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14 marzo 2012

Clamorosa accelerazione della radio digitale in Francia, possibile anche una data di switchoff dell'FM


Nel settembre scorso a Torino, in occasione del Prix Italia, il rappresentante ministeriale francese che aveva partecipato al dibattito sulla radio digitale, aveva fatto capire in modo esplicito che la Francia aveva messo una pietra probabilmente tombale sulla radio digitale. Nelle ultime settimane il clima è parso improvvisamente cambiato, anche per il ruolo assunto da Rachid Arhab, il consigliere del CSA, la commissione audiovisuale che regolamenta il mercato francese, titolare del dossier sulla digitalizzazione della radio. Con lui, giornalista algerino naturalizzato francese solo 20 anni fa, la situazione ha subito una accelerazione improvvisa, verso una direzione del tutto opposta. Ieri il quotidiano economico Les Echos ha scritto che il CSA di Arhab e del presidente Michel Boyon, evidentemente anche lui favorevole, è seriamente intenzionata a lanciare ufficialmente la radio numerica in Francia entro il 2012, superando quelle che sono state le forti resistenze da parte non delle piccole emittenti bensì dei maggiori network commerciali, come Europe 1, RTL o la stessa NRJ, preoccupati dei costi del digitale T-DMB. Per una questione regolamentale la prossima mossa - che dovrebbe riguardare la pubblicazione dei bandi di partecipazione ai futuri consorzi in 20 agglomerati metropolitani - partirà dalla norma T-DMB, ma il regolatore auspica espressamente il passaggio al DAB+, parlando di realizzare un network con 5 o 6 multiplex per ciascuna grande città e 12 o 13 emittenti per ciascun multiplex. A sorprendere è la fretta che sembra connotare la decisione, fretta forse legata al fatto che sia Arhab che il suo presidente in CSA tra un mese arriveranno a fine mandato.
Stupefacente la chiusa dell'articolo di Gregoire Poussielgue sull'Echos: in un virgolettato l'autore attribuisce ad Arhab l'esertozione a cominciare a pensare a una data di spegnimento della radio analogica in FM: "quando saremo arrivati al 40% di copertura nazionale, dovremo fissare una data di switchoff, come è stato fatto con la televisione analogica terrestre. Comincia a profilarsi l'ipotesi, non del tutto irrealistica, di una Europa nordico-occidentale disposta ad abbandonare completamente l'FM negli anni intorno al 2020.

Radio numérique terrestre : le CSA passe en force

Bloquées depuis trois ans, les stations détenant une fréquence à Paris, Marseille et Nice vont finalement être autorisées à émettre dès cette année. Un appel à candidatures va être lancé pour les 20 plus grandes agglomérations françaises.

13/03 Gregoire Poussielgue

Plus personne ou presque n'y croyait. Bloquée depuis de longues années, la radio numérique terrestre (RNT) va pourtant bel et bien voir le jour cette année. Le Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA) a un plan en deux parties. Primo, il va signer les conventions des stations qui avaient obtenu une fréquence au printemps 2009 pour les villes de Paris (une cinquantaine de stations), Marseille (une quarantaine) et Nice (idem). Une étape qui leur permettra de commencer à émettre dès cette année. Ce lancement à grande échelle est soutenu par Radio France, le Sirti, qui regroupe les radios commerciales indépendantes, et les radios associatives, malgré l'opposition des historiques (RTL, Europe1, NRJ et NextradioTV). La décision officielle sera prise fin mars. Entre-temps, plusieurs projets ont disparu, comme Europe1 Sport, ou encore LCI Radio, ce qui obligera le CSA à effectuer des ajustements. Mais la décision de lancer enfin la RNT au plan industriel, alors que les expérimentations se multiplient un peu partout en France, est un vrai signal. Les contestations se faisaient de plus en plus fortes contre la non-attribution de ces conventions. Le Sirti a même déposé un recours en référé devant le Conseil d'Etat, qui sera examiné vendredi.
Secundo, le CSA entend lancer, cette année si possible, un appel à candidatures pour étendre la RNT aux vingt principales agglomérations françaises. « Nous visons un taux de couverture de la population légèrement supérieur à 50 % », estime Rachid Arhab, membre du CSA. Déjà titulaires d'une fréquence à Paris, Marseille et Nice, les radios nationales seront mises au pied du mur : si elles veulent prendre le train de la RNT et être diffusées en numérique partout en France, il leur faudra participer. Pour l'instant, il est prévu que cet appel à candidatures soit lancé avec la norme T-DMB, qui est celle de la RNT. Mais le gendarme de l'audiovisuel espère que la nouvelle norme DAB + soit adoptée d'ici là. « L'idée du DAB + vient d'une réflexion économique car cette norme permet de diminuer considérablement les coûts de diffusion », poursuit Rachid Arhab. Cette nouvelle norme permet aussi de couper l'herbe sous le pied des radios historiques, qui se plaignent de coûts de diffusion trop importants pour la RNT, en plus de leurs coûts en FM. Pour l'instant, le ministère de la Culture et de la Communication bloque le dossier : la consultation publique pour l'adoption du DAB + n'a pas été lancée, pas plus que le dossier n'a été transmis à la Commission européenne.
A moins d'un an de la fin de leur mandat, Michel Boyon, le président du CSA, et Rachid Arhab, le conseiller en charge du dossier, veulent donner à la RNT une impulsion qu'ils espèrent irréversible. Concrètement, avec 12 à 13 radios par multiplex et 6 multiplex par ville, il sera possible d'augmenter considérablement l'offre en radios pour certains territoires qui sont désertés par la bande FM. Etape ultime, la fixation d'une date pour l'arrêt de la diffusion en FM. « Quand on sera à 40 % de couverture nationale, il faudra fixer une date comme cela a été fait pour la TNT », ajoute Rachid Arhab. On n'en est pas encore là.

06 ottobre 2010

MediaFLOP, Qualcomm sospende la tv mobile palmare

Forse potrà davvero consolarsi rivendendo lo spettro oggi occupato dal servizio, ma Qualcomm, l'azienda che sforna una quota significativa della componentistica che finisce nei nostri smartphone e telefonini, ha comunque investito centinaia di milioni (683, riferisce la stampa) nella televisione digitale mobile FLO TV. Ne avevo parlato diffusamente anch'io, perché il sistema MediaFLO (ma un nome meno portasfiga non potevano inventarselo?) è una delle varie possibilità per la diffusione numerica di contenuti televisivi e come il nostro DVB-H prevede anche la possibilità di trasmettere canali radiofonici. Il servizio opera sulle frequenze del canale UHF americano 55, lasciato libero dal passaggio alla tv numerica. Qualcomm le aveva acquisite per poter offrire MediaFLO nei principali mercati metropolitani. Ora queste stesse frequenze sono diventate ancora più preziose, ma per fornire servizi Internet.
Commercialmente MediaFLO è disponibile dal febbraio 2007. O meglio era, perché come ha rivelato per primo PaidContent (ricevendo successive conferme ufficiali), Qualcomm ha deciso di sospendere la vendita diretta di abbonamenti rivolta al pubblico.
Per i commentatori di MediaPost il flop è legato alla scarsa propensione del pubblico ad pagare un abbonamento mensile per ritrovarsi sul telefonino contenuti fin troppo inflazionati. Sarebbe anche troppo limitata la scelta di terminali: due, tre telefonini e un televisorino dedicato. Anche la concorrenza dei contenuti video ormai accessibili, senza costi aggiuntivi, con le piattaforme smartphone pesa parecchio. Insomma, dopo il DVB-H europeo e il T-DMB coreano, anche la televisione tascabile americana subisce una brutta battuta d'arresto. La crisi economica avrà sicuramente avuto la sua brava, anzi cattiva influenza, ma la sensazione è che la tv mobile palmare non interessa a nessuno, specie quando il servizio viene confezionato prendendo la tv tradizionale e riducendola alle dimensioni di un schermo di 5 pollici di lato. Osservo infine che la piattaforma a larga banda su protocollo IP ha dimostrato di essere un concorrente temibile anche per la tv mobile, non solo per la radio numerica. Vorrà pur dire qualcosa.
Unable To Find A Better Exit, Qualcomm Cancels Consumer-Direct FLO TV

(Update: Qualcomm (NSDQ: QCOM) has now confirmed our report that is canceling FLO TV)

Qualcomm is shutting down its struggling direct-to-consumer FLO TV operations, paidContent has learned. According to sources familiar with the situation, the staff was informed late last week by Bill Stone, president of MediaFlo and FLO TV, that the mobile TV service will wind down by the end of the year. The company is in discussions with AT&T (NYSE: T) and Verizon about the future of its white-label wholesale service, which continues for now and includes the majority of its TV customers.
Qualcomm CEO Paul Jacobs acknowledged the consumer service’s problems earlier this summer and suggested the company might be better off focusing on using its spectrum and network to distribute other content. This shift places the emphasis on leasing the network, not programming for it.
Jacobs told paidContent in June that Qualcomm has always planned to sell or spin off MediaFlo but insisted then that a shutdown wasn’t in the plans. In July, Jacobs told investors Qualcomm was exploring options. This move may make it easier to manage a sale or spin of the remaining part of FLO TV.
Jacobs also insisted then that if the service can’t succeed, it won’t be a total loss. “The spectrum itself is worth almost $2 billion based on the latest spectrum auction.”

***

(...)
Analysts pointed to factors influencing the demise, from growing competition from free, ad-based mobile video alternatives to the limited range of FLO TV-compatible devices. "People don't want to pay extra to watch the same stuff they're watching on the big screen and laptops, so why pay another $10 a month on their mobile phone," said Norm Bogen, a digital entertainment analyst at In-Stat. He cited competing efforts like Comcast's TV Everywhere initiative, aimed at providing cable subscribers access to programming on any device.
There's also both free and paid options -- like iTunes, Hulu and Netflix -- for streaming or downloading video via the mobile Web and applications.
Aside from stiff competition, the FLO TV audience was also limited by the selection of devices capable of receiving its broadcast signal. A Diffusion Group report earlier this year also criticized Qualcomm for making FLO TV available on relatively few phones instead of across popular devices like the iPhone, BlackBerry and Android-based models.
(...)

