11 dicembre 2009

12 dicembre 1969

Tra poche ore, al Piccolo Teatro di Milano (la sede storica di via Rovello, non l'orribile edificio che tra mille lungaggini e polemiche lo ha affiancato più recentemente), Radio 3 invita i milanesi a presentarsi alla rievocazione per il quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana. Rievocazione che verrà trasmessa alla radio contestualmente:

Piazza Fontana, 40 anni dopo
speciale Piazza Fontana - sabato 12 dicembre, ore 15.00-18.00

A quaranta anni esatti dallo scoppio della bomba che ha cambiato la storia del nostro paese, Radio3 dedica una puntata speciale all'anniversario della strage di Piazza Fontana. In diretta dal Piccolo Teatro di Milano, Marino Sinibaldi sarà in conduzione dalle 15.00 alle 18.00, con moltissimi ospiti tra i quali Giorgio Boatti, Anna Bravo, Guido Panvini, Benedetta Tobagi, Gerardo D'Ambrosio, Piero Scaramucci, Giancarlo Majorino, Marco Belpoliti, Giuseppe Genna, Silvia Ballestra. Interverranno anche Massimo De Francovic e Elio De Capitani, e l'Ensemble Musagète.
Vuoi assistere al programma? Ti aspettiamo sabato 12 dicembre alle ore 15.00 in via Rovello 2, Milano.

Avevo solo dieci anni in quel dicembre così lontano, ma la voragine apertasi in quella banca affollata di gente qualunque - la voragine in cui siamo precipitati tutti senza più uscirne, maledizione - ha segnato profondamente me e tutta la mia generazione.
La storia siamo noi, trasmissione benemerita (e incomprensibilmente ancora in onda), trasmete in questi giorni una puntata speciale su Piazza Fontana (che ho registrato in digitale). Da questo documentario ho estratto il fotogramma che potete vedere, un giovanissimo giornalista televisivo che nelle ore immediatamente successive alla strage condanna senza processo "l'esecutore" Pietro Valpreda. Questo giornalista, lo vedete, è ancora in attività e non è cambiato di molto. Il canale della tv digitale terrestre RAI Storia, dedica una giornata intera all'anniversario.
La figlia di una nostra amica impaginatrice allestisce al teatro milanese Argom, a due passi dall'ospedale Niguarda, un monologo - "Quel che è stato è stato" - ispirato ai racconti della famosa zia di Pietro Valpreda, affettuosa protettrice dell'infelice anarchico Pietro, che ricordo con lo stesso affetto in quelle serate nel suo piccolo circolo Arci di corso Garibaldi, davanti alla birra rossa. Cercate di non dimenticare tutto questo, siamo morti tutti nell'inferno di Piazza Fontana.
[Accludo qui la testimonianza di Fortunato Zinni, impiegato della Banca Nazionale dell'Agricoltura, sopravvissuto all'esplosione che fece 17 vittime:]


Qui invece trovate uno slideshow di fotografie riprese nel corso della trasmissione, dal chiostro del Teatro: http://bit.ly/5ZDvht

EBU, il futuro della radio e documentazione DRM Day

L'ultimo numero, lo 002 di dicembre 2009, della rivista tecnica dell'EBU, "tech-i" ha una copertina dedicata al futuro della radio e pubblica un paio di articoli piuttosto interessanti sull'evoluzione digitale del medium. David Wood, Deputy Technical Director, si chiede (per l'ennesima volta, ma tant'è) che cosa occorra per far decollare la radio digitale, mentre Mathias Coinchon affronta il tema della prospettiva della radio digitale in un contesto ibrido broadcast/broadband che mi sembra abbastanza realistico.
Recentemente, come forse ricorderete, l'EBU è tornata a occuparsi di Digital Radio Mondiale, organizzando una giornata di discussione a Ginevra. La lista di distribuzione DRM_Italia, moderata da Claudio Re, ha messo l'altro giorno online le 12 presentazioni del simposio (le trovate nella sezione files del gruppo Yahoo! ma ovviamente dovete iscrivervi).

