13 marzo 2011

Un radiodramma scuola di democrazia in Mozambico

Dopo una guerra civile quasi ventennale che ha devastato - come avvenne in Angola, dove i combattimenti durarono anche di più - l'ex colonia portoghese di Moçambique, lo stato africano affacciato sull'Oceano Indiano vive da parecchio tempo una condizione di stabilità, ma i suoi abitanti non sono abituati ad avere a che fare con i vantaggi (e le responsabilità) della democrazia: la partecipazione, la libertà di espressione, la trasparenza pubblica. Per stimolare la familiarità con questi concetti, spiegarli, farne apprezzare il valore, l'organizzazione Community Media for Development, una società di produzione radiofonica specializzata in storie e radiodrammi di formazione sociale, metterà in onda attraverso le emittenti comunitarie del Mozambico un "radio-film" in 13 puntate realizzato in lingua portoghese e nelle due lingue locali changaan e sena. "Madjuba, alla ricerca del talismano" è una sorta di Decamerone fatto di storie raccontate alla sera, intorno al fuoco di una piccola comunità. Le storie trasportano uno degli abitanti del villaggio, Arlindo, in un magico mondo in cui Arlindo diventa l'eroe Chamwari, incaricato di riportare stabilità, il talismano appunto, in un mondo disordinato. Attraverso le situazioni descritte intorno alle sue avventure, tutta la comunità impara a utilizzare lo strumento del dialogo e della partecipazione e a capire che questo dialogo può davvero cambiare le cose.
Riporto qui il comunicato stampa relativo al rilascio di questo serial radiofonico, patrocinato anche dall'UNESCO. La pagina dedicata a Madjuba sul sito del CMFD è piena di ulteriori dettagli. Ringrazio Emanuele Manni per avermi segnalato questa produzione. La storia di Madjuba mi ha ricordato gli anni in cui era ancora possibile ascoltare in banda tropicale, sulle onde corte, una nazione dal glorioso passato radiofonico, tipico peraltro delle colonie portoghesi. Vi suggerisco a questo proposito il bellissimo sito dedicato alla storia di Lourenço Marques Radio, la prima emittente commerciale africana, nata quando ancora la capitale mozambicana Maputo era intitolata al navigatore rievocato, insieme ad altri, nell'epopea cinquecentesca Os Lusíadas.
Madjuba: Quest for the Talisman

Mozambique’s first adventure-fantasy serial radio drama will soon be hitting the airwaves at a community radio station near you! Madjuba: Quest for the Talisman is an action-packed 13-part radio drama available in Portuguese, Changaan, and Sena, initiated by UNESCO with support form SIDA, produced by CMFD (Community Media for Development) Productions.
Follow the tale of a community that gathers nightly around the fire to hear a wise storyteller weave a tale of adventure and fantasy. Little do they know that the magic of the story has transported their stubborn neighbor Arlindo to a far off fantasy world where he has become the unwitting long-awaited hero, Chamwari. As Chamwari seeks the talisman that will transform the land, the village listeners realise that they too have the power to speak up and help make the changes in their community they want to see.
The drama was produced as part of UNESCO’s, Strengthening Local Development in Mozambique through Expanded Access to Information and Communication programme. “The drama is an entertaining look at how people can be part of local governance and development,” says Noel Chicuecue of UNESCO.
Over the course of the story the hero, along with his allies, travel though different lands, each with a task or problem to overcome related to key governance issues: accountability/ transparency, civic participation and the need for a strong civil society, freedom of expression, and political intolerance. Many of the characters were inspired by Mozambican folklore – for example, the fallen King has characteristics of the Lion, and the dark force speaks and acts like the Mamba. The mystical Storyteller becomes the narrator, who helps move the story along, and explain events.
The large-scale production involved over 50 local actors and recordings took place in Maputo and Beira. The script was drafted by talented scriptwriter Evaristo Abreu, who has over 25 years experience in the field of drama. Since 1984 he has directed and performed in about 100 conventional and community plays produced by the Tchova Xita Duma, Mutumbela Gogo and Mbêu theatre groups, as well as participated in festivals and conferences in Europe, Brazil, southern Africa and the Maghreb, including producing the Festival International de Teatro D’Agosto from 1999 to 2005.
The drama is part of UNESCO’s mission is to contribute to the building of peace, the eradication of poverty, sustainable development and intercultural dialogue through education, the sciences, culture, communication and information.

