da artisti indie contemporanei, diventa un elemento importante di questa operazione, che è anche una rivisitazione del significato di contenuto radiofonico e radiodramma.
[Grazie a Francesco Delucia per la segnalazione]

05 marzo 2015

BBC rivoluziona lo streaming radiofonico. E zittisce migliaia di apparecchi "Internet radio"


#epicfail per BBC Radio, che dopo l'adozione di una nuova piattaforma di distribuzione in streaming, Audio Factory - attivata lo scorso febbraio - ha silenziato migliaia di dispositivi "Internet radio" che di colpo hanno smesso di ricevere i programmi radiofonici targati BBC. Secondo il Guardian, che ha appena lanciato l'allarme attraverso la sua rubrica Ask Jack marche molto prestigiose come Sonos, Linn, Naim, Cambridge, Roberts e Logitech, compresi gli Squeezebox, possono dare problemi sui nuovi flussi Internet della Beeb. In pratica la BBC ha mandato in soffitta i formati WMA e AAC, lasciando come backup solo gli stream MP3 distribuiti da server Shoutcast.

BBC sta utilizzando a interim i due sistemi HLS (HTTP Live Streaming) della Apple e 
HDS (HTTP Dynamic Streaming) originariamente di Adobe, apparso per la prima volta con Flash e basato sulla Part 12 dello standard MPEG-4, la versione fragmented o fMP4. In prospettiva Audio Factory punta sul DASH (Dynamic Adaptive Streaming over HTTP), ratificato come standard nel 2011. DASH è simile al Microsoft Smooth Streaming, uno dei primi sistemi ad adottare fMP4.
Io non ho ancora controllato che cosa succede con la mia Internet radio Evoke della Pure, ma ho verificato che la applicazione UK RadioPlayer non funziona più sul mio iPhone per gli stream live, non so se per un problema di diritti geografici. Secondo lo stesso Guardian in certi suoi modelli Pure (e un sito di e-commerce lo conferma) supporterebbe l'HLS. Ho invece potuto constatare che funziona bene sul mio iPhone, anche qui in Italia, la applicazione iPlayer della stessa BBC, ma entrambe le app - RadioPlayer e iPlayer - le ho dovute scaricare da iTunes Store versione britannica, utilizzando una Apple ID creata con l'occasione (le app sono gratuite ma per registrarsi su un altro Store si deve comunque fornire un indirizzo postale fisico e quello bisogna inventarselo). 
Una alternativa citata dal Guardian è il sito Radiofeed.co.uk, evidentemente sintonizzato sugli stream mp3, così come il player VLC, che supporta HLS. Ma questo riguarda l'ascolto su pc, con o senza browser. Chi possiede una Internet radio vecchio modello "sintonizzata" sui vecchi server WMA, rischia di essere tagliato fuori per sempre a meno di non procurarsi un apparecchio nuovo, che però deve essere compatibile con i nuovi sistemi e, possibilmente, con la prossima evoluzione DASH. Il quotidiano britannico osserva giustamente che questo disastro rischia di avere ripercussioni profonde. La ricezione digitale DAB nel Regno Unito è ancora ferma al vecchio protocollo MPEG/Musicam, molto diffuso su milioni di ricevitori che però non sono aggiornabili. La qualità di questo formato è decisamente discutibile e il Guardian consiglia espressamente di investire in radioline FM, tenendo però presente il problema del possibile futuro switch-off della radio analogica. In una situazione come quella attuale, con il DAB bloccato su uno standard di 20 anni fa e lo streaming "azzoppato" sulle Internet radio, spegnere l'FM equivarrebbe a un "suicidio politico" scrive il giornale.

19 maggio 2014

Qleek, i contenuti del digital lifestyle in un mosaico di tessere in legno

Ricordate ancora il tempo in cui per ascoltare una canzone dovevate scorrere l'indice lungo i sottili dorsi dei vostri LP sullo scaffale, estrarre il disco dalla custodia, appoggiarlo sul giradischi, premere diverse levetti e bottoni? Ecco, restituire questo tipo di fisicità legata al consumo di un bene comunque impalpabile (allora si trattava della musica analogica, ma anche con i compact disc era più o meno lo stesso), è l'obiettivo degli inventori di Qleek, un progetto nato dal gruppo creativo parigino Ozenge Studio, che sta cercando un finanziamento su Indiegogo (a un mese circa dalla scadenza sono al 35% dei 70 mila dollari richiesti).
Qleek è un sistema di tessere esagonali in legno, molto eleganti, che racchiudono un chip NFC. Al chip può essere associato un qualsiasi contenuto digitale, un video YouTube, una playlist di Spotify, un podcast, una cartella DropBox, un account su Instagram, qualsiasi cosa. La tessera, chiamata Tapp, può essere personalizzata con colori, fotografie, disegni, può essere scambiata di mano in mano, spedita per posta (fisica!), conservata in una libreria a metà tra alveare e raffinato puzzle. Per accedere alla risorsa associata al Tapp, basta appoggiarla su un "lettore" altrettanto essenziale, un mattonella in legno con un alloggiamento esagonale in plastica che legge il codice racchiuso nel chip NFC e lancia la visualizzazione o l'ascolto del file, tramite il Qleek Connector. Se questo file viene aggiornato, il Tapp richiamerà la versione più recente. Come accadeva per gli LP appoggiati sul piatto del giradischi, un Tapp conosce già quale dispositivo attivare. Il Connector può dialogare con altoparlanti e dispositivi senza-fili Bluetooth, ma può essere collegato alla porta HDMI di un televisore e, tramite un cavetto audio, all'amplificatore Hi-Fi. Il sistema prevede anche delle applicazioni desktop e mobili che permettono di organizzare i contenuti associati ai Tapp e impostare le azioni che verranno scatenate ogni volta che appoggiamo la tessera in legno sul "player".
Un gadget completamente inutile, in effetti: dopotutto siamo già pieni di dispositivi smart che possono riprodurre direttamente qualsiasi streaming o instradarlo verso altre periferiche, perché dovremmo anche metterci a giocare con un Lego di legno? Eppure, volete mettere l'eleganza di un mucchio di bit magicamente rappresentati da un oggetto che - NFC a parte - avrebbe potuto essere creato da un artigiano di duemila anni fa? Georges Perec, di La vita, istruzioni per l'uso, lo avrebbe amato alla follia.