04 ottobre 2010

DR France: no allo stallo, radio digitale anche "parziale"

L'associazione DR France, un consorzio di operatori che in Francia promuove l'adozione della radiofonia digitale firma insieme ad alcuni network radiofonici commerciali (AFRICA N1, CONTACT, CROONER, JAZZ RADIO, LA RADIO DE LA MER, MFM, OUI FM, RADIO FG) il costruttore britannico Pure e il fornitore di servizi infrastrutturali VDL un appello affinché venga superata la fase di stallo che sta ritardando l'avvento della radio numerica in una Francia che già da due anni si è dotata di un inquadramento legislativo in tal senso, definendo 19 città pronte all'attivazione delle licenze a operare nello standard T-DMB. Ricordo che in questo momento è in corso l'ennesima indagine governativa sulle aspettative del mercato, inchiesta che dovrebbe concludere la sua missione in novembre.
Accusando alcuni grossi network di aver messo i bastoni nelle ruote del progetto, i firmatari dell'appello chiedono in pratica di partire comunque sulla base delle richieste già pervenute al regolatore CSA, lasciando una porta aperta alle radio che ancora non hanno preso una decisione o che si sono dette contrarie. Una sorta di lancio a partecipazione ridotta chiamato RNTest, che offra la possibilità di entrare in futuro nel sistema dei multiplex digitali a chi oggi preferisce restarne fuori. Il testo completo dell'appello si può prelevare qui. Faccio notare come DR France faccia leva, per promuovere la digitalizzazione del mezzo, su una caratteristica del modello diffusivo della radio che raramente viene presa in considerazione: a differenza della radio via Internet, la radio analogica o digitale che sia permette di salvaguardare l'anonimato degli ascoltatori attraverso la non tracciabilità dei sistemi di ricezione.

(…)
1. La Radio Numérique Terrestre : la Radio gratuite et anonyme

Si la radio de demain ne passe pas par la Radio Numérique Terrestre, elle passera alors par Internet et par le téléphone mobile qui nécessite un abonnement payant. Cela aura logiquement pour conséquence que la radio du futur sera payante et que l’auditeur perdra son anonymat (puisque la traçabilité est avérée que l’on téléphone ou que l’on navigue sur Internet). Savoir quelle radio vous avez écouté ce matin dans votre salle de bain, c’est ouvrir une porte très dangereuse : celle de permettre une intrusion dans la vie privée de chaque auditeur.

Or, la Radio Numérique Terrestre, comme la FM ou les Grandes Ondes, est non seulement gratuite mais sauvegarde totalement l’anonymat de ses auditeurs. La radio doit rester ce qu’elle a toujours été et représenter un symbole de liberté et d’accessibilité à toutes et à tous.

6. La Radio Numérique Terrestre : déjà inscrite dans la loi

Aujourd’hui, la Radio Numérique Terrestre n’est pas un projet, elle est déjà inscrite dans la loi française. Pourtant, elle a été remise en cause par quatre groupes de radios nationales privées. Cela a donc pour conséquence de retarder son lancement et de facto de faire prendre à la France beaucoup de retard. Les constructeurs sont forcément dans une positon délicate puisqu’en parallèle, la loi les oblige à équiper tous les récepteurs de radio vendus en France de puces permettant de recevoir la Radio Numérique Terrestre . Cette situation est intenable et une décision doit être prise car cet immobilisme est nuisible tant pour les opérateurs, les constructeurs que pour les millions d’auditeurs en France et ne respecte pas de facto les dispositions de la loi.

7. Les conditions d’une relance rapide de la Radio Numérique Terrestre

Si certains opérateurs radio ont des questions légitimes (techniques, économiques) qui nécessitent effectivement des réponses précises qu’elles sont en droit d’attendre ; d’autres semblent plutôt s’y opposer pour des raisons purement stratégiques ce qui a pour conséquence de repousser sans cesse
le lancement de la Radio Numérique Terrestre en France.
Pour que la Radio Numérique Terrestre soit un succès, nous avons conscience qu’un certain nombre de conditions doivent être remplies :

- obtenir une implication des Pouvoirs Publics qui doivent donner un signal fort ;

- lever certaines interrogation techniques ou financières aux opérateurs afin d’obtenir le consensus le plus large possible ;

- relancer la procédure d’appels à candidatures dans les 19 villes choisies par le Conseil Supérieur de l’Audiovisuel en 2008 ; dans le cas où un nouveau report serait décidé, nous demandons à ce que cet appel reste ouvert à ceux qui le désirent, c’est ce que l’on appelle le RNTest.

Le RNTest permettra de satisfaire les radios qui souhaitent encore du temps pour se lancer dans cette aventure sans hypothéquer l’avenir de la Radio Numérique Terrestre et priver plus longtemps encore les auditeurs du droit qui leur revient de profiter de cette avancée technologique majeure.
Cependant, nous insistons sur le fait que le RNTest n’est pas la solution que nous privilégions ; elle ne doit être qu’une solution alternative et de transition dans le cas d’un nouveau report du lancement officiel de la Radio Numérique Terrestre. Cela ne doit pas remettre en cause la forme de l’appel à candidature en Radio Numérique Terrestre qui doit être le même pour tous sur la base d’une norme technique unique à tous les opérateurs.
Pour conclure, Nous, signataires de cette lettre, demandons à tous les opérateurs et acteurs de la radio en France de mettre de côté leurs intérêts particuliers afin de ne pas mettre en péril l’avenir de la radio du futur.

28 marzo 2010

Radio numerica in Francia, due rapporti antitetici

Botta e risposta in Francia tra critici e fautori della radio digitale. Lo scontro indiretto tra Marc Tessier e Emmanuel Hamelin - l'uno incaricato dal Primo Ministro, l'altro su mandato del Ministero della Cultura - è avvenuto in realtà lo scorso novembre, con la presentazione dei rispettivi rapporti. Solo oggi però il rapporto Hamelin è stato diffuso su Internet e può così essere messo a confronto con quello presentato dall'ex presidente di France Television.
Tessier afferma in buona sostanza quello che da anni - con i suoi "latrati", verrebbe da dire riprendendo la cortese definizione di un mio amabile lettore - questo blog va ripetendo (alla noia, direbbe lo stesso lettore, che tuttavia - a meno di una qualche rara patologia a me ignota che lo richiedesse per cura - non è affatto obbligato a leggermi): l'unico modo per imporre la transizione alla radio digitale è decretare lo spegnimento ex lege della radio analogica in FM. Secondo Tessier non sarebbe realistico fare questo prima del 2020 e anche con questo termine il gioco probabilmente non vale la candela: "Au final, le projet de RNT comporte, pour les radios, autant un risque d’appauvrissement que la possibilité d’une amélioration, car il ne créera pas de dynamique de la recette, alors qu’il nécessitera un coût additionnel important, pendant plusieurs années, principalement lié à la diffusion" scrive Tessier, sostenendo in pratica che le opportunità di crescita del mercato radiofonico tutto digitale non sono affatto garantite, mentre i costi addizionali della transizione lo sono eccome.
Di segno opposto è la conclusione di Hamelin, che nel suo rapporto si sofferma in particolare sulla necessità di aiutare finanziariamente le stazioni radio associative, quelle che effettivamente non disporrebbero dei mezzi finanziari necessari per affrontare la digitalizzazione ma che devono essere tutelate in quanto portavoce di un principio di libertà di espressione e democrazia da salvaguardare. Per Hamelin il digitale radiofonico ha senz'altro un costo ma non deve essere ulteriormente rimandato (i francesi hanno spostato il lancio dal 2009 al maggio di quest'anno). Devo dire che nel suo rapporto c'è un passaggio molto interessante che riguarda proprio la questione - anch'essa molto presente su Radiopassioni - della cosiddetta "alternativa IP". Come sapete, le mie personali perplessità (che ritengo modestamente di riuscire ad articolare con qualcosa di meglio di un latrato) nei confronti del digitale sono dovute a uno scetticismo nei confronti di tecnologie che stanno impiegando troppo tempo per affermarsi sul mercato e che in certi casi (vedi il DRM sulle onde corte) non riescono proprio a dar luogo a una industria dei terminali utente.
La radio digitale rischia di invecchiare prima di nascere, mentre milioni di persone stanno già consumando contenuti di tipo radiofonico, moltissimi dei quali generati da stazioni convenzionali, attraverso terminali di tipo IP. Ebbene, Hamelin conclude il suo rapporto affermando che se la radio numerica dovessere esaurirsi nella radio su IP, dovremmo preoccuparci seriamente, perché in questo caso l'accesso alle piattaforme di distribuzione dovrebbe passare per delle infrastrutture che a differenza dell'etere non sono controllate dalla collettività, ma da aziende private, gli Internet Service Provider (FAI in francese).
E' una obiezione che trovo sensatissima e che arricchisce un dibattito già molto interessante. Se poi c'è chi lo trova noioso e cacofonico come lo stupido latrato di un cane, ribadisco il concetto: il sito di Digital Radio Mondiale è assai più divertente, illustrato, sintetico e ricco di stimolanti pubblic… pardon informazioni sulla radio del futuro.
Resta ancora da vedere se davvero questo futuro debba passare per una strategia di esclusione (lo switch off ex lege) o di graduale accrescimento, con il digitale che non esclude l'analogico ma offre nuove opportunità in bande di frequenza addizionali (come nel caso del DAB in VHF/III) o comunque separate (come una ipotetica banda FM eventualmente ampliata verso il basso e ripartita in due porzioni che permettano la convivenza di modulazioni analogiche classiche e modulazioni digitali alla DRM+). Lasciando libera la radio che conosciamo oggi di trovare da sola i propri percorsi di evoluzione e integrazione con il digitale.
Comunque vada a finire, smetto di abbaiare e vi lascio a due brevi articoli che nel novembre scorso parlavano dei due rapporti francesi. I quali possono essere scaricati dai seguenti link per Marc Tessier e Emmanuel Hamelin. Ulteriori approfondimenti si trovano sul blog del settimanale L'Express e sul sito di Radio Campus Paris.

Radio numérique terrestre: Marc Tessier remet un rapport critique
L'ex-président de France Télévisions Marc Tessier vient de remettre aux pouvoirs publics un rapport critique sur le projet de radio numérique terrestre, concluant notamment qu'il était "encore temps de s'interroger sur l'opportunité" de ce projet.