Questo è il trailer in lingua portoghese:


09 marzo 2011

Spegne di colpo il network radiofonico delle spie

La settimana scorsa si è abbattuto un fulmine su una zona grigia della radiofonia che resiste da decenni, in barba a ogni evoluzione geopolitica e tecnologica e quasi completamente ignorata dai grandi media, che danno viceversa ampia notorietà alle storie di spionaggio più strampalate (e inattendibili). E' una zona grigia i cui confini sono delimitati da una miriade di trasmissioni cifrate, lunghe stringhe di numeri o lettere che che costellano le frequenze delle onde corte e dalle persone che sorvegliano con attenzione questi flussi. Alcune di queste persone lo fanno perché è il loro mestiere, o almeno questa è l'ipotesi prevalente: il mestiere dell'agente segreto "sul campo", dell'informatore, dello spione. Altri - ed è un gruppo verosimilmente più ristretto - sorvegliano le "stazioni dei numeri" per puro divertimento, cercando di ricavare il maggior numero di informazioni "in chiaro" possibili: le frequenze utilizzate, le tabelle orarie, la struttura dei messaggi. Ogni minimo dettaglio che possa gettare una flebile luce sulla natura delle trasmissioni, sui luoghi di origine e di destinazione, sui contenuti di messaggi criptati con codifiche a prova di criptoanalista.
I conflitti deflagrano e si esauriscono, le guerre fredde di intiepidiscono, le polizie segrete dei regimi più impenetrabili si smobilitano, le tecniche di cifratura digitale si raffinano, ma le "number stations" sono sempre là, come fari nella notte sopra un mare di complessità, fari che invece di illuminare rendono ancora più oscuro il mondo delle operazioni di intelligence e counterintelligence. C'è chi dice che questi messaggi trasmessi sulle onde corte sono ancora il mezzo migliore, il più semplice e insospettabile, per un servizio segreto che deve impartire ordini ai suoi contatti operativi. Basta qualche centinaio di numeri e un semplice algoritmo di sostituzione per far arrivare in forma riservata indirizzi sicuri, nomi, modalità di consegna, istruzioni pratiche. Tutto quello che l'agente deve avere in tasca è una radiolina a onde corte, un taccuino e un foglietto con le chiavi per la decodifica. Dal campo al centro operativo le comunicazioni possono svolgersi in altro modo, ma i numeri trasmessi sulle onde corte possono garantire alla periferia un anonimato quasi perfetto. Computer, Internet, smartphone, tutte cose piuttosto visibili, specie in certe geografie, che possono soprattutto lasciare molte tracce elettroniche. Che cosa c'è di più normale di una radio? Nessuno o quasi potrebbe associarla ai ferri del mestiere di una spia.
Il primo di questo mese di marzo nella tranquilla area grigia dello spionaggio via radio è avvenuto qualcosa di grosso. L'equivalente di un terremoto che ha scosso la costante azione di monitoraggio degli appassionati riuniti intorno a mailing list come Enigma 2000, o la Numbers&Oddities Newsletter, i gruppi di agenti di controspionaggio per hobby (almeno si spera). La notte tra il 28 febbraio e il 1 marzo sono infatti completamente cessate le trasmissioni delle number station identificate secondo la classificazione escogitata dai lettori di "Enigma" dalla sigla E10 (ecco un lungo campione audio). Sono le stazioni più famose e prolifiche dell'area grigia, l'equivalente di Radio Deejay per gli spioni. Certezze ce ne sono davvero poche ma gli esperti di stazioni dei numeri giurano che le trasmissioni del network E10 sono originate dai servizi israeliani, il celeberrimo e misteriosissimo Mossad. Le trasmissioni E10 da sole rappresentavano una percentuale significativa delle attività di monitoraggio degli appassionati, che su queste infinite sfilze di numeri tramandano un folklore fatto anche di episoni curiosi. Come quella sera di marzo di cinque anni fa, quando un operatore in vena di facezie concluse una trasmissione con la stringa "G1O2O3D4N5I6G7H8T", good night, buona notte. Le storie del network E10 sono raccontate da Simon Mason sul suo insostituibile sito Shortwave Espionage.
Nel corso del tempo il network del "Mossad" ha subito diversi cambiamenti, spesso ci sono stati blocchi temporanei, spostamenti di orario e frequenza. Ma da dieci giorni tutte le frequenze note sono spente. Il presunto Mossad ha smesso di dare i numeri.
La notizia mi è arrivata qualche giorno fa da un mio lettore, Giorgio, che mi è sembrato autenticamente costernato. Oggi è stata pubblicato l'ultimo numero della newsletter Enigma 2000 e il commento tradisce, insieme alla comprensibile delusione del fanciullo che apre l'armadio e scopre il giocattolo preferito rotto forse irrimediabilmente, il pragmatismo dell'analista non professionista ma di razza. Perché il network E10 cessa di funzionare proprio nel momento di maggior instabilità dei governi di Nord Africa e Medio Oriente? Perché il Mossad rinuncerebbe a istruire i suoi agenti proprio in questo momento? Ha trovato metodi più aggiornati e affidabili? Ha deciso di affidarsi alle comunicazioni digitali o satellitari? E' possibile che nonostante tutto queste trasmissioni non abbiano niente a che fare con i servizi israeliani? E si si trattasse di un'altra nazione, magari vicina, magari attraversata per la prima volta dopo decenni da un'ondata di stravolgimenti del tutto imprevisti fino a pochi mesi fa?
Per adesso le frequenze di E10 continuano a tacere, ma i ricevitori del controspionaggio per gioco restano sintonizzati per cogliere la minima ripresa di attività. Restate sintonizzati anche voi sul sito della European Numbers Information Gathering & Monitoring Association o abbonatevi alla Enigma Newsletter sul gruppo Yahoo Enigma 2000. Troverete informazioni altrettanto interessante sul sito di Ary Boender, Numbers&Oddities e la sua N&O Newsletter. Il presunto Mossad tace, ma altre misteriose stazioni continuano, nonostante tutto, a dare i numeri. Grazie al Conet Project, un ampio saggio di anni di attività è stato catturato su quattro compact disc disponibili online su Archive.org