26 settembre 2011

Hype Machine Radio, la sapienza dei blog musicali diventa Web radio app

Se Music Mine è una guida alla musica emergente curata dai DJ professionisti della stazione indipendente KCRW, Hype Machine segue un approccio diverso, anche se il risultato è lo stesso: trasformare una informazione di tipo viral-sociale in un innovativo canale radiofonico musicale che raggiunge i suoi ascoltatori attraverso Internet. Hype Machine è un aggregatore di blog musicali fondato nel 2005 da Anthony Volodkin, uno studente del newyorkese Hunter College. Una risorsa composta da oltre 1.500 fonti autorevoli che genera automaticamente un flusso continuo di brani segnalati da altrettanti blogger specializzati. In pratica una stazione radio virtuale animata da 1.500 DJ.
Dopo una lunga attesa ora l'interfaccia di Hype Machine è stata trasformata in una app, Hype Machine Radio, per iPhone, purtroppo proposta a pagamento (questo vuol dire che non l'ho ancora provata). La app conserva tutte le funzioni che permettono di ascoltare e giudicare (a beneficio di altri lettori dell'aggregatore) i brani più interessanti. Secondo Evolver.fm, un osservatorio molto avanzato delle nuove formule di consumo musicale, Hype è una Pandora Radio basata sulle raccomandazioni degli intenditori più che sulle sensazioni di una community. Un indubbio plus della versione app di Hype Machine è la possibilità di ascoltare i brani anche in assenza di connessione mobile a Internet (Wi-Fi o 3G). Questa funzione però è disponibile solo per gli ascoltatori nel Regno Unito, evidentemente per gli accordi sui diritti musicali.
Hype Machine in effetti ha stretto un accordo con la berlinese SoundCloud per la distribuzione della sua musica su questa piattaforma di condivisione audio. Grazie a questo accordo, tra l'altro, le case discografiche e i gruppi che mettono in circolazione la loro musica attraverso i blog aggregati su Hype Machine, possono disporre di preziose statistiche in tempo reale. SoundCloud serve ad Hype Machine anche per ospitare uno show webradiofonico che mensilmente propone una selezione dei brani migliori.

02 settembre 2011

Radioplayer: app per Facebook, l'ascolto si socializza

Se fossi più bravo nell'utilizzare Facebook potrei raccontarvi le mie impressioni sulla nuova app FB appena rilasciata da UK Radioplayer, il consorzio britannico che vuole rendere accessibili online tutte le stazioni pubbliche, private e comunitarie del Regno Unito.
A occhio direi che la applicazione Facebook di Radioplayer permette di consultare l'elenco di stazioni già ascoltabili e di aprire una finestra separata per l'ascolto live. Inoltre, le informazioni sulle stazioni ascoltate al momento possono essere pubblicate automaticamente sul vostro muro FB (non ho capito se la cosa funziona o no con il sottoscritto) e viceversa la app riporta sia le radio ascoltate dai vostri amici, sia quelle più popolari nella vostra città di residenza. Se avete un account Facebook e volete fare anche voi un tentativo mandatemi i vostri commenti.

21 maggio 2011

Lo streaming di Radio-Touch, al RadioTv Forum

La prossima settimana, dal 24 al 25 maggio, si tiene a Roma, il RadioTV Forum di Aeranti Corallo e tra le presentazioni è prevista quella di Radio-Touch. La ricordate? E' la piattaforma di mobile streaming italiana rivolta agli editori radiofonici e in grado di offrire loro un esteso servizio di presenza su Web e interattività con gli ascoltatori che utilizzano lo smartphone per sintonizzarsi sui programmi. L'avevo incontrata mesi fa in occasione del concorso (in palio un viaggio-stage nella Silicon Valley) tra giovani startup organizzato da Mind the Bridge, una organizzazione di innovatori italiani emigrati negli Stati Uniti high-tech. Radio-Touch non aveva vinto, ma aveva favorevolmente impressionato. La sua idea non è del tutto inedita, ma il prodotto confezionato è innovativo, soprattutto sulla nostra piazza. Ma Radio-Touch ha ambizioni più globali: se siete a Roma può essere interessante partecipare all'evento.

Rivoluzionare l’ascolto radiofonico su smart-phone, renderlo interattivo, multimediale e dinamico. E’ questa la mission proposta dall’innovativa tecnologia di Radio-Touch che sarà presentata il 24 e 25 maggio nel corso del RadioTV Forum di Roma.
Un nuovo concetto di radio app che permette all’ascoltatore di interagire con l’emittente radiofonica che sta ascoltando. Come? Attraverso l’invio di un flusso di dati e di immagini parallelo e contestuale a quello sonoro dell’emittente in ascolto. Pubblicità interattive, schede dei cantanti e dei brani in onda, presentazioni, video, link renderanno ricca di contenuti la radio, durante e dopo l’ascolto. I contenuti inviati sulla app possono essere infatti salvati dagli utenti, per essere rivisti anche in un secondo momento.
Il flusso inviato verso gli smart-phone dal software di Radio-Touch, in dotazione all’emittente, permetterà all’utente di partecipare a sondaggi, di inviare commenti, di effettuare acquisti o di prenotare direttamente un posto al ristorante di cui si sta vedendo ed ascoltando lo spot.
Queste sono solo alcune delle possibilità offerte da Radio-Touch. La stazione che ha in dotazione il software potrà svolgere infatti un’attività di marketing a 360°. La app di Radio-Touch permetterà di inviare banner pubblicitari degli inserzionisti in aggiunta agli spot audio. Un modo per rafforzare il brand di un cliente e per permettere agli ascoltatori di entrare direttamente in contatto con esso, con link al sito web, alla promozione in corso o tramite la possibilità di effettuare chiamate dirette verso l’inserzionista, che sarà anche raggiungibile con mappe interattive.
Dalla piattaforma di Radio-Touch ogni station manager potrà controllare con grafici dettagliati quanti utenti hanno scaricato la app della propria stazione, dove questi sono localizzati, quante persone si sono sintonizzate in un determinato periodo e quali contenuti, fra quelli inviati dal software, sono stati maggiormente cliccati dagli ascoltatori. L’audience della app è quindi sempre monitorata.

25 aprile 2011

TuneIn: la nuova app WinPhone7 riceve lo stream e l'FM

Mentre negli Stati Uniti si discute animatamente sulla proposta della National Association of Broadcasters di forzare per legge l'inserimento di un chip per la ricezione dell'FM a bordo dei telefonini - a sfavore di questa proposta è stato presentato recentemente un disegno di legge contrario - il noto servizio di directory TuneIn (nuovo nome di Radio Time, il catalogo online di emittenti e Webradio su cui si basano diversi tipi di dispositivi Internet radio e tablet computer) inaugura un approccio "ibrido" molto innovativo nella nuova versione per Windows Phone 7 della sua app per la sintonia degli stream radiofonici via Internet Mobile. TuneIn per WinPhone coinvolge infatti nel suo funzionamento i ricevitori FM integrati negli smartphone (considerando il ruolo di Nokia nella nuova joint venture con Microsoft ce ne saranno parecchi). L'app offre in altre parole la possibilità di ascoltare la propria emittente preferita anche quando lo stream IP non c'è o non risulta accessibile, ricorrendo alla sintonia diretta del segnale FM. Mi pare una soluzione davvero furba per mescolare due modalità di ascolto che gli utenti evoluti ormai considerano entrambe molto naturali. Credo però che questo imponga una maggiore accuratezza nella gestione dei database con le informazioni sulle emittenti e il loro aggiornamento. Sulla questione si è soffermata anche la Radio and Internet Newsletter (RAIN), che in occasione dell'ultima edizione del NAB Show di Las Vegas ha organizzato un suo summit sulla radiofonia IP.