AFP - le 10 novembre 2009
En juin dernier, le Premier ministre François Fillon avait confié à M. Tessier une mission sur "les perspectives de financement du projet de radio numérique terrestre" (RNT).
"Le projet de RNT comporte, pour les radios, autant de risque d'appauvrissement que la possibilité d'une amélioration, car il ne créera pas de dynamique de la recette, alors qu'il nécessitera un coût additionnel important pendant plusieurs années, principalement lié à la diffusion", selon le rapport rendu public lundi.
Le déploiement de la radio numérique, dont le commencement était initialement prévu fin 2009, devrait permettre aux radios qui émettent actuellement en FM de disposer d'une meilleure couverture du territoire, avec un meilleur son et la fourniture à l'auditeur de données associées sur un petit écran (titres des chansons, graphiques, etc.).
La RNT exigera l'achat d'un récepteur dédié, non encore commercialisé, dont le prix pourrait se situer entre 80 et 150 euros.
Pour mener à terme le projet de RNT, le volume de dépenses serait "compris entre 600 millions et un milliard d'euros sur 10 ans selon les objectifs de couverture territoriale retenus et hors investissements de Radio France", souligne le rapport.
Il évalue à plus de 100 millions d'euros annuels une éventuelle aide de l'Etat et "considère qu'un tel coût pour l'Etat serait trop élevé au regard des avantages collectifs escomptés".

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Les Echos - Rapport Hamelin : la radio numérique ne doit pas attendre

Mercredi 18 Novembre 2009

Répondant à la publication du rapport de MarcTessier, très critique sur l'avenir de la radio numérique terrestre, Emmanuel Hamelin demande un lancement en 2010 sous peine de déstabiliser le paysage radiophonique.

Un partout, balle au centre. Une semaine après la remise du rapport très critique de MarcTessier au Premier ministre sur l'avenir de la radio numérique terrestre (RNT) ,un second rapport prend le contre-pied et souligne l'urgence de lancer cette technologie. L'ancien député UMPet rapporteur de la loi sur la télévision du futur, Emmanuel Hamelin, vient de rendre son document à l'inspection générale pour transmission au ministère de la Culture. Ce rapport détermine essentiellement les aides d'Etat nécessaires aux radios associatives pour passer au numérique (9,5 à 11,5 millions d'euros) et le fonctionnement du Fonds de soutien à l'expression radiophonique (FSER).
Il souligne également «l'ardente nécessité» d'un lancement de cette technologie mi-2010.
Il estime que le calendrier actuel du Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA) doit être conservé et que tout nouveau retard serait nuisible à l'ensemble du secteur.
Si la RNT n'était pas lancée, les radios pourraient uniquement être écoutées au format numérique sur Internet grâce, notamment, aux« téléphones intelligents.

13 giugno 2009

Cinque nazioni tra cui l'Italia "promuovono" il T-DMB

I rappresentanti di cinque nazioni europee tra cui l'Italia (insieme a Malta, Norvegia, Paesi Bassi e Regno Unito) hanno costituito l'International DMB Advancement Group, un consorzio per la promozione dello standard T-DMB come piattaforma di distribuzione della tv digitale mobile. Non avendo reperito informazioni di contatto su questo consorzio non so dove sia basato ma a farne parte sarebbero DigiBNetwork di Malta (una rete di radiofonia digitale DAB+ che a quanto ne so non è ancora partita), Mobiele TV Nederland (MTVNL), Norwegian Mobile TV Corporation (NMTV), RAI e The Technology Partnership (UK), una società interessata agli aspetti della componentistica e del software. La copertura mediatica che ha avuto la notizia è abbastanza estesa tra i siti Web specializzati ma nel testo che riporto qui da Telecoms.com si dice che la mobile tv ha avuto successo in Corea del Nord... Il che la dice lunga sull'effettivo impatto che certe sperimentazioni hanno sull'opinione pubblica, giornalisti inclusi. Non si capisce bene tra l'altro in che senso il Regno Unito abbia adottato il T-DMB perché la nazione del DAB aveva apertamente polemizzato in Europa con le decisioni favorevoli al DMB prese in Francia. L'ultimo test T-DMB annunciato in Inghilterra risale al 2006 su Londra, in occasione dei campionati di calcio e con tutta probabilità non ha è mai andato al di là di qualche comunicato stampa di aziende (sud)coreane che a quell'epoca ancora non avevano perso troppi soldi con questo giocattolo hi-tech.
Invece il mese scorso in Norvegia - dopo che a febbraio in Olanda ha cominciato a trasmettere in DMB un concorrente di KPN che usa il DVB-H - è stato lanciato un servizio, MiniTV, da una joint venture di cui fa parte anche NRK. Come sempre rimango piuttosto scettico sulle potenzialità di questo mezzo, considerata la scarsità dei ricevitori T-DMB disponibili sul mercato e una propensione da parte degli acquirenti, che a me sembrano a dir poco gelidi su queste tematiche. Questo continuo gioco al rilancio di una tecnologia che sembra interessare solo a un paio di costruttori coreani che in modo del tutto evidente non riescono neppure a presidiare il mercato con un numero e una varietà sufficienti di dispositivi, mi sembra un inutile stillicidio oltre che una solenne presa in giro. Nessuno è riuscito a dimostrare - finora - che la tv mobile ha un mercato sostenibile e tutti questi consorzi "promotori" non hanno mai avuto nessuna utilità.

Europe pushes for DMB mobile TV rollouts
June 12, 2009 Written by James Middleton


Five European countries this week established a coalition to push mobile TV services over the DMB and DAB network standards.
The International DMB Advancement Group (IDAG) was founded by representatives from the Netherlands, Norway, the UK, Malta and Italy, with the goal of promoting TV, radio and data services via DMB, DAB and DAB+ with a nod towards enhanced functionality via other networks, such as 3G and wifi.
The group said it will focus on creating a bigger Pan-European market for DMB terminals through purchasing partnerships, collaborations with other companies and organizations, coordination of technical solutions and the development of business models.
“IDAG helps create a much bigger market for DMB related devices and services across Europe and beyond. The members will support each other’s services, ensure faster experience sharing and save time and money on coordination of systems and processes,” said Gunnar Garfors, president of IDAG and CEO of broadcaster NMTV, one of the members.
Last month Norway’s three biggest broadcasters announced the successful launch of six free-to-air TV channels via DMB.
The service, launched by the Norwegian Mobile TV Corporation (NMTV), is a joint venture between the Norwegian Broadcasting Corporation (NRK), TV 2 and Modern Times Group (MTG).
Licence-funded broadcaster NRK said that DMB is seen as the best technology in Norway due to its cost efficient coverage of large and rural areas. DMB receivers are also compatible with DAB digital radio that is available to 80 per cent of the population in Norway.
By using a MiniTV receiver or compatible mobile handset, the free-to-air channels can be received in and around Greater Oslo while on the move.
The TV channels on offer are NRK1, NRK2, NRK3, TV 2, TV 2 News 24 and Viasat TV 3. A further 15 DAB digital radio channels can also be received by all DMB handsets, and additional services providing interactivity, traffic information and on demand programmes will be offered later in 2009.
NMTV’s DMB licence is valid until July 2011 and may be lengthened if the initial period proves a success. Public service broadcaster NRKs channels will remain free to air throughout the period, while the commercial owners TV 2 and MTG are planning to introduce pay TV channels.
With pricing seen as one of the main obstacles, mobile TV has largely failed to gain traction outside of Japan and North Korea, where the free to air terrestrial TV model has proved popular, so it will be interesting to see how well Norway’s offering is received. The Netherlands and Malta will launch DMB services later in 2009, while Italy and the UK are currently testing DMB on a smaller scale.

***

Norway launches mobile TV via DMB
By Robert Briel | May 18, 2009

Norway has launched a mobile TV platform using the DMB system to broadcast six free-to-air channels. The Norwegian Minister of Culture, Trond Giske, opened the MiniTV service.
Launched by the Norwegian Mobile TV Corporation (NMTV), MiniTV is a joint venture between the three largest broadcasters in Norway: the public broadcaster NRK, TV 2 and Modern Times Group (MTG).
By using a MiniTV receiver, the live channels can be viewed in and around Greater Oslo. Last summer, Norway decided to adopt the DMB standard for mobile TV broadcast (see Broadband TV News passim).
“The fact that three broadcasters together are building a new service while competing on content is groundbreaking. NMTV delivers MiniTV on the terms of the users, not only mobile phone TV.” said Gunnar Garfors, CEO of NMTV, in a statement.
The TV channels offered are NRK1, NRK2, NRK3, TV 2, TV 2 News 24 and Viasat TV3. In addition 15 DAB digital radio channels can also be received by all DMB handsets. Additional services providing interactivity, traffic information and on-demand programmes will be offered later in 2009.
NMTV’s DMB licence is valid until July 2011 and may be extended if the initial period proves a success. The NRK channels will remain free-to-air throughout the period, while the commercial owners TV 2 and MTG are planning to introduce pay-TV channels.
DMB receivers are already on sale in a number of stores throughout the city and new products from other brands are expected in the summer.
TV via DMB is currently available in South Korea, China, Italy and Ghana with tests of the technology taking place in many more countries worldwide. Both The Netherlands and France will also launch DMB in 2009. The service in Holland will be launched by Mobiele TV Nederland and will be in competition with the DVB-H platform operated by KPN.


02 aprile 2009

Un chip a basso consumo per HD Radio e Eureka 147

SiPort di Santa Clara ha presentato recentemente un chip a bassissimo consumo per la costruzione di ricevitori e dispositivi compatibili con i sistemi HD Radio, DAB/T-DMB. Il silicio progettato da SiPort funziona anche per la decodifica MP3 e il basso assorbimento (100 mW!) rende possibile realizzare dispositivi portatili. Interessante anche la possibile accoppiata HD Radio/Eureka 147, anche se per il momento le prospettive di mercato per ricevitori ibridi per entrambi i sistemi sembrano piuttosto limitate. Questo è il link per scaricare una brochure del chip SP1010 L'approccio sembra essere quello della conversione diretta del segnale analogico, la sintonia digitale (downconversion) e il trattamento DSP della modulazione digitale (o analogica) in banda base.

SiPort Releases to Production the Broadcast Industry's Lowest Power Mobile HD Radio Solution

Advanced Power Management Techniques and Superior Architecture Spec the SP1010 Single-Chip Receiver at an Unprecedented 100 mW and Allow Mobile Platforms to Integrate HD Radio Functionality.