08 marzo 2011

Un successo propagativo per la svedese Radio Nord

Un 8 marzo 2011 che sarà ricordato dalla comunità dei "radiomani" per la celebrazione del 50esimo anniversario di Radio Nord, emittente pirata offshore che debuttò in Svezia la mattina dell'8 marzo 1961. Una licenza temporanea concessa dall'authority svedese ha permesso a una associazione locale di ricreare il clima musicale di quegli anni utilizzando due frequenze, in onde medie (1.512 kHz) e corte (6060 kHz). Quest'ultima frequenza oggi è arrivata un po' dappertutto in Europa ed è stata segnalata persino in Australia.
Io l'ho sintonizzata questo pomeriggio, dopo le 16 utc (le 17 locali) su 6060 kHz, qui sull'isola di Favignana, dove sto passando la settimana di carnevale. E' stata una bellissima idea, Favignana è incredibilmente diversa in inverno e mi ha fatto apprezzare l'unicità delle condizioni estive di ascolto sulla banda dell'FM. La temperatura molto più bassa rispetto a luglio e agosto e il forte vento da nordovest e nord azzerano le possibilità di ascolto a media distanza via troposfera: non c'è proprio traccia di emittenti tunisine.
Tornando a Radio Nord, quella che potete ascoltare qui è una registrazione effettuata verso le 16.15 utc, con una canzone svedese che potrebbe risalire agli anni '50 (o anche prima, sembra di ascoltare il Trio Lescano):



