31 dicembre 2011

Piezo, registrazioni supersemplificate su Mac

Piezo è l'ultima creatura della piccola fucina di applicazioni audio per Mac OS Rogue Amoeba. Questo sviluppatore ha già coperto tutte le esigenze di registrazioni su Macintosh con Audio Hijack, una piattaforma dotata di "scheduler" per le registrazioni programmate e della possibilità di filtrare e condizionare l'audio prima della registrazione. Adesso con Piezo l'obiettivo è offrire un software di registrazione assolutamente elementare, che funziona davvero come il registratore a cassette "vintage" simulato nella grafica dell'interfaccia. Piezo può registrare da qualsiasi fonte, altri programmi, audio di sistema, microfoni. I parametri di registrazione sono preimpostati per la voce e la musica ad alta e bassa qualità. Basta scegliere la fonte e dare il nome al file audio che verrà generato. Il costo è di 10 dollari ed è disponibile una versione demo per le prove. Solo per Mac OS 10.6 e 7. Novità da Rogue Amoeba anche per l'applicazione Airfoil, che consente di diffondere l'audio di sistema attraverso Wi-Fi con la tecnologia AirPlay. La novità riguarda l'add on di Airfoil Speakers, che consente di inviare musica verso dispositivi non direttamente "approvati" da Apple con AirPlay, nonché di ricevere gli stream diffusi da dispositivi iOS. Airfoil 4 è compatibile con Mac ma anche con Windows!

29 dicembre 2011

Speciale podcast management - 2

Se Instacast sembra consentire una semplice gestione dei podcast preferiti su iPhone, la piattaforma italiana Drivecast mantiene il suo primato di flessibilità e universalità. Nato in Italia, Drivecast si prefigge come obiettivo un pieno controllo sui contenuti audio (e video) sottoscrivibili in podcast. Se il podcast non è disponibile Drivecast permette di impostare una registrazione che verrà temporaneamente custodita online. E come se non bastasse riesce ad aggregare in una unica libreria online facilmente sincronizzabile con tutti i dispositivi mobili (smartphone, player MP3 e persino chiavette) per consentire un riascolto in mobilità, anche attraverso una autoradio con porta USB. Come si vede da questo filmato realizzato per You Tube, il claim di questa piattaforma è "Don't lose your content"



Drivecast è un aggregatore di contenuti audio (ma sono supportati anche i formati video collegati alle sottoscrizioni RSS) costruito intorno a una "LiveLibrary" in cui si possono depositare contenuti provenienti da sorgenti diverse:

•dalla sottoscrizione (impostazione diretta o importazione OPML di URL a podcast audio e video)

•dalla registrazione di canali Web radio preimpostati in una directory integrata che consente anche l'ascolto live dei singoli canali (organizzati per Nazione o lingua)

•dal proprio disco (importazione diretta di file) o dal cloud, attraverso servizi come Google Reader (estrazione/importazione automatica di link a contenuti audio), dalle librerie di Dropbox o Box.net, dalle Collections di GoogleDocs, da Windows SkyDrive

