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17 marzo 2012

Mi dicono che non è del tutto vero: Mike Daisey e il radioreportage troppo "condito"


Il podcast della trasmissione di This American Life (TAL) con il reportage di Mike Daisey sulle dure condizioni di lavoro delle fabbriche cinesi dei gadget digitali della Apple aveva fatto quasi 900 mila download, un record assoluto. Peccato che in queste ore i produttori di TAL facciano marcia indietro e decidano di ritrattare, l'estremo segno di ammissione di colpa per il giornalismo anglosassone: nella sua corrispondenza Daisey ha condito la storia con affermazioni esagerate o non vere, ha parlato di sostanze chimiche tossiche che però hanno colpito una fabbrica lontana mille chilometri da quella che aveva visitato, ha intervistato gli operai facendosi aiutare da un'interprete misteriosamente svanita subito dopo. Una quantità di particolari fasulli che ha indotto lo stesso Daisey ad ammettere: ho fatto teatro, non giornalismo. E del resto Mike non è giornalista ma attore specializzato in monologhi a braccio, un Ascanio Celestini sovrappeso bravissimo ma non assuefatto alla rigorosa pratica del "fact checking" che contraddistingue le pubblicazioni giornalistiche come TAL. L'ultimo lavoro di Daisey si intitola "Agonia ed estasi di Steve Jobs" (il testo è disponibile in public domain) e sembra proprio che alla fine la retorica dell'immaginazione abbia preso il sopravvento sul rigore dell'inchiesta.
La storia sta sollevando un'onda di piena di polemiche intorno al programma di Public National Radio andato in onda a gennaio, la prima volta dai microfoni di WBEZ Chicago. Ira Glass, il produttore che lo aveva presentato, oggi ha guidato l'episodio numero 460 di TAL per spiegare ai suoi ascoltatori gli errori commessi durante la realizzazione dell'episodio 454, quello incriminato. La trasmissione aderisce al normale standard di affidabilità di un programma diffuso su scala nazione, ha scritto Glass sul blog del programma." Non siamo stati all'altezza di questo standard."
Al momento, la trascrizione dell'intera trasmissione "truccata" è ancora disponibile, ma forse non durerà ancora a lungo. Resterà invece l'opera di denuncia di Daisey attore civile, che dopo essersi scusato sul suo blog ribadisce di essere comunque orgoglioso per aver attirato tutta questa attenzione sulle terribili condizioni lavorative di coloro che mettono insieme i prodotti di alta tecnologia che ci piacciono tanto.

21 novembre 2011

La radiocronaca milanese che sconfina in poesia

«Un mese dopo le elezioni che portano Berlusconi e la destra al potere, il "popolo della sinistra" reagisce allo smarrimento e alla frustrazione celebrando con una grande manifestazione nazionale a Milano l’anniversario della liberazione. Radio Popolare racconta in una gigantesca diretta tutte le fasi dell’avvenimento.»
Il 25 aprile di quel 1994 - lo ricordo bene - la coscienza collettiva di una parte della città di Milano, uscita da un periodo nel bene (poco) e nel male (tantissimo) quanto mai traumatico e appena entrata in una fase di oscurantismo culturale e imbarbarimento per certi versi peggiore del terrorismo (a Milano e in Lombardia si continua a morire per "ragioni" del tutto assurde che sono un sicuro sintomo di silenzioso terrorismo civile), si riunisce per un primo tentativo di rielaborazione, nel ricordo della Liberazione, del disastro del berlusconismo nascente. Strano chiodo nella bara del craxismo ormai tramontato...
In quella giornata di 17 anni fa Radio Popolare, già allora e forse più di oggi una delle voci più appassionate e critiche di quella coscienza, organizzò una lunga cronaca live che entra adesso in un libro di Nanni Balestrini, pubblicato come altre opere di questo poeta sperimentale, autore, artista milanese dall'editrice DeriveApprodi. L'opera si intitola "LiberaMilano", riunisce il testo di "Una mattina ci siamo svegliati" e inizia da una vittoria che celebra una sconfitta per arrivare, a 17 anni di distanza, ai giorni dell'elezione a sindaco di Milano di Giuliano Pisapia. Dal «magmatico flusso sonoro» della radiocronaca del 25 aprile, «rielaborando e rimontando il linguaggio radiofonico nella pagina scritta, Balestrini mette in scena una partitura di voci in cui resoconti di cronisti, telefonate di ascoltatori, commenti in studio, interviste volanti, memorie di vecchi partigiani, dialoghi con studenti arrivati da ogni città si fondono in un’incalzante narrazione corale.» Ma questa è solo una parte del racconto, perché il 30 maggio 2011 Radio Popolare (e con lei Balestrini) tornano a raccontare in diretta una vittoria elettorale che fino a poche settimane prima era data da molti per impossibile.
Un libro per riflettere, sugli avvenimenti e le persone di questi lunghi anni e sul ruolo di un giornalismo radiofonico di grande spessore, capace per questo di sconfinare a testa alta nella storia, nell'epopea sociale, nella poesia.