SANTA CLARA, Calif., March 11 /PRNewswire/ -- SiPort Inc., a leading developer of digital terrestrial broadcast receiver ICs for use in consumer electronic devices, announced today that its SP1010 single-chip HD Radio receiver was released to production. The SP1010 single chip HD Radio receiver is the world's lowest power HD Radio solution and provides category-leading digital and analog FM performance for the mobile, tabletop and automotive aftermarket market segments. The SP1010 completed comprehensive product qualification and is being shipped in volume to OEMs, ODMs and module makers.
"This is the dawn of the digital radio revolution as the United States witnesses the rapid transition of analog radio to digital HD Radio technology," said Aiman Kabakibo, CEO of SiPort. "By offering the world's lowest power HD Radio solution in the smallest available form factor, SiPort is accelerating the analog to digital transition in popular consumer and mobile devices such as MP3 players and handsets. HD Radio technology is changing the listening experience by bringing amazing capabilities to broadcast radio such as a rich user interface, radio TiVo functionality and exciting new content."
The SiPort SP1010 Terrestrial Digital Broadcast Receiver is a highly integrated CMOS IC with tuner, baseband and DC-DC converters on a single die. This multiband single-chip receiver enables Digital Radio and Digital Data Services from terrestrial broadcasts to high-volume devices such as mobile handsets and MP3 players. The SP1010's low power and small form factor enable mobile system manufacturers to develop, for the first time, mobile HD Radio platforms that provide attractive form factors and long battery life.
While consuming an unheard of 100 mW for the entire HD Radio sub-system (baseband, tuner, DC-DC converters and memory), the SP1010's design provides superior RF performance and interference rejection in all operating modes. Digital Signal Processing (DSP) enables the baseband to provide performance previously found only in expensive, high-end receivers. A software-pro-grammable configuration enables multi-standard reception with no compromise on performance/power ratios. The single-chip receiver handles all symbol decoding, synchronization, de-interleaving, error detection, and error-correction functions.
"The availability of HD Radio on mobile platforms can significantly expand broadcaster interest and investment," said Will Strauss, president of Forward Concepts, a Tempe, AZ-based market research firm. "The SiPort HD Radio solution meets the mandatory power, packaging, performance and cost constraints for inclusion on mobile platforms. SiPort is enabling OEMs to tap a huge new audience that has not been exposed to the benefits of digital radio."
"The HD Digital Radio broadcast infrastructure is already in place and 84% of the U.S. population can already receive HD Radio," said Jeff Littlejohn, executive vice president of Clear Channel Communications. "SiPort's ultra-low power mobile HD Radio receiver extends HD Radio's reach to battery-powered devices, which are becoming the entertainment platforms of choice for many consumers. Mobile audiences will enjoy the rich and diverse content that's only available from the hundreds of HD stations."
The HD Radio system was developed by iBiquity Digital Corporation. The breakthrough technology allows digital radio signals to ride the same airwaves as today's ubiquitous analog AM and FM radio broadcasts, bringing additional content, crystal clear sound, and location-based data services.

About SiPort:

SiPort is a venture-backed fabless semiconductor company developing mixed signal RF and digital baseband wireless receiver chips supporting multiple Digital Broadcast Standards. SiPort's Audio/Data Broadcast Receivers are high-performance, low power, highly-integrated single-chip CMOS solutions enabling free-to-air and subscription broadcast audio and data services in MP3 Players, mobile handsets, Personal Navigation Devices (PNDs), automotive and home radios. With support for both analog and digital broadcast standards, SiPort's solution allows mobile and portable device manufacturers to provide consumers with on-the-go access to exciting new audio content via HD Radio as well as the same live, familiar programming that they receive on their radios at home and in the car. SiPort single chip solution provides the low power, form factor, and cost needed to enable delivery of live navigation data services on PNDs.
The SiPort team has an enviable track record designing complex RF and mixed-signal circuits that leapfrog current performance metrics and deliver the best broadcast performance per milliWatt. The team is focused on enabling ubiquitous delivery of mobile digital broadcast media to all handheld media platforms at attractive price points and form factors.

31 dicembre 2008

Radio digitale francese, slittano gli assegnamenti

Fatti più in là, radiò numerique. Il CSA francese ha chiesto al parlamento un rinvio di tre mesi della scadenza per l'attribuzione delle frequenze ai servivi T-DMB, che dovevano venire assegnate a fine marzo. In ballo ci sono 377 richieste. Secondo NetEco, invece ci ci sarà un slittamento a fine giugno. Nessuno ha veramente voglia di partire con questa radio digitale.

La Radio Numérique Terrestre attendra l'été
Matthieu Dailly le Mercredi 31 Décembre 2008

La RNT (radio numérique terrestre) prend du retard. Le ministère de la Communication aurait demandé aux députés de reculer l'examen des dossiers des 377 candidats à la future RTN. Le Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA) aurait ainsi jusqu'à fin juin 2009, et non mars 2009, pour attribuer les fréquences numériques radio.
Premières radios susceptibles d'être sélectionnées : celles qui disposent déjà d'une fréquence FM, auxquelles s'ajoutent les radios publiques qui bénéficieront automatiquement d'une fréquence numérique. Les radios retenues pour ce premier appel seront reçues dans les 19 plus grandes agglomérations françaises, couvrant ainsi près de 30% de la population (Bordeaux, Le Mans, Rouen, Clermont-Ferrand, Dijon, Lille, Lyon, Marseille, Nice, Metz, Nancy, Strasbourg, Paris, Tours, Angers, Brest, Nantes, Rennes et Toulouse). Puis viendra un second appel à candidatures qui devrait y ajouter une dizaine de nouvelles agglomérations, avant que le gouvernement ne remette en 2010 un rapport au parlement concernant le passage au numérique pour les radios associatives.
Selon IPSOS, plus de 13,5 millions d'internautes écouteraient déjà la radio en ligne, soit près d'un sur deux. La radio serait ainsi le sixième usage d'Internet. Et pour cause plus de 80% de la population âgée de plus de 13 ans l'écouterait quotidiennement en ligne ou hors-ligne. D'ici à 2011 le marché de la RNT pourrait représenter environ 500 millions d'euros par an.

06 dicembre 2008

Francia, la lista preliminare dei candidati al digitale

Sul sito del regolatore francese, il CSA, è stata appena pubblicata la lista frutto della prima selezione tra le stazioni radio che hanno presentato la domanda di assegnamento di un posto nei multiplex della radio digitale T-DMB. Me lo segnala da Parigi Albino Pedroia, che ricorda anche che la selezione definitiva avrà luogo nel febbraio 2009.
La lista completa si può prelevare a questo indirizzo e si riferisce a un totale di 379 "progetti". che a partire dall'anno prossimo cominceranno a coprire un terzo del territorio francese. Ricordo che le assegnazioni vengono effettuate in base a cinque categorie, dalla A alla E, in cui le società editrici radiofoniche sono state classificate. Ecco il dettaglio di queste cinque fasce.

Categorie A:
pour les services radiophoniques associatifs accomplissant une mission de
communication sociale de proximité et dont les ressources commerciales
provenant de la publicité de marque ou de parrainage sont inférieures
à 20 % de leur chiffre d’affaires total.

Categorie B:
pour les services radiophoniques locaux ou régionaux indépendants ne
diffusant pas de programme à vocation nationale identifié.

Categorie C:
pour les services radiophoniques locaux ou régionaux diffusant le programme
d’un réseau thématique à vocation nationale.

Categorie D:
pour les services thématiques à vocation nationale.

Categorie E:
pour les services généralistes à vocation nationale.


23 novembre 2008

Radio digitale, irrealistico il calendario francese?

Les Echos, qui ripreso dal sito Silicon.fr, anticipa il calendario fissato dal Parlamento francese per il passaggio alla radio digitale a standard T-DMB (385 richieste di licenza pervenute per una copertura finora del 30% del territorio). Sembra che gli apparecchi radio messi in vendita nel 2009 dovranno integrare la ricezione digitale. Se davvero sarà così, si rischia un effetto a mio parere molto negativo sul pubblico. La radio via etere diventerà un medium di nicchia. Il Simavelec, associazione di categoria dei costruttori (che entro il 2010 dovranno adeguarsi al T-DMB, non si sa bene con quali volumi di componentistica) si dice alquanto scettico. Anche perché non è che i francesi abbiano risolto del tutto i problemi di spazio in banda III, come del resto succede da queste parti. Laggiù c'è Canal+ analogico, che dovrebbe sì levare le tende nel 2010, ma senza che per il momento alcuna decisione sia stata presa al proposito.

Radio numérique : le calendrier se précise

21-11-2008

Les fabricants de postes radio ont jusqu’à 2010 pour intégrer les tuners numériques dans leurs récepteurs

Le passage vers la radio numérique se précise peu à peu. Selon Les Echos, le Parlement commence à établir un calendrier de déploiement.
Rappelons que le basculement de l’analogique vers le numérique, prévu pour l’année 2009 doit libérer un grand nombre de fréquences. La radio est concernée au premier chef. Une technologie a déjà été choisie : le T-DMB.
La commission chargée de l’étude du dossier a déposé un amendement visant à proposer des étapes successives. Le premier chantier concerne les terminaux. Les futurs postes de radio commercialisés tout au long de l’année 2009 devront tous comprendre un tuner numérique. Les constructeurs disposent de quelques mois –jusqu’à 2010- pour l’intégrer. Plus tard, en 2012, puis en 2013, les baladeurs, les téléphones mobiles et les GPS, devront également basculer vers le numérique.
Les radios se disent satisfaites d’un calendrier qu’elles jugent "précis". Toutefois, elles ajoutent que si 100% des Français doivent être équipés un jour "il faut que tous les équipements vendus soient compatibles".
Du coté du CSA (Conseil supérieur de l’audiovisuel), par la voix de Rachid Arhab, chargé du suivi du dossier radio numérique, on se félicite également de l’avancement du dossier. L’organisme espère néanmoins disposer de suffisamment de "visibilité sur les ressources en fréquences".
Les fabricants en revanche se montrent plus sceptiques. "On impose aux fabricants de passer à la radio numérique alors que l’on n’a pas encore les résultats de l’appel d’offres sur les radios candidates au numérique ni le calendrier de la couverture", regrette Pascal Chevallier, délégué général adjoint au Simavelec, le syndicat des constructeurs.
En effet, les 358 dossiers reçus par le CSA au début du mois d’octobre dernier sont encore en traitement. Pour le moment, le premier appel d’offres émis ne concerne que 30% du territoire. D’où les inquiétudes de fabricants qui craignent devoir livrer des terminaux sans l’assurance de les voir achetés.
Le deuxième appel d’offre, censé intervenir au courant de l’année 2009 devrait permettre de couvrir l’ensemble du territoire.
Une seule ombre demeure cependant au tableau. Le calendrier d’extinction de l’analogique tarde à être établi. La chaîne Canal+ est censée libérer la bande fréquence III en 2010. Aucune mesure ne semble avoir été prise en ce sens pour le moment.
Rappelons que le lancement de la radio numérique est prévu pour 2009.