Una volta costruita, la LiveLibrary viene continuamente alimentata con i contenuti sottoscritti e aggiornati regolarmente, o con le registrazioni Web radio impostate, depositate nella LiveLibrary, dove potranno essere ascoltate o downloadate (con un limite di permanenza nella Library di 72 ore).
Che cosa si può fare una volta costruita e alimentata la LiveLibrary? I contenuti possono essere riprodotti direttamente accedendo alla Library via Web o da smartphone. I brani possono anche essere scaricati singolarmente sull'hard disk, oppure possono essere sincronizzati automaticamente con lettori mp3, semplici chiavette USB (grazie a una micro-app residente sulla chiavetta. Quest'ultima dialoga con il sistema operativo del computer dove avete effettuato il mount e interroga via Web la LiveLibrary scaricando i contenuti aggiornati, che potranno essere riprodotti - per esempio - con una autoradio con porta USB. Oppure ancora con smartphone iPhone, Android, Windows Phone 7 attraverso app che oltre a sincronizzare i contenuti permette l'ascolto in streaming della risorsa presente in LiveLibrary. L'edizione più recente delle app iOS e Android estende ulteriormente le funzioni di Drivecast su smartphone: se in precedenza operazioni come la scelta e la gestione degli abbonamenti ai contenuti della LiveLibrary avveniva attraverso il browser su PC, ora anche il client per iPhone/iPad e Android dispone di funzionalità di browsing e di sottoscrizione dei contenuti!
La sincronia su chiavetta USB/dispositivo mobile è una delle caratteristiche più interessanti per il target rappresentato dagli automobilisti che vogliono usufruire attraverso la car radio abilitata USB o con lo smartphone di contenuti personalizzati e negli orari preferiti come alternativa all'ascolto dei programmi radiofonici lineari inseriti in rigidi palinsesti.
Lo scopo è insomma facilitare la creazione e la gestione di una raccolta di contenuti personalizzati e regolarmente aumentati/aggiornati vuoi tramite il meccanismo dei podcast sottoscritti via RSS, vuoi con lo strumento delle registrazioni, che possono "regolarizzare" l'ascolto di programmi non immediatamente disponibili in podcast. Ai contenuti regolarmente aggiornati si possono aggiungere file scaricati dalla Rete o dai supporti fissi.
Il mondo applicativo di Drivecast comprende l'accesso via browser al sito Web, le app per iPhone e Android, l'estensione (un semplice file autoeseguibile) da installare sulla chiavetta USB o sul lettore verso cui scaricare i contenuti. Più recentemente Drivecast è diventato anche un widget per smart TV: oggi è presente sui televisori "connected" di Samsung, Philips e nei set top box BlobBox.
La piattaforma prevede anche la possibilità di agganciarsi direttamente agli account Facebook e a Twitter, per condividere le attività sulla LiveLibrary (podcast sottoscritti e registrazioni Web radio impostate). Una applicazione Facebook sviluppata da un programmatore indipendente grazie alle API aperte di Drivecast, permette di accedere alla LiveLibrary direttamente da Facebook.
Non penso che in questo momento esista una suite di prodotti e funzionalità altrettanto completa per seguire i contenuti audio e video podcast e i programmi live delle radio preferite senza perdere un minuto di ascolto. Le informazioni sull'universo Drivecast si trovano sul sito e sul blog del programma.