13 ottobre 2011

Il coraggioso giornalismo di una radio marsalese

Molto bella l'intervista di Repubblica R2 di oggi a Giacomo di Girolamo, il giornalista siciliano responsabile dell'informazione di RMC101, emittente marsalese che si ascolta in tutta la provincia di Trapani. Il tema dell'inchiesta del quotidiano è ovviamente la latitanza di Matteo Messina Denaro, capo dei capi di Cosa Nostra, un nome che aleggia in modo particolare nella Sicilia orientale da dove la famiglia è originario (Castelvetrano è il comune di Selinunte, figuriamoci). L'isola di Favignana, sede delle mie radiofoniche vacanze estive (le ricezioni FM a lunga distanza dall'amata Favi sono uno dei leit motiv di questo blog), è in questo senso un territorio anomalo perché sostanzialmente immune dalle influenze mafiose più pesanti. Pochi alberghi, pochi esercizi commerciali, nessun locale alla moda dove far circolare droga. Ma sull'isola si trova una villa appartata, di proprietà del potente senatore Antonio D'Alì, dove si mormora sia stato avvistato l'imprendibile latitante. Come background per le vicende narrate da Giacomo di Girolamo su Radio RMC (nonché sulla testata telematica Marsala.it) potete leggervi questo articolo di luglio scorso relativo alle accuse di collusione che la DDA di Palermo muove a D'Alì e le dichiarazioni dell'ex moglie del senatore Maria Antonietta Aula (oggi proprietaria di un magnifico agriturismo) al Fatto Quotidiano.

L'intervista di Flavio Bini

Il cronista di frontiera che sfida il capo dei capi

Giacomo di Girolamo, giornalista di 34 anni, conduce una trasmissione che si rivolge ogni giorno al boss latitante. "Ma io non la intendo come una sfida, raccontare Messina Denaro è un modo per raccontare il mio territorio". "Le minacce? Non fanno paura. Sono parte del mestiere, le metto in conto. Pesa di più l'intimidazione delle querele, che sottraggono soldi e tempo al lavoro". "Lui verrà arrestato, ma come è successo per Riina e Provenzano: quando qualcuno deciderà che il boss non serve più"
MARSALA. Ogni giorno, da tre anni, a Matteo Messina Denaro fischiano le orecchie per almeno tre minuti. Dai microfoni di una piccola radio di provincia, Rmc101, un giovane cronista pone quotidianamente la stessa domanda: "Dove sei, Matteo?". Proprio così, come a un amico. Dando del tu al capo della più importante organizzazione criminale del mondo in una seguitissima trasmissione che ogni giorno ripercorre le vicende del boss latitante. "E' un conterraneo, probabilmente attraversiamo le stesse strade ogni giorno, trattarlo come se fosse una figura inafferrabile contribuisce a alimentare un mito che invece io voglio in tutti i modi demolire", spiega Giacomo Di Girolamo, trentaquattro anni, giornalista da venti. "Ho cominciato da piccolo, prendevo il motorino alle sei e mezzo del mattino, lavoravo in radio prima di andare a scuola e tornavo nel pomeriggio. Ora scrive per quotidiani e periodici nazionali e dirige il portale Marsala.it e la radio Rmc101, la più importante della provincia di Trapani, un folto seguito tra i giovani, mirata soprattutto sul racconto del fenomeno mafioso. Nel 2010 ha pubblicato per Editori Riunti il libro Matteo Messina Denaro: l'invisibile.