DigiTAG alla UE: non togliete troppe frequenze al DTT


DigiTAG, il consorzio industriale per la televisione digitale terrestre a standard DVB lancia un allarme relativo allo spettro delle frequenze UHF, prendendo di mira una recentissima raccomandazione della Commissione Europea in cui le autorità di regolamentazione sono invitate a riservare a servizi non-broadcast la porzione compresa tra i 790 e gli 862 MHz. Il passaggio al sistema televisivo digitale, più efficiente in termini di capacità (una efficienza solo apparente e condizionata, come stanno imparando a loro spese decine di televisioni locali private italiane), sta rendendo disponibili molti canali prima occupati da segnali televisivi analogici. E' il cosiddetto dividendo digitale, che molte nazioni ormai passate allo standard DVB pensano ormai di assegnare a servizi come la telefonia cellulare e Internet senza fili. Una prassi che l'Unione Europea sembra intenzionata ad applicare in senso esteso e allargato a tutti i paesi membri.
DigiTAG teme che togliendo oltre 70 MHz di spettro alla banda televisiva UHF, si rischia di mettere in pericolo i servizi televisivi terrestri, che vedrebbero accelerato il rischio di saturazione e instabilità. Per definire meglio le sue preoccupazioni DigiTAG ha realizzato un position paper sul dividendo digitale che può essere scaricato a questo indirizzo: http://www.digitag.org/DTTResources/DigiTAG_Position_Paper%201.01.pdf
La problematica ovviamente interessa anche tutti i servizi radiofonici che vengono veicolati sulle varie piattaforme DVB-T, che molti utenti insoddisfatti dell'FM cominciano a utilizzare.

09 dicembre 2009

Censis: bene la radio, malissimo i quotidiani


Sono andato a leggermi, come lo scorso anno, il capitolo sui comportamenti mediatici degli italiani analizzati nell'ultima edizione del Rapporto annuale del Censis, presentato la scorsa settimana. Molti dati erano già stati resi noti in uno studio più specifico presentato pochi giorni prima, il 19 novembre: I media tra crisi e metamorfosi (leggete qui di seguito il comunicato stampa). Per la radio le cose vanno bene. Non solo resiste e guadagna di seguito ma è anche quello che negli ultimi dieci anni cresce di più in proporzione. Nel 2001 la percentuale di italiani che affermava di "frequentare" la radio almeno una volta alla settimana era del 68,8 percento. Nel 2009 è dell'81,2%, un delta addirittura superiore a quello del telefono cellulare.
A preoccupare piuttosto è la situazione dei quotidiani, che nonostante i tre punti abbondanti guadagnati tra 2001 e 2009 sono precipitati rispetto al picco raggiunto nel 2007. In soli due anni gli italiani nel loro mix mediatico hanno sostituito i giornali e si cibano di tv e Internet. Il partito dei frequentatori abituali di quotidiani (un giornale sfogliato tre volte alla settimana) perde quota visibilmente. Nel 2007 era sopra i 51 punti, oggi intorno al 35%. Il Censis lo chiama "press divide" e con tutti i difetti dei mondo dei giornali, per il quale lavoro, la cosa non mi entusiasma per niente

Nasce il press divide: i mezzi a stampa fuori dalla «dieta mediatica» del 39,3% degli italiani

Presentato l'8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione «I media tra crisi e metamorfosi»
Consumi in crescita, ma si fanno i conti con la crisi. Decollano le nuove Tv, si riduce il digital divide, anno nero per la carta stampata