IF FM FUNCTIONALITY APPEALS TO MOBILE USERS, DEVICE MAKERS WILL RESPOND — NO LAW REQ’D

We’ve often heard analysts foresee a future where radio platforms blend delivery methods — FM, web, satellite — to the point where listeners don’t know (and perhaps don’t care) how exactly they’re getting their content (as wrote Fred Jacobs in this blog post).
Here’s an interesting step towards that future: TuneIn Radio’s new app for Windows Phone 7 integrates the on-board FM tuner that comes standard on such devices with more than 50,000 Internet radio streams. Users can tune in to either local FM stations or online streams from around the world.
The app’s use of FM offers smartphone users two benefits that should get them drooling: improved battery life and less data usage.
Meanwhile, two U.S. Representatives have introduced a new resolution into the House that opposes the FM-in-cellphones mandate (more coverage from All Access here). The NAB has pushed for a law requiring all mobile devices to include FM receivers for “emergency alerts” (RAIN coverage here).
RAIN ANALYSIS: TuneIn Radio’s Windows Phone 7 app showcases the substantial benefits of FM — benefits that may appeal to smartphone users more than any “emergency alerts” argument. As cellular providers cap data usage and slap bigger, more power-hungry screens (and 4G antennas) onto devices, anything that saves battery and avoids data usage should be welcomed by users.
If this “hybrid” approach appeals to consumers, device manufacturers will take note and respond — without the need for legislation.

RAIN SUMMIT WEST PANEL: STANDARDIZATION IN WEB RADIO DIRECTORIES “THE HOLY GRAIL”

Many webcasters rely on Internet radio directories — those sites and services that aggregate the tens of thousands of Internet radio addresses and allow listeners to find stations based on genre, location, and more. But, as we learned at RAIN Summit West 2011, maintaining such databases presents numerous challenges, not only for the directory services that want to provide a helpful service, but to webcasters themselves who want to be found.
Rusty Hodge, founder of successful independent webcast Soma.fm, noted during the “Tuners & Directories” panel discussion that it’s difficult for webcasters to push their streams to all the different aggregators out there and to ensure their services are listed correctly.
Bill Moore of TuneIn Radio explained his own company’s challenges. TuneIn Radio maintains tuning software for devices, its own successful mobile app, and a consumer Internet radio guide destination called RadioTime. Moore explained that TuneIn Radio relies on users, as well as broadcasters, to spot errors. As a result they receive 10,000 update requests every week, said Moore. To sort through them, TuneIn Radio uses a 40-member editorial team and “millions of lines of code.”
Lisa Namerow, VP of AOL Music Network, explained how her company’s approach with the Shoutcast directory is more “organic.” Webcasters suppy their own data, which is automatically aggregated into the directory. Not surprisingly, that sometimes means “it doesn’t look as pretty” (as a closely-monitored guide might be). However, the guide is still well-used. Namerow said Shoutcast visitors clock in about 400 million hours of listening every month.
Moore, Hodge and BRS Media president George Bundy (who also runs the Web-Radio.fm directory) agreed that some sort of unified Internet radio directory should be the ultimate goal here. And that’s just what the Internet Media Device Alliance (IMDA) is trying to do, according to panelist John Ousby of tuning software creator vTuner (on the panel representing the the IMDA).
“When data is updated [by webcasters, updates would ideally be] sent to all subscribing aggregators so that the information can be kept fresh… there’s currently no standard way of providing this information. So that’s what we’re doing,” explained Ousby.
“This sounds like a pretty good step forward,” said moderator James Cridland of MediaUK.org. Soma.fm’s Hodge agreed. “I love the fact that we would only have to push one data feed out…standardization in directory services is like a holy grail for Internet radio right now.”

06 aprile 2011

Radio Libia Libera in diretta streaming su UStream









Video clips at Ustream



UStream ha appena attivato un canale streaming con il programma degli insorti libici, Sawt al Libya al -Hurra, su 675 da Benghazi. Il feed è stato attivato da un anonimo attivista noto con su Twitter come @ChangeInLibya. Lo stream viene immesso in Internet così come è ricevuto via radio! Si tratta chiaramente di una ricezione non da studio, che avviene quasi sicuramente in una località a una certa distanza dal trasmettitore: si sente un marcato fading e a volte un tremendo rumore sovrasta l'audio. Il canale si chiama Benghaziradio, provatelo!


05 aprile 2011

UK Player, online il "ricevitore" di tutte le radio british


E' finalmente online, anche se con una selezione ancora limitata di stazioni, il progetto UK Radioplayer, il portale che dovrebbe consentire l'accesso online a tutte le stazioni radio pubbliche, commerciali e comunitarie in Gran Bretagna. UK Player è una iniziativa congiunta di BBC, Global Radio, Guardian Media Group, Absolute Radio e RadioCentre che punta a facilitare l'ascolto dei programmi radiofonici via Internet. Si possono effettuare ricerche random con il nome della stazione, del programma o del presentatore o consultare la lista alfabetica delle emittenti. Le stazioni possono decidere se bloccare i loro contenuti per chi cerca di ascoltare dall'estero e per il momento non sono disponibili i podcast dei programmi e esiste una funzione per registrare i programmi o temporizzare l'ascolto. Nella finestra del player si possono però memorizzare i pulsanti che portano alle stazioni preferite. Manca per il momento una versione per smartphone/tablet, ma questa opportunità è stata presa in considerazione. Ecco il comunicato ufficiale e un video che mostra il funzionamento del sistema:




PRESS RELEASE, March 31, 2011

BBC AND COMMERCIAL RADIO IN WORLD FIRST WITH LAUNCH OF RADIOPLAYER

• Radioplayer will launch with an anticipated three million[1] listeners in the first week –representing the majority of UK online listening

• Over 100 stations live, with 100s more to follow in the coming weeks

• Cross-industry search function providing listeners with more choice

• Users can personalise Radioplayer by saving their favourite stations

Radioplayer, the online listening platform for radio, today (March 31) goes live in a ground-breaking partnership between the BBC and commercial radio, representing a pan-industry world first by bringing radio together online in one place.
Internet radio, currently attracting around 4.5 million listeners a week[2], is set to be transformed with the launch of Radioplayer, which will offer UK radio in one place, a cross-industry search function and the ability to save your favourite stations and programmes for ease of use.
Radioplayer’s innovative search facility, which will be refined and expanded over coming months, will help listeners explore UK radio, with five easy ways to search; by station, programme, location, presenter or topic. On-demand programmes, ‘listen again’ and commercial radio podcasts[3] will also be searchable, with live output or ‘just broadcast’ listed higher than older programming.
All BBC national and local stations as well as commercial radio, including Global’s Capital and Heart networks, GMG’s Smooth Radio and Absolute Radio, will be available on Radioplayer. It is also announced today that Bauer Media and UTV Media owned stations will be joining Radioplayer within a week of launch, taking the total number of stations available from 157 to 228 – with all the UK’s major radio groups now available on Radioplayer. Other stations joining Radioplayer on week two of its roll-out include Fun Kids, Global Traffic Network, Planet Rock and Manx Radio, which will be followed in the coming weeks by hundreds of local, regional, student and community radio stations.
Listeners will have access to a one-stop shop for hundreds of stations, with Radioplayer’s intelligent functionality making online listening accessible, intuitive and simple. Users will be able to flick between stations at the click of a button as well as store favourites as pre-sets, offering all the simplicity of a traditional radio, with all the benefits of digital.
Radioplayer is expected to become a vital component of the radio industry’s multiplatform digital future alongside DAB, with potential roll-out plans seeing Radioplayer available on mobile devices, including smart phones and tablet computers. Radioplayer is also confirmed as a content advisory partner for the YouView internet TV project, set to launch in 2012.
Radioplayer, will use stations’ existing audio streams, leaving radio stations in full control of their branding, audio and visual content, with commercial radio stations also able to add sponsorship and advertising to their “skinned” pop-up console.