05 ottobre 2010

Il destino dei giornali radio nel Web sonorizzato


Quali sono le sfide che il giornalismo radiofonico e i radiogiornali devono affrontare in un mercato dove tutti, ma proprio tutti sono in grado di "fare giornalismo radiofonico" via Web e in cui i siti dei quotidiani mettono online l'equivalente di interi canali all news?
Ne discute l'EBU di Ginevra, dal 7 all'8 ottobre, affidando a Mike Mullane e Matthew Trustram l'organizzazione della annuale Radio News Conference. All'evento parteciperanno rappresentanti della radiofonia in lingua italiana come Filippo Solibello di Radio2, Tomas Miglierina della RSI e VIttorio Argento. In agenda anche Michael Good, diventato celebre per la sua intervista al premier irlandese in stato di alterazione alcolica. Interessante anche la partecipazione di AudioBoo, la piattaforma di audiocondivisione in mobilità, di cui avevo accennato qui.

News for Digital Natives

This year's Radio News Conference, rNEWS10, looks at the impact of social media, mobile communications and the internet on the news environment in which radio operates.
The success of public service media in this interactive, multimedia space has given rise to a certain amount of friction with commercial competitors and especially newspaper publishers, who share a mission to provide their readers with quality journalism. Keynote speaker Valdo Lehari (ENPA) will debate these and other issues, including the opportunities for more collaboration, with ARD's Arthur Landwehr.
Other distinguished speakers will include Guido Baumhauer (DW), Charlie Beckett (POLIS Media), Andy Carvin (NPR), Michael Good (RTE), Mark Little (Storyful), Tomas Miglierina (RSI), Ulrich Neuwöhner (SWR), Mark Rock (Audio Boo) and Filippo Solibello (RAI).
Above all, rNEWS10 is an opportunity to celebrate the power and relevance of radio news. Participants will share insights and experiences as they discuss the challenges that lie ahead.
rNEWS10, which takes place in Geneva on 7th and 8th October, is free for all EBU Members. Participants will have the opportunity not only to network with peers, colleagues and experts, but also to gather ideas that they can implement in their organizations.

08 settembre 2010

A Ferrara, la festa del giornalismo "Internazionale"


La rivista Internazionale, che trovo spiritualmente molto affine a questo spazio, organizza a Ferrara, dal primo al 3 di ottobre prossimi, il suo Festival all'insegna del giornalismo di qualità. Sono stati invitati a parlare giornalisti italiani e stranieri di grande spessore. Tutte le informazioni sul sito del settimanale. Tra i media partner c'è Radio 3 e tra gli invitati anche Marino Sinibaldi.

25 settembre 2009

RNC - Giornalismo multimediale. O giornalismo?

Paolo Garimberti inizia il suo keynote alla Radio News Conference EBU qui a Torino, con una bella rievocazione dei suoi anni di corrispondente della Stampa a Mosca. E dei suoi primi inserti audio alla Radio della Svizzera Italiana ("50 secondi, da bravi svizzeri"). Erano gli anni dell'URSS e della morte di Nasser, in una sede di corrispondenza piena di nebbie e barriere.
Oggi è il contrario, dice Garimberti. Oggi sei talmente "sintonizzato" sul mondo che non puoi permetterti di ignorare le notizie, se non le dai non sai fare il tuo mestiere. La giornata di oggi è dedicato appunto al giornalismo nell'era della convergenza e dei contenuti multimediali. Mentre scrivo il presidente della RAI sta parlando di Walter Cronkite e cita Barack Obama per soffermarsi sul giornalismo che sembra - purtroppo - prevalere oggi.

