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04 ottobre 2015

Spazio chiama Atlantide: le voci dei primi cosmonauti sovietici e una peculiare installazione artistica


Oggi a Milano tornano a risuonare le registrazioni radiofoniche dallo spazio dei fratelli Judica-Cordiglia, protagonisti nei primi anni Sessanta di una formidabile epopea giornalistica centrata sulle prime sonde spaziali messe in orbita dai Sovietici. La conferenza di Massimo Judica-Cordiglia fa parte di un progetto artistico-storico in cui il mito di Atlantide rivisitato e reinterpretato da Marco Bulloni si intreccia con le sconosciute radici mistiche ed esoteriche del bolscevismo e la complessa storia dell'esplorazione spaziale sovietica. Il tutto avviene in un una installazione dell'artista milanese Riccardo Arena presentata in questi giorni negli spazi della Fabbrica del Vapore, nei pressi del cimitero Monumentale di Milano. 

Il punto comune di questo strano viaggio è l'arcipelago delle Solovetsky, nel Mar Bianco russo, chiuso a nord dalla penisola di Kola, al limitare dell'Artico. Per secoli dominio di monaci ortodossi, l'isola grande Solovki è stato anche un campo di esilio e prigionia del regime staliniano: qui ha trascorso un soggiorno forzato Pavel Florenskij, prete, ingegnere elettrico, fisico e poeta, seguace della misteriosa filosofia esoterica del cosmismo, a sua volta fondato da Nikolai Fyodorov (scomparso ancora prima della Rivoluzione antizarista del 1905). I cosmisti erano convinti del potere assoluto del connubio tra genere umano e scienza, un potere che avrebbe portato alla mortalità. Alcune spore di questa dottrina sarebbero germogliate nella retorica che l'Unione Sovietica riservava alle straordinarie imprese dei suoi scienziati spaziali.
L'isola di Solovki è anche al centro delle teorie di Bulloni, che in questa remota località pre-artica identifica la probabile sede geografica del racconto platonico dedicato al regno di Atlantide, inserendo quest'ultima in un ancor più complesso contesto archelogico, astronomico, letterario, iconografico. L'isola di Solovki-Atlantide diventa per Bulloni una sorta di onfalos, un ombelico sacro rappresentato dall'ancestrale figura del labirinto: il punto di interfaccia tra la vita e la morte, il ciclico percorso che conduce dalla fine alla rinascita. Questa inedita lettura, fusa con la narrazione del cosmismo, ha catturato Riccardo Arena, inducendolo a costruirvi un ambizioso progetto di viaggi,  ulteriori letture e creazioni artistiche. Nel progetto è inserito un breve ciclo di conferenze iniziato alla Fabbrica del Vapore sabato 3 ottobre sotto il coordinamento di Coordinatori: Matteo Bertelé, docente al centro delle arti russe di Ca' Foscari e Giulia Airoldi, ricercatrice. Insieme a Marco, che ha introdotto la storia antica e moderna delle Solovetsky, ha parlato brevemente del cosmismo lo storico delle dottrine politiche Giorgio Galli, mentre Bertelé e Gian Piero Piretto (docente di cultura russa alla Statale di Milano) hanno discusso rispettivamente del mito dei cosmonauti nella cultura visuale sovietica e del mito del volo che ha preceduto l'era apertasi nel 1957 con il lancio dello Sputnik. Oggi, 4 ottobre, Marco Bulloni tornerà a parlare del passaggio dal mito di Atlantide a quello dell'Ade insieme a Matteo Guarnaccia (con un intervento sul Volo Magico) e, appunto con Massimo Judica-Cordiglia, che è anche autore di documentari dedicati alle celebri - e controverse - intercettazioni spaziali. 

05 settembre 2013

Chiude la US Space Fence, i militari americani rinunciano al radar che sorveglia le orbite

Mancano i soldi per gli esperimenti di dubbia utilità, persino nelle ricche (un tempo) tasche dei militari americani. Che dopo aver chiuso i battenti su Haarp, l'antenna per "manipolazioni" ionosferiche che avrebbe dovuto consentire di comunicare con i sottomarini ma è servita soprattutto per alimentare una inesauribile vena di ridicole teorie complottarde, ora è la US Space Fence a dovere arrendersi davanti alla crisi. Il generale William Shelton, comandante dell'Air Force Space Command, ha ordinato lo smantellamento del "reticolato spaziale", un lunghissimo sistema di antenne dislocato in diverse postazioni e destinato al sorvegliamento degli oggetti orbitali. Il cosiddetto Air Force Space Surveillance System opera con tre impianti di trasmissione e sei di ricezione. Sostanzialmente si tratta di un radar che opera intorno ai 216 MHz in banda areonautica e analizza l'eco degli oggetti che volano nei cieli. Peccato che il budget del Pentagono, attualmente in revisione, non sembra in grado di assicurare i fondi necessari per i lavori di manutenzione e ammodernamento delle nove stazioni, che risalgono ormai agli anni '60. La Space Fence è in grado di identificare oggetti a 24 mila chilometri di distanza e fornisce informazioni molto utili a una migliore gestione del grosso problema dei detriti spaziali, a quanto sostiene la testata specializzata SpaceNews. Anche la NASA per esempio si occupa della questione dei detriti utilizzando una serie di radar oltre alle osservazioni orbitali. Il centro più importante per queste ricerche a terra è l'Haystack Radar del Lincoln Lab del MIT, un radar attivo sulle frequenze della X Band. Analoghe strutture sono presenti in Europa, vedi il caso del radar VHF "GRAVES", realizzato in Francia. Qui trovate una breve rassegna di questi radioosservatori della colonizzazione nello spazio compilata da un esperto dell'ESA.

NASA: l'intero pianeta dirà "ciao" via radio alla sonda Juno. In codice Morse.

