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29 dicembre 2013

Beats Music e le altre, recente passato e immediato futuro dello streaming musicale

Giorni di fine anno, giorni di bilanci. SiliconBeat ne traccia uno, breve ma molto efficace (e con uno sguardo rivolto soprattutto al 2014) sul frizzante mercato della musica in streaming, dove si sta profilando un vero e proprio scontro per la conquista del ruolo dominante che ancora non c'è. Tra pionieri (Pandora, Last.fm) oggi in difficoltà e follower di successo (Spotify, Deezer, Rdio), non esiste nel settore dello streaming un leader riconosciuto, l'equivalente di un Google per il search o di un iTunes per la musica in download. Non si sa neppure, per la verità, come si profilerà l'evoluzione del modello streaming nel quadro più generale dell'economia della musica. Una economia che dopo il declino del supporto fisico, non sarà mai più la stessa, nemmeno nei valori in gioco.
Gli occhi di musicisti, professionisti, editori e investitori sono tutti puntati in questo momento su Beats Music, una piattaforma streaming con una origine un po' particolare. I suoi fautori sono un celebre rapper Dr. Dre (al secolo Andre Romelle Young) e Jimmy Iovine, un discografico chiaramente italo-americano originario di Brooklyn. Insieme i due hanno creato Beats Electronics, una azienda che non produce dischi, ma accessori per l'ascolto della musica, cuffie, altoparlanti e software per una migliore esperienza audio. Poi Beats ha acquisito una piattaforma di streaming, MOG, e su questa ha iniziato a costruire un progetto, inizialmente definito Project Daisy, per lo sviluppo di un nuovo servizio decisamente orientato a privilegiare l'aspetto della musica "curata". A differenza di Spotify e compagnia (dai quali forse Deezer si discosta leggermente), in cui predomina l'aspetto della raccomandazione automatica, basata su algoritmi, Project Daisy si prefiggeva un relazione più forte con i redattori e gli esperti di musica chiamati a selezionare e indirizzare i brani musicali verso il pubblico.
Ma c'è un aspetto in più che distingue Beats Music - il nome definitivo annunciato per un servizio che debutterà all'inizio del nuovo anno - da tutti gli altri. Dr Dre e Iovine hanno infatti stabilito una forte relazione con un altro manager della musica, Ian Rogers, chiamandolo a seguire lo sviluppo del Project Daisy. Rogers viene dall'esperienza di Tospin, un servizio di marketing che aiuta i gruppi musicali a stabilire relazioni più forti con i loro fan, in altre parole a vendere di più. Per la prima volta quindi, potremo quindi avere una piattaforma streaming che cercherà aumentare la visibilità dei nuovi autori e musicisti, fornendo a questi ultimi la possibilità di "chiudere il cerchio" favorendo un rapporto più stabile e continuativo con chi ascolta (e che presumibilmente sarà disposto ad acquistare CD, biglietti per concerti, merchandising).
Comunque vada, Beats Music se la dovrà vedere quasi certamente con l'arrivo di un altro colosso, Google, e la nascita, anch'essa, si dice, imminente, di You Tube Music, annunciato da tempo e ormai attesissimo. Nessuno può ancora dire come sarà ma è certo che la presenza di un brand forte come You Tube insieme a player come Spotify o la stessa Apple con iTunes Radio, innalzerà il livello della competizione. Nel 2014 potrebbero anche esserci i primi asciugamani gettati sul ring, in primis quello di Twitter, che sembra aver fallito completamente il lancio di Twitter Music. E poi ci sono diversi altri business musicali menzionati da SiliconBeat che varrà la pena di seguire da vicino. Prendiamo per esempio Gracenote, azienda acquisita recentemente dal gruppo editoriale che pubblica quotidiani come il Chicago Tribune o il Los Angeles Times, dopo quindici anni di attività e un ultimo padrone di peso come Sony Corporation. Gracenote non fa streaming di musica ma raccoglie metadati, informazioni di ogni tipo sui brani musicali. Informazioni che poi servono per i software di riconoscimento delle canzoni, o per associare una traccia a un disco, e alla sua copertina, o per creare servizi di raccomandazione e discovery. Da qualche tempo Gracenote si è focalizzata sul mondo della connected car  e sulla televisione ed è questa ubiquità ad aver convinto i Tribune Media Services all'acquisizione.
Infine non si possono escludere, nel mercato della musica digitale liberato dalle tradizionali dinamiche "disco-radiotv-concerti", l'arrivo di startup in grado di sfondare con software e modelli convincenti. Nell'anno che si chiude idee come quella di Distro.fm, che su Kickstarter ha cercato invano di farsi finanziarie una piattaforma streaming in cui i musicisti stessi vendono in abbonamento la loro produzione. L'obiettivo di Distro.fm per ora non è stato raggiunto ma le nuove idee - e con loro le opportunità di finanziamento - non finiranno mai.