07 giugno 2008

Manuale EBU sulle differenze tra DVB-H e T-DMB

Un documento EBU appena pubblicato sul sito dell'organismo dei broadcaster pubblici europei, Network aspects of DVB-H and T-DMB, analizza le differenze implementative di reti DVB-H e T-DMB. Da una prima lettura ho verificato che il manuale tecnico non è proprio aggiornatissimo (si parla per esempio della rete T-DMB tedesca che ha lasciato il posto alla nuova infrastruttura condivisa DVB-H), ma è abbastanza interessante e spiega molto bene i due diversi approcci alla televisione digitale per palmari. La pubblicazione è siglata BU Tech 3327 e può essere scaricata da questo indirizzo.


31 maggio 2008

Radio digitale: altri tre mesi per le domande in Francia

L'authority francese, il CSA, accoglie le richieste e sposta la data di consegna delle "candidature" alle licenze per la radio digitale. Prevista per giugno, la data limite di presentazione slitta al primo ottobre 2008. All'inizio sono previste 19 regioni per una copertura pari al 30% della popolazione. "La cosa non rallenta in alcun modo l'avvio del processo di digitalizzazione della radio in Francia", afferma il comunicato stampa del regolatore. Certo, certo.

Appel pour la radio numérique : date de dépôt des dossiers repoussée au 1er octobre 2008

Date de publication sur le site : 30 mai 2008

Le 26 mars 2008, le Conseil supérieur de l’audiovisuel a lancé le premier appel aux candidatures pour la radio numérique terrestre. Cet appel fait suite à la signature de l’arrêté du 3 janvier 2008 retenant la norme T-DMB pour la diffusion de services de radio sur les bandes III et L.
L’appel organisé par le Conseil est une étape décisive dans le processus de numérisation de la radio. Il porte sur 19 zones géographiques, réparties sur l’ensemble du territoire métropolitain et correspondant à une couverture de 30 % de la population.
De nombreux éditeurs, représentant l’ensemble des catégories du secteur de la radio, ont demandé au Conseil supérieur de l’audiovisuel de leur accorder un délai supplémentaire pour remettre leurs dossiers de candidature.
La date de dépôt des dossiers, initialement prévue le 16 juin 2008, est désormais fixée au 1er octobre 2008.
Ce délai complémentaire, qui ne remet aucunement en cause le processus de lancement de la radio numérique terrestre, sera mis à profit par l’ensemble des acteurs pour préciser, dans les dossiers de candidature, les caractéristiques économiques et techniques des projets (évaluation des coûts de diffusion, modalités de financement des radios associatives…) et pour permettre, le cas échéant, l’optimisation et l’actualisation du plan de fréquences.

23 maggio 2008

Francia, slitta la data delle licenze di radio digitale?

Mezzo colpo di scena in Francia, dove secondo ComFMPro il sindacato interprofessionale delle radio e televisioni indipendenti SIRTI e il GRN, raggruppamento per la radio numerica, avrebbero ufficialmente chiesto al regolatore CSA di far slittare al primo ottobre la data limite per la presentazione delle candidature al lancio della radio digitale, che era stata fissata al 16 giugno. A meno di un mese da questa scadenza gli editori radiofonici si affrettano insomma a chiedere una proroga, ben sapendo che se le domande potranno pervenire fino a all'autunno, difficilmente sarà possibile partire con la digitalizzazione prima di metà 2009. Che cosa sta rallentando la volontà delle grandi stazioni radio, dopo che in questi giorni i piccoli hanno manifestato tante perplessità? La testata telematica ritiene che il problema possa risiedere nella decisione di basare l'intero futuro sistema sul T-DMB.
Anche il Sindacato nazionale delle radio libere del resto chiede in un comunicato di ieri di postcipare i termini del complicato iter, invitando anche a risolvere i problemi del "dividendo analogico": le frequenze ancora occupate dalla tv terrestre (Canal+) che dovrebbero lasciar liberi tutto lo spazio necessario in banda III.

19 maggio 2008

Le radio associative francesi contro il digitale

Dura presa di posizione di Frequence Paris Plurielle e altre radio associative sul passaggio alla radio digitale in Francia e i suoi potenziali effetti dirompenti. Bersaglio delle critiche sono ovviamente i costi e le complessità di un sistema di trasmissione, il T-DMB che sembra fatto apposta per i grandi network nazionali e regionali. E solo per loro. Da qui potete prelevare il PDF del comunicato e qui invece ascoltare il programma speciale diffuso da FFP sui 106.3 MHz.



Les radios libres au crible du numérique

Ce texte est un communiqué commun de radios en lutte - si vous êtes une radio associative non-commerciale et que vous souhaitez vous y associer, n’hésitez pas à nous le faire savoir. Voir la page Archives pour écouter une émission sur la question.

Il y a plus de 25 ans, le mouvement des radios libres faisait tomber le monopole d’Etat sur la radiodiffusion et ouvrait la bande FM aux multiples expressions sociales, culturelles, politiques et musicales - aujourd’hui, le Conseil Supérieur de l’Audiovisuel lance la radio numérique terrestre (RNT) dans des conditions qui mettent en péril les actrices et continuatrices de ce mouvement, les radios associatives non commerciales, dites de catégorie A. Le remplacement de la diffusion en FM par celle en numérique est présenté comme une évolution strictement technique, permettant de diffuser davantage de stations et d’associer au son des données supplémentaires (nom de l’émission et des invités, publicités, pochettes d’albums, météo...). Nous y voyons une mise en danger des radios associatives non commerciales, une velléité d’uniformisation du paysage radiophonique et la consécration d’une conception technocratique de l’audiovisuel. La « diversité » numérique s’annonce davantage comme la multiplication de programmes clonés que comme une ouverture aux alternatives, aux minorités et aux expérimentations.
Une logique de colonisation / La confusion et la précipitation dans lesquelles se fait cette transition jouent en faveur des industriels, des antennes commerciales et des grands réseaux de radios : principaux bénéficiaires de la radio numérique, qui leur permettra d’accroître leur maillage du territoire, ils sont aussi les seuls à disposer des compétences techniques et des outils financiers qu’elle impose. Une consultation publique organisée en octobre 2006 par le CSA mentionne de manière explicite les inquiétudes des associatives, sans que l’appel à candidatures numériques de 2008 n’en tienne compte. Ce dernier a été lancé de manière abrupte, sans concertation et sans que la spécificité des radios de catégorie A ne soit prise en considération : prioritaires sur le premier appel mais pas sur les suivants, elles ont injonction à demander une fréquence numérique alors qu’on ne leur donne pas les moyens de l’exploiter. Elles qui n’ont pas d’intérêt particulier à passer au numérique, étant donné qu’elles diffusent en local et ne seront pas nécessairement en mesure ni désireuses de développer les fameuses « données associées », risquent tout simplement de se retrouver sans aucune fréquence lorsque la bande FM sera éteinte. L’Etat, les réseaux et les industriels organisent et vantent la ruée vers le numérique, mais dans le même temps les fréquences associatives non commerciales sont averties, comme aux débuts de la FM, que les places seront rares, l’éviction d’un certain nombre d’entre elles se préparant ainsi.
Une logique de rentabilité / Les radios associatives non commerciales sont principalement subventionnées par le Fonds de Soutien à l’Expression Radiophonique (FSER), créé suite à la libération des ondes, et qui est approvisionné par une taxe prélevée sur les revenus publicitaires de l’audiovisuel commercial et public - la fin de la publicité annoncée sur les médias de service public risque d’entraîner dès 2009 une baisse de 30 % des fonds du FSER, donc une coupe proportionnelle des subventions qu’il reverse aux antennes non commerciales. Le passage au numérique, censé se faire au même moment, représente un coût considérable pour les radios : investissement en matériel, formation à la nouvelle technologie, et double diffusion (sur la bande FM et sur la bande numérique) à assurer pendant plusieurs années. Or à ce jour, non seulement aucune compensation du FSER n’est décidée pour qu’il puisse maintenir ses subventions, mais aucun financement spécifique n’est effectif pour le passage au numérique - et ce dans un contexte de baisse généralisée des aides publiques, qui affecte l’ensemble du secteur associatif. Lors de la consultation publique du CSA, proposition a été faite d’adopter le must-carry : en vigueur notamment aux Etats-Unis, il oblige les diffuseurs à héberger gratuitement les antennes locales sans but lucratif - la suggestion n’a pas été retenue. La réalité des radios sans publicité ni profit est tout simplement ignorée dans ce passage au numérique - il en va d’elles comme, par exemple, des minimas sociaux, de certaines prises en charge médicales, ou de la recherche fondamentale : ce qui n’est pas rentable pourrait aussi bien disparaître.
Une logique de contrainte / Actuellement, chaque radio choisit son diffuseur ou bien s’auto-diffuse, et émet ainsi sur la fréquence qui lui a été attribuée par le CSA. Avec le passage au numérique, les radios devront nécessairement passer par un nouveau prestataire technique appelé multiplexeur, chargé de coordonner la diffusion d’une dizaine de programmes sur une même fréquence. Le multiplexage signe donc la fin de l’autodiffusion, et inaugure une double obligation : celle de transiter par un prestataire, et celle de se pacser avec neuf autres radios pour être diffusées. Les tarifs des multiplexeurs seront fonction de la qualité d’écoute et de la nature des « données associées », il existe donc un risque certain que ces prestataires privés jouent un rôle dans l’attribution des places des radios (ce qui était en FM du ressort du seul CSA).
Une logique de verrouillage / Une norme unique de diffusion, nommée T-DMB, a été imposée : c’est une norme propriétaire, c’est-à-dire fermée, vidéo, et dont les tests audio n’ont pas été convaincants. La France est par ailleurs le seul pays en Europe à avoir choisi cette norme, ce qui signifie que les radios françaises ne pourront pas être reçues ailleurs qu’en France, et inversement que les récepteurs français ne pourront pas permettre d’écouter les radios européennes. Comme précédemment en matière de logiciels ou d’échanges de données, le numérique est employé pour verrouiller des accès alors qu’il aurait été l’occasion d’une plus grande ouverture. Le multi-standard et d’autres normes existent, comme le DAB ou le DRM (norme non propriétaire) : elles offrent une meilleure qualité audio, permettent de diffuser davantage de radios, et sont engagées dans un travail commun de compatibilité réciproque.
Une logique de consommation / Les récepteurs numériques coûtent actuellement 6 fois plus cher qu’un transistor classique - leur prix va certainement baisser au fil des années, il n’en reste pas moins que de nombreuses personnes n’auront ni les moyens financiers ni l’aisance technique pour accéder à cette technologie. Un certain nombre de radios restées libres ont fait le choix, social, politique, culturel, de donner la parole à ceux qui ne l’ont pas : les quartiers populaires, les non-professionnel-le-s, les non-spécialistes, les communautés immigrées, le mouvement social, les actrices et acteurs des luttes, les initiatives culturelles non commerciales... Alors que l’accès à internet reste encore très inégal, la radio numérique risque fort d’accroître le fossé en terme d’accès à l’expression, à l’information et aux nouvelles technologies. La radio, qui est en FM un média simple d’accès et quasiment gratuit, deviendrait un outil technologique discriminant.
Mais nous sommes illogiques, et nous durerons longtemps / Nous considérons qu’il ne nous est simplement pas possible de répondre à cet appel à candidatures qui, en l’état, piège les radios de catégorie A. Nous demandons : le maintien de la bande FM sur le long terme ; que le passage au numérique n’occasionne aucune suppression de radio associative non commerciale ; que soit réservée sur la bande numérique une part pour les radios de catégorie A au moins égale à celle de la bande FM ; qu’une procédure de déclaration d’intérêt soit mise en place immédiatement pour les radios de catégorie A émettant actuellement en bande FM, leur garantissant une priorité sur l’ensemble des appels à candidatures (et non seulement le premier), qu’elles puissent effectuer la transition vers le numérique quand elles le souhaiteront ; un doublement de l’approvisionnement du FSER, ainsi que la création d’un FSER-bis pour la RNT qui comprendra une subvention quinquennale d’équipement et une, annuelle, de fonctionnement.

