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19 marzo 2015

Se la narcotici ascolta radio maria

Le coltivazioni illecite di marijuana "per uso personale", ormai molto frequenti negli Stati Uniti, specie in California, stanno avendo un effetto collaterale molto spiacevole per i radioamatori e gli ascoltatori di onde medie e corte. In compenso, lo stesso effetto, offre una inattesa opportunità alle forze dell'ordine. Recentemente sembra che la polizia di San Francisco si sia messa alla caccia dei coltivatori di "maria" della Bay Area caricando in macchina... una radio a onde medie.
La questone è legata alla necessità di riscaldare e illuminare le piantine (necessariamente nascoste in ambienti chiusi) con opportune lampade ad alta potenza, di solito di tipo fluorescente. Queste lampade consumano molto e i loro alimentatori devono avere una caratteristica particolare: devono fungere anche da carico fittizio per limitare la corrente erogata, vista la curva di "resistenza negativa" delle luci alle quali sono collegati. Un tempo i carichi erano di tipo magnetico, oggi il controllo è elettronico e come qualsiasi altro dispositivi anche gli alimentatori arrivano dalla Cina, dove i controlli di qualità sono quello che sono. Il risultato è che gli alimentatori di potenza che favoriscono la crescita della marijuana, si comportano come veri e propri jammer, irradiando un corposo spettro di rumore proprio sulle frequenze della radio AM. Con opportune triangolazioni, è possibile individuare con precisione la fonte del disturbo e verificare se in ballo c'è davvero una attività agricola non autorizzata (non fuori dal Colorado, almeno).

L'allarme lo hanno lanciato per primi i radioamatori, che hanno pubblicato dettagliate analisi del comportamento "maligno" di queste apparecchiature. La polizia ha intercettato questi segnali... di fumo e ha capito che risalendo alle fonti di questi disturbi si possono individuare le coltivazioni fuorilegge. Il primo ad averne scritto, sul suo blog specializzato, è stato Keith Graves, poliziotto della narcotici. La cosa è stata ripresa adesso da EDN, prestigiosa testata online di elettronica professionale (in figura un'analisi dello spettro di rumore di uno di questi alimentatori).

10 novembre 2011

AEF, critiche e sforamenti di spesa rischiano di costar care alle onde corte di France Internationale


Contestazioni sul nuovo assetto centralizzato e aspre critiche alla governance e alla spesa fuori controllo di Audiovisuel extérieur de la France mettono improvvisamente in pericolo le attività in onde corte di un altro grande broadcaster internazionale: Radio France Internationale.
Oltre a RFI, il gruppo AEF concentra dall'inizio del 2009 la programmazione di France 24, TV5 Monde e di Radio Montecarlo Doualiya, la sezione araba di RFI, una specie di Radio Sawa francese. In questi giorni è successo che la deputata socialista Martine Martinel ha reso pubblico un rapporto del tutto sfavorevole alla riforma che ha messo sotto le potenti mani di Alain de Pouzilhac, manager della pubblicità prestato alla dirigenza televisiva, le sorti di tre emittenti e mezza. Per la Martinel sarebbe molto più sensato raggruppare "per mestiere" i canali televisivi sotto la gestione di France Television e di RFI sotto Radio France. Poi è arrivato il colpo di maglio dell'IGF, l'Inspection Générale des Finances, che ha fatto le pulci sulla gestione finanziaria della società pubblica.
Tra sprechi, sovrapposizioni e sovradimensionamenti l'AEF, ha concluso l'IGF, ha un pesante margine di rischio, più di 55 milioni di euro, nel suo budget relativo al triennio 2011-2013. Inoltre l'AEF, che si fa coprire per almeno un terzo dallo Stato francese, spende i soldi in modo ingiustificato e non sfrutta a sufficienze le possibili sinergie tra i suoi diversi organismi.
L'IGF arriva a suggerire qualche misura di contenimento di questi costi (ma perché non cacciano de Pouzilhac, con quel nome da moschettiere?): ridurre le trasmissioni in onde corte e medie di RFI. Purtroppo il file PDF con il rapporto originale dell'organismo di controllo finanziario risulta danneggiato e non leggibile, ma i giornali che lo hanno ricevuto parlano anche di una tabella che mette a confronto le spese pazze dell'AEF con quelle di analoghi broadcaster europei. 368 milioni annui contro i 362 di BBC Global o i 286 di Deutsche Welle e tutto questo per mantenere un numero di redazioni estere inferiore, 13 contro i 28 dei tedeschi e i 27 degli inglesi (bisogna capire se le cifre si riferiscono al passato o tengono conto degli ultimi tagli). L'ente ha già dovuto attraversare un momentaccio proprio un anno fa, quando la sua direttrice generale, la giornalista televisiva Christine Ockrent, è stata travolta dall'accusa di aver creato una rete di spionaggio interna per accedere a documenti riservati e alla posta dei colleghi. Nel maggio scorso, la Ockrent è stata costretta a rassegnare le dimissioni.