14 marzo 2013

il Festival SXSW premia le tecnologie e le app musicali più innovative


Sono stati premiati ieri i finalisti e il vincitore della gara per le migliori tecnologie musicali presentate al "Music Accelerator 2013" award del festival texano dedicato alle arti e all'interattività, South by Southwest. Mi fa molto piacere annunciare che nella shortlist definitiva compare il nome di uno sviluppatore italiano, il livornese Davide Morelli, co-fondatore di BioBeats insieme al suo ideatore, il britannico David Plans. BioBeats ha sviluppato il concetto di musica, vera musica generata dal battito cardiaco attraverso una app che è in grado di leggere il dato biometrico semplicemente appoggiando il dito sulla fotocamera dello smartphone. Da qui parte tutta una serie di opportunità di crowdsourcing musicale in tempo reale, coinvolgendo gruppi di persone nella composizione, basata su sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale. I due "Davide" hanno entrambi una formazione musicale oltre che informatica.
Insieme a BioBeats erano state selezionate dall'insieme dei finalisti (qui di seguito l'elenco completo) le startup TastemakerX, un social game per la music discovery e  ROLI. Alla fine è stata premiata come vincitrice quest'ultima. ROLI è una giovane azienda londinese che con la sua tastiera musicale "touch", SEAboard, riesce a colmare il divario tra musica analogica e digitale offrendo a chi suona il pieno controllo su altezze, dinamiche e timbri. Tutto si basa sull'esclusiva tecnologia dei sensori SEA, "sensory, elastic, adaptive". Il fondatore e CEO di ROLI, Roland Lamb, ha studiato filosofia cinese classica e sanscrita a Harvard per poi acquisire un diploma in Designs Products al Royal College of Art di Londra. 


AudioCommon
Chelmsford, MA
AudioCommon is a team of musicians and hackers redefining the way music is created in today's interconnected world. Through our online platform,musicians and the greater audio production community can build decentralized teams, comment directly on multi-track waveforms, and collaborate in new ways during critical stages of the creative process.

BioBeats
Berkeley, CA
BioBeats is creating the future of adaptive media, a world where our apps and devices understand and adapt to the way we feel. We are creating technologies that leverage biometric data to react to our emotional and physiological states, dynamically creating and discovering music that is appropriate to that state.

CrowdSync
San Francisco, CA
Founded by lifelong friends Alex Fortunato and Laird Hayward, FoxSpring Labs has a passion for creating intuitive mobile applications to share multimedia. Their first release CrowdSync puts users in the director's chair, changing how people watch, share and edit user-generated content with its proprietary technology.

Molecule Synth
Portland, OR
Molecule Synth is a physical electronics modular synthesizer and experimenter's design set. It is an utterly unique musical instrument, combining LEGO-like interchangeability with Synthesizers & Physical Electronics. Design Your Own Instrument, configure and shape the Molecule Synth into entirely new combinations each time you play.

ROLI
London, UK
ROLI is a music technology start-up using intuitive design to createintegrated hardware and software interfaces that increase thebandwidth of interaction between humans and computers. We buildground-breaking products-based on our patent-pending SEA Interfacetechnology-that enhance the ways our customers physically engage withthe digital world.

TastemakerX
San Francisco, CA
TastemakerX is a social game for music discovery. The platform allows users to express musical tastes and preferences by building virtual collections of the artists they love, and connect with like-minded music fans. TastemakerX is free to join and is currently available on iOS.

Vela App
Aliso Viejo, CA
Vela App is a start-up company whose mission is to bring voice control to music. Vela (Voice Electronic Listening Assistant) is a music aggregator app for iPhone that allows you to voice control on demand music from Spotify, Rdio, and more soon.

WholeWorldBand
Dublin, Ireland
WholeWorldBand is a music-making platform that earns money for people who play their own music or add to other peoples' in audio and video. It's a virtual recording studio with cameras where anyone can collaborate with well-known and emerging artists and share the results on social media

Altri candidati

Playground.fm
San Francisco, CA
Playground finds handmade playlists just for you. Instantly listen to music you'll love from your friends, world famous DJs, and people who share your taste in music. Its super fun, ridiculously easy, and 100% free.

Pulselocker
San Francisco, CA
Pulselocker is the first on-demand streaming and subscription music service that gives DJs access to millions of tracks, playable on the most popular mixing apps, online or off. With Pulselocker, DJs can: Stream full-length tracks; Download and DJ tracks out - before they buy; and Buy only the ones they want.

Stereotypes
New York, NY
Stereotypes is a group chat app for people who enjoy music and need help keeping in touch with friends. With an interface optimized for sharing, talking about and listening to music, Stereotypes helps you keep in touch in a meaningful yet effortless way, and our users feel closer to friends whenever they listen to music.