Fréquence Paris Plurielle / Radio Canut / Aligre FM

05 aprile 2008

Le piccole radio francesi contro il DMB. A ragione

Attacco duro ma secondo me giusto e circostanziato, alla scelta francese del T-DMB come unico standard di radio digitale. La presa di posizione, pochi giorni dopo il primo appello del CSA, il garante d'Oltralpe, ai potenziali "licenziatari", è del Syndicat National des Radio Libres, che in Francia riunisce circa 300 stazioni associative e comunitarie. La scelta di un unico standard rischia di creare una insopportabile situzione di dominio di pochi network pubblici e privati, sostiene l'SNRL. In pratica un tentativo di pulizia etnica. Le sperimentazioni del T-DMB hanno dato risultati poco incoraggianti, prosegue l'associazione mentre in Banda III e L si prospetta il futuro dominio del DAB+. Sotto i 30 MHz ci sarà il DRM e in FM il DRM+, che l'SNRL sposa incondizionatamente. In questo articolo di ComFMPro, leggo di una dichiarazione congiunta da parte dei presidenti del Forum WorldDAB e del Consorzio DRM per una iniziativa a favore dello sviluppo della produzione di ricevitori ibirdi DAB/DRM e AM/FM, il vero ostacolo sulla strada verso la radio digitale. Sembra che l'SNRL abbia presentato allo European Radiocommunication Office una procedura d'urgenza e chiede espressamente che il ministro Christine Albanel ritorni su decisioni che, sempre secondo il sindacato delle piccole radio francesi, è stata influenzata dal GRN, il Groupement pour la Radio Numérique.
E' un discorso sensatissimo. Il T-DMB è un ottimo sistema per la portable tv, ma se di radio digitale stiamo parlando, l'impegno di risorse è notevole e inserire nel contesto T-DMB le piccole stazioni indipendenti può essere alquanto macchinoso.

SNRL - Pour un remaniement du dispositif de la radio numérique
4/4/08

Le SNRL a violemment critiqué les récents choix technologiques pour la diffusion de la radio numérique en France. Il a dénoncé le lobbying du GRN qui "favorise quelques réseaux commerciaux". Le syndicat a par ailleurs saisi l'European Radiocommunication Office à Copenhague.

Quelques jours seulement après l'ouverture par le CSA d'un premier appel aux candidatures sur la radio numérique, le SNRL (Syndicat National des Radios Libres) monte au créneau et a violemment dénoncé les choix opérés par le gouvernement et le CSA sous la pression des grands opérateurs commerciaux et publics. Le syndicat, qui représente plus de 300 stations associatives, estime que "les acteurs sont maintenant au pied du mur". Il ajoute que la décision de Christine Albanel, Ministre de la Culture et de la Communication, de ne retenir qu'une seule norme -le T-DMB -pour la diffusion de la radio numérique en France représente un "nantissement technologique" au profit des grands réseaux et stations privées. Selon le SNRL, ce choix comporte de nombreux risques. Le syndicat craint en effet "la monopolisation de la diffusion, la confiscation de la ressource par les réseaux commerciaux dès les prochains appels à candidatures, la fragilité des arbitrages du CSA, et la désaffection des auditeurs". Il estime que le choix du T-DMB va conduire à un isolement technologique de la France et "de conduire les opérateurs dans l'impasse économique".
Le SNRL préconise la multi-normalisation des bandes III et L et du contingentement de la bande passante allouée à chaque opérateur. Il rappelle que Quentin Howard, président du Forum WorldDMB et Peter Senger, président du Consortium DRM, ont conclu un accord pour la fabrication par les constructeurs de postes hybrides DABDRM, sur le modèle des actuels récepteurs FM-AM. "Il est urgent de donner un signal fort aux constructeurs de récepteurs permettant la réception multistandards et la réception analogique", estime le SNRL. Si de son côté la DDM (Direction du Développement des Médias) a apporté des garanties concernant le financement de la diffusion numérique des radios associatives, le SNRL estime que "l'arrêté ministériel ne garantit pas l'avenir de la radio". Le SNRL s'est dit satisfait du choix du DRM pour la numérisation de la ressource sous les 30 Mhz, et se prononce pour l'adoption du DRM+ pour la numérisation des fréquences supérieures à 30 Mhz. L'IUT a été saisie pour la normalisation du DRM+.
Par ailleurs, le SNRL s'est inquiété d'un "sérieux problème de en bande III où les radios indépendantes doivent impérativement avoir toute leur place". Il estime que le choix du T-DMB "sans contingentement de la ressource ni des données associées favorise l'hégémonie des quelques réseaux commerciaux sans valeur ajoutée culturelle". Il déplore le fait que "bizarrement, l'annonce de Christine Albanel a été organisée avec... le Groupement pour la Radio Numérique", qui"a bâti un lobbying astucieux sur un constat fallacieux selon lequel il "rassemble 97.1 % de l'audience média en France"". Le SNRL, qui qualifie l'attitude du GRN de "prise en otage des auditeurs", estime que ces derniers "ne peuvent être représentés par des opérateurs de radios tirelire plus prompts à faire le sac de la vieille que d'assumer des missions informatives essentielles". Qualifiant de "cartel" les stations nationales et régionales commerciales regroupées au sein du GRN, le SNRL estime que ces opérateurs ont "pour imposer une solution unique et anti-concurrentielle destinée à faire de la télévision associée sur les ressources de la radio". Curieusement, le GRN est resté silencieux depuis l'adoption du T-DMB par le gouvernement et l'ouverture de l'appel aux candidatures par le CSA. D'autre part, le SNRL souligne que les expérimentations actuelles menées en T-DMB ne donnent pas satisfaction et n'ont pas été expertisées ni par les pouvoirs publics, ni par le CSA. Il indique que les expérimentations menées conjointement avec le GRAM et DR "ont montré que le DAB + offre une meilleure optimisation de la ressource disponible et une meilleure qualité de réception indoor".
Selon le SNRL, "la confiscation de la ressource par la norme en bande III et L met le CSA en position difficile d'arbitrage, basé sur une modélisation essentiellement financière au lieu des critères de diversité et de pluralisme". Le syndicat estime que "les calculs du GRN sont contre-productifs pour la radio numérique". Aujourd'hui, le groupe Radio France, qui avait soutenu le GRN et le choix du T-DMB, est désormais "circonspect et divisé", ajoute le SNRL. L'ouverture d'un premier appel aux candidatures est-il "une farce nécessaire ?", s'interroge SNRL, soulignant que "la maîtrise de la diffusion par les opérateurs indépendants est un enjeu mondial". Avec l'assistance du WorldDMB et du Consortium DRM, le SNRL a saisi en procédure d'urgence l'European Radiocommunication Office (ERO) à Copenhague (Danemark). Il demande également la réouverture du groupe de travail sur la radio numérique au CSA et l'organisation d'un séminaire sous l'égide du Ministère de la Culture et de la Communication, afin "d'établir les convergences en faveur d'un arrêté complémentaire".

27 marzo 2008

Francia, parte tra i dubbi la corsa alla radio digitale

Parte oggi in Francia l'appello alle licenze di radio digitale T-DMB. Ma le perplessità non sono poche. Anche perché le notizie sullo stato di salute finanziaria dell'emittenza commerciale sono scoraggianti. NRJ ha annunciato un calo del 10% del fatturato e ha dimezzato l'utile operativo rispetto allo scorso anno. E quattro banche d'affari hanno downgradato il titolo. Proprio delle buone premesse.
Radio numérique : La course à la fréquence commence aujourd’hui

Depuis le mois de mai, 8 expérimentations de radios numériques ont été lancées par le CSA.

C’est aujourd’hui que le Conseil supérieur de l’Audiovisuel lance officiellement l’appel à candidatures concernant l’attribution des fréquences radiophoniques numériques. Un événement qui devrait provoquer un appel d’air avec la création de nombreuses stations et l’émergence de nouveaux acteurs dans l’univers radiophonique. Le Ministère de la Culture et de la Communication espère que l’activité en numérique commencera avant la fin de l’année.

Une semaine après le coup d’envoi de 7 nouvelles chaînes de télévisions franciliennes sur la TNT, le Conseil supérieur de l’audiovisuel (CSA) va lancer l’appel à candidatures qui doit redessiner le paysage radiophonique français par l’ attribution des fréquences de la radio numérique. En décembre, le Ministre de la Culture et de la Communication, Christine Albanel, a signé l’arrêté technique qui doit rendre possible ce processus et désigné la norme de fréquence retenue par le gouvernement. Un choix plébiscité par les professionnels de la radio : la T-DMB(Terrestrial-digital Multimedia broadcasting). Le passage à la technologie numérique devra permettre aux auditeurs de recevoir un son de meilleure qualité et tout en ayant accès à des éléments graphiques et visuels ( photos, textes...). Ils pourront également revenir en arrière et réécouter des passages de leurs émissions...à condition de s’équiper d’un boitier spécifique, comme pour la TNT.