Tim Davie, Director, BBC Audio and Music said:

“Radioplayer’s strength is a simple, powerful offer to listeners: all of radio in one place. This partnership is another signal that the radio industry is accelerating cross-industry innovation.”

Andrew Harrison, Chairman, UK Radioplayer Ltd. said:

“Radioplayer will benefit the entire UK radio industry – BBC, commercial, and all Ofcom licensed community, hospital and student radio. Every station on Radioplayer will be one click away from every other station, and listeners will have the ability to search the whole of UK radio, discovering exciting new content. All stations will be treated equally, and the smallest station will pay the least to join. We’re aiming for the whole of UK radio to be on Radioplayer within a year.”

Michael Hill, Managing Director, UK Radioplayer Ltd. said:

“Radioplayer represents a united industry investment in its digital future. Over the next few weeks Radioplayer is set to expand rapidly, offering consumer choice across hundreds of stations and thousands of programmes. That choice could soon extend to platforms including mobiles, tablets, connected TVs and hybrid radios.”

07 novembre 2010

Il cubo Q2, Internet radio essenziale

Un omaggio inconscio al Radiocubo Brionvega? Decidete voi: annunciata all'edizione 2009 dell'IFA dal gruppo di elettronica di consumo Armour e da Cambridge Consultant, è arrivata con un po' di ritardo sul mercato britannico la radiolina Internet Q2. Un cubo di 10 centimetri di lato, disponibile in tanti colori, e un software per pilotarne le funzioni e ricevere da Internet 10 mila stazioni diverse e può anche riprodurre i podcast. Q2 non ha pulsanti o display, è solo un altoparlante con batteria ricaricabile (riceve via Wi-Fi ma ha una porta USB integrata). Per cambiare stazione o alzare il volume basta far rotolare il cubo, come fosse un dado da gioco. I movimenti, rilevati da un accelerometro, agiscono al posto dei bottoni. Prezzo 90 sterline.

09 settembre 2010

Dall'acquisto di AmieStreet/Songza nasce Amazon Radio?

La notizia ha del clamoroso soprattutto per l'importanza dell'azienda che ha perfezionato l'operazione. Amazon, il gigante del libro via Internet nonché pioniere dell'e-book (ma il 50% del fatturato online è fatto vendendo abbigliamento, scarpe, elettronica di consumo), ha annunciato l'acquisto di Amie Street, una azienda di cui finora era stata semplicemente uno dei finanziatori. Amie Street fino a ieri è stato un sito di informazione e vendita di brani musicali, uno dei tanti store con funzionalità di social network che ha permesso ai suoi iscritti di venire a conoscenza delle ultime novità dei gruppi musicali indipendenti e di acquistarne la produzione attraverso un innovativo meccanismo di "pricing" dinamico: chi scopriva i brani per primo, pagava un prezzo più basso per acquisire il diritto a prelevarlo.
E' questo meccanismo a interessare oggi ad Amazon? Macché. La libreria online, che ha già una ricca sezione musicale e video, ha puntato il suo radar su un altro servizio che Amie Street aveva in pancia da un paio d'anni. Nell'ottobre del 2008, il sito di musica "indie" aveva infatti acquisito Songza, un motore di ricerca di brani musicali che individua la musica su Internet e la suona sull'altoparlante del computer. Nel tempo Songza si è evoluto in un servizio di Web radio personalizzato che consente ai suoi utenti di allestire veri e propri canali tematici in collaborazione con i propri amici. L'elemento differenziante è che al posto della casualità di una Pandora, Songza permette di allestire le playlist da riprodurre in streaming attraverso le ricerche in un archivio di 8 milioni di canzoni.
Il fatto che adesso Amazon voglia elaborare questo concetto è certificato dalla immediata sparizione del vecchio sito di Amie. Gli utenti vengono dirottati verso un messaggio che annuncia la fusione con Amazon e invita a risintonizzarsi sulla "nuova" Songza. Quale potrebbe essere l'effetto dello sbarco di Amazon in un settore, quello della musica in streaming e del Web di tipo "radiofonico", in cui aziende al confronto microscopiche come Pandora e Last.Fm hanno già avuto conseguenze molto profonde? Non resta che restare in ascolto delle frequenze Internet di Amazon Radio.

07 settembre 2010

Dai clandestini di CaterSport il "solo Web" di Radio RAI

Che fatica sperimentare la radio 2.0 in Italia! Anche quando si tratta di radio 1.1. Attraverso Facebook mi ha contattato Sergio Ferrentino, di CaterSport, la trasmissione sportiva che va in onda la domenica in serata su RAI Radio 2. Il team di CaterSport - che il 12 settembre lancerà anche una sua versione del fantacalcio, il concorso "11 Secchi" - ha convinto la direzione della rete di intrattenimento ad autorizzare un supplemento del programma diffuso esclusivamente in streaming Web. In pratica dal 5 settembre CaterSport trasmette come al solito dalle 20:00 alle 21:00 sulle frequenze di Radio 2 e a partire dalle 21, in diretta, solo su Internet. Sulla home page del programma è già disponibile l'MP3 della prima serata, inclusa l'ora supplementare diffusa in streaming.
Per Radio Rai non è una prima assoluta. «Avevamo sperimentato il tutto durante le Olimpiadi di Pechino - spiega Sergio. Le gare importanti fuori dalle nostre dirette le commentavamo in diretta streaming.» Già allora, aggiunge l il co-autore e conduttore della trasmissione, non era stato facile ottenere il via libera. E con il cambio di direzione gli ostacoli non sono diminuiti, anzi. Quelli di CaterStreaming si sentono, conclude Sergio, un po' "clandestini". In barba a quanto abbiamo letto a proposito della futura offerta di canali Web firmati dall'emittente pubblica.
La palma di prima Web radio promossa da una rete RAI spetta, guarda caso, a due conduttori ormai giubilati, Luca Sofri e Matteo Bordone, che nel 2007 diffusero in streaming e solo in streaming un programma speciale dalal Fiera del Libro di Torino, nel quadro della sperimentazione di Radio 3 Web. Un esperimento che non ha portato molta fortuna né a Radio Rai Web né alle due voci di Condor.
Il mio augurio è che oggi Sergio Ferrentino e C. riescano (ancora una volta) a fare da apripista di un nuovo modo di diffondere contenuti radiofonici e che la RAI si decida una volta per tutte a far leva sul suo enorme patrimonio di creatività e di materiali di archivio, moltiplicando le opportunità di ascolto. Nicchia o non nicchia.

10 giugno 2010

Piccola guida alla radio in streaming

Streaming World, è un libro che Edoardo Martinelli, lettore di RP, ha appena pubblicato per Maremmi Editori di Firenze affrontando, come recita il sottotitolo, il tema del "futuro della radiofonia". Un libro agile, una ottantina di pagina, ma non per questo poco denso e documentato, come testimonia la ricca bibliografia. Edoardo sembra essere molto convinto delle possibilità del mezzo radiofonico nel passaggio da un modello puramente broadcast a un contesto più ibrido, assai più complesso ma anche aperto.