11 febbraio 2013

FIMI: insieme alle "new revenue" la musica digitale vale il 45% del mercato. Boom per lo streaming.


Continua secondo la FIMI, la Federazione confindustriale della musica italiana, la crescita dell’offerta digitale in Italia, trainata anche dalle nuove piattaforme e dai servizi cloud based lanciati nel 2012. Secondo i dati di Deloitte per FIMI, lo scorso anno il fatturato è cresciuto al sell-in del 31%, superando i 36 milioni di euro. Il download di album e singoli è cresciuto del 25% mentre un vero e proprio boom è arrivato dallo streaming video basato sulla pubblicità, salito del 77 % con un fatturato di 8 milioni di euro. Lo streaming è la seconda fonte di ricavo nel digitale. Sono cresciuti dell’80% anche i modelli in abbonamento, altro segmento in grande espansione che presumibilmente riceverà un forte colpo di frusta dall'avvento - ormai certo - di Spotify in Italia (ricordiamo che da qualche settimana Soptify ha aperto un ufficio a Milano affidandolo alla country manager Veronica Diquattro). In crescita sul mercato locale anche i cosiddetti "proventi diversi" (new revenue stream) saliti del 29%. Tra questi rientrano quali, ad esempio, i diritti connessi, il merchandising e le sponsorizzazioni.
Complessivamente, considerando l’intero mercato tradizionale, più digitale e nuovi proventi, il fatturato è risultato pari a 150,9 milioni di euro: digitale e nuove fonti di ricavo rappresentano oggi il 45% del totale, a fronte di un 55% del segmento del supporto fisico.

«L’industria discografica ha saputo rispondere alle sfide della tecnologia con importanti partnership e soprattutto, si è confrontata con la rivoluzione digitale solo con le proprie forze, senza incentivi, sostegni economici o contributi, arrivando oggi a poter offrire ai consumatori una vasta gamma di alternative per l’accesso legale ad oltre 25 milioni di brani su decine di piattaforme» - commenta il Presidente di FIMI (Federazione dell’industria musicale italiana) Enzo Mazza. «L’Italia ha ottime prospettive di sviluppo ma molto dipenderà dalla strategia che il prossimo Governo vorrà darsi sull’agenda digitale e sui contenuti online, abbiamo di fronte una grande opportunità, come già dimostrano i dati di Paesi in cui il digitale è centrale nelle politiche di sviluppo e  crescita.»

Nell’off-line il segmento del CD / Album ha perso il 22 % scendendo a 80,2 milioni di euro al sell in. In crescita del 46% il vinile, anche se con i quasi 2 milioni di euro, rimane comunque ancora un fenomeno limitato rispetto al totale del business musicale in Italia. Da rilevare, secondo i dati forniti invece da GfK, che nella generale crisi del supporto e dei canali tradizionali (scesi del 17%), spicca con un’impennata del 30% l’e-commerce, che rappresenta oggi il 7% delle vendite di dischi in Italia.
Il repertorio italiano risulta costante al top anche nel 2012: con oltre il 50 % del venduto e otto su dieci nella top ten degli album più venduti dell’anno. Ecco i dati comunicati oggi insieme a un confronto con l'anno precedente. 

12 novembre 2012

IFPI: le case discografiche investono nella scoperta di nuovi talenti musicali


Un report molto corposo (scaricarlo richiede una buona connessione perché sono 15 mega di pdf) realizzato da IFPI, la federazione mondiale dei proprietari di diritti intellettuali musicali, ossia le case discografiche, rivela che queste ultime hanno ancora un ruolo importantissimo nella scoperta e nella promozione di nuovi talenti musicali: cantanti, gruppi, autori... Nel suo recente studio "Investing in music" l'associazione, che è presieduta dal grande baritono Placido Domingo, calcola che le cosiddette attività di "artists and repertoire" - l'equivalente della "ricerca e sviluppo" di talento per un editore discografico - rappresentano ancora un investimento significativo. Almeno 4 miliardi di dollari e mezzo se si includono anche le attività di promozione. Da solo l'"A&R" degli editori discografici vale 2,7 miliardi di dollari, il 16% del fatturato annuo dell'industria discografica. Malgrado il grande successo delle band indipendenti e dei social network musicali che guidano milioni di persone verso i brani di artisti poco conosciuti e innovativi, la casa discografica è ancora un punto di riferimento fondamentale e che molti cantanti e complessi puntano ad avere un editore. The Unsigned Guide ha condotto un’indagine nel Regno Unito dalla quale è emerso che il 71% degli artisti britannici ancora senza un contratto vorrebbero stipularne uno con un discografico.

