19 gennaio 2012

Onde medie locali all'italiana: l'avventura è finita?

La notizia della temporanea disattivazione delle trasmissioni in onde medie di Broadcastitalia AMitaliana mi è stata confermata da uno dei responsabili. L'evento era stato messo in conto, ma l'emittente intende agire per vedersi riconosciuti i propri diritti. Chissà che questo episodio non apra la strada al definitivo riconoscimento dell'uso delle onde medie e a una regolamentazione delle stazioni locali che sono state attivate nel corso del tempo e specialmente in questi ultimi due o tre anni.
Sono trascorsi diversi mesi dalle mie ultime segnalazioni di emittenti locali italiane attive sulle onde medie (521-1611 kHz) una porzione di spettro virtualmente dimenticata da un pubblico completamente servito dalla modulazione di frequenza. In Italia Radio RAI ha smantellato da tempo gli impianti che ripetevano Radio 2 e Radio 3, lasciando in piedi solo un network di emittenti "OM" di Radio 1. Nel 2011 in particolare c'era stato un fiorire di iniziative commerciali, molte delle quali sperimentali.
Tutte queste iniziative hanno in comune una sorta di "vizio di forma": sulle onde medie, a parte la RAI, nessuna stazione può essere considerata ufficiale perché non è prevista alcuna concessione di licenze in questa banda di frequenze radio. In pratica è come se queste stazioni avessero preso la macchina del tempo e fossero tornate agli anni Settanta, o comunque al periodo precedente la celebre Legge Mammì.
In questo gruppetto di semi-pirati c'erano due emittenti che hanno saputo consolidare la loro programmazione: Challenger Radio e Broadcastitalia/Amitaliana, che operano rispettivamente dalle zone di Padova e Roma. O forse dovrei dire operavano perché questa mattina sui canali informativi gestiti da Bclnews.it, seguitissimi dalla community dei radioascoltatori hobbystici italiani, è apparsa una notizia clamorosa: gli impianti di Broadcastitalia su 1485 kHz sarebbero stati chiusi dalle autorità (notizie su Radio Challenger non ne ho, ma non mi pare di averla ascoltata on air recentemente). Un sequestro che - qualora fosse confermato - colpisce ma non sorprende del tutto: in questi mesi sono venuto a conoscenza di diverse notifiche ministeriali pervenute ai responsabili di stazioni che molto semplicemente non sono "previste" dagli attuali regolamenti.
Immagino che molti conoscano già la mia posizione sulla presunta obsolescenza delle onde medie. Sicuramente è vero che ha perso di significato l'uso di queste frequenze per la copertura di un ampio bacino di ascolto, su scala regionale o addirittura nazionale. Non esistono più i presupposti tecnici ed economici per continuare a utilizzare trasmettitori che infatti vengono progressivamente disattivati in tutta Europa. Completamente diverso è l'impiego delle onde medie su scale molto locali con livelli di potenza molto bassi e con obiettivi commerciali e no-profit, ma soprattutto sociali, educativi, comunitari. Capisco che in mancanza di regole precise le autorità possano ritenere opportuno intervenire con tale severità. Ma vorrei sperare che questo episodio (se confermato, ribadisco) possa essere solo il primo passo verso una piena regolamentazione - su modello britannico e americano - delle low power in onde medie e modulazione d'ampiezza, in Italia e magari in tutto l'ambito dell'Unione europea.

9 commenti:

Michele Cavazza ha detto...

Io credo che tutte le conquiste passino da lotte di ogni tipo e questa è probabilmente la lotta che più affascina chi come me è appassionato di radio in om, ma la legge parla molto chiaro non si può accendere un impianto a caso perchè ci si sente in diritto di far sentire la propria programmazione!
La legge mammì inoltre sommata alla legge 30 in relazione alla certificazione degli impianti ha di fatto distrutto la sperimentazione delle radio broadcast purtroppo..... anche io non sono daccordo con questa situazione avendo vissuto in prima persona gli anni di fuoco 75/90, ma o si abroga la legge o è cosi.....
Michele Cavazza

Cristian ha detto...

In tempi di crisi come questo, qualche politico potrebbe capire (ma non da solo, serve qualcuno che possa illuminarlo) che il pagamento di una licenza (ovviamente sostenibile) per le piccole emittenti locali potrebbe comunque far comodo.
Ma nonostante questa possibilità, temo che non accadrà nulla, ci si preoccupa solo degli interessi delle grandi aziende e queste non sono interessate alle onde medie.
Ma l'Unione Europea o qualche altro organo non potrebbe dare direttive in merito? Come e da chi vengono gestite le frequenze in onde medie?
Cristian

Andrea Lawendel ha detto...