Speciale podcast management - 1

Audiopress, una intelligente app iPhone che permette di scegliere e gestire le sottoscrizioni ai podcast proposti da stazioni radio e da altre fonti RSS, ha purtroppo annunciato la cessazione del servizio, che avverrà nel 2012. Peccato, mi era piaciuto il concept di questo programmino che avevo scoperto tempo fa e di cui avevo già parlato: riusciva a combinare funzionalità che lo rendevano indipendente da iTunes e una guida per categorie ai contenuti migliori. Probabilmente gli sviluppatori hanno pensato che il loro prodotto non avrebbe avuto futuro, nell'universo supercompetitivo delle app.
Ho però scoperto una alternativa valida proposta da Vemedio, lo sviluppatore tedesco che ha inventato anche Snowtape, il client per l'ascolto e la registrazione delle Web radio su piattaforma Mac. La app per podcast di Vemedio si chiama Instacast e a differenza di Audiopress è a pagamento. C'è una versione iPhone da 1,59 euro e una per iPad, Instacast HD che ne costa 3,99. Instacast permette di scegliere e abbonarsi a oltre 9mila podcast organizzati in una directory, di ascoltare i podcast in livestreaming o di effettuare un download con Wi-Fi per ottimizzare l'ascolto e risparmiare la connettività 3G. Una bella idea è costituita dalle "show notes", le schede sui singoli podcast, molto utili da consultare per orientarsi in un universo di contenuti sempre più variegato. Infine, con la versione iPad HD c'è la sincronia tra i podcast sottoscritti e il nuovo servizio Apple iCloud. Insomma, Instacast sembra un valido concorrente di app come Podcaster 4 o dell'italiano Drivecast, che però a mio parere continua a offrire molto di più (all'argomento Drivecast dedico il post immediatamente successivo, per realizzare uno special di fine anno tutto rivolto ai contenuti audio).
Due punti di forza di Snowtape sono l'editor audio integrato, in grado di ritagliare le registrazioni e salvarle in formato MP3 o AAC e il servizio di directory che contiene più di tremila stazioni di qualità ed è facile da estendere e personalizzare. Fino alla prima versione Snowtape aveva implementato delle librerie per la decodifica dei flussi Windows Media Audio ma dalla fine del 2010 gli sviluppatori hanno optato per una strada diversa, adottando la nota piattaforma Windows per Quicktime Flip4Mac (che va scaricata a parte e installata insieme al programma). Uno speciale plug-in intercetta i flussi audio aperti nel browser e lancia automaticamente il programma Snowtape (che in questo modo aggira gli stream player utilizzati per molti siti di stazioni radio): questa può essere una modalità non apprezzata da tutti, ma ricordiamoci che in questo modo i flussi possono essere registrati.Approffitto anche per darvi qualche dettaglio aggiuntivo su Snowtape 2, ultima versione del programma Mac OS X dedicato all'ascolto e alla registrazione (anche schedulata) delle Web radio che trasmettono in stream Windows, Apple/AAC e OGG e i protocolli di trasporto HTTP, MMS-RTSP e MMS-HTTP. Manca il supporto di Real Audio e dei vari incapsulamenti Flash, ma tutto sommato ci si può accontentare.
Anche Snowtape ha una sua appendice su iPhone, Snowcast Radio, che permette di ascoltare e registrare stream da Web radio e podcast. Entrambi, applicazioni e app sono a pagamento. Snowtape Radio per iPhone costa 1,59 euro e Snowtape per Mac costa 33 dollari (richiede però dall'OS 10.6 in su) nella versione full. La versione demo permette di ascoltare le Web radio ma la registrazione è limitata a un quarto d'ora.

Anche in Germania le onde medie vanno in pensione


Nell'ultima parte dell'anno diversi impianti in onde medie tedeschi spegneranno per sempre le loro trasmissioni. Lo comunica Media Network citando Mediamagazine.nl


Several mediumwave stations in Germany are due to cease transmissions within the next couple of weeks. The first to go, on Friday 30 December, is the low power (0.6 kW) SWR station at Ulm on 1413 kHz. The following day it is the turn of high power (700 kW) gospel station ERF at Mainflingen on 1539 kHz and the WDR mediumwave transmitter at Langenberg on 1593 kHz which has been broadcasting in DRM mode. On 8 January SWR will cease its mediumwave broadcasts of the “Bodensee Sender” on 666 kHz (150 kW), Muhlacker on 576 kHz (100 kW), Freiburg on 828 kHz (10kW) and RheinSender/Wolfsheim on 1017 kHz (100 kW).


La scomparsa dei segnali su 1539 e 1593 kHz dalla Germania è una buona notizia per i cacciatori di stazioni radio a lunghissima distanza, che avranno meno interferenze su canali transatlantici come 1540 e 1590 kHz.

27 dicembre 2011

Streamonomy, la Web radio fai-da-te di Radionomy si apre alle alle stazioni già attive