18 luglio 2009

The most trusted man in America

Ogni confronto con la triste schiera di anchormen sponsorizzati dei telegiornali nostrani, così solerti nel mettere le loro indubbie qualità professionali al servizio del potere più arrogante, sarebbe ingeneroso. Cronisti della levatura di Walter Cronkite, che ci ha lasciati questa notte, a 92 anni, non ne nascono molti. Sono pochissimi, in ogni caso, quelli davvero in grado di coniugare la difficile arte di "bucare" microfoni e schermi a una visione etica del mondo (e della sua narrazione) che li isola da ogni tentazione populista e caciarona. Paragonare i Cronkite ai Vespa più che ingeneroso sarebbe assurdo.
Leggo sul New York Times che il figlio di Cronkite, Chip, ha riferito che il padre se n'è andato per le complicazioni di una demenza. Non sono un neurologo ma ne capisco abbastanza per poter affermare che doveva trattarsi di una demenza multiinfartuale, l'accumularsi dei danni provocati da una situazione vascolare compromessa. Ho avuto la fortuna di sentir parlare Cronkite dal vivo alcuni anni fa, quando l"'uomo più fidato d'America" venne ospitato alla convention di una azienda di software americana, grande ma allora molto chiacchierata. Cronkite era già un pensionato del giornalismo ma non aveva perso un grammo del suo carisma e certo non appariva indementito quando ricordava i suoi incontri con Kennedy o le sue cronache di guerra. A proposito di Kennedy raccontò di come gli era capitato di dare la notizia dell'attentato di Dallas in fretta e furia, rivolgendosi a un'America sbigottita. Il giornale newyorkese pubblica nella sua galleria fotografica l'immagine di un Cronkite in maniche di camicia, gli occhiali con la montatura grossa a nascondere lo sguardo, la smorfia di chi cerca di contenere le lacrime. Il Times racconta che forse per la prima volta nella sua carriera, quella sera Walter perse il suo proverbiale contegno, la "composure" così diversa dall'untuoso sussiego dei reporter da compagnia, fino a doversi toglierseli, gli occhiali, per asciugarsi brevemente gli occhi. Quando lo sentii parlare, sul palco di quella convention, Cronkite ricordò invece di essersi trovato poi in uno studio sguarnito e di aver preso personalmente una delle tante telefonate che martellavano i centralini della CBS. Gli toccò di subire le contumelie di una anziana spettatrice che trovava indegno il fatto che per dare una notizia del genere il giornalista non indossasse la giacca.
Inevitabilmente, la carriera di Walter Cronkite iniziò dalla radio. Riprendo qui la fotografia pubblicata dal Times, con il giovane leone dei newscast ai microfoni di KCMO di Kansas City, nei primi anni Trenta. Leggeva i notiziari e i risultati del football e venne licenziato perché aveva polemizzato su uno stile giornalistico che giudicava insufficiente. Sono andato per curiosità sul sito di KCMO, oggi una delle tante talk radio conservatrici. Non ho trovato nessun cenno, alla notizia a parte lo spezzone audio delle Fox News. Forse è giusto che giornalisti come lui se ne vadano da un mondo che è così penoso raccontare.

16 novembre 2008

CBC "As it happens", 40 anni di giornalismo radiofonico

In onda da 40 anni senza interruzioni, As it happens, il programma di interviste telefoniche in onda sulla canadese CBC, è una delle trasmissioni giornalistiche più navigate del mondo. Nato espressamente - come racconta il quotidiano The Star - per contrastare l'onda montante della televisione, il programma rovescia il concetto di phone-in (le telefonate del pubblico) con quello di phone-out: è la radio che usa il telefono per raggiungere le persone e i luoghi che fanno notizia. Il quarantesimo anniversario, che cade domani, 18 novembe, viene celebrato da As it happens anche con l'uscita di un libro scritto da Mar Lou Finlay, che ha condotto la trasmissione dal 1997 al 2005.