Mutations annoncées

Pour les professionnels, l’attrait du numérique est la large ouverture du marché par la multiplication des fréquences. Une ventilation comparable aux privatisations audiovisuelles des années 1980. Les « majors » de la radio française (RTL, Lagardère, NextradioTV...) sont d’ores et déjà prêts cherchant à assurer leurs positions. Elles se sont mises en recherche de nouveaux projets plus ou moins secrets : la création de radios payantes pour Lagardère, le rachat de stations locales existantes et implantées pour d’autres. Les radios associatives, plus fragiles économiquement, craignent d’être mises quelque peu sur le banc de touche. Les professionnels vont, de toute façon, faire face à des concurrents, absents du paysage radiophonique actuel, non déclarés mais potentiellement comme les chaînes de télévision ou la téléphonie mobile.
Anche l'associazione delle stazioni comunitarie/associative, CNRA, esprime sul suo ultimo bollettino parecchi dubbi, facendo quattro conti in tasca a una tecnologia che a fronte di tanti investimenti potrebbe non comportare, per le piccole emittenti, tutti questi vantaggi rispetto all'analogico. E rimane il problema più grande: chi finanzia il passaggio al digitale di emittenti che non avendo scopo di lucro non sono semplicemente in grado di pagare? All'orizzonte si intuisce l'ennesimo flop di qualcosa che solo i costruttori di apparati sembrano volere intensamente.

Les enjeux économiques de l’année
Comme nous vous l’avons déjà expliqué dans nos publications, les déclarations d’une part du Président de la République sur sa volonté de voir supprimée la publicité sur l’audiovisuel public, et, d’autre part de Rachid Arhab (membre du CSA) sur le lancement programmé avant la mi-deux mille huit des appels à candidature pour la radio numérique, nous oblige à revenir sur les enjeux économiques puissants dans lesquels vont être pris nos radios dés la fin de cette année.

I - Numérique une situation où les questions techniques sont devenues secondaires :
Pendant longtemps nos organisations se sont demandées s’il fallait ou non aller sur le nouveau support de la diffusion numérique. Réservé aux plus riches opérateurs les expérimentations des années 90 nous encourageaient à attendre. L’évolution des techniques, le lancement réussi de la TNT, l’appétit de groupes médias désirant jouer les nouveaux entrants sur le secteur de la radio et finalement la réalité d’une imminente convergence dans le domaine des télécoms et des médias vers la « mobilité », dans un domaine qui semblait réservé à nos seules supports dédiés, tout cela totalement changé la donne. Les événements se sont-ils considérablement accélérés durant les 12 derniers mois. Une norme de diffusion a été choisie par le gouvernement, des conditions d’appels à candidature, des plans de fréquences spécifique aux types de fréquences nouvellement exploitées sont sur le point d’être révélés par le CSA. Si nous avons été unanime à critiquer la rapidité voire la précipitation avec laquelle ces opérations se déroulent, chacun doit bien être conscient que pour la première fois de l'histoire radiophonique, la course enclanchée semble ne pas avoir pour seul but de distancer nos radios associatives. L’ensemble des acteurs actuels de la radio est désormais en compétition avec les opérateurs des télécoms, d’internet et de la télévision pour rafler les « fréquences numériques » dont chacun sait que l’usage ne pourrait être que radiophonique. La compétition ne s’arrête pas là. Même si les bande 3 et L finissaient bien par être réservées à la radio, il est certain que d’important groupe médias souhaitent prendre des positions significatives sur ce nouvel espace d’expression pour nous, de commerce pour eux. Les groupes Bouygues et Bolloré semblent bien tous les deux préparer des projets de radios numériques.
Dans ces conditions, la question de la norme devient, secondaire. La seule question à laquelle nos radios associatives doivent désormais répondre est : comment nos radios vont-elles pouvoir obtenir et financer des fréquences en numérique dés les premiers appels à candidature ?
Si nous n’arrivons pas à répondre à cette question, nul doute que les fréquences seront distribuées à d’autres et ne pourront donc plus être, par définition, attribuées à nos radios.
Pour nos radios, dont les contenus sont souvent foisonnants, la réponse à cette question ne va pas être uniquement notre capacité à faire émerger des projets originaux, mais notre capacité à cerner le coût réel de la migration numérique pour nos associations (tant en terme de diffusion qu'en terme de nouveaux coûts de production), et trouver les financements nous permettant d’assumer ces nouvelles charges.

I – a) Sur le coût de la migration numérique :
Il faut souligner qu'elle reste encore extrêmement difficile à chiffrer. Sur ce sujet, les habituels opérateurs techniques de notre secteur (TDF, TOWERCAST, VDL) sont restés silencieux ou évasifs en se limitant à la fourniture d’estimations relatives. Ainsi, le chiffrage du coût de diffusion d’une radio FM sur une ville moyenne est passé au gré des entretiens, d'un coût identique à la FM à un coût inférieur d’un demi à un tiers.
Concernant le coût de la production, nous avons jusqu’à présent été bien peu nombreux à travailler sur le sujet. Aujourd’hui, certaines fédérations de la CNRA comme la FFRC, travaillent sur le sujet. Dans tous les cas on a du mal à imaginer que la numérisation de nos contenus ne nécessitera pas d’emplois supplémentaires et, par conséquent, des augmentations de la masse salariale.
Concrètement, pour une ville de plus de cent mille habitants une émission correcte en FM sans option particulières, coûte entre 18 000 E et 25 000 E par an.
L’émission numérique des 600 radios associatives pourrait coûter entre 3 600 000 € et 15 000 000 € et, omme on le constate, la fourchette est énorme.
En terme, de production, il est difficile d’imaginer qu’il ne soit pas nécessaire a minima de procéder à l’embauche d’un salarié (il faudra investir, acheter des licences de logiciels, créer de nouvelles infrastructures, payer de nouveaux droits…).
Le coût d’un salarié à plein temps étant estimé à 27 000 €/an, il sera nécessaire de financer au minimum 16 200 000 €.
Le numérique pourrait ainsi coûter à l’ensemble des radios associatives entre 19 800 000 € et 31 200 000 €.
Pour répondre à cette question du financement, la CNRA a demandé à la DDM de mettre en place entre le CSA, ses services et celui du Ministère de l’Industrie une commission qui puisse rapidement rendre un avis éclairant sur le sujet. La DDM a répondu favorablement à cette demande et devrait convoquer une première séance de travail le 3 avril prochain.

I – b) Sur le financement du numérique :
Le financement du passage au numérique ne pourra avoir qu’une source publique pour les radios associatives. Les montants en jeu sont tels que nos radios ne pourront trouver ces financements sur des fonds privés sans le risque de ne plus être des radios associatives non commerciales.
Sur ce registre, deux solutions s’offriraient à nous :
1. Saisir une opportunité de rédaction de loi sur la diffusion numérique de l’audiovisuel pour prévoir la création d'un fonds dédié à cette opération pour nos associations. Ce fonds ne pourrait être issu que du prélèvement d’une taxe fiscale calquée sur les mécanismes du FSER. Imaginer un autre système risquerait, à notre sens, de porter atteinte à l’existence même du FSER actuel.
2. Dans le même cadre législatif, obtenir une modification de l’actuel décret du FSER afin que celui-ci puisse distribuer sur la base de nouvelles recettes des aides dédiés à la « migration numérique ».
Dans les deux cas, il faudra obtenir une modification de la loi de finance qui déterminera qui paye cette taxe, dans quelle proportion et à quelle hauteur. Dans tosu les cas de figure, la question de la modification du financement du FSER avec la disparition de la publicité sur le service public restera posée.


05 dicembre 2007

Ufficiale la scelta del T-DMB in Francia

Firmata in Francia dal ministro della Cultura Christine Albanel il protocollo per l'introduzione della radio digitale su standard T-DMB, a partire dal Natale 2008. La ministra risponde alle preoccupazioni delle stazioni più piccole e associative, che avevano chiesto espressamente una strategia più aperta a tutti gli altri standard, una "attenzione particolare" in particolare, scrive AFP dando la notizia "attraverso l'istituzione di un fondo". Oggi il T-DMB disporrebbe già di un buon numero di canali ma nel 2011, con lo spegnimento della tv analogica terrestre, ce ne saranno altri. Il numero di canali FM attualmente assegnati in Francia ammonta a circa 6.000 frequenze, non sempre sufficienti per dare spazio a tutti.

Le chantier de la radio numérique est lancé pour un démarrage à Noël 2008

PARIS (AFP) — Le gouvernement a lancé officiellement mercredi le chantier de la radio numérique qu'il souhaite voir arriver dans les foyers français d'ici Noël 2008, ce qui devrait permettre à ce média, jusqu'ici exclu du champ numérique, de trouver un second souffle.
La ministre de la Culture Christine Albanel a signé un arrêté qui fixe la norme technique de diffusion de la radio numérique, étape nécessaire pour le lancement de ce nouveau service encore très peu répandu en Europe.
Cette signature "marque le coup d'envoi de la radio numérique pour que celle-ci arrive d'ici un an dans les foyers", a-t-elle déclaré lors d'une conférence de presse.
"La radio française entre de plain-pied dans l'ère numérique. Noël 2007 sera sans doute celui de la télévision numérique (...). Noël 2008 sera celui de la radio numérique", a ajouté la ministre.
Axel Duroux, patron de RTL, s'est félicité que la radio, écoutée chaque jour par plus de 80% des Français, "trouve un avenir en entrant, après la télévision, dans la grande famille du numérique", et ne soit "pas condamnée en restant confinée au transistor".
La radio numérique - déjà expérimentée en Ile-de-France - pourra être écoutée sur tous supports (baladeurs MP3, ordinateurs, téléphones mobiles, auto-radio) équipés d'un processeur adapté. Certains sont déjà commercialisés.
Ce service qui convertit le son en données compressées offrira une meilleure qualité sonore et une utilisation plus complète: il n'y aura plus besoin de chercher une fréquence, on pourra associer au son des informations visuelles (météo, infos trafic, titre des morceaux de musique...), mettre en pause, revenir en arrière, l'écouter en différé, etc.
"La radio sera plus vivante, ce qui devrait attirer de nombreux jeunes qui ont délaissé ce média", a commenté Rachid Arab, conseiller au CSA.
L'automobile est le "principal vecteur qui fera décoller la radio numérique sur le plan industriel", a-t-il par ailleurs estimé.
Pendant de nombreuses années encore, ce média viendra compléter la radio analogique, sans se substituer à elle.
A l'issue d'une concertation lancée il y a un an, le gouvernement français a retenu la norme T-DMB (Terrestrial Digital Multimédia Broadcasting), souhaitée par la majorité des opérateurs radiophoniques, réunis au sein du Groupement de la radio numérique (GRN) qui représente 98% de l'audience radio.
La norme T-DMB, qui permet d'ajouter des informations visuelles au son, a obtenu le feu vert de Bruxelles. La France est le premier pays d'Europe à promouvoir cette norme, déjà utilisée en Corée du Sud, mais pour la télévision.
L'arrêté, qui doit encore être signé par la ministre de l'Economie et de l'Emploi Christine Lagarde, sera transmis au Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA) qui va pouvoir lancer, début 2008, un appel à candidatures pour attribuer les fréquences hertziennes numériques.
Une partie de ces fréquences sont d'ores et déjà disponibles, d'autres vont être libérées par l'extinction de la télévision analogique, prévue d'ici 2011.
Actuellement en France plus de 6.000 fréquences sont planifiées en modulation de fréquence "mais de nombreuses radios qui bénéficient d'une couverture territoriale limitée restent bloquées dans leur développement en raison de la pénurie de fréquences", a souligné Mme Albanel.
Face aux craintes des petites radios notamment associatives, qui plaidaient pour un choix multinormes, Mme Albanel a assuré que le gouvernement porterait une "attention particulière aux acteurs les plus fragiles", notamment via un fonds.