Anche lei è un'iniziativa di area linguistica francese e anche lei può essere considerata un pioniere del genere, avendo mollato gli ormeggi quasi cinque anni fa. Parlo della piattaforma Radionomy, una delle prime ad aver praticato il concetto della radiofonia su Web "as a Service". Radionomy viene costituita a Bruxelles nel 2007 (come riferivo allora) e si apre al pubblico l'anno dopo con un'idea allora molto innovativa: mettere a disposizione un ambiente server e un client gestionale (purtroppo solo per Windows, anche se nel 2010 era stato promesso un "manager" 2.0 versione Web) per la creazione di programmi radio 2.0. Nessun problema di affitto di linee dedicate per l'audio serving, nessun problema con i diritti sulla musica di sottofondo o da trasmettere. Pensa a tutto Radionomy (radio+autonomy), al massimo il creatore di una Web radio deve pensare a confezionare dei file audio da programmare nel tempo, o da trasmettere live grazie alle estensioni del software arrivate nel frattempo. Il proprio canale Web radio diventa così un semplice widget HTML da integrare direttamente sul proprio sito o blog, cliccandosi sopra parte immediatamente la riproduzione musicale o la programmazione.
L'autorevole TechCruch ha reso noto in questi giorni che Radionomy, che nel luglio del 2011 ha superato quota tremila radio create, con oltre 170 generi musicali classificati e i 20 milioni di contatti in tutta Europa (la più grande piattaforma per la Web radio fai da te del continente), ha deciso di estendere ulteriormente i suoi servizi.
Già adesso la struttura di Radionomy è abbastanza articolata. Musica con diritti assolti per tutti i gusti, la tecnologia del Radio Manager, player mobili per Andorid e iPhone e un accesso gratuito per i radioproduttori in erba: il modello di business è la condivisione di banner pubblicitari e annunci audio che gli inserzionisti possono a loro volta gestire grazie a uno strumento chiamato Adionomy. Con Streamonomy, la novità che secondo TechCrunch verrà introdotte a gennaio 2012, come ribadisce del resto il canale Facebook di Radionomy, la piattaforma verrà estesa anche alle stazioni radio che diffondono già i loro programmi via Web e persino (anche se quest'ultimo punto non è ben chiaro nelle sue modalità) alle stazioni convenzionali interessate a loro volta a incrementare la loro presenza su Internet. Resto in attesa di conoscere nel dettaglio i contenuti di questa offerta, che potrebbe anche introdurre nuove forme di collaborazione editoriale e condivisione.

Dopo Rara ecco Deezer: lo streaming musicale pay prende quota anche in Italia



Si era parlato di un debutto pre-natalizio, ma Deezer ci ha messo qualche giorno in più. In questo momento però il servizio musicale streaming freemium nato in Francia diversi anni grazie a un pionieristico contratto con le major discografiche, è attivo anche in Italia. Ci si può iscrivere con Facebook (anzi, a quanto vedo il primo sign in passa obbligatoriamente per Facebook, anche se poi viene assegnata una password per l'accesso con la mail associata all'account FB) e si ha immediato accesso a una discoteca molto ben fornita. In home page ho subito notato che Fabrizio De André è al terzo posto della classifica degli autori (davanti a Rihanna), ecco uno screendump del player Web (disponibili anche le versioni mobili e una app per l'ascolto da Facebook, oltre a una applicazione che consente agli abbonati di effettuare la sincronia delle playlist sul proprio computer, per un ascolto offline):


Per il resto c'è tutto: possibilità di acquistare brani e album, funzioni di condivisione/raccomandazione social, playlist personalizzate, ascolto di "canali radiofonici" tematici. Quest'ultima sezione del sito Deezer mi sembra molto accattivante.


Quella che sto provando è la versione Premium+ di Deezer, che a quanto sembra al momento dell'iscrizione viene attivata per quindici giorni di prova gratuita. Successivamente dovrebbe entrare in vigore il regime freemium: gli iscritti che non pagano alcuna quota possono ascoltare preview di 30 secondi di ogni brano, con Premium è possibile effettuare la sincronia dei brani ascoltati con il pc o lo smartphone e con Premium+ si ha diritto anche a una qualità di streaming da 320 bps. Comincia insomma a riscaldarsi anche qui da noi il clima intorno agli abbonamenti musicali in streaming. Deezer arriva dopo Rara.com, di cui ho parlato recentemente e si aggiunge a servizi come la nuova radio online di Play.me, il servizio di Dada.net, brand rilevato quest'anno da Buongiorno.
Vi ricordo anche che tramite Radiopassioni potete richiedere un mese di prova gratuita su Rara.com, che ha debuttato in Italia poche settimane fa, precedendo Deezer. Le prime dieci richieste all'indirizzo radiopassioni(at)rara(dot)com riceveranno il loro bonus.