As it happens, radio translates well onto paper

Book revisits host's top moments on CBC show
November 16, 2008
Greg Quill


By design CBC Radio's As It Happens – after the network's Ideas, the world's longest-running radio program – is the ultimate listening adventure.
Limited only by the imagination of its producers and hosts, the phone-out show reaches around the world every day to interview – via the crudest and most commonplace communication device, the telephone – newsmakers, local heroes and nutters, politicians, pundits and fools, mountain climbers, sailors and astronauts, talking dogs, sports stars, tricksters and brain surgeons.
It produces auditory snapshots of characters and events that are in turn thrilling, touching, hilarious, dramatic, informative, sometimes downright frightening, and above all, immediate. It is perfect radio.
That the concept might not work so well as non-fiction literature apparently never occurred to Mary Lou Finlay, the veteran broadcast journalist who hosted the program with Barbara Budd from 1997 through 2005.
As it happens, her The As It Happens Files (Knopf Canada), published last week, is more than a gripping condensation of Finlay's favourite interviews and reminiscences. It's also an enlightening historical document, a testament to her appetite for a great yarn, and evidence of her sharp wit and keen journalistic sensibilities.
"I never kept notes while I was on the show," she told the Star. "So when I decided to write this book, I just dug into the CBC archives, through 10,000 interviews, most of them on 7-inch reels of tape, starting with the moments I treasured – they're the core of the book.
"I used the online logs of the show as a map. And each program I listened to reminded me of six others. I just kept going till I ran out of time."
The book reveals Finlay's empathy with ordinary people who find themselves in extraordinary circumstances, like the 80-year-old Miami lawyer who survived a 20-hour ordeal in the open sea after losing his boat, and Canadian harmonica virtuoso Mike Stevens, who stumbled upon a heartbreaking Canadian tragedy, the lost native children – gas-fume addicts – of remote Sheshatshiu, Labrador, and offered them hope and spiritual sustenance through music. She has a thing for battlers and oddballs, too, like the Coquitlam, B.C., businessman who spent $120,000 fighting a traffic ticket; a Hamilton inventor who spent years trying to perfect a Kodiak bear-proof armoured suit; and a British woman who set up a sanctuary for garden gnomes.
Finlay's commentary and written introductions to the selected interview segments have the same easy, almost whimsical conversational style that is As It Happens' stock- in-trade. And it's not all light and breezy reading. Her essay on the whys and wherefores of the Air India disaster and the failure of authorities and the government to investigate and prosecute is a marvel of intellectual clarity and plain-spoken common sense.
"There's a lot I had to leave out, mostly for space reasons," said Finlay, adding she'd "like to commit more journalism in the future.
"We went on a rant once on As It Happens about declining literacy, and about the abuse of grammar, and the misplaced apostrophe. The radio audience loved it, but on paper it was too pedantic.
"Writing a book, I have learned, is hard and lonely work. This experience has almost killed the passion I once had for writing. I found myself doing strange things, like washing the windows, to avoid it. But when the deadlines loom, and I forced myself to start writing, all the doors opened, and it was wonderful."
40 YEARS ON AIR

Created 40 years ago this month by then-CBC producer, the late Val Clery, a former British army paratrooper, As It Happens started as CBC Radio's desperate response to television's ascendancy in the news and information business, airing at first on Monday nights, in a series of two-hour segments that rolled across Canada's five time zones. It was a brave and dazzling concept, Clery used to say, that left its producers, researchers and lead-runners exhausted after every marathon.
A short time later, the show's success spawned Radio Free Fridays, with the late Peter Gzowski as host, but in the early 1970s, with the late Barbara Frum and Cy Strange as co-hosts, the two programs merged, and As It Happens took the shape and frequency (90 minutes, five nights a week, starting at 6.30 p.m.) and style (a heady mix of hard news follow-up, humour, music and irreverence) that would make it unassailably popular and the envy of broadcasters the world over.
As It Happens is celebrating its 40 years on air through this month. Tomorrow's subject is 40 years of Reading, and the reasons this obscure British town been for so many years one of As It Happens' weirder obsessions.
On Tuesday night, the actual anniversary, current and former members of the crew pull back the curtain and share stories from behind the scenes.
And in coming days, regular listeners will be invited to share memories about their favourite interviews from over the years.