Roma, 19 novembre 2009 – L’evoluzione dei consumi mediatici. In crescita la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione tra il 2001 e il 2009. Aumentano gli utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%), ma anche la radio - che ormai si può ascoltare anche dal lettore mp3, dal telefonino e dal web - fa un grande balzo in avanti (+12,4%), così come crescono, anche se di poco, i lettori di libri (+2,5%) e di giornali (+3,6%), e la stessa televisione raggiunge praticamente la quasi totalità degli italiani (+2%). Gli utenti della Tv arrivano a quota 97,8% della popolazione, il cellulare sale all’85%, la radio all’81,2% (in particolare, l’ascolto della radio dal lettore mp3 è tipico del 46,7% dei giovani tra 14 e 29 anni), i giornali al 64,2%, i libri al 56,5%, Internet al 47%. La diffusione dei nuovi media non ha penalizzato quelli già esistenti: nella società digitale i nuovi mezzi di comunicazione non sostituiscono i vecchi, anzi, affiancandosi ad essi, creano nuovi stimoli al loro impiego secondo la logica della moltiplicazione e integrazione.
I riflessi della crisi. La crisi che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dalle innovazioni tecnologiche, determinando con notevole rapidità un riposizionamento dei diversi mezzi. Si rileva l’espansione dei media gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto di quelli a pagamento (ad eccezione della Tv digitale). Mentre l’uso complessivo del telefono cellulare rimane pressoché stabile tra il 2007 e il 2009 (con un leggero calo dall’86,4% all’85% della popolazione), a crescere notevolmente è stato l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate – e costose – sono diminuite: l’uso dello smartphone è sceso dal 30,1% al 14,3%, il videofonino dall’8% allo 0,8%. Questi dati non verificano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’uso effettivo. Il telefonino è dunque un bene a cui non si può rinunciare, neanche in tempi di crisi, però qualcosa si può risparmiare, magari inviando qualche sms in più ed evitando di connettersi a Internet con i costosissimi servizi wap.
Le nuove Tv. Le nuove forme di televisione sono entrate a far parte delle abitudini degli italiani. Negli ultimi due anni, tra il 2007 e il 2009, l’utenza della Tv satellitare passa dal 27,3% al 35,4% della popolazione e il digitale terrestre raddoppia il suo pubblico (dal 13,4% al 28%), benché lo switch over del segnale analogico abbia interessato finora solo alcune zone del territorio nazionale. La Tv via Internet triplica la sua utenza, passando dal 4,6% al 15,2%, e la mobile Tv interessa già l’1,7% della popolazione. In tempi di crisi, dovendo fare delle scelte, gli italiani si sono orientati verso l’investimento nei media che forniscono più servizi, di diverso genere e cumulabili tra i membri della famiglia, come i pacchetti delle pay Tv: oggi il 60,7% di chi guarda la Tv digitale (satellitare o terrestre) ha sottoscritto un abbonamento, soprattutto per guardare le partite di calcio e gli eventi sportivi in esclusiva (31,2%), i film in prima visione (24,8%), i cartoni animati per i bambini (13%).
Si rinuncia alla carta stampata. Negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%, invertendo la tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Questo è il dato dell’utenza complessiva, cioè chi legge un quotidiano almeno una volta la settimana. L’utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Se prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, adesso questa porzione si è ridotta a un terzo. Se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro Paese. La flessione non è neanche compensata dall’aumento della diffusione della free press, che rimane pressoché stabile (l’utenza passa dal 34,7% al 35,7%). La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il decennio, raggiungendo il 59,4% della popolazione nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel 2009.
Verso la saturazione dell’utenza di Internet. L’impiego di Internet tra gli italiani è passato dal 45,3% del 2007 al 47% della popolazione nel 2009. Quando ormai il web è diventato familiare per l’80,7% dei giovani e il 67,2% delle persone più istruite, il dato complessivo potrà aumentare solo di poco nel breve periodo. Per quanto riguarda i quotidiani on line, si registra una flessione dell’utenza (dal 21,1% al 17,7%) che non è certo riconducibile a motivi economici, bensì all’evoluzione degli impieghi della rete: si pensi ai portali che pubblicano anche notizie di cronaca e di costume, a link e finestre informative aperte nei blog e nei social network abitualmente frequentati, ai motori di ricerca e agli aggregatori che rintracciano automaticamente le notizie in rete.
Nasce il press divide. Il numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con i media audiovisivi (radio e Tv) rimane praticamente stabile (26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una «dieta mediatica» basata al tempo stesso su mezzi audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9% tra il 2006 e il 2009). La somma di questi due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende oggi al 51,3% della popolazione. Nasce però un nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa (insieme a radio, Tv e Internet) e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Se il digital divide si sta attenuando, il press divide invece aumenta, visto che nel 2006 era il 33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%). Ad aumentare negli ultimi anni l’estraneità ai mezzi a stampa, e in misura rilevante, sono stati i giovani (+10%), gli uomini (+9,9%) e i più istruiti (+8,2%), cioè i soggetti da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del Paese.