Pandora e Arbitron: lite sull'audience della radio online

Un botta e risposta che la dice lunga su quanto sta cambiando il mercato statunitense della radiofonia, un'industria in larga parte privata che si finanzia da 90 anni a questa parte con la pubblicità. Due settimane prima di Natale Pandora pubblica un report dedicato alla sua audience fino a novembre, analizzata da Edison Research. Sono dati impressionanti, da cui traspare la ragguardevole posizione assunta dall'emittente musicale personalizzata online nella fascia di età 18-34 anni.

Pandora Increases Listenership in Top Radio Markets
Audience and Time Spent Listening Increase in Every Top Ten Market Reaffirms Local Market Presence

OAKLAND, Calif., Dec. 13, 2011 /PRNewswire/ -- Pandora, the leading personalized radio service, today announced its November 2011 listenership results, posting Average Quarter Hour (AQH) gains in each of the top ten radio markets in the country since the last published results for September. Pandora posted 13 to 25 percent AQH listening increases in each market with the biggest AQH gain of 25 percent occurring in the New York metro survey area. An AQH rating of 1.0 means an average of one percent of a target population was listening to Pandora for at least five minutes within a quarter hour window between 6.00 a.m. and midnight.
In November, among adults 18-34 in the top ten markets, Pandora's weekly cumulative audience (cume) reached more than 19.9 percent in each metro survey area. Cume is the weekly measure of the total number of unique Pandora listeners in each market. For adults 18-49, the weekly cume for November for the first time had more than one million unique listeners in both the New York and Los Angeles metro survey areas.
Chief Revenue Officer John Trimble said, "Accurately reflecting our audience listenership is critical to our clients, whether they are conducting a large national campaign or a highly targeted local one. Average quarter hour, or AQH, is the industry standard for buying radio advertising and providing buyers with an apples-to-apples metric is just one of the things we do to help advertisers determine the value of running campaigns on Pandora."
Ecco alcuni dati sullo share di Pandora nelle aree metropolitane più importanti. L'informazione di maggior rilievo è il cosiddetto "cume" l'audience cumulativa nell'arco di una settimana, un indice che dice che un quarto dei giovani adulti di San Francisco e oltre un milione di ascoltatori a New York o Los Angeles, si "sintonizzano" su Pandora:


November 2011 Pandora Radio Ratings
Monday-Sunday, 6.00 a.m. - midnight
New York
Adults 18 - 34 = 0.9 AQH rating; 19.9 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.6 AQH rating; 13.0 cume rating
Los Angeles
Adults 18 - 34 = 1.2 AQH rating; 25.1 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.8 AQH rating; 16.8 cume rating
Chicago
Adults 18 - 34 = 1.0 AQH rating; 21.7 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.6 AQH rating; 14.5 cume rating
San Francisco
Adults 18 - 34 = 1.2 AQH rating; 26.2 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.8 AQH rating; 17.4 cume rating
Washington, DC
Adults 18 - 34 = 1.2 AQH rating; 26.1 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.8 AQH rating; 17.2 cume rating
Boston
Adults 18 - 34 = 1.0 AQH rating; 23.3 cume rating
Adults 18 - 49 = 0.7 AQH rating; 15.1 cume rating