16 agosto 2008

Crisi in Georgia, tutte le informazioni su Radio Free Europe

Il conflitto scatenatosi in Georgia lo scorso 8 agosto è l'ennesima dimostrazione della fondamentale importanza della crisi che regna da decenni nelle regioni caucasiche e centro-asiatiche. Per seguire l'evolversi di questa situazione vi suggerisco di utilizzare il sito Web di Radio Free Europe/Radio Liberty: una organizzazione evidentemente legata alla pessima (dal punto di vista della politica estera in quella regione) amministrazione americana, ma in grado di mettere sul campo le opinioni e le corrispondenze di giornalisti che forse lo stesso presidente Bush farebbe bene ad ascoltare o leggere con attenzione. Le due aree del sito RFE/RL, una dedicata alla Georgia e una specificatamente alla crisi nell'Ossezia meridionale e Abkhazia, sono letteralmente farcite di articoli, filmati e altri contributi multimediali.
Radio Free Europe era uno dei simboli della Guerra Fredda. Oggi, con le sue trasmissioni in 28 lingue est-europee e centro-asiatiche, è diventata un esempio di come si possa fare buona informazione geopolitica con mezzi finanziari relativamente limitati. Peccato vederla citata così raramente.

16 luglio 2008

Radio e giovani, NPR chiude Bryant Park Project

Il New York Times interviene su un problema molto discusso di questi tempi e cioè la difficoltà di confezionare un'offerta radiofonica capace di attrarre gli ascoltatori giovani. Lo spunto è la notizia della chiusura di Bryant Park Project, un notiziario mattutino molto interattivo, su cui la National Public Radio aveva investito parecchio (un budget di un paio di milioni di dollari che per la radio pubblica negli Stati Uniti non sono pochi). Bryant Park era nato in ottobre, all'inizio dell'anno ficale di NPR, ma è verosimile che non verrà più ripreso l'anno prossimo. Peccato, dicono gli ideatori, perché i segnali erano positivi. Bryant Park è disponibile secondo il NYT su 5 stazioni terrestri e diciannove canali "high definition" (IBOC?). Troppi costi, sostengono i consulenti chiamati a discutere della chiusura del programma sul sito Web ufficiale. "If a digital show that built a loyal audience and enjoyed the backing of a large organization like NPR can't survive, [...] then what show could? The answer [...] may be a cheaper one." Un programma meno costoso oggi potrebbe tirare avanti. Traduzione: una determinata programmazione radio oggi può funzionare solo rinunciando alle onde hertziane. Grande o piccolo paradosso, fate voi, ma forse è anche il segno della straordinaria potenza di un'idea, la parola incorporea, che sarà sempre con noi, persino nell'età dei podcast. Che si tratti di radioline a transistor o sofisticate Internet radio con interfaccia Wi-Fi (dopotutto sempre di onde hertziane si tratta).
Intanto la blogsfera si mobilita per Bryant Park chiedendosi "If the BPP can’t make it, how can the rest of us?"
July 14, 2008
Public Radio to Cancel a Morning Experiment
By ELIZABETH JENSEN