08 dicembre 2009

"Un certo Marconi" (S. Bolchi, 1974) su RAI Storia

Altra chicca marconiana su RAI Storia (digitale terrestre). Questa volta si tratta di "Un certo Marconi", diretto nel 1974 da Sandro Bolchi. In onda venerdì 11 dicembre alle 12.00. Ecco la scheda:

Diretto da Sandro Bolchi su testi di Benvenuto Garone e Diego Fabbri, il film tv del 1974 è dedicato al grande scienziato autodidatta, primo Premio Nobel italiano per la Fisica nel 1909 a soli 35 anni, che con le sue geniali invenzioni (radio, telegrafo senza fili...) ha rivoluzionato il mondo delle comunicazioni. In un'immaginaria intervista rilasciata ad un giornalista americano, Marconi ripercorre le tappe fondamentali della sua avventura scientifica, rievocando soprattutto pensieri, sentimenti ed emozioni che accompagnarono ogni conquista raggiunta. Ne emerge un ritratto inconsueto e accattivante della personalita' di Marconi, dell'ultimo grande artigiano della scienza, un uomo che per i suoi esperimenti adoperava rocchetti di fili di ferro, bidoni di benzina e aquiloni, la cui capacità visionaria si combinava con una straordinaria capacità imprenditoriale. A dare volto a un Marconi solitario e ironico, e' Gualtiero De Angelis, celebre doppiatore, voce italiana di Gary Cooper, Cary Grant, James Stewart. Luigi La Monica interpreta Sid Ross, il giornalista americano (personaggio di fantasia) che raccoglie il racconto dello scienziato a bordo del famoso panfilo Elettra, ricostruito per l'occasione, sul quale Marconi realizzo' alcuni dei suoi più straordinari esperimenti.

Anno di messa in onda: 1974 (Programma nazionale)
Regia: Sandro Bolchi
Sceneggiatura: Benvenuto Garone, Diego Fabbri
Con Gualtiero De Angelis, Luigi La Monica, Andrea Matteuzzi, Giuseppe Addobbati, Piero Biondi, Consalvo Dell'Arti, Sandro Dori, Attilio Dottesio
Scene e costumi: Sandro Dell'Orco
Musiche: Mario Bertolazzi
Fotografia: Giuliano Giustini
Consulente scientifico: Ten. Col. Franco Cremona
Produzione: Intervision realizzata da Mario Davidde