Quasi subito arriva la risposta di Arbitron, l'azienda americana che misura l'audience radiofonica delle radio terrestri, le "vere" radio (sempre ammesso che oggi la distinzione abbia ancora senso). Per Arbitron la differenza c'è ed è fondamentale. In un report pubblicato sul suo sito, la società accusa (senza far nomi) Pandora di aver utilizzato a vanvera un parametro come il "cume" o l'Average Quarter Hour, i due parametri che anche Arbitron applica alle proprie misurazioni. L'errore "truffaldino" di Pandora sarebbe quello di servirsi di parametri creati per valutare un mezzo "uno a molti" come la radio a un servizio "uno a uno" come la musica di Internet, anche se dal punto di vista dell'ascoltatore le due cose prevedono lo stesso comportamento. Il problema, prosegue Arbitron, è che i dati di audience "one to many" basati su strumenti come il Personal Meter integrati da interviste e panel, vengono filtrati in modo da escludere dal conteggio le situazioni più svariate. In altre parole, conclude Arbitron, mentre Pandora ha gioco facile nel contare le proprie "ore di trasmissione" e il numero di utenti collegati, Arbitron pubblica le sue tabelle solo dopo un lungo lavoro di deduzione, senza il quale i dati sarebbero probabilmente molto più elevati.
La polemica appare abbastanza fondata, ma è chiaro che l'industria radiofonica tradizionale dovrà affrontare un nuovo concorrente, come del resto è già successo con altri media forse penalizzata dall'arrivo degli inserzionisti online. Forse non è un caso se poco dopo aver ufficialmente risposto ai dati di Pandora, Arbitron ha reso noto un secondo studio, questa volta dedicato all'attenzione che il radioascoltatore dedica alla pubblicità che interrompe i programmi. Preparato da Arbitron in collaborazione con Media Monitors e Coleman Insights lo studio si intitola "What happens when the spot comes on?" e sembra contraddire molte delle percezioni che ipotizzavano un forte - anche più del 25% - calo di interesse nelle pause pubblicitarie. Arbitron calcola invece che una pausa compresa tra uno e tre minuti evidenzia più o meno gli stessi livelli di audience raggiunti dai programmi che vengono interrotti. Numericamente, la radio manterrebbe durante le soste pubblicitario il 93% della sua audience originaria.

24 dicembre 2011

Radiodispositivi in Siria: spionaggio o meteorologia?

Prima la strana notizia del possibile (ma poco probabile) hackeraggio del drone americano in Iran, adesso, a pochi giorni di distanza ma questa volta dal nord della Siria, arriva, via Facebook, un "citizen report" su misteriosi dispositivi che la popolazone locale avrebbe visto sganciare da un velivolo turco (o americano) forse proveniente dalla base di Incirlik. Tutti ovviamente parlando di complotti, attività di spionaggio, guerriglia. Ma siamo sicuri che non sia tutto
Dal social network le foto di queste scatolette munite di antenna sono finite sui giornali, incluso il Corriere della Sera che parla di "microspie cadute dal cielo" attaccate a "piccoli paracadute". Nei lanci di agenzia ripresi un po' ovunque su Internet si legge che gli apparecchi sarebbero radiosonde meteorologiche, arrivando persino a citare la marca e il modello: Graw DFM-06, un prodotto regolarmente a catalogo del costruttore tedesco - Graw per l'appunto - una società berlinese con 80 di vita. "Si dice", aggiungono le cronache, che queste radiosonde sono state modificate per intercettare le radiocomunicazioni. "Si dice anche" che possono trasmettere la loro posizione col GPS. Quest'ultima non una prerogativa di spioni, le radiosonde modello DFM-06 sono sì equipaggiate con GPS, perché uno dei loro scopi è tracciare i profili dei venti e senza GPS sarebbe dura, quindi non si capisce perché la cosa dovrebbe far pensare immediatamente alla CIA. Su Internet gli appassionati di questo tipo di monitoraggio trovano persino programmi software in grado di decodificare la telemetria di questi strumenti.
Tra le varie illazioni sono state formulate le ipotesi che le radiosonde-"spia" servono a intercettare le comunicazioni delle forze anti-repressione in Siria, o per controllare le attività al confine tra Siria e Turchia, area di intervento dei separatisti kurdi. Normalmente le radiosonde meteo trasmettono e basta, queste invece sarebbero anche in grado di ricevere.
Io però mi chiedo una cosa: anche ammesso che possano ricevere, come farebbero queste sonde a far arrivare a distanza il messaggio? Le modifiche le fanno funzionare come veri e propri pontiradio volanti? Ma che senso avrebbe? Se fossero davvero appese a un semplice paracadute rischierebbero di cadere troppo rapidamente al suolo e il monitoraggio cesserebbe subito, molto meglio sarebbe far girare degli aerei spia per lassi di tempo assai più lunghi. Una volta caduta a terra le possibilità di intercettare la sonda sarebbero le stesse che un eventuale spia averebb nel ricevere il messaggio originario e se i messaggi captati fossero invece registrati a bordo della radiospia, resterebbe il problema di recuperarle a terra. Mi suona strana l'idea di un commando che entra in territorio siriano e comincia a cercare le sonde sparpagliate al suono.
I report mostrano delle fotografie che non permettono di distinguere il "paracadute" utilizzato. E se non fosse un paracadute ma un normale pallone usate per il lancio dalle stazioni meteorologche? Nel mondo ci sono più di 800 siti riconosciuti dalla WMO come stazioni da cui vengono lanciate radiosonde per osservazioni meteorologiche, uno di questi siti è Diyarbakir, nell'oriente turco poco a nord dal confine con la Siria. Non è possibile che i misteriosi oggetti vengano, molto semplicemente, da lì?