Manca poco più di un mese per dire ciao, anzi "HI", via radio, sulle onde corte, alla sonda Juno, prima che questa riceva dalla terra il colpo di frusta necessario per raggiungere nel 2016 il pianeta giove e studiare, tra le altre cose, la sua magnetosfera e i fenomeni aurorali a essa correlati. La NASA sta organizzando in grande stile questa inedita forma di saluto (di solito sono i radioamatori ad ascoltare le sonde spaziali, questa volta avviene il contrario), invitando i radioamatori (per non incorrere in possibili sanzioni bisogna essere in possesso di regolare licenza) di tutto il mondo a predisporre tutto il necessario per sintonizzare i loro ricetrasmettitori nella banda dei 10 metri, i 28 MHz. Arrivato il grande momento di massima vicinanza di Juno alla terra (il perielio è a circa 50 mila chilometri di distanza), il comitato di saluto dovrà formare le due lettere H e I del codice Morse seguendo un rituale particolare. La portante della radio dovrà restare accesa per 30 secondi in corrispondenza di ogni "puntino" dei sei (•••• ••) che compongono la parola "HI", ogni vuoto tra i puntini all'interno di ciascuna lettera vale altri 30 secondi di portante spenta, con tre vuoti di 90 secondi complessivi a separare le due lettere. Tempo complessivo di trasmissione/vuoto. A ciascun partecipante viene assegnata una delle 26 frequenze fissate tra 28 e 28,5 MHz e per conoscere quale frequenza utilizzare nello specifico la NASA ha predisposto una tabella che assegna una determinata frequenza alle lettere dell'alfabeto. Chi vuole partecipare deve scegliere quella che corrisponde all'ultima lettera della sua sigla radioamatoriale.
Riempiendo l'etere dei segnali in radiofrequenza in telegrafia lenta prodotta da numerosi trasmettitori sparsi per tutto il pianeta, lungo ripetuti intervalli di tempo di 30 secondi, la NASA spera di poter creare sufficiente energia per "bucare" lo strato ionosferico dell'atmosfera terrestre (eventualmente anche nel caso che l'attività solare lo rendesse impermeabile a frequenze così elevate). A bordo di Juno, vista la natura radio e magnetica dei suoi esperimenti gioviani,  opportunamente denominati WAVES, è montato un ricevitore HF in grado di sintonizzarsi fino a 40 MHz (questo documento contiene una dettagliata spiegazione dei sistemi di ricezione di Juno). L'idea è riuscire a farsi sentire da questo ricevitore generando un segnale a banda sufficientemente ampia (0,5 MHz) con tantissime antenne puntate verso la stessa zona di cielo. Una specie di "flash mob" radiofonico rivolto a un oggetto "made on Earth" che sta affrontando un viaggio di oltre 9 Unità Astronomiche. Ogni UA vale 150 milioni di chilometri.
Una spiegazione meno concisa di come si svolgerà questo happening si trova sul sito di Say HI to Juno! La pagina ufficiale della missione Juno si trova qui.

19 febbraio 2012

Le memorie di uno dei padri della missilistica sovietica svelano il mistero dei presunti cosmonauti scomparsi?

Le memorie del pioniere spaziale russo Boris Chertok - il cui quarto e ultimo volume è stato appena pubblicato dagli archivi storici della NASA in traduzione inglese (in formato ePub, Mobi e PDF) - ci aiutano forse a trovare una spiegazione attendibile per le voci dei presunti "cosmonauti perduti" che i radioamatori italiani Judica-Cordiglia dicevano di aver captato.
Ormai molti dei lettori di Radiopassioni conoscono la storia. All'inizio dell'avventura spaziale sovietica, e per diversi anni successivi al lancio del primo Sputnik e delle altre sonde, due fratelli torinesi, Achille e Giovanni Battista Judica-Cordiglia, allestirono una postazione di "ascolto spaziale" sulle colline intorno alla città e riempirono i giornali di allora con le cronache delle radiocomunicazioni tra le sonde e i centri di controllo a terra. Non furono i soli, a dire il vero, né in Italia né altrove nel mondo, ma in particolare dal loro centro di ascolto, "Torre Bert", partirono anche inquietanti rivelazioni relative a possibili vittime umane in voli sperimentali mai ufficialmente annunciati dai sovietici. Dopo un silenzio quarantennale oggi i fratelli Judica-Cordiglia sono stati ripescati da giornali, televisione e Internet, sedi dove hanno ribadito le loro tesi catastrofiste e complottiste.
Recentemente hanno pubblicato due volumi di ricordi, a mio parere non molto documentati. In essi possiamo nuovamente leggere che mezzo secolo fa un nutrito gruppo di anonimi cosmonauti, è andata incontro a una morte atroce. Più di una dozzina di piloti sarebbero stati sacrificati sul dubbio altare di una ricerca avvenuta, secondo i russi solo con veicoli spaziali a guida automatica. I diretti interessati, allora come oggi, hanno sempre smentito ogni illazione. Sì, tragedie ce n'erano state durante i lanci, ma di queste il mondo era venuto a conoscenza. I cosmonauti senza nome, in realtà, non sono mai esistiti. O se le vittime ci sono state le "prove" fornite dai fratelli sarebbero comunque inconcludenti.
Vediamo ora come le memorie di Boris Chertok, nato in Polonia, scienziato missilistico scomparso lo scorso dicembre alla soglia del secolo di vita, possono aiutarci a risolvere la questione. Nel 2001, quasi novantenne, Chertok accetta la proposta della NASA della traduzione inglese della sua autobiografia tecnica, "Rockets and People". Chertok aveva fatto parte del team che aveva costruito e lanciato lo Sputnik, ma aveva partecipato anche ai progetti del veicolo con equipaggio Vostok, quello di Gagarin, e delle sonde interplanetarie automatiche da spedire verso Venere e Marte. Si occupava tra l'altro dei sistemi radio. La traduzione inglese, Rockets and People, è in realtà un lavoro quasi a se stante, Chertok lo ha riorganizzato e aumentato in molte parti. L'opera è regolarmente stata portata a termine e proprio in questi giorni è stato pubblicato, postumo, il quarto tomo.
I dettagli che ci aiutano, forse, a risolvere l'affaire degli astronauti morenti che i due radioamatori italiani riferiscono di aver ascoltato, si trovano in effetti nel terzo volume dell'autobiografia chertokiana, dove lo scienziato spaziale si occupa degli esperimenti che precedettero il lancio di Gagarin. Quando il suo team ricevette l'incarico di sviluppare i sistemi di comunicazione che avrebbero permesso ai futuri piloti spaziali di dialogare con il centro di controllo, Yuriy Bykov, progettista di apparecchi radio per velivoli (oggi diremmo avionica), si inventò un modo per sperimentare il funzionamento di una ricetrasmittente i condizioni "reali". Si trattava molto semplicemente di mettere una radio ricevente su una sonda orbitale senza equipaggio e far funzionare il prototipo di radio di bordo come relé dei normali programmi (convenzionali) ricevuti. Chertok non era troppo sicuro che un satellite in orbita avrebbe potuto captare le trasmissioni broadcast da terra, ma il test era talmente facile e a buon mercato che si procedette lo stesso.
(...)
Discussing new ideas with Bykov [he] told me about his ideas for the experimental development and testing of a radio intercom link. Losyakov, who managed the department of radio receivers at NII-695, proposed testing communications reliability using the relay method.To do this he developed an on-board receiver that was supposed to receive transmissions from conventional broadcast radios and then relay them through the future cosmonaut’s standard on-board radio telephone transmitter. At that time I doubted the advisability of that idea, from the standpoint that the radio ranges of broadcast stations were not designed to penetrate into space. But Bykov convinced me with a simple argument: the experiment was cheap—what will be, will be.
This experiment was placed on one of the unmanned Korabl-Sputniks. Voice reception on the ground after relay was unintelligible. Music was distorted by noise and loss of reception to the point that popular songs were completely unrecognizable. This experiment was probably the reason why Italian ham radio operators reported in 1960 that they had picked up transmissions of rambling speech, groans, and wailing from space.
(...)