05 dicembre 2009

Marconi tra tv, libri, convegni e monumenti perduti

Stavo cercando sul sito di Rai Storia, nuovo canale Rai del digitale terrestre, i dettagli sulla trasmissione speciale dedicata alla bomba di Piazza Fontana (tutta la giornata di sabato 12 dicembre, quarantesimo anniversario della strage), quando ho notato che domani, domenica 6 dicembre, alle 21:00 è prevista la messa in onda di un documentario su Guglielmo Marconi. Se non avete il DTT potete seguire la diretta sul portale Rai.tv (sempre che riusciate ad accedervi), sintonizzando il browser su RAI STORIA.
Pochi minuti dopo, mi arriva un messaggio dell'amico Francesco Berio, radioamatore esperto di storia della telegrafia. Nel messaggio è allegato il pieghevole di un libro di prossima pubblicazione intitolato "Da El Alamein a Marconi" e scritto da Laura Porciani. Dalle spiegazioni di Franscesco capisco che la signora Laura ha raccontato la vicenda del padre, Bruno, fatto prigioniero a El Alamein e imprigionato in un campo di lavoro del Galles, a Wynols Hill. Nel 1944, con i suoi compagni di prigionia Bruno realizzò, utilizzando materiali di recupero, un monumento a Marconi "genio dell'etere". Oggi questo monumento non esiste più, è stato distrutto per lasciar posto a un complesso residenziale, ma qualche testimonianza fotogafica è rimasta ed è in circolazione su Internet.
Intorno a Marconi fioriscono da sempre aneddoti, leggende e una discreta dose di retorica (del resto comprensibile visto il contesto storico da cui hanno origine), ma bisogna sempre pensare all'impatto che l'invenzione della radio ebbe sull'immaginario collettivo di un mondo che aveva da sempre convissuto con gli ostacoli della distanza geografica e della fisicità. Il telegrafo - l'Internet dell'era vittoriana descritta nel libro di Tom Standage - aveva dato una prima spallata. Rimuovendo i fili, Marconi cancellò anche le ultime certezze. Personalmente sono sempre stato sorpreso di come i suoi contemporanei - non solo i suoi colleghi scienziati e imprenditori della radio - seppero assorbire la sua invenzione nella loro quotidianità, appropriandosene. La radio resta una tecnologia estremamente naturale, facile da capire. E' strano, sempre a proposito di libri, che proprio nell'anno del centenario del Nobel a Marconi (e a Ferdinand Braun) non sia stato riproposto la storia raccontata da Erik Larson nel suo "Thunderstuck", apparso in traduzione italiana ("La fabbrica dei lampi") due anni fa presso Mondadori ma a quanto vedo non facile da reperire sul Web. Ho letto l'originale americano tempo fa e ho imparato molte cose che non sapevo del Marconi imprenditore, dei lunghi tentativi di superare l'Atlantico con il "wireless". Larson (qui mentre legge una porzione del suo libro per la NPR) intreccia la storia dell'affermazione commerciale del telegrafo con quella di un famoso caso giudiziario del primo novecento, la cattura di Hawley Harvey Crippen. Inseguito da Scotland Yard che lo sospettava dell'omicidio della moglie a Londra, Crippen fu arrestato mentre cercava di ritornare nella natia America, a bordo di un bastimento, il Montrose, dotato di sala radio. Era il 1910 e tutti capirono quanto fosse irrinunciabile e pratica quella scatola così misteriosa.
Per conoscere gli aspetti puramente tecnici di quei primi anni della radio, non perdetevi l'intervento di Gianfranco Verbana alla serata marconiana organizzata per l'11 dicembre presso la sede ARI Brianza di Lissone, vicino a Monza. Dopo essersi occupato della problematica dell'onda diurna con i due articoli che trovate sul sito Web della sezione, Gianfranco affronterà il tema delle differenze tra gli apparati messi a punto da Marconi e da Braun.

04 dicembre 2009

Mooso dei BBC Radiolabs, tagga la canzone e vinci

E' un po' di tempo che non mi capita di segnalare le novità dalle fucine dei Radiolabs della BBC. Forse perché non riesco a stare al passo. La notizia di Mooso mi arriva da Francesco Delucia che ringrazio. Mooso è un gioco "finalizzato", una gara tra gli ascoltatori di BBC 6 Music (il canale radiofonico minacciato di tagli dalla dirigenza dell'emittente pubblica britannica) che seguono i vari brani musicali e forniscono i loro "tag" descrittivi. Quando due ascoltatori forniscono lo stesso tah si vince un punto e altri punti si possono vincere scrivendo suggerimenti su musicisti che suonano nello stesso stile. Il gioco è "finalizzato" (game with a purpose) perché la Beeb cerca di fare del crow sourcing, di reclutare la partecipazione degli ascoltatori per costruire, insieme a loro, con Mooso, un sistema di raccomandazione musicale.
Il funzionamento di Mooso sembra piuttosto semplice. Ci si deve iscrivere sul sito, lanciare il player e digitare i tag. Con questa applicazione Web la BBC dice di voler sperimentare la gestione di contenuti e informazioni generate dagli ascoltatori della radio, ma il primo obiettivo è ludico. Mooso è soprattutto un gioco anche se finalizzato. Un aspetto che mi sembra molto interessante, oltre all'inevitabile integrazione con Twitter per la condivisione dei brani ascoltati, è un'altra forma di integrazione con i client dell'instant messaging, persino con GTalk incorporato in Gmail. Basta aggiungere l'indirizzo di Mooso alla propria lista contatti per intavolare una conversazione con il software. Digitando il comando "play" nella finestrella di chat Mooso risponde con il titolo della canzone in onda al momento e l'invito a sottoporre, via chat, i tag per cercare di vincere qualche punto. Non sono riuscito a farlo funzionare bene, anche perché leggo che c'è un limite al numero di utenti simultanei. Ma mi sembra decisamente interessante.