Questo non significa che gli editori non stiano perseguendo strategie nuove per la vendita online e lo streaming della musica. Nel comunicato stampa in italiano che ho appena ricevuto dalla FIMI, la federazione confindustriale degli editori discografici italiani, leggo che l'economia tuttora legata al disco o alle sue alternative digitali legali, vale molto più di quella generata per esempio dai concerti live. «Il live - scrive la FIMI, non ha sostituito il mercato discografico come fonte di ricavi, mentre le case discografiche investono 2,7 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, non ci sono prove di investimenti di tale portata in altri settori dell’entertainment musicale. I primi cinque concerti globali dal vivo del 2011 - U2, Bon Jovi, Take That, Roger Waters e Taylor Swift - hanno tutti i cataloghi e prodotti musicali importanti alle spalle.» La lettura del comunicato FIMI è molto istruttiva e contribuisce comunque all'analisi di un mercato sempre più complesso, lo trovate qui.

10 novembre 2012

USA: la musica di Internet prossima al sorpasso della radio


Se i dati comunicati dalla società di ricerca NPD sono attendibili (e non c'è ragione per dubitarlo) gli americani molto presto consumeranno più musica attraverso Pandora e Spotify che ascoltando la radio in FM. Music Acquisition Monitor, l'osservatorio di NPD sui canali di accesso utilizzati dai consumatori di musica, rileva che oltre il 50% degli utenti Internet, 96 milioni di persone, utilizza Pandora  o servizi on demand come YouTube, VEVO, Spotify, MOG, Rhapsody, and Rdio per soddisfare il proprio fabbisogno musicali. Nel dare la notizia, Huffington Post si chiede se il progressivo tramonto della radio come strumento di scoperta e ascolto di brani e autori musicali implichi anche un cambiamento generale del modo in cui ci rapportiamo a questa importantissima forma di espressione artistica. In altre parole: lo streaming che sta prendendo il posto della radio ci induce anche ad ascoltare una musica diversa rispetto al passato? Le prime risposte sembrano affermative: nelle hit parade pubblicate da Spotify compaiono brani che difficilmente avrebbero conquistato la stessa popolarità grazie alla sola radio, ma che l'azione combinata di Web radio e social network rende gettonatissimi.
Il 10 novembre del 2001 Apple lanciò una mattonella bianca fortemente voluta da Steve Jobs, tornato da cinque anni nell'azienda che lo aveva letteralmente costretto, lui, il cofondatore, alle dimissioni. Da un anno Jobs aveva rimosso la provvisoria "i" (per interim) davanti all'acronimo CEO (amministratore delegato) ed era arrivato al culmine di un percorso di risanamento che resterà nella storia del management.  La mattonella si chiamava iPod ed era stata concepita come accessorio ideale per un servizio varato all'inizio di quell'anno. Un servizio che nessuno si sarebbe mai aspettato da una azienda di informatica, perché in quegli anni, in piena crisi della giovane "Internet economy", l'idea di aprire un negozio di musica, per di più online, equivaleva, per un imprenditore che costruiva computer, a un certificato di insanità mentale.
Con un congruo anticipo su quasi tutti i suoi colleghi imprenditori, Jobs aveva capito che le tecnologie digitali, l'hardware, il software, non erano un semplice prodotto da sviluppare e vendere. Erano un inarrestabile agente di cambiamento sociale, economico, politico, persino psicologico. I neuroscienziati oggi ci dicono che i cambiamenti riguardano anche l'aspetto più fisico del nostro cervello, ossia le connessioni che si stabiliscono tra le sue cellule, i neuroni. La musica in download è forse il segno più tangibile del tipo di trasformazioni che Jobs aveva in mente con l'accoppiata iTunes/iPod. L'industria discografico, basata sul CD (che aveva sostituito il vinile senza rinunciare ai suoi modelli di distribuzione e promozione, anche se il mercato della nuova musica dovette fare i conti con l'inedito problema delle copie pirata), è stata rivoltata come un calzino.
Forse neppure lo stesso Jobs poteva pensare che anche il modello del download poteva andare in pensione così presto. Oggi iTunes e gli altri store musicali vanno ancora forte, ma il modello del Web come infinito juke box in grado di sfornare - gratis, con la sponsorizzazione di uno spot pubblicitario, o direttamente a pagamento - decine di milioni di brani diversi si sta affermando in modo inesorabile e comporterà da parte delle case discografiche e delle società consortili che gestiscono i diritti musicali un ulteriore fase di ripensamento.
La discussione è in corso anche in Italia, dove Spotify ancora non è arrivato (in compenso ci sono diversi servizi analoghi, sia nazionali - Play.me, Cubomusica - sia esteri - Rara, Deezer). Nel maggio scorso la FIMI, l'associazione confidustriale della musica italiana, ha organizzato un interessante convegno di cui posso fornire le due relazioni principali, quella del presidente della FIMI Enzo Mazza e quella dell'economista Carlo Alberto Carnevale Maffè. Diversi dettagli sui contributi degli altri relatori, tra cui Stefano Quintarelli, li potete trovare nel reportage di Chefuturo. Nello stesso periodo, prima dell'estate, la startup italiana SingRing (azienda del gruppo Digital Magics), leader nel nuovo comparto dei testi delle canzoni (le "lyrics") e del karaoke online, aveva inaugurato una nuova iniziativa rivolta agli ascoltatori/spettatori di videoclip. Il Progetto Video che SingRing ha confezionato firmando gli accordi con EMI Music, Sony Music Entertainment, Universal Music Italia e diverse etichette indipendenti consente agli editori musicali e non di pubblicare su web, mobile e Smart TV i videoclip ufficiali nel pieno rispetto del diritto d’autore, usufruendo anche di un sistema che permette di integrare i messaggi pubblicitari nei video clip. Luca Messaggi, CEO di SingRing ha detto che con questa iniziativa  «nasce un nuovo network musicale cross editoriale che dà: ai publisher e alle record company la possibilità di trarre valore aggiunto dalla musica online, agli inserzionisti l’opportunità di raggiungere un target molto interessante su una piattaforma premium completamente pianificabile e agli utenti la possibilità di fruire di un’esperienza totalmente innovativa grazie ai nostri contenuti di qualità. Il network di SingRing, leader in Italia, supera i 4,6 milioni di utenti unici al mese, pari al 58% del mercato lyrics. Adesso siamo pronti per affrontare una nuova sfida: ‘SingRing Video’» I video di questo VeVo all'italana sono online sui tre canali del portale Virgilio.it: ViTV, Musica e Testi Canzoni e su siti di "pop culture" come Airdave.it. Il catalogo video di SingRing comprende oltre quarantamila videoclip musicali, interviste, making of, EPK (electronic press kit) e backstage di artisti italiani e internazionali. Dopo aver avviato verso una prematura pensione il mezzo radiofonico, ora Internet si appresta ad attaccare la musica televisiva di MTV.