23 dicembre 2011

Commando Solo torna a fare propaganda. Per i petrolieri in Pennsylvania

Le spese militari sono come il maiale, non si butta via niente. Sapete che cosa fanno i riservisti della 303esima Divisione dell'Esercito USA in North Carolina, quelli del famoso Commando Solo, quando non lanciano dal loro aereo-stazione radio i messaggi rivolti alle truppe e alle popolazioni di Nazioni come la Libia, l'Iraq e l'Afghanistan? La rivista investigativa online OWNI li ha ritrovati in... Pennsyvania. Dove le aziende che cercano petrolio negli scisti bituminosi dell'area si servono di tecniche di PsyOp, guerriglia psicologica, per gestire le proteste degli abitanti e contrastare le iniziative dei legislatori locali per mitigare i danni ambientali o ottenere ricadute più favorevoli in termini economici.
La scoperta è avvenuta in un contesto quanto mai ufficiale: un convegno organizzato a Houston a fine ottobre per discutere della Hydraulic Fracturing Initiative 2011, una iniziativa delle compagnie petrolifere per (testualmente) "fare leva sui media, i social network e le comunità locali per superare le preoccupazioni dell'opinione pubblica nei confronti della fissurazione idraulica", come viene definita la tecnica di estrazione basata su forti getti di liquido che frantumano le sabbie bituminose. L'impatto ambientale è molto forte e giustamente le comunità locali temono che le attività estrattive gli lascino in eredità un territorio trasformato in groviera e nessun soldo in tasca (al di là della remunerazione della forza lavoro).
Alla conferenza di Houston sono intervenuti "addetti alla comunicazione" un po' particolari e molte aziende hanno candidamente ammesso di utilizzare esperti militari della 303esima, invitando i colleghi ad applicare le tecniche del "Manuale da campo contro gli insorgenti" utilizzato dai Marines nell'Iraq ("perché stiamo affrontando una rivolta" ha dichiarato uno dei "comunicatori" della Anadarko Petroleum, che ha lavorato anche per la Halliburton di quel simpaticone di Dick Cheney). Sono state discusse modalità sperimentate in Iraq per condizionare la popolazione, tranquillizzarla o dividerla in fazioni opposte per rendere meno efficaci le eventuali azioni collettive. Un vero e proprio arsenale di armi da guerra psicologica che si è dimostrato ancora più efficace in tempo di pace. Del resto anche il mondo universitario offre spunti e strumenti preziosi, basati sulle tecniche di mediazione. La celeberrima Harvard Law School organizza per esempio un seminario dal titolo "Dealing with an angry public", "Trattare con una opinione pubblica incazzata". Manca soltanto che Commando Solo cominci a volare per i cieli della Pennsylvania invitando via radio la popolazione ad arrendersi ai petrolieri.

«Oil companies are making use of techniques and personnel from the psychological warfare unit of the US military, in their efforts to convince local populations drop their resistance to large-scale shale gas exploration operations in the northeastern United States.
The information emerged from an otherwise unremarkable conference of communications directors working for shale gas and oil companies. The Hydraulic Fracturing Initiative 2011, held in early November at the Hyatt Regency Hotel in Houston, Texas, gave the floor to several industry executives. Amongst them was Matt Pitzarella, from the company Range Resources, who boasted of the methods employed in Pennsylvania to break the resistance of locals concerned about the effects of hydraulic fracturing on their living environments.»