«Quello che fino a qualche tempo fa era ostacolato dai limiti dell’analogico, - si legge nella scheda di Streaming World - oggi rappresenta un fenomeno di libertà senza precedenti. Grazie ad Internet ed allo “streaming online” è infatti possibile ascoltare migliaia di emittenti radiofoniche da tutto il mondo. Non solo: contrariamente a quanto accadeva prima con la radio in FM, l’ascoltatore può scegliere quale tipo di musica o programmazione ascoltare, quando e come, oppure diventare egli stesso un broadcaster. Si tratta di una rivoluzione di fondamentale importanza che ha mutato la radiofonia in senso estetico, sociologico e tecnologico.»
Sfogliando la copia che Edoardo mi ha fatto gentilmente recapitare ho trovato molto interessante la parte dedicata alle interviste con diverse Web radio italiane. C'è anche una sezione più tecnologica, che funge per certi versi da guida pratica. L'argomento non è facile da trattare in un manuale di forma cartacea. Lo streaming su Internet è una materia a dir poco magmatica, anche se dominata da un numero ormai relativamente ristretto di standard, ma se lo scopo era quello di introdurre un lettore generico alle possibilità di questa "nuova" radiofonia, mi sembra che il risultato sia più che confortante. Anche il piccolo prezzo di 7 euro fa di questo libretto un utile strumento di divulgazione.

03 giugno 2010

Radio RAI cambia il formato di streaming online


Da stamattina è online il nuovo formato di streaming dei tre programmi di Radio RAI, passata a utilizzare Windows Media Audio v.9. Il player pop up è raggiungibile dal portale www.radio.rai.it oppure all'indirizzo http://www.rai.tv/dl/RaiTV/popup/player_radio.html?v=1 (il numero di canale varia fino a 8 visto che è inclusa anche Italia Radio di Rai International oltre alla ex filodiffusione, Isoradio e GR Parlamento).
Per ora resta attivo anche il vecchio flusso RealMedia, in attesa di una decisione finale sulla sua sopravvivenza. A quanto ne so anche questa è una tappa intermedia perché come per molte altre emittenti pubbliche è possibile in futuro l'adozione di nuovi formati, ma anche con Windows Media (a 96 kHz di campionamento), devo dire che il salto rispetto a Real si fa sentire. La "classica" di Auditorium suona molto meglio di prima, il pianoforte delle variazioni beethoveniane che sto ascoltando non ha mai avuto un tono così caldo e non distorto. C'è anche una paginetta di FAQ davvero utile e soprattutto rispettosa della comunità open source, con la lista delle URL da utilizzare per chi, sotto Linux, adotta player aperti come VLC. Per comodità ecco l'elenco dei link diretti.

Radio 1: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=162834
Radio 2: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=162063
Radio 3: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=162841
Filodiffusione 4: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=173799
Filodiffusione 5: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=173832
Isoradio: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=173875
Gr Parlamento: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=173879
Rai Italia Radio: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=173887

Io sto ascoltando il nuovo stream WMA con i plug-in FlipVideo con Safari Mac e tutto funziona a meraviglia. Brava Radio RAI!

19 ottobre 2009

Rdio, musica in streaming dagli inventori di Skype

Come si dice in gergo giornalistico ho bucato clamorosamente la notizia, trapelata il 14 ottobre sul New York Times, della nuova avventura imprenditoriale della premiata coppia Zennstrom e Friis, i genitori di Kazaa, Skype, Joost e, adesso, di Rdio (pronunciata Ardio, immagino), un servizio per lo streaming di contenuti musicali in abbonamento basata su un modello molto simile a quello di Spotify. Ancora non si sa bene su quale tecnologia di distribuzione poggerà il nuovo servizio dei due ragazzi terribili, ma tutto lascia pensare che il peer-to-peer tornerà a essere fondamentale. Cominciano però a nascere le prime perplessità su questa mania del "tutta-la-musica-che-vuoi-via-Internet-in-cambio-di-uno-spot-o-di-tre-dollari-al-mese". A quanto si sente dire Rdio si focalizzerà su Internet mobile, ma a ben guardare è la prima volta che i due imprenditori del software scandinavi non fanno da apripista. La loro idea si sovrappone a quella di tanti altri. Possibile che ci sia tutto questo mercato? Anche a fronte del crollo dei volumi di vendita dei CD, è davvero possibile che Internet nelle sue diverse articolazioni sostituisca completamente il disco e anzi riesca a far prosperare le etichette discografiche attraverso i nuovi accordi per la distribuzione o la vendita online? E se invece dovessimo assistere al ritorno della radiofonia?
In attesa di saperne di più su Rdio e sulle sue possibilità di successo, eccovi l'articolo del NYT che rivela i piani dei fondatori di Skype e un secondo commento di Paidcontent.org, dove tra l'altro si parla della causa legale che pende sulla tecnologia software P2P che accompagna Zennstrom e Friis dai tempi di Kazaa. Nel pezzo di NYT vengono anticipati anche i piani di un nuovo servizio musicale, quello del network di blog specializzati Mog, che dovrebbe partire il prossimo novembre.

October 14, 2009
Still Hoping to Sell Music by the Month

By BRAD STONE
SAN FRANCISCO — The idea of selling monthly subscriptions to a vast catalog of online music has met with only limited success. That isn’t stopping a new batch of entrepreneurs from trying to make it work.
The latest and perhaps most surprising entrants to the field are the European entrepreneurs Niklas Zennstrom and Janus Friis. In 2001, they created and financed Kazaa, one of the original peer-to-peer file-sharing services that hurt the music industry. The two have created and financed a secretive start-up called Rdio, with offices in Los Angeles and San Francisco.
Rdio and similar start-ups are reinventing a concept pioneered earlier this decade by Rhapsody, a service majority-owned by RealNetworks, and the tamed version of Napster, now owned by Best Buy. A few hundred thousand Rhapsody and Napster subscribers pay monthly fees of around $15 for the right to stream an unlimited number of songs, at any time, from their PCs and mobile devices.
But with modest membership growth at best, neither service has managed to challenge iTunes, with its many millions of users — or enticed music lovers from pirating music. Moreover, Yahoo, AOL and MTV Networks have abandoned their own music subscription efforts.
But as CD sales continue to plummet, and the music industry searches for a profitable future, entrepreneurs with various approaches say they believe they can finally make music subscriptions work. Rdio is hoping to introduce a music subscription service by early next year that offers seamless access to music from both PCs and cellphones. The big challenge will be to get licenses from the major music labels, which have not viewed past digital music efforts by Mr. Zennstrom and Mr. Friis favorably.
“The ironies are very interesting,” said Drew Larner, Rdio’s chief executive, who says talks with music labels are continuing and confidential.
Since they started and sold Kazaa years ago, the founders “have shown they understand content and they have always been up front with the labels about what they are trying to do.”
Mark Piibe, the head of digital business development at the EMI music label, confirmed that talks were under way with Rdio and said there was no reluctance to deal with the pair. “They’re businessmen with a real track record of innovation,” he said. “They are bringing a lot of new ideas to music distribution and there is no reason why we wouldn’t talk to them seriously.”
Two other new music subscription companies will most likely beat Rdio to the United States market. Spotify, a year-old company that offers a free, ad-supported service but tries to get users to sign up for about $16-a-month ad-free version, already has several million users in Europe.
Spotify says it hopes to bring the service to the United States early next year, but it could look somewhat different here. American music labels are increasingly resistant to the idea of licensing their catalogs to any new service offering free music with ads, because they have already backed free music downloading sites like MySpace Music and Imeem.
“We like Spotify as our partner in Europe, but we would like them to move more toward a paid subscription environment,” said Thomas Hesse, president of global digital business at Sony Music.
That raises the possibility that a lesser known company will lead the wave of new music subscription services — Mog, a three-year-old blogging network that recently raised $5 million, led by the venture capital firm Menlo Ventures. Mog has licensing deals with all four major American music labels: the Universal Music Group, Sony Music Entertainment, the Warner Music Group and EMI Music, plus thousands of independent labels through the digital distributors Orchard and Ioda.
Based in Berkeley, Calif., Mog is getting specific about its plans for its “All Access” service, which it says it will introduce by Thanksgiving. For $5 a month, members can listen to as much music as they want from their computer; for $12 to $15, users can access music on their mobile devices as well.
The service is a sort of cross between Pandora, the free online radio site, and music subscription services like Rhapsody. Users can listen to the songs of any artist and build a playlist with only that music. By manipulating a slide bar, users can also gradually add a smattering of tunes by similar artists, in effect customizing their own online radio station. People can then share their playlists from their site on the Mog service.
David Hyman, Mog’s founder and the former chief executive of Gracenote, calls it “radio without restriction.”