09 novembre 2012

HP: un anti-iTunes per lanciare Windows 8 a suon di musica

Lancio in grande stile, per HP, della nuova famiglia di dispositivi notebook/tablet progettata per il nuovo Windows 8. Un lancio che prevede addirittura un servizio musicale in download/streaming (incluso un certo numero di canali webradiofonici tematici) offerto da oggi in Europa in collaborazione con Universal Music Group. Con il chiaro obiettivo di fare concorrenza al mondo Mac/iPad con iTunes.
HP Connected Music è stato sviluppato dagli esperti di Meridian Audio, una azienda britannica di apparecchiature Hi-Fi. Purtroppo non riesco a capire come funziona il servizio utilizzando un Mac. HP Connected Music, a differenza di iTunes, è disponibile solo per Windows 8. Sono previste formule di download e ascolto in streaming dei brani, ma anche l'ascolto della radio via Web e persino lo streaming di eventi musicali dal vivo (una opportunità che ha fatto il suo debutto con il concerto dei No Doubt organizzato per l'evento parigino con cui HP ha varato il servizio qui in Europa). Gli acquirenti dei prodotti HP con Windows 8 annunciati in questi giorni potranno usufruire gratuitamente di un periodo di prova. Ecco il comunicato con qualche dettaglio aggiuntivo, sulle modalità di accesso e sui prodotti associati alla nuova piattaforma musicale.

HP lancia HP Connected Music in collaborazione con Universal Music Group
Gli utenti di tutta Europa potranno accedere a esclusivi contenuti musicali, a partire dal concerto dei No Doubt
 
Parigi, 7 novembre 2012 — HP annuncia i dettagli sulla propria collaborazione nell’area EMEA (Europe, Middle East and Africa) con Universal Music Group, la più grande azienda musicale al mondo. Per celebrare il lancio di HP Connected Music, il nuovo servizio che assicura premi e contenuti esclusivi per gli utenti, le due società hanno organizzato un evento speciale, un concerto privato dei No Doubt che ha avuto luogo a Parigi presso la Maison de la Mutualité. Organizzato per il lancio del nuovo album degli artisti, si tratta dell'unico spettacolo dal vivo del gruppo in Europa per quest'anno e del primo evento nato dalla partnership tra HP e Universal Music.
 
Disponibile in tutti i nuovi PC desktop e portatili HP con Microsoft® Windows 8 nell'area EMEA1, HP Connected Music offre agli amanti della musica un nuovo modo per ascoltare alcuni degli artisti più popolari del mondo. 
 
Il concerto dei No Doubt è il primo di una serie di eventi privati programmati da HP con altri artisti della Universal Music in tutta Europa. La piattaforma HP Connected Music nei PC consumer HP con Windows 8 consentirà agli utenti di vivere esperienze esclusive e offrirà loro l'opportunità di partecipare, nel corso del prossimo anno, a eventi con alcuni degli artisti più noti.
 