Il segnale è piuttosto disturbato dal programma in turcomanno di Radio Liberty, attraverso un ripetitore tedesco. Questa trasmissione è diretta verso la russia asiatica, ma evidentemente la cosa non basta ad attenuare l'interferenza qui, a circa 2.500 chilometri (2.460 per la precisione) dalla cittadina svedese di Sala dove è localizzato il trasmettitore. Avevo cercato di sintonizzarmi sull'emittente verso le nove del mattino di oggi, ma il segnale era decisamente troppo debole, del resto in quelle ore si è verificato un brillamento solare che deve aver perturbato non poco la ionosfera. Non so quanto questa riedizione di Radio Nord resterà in onda, cercate di ascoltarla se e finché potete.

04 marzo 2011

Nanosatelliti radioamatoriali, un altro fallimento

Cocente delusione per la comunità dei radioamatori appassionati di ricerca e comunicazione spaziale. Il vettore Taurus XL lanciato questa mattina dalla base californiana di Vanderberg con a bordo il satellite ambientale Glory e tre nanosatelliti amatoriali "CubeSat" sviluppati da altrettanti consorzi universitari, non è riuscito a portare e a termine correttamente la sua missione. Il guscio di carenatura che protegge il carico del missile dall'attrito con l'atmosfera non si è separato correttamente dal vettore e il peso di questa struttura non ha permesso di raggiungere in tempo la quota orbitale.
I radioamatori "spaziali" si apprestavano a seguire la telemetria dei tre minuscoli satelliti cubici (dieci centimetri di lato), ma le loro antenne resteranno a secco. Una delusione tanto più cocente se si pensa che il missile Taurus aveva subito un analogo incidente due o tre anni fa, costringendo i tecnici a prendere delle misure correttive. Alcuni lanci successivi avevano funzionato, ma oggi il difetto si è ripresentato di nuovo. I tre satelliti avrebbero dovuto rappresentare la prima tappa del programma Educational Launch of Nanosatellite, una joint venture tra la Nasa e le università. Peccato soprattutto per la missione Glory, che avrebbe dovuto aiutare gli scienziati a misurare l'impatto del sole e degli aerosol sul nostro clima.
Ecco qualche riferimento alle tre missioni CubeSat e a una pagina riassuntiva con le radiofrequenze (437,425 436,790 e 437,505 MHz) che non si sono "accese". Nel 2006, un vettore russo Dnepr lanciato da Baikonur con a bordo 14 nanosatelliti analoghi a questi (tra cui l'italiano PicPot, il "Piccolo Cubo del Politecnico di Torino"), aveva subito lo stesso destino, distruggendo l'intero carico.

Explorer 1 Prime:

Sole "senza macchie", colpa della corrente meridionale?