***

KaZaA, Skype, Joost Founders Now Building A Music Service

They turned the entertainment world upside-down with KaZaA, revolutionized voice communications with Skype and eventually gave up on their web TV ambitions through Joost.
Now serial entrepreneurs and investors Niklas Zennstrom of Sweden and Janus Friis of Denmark are trying again to disrupt the music business. They have funded and are launching a new subscription music service dubbed Rdio, funded by Atomico Ventures.
NYT reveals the “secretive startup”, has offices in LA and San Francisco, “is hoping to introduce a music subscription service by early next year that offers seamless access to music from both PCs and cell phones”. Rdio is seeking label deals and even has a CEO, Drew Larner, who notes the disdain with which the labels regarded the once-renegade P2P app KaZaA in yesteryear: “The ironies are very interesting.”
No word on whether Rdio will re-deploy the same kind of P2P network that has made Zennstrom and Friis famous. The pair first developed the Global Index distribution system for KaZaA, then used a variant to underpin Skype’s communication backbone. Then they thought their could make online video delivery more efficient using Global Index, so started Joost under the codename The Venice Project.
But Global Index is currently the center of an acrimonious and complex legal dispute involving Zennstrom, Friis and Skype, now owned by eBay (NSDQ: EBAY), which licenses the distribution mechanism, which is key to Skype’s functioning, from the pair’s Joltid holding company. They accuse former Joost CEO Mike Volpi of pilfering the system’s intellectual property when he left Joost for Index Ventures, the VC house that is now becoming a part-owner of Skype in eBay’s sell-off.
Even if Rdio relies on Global Index, the legal mess won’t necessarily hold up the startup’s development. In fact, given that 90 percent of digital music consumption is illegal, Rdio may do well to embrace P2P even further, offering the service as paid access to a KaZaA- or Pirate Bay-like distributed file repository, in the same way the company behind the failed Bay buyout attempt had optimistically hoped.
Either way, with momentum amongst music labels clearly swinging behind the monthly subscription model, Rdio will find the space already populated by Pandora (which doesn’t offer on-demand), Napster and, most significantly, Sweden’s well-thought-of Spotify, which was planning a Q3 or Q4 U.S. launch and itself uses a form of P2P distribution.

02 settembre 2009

Google Listen, tutto il Web audio sui telefonini Android

Listen, Ascolta, è la nuova applicazione Android sviluppata dai Google Labs in persona per favorire l'ascolto dei podcast e del "Web audio" sul proprio telefonino Android. Metà player, metà guida ai programmi, Listen - spiega qui di seguito ReadWriteWeb riportato da Francesco Delucia - consente anche di cercare i podcast preferiti, memorizzare un paio d'ore di ascolto, condividere con gli amici le segnalazioni dei programmi e accedere alle ultime notizie. Per il momento non esiste una versione iPhone...

Google Labs Launches Listen Podcast App
Written by Dana Oshiro / August 20, 2009

Google Labs just launched Listen - an "audio magazine" that allows Android users to subscribe to programs and search terms to queue up their podcasts for easy listening. While Listen only offers English audio podcasts for now, the company plans on expanding to index video and content in other languages in the coming months. The product allows you to keep a couple hours of audio on your phone for your daily commute, lets you share podcasts with friends, and helps you find the latest updates for breaking news stories.
To get started, users can search for specific podcast titles or topics including technology, politics or news. From here, you can start listening immediately or choose to subscribe to a program and save it for a later date. The Listen Queue also allows users to rearrange their episodes in the order of their choice. The ability to search for new content via the device is something missing from many of the current iPhone services like RSS Player.
Listen is currently only available for Android-powered phones such as the G1 and myTouch 3G from T-Mobile. To download the application, users can scan the enclosed QR code and follow the onscreen instructions or look for Listen in the Google Android Market.

15 luglio 2009

Listener Driven Radio: la trasmissione la fate voi

Francesco mi segnala un post apparso sull'italiano TheBlogTv relativo a una novità arrivata dagli USA: la radio basata sul crowdsourcing. Con questo termine vengono indicate le iniziative Web e i servizi che vengono gestiti in toto o in parte attraverso meccanismi di partecipazione delle comunità di utenti. Ci sono aziende che su Internet erogano per esempio servizi di assistenza sui loro prodotti coinvolgendo altri utenti che rispondono a dubbi e richieste di aiuto come un vero e proprio help desk. Solo che il servizio è fornito dalla "folla", non da dipendenti dell'azienda.
LDR Listener Driven Radio permette di applicare lo stesso meccanismo alla programmazione di una stazione radio. Non è una novità di per sé, moltissime piattaforme musicali in Web streaming prevedono la partecipazione diretta di chi ascolta e i brani vengono diffusi in base alla loro popolarità nell'ambito di una comunità di persone. LDR però non è un sito Web pubblico pensato per lo streaming ma un prodotto commerciale (venduto o acquisito in cambio merce) espressamente rivolto alle stazioni radio con tanto di trasmettitore e antenna che intendono avvalersi del mezzo interattivo non solo per catalizzare l'attenzione del loro bacino di utenza e magari per estenderlo, ma anche per coinvolgere direttamente l'ascoltatore nella "direzione artistica". Con LDR la stazione può sfruttare il sito Web, i widget, i principali social network per raccogliere il feedback sui brani da trasmettere e persino per raccogliere nuove proposte dai gruppi musicali emergenti e sottoporle al famoso giudizio della folla.
LDR è una startup di Westlake, Ohio e l'inventore della piattaforma software è Daniel Anstandig, che insieme a Lee Zapis e Mike McVay, tutti coinvolti nella produzione di programmi radiofonici e manager di stazioni radio, ha pensato di cavalcare in questo modo i nuovi aspetti sociali e partecipativi della radiofonia. Sul blog di LDR ho trovato un post di McVay che può rappresentare il manifesto programmatico di questa nuova avventura.
Ecco invece il comunicato stampa sul lancio del software:

Listener Driven Radio Launches New Software for Radio, Giving Listeners Control
Jul 5th, 2009