Il relé fu installato a bordo di uno dei Korabl-Sputnik lanciati, senza equipaggio, nel 1960 e come previsto da Chertok non fu particolarmente chiarificatore. Nelle sue memorie l'autore scrive che l'audio ripetuto dal ricetrasmettitore orbitante, arrivava a terra troppo distorto, continuamente interrotto da pause di ricezione. Chertok arriva alla conclusione che "probabilmente fu questo esperimento il motivo per cui alcuni radioamatori italiani nel 1960 riportarono di aver captato dallo spazio trasmissioni di parole spezzate, lamenti, e singhiozzi." Fantastico, no? Oltretutto il relé funzionava, immagino, proprio sulle frequenze che sarebbero state utilizzate dai futuri astronauti, quelle che i due Judica-Cordiglia e i loro colleghi in mezzo mondo monitoravano con mezzi a volte rudimentali. La spiegazione è talmente banale da risultare ancora più convincente: le voci ascoltate provenivano sì dallo spazio, ma erano partite da terra!
I quattro volumi delle memorie di Chertok costituiscono una lettura obbligata per gli appassionati di storia delle esplorazioni spaziali. Il link al download del quarto e ultimo volume, disponibile anche nei formati ebook, lo trovate all'inizio del post. Qui ci sono i link al primo (prima, seconda, terza parte), secondo, terzo e quarto volume in PDF.

12 aprile 2011

Юрий Гагарин 12 aprile 1961

Felice anniversario Yuri Gagarin. Il 12 aprile il mondo della ricerca spaziale in generale - e la comunità dei radioamatori in particolare - celebrano il 50esimo anniversario del primo volo orbitale effettuato dall'uomo. Moltissime le iniziative, incluso un network di stazioni amatoriali russe impegnate nella realizzazioni di contatti celebrativi:

Many special event stations will be active around the world this week to celebrate the 50th anniversary of the first human space flight. Special event stations R50YG and R50SK are active from Baikonur until April 14 and the special call R50KEDR will be on the air on April 12 from 0507 to 0655z to commemorate the 108 minutes of Gagarin's first flight.
Southgatearc.org informs about the list of Russian stations that will be active:

R50YG "Yuri Gagarin"
R50SK "Sergey Korolev"
RG50D
RG50K
RG50F Star City training center
RG50C Landing Site
RG50G
R1961G
U5ARTEK/A
R3K Energija Space Flight Control Center

Notizie, fotografie e documenti a questa pagina di Roscomos, sito ufficiale dell'agenzia spaziale russa. Anche ESA e NASA celebrano l'evento. Da non perdere assolutamente la pagina speciale realizzata da Anatoly Zak, giornalista russo che ha studiato negli Stati Uniti è ha messo insieme una poderosa mole di testimonianze su questo mezzo secolo di attività spaziali in Unione Sovietica e Russia. So già che il mio sito riceverà qualche visita dai navigatori incuriositi dalle notizie riprese ancora oggi dai media sulle controverse ricezioni delle trasmissioni dallo spazio effettuate a cavallo di anni 50 e 60 dai fratelli torinesi Judica Cordiglia (controverse perché i due fratelli hanno sostenuto la tesi, mai confermata ufficialmente e anzi confutata anche da fonti indipendenti, dei tragici incidenti che sarebbero costati le vite di presunti predecessori di Gagarin). Le informazioni raccolte da Anatoly possono essere molto chiarificatrici.
Coinvolto nei festeggiamenti anche un satellite radioamatoriale, ARISSat-1 in questo momento a bordo della Stazione Spaziale in attesa di rilascio. Attraverso una antenna esterna ARISSat-1 è attivo in questi giorni, fino alle 10.30 UTC di domani, sulle frequenze e nelle modalità qui di seguito indicate (riporto anche i link ai programmi Windows e Mac necessari per la decodifica della telemetria trasmessa in modalità BPSK):

ARISSat-1 to be Activated Aboard ISS Starting April 11

The ARISSat-1 satellite, presently still inside the ISS, will be turned on and use an external antenna to celebrate the 50th anniversary of Yuri Gagarin's first manned space flight. The transmissions will begin on Monday 11 April 2011 at 14:30 UTC and continue until 10:30 UTC on 13 April 2011. Due to the fact that the solar panels are covered, the satellite will be powered only by the onboard battery. The satellite will run in low power mode. This means that the transmissions will cycle ON/OFF. They will be ON for 40-60 seconds and OFF for 2 minutes.

145.950 MHz FM Downlink:
FM transmissions will cycle between a voice ID, select telemetry values, 24 international greeting messages in 15 languages and SSTV images. One of the messages will be a conversation between Yuri Gagarin and ground control.

145.919 MHz CW Beacon
The CW transmissions will be callsign ID, select telemetry, and callsigns of people actively involved with the ARISS program.

145.920 MHz SSB BPSK-1000 Telemetry
The BPSK transmissions will feature a new 1kBPSK protocol developed by Phil Karn, KA9Q to be readable in low signal level conditions. The BPSK data will transmit satellite telemetry. Given the low duty cycle of the spacecraft, those planning to receive the digital telemetry are encouraged to record the entire signal band using the FunCube dongle or SDR-IQ receivers. Download the Windows ARISSatTLM free ground station soundcard demodulator and display software here.
Download the Mac ARISSatTLM software here.
The ARISSatTLM software user guide is available here.

In questa lista di link messa a punto da Clint Bradford, K6LCS compaiono anche alcune risorse audio, con le registrazioni ufficiali e le loro trascrizioni.

Transcriptions of the Vostok 1 flight audio
http://www.cosmoworld.ru/spaceencyclopedia/gagarin/
index.shtml?doc10.html


http://epizodsspace.airbase.ru/bibl/i_tsk/zv-reis.html

Audio recordings made during the Vostok 1 flight
http://rgantd.ru/gag70_cd/data/audio.htm
http://www.cosmoworld.ru/spaceencyclopedia/gagarin/
index.shtml?index_g.html

http://rgantd.ru/vzal/korolev/razdel6.htm#p7

Russian government archive of scientific and technical documentation (RGANTG)
http://www.rgantd.ru/
http://rgantd.ru/ecfilm/catalog.htm

Miscellaneous recordings from space - including Vostok 1 launch phase
http://www.svengrahn.pp.se/sounds/sounds.htm

Gagarin photos, films
http://hochu.vkosmos.ru/?p=493
http://www.net-film.ru/ru/films-finded-page-1/
?sp=ru&s=ГАГАРИН+восток

http://rus-uk.livejournal.com/10187.html
http://www.britishpathe.com/record.php?id=42518
http://allerleiten.livejournal.com/750652.htm
http://www.windmillbooks.net/space.cgi?
cd=951317998421477

http://www.spacevideo.ru
http://www.net-film.ru/ru/films-finded-page-1/
?sp=ru&s=ГАГАРИН
http://www.net-film.ru/ru/films-finded-page-1/
?sp=ru&s=ГАГАРИН+восток