In un articolo pubblicato ieri su Nature e annunciato da una conferenza stampa alla NASA, un team di scienziati di Calcutta, Bozeman nel Montana e Cambridge nel Massachusetts ha presentato i risultati di un lungo studio di modellazione della dinamica solare, affermando di aver trovato la possibile spiegazione del minimo solare prolungato che ha caratterizzato il biennio tra il 2008 e il 2009, ritardando l'avvento del ciclo solare 24 attualmente in corso. In quel periodo gli astrofisici solari hanno contato un elevato numero di giorni "spotless", privi di macchie solari, il più alto da un secolo a questa parte. I fisici dell'atmosfera hanno invece registrato un abbassamento della temperatura degli strati alti dell'atmosfera, che in molti punti ha collassato come una mela che avvizisce. Questa contrazione dell'atmosfera ha influito sui cosiddetti detriti spaziali, i resti dei satelliti artificiali che in condizioni normali entrano in contatto con l'atmosfera e finiscono distrutti. A causa dell'abbassamento di quota di quest'ultima, i detriti si sono accumulati e sul pianeta sono piovute per buona misura grandi quantità di raggi cosmici. Il raffreddamento causato dalla diminuzione della quantità di raggi UV provenienti dalle macchie potrebbe avere conseguenze climatiche sulla temperatura complessiva della terra. In occasione del celebre "minimo di Maunder" nel '600, i climatologi tendono ad associare la prolungata assenza di macchie alla "miniglaciazione", durata una settantina di anni, che si era verificata allora.
Il modello proposto dagli scienziati può essere equiparato a una fabbrica di macchie solari e agli effetti distorsivi della "corrente meridionale" che circola, come una corrente oceanica, dalle regioni polari del sole in direzione del suo equatore, un vero e proprio "nastro trasportatore di macchie", che trascina i resti delle macchie consumate per 300 mila chilometri nella profondità del sole e riporta verso la superficie le macchie rigenerate.
Nella prima parte del periodo spotless questo nastro ha subito una forte accelerazione, trascinando i resti magnetici delle macchie in modo troppo vorticoso, creando una sorta di tappo. A quel punto la corrente meridionale ha subito un rallentamento e il meccanismo di rigenerazione magnetica è andato in tilt. Solo adesso la situazione si sarebbe normalizzata ma intanto i ricercato stanno affinando i loro strumenti predittivi per l'analisi del prossimo minimo.
Le ultime previsioni pubblicate proprio pochi giorni fa dal Marshall Space Flight Center dicono che con un numero "normalizzato" pari a 58 macchie raggiunto a metà 2013, il massimo del ciclo 24 sarà il più basso in quasi 200 anni.

Researchers Crack the Mystery of the Spotless Sun
03.02.11
In 2008-2009, sunspots almost completely disappeared for two years. Solar activity dropped to hundred-year lows; Earth's upper atmosphere cooled and collapsed; the sun’s magnetic field weakened, allowing cosmic rays to penetrate the Solar System in record numbers. It was a big event, and solar physicists openly wondered, where have all the sunspots gone?

Now they know. An answer is being published in the March 3rd edition of Nature. "Plasma currents deep inside the sun interfered with the formation of sunspots and prolonged solar minimum," says lead author Dibyendu Nandi of the Indian Institute of Science Education and Research in Kolkata. "Our conclusions are based on a new computer model of the sun's interior."
For years, solar physicists have recognized the importance of the sun's "Great Conveyor Belt." A vast system of plasma currents called ‘meridional flows’ (akin to ocean currents on Earth) travel along the sun's surface, plunge inward around the poles, and pop up again near the sun's equator. These looping currents play a key role in the 11-year solar cycle. When sunspots begin to decay, surface currents sweep up their magnetic remains and pull them down inside the star; 300,000 km below the surface, the sun’s magnetic dynamo amplifies the decaying magnetic fields. Re-animated sunspots become buoyant and bob up to the surface like a cork in water—voila! A new solar cycle is born.
For the first time, Nandi’s team believes they have developed a computer model that gets the physics right for all three aspects of this process--the magnetic dynamo, the conveyor belt, and the buoyant evolution of sunspot magnetic fields.
"According to our model, the trouble with sunspots actually began in back in the late 1990s during the upswing of Solar Cycle 23," says co-author Andrés Muñoz-Jaramillo of the Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics. "At that time, the conveyor belt sped up."
The fast-moving belt rapidly dragged sunspot corpses down to sun's inner dynamo for amplification. At first glance, this might seem to boost sunspot production, but no. When the remains of old sunspots reached the dynamo, they rode the belt through the amplification zone too hastily for full re-animation. Sunspot production was stunted.
Later, in the 2000s, according to the model, the Conveyor Belt slowed down again, allowing magnetic fields to spend more time in the amplification zone, but the damage was already done. New sunspots were in short supply. Adding insult to injury, the slow moving belt did little to assist re-animated sunspots on their journey back to the surface, delaying the onset of Solar Cycle 24. "The stage was set for the deepest solar minimum in a century," says co-author Petrus Martens of the Montana State University Department of Physics. Colleagues and supporters of the team are calling the new model a significant advance. "Understanding and predicting solar minimum is something we’ve never been able to do before---and it turns out to be very important," says Lika Guhathakurta of NASA’s Heliophysics Division in Washington, DC.
While Solar Max is relatively brief, lasting a few years punctuated by episodes of violent flaring, over and done in days, Solar Minimum can grind on for many years. The famous Maunder Minimum of the 17th century lasted 70 years and coincided with the deepest part of Europe's Little Ice Age. Researchers are still struggling to understand the connection.
One thing is clear: During long minima, strange things happen. In 2008-2009, the sun’s global magnetic field weakened and the solar wind subsided. Cosmic rays normally held at bay by the sun’s windy magnetism surged into the inner solar system. During the deepest solar minimum in a century, ironically, space became a more dangerous place to travel. At the same time, the heating action of UV rays normally provided by sunspots was absent, so Earth’s upper atmosphere began to cool and collapse. Space junk stopped decaying as rapidly as usual and started accumulating in Earth orbit. And so on….
Nandi notes that their new computer model explained not only the absence of sunspots but also the sun’s weakened magnetic field in 08-09. "It's confirmation that we’re on the right track."
Next step: NASA’s Solar Dynamics Observatory (SDO) can measure the motions of the sun’s conveyor belt—not just on the surface but deep inside, too. The technique is called helioseismology; it reveals the sun’s interior in much the same way that an ultrasound works on a pregnant woman. By plugging SDO’s high-quality data into the computer model, the researchers might be able to predict how future solar minima will unfold. SDO is just getting started, however, so forecasts will have to wait.
Indeed, much work remains to be done, but, says Guhathakurta, "finally, we may be cracking the mystery of the spotless sun."