Grazie a contenuti esclusivi e all'accesso al vasto catalogo di Universal Music, questo accordo mette la musica al centro dei più recenti PC HP destinati all’utenza consumer.
 
Un'esperienza musicale completamente nuova
 
Tramite l'applicazione HP Connected Music inclusa nei PC consumer HP con Windows 8, gli utenti possono accedere agli esclusivi pacchetti HP Music Rewards, che includono:
· Eventi privati HP: accesso a contenuti selezionati con spettacoli dal vivo degli artisti Universal Music.
· Esperienze musicali: possibilità di vincere esperienze uniche, come incontri in esclusiva, visite agli studi di registrazione o opportunità di incontrare gli artisti.
· Pacchetti VIP: esclusive opportunità di conoscere gli artisti.
 
Quanti acquisteranno i nuovi PC HP con Windows 8 avranno inoltre accesso a un elenco unico di servizi tramite HP Connected Music, incluso lo streaming gratuito dall'intero catalogo di Universal Music per 90 giorni e, per i possessori dei nuovi PC HP Spectre e HP Envy con Windows 8, fino a 10 download gratuiti per 30 giorni per la durata della promozione (90 giorni).

08 novembre 2012

La band suona live attraverso il Web con la piattaforma hypertech di Google


Una sventagliata di tecnologie software è alla base di un nuovo servizio Google che farà certamente discutere. Si chiama JAM with Chrome, si utilizza attraverso il browser e trasforma Google Chrome in una console di regia musicale per esecuzioni live con uno o più solisti (fino a quattro). 

La miscela di strumenti tecnologici è impressionante. JAM si serve di quattro standard HTML5: le Web Audio API, i canali di comunicazione tra server Websockets, la grafica di Canvas, e gli stili personalizzabili di CSS3. Il tutto viene ospitato sulla infrastrutture cloud di Google e sul nuovo Google App Engine, una piattaforma per lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni cloudizzate. Il middleware che, è il caso di dire, orchestra gli input che arrivano dai partecipanti alle jam sessions, è stato sviluppato in GO, un nuovo linguaggio di programmazione pensato per questo tipo di parallelismo. 
Il servizio è al momento sperimentale, si entra gratuitamente e dopo aver impostato un nickname si procede alla scelta di uno qualsiasi tra sedici strumenti: chitarre, tastiere, percussioni. A questo punto si può procedere agli inviti, distribuendo un link abbreviato o pescando nei social network. Un tweet, per esempio, consente a un amico di accendere il browser e unirsi al concerto. Gli strumenti prevedono però diversi livelli di automazione, con giri armonici e ritmi impostati nella funzione autoplay. 
Per approfondire gli aspetti di questa incredibile realizzazione è in funzione un blog del sito HTML5rocks, che riunisce già parecchi sviluppatori di aziende come Google, Adobe, Liquid Web e altre. Libidine allo stato puro se pensiamo alle implicazioni possibili: pensiamo per esempio a una stazione radio che organizza un concerto live e lo ritrasmette online oppure on air. Altri esperimenti di questo genere sono catalogati sul sito Chrome Experiments.