12 ottobre 2010

ESA, le interferenze radio accecano i satelliti meteo

I dati climatici raccolti dai satelliti possono rivelarsi preziosi per il coordinamento delle misure contro l'inquinamento e il surriscaldamento del pianeta. Ma che succede se i sensori a bordo di queste sonde orbitanti non possono funzionare per colpa delle interferenze radio da terra? L'Agenzia spaziele europea ESA ha lanciato un vero e proprio allarme dopo essersi accorta dei problemi riscontrati con i sensori passivi a bordo del satellite SMOS, che misura l'umidità al suolo e la salinità degli oceani. Il sensore agisce in una porzione della banda L, tra 1400 e 1427 MHz, che in teoria dovrebbe essere protetta. E invece in molte zone il livello di interferenza RF da trasmissioni radar, televisive e radio è talmente elevato da accecare completamente lo strumento. La mappa pubblicata, in cui vengono evidenziate in rosso le aree più "calde" è abbastanza impressionante, il nostro meridione per esempio appare molto attivo.
L'ESA sta coordinando con le varie autorità locali una campagna di rilevamento al suolo con il preciso obiettivo di correggere questa situazione. Spesso, scrive il comunicato, si tratta semplicemente di risintonizzare gli apparati interferenti.

SMOS water mission winning battle with interference
6 October 2010

The results from ESA's SMOS satellite have been impressive, but the mission has been bugged by patches of interference from radar, TV and radio transmissions in what should be a protected band. Painstaking efforts to reduce these unwanted signals are now paying off.
Soon after the Soil Moisture and Ocean Salinity (SMOS) mission was launched, it was realised that, in some places, the data were being badly contaminated by radio-frequency interference – or RFI for short.
At times, this interference was effectively blinding the instrument, rendering the data over certain areas unusable. Nevertheless, SMOS was still clearly meeting its scientific requirements in areas free of RFI. However, to maximise the benefits of the mission the RFI issue needed to be addressed, which could only come about through international collaboration.
SMOS, also known as ESA's water mission, carries a passive radiometer that operates at 1400–1427 MHz in the L-band of the electromagnetic spectrum to capture snapshots of 'brightness temperature'. These snapshots correspond to microwave radiation being emitted from Earth's surface and relate to the amount of moisture in soil and salinity in the ocean. This information is needed to improve our understanding of Earth's water cycle.
According to radio regulations set by the International Telecommunications Union, this frequency band is reserved for the Earth Exploration Satellite Service, space research and radio astronomy. However, SMOS data revealed that there were many incidences of signals within this protected band, particularly in southern Europe, Asia, the Middle East and some coastal zones.
The transmissions contaminating the data were due to two main reasons: either emissions in adjacent bands that were leaking into the protected region owing to excessive power levels, or illegal transmissions within 1400–1427 MHz.
So far, the main culprits appear to be TV transmitters, radio links and networks such as security systems. Also terrestrial radars appear to cause interference.
To ensure that the excellence of the mission would not be compromised, ESA embarked upon the tricky and lengthy process of having the illegal transmissions shut down and the excessive out-of-band emissions reduced.
Tackling Europe first, this is being done case by case through cooperation with governments – and a significant number of sources of interference have already been eliminated.
The SMOS data are able to show, within a few kilometres, where the interference comes from. Knowing the rough locations, ESA has been contacting National Spectrum Management Authorities to request that they take steps to resolve the issue.
Mostly, the next stage involves the various authorities sending personnel into the field with sensors to identify the precise source of the signals.
In some cases, it's simply a matter of retuning the device to prevent the signal from leaking into the protected band or, more seriously, if the device is operating illegally the authorities have been shutting them down.
Over the last few months, ESA has been in touch with most European governments. Although it might seem a laborious process, cooperation between ESA and the National Spectrum Management Authorities has already led to a significant improvement so that RFI in the SMOS data is on the wane.
Spain is a particularly good example of this – the data are now much-improved with respect to RFI.
While the cooperation between ESA and governmental authorities continues to be fruitful, the hope is that these cases will lead to tighter regulation enforcement.