03 marzo 2011

Boom del DAB+ in Europa, la Kroes spinge il digitale

Sul sito dell'EBU sono state rese disponibili le presentazioni in PDF e le registrazioni audio degli interventi alla Digital Radio Conference del 16 febbraio a Ginevra. Proprio in queste ore è invece in corso, alla RAI di via Asiago, la conferenza Multimedia Meets Radio. Per colpa di una settimana rognosa, che per fortuna si conclude con la partenza per una settimana a Favignana, non sono riuscito a essere presente ma spero di avere le presentazioni da condividere quanto prima.
Intanto ecco il link a quelle del 16 febbraio, da scaricare soprattutto quella sui test in corso in Europa sulla tecnologia DRM+ per la digitalizzazione dell'FM e quella di Frontier Silicon sull'evoluzione del mercato dei ricevitori digitali, davvero molto interessante. Nel giro di pochi anni siamo arrivati ad avere ricevitori DAB del costo di 30 euro e diverse nazioni europe, oltre ad aver adottato il DAB+, pensano seriamente di utilizzarlo per sostituire completamente i network nazionali e regionali in FM. Se il DRM+ dovesse decollare sul piano della disponibilità di chipset, moduli e ricevitori, è sempre più concreta la possibilità che si arrivi ad avere estese aree geografiche caratterizzate dallo switch off dei servizi FM analogici locali. Oggi a Bruxelles la responsabile dell'Agenda Digitale europea Neelie Kroes, intervenendo alla conferenza della Associazione Radiofonica Europea, si è rivolta ai consorzi che si occupano della promozione della radio digitale in Europa ad accelerare il passo, per non "lasciare indietro la radio" rispetto al processo di digitalizzazione. Sul DAB+ c'è del resto sempre più convergenza. Anche l'Austria (qui il documento messo a punto da KommAustria per la radio digitale nel 2012) e il Belgio, dove a Bruxelles RTBF sta effettuando da qualche mese un test DAB+ sul canale 12B con un multiplex di quattro programmi diffusi a diversi bit rate si sono unite al carrozzone dello standard Eureka 147 con nuova codifica audio AAC, mentre in Francia David Kessler, l'incaricato della presidenza della Repubblica che doveva rimettere a febbraio uno studio sulla situazione della radio digitale, ha commentato sulla stampa con molto entusiasmo i test DAB+ che sono in corso a Nantes per iniziativa di un gruppo di radio "associative".