17 marzo 2012

ReverbNation, il nuovo MySpace e i suoi servizi social per fan e musicisti

Il connubio digitale musica-Internet non serve solo agli appassionati per ascoltare, scoprire, condividere i brani e i generi musicali preferiti. Lo strumento dell'interattività è diventato fondamentale anche per gli artisti, i promotori, i locali che organizzano concerti. Forse il supporto fisico e persino l'acquisto in download perdono sempre di più la loro importanza a favore dello streaming come forma di fruizione. A rimanere intatta c'è la voglia di musica, di ascoltarla, discuterne, partecipare agli eventi dal vivo per condividere, finalmente, uno spazio fisico con i propri beniamini e gli amici accumunati dagli stessi gusti.
Ora che modelli come MySpace sono passati in secondo piano davanti all'avanzare di Facebook, sopravvivono altri strumenti, più opportunisti di MySpace, rivolti ai professionisti della musica e ai loro fan. Uno dei più interessanti si chiama ReverbNation, un social network musicale specializzato sui gruppi "indie" (oltre due milioni cantanti e gruppi registrati da tutto il mondo), che offre ai musicisti e a tutta la galassia di contorno (locali, produttori, persino fan club organizzati) tutti i canali Web e social per avere visibilità e stringere una relazione con i consumatori. Con la sua esperienza ReverbNation è per esempio uno dei primi ad aver sfruttato le potenzialità di Facebook, con una app chiamata "Band Profile" che consente all'artista già presente con un suo profilo sul sito di "RN", di estendere facilmente la propria partecipazione sul social network generalista. E ora che Facebook si sposta sulla metafora delle timeline, dei diari, Reverb moltiplica le opportunità creando nuove app che sfruttino meglio le opportunità della nuova interfaccia.
Ma proviamo a procedere con più ordine, partendo da quelle che sono le possibilità per l'appassionato di musica. Iscrivendosi alla community di ReverbNation (si può creare una userid ex novo o utilizzare quella di Facebook), si accede al classico sito di "discovery" e condivisione. Reverb mette a disposizione anche ReverbRadio, il player integrato nel sito che è personalizzabile e può trasmettere in continuo una selezione di brani per generi musicali ma può anche privilegiare l'ascolto di gruppi localizzati in determinate nazioni o addirittura entro un determinato raggio da chi ascolta. Il sito mette inoltre a disposizione dei widget per inserire il proprio profilo RN dentro al blog o al sito Web personale. E una app per l'ascolto della musica all'interno di Facebook (dove peraltro vengono riportate anche le attività svolte sul social network personale).
Per case discografiche, promoter, artisti e professionisti in genere i servizi si moltiplicano e diventano ancora più diversificati. La app Band Profile permette di creare su FB pagine personali che danno immediato accesso alla produzione musicale e alla attività concertistica della band o del cantante. Dentro a queste pagine si possono infatti integrare, grazie ad app come Music e Shows, un canale streaming con una playlist rappresentativa o il calendario di concerti e incontri. Sempre su FB il musicista può pilotare delle campagne pubblicitarie, partendo da moduli autoguidati accessibili dal sito ReverbNation. Esiste anche la possibilità di creare con estrema facilità una app mobile personalizzata, che i fan potranno scaricare sul loro smartphone per seguire i loro beniamini anche lontano da Facebook e dal computer.
Alle sale da concerto sono riservati i servizi di "Venue Profile", come un app FB analoga a Band Profile ma orientata a visualizzare tutte le attività che si svolgono in locali con musica, sale, teatri e quant'altro.
Veniamo ora alla questione timeline/diario prendendo in esame le novità ReverbNation per artisti e locali che vogliono potenziare la loro pagina personale anche nella nuova veste. Ulteriori dettagli sulle app annunciate si possono trovare sui due post apparsi in questi giorni sul blog RN, uno dedicato appunto ai gruppi musicali, l'altro alle sale concerto. Il concetto, spiegano gli sviluppatori Reverb, è quello dei pulsanti legati a una specifica app o funzione tipico per esempio delle scrivanie mobili degli smartphone. A metà strada tra app e widget da integrare in una pagina Facebook, le nuove funzioni sono: play, watch, download, shop, join e schedule, destinate rispettivamente a riprodurre la musica, visualizzare i filmati, scaricare brani, acquistare merchandising, ricevere newsletter e notizie, visualizzare le date dei concerti. Analogamente, le pagine dei locali dove si fa musica hanno a disposizione tre app: schedule, book a show e join, per visualizzare le date, prenotare i concerti e ricevere notizie.

31 gennaio 2012

IFPI, quasi 13,5 milioni di abbonati alla musica in streaming nel mondo

Con un certo anticipo sulla normale data di pubblicazione del suo report annuale IFPI, l'associazione mondiale dei fonografici (gli editori dei dischi) ha rilasciato l'edizione 2012 del Digital Music Report. E' la solita bella brochure di 32 pagine piena di dati sul mercato mondiale della musica liquida, le iniziative per lo streaming e il download di brani musicali e la lotta alla pirateria. Nel 2011 il mercato della musica digitale ha superato quota 5 miliardi di dollari, arriva a coprire il 32% delle revenues musicali (in altre parole c'è molta più musica digitale che film, giornali e libri digitali) e IFPI annuncia con un certo entusiasmo la forte crescita (+65%) degli abbonati a servizi come Deezer o Rara, le grandi discoteche di brani ascoltabili senza limiti di tempo in streaming in cambio di un modesto fee mensile. Nel mondo ci sono ormai più di 13 milioni di abbonati e le prospettive di ulteriore crescita sono ottime considerando che solo nel 2011 siamo passati da 23 a 58 nazioni in cui è possibile accedere a un servizio del genere.
Ecco, proprio a questo proposito vorrei fare una piccola osservazione. Il Report si occupa moltissimo di pirateria e applaude sia all'approvazione di normative come la recente ACTA o l'Hadopi in Francia, sottolineano come in nazioni come la Francia e la Nuova Zelanda (ma viene citata anche l'Italia del dopo-chiusura di Pirate Bay), le severe leggi che sanzionano pesantemente il P2P e il download non autorizzati, hanno determinato un aumento di fatturati. In realtà io mi permetto di dubitare che, come scrive IFPI, in Francia la legge Hadopi (che introduce, lo ricordo, un meccanismo punitivo graduale, che parte da semplici ammonizioni e può arrivare a salate multe e guai giudiziari assortiti) ha determinato un aumento del 23% delle entrate. Aumento, sostiene IFPI, che senza Hadopi non ci sarebbe stato. In mancanza di una controprova vera e propria mi sembrano proiezioni non realistiche.
Ho infatti la personale sensazione che il pubblico sarebbe più che disposto a versare modeste cifre per abbonarsi a servizi musicali in streaming. Il vero problema è che fuori dagli Stati Uniti e da un pugno di nazioni europee certi servizi faticano molto ad arrivare. I fatturati aumentano perché questo è un settore sempre più maturo, in cui la gente comune comincia a percepire i vantaggi di un servizio pay ricco di contenuti e bravo a farsi vedere in rete. Esattamente come l'eventuale sbarco di Netflix determinerebbe un forte interesse nei confronti del noleggio online di video. Potrei tuttavia sbagliarmi.
Ecco i link per i vari download: il Digital Music Report 2012 completo, la sintesi delle key figures e il famoso studio sugli effetti positivi delle normative antipirateria sui fatturati. Ricordo anche che la nostra FIMI, Federazione Industria Musicale Italiana, l'anno scorso ha pubblicato la versione italiana del DMR e in teoria dovrebbe farlo anche quest'anno.