ARISSat-1 to be activated on the ISS this Monday
http://www.southgatearc.org/news/april2011/
arissat1_activation_0804.htm

Listen to the podcast with Dave Jordan, AA4KN, on the air talking about ARISSat-1 on NPR's "Science Friday" program. (at the 4 min: 40 sec point)
http://www.sciencefriday.com/program/archives/201104083

Celebrate Yuri's Night
http://www.southgatearc.org/news/april2011/
celebrate_yuri.htm

11 febbraio 2010

L'incredibile duplice aurora di saturno

Proprio come succede qui sulla terra, anche sul pianeta saturno le particelle solari interagiscono con il campo magnetico generando lo spettacolare fenomeno delle aurore alle latitudini polari. Il telescopio spaziale Hubble, approfittando della rara occasione dell'equinozio saturniano (un fenomeno che si verifica solo una volta ogni quindici anni) ha catturato le spettacolari immagini di una duplice aurora. I filmati conservati sul sito dello Space Telescope sono davvero incredibili.
Accludo qui l'eccellente articolo esplicativo appena pubblicato dall'ESA. La leggera asimmetria che caratterizza i due anelli aurorali che potete vedere intorno ai poli del pianeta denunciano le differenze di forma del suo campo magnetico.


Saturn's aurorae offer stunning double show

11 Feb 2010
Researchers using the NASA/ESA Hubble Space Telescope recently took advantage of a rare opportunity to record Saturn when its rings are edge-on, resulting in a unique movie featuring both of the giant planet's poles. Saturn is only in this position every 15 years and this favourable orientation has allowed a sustained study of Saturn's almost symmetric northern and southern lights.
An enormous and grand ringed planet, Saturn is certainly one of the most intriguing bodies orbiting the Sun. Hubble has now taken a fresh look at the fluttering aurorae that light up both of Saturn's poles.
It takes Saturn almost thirty years to orbit the Sun, with the opportunity to image both of its poles occurring only twice in that period. Hubble has been snapping pictures of the planet at different angles since the beginning of the mission in 1990, but 2009 brought a unique chance for Hubble to image Saturn with the rings edge-on and both poles in view. At the same time Saturn was approaching its equinox so both poles were equally illuminated by the Sun's rays.
These recent observations go well beyond just a still image and have allowed researchers to monitor the behaviour of both Saturn's poles in the same shot over a sustained period of time. The movie they created from the data, collected over several days during January and March 2009, has aided astronomers studying both Saturn's northern and southern aurorae. Given the rarity of such an event, this new footage will likely be the last and best equinox movie that Hubble captures of our planetary neighbour.
Despite its remoteness, the Sun's influence is still felt by Saturn. The Sun constantly emits particles that reach all the planets of the Solar System as the solar wind. When this electrically charged stream gets close to a planet with a magnetic field, like Saturn or the Earth, the field traps the particles, bouncing them back and forth between its two poles. A natural consequence of the shape of the planet's magnetic field, a series of invisible "traffic lanes" exist between the two poles along which the electrically charged particles are confined as they oscillate between the poles. The magnetic field is stronger at the poles and the particles tend to concentrate there, where they interact with atoms in the upper layers of the atmosphere, creating aurorae, the familiar glow that the inhabitants of the Earth's polar regions know as the northern and southern lights.
At first glance the light show of Saturn's aurorae appears symmetric at the two poles. However, analysing the new data in greater detail, astronomers have discovered some subtle differences between the northern and southern aurorae, which reveal important information about Saturn's magnetic field. The northern auroral oval is slightly smaller and more intense than the southern one, implying that Saturn's magnetic field is not equally distributed across the planet; it is slightly uneven and stronger in the north than the south. As a result, the electrically charged particles in the north are accelerated to higher energies as they are fired toward the atmosphere than those in the south. This confirms a previous result obtained by the space probe Cassini, in orbit around the ringed planet since 2004.

02 gennaio 2010

Radioesperimenti per il rover marziano insabbiato


Ho ricevuto un comunicato stampa relativo alla missione dei "rover" i veicoli robotizzati che ancora percorrono il suolo del pianeta marte. Uno dei due, Spirit (l'altro si chiama Opportunity) è purtroppo insabbiato e come tutti i veicoli insabbiati, ogni tentativo di liberarlo dall'impatanamento non fa che scavare solchi più profondi. A quanto affermano gli scienziati dell'ente spaziale americano questo non impedirà a Spirit di continuare a essere utile ancora per qualche tempo e sarà comunque grasso che cola considerando che la durata della missione doveva essere di pochi mesi ma Spirit è lì che scorrazza da sei anni.
Uno dei possibili esperimenti che Spirit potrà effettuare anche da fermo riguarda la trasmissione e la ricezione di segnali radio che aiuteranno a determinare con precisione le piccole deformazioni orbitali, i "wobbles", del pianeta marte. Le informazioni tecniche sulle telecomunicazioni a bordo dei rover sono abbondantemente disponibili in rete ma si deve comunque fare un certo lavoro di filtraggio. A bordo di ciascun rover ci sono tre antenne, una ad alto guadagno per la X-band satellitare (tra i 7 e gli 8 GHz), le altre a basso guadagno e per le comunicazioni a velocità più bassa in UHF (400-450 MHz). I rover sono in grado di comunicare direttamente a terra con le parabolone giganti della Deep Space Network (una delle stazioni è vicina a Madrid e ha un bellissimo sito). Ma il grosso delle comunicazioni avviene con l'intermediazione di un gruppo di satelliti in orbita intorno a Marte: Odyssey, Mars Global Surveyor e Mars Express.
Ho preparato questa lista di documenti correlati, guardate soprattutto il primo, intitolato Mars Exploration Rovers: Telecom System Design and Operation Highlights. Ho parlato di protocolli per la comunicazione spaziale e applicazioni SDR in un post del 2007. L'argomento è trattato in uno dei documenti qui riportati, la Overview of Space Links Protocols.