Radio Nord torna dopo 50 anni nell'etere svedese

Esattamente 50 anni fa, gli ascoltatori svedesi di una radiofonia di leggendario grigiore dovettero essere piuttosto sorpresi di trovare, sull'inaspettata frequenza di 602 kHz, la vivace programmazione e gli ironici jingle di Radio Nord. Tra pochi giorni, l'8 marzo, per celebrare l'evento il progetto Radio Nord Revival cercherà di ricreare la trasmissione inaugurale dell'emittente pirata che riuscì a resistere fino al 1962.
Il blog dedicato all'iniziativa ha appena annunciato di aver ricevuto dal regolatore svedese la licenza temporanea per utilizzare le frequenze di 1512 kHz sulle onde medie e di 6060 kHz sulle corte. La trasmissione celebrativa dovrebbe partire alle 9 e 48 del mattino, lo stesso orario dell'8 marzo 1961, ma da qui all'8 marzo potrebbero esserci dei test. Diverse altre emittenti scandinave e baltiche faranno da relay dell'evento.
Su questa incredibile esperienza nel 2009 è stato pubblicato un libro (in svedese ma pieno di belle foto) "Stick iväg, Jack!" e su You Tube potete trovare dei documentari. In quegli stessi anni, anzi fin dal 1958 grazie all'affitto di alcune fette di programmazione della danese Mercur, vera antesignana delle stazioni pirata offshore, e fino al 1966 (quando la nave che la ospitava si trasferì al largo di Banjul, in Gambia), in Svezia operava anche Radio Syd.


Radio digitale ibrida al salone dell'auto di GInevra,

I visitatori del celebre salone dell'automobile, apertosi oggi a Ginevra, potranno prendere parte a una sperimentazione di radio digitale ibrida allestita dall'EBU con la collaborazione dell'emittente commerciale Rouge FM e dell'operatore Swisscom, che ha allestito un multiplex DAB+ che copre i padiglioni della fiera. La ricezione dei programmi può avvenire con ricevitori DAB+, adattatori DAB come il recente auricolare Nokia e anche con ricevitori ibridi sintonizzati sulle frequenze FM, grazie al sistema RadioDNS.

Hybrid digital radio services at the Geneva International Motor Show

Geneva, 2 March 2011- At this year’s Geneva International Motor Show, the EBU has built a hybrid digital radio service together with Rouge FM radio, a commercial radio group in Switzerland and Swisscom Broadcast, the main operator for radio/TV broadcasting in Switzerland.
Rouge FM has put together a specific digital radio station for the show on a temporary DAB+ multiplex using Swisscom Broadcast infrastructure. The EBU has provided technical expertise and has adapted its open source visual radio production platform to provide a visualisation service on DAB+ and RadioDNS.
Swisscom has worked with Nokia to adapt their DAB+ headset for Symbian mobile phones to display slides associated to radio programmes, making them clickable to follow web links associated with the slides. In addition to this specific programme, other radio stations are present in the multiplex. In particular car manufacturers, who expressed an interest, have their own dedicated channels. The stations can be received in cars fitted with digital radio, on mobile phones with DAB+ adapters, other portable DAB+ devices and the public can also see the result on home receivers displayed on a stand.
This trial is an opportunity to show advanced digital radio services in the largest independent motorshow in the world. Cars are the major listening environment for radio outside the home, and the availability of digital radio as standard in cars is a key enabler for successful digital radio services. Importantly, these services showcase a commercial broadcast group extending their brand with thematic and event stations as well as providing an enhanced experience through new visualisation services.