24 gennaio 2011

IFPI Digital Music Report, un manuale di nuova radio

L'edizione 2011 del Digital Music Report della IFPI, la federazione mondiale delle case discografiche è anche un libro di testo di nuova radio. Se è vero che il mezzo radiofonico è stato ed è ancora molto legato all'industria musicale e continua a svolgere un ruolo molto importante nelle diffusione e promozione di brani e gruppi, l'economia della musica digitale - sia essa scaricata o ascoltata in streaming - in questi anni ha raggiunto un volume di tutto rispetto. Nel 2010 secondo IFPI sono stati spesi 4,6 miliardi di dollari, il 29% del fatturato delle case discografiche. In Italia secondo la FIMI si sono contati 12 milioni di download legali, il 12% in più dell'anno precedente.
IFPI nel suo report censisce oltre 400 piattaforme per l'ascolto, la discussione e il download della musica digitale. Ci sono nomi celebri come Pandora, Slacker o Spotify, ma anche tanti esempi di iniziative italiane, inclusa l'ultima in ordine di arrivo: Fastweb Music, un servizio realizzato da Fastweb insieme a Dada (6 euro al mese per ascoltare tutta la musica che si vuole in streaming e scaricare 15 brani al mese). Nel complesso questi servizi "mettono in onda" 13 milioni di brani. Nel 2010 il brano più scaricato, quasi 13 milioni di download, è stato Tik Tok di Ke$ha (non lo conoscevo e me lo sono cercato, mi sembra una pessima rivisitazione delle varie Lady Gaga). Tutti questi servizi si distinguono per una caratteristica di base: l'utente può ascoltare i brani in streaming e spesso può scaricare questi brani sul suo computer e sui suoi lettori mp3. Il più delle volte può commentare, condividere le segnalazioni con gli amici e in molti casi può contribuire a creare classifiche di popolarità con il suo voto, o allestire veri e propri canali musicali personalizzati che gli altri membri della community possono ascoltare sottoforma di Web radio, sempre più spesso attraverso il telefonino (IFPI calcola che gli operatori di telefonia cellulare in Europa hanno ricavato 78 milioni di dollari grazie allo streaming musicale).
Stiamo parlando di vere stazioni radio? Difficile dire. In senso stretto è musica, voce, sonoro, quello che per anni abbiamo ascoltato via etere. Il ruolo dei deejay e dei commenti, dei cantanti, dei critici, del pubblico, è stato modificato/sostituito dalla componente social di servizi come Pandora o Last.fm. E' un misto di radio vecchia (anche se molto, molto specializzata) e radio nuova, il tutto ispirato a una quasi esclusiva vocazione musicale, se escludiamo i contenuti complementari, dai commenti scritti agli interventi audio sui canali in streaming. Dal punto di vista dell'industria discografica è un fenomeno che rappresenta una forte disintermediazione rispetto al vecchio ruolo degli editori radiofonici. I siti della musica digitale sono per il momento una delle (poche) soluzioni legali per il commercio dei contenuti liberati dalla fisicità dei dischi. Non a caso una buona parte del Report è focalizzato sul problema della pirateria, anche se diciamo la verità: la stima di 240 miliardi di dollari di mancato fatturato nella sola Europa per il periodo 2008-2015 mi pare esagerata.
Comunque sia è una lettura molto interessante ed è utilissima la directory finale, organizzata per singole nazioni, con tutti i servizi musicali online censiti e in alcuni casi descritti nel dettaglio da apposite schede. Potete scaricare l'IFPI Digital Music Report 2011 (gratis) da questo indirizzo.