http://trs-new.jpl.nasa.gov/dspace/bitstream/2014/38249/1/04-0604.pdf

http://trs-new.jpl.nasa.gov/dspace/bitstream/2014/38277/1/03-2575.pdf

http://astrosurf.com/luxorion/qsl-mars-communication.htm

http://www.coe.montana.edu/ee/rwolff/EE580/final%20projects/Deep_Space_communication.pdf

http://public.ccsds.org/publications/archive/130x0g1s.pdf

http://hobbiton.thisside.net/rovermanual/

http://www.scribd.com/doc/23973200/Deep-Space-Communication

Spirit Faces Uncertain Future as New Year Dawns
12.31.2009


Dec. 31 , 2009: This Sunday, NASA's Mars rover Spirit will mark six years of unprecedented exploration of the Red Planet. However, the upcoming Martian winter could end the roving career of the beloved, scrappy robot.
Spirit landed on Mars at 8:35 p.m. PST on Jan. 3, 2004, and its twin Opportunity arrived at 9:05 p.m. Jan. 24, 2004. The rovers began missions intended to last for just three months but which have instead gone on for six Earth years, or 3.2 Mars years. During this time, Spirit has found evidence of a steamy and violent environment on ancient Mars that was quite different from the wet and acidic past documented by Opportunity, which has been operating successfully halfway around the planet.
A sand trap and balky wheels are challenges to Spirit's mobility that could prevent NASA's rover team from using a key winter-survival strategy. The team might not be able to position the robot's solar panels to tilt toward the sun to collect power for heat to survive the severe Martian winter.
Nine months ago, Spirit was driving across a place called "Troy" when its wheels broke through a crusty surface layer into loose sand. Efforts to escape this sand trap barely have budged the rover. The rover's inability to use all six wheels for driving has worsened the predicament. Spirit's right-front wheel quit working in 2006, and its right-rear wheel stalled a month ago. Surprisingly, the right-front wheel recently resumed working, though intermittently. Drives with four or five operating wheels have produced little progress and the latest attempts have resulted in the rover actually sinking deeper in the soil.
"The highest priority for this mission right now is to stay mobile, if that's possible," says Steve Squyres of Cornell University in Ithaca, N.Y. He is principal investigator for the rovers.
If mobility is not possible, the next priority is to improve the rover's tilt, while Spirit is able to generate enough electricity to turn its wheels. Spirit is in the southern hemisphere of Mars, where it is autumn, and the amount of daily sunshine available for the solar-powered rover is declining. This could result in ceasing extraction activities as early as January, depending on the amount of remaining power. Spirit's tilt, nearly five degrees toward the south, is unfavorable because the winter sun crosses low in the northern sky.
Unless the tilt can be improved or winds lessen the gradual buildup of dust on the solar panels, the amount of sunshine available will continue to decline until May 2010. During May, or perhaps earlier, Spirit may not have enough power to remain in operation.
"At the current rate of dust accumulation, solar arrays at zero tilt would provide barely enough energy to run the survival heaters through the Mars winter solstice," says Jennifer Herman, a rover power engineer at NASA's Jet Propulsion Laboratory in Pasadena, Calif.
The team is evaluating strategies for improving the tilt even if Spirit cannot escape the sand trap, such as trying to dig in deeper with the wheels on the north side. In February, NASA will assess Mars missions, including Spirit, for their potential science versus costs to determine how to distribute limited resources. Meanwhile, the team is planning additional research about what a stationary Spirit could accomplish as power wanes.
"Spirit could continue significant research right where it is," says Ray Arvidson of Washington University in St. Louis, deputy principal investigator for the rovers. "We can study the interior of Mars, monitor the weather and continue examining the interesting deposits uncovered by Spirit's wheels."
A study of the planet's interior would use radio transmissions to measure wobble of the planet's axis of rotation, which is not feasible with a mobile rover. That experiment and others might provide more and different findings from a mission that has already far exceeded expectations.
"Long-term change in the spin direction could tell us about the diameter and density of the planet's core," says William Folkner of JPL. He has been developing plans for conducting this experiment with a future, stationary Mars lander. "Short-period changes could tell us whether the core is liquid or solid."
http://www.nasa.gov/rovers



16 luglio 2009

Radio Apollo: sul sito NASA 8 giorni di audio originale

Il mondo si prepara a celebrare insieme alla NASA e a tutti gli americani la storica missione Apollo che culminò con il primo sbarco lunare e un comunicato stampa rilasciato oggi informa sulla disponibilità, sul sito Web dedicato al 40esimo anniversario, di importanti testimonianze audio relative a quella missione. Per la prima volta sarà possibile ascoltare le registrazioni delle conversazioni tra i membri dell'equipaggio, disponibili anche in versione trascritta (il link alle trascrizioni per l'intera missione è questo http://www.jsc.nasa.gov/history/mission_trans/apollo11.htm e da qui è facile risalire agli archivi delle altre missioni). Fino a oggi erano state diffuse solo le tracce relative alle conversazioni terra-spazio. Ecco il link da consultare: http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/40th/apollo11_audio.html.
Ma le chicche non finiscono qui. La NASA ha infatti deciso di trasmettere su Web tutto l'audio della missione Apollo a partire dall'orario del lancio e fino alla conclusione dell'avventura, così come era stato trasmesso 40 anni fa, in tempo reale. Si comincia alle 7 del mattino e 32, ora locale estiva della Florida, esattamente due ore prima del momento zero del countdown (il razzo venne acceso alle 9 e 32 EDT). Tenendo conto della differenza di fuso orario per noi il "radiocast" celebrativo di Apollo 11 comincia su Internet alle 13 e 32 di oggi, 16 luglio 2009. L'imperdibile streaming durerà fino alle nostre 18 e 51 del 24 luglio, momento dello splashdown e del recupero dell'equipaggio. La trasmissione ha luogo a questo indirizzo: http://www.nasa.gov/externalflash/apollo11_radio/index.html

APOLLO 11 CONVERSATIONS EARTH DIDN'T HEAR NOW ONLINE AT NASA.GOV

HOUSTON -- You're in a spacecraft, on a mission to land on the moon for the first time in history, and the microphone to Earth is off. What do you say? Now you can listen in on a NASA Web site and find out.
As Neil Armstrong, Buzz Aldrin and Mike Collins flew on Apollo 11 to a lunar landing in July 1969, the world heard communications between the crew and Mission Control live as they happened. But Earth did not hear the private conversations between Armstrong, Aldrin and Collins, although they were recorded aboard the Command Module Columbia and Lunar Module Eagle.
Those conversations now are available on the Internet. All the Apollo spacecraft had onboard voice recorders, activated during much of each mission to record the crew's conversations. The transcripts of those recordings were publicly released in the mid-1970s. Only recently were the actual onboard audio recordings from Apollo 11 digitized and made available on the Web.
To listen to the recordings and view the transcript, visit:

http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/40th/apollo11_audio.html

For more information about the history of onboard recorders on the Apollo spacecraft and full transcripts of all mission recordings, visit:

http://www.jsc.nasa.gov/history/mission_trans/apollo11.htm

For a detailed list of NASA events that celebrate the 40th anniversary of Apollo 11, visit:

http://www.nasa.gov/apollo40th


15 luglio 2009

La NASA scrive i protocolli di una Internet nello spazio

Sempre stimolanti gli argomenti trattati dalla trasmissione Future Tense, prodotta da American Public Media per Public Radio. Uno degli ultimi numeri della serie, trasmesso il 13 luglio e disponibile in podcast, parla del progetto della NASA e della University of Colorado Boulder per la realizzazione di una estensione spaziale di Internet, una rete IP via radio capace di connettere veicoli spaziali e sonde in un contesto "ad alta latenza", dove il trasporto dei dati da un punto all'altro può richiedere tempi molto lunghi (si pensi soltanto ai satelliti artificiali in silenzio a causa della schermatura di un pianeta o di un satellite naturale).
Quella che segue è la presentazione del progetto DTN (Delay/Disruption Tolerant Networking) sul sito dell'ateneo americano, in cui viene presentato il framework software di BioNet. Anche IRTF, la Internet Research Taskforce, ha un gruppo aperto dedicato allo sviluppo dei protocolli di comunicazione che verranno utilizzati da una Internet dove non è possibile assicurare in modo continuo la connettività "end to end". Dove in altre parole non si può sapere a priori se il destinatario di un pacchetto IP è connesso alla infrastruttura o temporaneamente indisponibile.