Credo che Michele abbia ragione (e tendo anche a condividere il pessimismo di Cristian sulla scarsa propensione del nostro Parlamento ad affrontare una questione tanto marginale), ma forse più che di una abrogazione della Mammì - che andrebbe rifatta da zero anche se è difficile pensare adesso a una totale riconfigurazione dello spettro FM in Italia - si potrebbe anche pensare a una regolamentazione parziale delle emittenti a bassissima potenza di carattere locale-comunitario o speciale-temporaneo. La legislazione da prendere a esempio c'è e non andrebbe probabilmente a ledere gli interessi di nessuno, almeno sulle onde medie. Queste ultime hanno sempre avuto un problema regolatorio in più data la natura della propagazione notturna di queste frequenze: gli impianti di una certa potenza necessitano di accordi anche sul piano internazionale. Anche per questo motivo probabilmente il legislatore non si è mai speso sulla questione. Ma stiamo parlando ormai di frequenze che hanno perso il loro interesse strategico per tutti i grandi broadcaster pubblici e per i grandi network commerciali. Ci vorrebbe senz'altro una lobby anche piccola capace di aggregare consenso e stimolare il riconoscimento da parte della politica. C'è anche il rischio che nessuno percorra la strada eventualmente aperta, ma intanto apriamola. L'obiezione che "tanto per gli interessi di piccoli gruppi c'è sempre la possibilità Web radio" è sensata ma bisogna valutare bene i costi delle diverse opzioni e forse il modello broadcast low power può risultare conveniente, soprattutto in termini di accessibilità.

Hosso ha detto...

Non sono completamente d'accordo sull'utilizzo locale delle onde medie: sarò una "mosca" bianca (o forse anche a causa del mio bilinguismo), ma la mia autoradio per il 90% del tempo resta sintonizzata in AM (specie la sera e al mattino presto).
Per lavoro mi capita anche di andare in zone/paesi disagiati, dove le onde medie restano l'unica voce disponibile senza particolari attrezzature.
Vedere "voci lontane" completamente cancellate da trasmissioni parrocchiali, o da altre amenità simili mi pare una vera eresia..
A mio avviso le onde medie devono rimanere a servizio esclusivo delle radio di stato e sempre sotto rigidi accordi internazionali per il coordinamento delle frequenze.

Anonimo ha detto...

Confermo che anche challenger ha avuto/ha i suoi problemi con il Ministero.. Me l'ha confermato per email il responsabile, aggiungendo che avrebbero agito per vie giudiziarie per ottenere un riconoscimento legale, diciamo...
Speriamo bene...

Esco un attimo dall'argomento per chiedere una curiosità:
in ONDE LUNGHE ci sono anche emittenti private.. come si fa ad ottenere l'autorizzazione all'uso di una frequenza in OL??? Lungi da me desiderare tale permesso, se non altro per la MOSTRUOSITà degli impianti di trasmissione.. La mia è solo una curiosità. Sono, le Onde Lunghe, regolate come l'AM? Bisogna inoltrare richiesta in quel di Ginevra?
Sergio

Andrea Lawendel ha detto...

Ginevra non ha una giurisdizione sovranazionale, la costruzione di nuove stazioni radio è vincolata all'ottenimento di licenze delle autorità locali. Il ruolo degli organismi internazionali come l'UTI o l'UER è quello di mettere a disposizione tavoli per l'autoregolamentazione delle frequenze, possono solo segnalare alle autorità locali le eventuali interferenze e queste autorità - se sono inserite in contesti sovranazionali - sono formalmente tenute ad adeguarsi, ma non si può in alcun modo pensare di avere "da Ginevra" l'autorizzazione a trasmettere in onde lunghe o in onde medie. E' la legge italiana che deve regolamentare in materia e per il momento questa regolamentazione non c'è, o meglio non è previsto in Italia l'uso delle onde medie e lunghe (o corte se è per questo) da parte di un'impresa privata. Si deve fare in modo di cambiare questa situazione.

Fabrizio ha detto...

hmmm quante sono le radio private in onde lunghe? (lo chiedo perchè i broadcaster nazionali hanno spento negli ultimi anni, figuriamoci la convenienza per i privati!)

Andrea Lawendel ha detto...

Immagino che il riferimento alle "storiche" Europe 1, RTL, Radio Monte Carlo, cui successivamente si è aggiunta Radio Medi. La irlandese Atlantic 252 è stata per così dire nazionalizzata.

Gianluca Vigilanti ha detto...

Ciao a tutti, sono radioamatore, vivo all'estero. In molti paesi la gamma delle onde medie ha una porzione della gamma dedicata alle radio locali, le radio "comunitarie". Piccoli apparati anche autocostruiti (per le onde medie e abbastanza semplice), con potenze non superiori a 10 Watt. Sarebbe interessante per la sperimentazione (parola forse troppo dimenticata), e diciamoci la veritá, a chi darebbe fastidio 10 Watt su 600 Khz.....