National Public Radio officials are expected on Monday to tell the staff members of “Bryant Park Project” that their experimental weekday morning program, designed to draw a younger audience to public radio and capture listeners who had moved online, is being canceled.
The last broadcast of this New York-based program, which many listeners tuned into at npr.org rather than over the air, is expected to be on July 25. It’s an expensive failure — the first-year budget was more than $2 million — and comes at a time when NPR is facing the same financial constraints as other news media thanks to higher costs and a downturn in underwriting.
Like other news organizations, NPR has been grappling with how best to capture the online audience, and “Bryant Park Project,” which had its debut on Oct. 1, was one of its boldest attempts. The live two-hour program ranged through news and cultural topics in an informal, conversational manner and differed from more traditional NPR broadcasts, which rely heavily on prepackaged reports.
“Bryant Park Project” includes cheeky features like “Make Me Care,” which points up news reports’ real-life relevance. It also has a robust Web presence that is updated with blog posts throughout the day and also includes video.
Andi Sporkin, an NPR spokeswoman, declined on Sunday to comment on the status of “Bryant Park Project.”
The program’s host, Alison Stewart, who is on maternity leave, said in a telephone interview that she had been informed of the cancellation, which comes after the NPR board’s approval last week of a budget for the fiscal year that begins Oct. 1. “From what I understand, we are obviously in extra-tough economic times, and it is a financial and strategic decision,” she said. “I was told it had absolutely nothing to do with the quality or content of the show.”
Although the program is heard over the air on just five radio stations and available on 19 high-definition digital channels, NPR officials said publicly in recent months that “Bryant Park Project” was attracting the kind of Web audience they had hoped for. One NPR employee, who was not authorized to speak publicly, said the program had one million individual, or “unique” listeners in both April and May.
Ms. Stewart said she was surprised that the program had been canceled but said, “I also understand the economic reality.”
She added: “We worked our hearts out, and I think we succeeded in many ways.”
“Bryant Park Project” had a rocky start when one of the original co-hosts, Luke Burbank, quit just before the debut. (He ended up staying through mid-December.) Ms. Stewart went on maternity leave in April, and the news anchor, Rachel Martin, left for ABC News in May. Mike Pesca has been filling in as host.
In addition to the on-air changes, two top NPR executives who helped develop the program have left the organization. Jay Kernis, the senior vice president of programming, went to CNN, and Ken Stern, NPR’s chief executive, departed in March after the board decided not to renew his contract.
“Bryant Park Project” is one of two entrants hoping to broaden the morning public-radio lineup that has long been dominated by NPR’s “Morning Edition.” WNYC in New York and Public Radio International introduced “The Takeaway” on April 28, which is also live. The hosts are Adaora Udoji and John Hockenberry; it is produced in association with the BBC, WGBH and The New York Times.
Ms. Stewart, who is 42 and until recently was also a contributor to NBC News, said she would return from maternity leave as planned on July 21 for the show’s last week. After that, she said, she is not sure what she will do, although she said that NPR had “expressed strong interest” in having her stay.


22 maggio 2008

Radioreporter in Cina: la parola vince sull'immagine

Tempo fa discutevo, mi sembra con l'amico Fabrizio di Roma, della contrappossizione tra radio e tv e sui rispettivi meriti di due mezzi che vivono uno strano rapporto di simbiosi, con la televisione che secondo Fabrizio avrebbe già stabilito, con la forza delle immagini, un irreversibile primato. La radio in onde corte diventa un mezzo sempre più obsoleto perché non può competere e quindi la tv finisce per assorbire tutte le risorse.
Ma leggete questo bellissimo articolo del Washington Post sui corrispondenti della americana National Public Radio in Cina. Melissa Block e Robert Siegel si sono di colpo trovati catapultati nel pieno della drammatica emergenza del terremoto a Sichuan. I due giornalisti avevano raggiunto la regione per realizzare un documentario sul boom economico cinese e la scossa ha colpito mentre erano in albergo. Da cronisti di razza hanno cominciato a raccontare quello che succedeva e le loro corrispondenze finiscono regolarmente in audio alla CNN.
Le immagini raccontano più di mille parole, è vero. Ma guardate che sono le parole a farci capire le cose. Siegel dice una cosa giustissima quando fa osservare che in tv le immagini sono ovviamente una necessità fondamentale, ma tendono sempre a "mettersi di mezzo" a ostacolare il linguaggio. Alla fine credi di aver capito, ma ti ritrovi con un pugno di sabbia di sensazioni che ti scivolano addosso.
Cercate sul sito di NPR le straordinarie parole di Block e Siegel, capirete molto.
NPR Earthquake Coverage Raises Radio's Voice

By Paul Farhi Washington Post Thursday, May 22

For more than a week, some of the most compelling news coverage on TV has been radio news coverage.