Delay/Disruption Tolerant Networking, DTN: The University of Colorado is working with NASA to build the Interplanetary Network (IPN) which extends the functionality of the terrestrial Internet into outer space. The advanced communications technology, termed Delay Tolerant Networking or DTN, will enable NASA and other space agencies to communicate with space-borne assets necessary to explore the Moon and Mars.
BioNet is a software framework that provides Plug-and-Play operation for hardware and software used in the computerized control of automated systems including those used in aerospace vehicles. BioNet’s unique advantage is that it enables all digital devices and networks “to talk to each other” enabling interoperability, reducing costs and eliminating vendor lock-in.

19 ottobre 2008

Il turista spaziale, radioamatore, trasmette verso terra

Christian, di nuovo a casa sua dopo una piccola deviazione di percorso (bentornato), mi ha scritto chiedendomi tra l'altro: ma perché proprio su Radiopassioni non si parla di Richard Garriott? Per chi non leggesse i giornali Garriott è il nuovo "turista spaziale" partito qualche giorno fa, a bordo di un vettore russo, per raggiungere la Stazione Spaziale. Ma non ho problemi nel rispondere alla domanda di Chris. Il fatto che io sia rimasto fermo un paio di giorni per l'ennesimo disco crashato (la seconda volta in un mese e ancora durante un aggiornamento software con la procedura automatica di Mac OS X Leopard, un durissimo colpo per uno zelota della vera fede quale io sono) sarebbe solo una scusa. La realtà è che non sapevo, forse perché i giornali "normali" non lo dicono, che Garriott fosse un attivo radioamatore (W5KWQ) che in queste ore trasmette a più non posso sulle frequenze VHF del veicolo orbitante. Non solo, Richard è addirittura figlio del primo radioamatore nello spazio, Owen Garriott (W5LFL) un fisico specializzato in studi sulla ionosfera che stabilì il primo collegamento (QSO) amatoriale nel 1983, 25 anni fa, a bordo dello Space Lab sullo shuttle Columbia.
Dopo essermi letto certi particolari biografici su Wikipedia, sono andato sul sito della ARRL, l'American Radio League e soprattutto sul sito dell'ARISS, Amateur Radio on the ISS per avere anche i dettagli sul tipo di trasmissioni che sarà possibile ricevere per qualche giorno ancora (il ritorno a terra di Richard è previsto per giovedì). Con il suo call e con quello della stazione spaziale, NA1SS, Richard trasmette in fonia ma anche in slow scan television (SSTV) sul downlink a 145.8 MHz in VHF (tra l'altro si ricevono segnali con equipaggiamenti molto modesti). L'immagine che vedete qui a destra è stata "scattata" proprio da Chris.
Garriott è noto soprattutto nell'industria dei videogiochi, per le sue virtù di programmatore e inventore di titoli molto famosi. Il sito Richard in space racconta in questi giorni le sue avventure spaziali.
Richard Garriott, W5KWQ, Gets Busy from Space
Richard Garriott, W5KWQ, is following in the footsteps of his father astronaut Owen Garriott, W5LFL, as he plans to make Amateur Radio contacts from space.

Richard Garriott, W5KWQ, took off for the International Space Station (ISS) on Sunday, October 12, becoming the sixth private citizen to fly with the Russian Federal Space Agency (RKA) for a short-term mission on the ISS. Not two hours after he arrived on the ISS on October 14, Garriott was making ham radio contacts, just as his father, Owen Garriott, W5LFL --the first ham to make QSOs from space -- did in 1983. Richard is scheduled to return to Earth on Thursday, October 23.
Amateur Radio on the International Space Station (ARISS) International Chairman Frank Bauer, KA3HDO, said that not only did Richard start making QSOs almost immediately after docking to the ISS, he also started SSTV operations. "We have had a number of image uploads on the [ARISS Web] site by hams from all around the world. A volunteer ARISS team is working 24/7 during Richard's flight to review these images, to understand how the SSTV operations are progressing and to include some of these images on the Gallery pages [on the ARISS Web site]. All uploaded images have been archived and are being reviewed." Bauer asked hams to continue to upload these images, as they help the ARISS team analyze and redirect the SSTV operations. He also said that a blog providing the latest ARISS information for Richard's expedition is available.
"Richard is really not supporting SSTV uplinks during his short duration mission," Bauer said. "The downlink is on the normal ARISS VHF downlink, 145.80 kHz." For general voice contacts, Bauer recommends the regular general voice frequencies: 145.80 for the downlink and 144.49 in Region 2 (Americas) and 145.20 for Region 1 (Europe, Africa, Middle East) and Region 3 (Australia, Asia) for the uplink. "Richard and Mike Fincke, KE5AIT, have been on the air on voice since shortly after docking [on Tuesday]," Bauer said.
"Richard is great!" said ARRL ARISS Program Manager Rosalie White, K1STO. "First he wanted to do a QSO with the mayor of his hometown -- Austin, Texas -- then he asked us to sponsor an Austin school QSO. He got the mayor to bring kids into the mayor's office for the QSO! Last I heard, several busloads of kids were being brought to the mayor's digs. And right after that QSO, he thrills hams with more QSOs. We've gotten several notes from hams who talked to Richard saying they had talked to his dad years ago, too. Pretty cool!"
Richard also chose the Budbrooke Primary School in Warwick is England to make QSOs with. "The QSO will enhance their technology and ham radio studies. ARISS Vice Chairman Gaston Bertels, ON4WF, in Belgium is mentoring this school," White said.
Richard has also scheduled a QSO with two groups who are in the ARISS queue: Pinehurst Elementary School in Ashland, Oregon, and the National Planetarium in Kuala Lumpur, Malaysia. The teacher at the Oregon school is leading the ham radio presentations and space-related lessons; John Spasojevich, AG9D, of Indiana is mentoring this school. The planetarium QSO will be coordinated by ARISS volunteer Sangat Singh, 9M2SS, using the planetarium's club call sign 9M2SS. Part of the planetarium's Space Challenge educational activities, the QSO is scheduled on the day Richard is required to pack his belongings for his return to Earth. If he becomes too occupied with packing and other required duties, Mike Fincke, KE5AIT, the commander of Expedition 18, could assist with the QSO.
Because Jamboree on the Air (JOTA) takes place on while Richard is on the ISS, he hopes to hook up on the air with Scouts. "Past experience shows that scouts love talking to hams in space," White said. "The ARISS Team feels the most important aspect of Richard's mission is to pique students' interest in science and technology through the ARISS QSOs."
Bauer explained that Richard Garriott's flight on the ISS is "a part of history. Some of you have asked why Richard is using his call sign for some QSOs and SSTV contacts, instead of the ISS station call signs. There is a long and proud history that is attached to the Garriotts. This includes ham radio in space and their personal call signs. Twenty-five years ago, Richard's father, Owen Garriott, W5LFL, initiated the first ham radio contacts from space on the STS-9 SAREX mission. Richard, W5KWQ, is following in his father's footsteps, using the ARISS ham radio system extensively on his first flight. Richard's call sign is actually his grandfather's original call sign. So you can see that this mission touches three generations of ham radio and two generations of ham radio in space!"