We've just launched the latest Radio Labs prototype: Mooso. It's a game you play while listening to 6 Music, in which you enter tags and suggest similar artists to describe the current track. If what you enter matches what other players enter you get points. We give more points for matching similar artists than tags and you also get a point just for playing.
How to play... in three easy steps

Step 1: Listen to 6 Music.
On your digital radio, TV or on the web it doesn't matter. 6 Music will automatically start playing when you hit Play on the site.

Step 2: Enter tags and similar artists for the track playing.
Hit the Play button on the site to open the pop-up play window. When a song plays on 6 Music, a new round starts and you can start entering tags. Tags are words or short descriptions of the music that could be genres, instruments or even moods. You can also suggest similar artists (you get more points for this!) or anything else, it's up to you. But be quick, you've only got two minutes from the start of the song.

Step 3: Match tags and artists with other players to score points.
You get points by matching tags and similar artists with other players, but you can't see what those other players are entering so you'd better make sure you're entering good tags. For example in this round, the track played was 'New Fang' by Them Crooked Vultures and the players matched with the tags rock and classic and with artists Dave Grohl, Eagles of Death Metal, Foo Fighters, Led Zeppelin and Nirvana. The more tags you match with other players the more points you win, the higher up the leaderboard you go and the closer you are to becoming a Mooso.
You can play Mooso between 7am and 7pm Monday to Friday along to Shaun Keaveny, Lauren Laverne, Cerys and Steve Lamacq. The more people playing the better, so why not join in at lunch time with Cerys' slot at 1?

Sign up and join in

There are a couple of ways in which you can join in and start playing. You can sign up on the web site (OpenID is supported) and play in your web browser (you'll need Flash Player 9+ and either Chrome, Firefox 3+, Internet Explorer 7+, Opera 9+ or Safari 3+) or if you have a Jabber or Google chat account you can play over instant messenger. Simply add moose (at) mooso (dot) fm to your contacts to start playing. More information is available at http://www.mooso.fm/help#im. You can also follow Mooso on Twitter.

Game with a purpose
So what's the point? Mooso is a Game With a Purpose (or GWAP) - a game which while (hopefully) being fun to play, produces another useful output. Another GWAP is Google's Image Labeler which collates user input to annotate images and make them easier to search for. With Mooso, we hope to generate some rich data which describes tracks and artists and links them all together which in turn can be used to help you discover new music. You can look back through previous rounds on the Mooso site to see what people entered and browse through artists and tags which, we hope over time, will form an interesting web of information.
For example, navigating to Them Crooked Vultures displays the their suggested related artists and tags created in the game, along with a link to read more about them on BBC Music.
You could say this is an investigation into user-generated music recommendation but we have designed Mooso first and foremost to be an entertaining game to play so please sign up, play, score points and tell us what you think.
Mooso was developed by Radio Labs in collaboration with BBC R&D and 6 Music. We will also be posting about how it works and how we developed it.

Un tavolo per salvare l'Orchestra della Svizzera Italiana

Ci siamo passati attraverso anche noi, ma siamo in Italia non in Svizzera, nazione con cui possiamo vantare una sostanziale parità sul terreno del provincialismo, dei soldi sporchini e del razzismo incipiente, ma che culturalmente dimostra di essere molto meno incosciente. Una quindicina d'anni fa (credo) quando si trattò di tagliare senza pietà i fondi per l'orchestra sinfonica della Rai di Milano, una istituzione molto cara ai cittadini che affollavano la mitica Sala Verdi del Conservatorio per le sue eccellenti stagioni, nessuno si degnò di ascoltare gli accorati appelli che giungevano copiosi. La RAI doveva risparmiare soldi e le sue orchestre cittadine, per quanto benemerite, erano ridondanti. Poi chi se la fila in Italia la musica classica? Perché dovremmo spenderci i sudati soldi pubblici su quei quattro vecchietti e quello strazio di suoni? Già, perché?
Fatto sta che quando analoghe voci di scioglimento sono cominciate a circolare per l'altrettanto benemerita Orchestra della Svizzera Italiana, minacciata dai tagli sulla radiofonia previsti dalla società SSR, editore dei canali radiotelevisivi pubblici, le alte autorità si sono mosse subito. Oggi dal Ministero per ambiente, trasporti, energia e comunicazioni elvetico è arrivato questo comunicato:

Un futuro per l'Orchestra della Svizzera italiana

Berna, 04.12.2009 - Moritz Leuenberger ha informato oggi il Consiglio federale della sua intenzione di cercare nuove soluzioni atte a salvare l'Orchestra sinfonica della Svizzera italiana (OSI). A seguito della decisione di SSR di ridurre drasticamente il suo sostegno finanziario a partire dal 2013, l'OSI è infatti minacciata nella sua esistenza.