02 marzo 2011

Norvegia: addio all'FM nel 2017

La Norvegia si aggiunge alla Gran Bretagna tra le nazioni che hanno deciso di avviare un percorso legislativo verso lo switch-off, lo spegnimento della radio analogica. Una raccomandazione del Ministero della Cultura (documento in norvegese, con interessanti grafici) approvata in Parlamento all'inizio di febbraio fissa al 2017 la possibile data per la disattivazione degli impianti FM in favore del network digitale pubblico e privato DAB. In Norvegia, la tecnologia DAB viene utilizzata a livello nazionale da un consorzio, Digital Radio Norge, cui partecipano la statale NRK, il network nazionale commerciale P4 e SBSRadio, società del gruppo ProsiebenSat.1. Lo spegnimento sarà vincolato al raggiungimento di una soglia minima di penetrazione del segnale digitale e potrebbe eventualmente slittare al 2019. Le stazioni FM locali, tuttavia, non saranno costrette e chiudere e a passare al DAB. Il 6 marzo Digital Radio Norge organizza un seminario per illustrare i punti della raccomandazione ministeriale e le possibili evoluzioni del mercato della radio digitale. Ecco comunque i principali contenuti della decisione governativa norvegese riassunti dal consorzio per la radio digitale:
Main points

- Targeted FM shut-down: January 2017

- Conditions for shutting down FM: (will be measured Jan. 2015, DRN comment)
  • NRK's digital radio channels must have a population coverage similar to NRK P1 (Virtually every Norwegian has P1 today, DRN comment)
  • Commercial DAB channels must have a population coverage of 90%
- Additional conditions to shut down FM in 2017
  • Minimum 50% of the radio listeners must by 2015 listen to a digital platform every day (this means coverage, not market share, and is therefore not comparable to for example the UK-meassurements. DRN comment)
  • By 2015 there must be technically satisfactory adaptor solutions for in-car use, at a reasonable price
  • If additional conditions are not met by Jan. 2015, FM will be shut down in 2019
Other points

- Small local radios can continue on FM after 2017. Exactly which ones will be decided in 2015

- The two FM-licences due to expire in 2014 (P4 and Radio Norge) are proposed to be extended from 2014 to 2017

Il primo di agosto parte il DAB+ nazionale tedesco

Si è sbloccata la situazione del DAB+ in Germania, dopo che la KEF, la commissione che sorveglia la ridistribuzione dei soldi raccolti con il canone dai contribuenti, ha dato l'OK all'esborso di circa 37 milioni di euro per il potenziamento della rete che porterà i canali radiofonici digitali ARD e Deutschlandsradio allo standard DAB+. La Commissione aveva imposto una unica condizione: un accordo tra l'ARD, cioè l'ente radiotelevisivo nazionale, e il provider privato di infrastrutture Media Broadcast per un contratto a condizioni favorevoli. Le trattative si sono protratte fino allo scorso dicembre.
Ora l'ARD conta di partire con la sua offerta il primo di agosto 2011, in modo da portare a termine la prima fase della radio digitale pubblica nazionale entro l'inizio del 2013.
Contemporaneamente arrivano le prime notizie di attivazione di servizi DAB+ da parte dei broadcaster regionali. Bayerischer Rundfunk ha attivato il DAB+ sul canale 11D per la regione di Franconia, Bassa Baviera, Palatinato e Svevia. E soprattutto si stanno muovendo anche i privati, anche se le emittenti commerciali hanno chiesto un aiuto finanziario a una "parte interessata" come Frontier Silicon, il produttore britannico di chipset per le radio digitali. L'industria del silicio ha capito che oltre a metterci componenti e ricevitori deve anche impegnarsi in prima persona per creare un mercato dei contenuti e dei servizi. Helmut G. Bauer, amministratore delegato di Digitalradio Deutschland GmbH, consorzio formato tra i titolati della licenza per il multiplex DAB+ diffuso a livello nazionale, e Anthony Sethill, Ceo di Frontier Silicon, hanno siglato un accordo pochi giorni fa. Anche in questo caso il consorzio punta alla data di lancio del primo di agosto, in modo da poter arrivare alla prossima edizione della fiera IFA di Berlino con i multiplex nazionali pubblici e privati già attivi.