The Radio revolution has begun! Listeners are taking back control of the radio. The principles of Listener Driven Radio, LLC (Broadcasters Lee Zapis, Daniel Anstandig, and Mike McVay) announced today the release of new Listener Driven Radio software, empowering broadcasters to become crowdcasters.SM The listeners become the Music Director with Listener Driven Radio.
Listener Driven Radio (www.ListenerDrivenRadio.com) is a new model for radio built on crowdsourcing, that allows listeners to go online, or to their iPhone, and offer their input into what plays next on the radio station. LDR is constantly absorbing listener input, song votes, and comments on music, and automatically adapting programming in real-time. Your audience can control the stations on-air product … within the parameters that the Program Director creates.
McVay New Media President and LDR architect Daniel Anstandig said, “This is a new way of programming radio and growing your brand-community. This is the first time that the power of crowdsourcing has been harnessed this way for radio programmers. Imagine being able to improve your product while decreasing the cost of programming.” Zapis Capital CEO Lee Zapis said, “The software we’ve developed will allow the listener to truly take control of their radio. So many of us in broadcasting have been concerned about the competition we face from the Internet, satellite, and social networking. LDR diminishes those concerns and takes what’s best about the Internet and puts it to use for your radio station.” McVay Media President, Mike McVay, added, “It’s time that radio operators get over their inferiority complex and embrace new technologies. The times have changed, and God willing, they’ll keep changing. Listener Driven Radio is the first application that marries the consumer’s wants with the PD’s desires … and that equals great and entertaining programming that’s good for any daypart.”

Introducing Listener Driven Radio:

• It’s groundbreaking. Turn your listeners into collaborators. Constant research generated from active listener interaction. Listeners log-on, click-to-pick their favorite songs, and then sit back and enjoy hearing what they … and other listeners … selected to play on the air.

• The Program Director selects the universe from which the listeners click-to-pick. Your station will still be “SAFE” while allowing the audience to program the music that you play.

• LDR builds community by empowering your audience giving them ownership over your programming, integrating their feedback into your music scheduling immediately Listeners can also comment and vote on new songs, giving them the power to elect new songs for airplay.

• LDR makes it possible for listeners to vote for songs, request songs, pick which song should play next, and upload or vote for new music through radio station websites, iPhones, and Facebook.

• The radio station will NOW be CONNECTED to the social networking platforms used most by your audience. Turn your radio station into a community. Your listeners will communicate online using LDR, and will be encouraged to repeat visit and repeat listen to your station.

• LDR feeds Twitter automatically for radio stations, helping them to increase tune-in. LDR harnesses the marketing capabilities of social media.

• LDR engages listeners, constantly absorbing their input, votes, and comments about your station’s music. This creates a community around a radio station’s brand.

• LDR ties in directly to radio automation systems and instantly adapts a radio station’s programming based on listener feedback and parameters preset by the Program Director.

• LDR takes a four-pronged approach to reaching listeners. LDR is software that enables listener interaction via Mobile/iPhone, Widget (embeddable on any site), Your Station Website, and Social Networks (including Facebook, MySpace, and Twitter). Then, listener input drives your on air programming and music scheduling in real time.

• LDR enables you to change your playlist in real time based on listener input. The end result is programming that adapts to your target audience. The LDR software is also fully adaptable to your branding and look-and-feel, seamlessly integrating into your radio station website.

Visit www.listenerdrivenradio.com for an actual demonstration. The software is available to radio stations for cash or barter. For more information, call Listener Driven Radio at 877-221-7979, or e-mail Daniel Anstandig at daniel (at) listenerdrivenradio (dot) com. Follow LDR on Twitter here!


Microsoft prepara un servizio musicale free?

Microsoft come Spotify, il servizio di streaming musicale supportato dagli annunci pubblicitari o di download a pagamento. Secondo il quotidiano inglese Telegraph, che riporta le dichiarazioni di un dirigente di MSN, entro la fine del mese Microsoft lancerà un analogo servizio, forse per rendere ancora più appetibile l'acquisto del player musicale Zune, anch'esso annunciato per l'autunno.
Rischia di diventare alquanto affollato il mercato internettiano delle alternative alla radio. La materia prima è sempre la musica. Il cui consumo, secondo il modello genericamente riferibile a iTunes di Apple viene sempre più manovrato dal basso, coinvolgendo in prima persona l'appassionato che si informa in modo attivo attraverso i social network e riceve input automatici dai vari sistemi di "raccomandazione" musicale, anche loro sociali.
C'è una sola pecca in tutto questo discorso: la sostenibilità economica dei siti di raccomandazione e aggregazione (che per mantenere la legalità devono pagare i diritti e quindi finanziarsi in qualche modo) e le possibili ricadute sul mercato tradizionale della musica, che per il momento fatica a trovare online la sua nuova strada. Per un iTunes che ha successo ci sono decine di proposte alternative sul cui futuro a medio-lungo termine è impossibile fare previsioni.

Microsoft is launching a music streaming service this month

Microsoft is gearing up to launch a music streaming service similar to Spotify by the end of this month.

By Emma Barnett, Technology and Digital Media Correspondent
Published: 13 Jul 2009

The service, which Microsoft aims to have ready by the end of July, will offer users the chance to stream music for free and also download to own.
Peter Bale, executive producer of MSN, Microsoft’s news and entertainment portal, told The Telegraph exclusively: “Music is an important area for Microsoft. We are looking at launching a music streaming service imminently.
It will be a similar principle to Spotify but we are still examining how the business model will work.”
Spotify users can stream music for free in exchange for listening to around a minute of advertising every half hour but for £9.99 a month, the ads will be turned off. It is thought Microsoft’s offering will be ad-supported too as well as having a paid-for premium service.
Mr Bale added: “We are looking at how other similar businesses have structured their business models and trying to figure out what will work best for both consumer and Mircosoft.”
The service would be operated and owned by Microsoft, while being promoted through MSN and other parts of the Microsoft network.
He also hinted the service could be tied in with Microsoft’s Xbox gaming console, but would not be drawn on the details of how a partnership would work. The addition of a Microsoft-owned music streaming service would tie in with an increasingly consumer focussed strategy from company to make its Xbox 360 console the main “entertainment hub” in the family home. Users are already able to download movies through their console and play games against one another online.
In what is becoming an increasingly competitive marketplace, Mr Bale thinks Microsoft can bring “scale and a quality of product” to the music streaming scene.
The service is expected to bolster the appeal of Zune, Microsoft’s music player. Mr Bale said the knowledge of the music industry the company had gleaned via Zune and also the player’s technology, had all been incorporated into the service’s development process. Microsoft recently announced it would launch a high definition version of its music player, but it will only be available in the United States.
No download partner has been signed yet but Microsoft is in discussions with several companies. Spotify’s download partner is 7digital and is in the process of offering one-click to own functionality.