ARISS Flight Update
October 15, 2008

It was quite an exciting day for ARISS yesterday with the Expedition 18 crew docking and the start up of Richard Garriott's ham radio activities. Here are some updates and plans for ARISS during Richard's flight.
Richard, W5KWQ, fired up the radio and started SSTV operations just a couple of hours after docking. Prior to flight, Richard planned to support a slide show mode using the SpaceCam software and the SSTV interface box at the beginning of his flight. This is what you saw yesterday. Richard downlinked a number of SSTV images using Martin 1, a higher quality but longer transmit SSTV mode. The Russian team, led by Sergey Samburov, RV3DR, had requested testing several high quality image modes during Richard's flight, so don't be surprised if you see Martin 1 or other high resolution SSTV modes during Richard's flight. We asked Richard to move to the default Robot 36 mode for the time being and to space out the images once every 3 minutes to reduce the radio transmit duty cycle. Richard confirmed that he will support this. He also has transitioned to the VC-H1 as this will allow Richard to use the computer to support his Earth ops and still support SSTV.
We have over 300 image uploads on the Gallery site by hams all around the world! The ARISS team appreciates your volunteer support through all the SSTV images that have been uploaded. A volunteer ARISS team is working 24/7 during Richard's flight to review these images, to understand how the SSTV operations is progressing, and to include some of these images on the Gallery pages. ALL the images you have uploaded have been archived and are being reviewed. Please continue to upload these images as they help the ARISS team analyze and redirect the SSTV operations. You are welome to upload these through the gallery page:

http://www.amsat.com/ARISS_SSTV/

We also have a blog available that provides the latest ARISS information for this expedition. That blog is located at:

http://www.ariss-sstv.blogspot.com/

You can also reach these sites through the ARISS website:

http://www.ariss.org

Some other information:

SSTV uplink/downlink: Richard is really not supporting SSTV uplinks during his short duration mission. The downlink is on the normal ARISS VHF downlink, 145.80.
General Voice Contacts: Use the regular general voice frequencies. 145.80 downlink. Uplinks are 144.49 in Region 2 (Americas) and 145.20 for Region 1 (Europe, Africa, Middle East) and Region 3 (Australia, Asia). Richard and Mike Fincke, KE5AIT, have been on the air on voice since shortly after docking yesterday.
Sleep Period Activity: We have asked the crew to turn packet on during sleep periods. Our intent is to keep SSTV active during their work day. The rationale for this is that we are having some issues with the software based (SpaceCam) SSTV system occasionally keeping the radio keyed down after an image transmission. And we have a limited set of Russian batteries available during Richard's flight for the VC-H1.
Additional SSTV Information: The computer-based SSTV can also support SSTV picture taking using a USB camera. We don't anticipate Richard using this as his primary SSTV operations for his mission will be with the VC-H1. The USB camera was checked out over the weekend by the Expedition 17 crew, where they took photos of themselves and downlinked these to the ham community.


20 agosto 2008

La NASA chiede idee per le comunicazioni lunari

La NASA intende stabilire una prima presenza stabile sulla luna già nel 2013, in previsione di una base ancora più estesa a partire dal 2020. In preparazione di questo ambizioso percorso di pacifica (si spera) conquista, l'ente spaziale americano pubbica una request for information rivolta alla comunità scientifica e alle aziende private, invitando tutti a sottoporre nuove idee e concetti per assicurare alle future missioni la necessaria infrastruttura di "communication and navigation". Voce, dati, connettività e geolocalizzazione per la luna. Potete scaricare il pdf con il testo di presentazione e una dettagliata descrizione della Lunar CN Architecture all'indirizzo NASA Space Communications, una miniera di informazioni sulle comunicazioni spaziali.

NASA SEEKS INPUT FOR COMMERCIAL LUNAR COMMUNICATIONS & NAVIGATION

WASHINGTON -- NASA issued a Request for Information, or RFI, on Monday to gauge interest and solicit ideas from private companies in providing communications and navigation services that would support the development of exploration, scientific and commercial capabilities on the moon over the next 25 years.
NASA plans to establish science stations on the lunar surface beginning as early as 2013, followed by the return of humans to the moon and establishment of the first lunar outpost in 2020. Communications, networking and navigation capabilities required to support these efforts will be provided by NASA, other national space agencies, private industry or some combination thereof.
The services for which NASA seeks information in this RFI are communications, networking, and position, navigation and timing. The information requested is for planning purposes only as this RFI is one step of a larger study that will culminate in a final NASA report addressing strategies for the commercial co-development of lunar communications and navigation.
Communication and navigation services may include, but are not limited to, terrestrial network services, terrestrial ground stations, Earth-orbiting capabilities, lunar orbiting capabilities, and lunar surface capabilities. They may be complete "turn-key" services, subsystems or components; partial solutions such as applications for specific functions; or other capabilities believed to be necessary to
meet a portion of anticipated needs.

To view the Request for Information, visit:
http://www.spacecomm.nasa.gov

For more information about NASA's exploration program, visit:
http://nasa.gov/exporation

For more information about NASA's science missions, visit:
http://nasascience.nasa.gov

13 maggio 2007

Le controverse voci dei cosmonauti fantasma

Ringrazio Gianni Urso, di Rapportoradio, per aver segnalato su Play Dx list la trasmissione, su History Channel (canale 406 della piattaforma Sky) il 18 maggio, di "I pirati dello spazio", documentario sui fratelli Judica Cordiglia.