22 dicembre 2011

Salviamo Klubradio: il governo "democratico" ungherese imbavaglia l'ultima voce libera

A volte la democrazia è una strana cosa. Uno si fa eleggere, democraticamente, ma sfruttando qualche conflitto di interesse, o qualche condizionamento, che equivalgono alla morte della democrazia ma che la democrazia non può facilmente prevenire onde evitare di passare per non-democrazia (un bel paradosso); e dopo essersi fatto eletto fa approvare leggi che anti-democratiche, esercitando indebiti controlli e censure sulla libertà di espressione. Possiamo fingere che non sia così, fosse solo per rispetto di elettori di destra sicuramente più distratti che antidemocratici, ma il discorso dovrebbe purtroppo essere applicato all'Italia governata da Berlusconi.
Questa però volta il protagonista della storia di censura mediatica (segnalatami da Marco Allaria Olivieri attraverso il link ad Andrea Tarquini su Repubblica), è il governo ungherese di Viktor Orban. Utilizzando come una vera e propria scure l'agenzia ungherese di regolamentazione dei media, la Nemzeti Média- és Hírközlési Hatóság, Orban ha fatto togliere la frequenza utilizzata a Budapest dalla popolarissima emittente privata Klubradio, che dava voce nei suoi dibattiti alle forze di opposizione. Una decisione presa con la risibile scusa dello scarso fervore nazionalistico della stazione radio, colpevole di non aver trasmesso un volume sufficiente di contenuti originali magiari (e quei pochi, aggiungo io, evidentemente "sbagliati"). Questo insopportabile atto di censura, che sta già suscitando scandalo dentro e fuori l'Ungheria, non è affatto casuale: giunge infatti nelle stesse ore in cui la Corte Costituzionale ungherese ha sollevato numerose eccezioni di costituzionalità nella famigerata Legge dei Media del 2010, un obbrobrio giuridico che toglie ogni forma di garanzia agli ungheresi che cercano di produrre giornalismo indipendente. L'OSCE aveva già lanciato l'allarme lo scorso anno e Radiopassioni lo aveva puntualmente segnalato in un post che univa le vicende ungheresi a quelle bielorusse. Ieri la stessa rappresentante OSCE per la libertà dei media, Dunja Mijatovic, ha emesso un indignato comunicato sulla chiusura di Radioklub, congratulandosi con la Corte Costituzionale ungherese per la sua sentenza.
In base a regole assurde - credo di capire dalla traduzione Google dell'articolo pubblicato dal giornale Népszabadság - la NMHH ha tolto le frequenze a Klubradio riassegnandole a società che avevano presentato una domanda di licenza ma sembrano praticamente sconosciute, entrambe fondate quest'anno con strani giri di proprietà : Prodo Voice Studio e una certa Autórádió Műsorszolgáltató, un marchio registrato a febbraio dal gruppo polacco Tunnel Media e ora in mano a investitori ungheresi. Alle due nuove entità sono state assegnate due frequenze nella capitale ungherese prima occupate da Klub e Juventus Radio. Mentre quest'ultima dovrà spostarsi su una frequenza diversa (e sfavorevole), Klubradio rischia di rimanere a bocca asciutta perché sono in dubbio le sue chance di successo nella riassegnazione della frequenza di 92.9, in seguito al ritiro dell'originario pretendente. La stazione ha già fatto sapere che continuerà a trasmettere su Internet nell'interesse di quasi mezzo milione di ascoltatori, ma è chiaro che una nazione UE come l'Ungheria non può ammettere il verificarsi di fatti del genere.
Oggi pomeriggio, giovedì 22 dicembre, alle 16 accanto al Museo Nazionale in Pollack Mihaly è prevista una manifestazione di solidarietà e su Facebook è stata aperta la pagina Mentsük meg a Klubrádiót (Salviamo Klubradio). I sostenitori di questa vittima della censura sottolineano che da qui partirono i moti indipendentisti di due secoli fa.