18 febbraio 2009

USA, NAB strappa uno sconto sul webcasting

La notizia è che la National Association of Broadcasters americana e SoundExchange, la società che raccoglie i diritti per la diffusione della musica, hanno raggiunto un nuovo accordo per il cosiddetto simulcast via Internet, il flusso di programmazione che l'emittente radiofonica tradizionale difffonde in simultanea via etere e sul Web. Sono tariffe piuttosto elevate e destinate a crescere notevolmente nei prossimi cinque anni, ma quel che conta per la NAB è che fino al 2010 i suoi associati pagheranno lo streaming musicale su Web a tariffe comunque più convenienti rispetto a quelle a loro tempo fissate dal Copyright Royalty Board.
Restano i dubbi sulle povere emittenti che trasmettono solo su Internet, esterne al NAB e quindi escluse dalle tariffe preferenziali e impossibilitate a giocare su diversi canali pubblicitari (cosa ha già spinto AOL e Yahoo a liberarsi delle loro Web radio). Ma attenzione, scrive nel commento che segue la newsletter Audiographics. Le famose tariffe concordate con SoundExchange, forfettizzano il pagamento dei diritti in funzione del numero di ascoltatori che si collegano allo stream, in ragione di un tot ogni migliaio di ascoltatori. Le radio devono cominciare a convivere con l'idea che in futuro, diversamente da quanto è sempre accaduto per il modello diffusivo, un pubblico più esteso implicherà un maggior costo per la trasmissionedi brani musicali. E di conseguenza anche il modo di coprire tali costi - cioè la vendita di inserzioni - dovrà seguire un analogo ragionamento. Gli inserzionisti dovranno pagare di più per una pubblicità assai più mirata e misurabile, perché legata a un contenuto trasmesso via Internet e non via etere. Non solo. Nella pubblicità radiofonica ibrida via etere/Web, cambia anche radicalmente il concetto di localismo. Si sa che il mercato pubblicitario radiofonico americano viene suddiviso in tanti bacini e gli inserzionisti che acquistano uno spazio per essere ascoltati in un dato bacino sono anche quelli che si muovono, commercialmente, nell'ambito di quel territorio. Un brand nazionale non farà mai pubblicità su una stazione che si ascolta in una piccola città o comunque non investirà mai troppi soldi. E invece, con lo stream via Internet, cambiano anche quelle carte in tavola. Oggi una stazione non può andare a vendere pubblicità a un inserzionista che lavora in aree non coperte dal segnale. Ma se l'inserzionista in questione ha un sito Web raggiungibile da tutte le località americane la stazione ha uno stream Web che potenzialmente le consente di arrivare ovunque, perché l'inserzionista non dovrebbe acquistare uno spazio su quello stream? Un discorso molto logico, che dimostra come Internet, in una certa misura, ha davvero cambiato le vecchie regole e i mezzi tradizionali devono ancora abituarsi all'idea.
NAB reaches webcasting deal with SoundExchange
February 16, 2009

Soundexchange Two down, four or more to go. SoundExchange, the firm that collects royalties on behalf of labels and performing artists, announced a compromise today with the National Assn. of Broadcasters that settles a nearly 2-year-old dispute over royalties for online radio simulcasts. The deal comes one month after SoundExchange reached agreement with the Corporation for Public Broadcasting. Those pacts leave commercial webcasters, religious broadcasters, college radio and, possibly, hobbyists still seeking better terms than a Copyright Royalty Board decreed early in 2007. Unfortunately, the NAB deal isn't likely to break the logjam for the other webcasters -- simulcasts have much better economics than webcasts do, so NAB members can afford higher rates.
Many webcasters viewed the CRB's order as devastating because it would have more than doubled the royalty rate per song played online. The rate from 1998 to 2005 was 76 cents per 1,000 listeners for large commercial stations, and 20 cents for non-commercial ones. The CRB set a common per-song rate for both that rose from 80 cents per 1,000 listeners in 2006 to $1.90 in 2010. Combined with bandwidth costs and other expenses, those fees test the limits of what some webcasters can make selling advertisements. In response, SoundExchange argues that just as webcasters can't expect discounts from ISPs and utilities, they shouldn't demand "subsidies" from recording artists and record labels. Yet the rates apparently were high enough to prompt dramatic retreats by two of the most popular webcasters, AOL and Yahoo. Both turned over their radio streams to CBS, which was better positioned to market them to radio-friendly local advertisers.
Under the deal announced today, local radio stations will pay a per-song rate of $1.50 per thousand listeners in 2009 and 2010, compared with the CRB's $1.80 and $1.90, respectively. But the deal also calls for rates to rise to $2.50 by 2015. It's worth noting that commercial radio simulcasts (simultaneous online transmissions of over-the-air feeds) can be more lucrative than made-for-the-Internet webcasts because they cost little to produce and include far more commercials per hour. That's why it seems unlikely that the terms agreed to by the NAB will be appealing to other webcasters.
Congress had given each group of webcasters and SoundExchange until Sunday to negotiate deals whose terms would become available to every member of that group. With the deadline passed, it's not clear what will happen next. The courts will soon weigh in: A federal appeals panel in Washington is set to hear the webcasters' legal challenge to the CRB's ruling on March 19.

***

"Local" Covers Larger Area in Radio Today

If there's anything good to come out of the NAB agreement with SoundExchange for local broadcasters, it's that the radio industry will soon understand it must stretch its concept of the term "local" to survive after paying those streaming rates.
Let's quickly go over the terms: from $0.0015, a gradual increase to $0.0025 for each listener for each recording by 2015. It starts at 16% less than what is being demanded of pure-play internet radio stations. If you are interested in seeing what was offered to small webcasters, the agreement is here and the agreement term sheet is here.
There are two thoughts about NAB signing this deal:

1) Radio won't make it work without reconstructing how it sells its online audience.

2) The streaming fee will go up as each station builds its audience online.

Let's take the second point first because it's far from anything the radio industry has ever had to deal with: an escalating expense associated with extending audience reach. This brings a new metric to radio, "Revenue Per Visitor." It's a mathematically certain way to show whether each audience member makes you money, or costs you. The formula is Revenue Generated/Visitors = Revenue Per Visitor.
With server log analytics, you'll see how minor adjustments in web site programming elements add to your revenue or cause people to leave.
Revenue Per Visitor was never considered in a radio station's programming cost before because you could never track audience size. At $0.0025 for each listener, for each recording, you now know that it's technically possible to count an online audience accurately. You may also begin to see the granularity of measurements a radio sales staff can offer in its web site ad package.
It's no secret that HOW radio sells itself is antiquated. So, reconstructing your sales plan is useful if moving this old approach online.
As the NAB and SoundExchange agreement proves, accounting of an online audience is accurate enough to base your costs on it. The natural extension, then, is to offer clients this same granular accountability as a premium service attached to an advertising campaign. You can establish separate revenue streams for a variety of reports you are now able to provide advertisers.
Now about those advertisers, and getting back to our mention of stretching the concept of "local." Anyone listening to your radio station online, who lives in your ADI, helps represent approximately 40% of your web site's total visitors. (That's a very general/generous estimate based on years of watching data like this.) 60% of your web site traffic will come from outside of your market.
Focus selling to the 60% of outsiders by targeting (as advertisers) your town's businesses which have web sites offering online transactions.
If the radio industry is going to sign agreements to pay by audience numbers, it needs to establish methods of charging advertisers using the same audience numbers. (BTW: $0.0025 per listener for each recording may not sound like much until you extrapolate that over an AQH of 15,000.)
By setting up to pay these very high copyright royalty fees, NAB may have just pushed its radio members into tomorrow. Radio industry executives must now look at audience numbers on a much more molecular scale - where most in-the-know ad buyers are starting to settle.
When these execs look, their eyes will open wide; only we won't be able to tell if it's from an amazement at what stands before them, or the amount of money they will need to pay for streaming to an online audience.