I pirati dello spazio di Alessandro Bernard, Enrico Cerasuolo, Paolo Ceretto
Il documentario su due intrepidi radioamatori italiani che inventarono un sistema per intercettare i satelliti e scoprirono i segreti dello spazio. Sul finire degli anni '50 due radioamatori, i fratelli Achille e Giovanni Judica Cordiglia, allestirono a Torino un vero e proprio centro di ascolto spaziale, chiamato Torre Bert. Usando tecnologie riciclate e da loro stessi adattate, riuscirono a captare suoni dallo spazio. E, il 4 ottobre 1957, intercettarono i suoni emessi dallo Sputnik 1. Questo straordinario successo fu il primo risultato cui seguirono altre intercettazioni di tutte le principali missioni spaziali realizzate dagli USA e dall'URSS, comprese alcune missioni in cui alcuni cosmonauti sovietici potrebbero aver perso la vita e sulle quali si mantenne il più assoluto riserbo.
In onda venerdì 18 maggio su History Channel (canale 406 di SKY), [dopo la presentazione] in anteprima assoluta il 13 maggio a Torino, al Cinema Pathé, nell'ambito della Fiera del Libro.
(Il trailer dei "pirati" si può trovare sul sito di History Channel)
Quella dei due fratelli torinesi (di origine brianzolo-comasca) Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia è una strana storia di tecnologia (pionieristica) e passione, che alla fine degli anni Cinquanta portò a straordinarie ricezioni radio relative al programma spaziale sovietico. E a registrare quelle che i due radioamatori classificarano come tragici tentativi di volo spaziale con equipaggio umano subito successivi alla missione di Gagarin. Nelle drammatiche registrazioni dei segnali captati nella loro Torre Bert, si sentirebbero gli ultimi sospiri di ignoti astronauti che, diversamente dal grande Jurij, non tornarono vivi a terra. Va subito detto che queste non possono essere considerate alla stregua di prove documentali. Si trattò di ipotesi che nel corso degli anni i russi e altri esperti hanno contestato. Ancora adesso, del resto, l'idea di una ecatombe di cosmonauti russi (ben 14, secondo gli autori delle intercettazioni), suggerita dalle interpretazioni dei nastri dei fratelli Judica, desta parecchie perplessità. Ho trovato per esempio questo recente thread su Forum Astronautico, che dimostra come il tema sia ancora attuale.
In questi ultimi giorni su Internet è stato un fiorire di anticipazioni su I pirati dello spazio, proiettato in anteprima oggi a Torino, nel quadro della Fiera del Libro. Rocco mi aveva inviato un articolo di Marco Ansaldo della Stampa ripreso da Dagospia (ormai c'è solo nella cache di Google). Ho trovato sui gruppi di Flickr una discussione iniziata da un amico di uno dei produttori del documentario. Grazie a lui ho potuto scovare uno spezzone del video Top Secret Radio, preparato dagli stessi Judica Cordiglia e prodotto dalla Ju.Ma di Max Judica figlio e nipote della coppia di radioamatori. Max ha una propria pagina su You Tube e qui potete vedere circa otto minuti del video Top Secret (dove ho già letto questo titolo?).
In effetti avevo saputo diversi mesi fa della preparazione del documentario firmato da Alessandro Bernard. Su un gruppo di discussione Internet avevo letto l'appello di qualcuno che aveva bisogno di riattivare una vecchia telescrivente. Con un rapido di giro di consultazioni avevo dirottato questa persona su Marco Bruno, uno dei guru della scena SDR in Italia. Marco mi aveva successivamente raccontato che il problema da risolvere era tecnico ma anche cinematografico: la produzione di un documentario aveva bisogno di filmare una telescrivente che batteva un determinato dispaccio di agenzia. La cosa era stata risolta con un terminale teletype ASCII (le telescriventi via filo e via radio funzionano in Baudot). Poi a Modena per l'SDR day, mentre stavamo gozzovigliando al ristorante, lo stesso Marco aveva precisato che il film riguardava la storia dei fratelli Judica Cordiglia. Insieme al documentario a Torino è stato presentato il libro, curato dai fratelli hacker spaziali, intitolato Dossier Sputnik (edizioni Vitalità-Minerva Medica, 19 euro). Radio3 Scienza ha trasmesso l'11 una interessante intervista con Achile e Giovanni Battista, la potete ascoltare seguendo questo link.
Non è la prima volta che RP affronta l'argomento delle prime comunicazioni spaziali (qui trovate anche qualche riferimento alle frequenze, estratte da un dossier della CIA ormai declassificato), ma dei fratelli Judica Cordiglia avevo accennato brevemente. Oltre al sito ufficiale di Gian Battista, perito del tribunale vale la pena consultare il sito bilingue Lost Cosmonauts, di Giovanni e Mario Abrate. Un articolo di Antonio Lo Campo era apparso su Boiler, rivista scientifica telematica dell'Enel, in un numero dedicato proprio a Jurij Gagarin ("Ma altri volarono prima di lui"). Leggendo Lost Cosmonaut potrebbe sembrare che le ipotesi formulate sugli astronauti deceduti in orbita siano praticamente un fatto assodato ma ostinatamente negato dai sovietici prima e dai russi poi. Non è così. Sven Grahn, grosso esperto di comunicazioni satellitari svedesi e autore di un magnifico sito Web ha scritto una documentata confutazione di questi ipotesi, analizzando le fonti disponibili su Lost Cosmonauts e su pubblicazioni originali dei fratelli Judica risalenti a più di 40 anni fa. Ecco la sua conclusione:

I think that the Judica-Cordiglia brothers did run a tracking station and picked up signals from various spacecraft. However, for some reason they thought that they needed sensational stories maintain their image of a "hot-shot" operation. Once they over-interpreted some receptions and made fantastic claims they were "trapped" and had to continue to produce sensations.
Another interesting fact related by Giovanni Abrate (one of the authors of the "Lost Cosmonauts" site) is found in his comment that:
"What is difficult to understand for those who did not live through these events in Turin, is that Torre Bert very rapidly became a center of media attention. Many of the relevant intercepts were actually made in the presence of national and international media. Some of Italy's most respected journalists 'lived' at Torre Bert, shared the Judica Cordiglia family's meals, in order to be present when the transmissions were intercepted. The US Vice-Consul in Turin provided intelligence and advance warning of possible impending soviet launches."
So, the presence of journalists may explain some of the claims. Journalists need to deliver stories to their editors. They cannot spend long hours at a "tracking station" and not report anything that sounds substantial...

Grahn cita anche un lungo articolo scritto nel 1975 da James Oberg, in cui le teorie dei cosmonauti morti, basate su dispacci di agenzia italiani che negli anni sessanta fecero il giro del mondo, furono ampiamente smitizzate. Il link inserito da Grahn non funziona più, ma ho trovato l'articolo di Oberg, consulente aerospaziale della NBC, sul sito di quest'ultimo. Trent'anni fa l'esperto affermava che forse non si potrà mai scrivere la parola fine sul mito, vero o presunto, degli sfortunati predecessori di Gagarin. Ma che le "prove" fornite dai fratelli Judica Cordiglia in realtà non dimostravano niente.