08 settembre 2007

Il sogno di una radio digitale made in Italy

Tra i molti tecnologi, imprenditori e inventori che ho la fortuna di frequentare c'è anche Mauro Fantin, fondatore di Visionee e radioamatore (IZ3HRM). Mi sono incrociato spesso con Mauro nel corso delle periodiche tecno-cene organizzate da Equiliber, un gruppo di esperti, tecnici e giornalisti interessati alle nuove tecnologie e allo sviluppo sostenibile. Ma non abbiamo mai parlato di radio, fino a qualche settimana fa, quando Mauro - avendo visitato RP - mi ha inviato un messaggio per segnalarmi il suo call di radioamatore (un particolare che ignoravo) e dirmi che di radio avremmo proprio dovuto parlare.
Qualche giorno fa gli ho telefonato per farmi raccontare il perché. E' saltato fuori che Mauro e la sua società nutrono un forte interesse imprenditoriale nei confronti del DRM e del T-DMB. Visionee, l'azienda di Fantin, ha lavorato a lungo con la RAI per lo sviluppo di tecnologie e hardware di IP-TV e DTT. Ora che la RAI ha avviato la sperimentazione del T-DMB - mi dice Mauro - ho pensato di progettare qualcosa in ambito radiofonico. Il grosso problema della radio digitale, soprattutto se si pensa al DRM, è la grande scarsità di apparecchi riceventi. Secondo Mauro quel poco che è stato annunciato non raggiunge i volumi necessari, è troppo costoso e mal distribuito. Per scatenare un reale interesse da parte del pubblico e quindi trascinare quello dei broadcaster, dei fornitori di contenuti e dell'intero mercato della pubblicità o dei servizi pay per use, occorrono le radio. L'idea di Visionee consiste non tanto nel produrle, queste benedette radio, ma di realizzare i presupposti di una sostenibile industrializzazione di prodotti a basso costo.
Due i pezzi di questo piano. Il più importante consiste nello sviluppo di un core di software possibilmente open che consenta alle case di produzione di sfornare radio multistandard da 30 o addirittura 20 euro a partire da un chipset come l'MSI001 proposto dalla britannica Mirics Semiconductors. Accanto a questo core, Mauro sta pensando di sviluppare anche una piattaforma di gateway che faciliti l'impacchettamento di canali agendo da centrale di smistamento tra provider di contenuti e carrier infrastrutturali (per esempio la RAI). In questo modo sarebbe tra l'altro possibile ridurre drasticamente le barriere di accesso a chi non produce programmi su scala nazionale. Un software di "clearing house" e smistamento come questo faciliterebbe la raccolta di stream (basati evidentemente su IP) e la loro ridistribuzione all'interno dei multiplex T-DMB.
Ancora una volta sottolineo l'eseguità dei costi previsti da Mauro per i futuri ricevitori. Secondo lui un simile target di prezzo è realistico e non ci sono troppi vincoli di natura tecnologica per quanto riguarda lo sviluppo e il rilascio del core di ricezione e controlo e del gateway per l'impacchettamento dei multiplex.
Il problema è scatenare l'iniziale interesse di uno o più finanziatori e soprattutto pianificare una campagna che non dev'essere solo industriale ma deve riguardare il marketing della radio digitale. Mauro ritiene per esempio che si debba cercare inizialmente di catturare le fasce molto giovanili, quelle che i media tradizionali non riescono più a intercettare. In Italia difficilmente si muove qualcosa se la politica non lo vuole davvero e forse, ipotizza Fantin, la prospettiva di costruire uno strumento di comunicazione coinvolgente per i più giovani può risultare appetibile per una classe politica che con un certo pubblico non riesce più a comunicare.
Naturalmente dietro a un progetto così ambizioso ci sono anche ragioni economiche. E culturali. Un software così interessante e innovativo può attivare un circolo virtuoso di nuove aziende, provider di servizi, corsi e ricerche accademiche. Mauro cita con un pizzico di sana invidia l'area geografica in cui Mirics si trova oggi a operare, nel sud dell'Inghilterra. Ogni poche centinaia di metri sorgono piccole startup (per esempio 3D-Labs, che con Mirics collabora proprio per la realizzazione di encoder e media processor) in cui covano continuamente nuovi prodotti e idee. Un humus per le alte tecnologie che trapiantato in Italia non richiederebbe una grossa forza industriale ma potrebbe dare molto da lavorare ai cervelli nostrani. E dal punto di vista di contenuti e servizi le possibilità offerte da uno standard come il T-DMB sono infinite. Immaginiamo, per esempio di avere un ricevitore T-DMB con interfaccia Bluetooth, in grado di ordinare attraverso il telefono cellulare il brano musicale che stiamo ascoltando e autorizzarne l'archiviazione sulla memoria di bordo. E mille altre idee e trucchetti di questo tipo.
Solo un bel sogno? Visionee non dispera di poter sfruttare i già solidi rapporti con RAI e altri operatori e pensa di coinvolgere eventualmente qualche personalità di spicco del mondo industriale o magari musicale-radiofonico, che sposi l'idea e aiuti a promuoverla. Ma siamo in Italia e il rischio che i sogni restino tali c'è sempre. Pochi giorni dopo aver parlato con Mauro - con il quale tornerò ovviamente a discutere - mi è arrivato, guarda caso, un comunicato stampa di Mirics Semiconductors. Il chipmaker annuncia una collaborazione con la cinese ChengDu New Star per la realizzazione di un nuovo modulo DRM/FM/AM, il WR608, che viene presentato in questi giorni ad Amsterdam, in occasione del salone IBC (una demo è stata organizzata presso il padiglione della Thomson, nella Hall 1 Balcony B-4). Digital Radio Mondiale ha un gran bisogno di moduli come questi, specie dopo un annuncio come il ritiro del Sangean DRM-40. Ma i chipset Mirics, come viene ricordato anche nel comunicato, permettono di realizzare soluzioni di radio digitale ancora più versatili. E' molto giusto il commento dell'amico Daniel Hirschler sul suo blog dedicato alla radio digitale (viene citato un lungo articolo di Electronics Talk sul modulo WR608). Dopo la miscela di esperienze positive (poche) e negative (molte) generate dal modulo Radioscape, resta ancora da dimostrare la reale possibilità di fare di questi moduli un prodotto finale robusto e funzionante. Forse le prspettive con il T-DMB e il DAB+ sono migliori, forse no (come sapete il DRM in HF e onde medie a me non piace e sono più propenso a ritenere che abbia più senso una sua applicazione su scale molto locali in porzioni di spettro oggi scarsamente utilizzate, come la parte alta delle HF o magari l'ex spettro televisivo nella Banda I VHF).
In ogni caso la competenza tecnica e il vitale spirito di iniziativa di Mauro Fantin ci fanno davvero sperare di poter presto leggere i nomi delle startup italiane nei prossimi comunicati sui moduli e sui ricevitori per la digital radio.

CDNSE and Mirics deliver low-cost solution for the Chinese DRM radio market
Fleet, UK & Beijing, China, 3 September 2007: CDNSE and Mirics have worked together to create volume solution WR608 for the Digital Radio Mondiale (DRM) market, and will demonstrate these solutions with Thomson at IBC - the internationally renowned broadcasting and media exhibition. A prototype of WR608 can be viewed on Thomson's booth located in hall 1, booth 1411 on Balcony B-4.
The WR608 is a portable multi-function digital radio receiver platform designed for DRM, FM and AM applications. The highly integrated NewStar WR608 platform enables aggressive bill of materials (BOM) cost reduction and rich, exciting features to simplify the design of mobile digital radio products. An integrated NewStar RCSS engine provides the capability of deploying various kinds of digital radio technologies in one platform. The software-defined RCSS engine makes implementing multiple digital broadcasting standards in one platform possible.
The Mirics MSI001 poly-band tuner provides the RF for CDNSE's WR608 DRM solutions. With coverage from the low AM frequencies right through to high L-band, the MSI001 allows creation of radios which support DRM along with other radio standards - FM, DAB/DMB or HD-Radio. The MSI001’s wide frequency coverage supports FM globally. Even TV standards like T-DMB or DVB-H can be included in products using the MSI001.
Simon Atkinson, CEO of Mirics, commented, "We're delighted to be working with CDNSE on these class-leading products, and look forward to working together for good success in the Chinese and export markets for DRM radio."
Haochun Liu of CDNSE said, "The Mirics MSI001 provides a flexible RF platform for our radio products, and has many features which will empower our advanced product development plans."
In addition to low power and low cost (enabling high volume battery-powered products) benefits, the MSI001 has many features supporting DRM / DAB - including a very fast synthesizer subsystem. This gives more opportunity for power saving, plus the ability to "sniff" other frequencies or standards during DRM or DAB's guard bands - which is ideal for simulcast and other advanced systems.

About CDNSE
Chengdu NewStar Electronics Company (CDNSE) is located at Chengdu High Tech Zone, is a certified “High Tech Company” by Sichuan Bureau of Science and Technology. NSE focuses on the design and development of multiple-function and advanced cost-performance ratio solutions of communication systems using OFDM technologies. Based on the idea of forward-looking products, advanced technologies and full heart services, all CDNSE’s employees wish to work with friends in the world in order to speed the transition from analog audio broadcast to digital audio broadcast using DRM technology.

About Mirics Semiconductor
Mirics Semiconductor Inc. is a start-up RF and mixed signal fabless semiconductor company delivering innovative solutions for the mobile broadcast receiver market segment. Founded in 2004 and based in Hampshire, UK, Mirics has brought together a strong silicon development team with extensive experience in RF technology, wireless/algorithms, IP, silicon delivery and system architecture. Mirics’ first commercial product, the MSI001, is the world’s first true poly-band tuner and represents the most technologically advanced product of its type.