Il Capo del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) ritiene che l'orchestra rivesta particolare importanza per l'identità culturale della Svizzera italiana. Il panorama musicale di questa parte del Paese si distingue infatti notevolmente da quello delle altre regioni svizzere e l'OSI è uno dei tasselli della sua identità culturale. Il Consigliere federale Leuenberger ha pertanto incaricato la Segreteria generale del DATEC di individuare possibilità di finanziamento alternative nel quadro di un gruppo di lavoro al quale parteciperanno anche le autorità del Cantone Ticino.
Se mancano i soldi per un'orchestra italiana, potete stare certi che l'orchestra chiude. Se lo stesso rischio lo corrono orchestrali della Svizzera (ma ho il sospetto che varrebbe lo stesso per gli orchestrali dello Zambia), le autorità fanno almeno lo sforzo di allestire un tavolo per escogitare una soluzione. Nel Cantone sono state raccolte migliaia di firme e il 20 novembre si è costituita una associazione di "Amici dell'OSI" che ha realizzato un bel sito Web. Da questa fonte apprendo che la trasmissione di RSI Millevoci ha parlato delle prospettive di chiusura di questa storica compagine, abituata a suonare con i migliori direttori del mondo. In bocca al lupo, OSI!

Commissione vigilanza: direttori di Radio 2 e Radio 3

Mercoledì 2 dicembre la Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI presieduta da Sergio Zavoli ha incontrato i direttori di Radio 3 e Radio 2 Marino Sinibaldi e Flavio Mucciante. Radio Radicale pubblica l'audio dell'intera sessione, ancora disponibile per tre settimane all'indirizzo http://www.radioradicale.it/scheda/292288 (io a ogni buon conto ho salvato il file qui su Mediafire. perché il sito di Radio Radicale oggi, mentre sta andando in onda il processo con la testimonianza di Spatuzza, è molto discontinuo).
Un'audizione lunga, con diverse domande da parte dei commissari (incredibilmente era presente un solo rappresentante della maggioranza, l'on. Mazzuca, come dimostra la minuta sul sito della Camera) e con risposte molto puntuali dei due direttori. Vi consiglio di ascoltarla con attenzione, se potete perché emergono, a mio parere, due figure di professionisti della radio di livello molto alto, con un progetto in testa e la capacità di eseguirlo.
In queste settimane al direttore di Radio 2 sono state contestate decisioni come la soppressione dello spazio culturale divulgativo di Alle 8 della sera e di altri programmi non culturali. Mucciante ha risposto puntualmente, affermando di aver ricevuto un mandato preciso da parte dell'azienda: quello di evitare sovrapposizioni con le altre reti. Il "close up" della risposta di Mucciante lo trovate, scaricando tutto il file verso il minuto 1:39:00. Il direttore di Radio 2 dice di aver concordato con Marino Sinibaldi un possibile spostamento di un programma di storia come Alle 8 della sera su Radio 3. E' possibile, visto che Sinibaldi stesso ha in mente di rinnovare l'offerta del canale tematico culturale attraverso nuovi flussi disponibili su Web, che i nuovi contenitori possano accogliere la trasmissione e che le modalità asincrone del podcasting consentano a tutti noi di costruirsi su misura una radio culturale ancora più ricca. Questo presuppone probabilmente un forte rilancio sul piano infrastrutturale, perché diciamo la verità: in questo momento lo stream della diretta di Radio Rai su Internet non è granché con la sua vecchia codifica Real e una banda forse insufficiente a supportare una ampia offerta Web only.
I segnali però sono molto positivi, la direzione ispira molta fiducia.