Since a devastating earthquake hit central China, National Public Radio's Melissa Block and Robert Siegel have provided American audiences with firsthand accounts of the destruction and human suffering not just on NPR's "All Things Considered" -- the program they co-host in Washington -- but also on ABC, NBC, CNN, PBS and Canadian television networks.
By a twist of fate, Block, Siegel and seven NPR staffers were on the scene last week when the quake struck. The NPR crew was in the Sichuan provincial capital of Chengdu, about 50 miles southeast of the quake's epicenter, to prepare a series of stories for this week's program on China's culture and emergence as an economic superpower.
Instead, NPR's reporters wound up offering the Western world some of the first words, sounds and pictures from a catastrophe that has killed more than 41,000 and left millions homeless.
Block was recording an interview with a clergyman in a church meeting room in Chengdu when she felt the building begin to shake. As she ran into the street, she kept her tape recorder going, narrating as she fled. ("The ground is undulating under our feet. . . . Bricks are falling from the building.") The audio of the moment was carried on NPR within two hours, making it among the first recordings of the disaster heard beyond China. It was later played on other news outlets, such as on ABC's "Nightline."
Block, 46, also filed an 11-minute report a few days later about a young couple's frantic search for their 2-year-old son and his grandparents in a collapsed apartment building in the city of Dujianyan. Her own voice nearly breaking, Block described the emotional scene and recorded the mother's heartbreaking cry to her entombed child: "Mama is here!" The piece ran on NPR and later was played several times on CNN and CNN International, illustrated with NPR producer Andrea Hsu's still pictures.
The story had added poignancy for Block, who has a 5-year-old daughter. In a phone interview from China on Tuesday, she said of her reporting: "I think I probably have emotional blinders on and am not thinking about it. You just wrench through it in the moment, and the next day you just soldier on. You put on an emotional straitjacket or your brain can't function."
Siegel, 60, was in his hotel room on the 27th floor in Chengdu when he felt the building start to sway. "I thought a large gust of wind had hit the hotel," he said Tuesday. He bolted from the room, running into a panicked hotel employee in the hallway; both scampered down a stairway to safety.
Siegel later reported on the desolation of a hard-hit mountain village and the chaos at an overburdened hospital emergency room. He recounted some of his experiences in interviews on PBS and NBC.
NPR's radio-to-TV crossover is a kind of throwback to an era when radio carried the first audio accounts of major events, before television crews could move bulky equipment to the scene. Such reporting coups have become rarer in an age of diminished radio reporting and with the ascendancy of television and the Internet.
But Siegel, who began as a radio reporter 40 years ago, says radio can often provide a more vivid impression of events than TV. "I think it's a medium that, every decade, is declared dead and somehow it manages to survive," he said. "When you have TV, you always have to have pictures, and that gets in the way of language. . . . There's something very natural about talking to people and hearing the human voice. It's a very elemental form of communication."
Sound, Siegel says, even trumps language. He mentions visiting a village and asking a knot of people how many had lost their homes. "You didn't need a translator to understand their response," he says. "You could hear it in the voices."
Block and Siegel say residents and local officials were often suspicious of them, and occasionally hostile; at one rescue scene, Block and Hsu had to be escorted away from a mob angered by the presence of American reporters. Both said the reaction probably was a response to Western coverage, particularly on CNN, of China's crackdown on dissidents in Tibet and the troubled Olympic torch relay. Said Siegel, "It's been said that everyone in China can quote Jack Cafferty," a CNN commentator who last month caused a furor in China by calling the country's leaders "goons and thugs." CNN has apologized for the comment.
Months ago, NPR picked Chengdu, a city of 4.5 million, as the locus of its special reports. The idea, Block says, was to explore a region of China unfamiliar to most Americans and to "get beyond" the usual news stories about China in the months leading up to the Beijing Olympics.
The quake forced the NPR broadcasters to scrap or hold stories that had been planned for this week, such as Block's feature about learning to cook kung pao chicken and a profile of a stockbroker who started an organic farm outside Chengdu. But other stories were simply retrofitted to events; a piece by correspondent Louisa Lim about the economic impact of a new dam in the region became instead a story about fears of the dam's collapse.
In unexpected ways, Siegel thinks NPR accomplished what it set out to do. "Oddly, without anticipating a crisis, [the disaster] did what we were trying to do here -- to put a human face on another place and its issues," he said.