01 dicembre 2009

Accessibilità sito RAI: campagna di sensibilizzazione

Il nuovo portale "all black" della RAI è un oscuro gioiello di tecnologie Web d'avanguardia e propone eccellenti contenuti in streaming e d'archivio. Peccato che per accedervi si debba ricorrere a browser di ultima generazione, plug-in proprietari e soprattutto si debba passare per una grafica che è una vera e propria forca caudina per ciechi e ipovedenti: grandi fruitori dei contenuti sonori della radio e della televisione, ma spesso costretti a navigare su Internet con l'aiuto delle interfacce vocali. Davanti a una grafica così complessa gli strati di software della sintesi vocale si arrendono e il non vedente torna a essere cieco nei confronti di un sito che non può essere convertito in semplici comandi testuali. Purtroppo sulla home page di Rai.tv non si fa alcun riferimento a sezioni del sito accessibili in modalità testuale o anche solo semplificata. Eppure in Italia da cinque anni è in vigore la Legge Stanca, che impone l'accessibilità dei siti Web degli enti pubblici.
Attraverso RP aderisco con entusiasmo all'idea della nostra cara Mariù, che ha voluto farsi promotrice di una campagna di sensibilizzazione al problema presso la dirigenza della RAI e altri organismi e personaggi. Che un sito di un ente così importante, così bravo nel produrre contenuti audiovisivi di qualità, debba escludere una fetta consistente della popolazione italiana, mi pare inaccettabile. Non pensiamo solo a chi non ci vede bene: un sito poco accessibile è una barriera frustrante per tutti coloro, e sono parecchi, che dovranno fare uno sforzo in più per poter usufuire di materiali tanto preziosi.
La campagna per un sito RAI più accessibile è partita, lentamente ma con decisione, con una lettera inviata a un certo numero di persone e associazioni interessate. Presto verrà pubblicata una petizione online che potrà essere firmata da tutti coloro che si sentono coinvolti da una questione così rilevante.
Ecco il testo della lettera aperta. Per eventuali informazioni potete fare riferimento a:

andrea (at) radiopassioni (dot) com
mariu (at) radiopassioni (dot) com

In occasione del lancio della nuova interfaccia all'area di discussione della Community Rai, uniformata al "look and feel" introdotto quest'anno per il portale istituzionale e della guida ai
programmi, desideriamo esprimere tutta la nostra perplessità in relazione alla totale assenza di riferimenti a interfacce di accesso alternative a basso contenuto grafico.
La versione precedente della Community, che a quanto comunicato dagli amministratori dovrebbe restare online ancora per qualche mese, prevedeva una possibilità di visualizzazione "a bassa risoluzione", in ottemperanza a precise leggi che regolano la accessibilità per ipovedenti e portatori di disabilità motorie (legge Stanca del 9 gennaio 2004, http://www.segretariatosociale.rai.it/web/legge_stanca.html).
Nella nuova interfaccia della Community Rai non abbiamo trovato traccia di analoghe possibilità, malgrado - solo per citare uno dei tanti problemi - la presenza di tanti utilizzatori non vedenti che seguono fedelmente i programmi e i podcast della radiofonia Rai. Del resto, anche nella homepage del nuovo portale mancano i riferimenti a punti di ingresso ad alta accessibilità e questo in un impaginato complesso che mette a dura, se non insuperabile prova, le capacità dei software per la navigazione vocale.
Inoltre, il ricorso a determinate opzioni tecnologiche da parte dei realizzatori può rendere complicato l'accesso al sito Rai anche per chi non sia equipaggiato con computer e browser di ultima generazione, con buona pace dell'universalità di un servizio fin troppo irto di ostacoli.
Ci sembra una situazione grave e inaccettabile e vi chiediamo di volerci tenere aggiornati sulle motivazioni di certe (mancate) scelte e su eventuali future manovre correttive.

Un gruppo di frequentatori dei forum della Community Rai e del gruppo Yahoo! "Raipodcast"

Andrea V.
Andrea L.
Mariu C.
Stefano C.
Francesco Z.
Francesco A.
Luciano L.
Luigi M.
Giorgio Z.
Davide F.
Carlo M.
Lucia R.
Michela C.
Elena Z.
Marco V.
Mario P.
Gianni F.
Felicita L.
Nico G.