08 aprile 2012

Informazioni ai naviganti, i sistemi HF di Vietnam, Taiwan e Nuova Zelanda

La crisi generalizzata in cui versa l'emittenza radiofonica internazionale in onde corte spinge gli hobbysti come il sottoscritto a cercare, come si dice, di spremere il limone delle "alte frequenze" percorrendo strade alternative. Una di queste consiste nel volgere sguardi e ricevitori verso l'affascinante mondo delle comunicazioni professionali, addirittura vitali per segmenti come la navigazione aerea e marittima.
C'è in particolare l'ambito delle informazioni meteorologiche, che potremmo considerare, quando queste informazioni viaggiano sulle radiofrequenze, un argomento di frontiera, a metà strada tra le normali trasmissioni "circolari" (quelle per il pubblico generalizzato) e le trasmissioni punto-punto che contraddistinguon la faccia professionale della medaglia radiofonica. Non si parla ovviamente dei bollettini meteo che potremmo ascoltare sulla radio in FM, ma degli annunci settoriali rivolti soprattutto ai naviganti, siano essi comandanti e ufficiali delle petroliere o semplici velisti da diporto in mare aperto. Grossa parte di questo traffico viaggia ormai sicuramente Internet e via satellite, ma una fetta non trascurabile continua a utilizzare canali radiofonici su frequenze nella banda marittima delle VHF, nelle medie frequenze tra 1,8 e 4 MHz e sulle HF. In proporzione le comunicazioni VHF sono preponderanti, anche perché i contenuti interessano molto chi naviga sottocosta, in prossimità dei porti, dove ci possono essere situazioni di rischio a causa di movimenti di navi o di guasti ai sistemi di segnalazione, ma in parecchie nazioni le autorità marittime non rinunciano ai canali tra 1,8 e 30 MHz per diffondere alle imbarcazioni avvisi, previsioni del tempo e altri contenuti "tecnici".
Vorrei soffermarmi qui su tre casi, il Vietnam, Taiwan e la Nuova Zelanda che oltre a rappresentare un buon esempio di un volto poco conosciuto della radiofonia, sono anche una discreta sfida tecnica per l'appassionato di radioascolto. Le prime due nazioni hanno servizi molto orientati alle flotte di pescherecci attive nelle acque limitrofe a una lunghissima situazione costiera nel caso del Vietnam e allo stato di grande isola di Taiwan. Il Vietnam vanta una nutrita serie di stazioni costiere (circa 30) che si passano il testimone di un lungo bollettino di informazioni ai naviganti trasmesso su una unica frequenza di 7906 kHz in banda laterale superiore (più alcune stazioni che utilizzano anche gli 8294 kHz). Due le fasce giornaliere, dalle 22:20 alle 02:20 e dalle 10:20 alle 14:20, in queste quattro ore vengono diffusi bollettini da 15 minuti, per circa 15 bollettini da altrettante stazioni. Al contrario Taiwan concentra le attività di interesse marittimo del suo Central Weather Bureau su tre frequenze, 5170, 8117 e 27500 kHz. Le prime due sono ricevibili anche qui.
La Nuova Zelanda vanta una situazione mista, con numerose stazioni costiere (quasi 30) attive solo in VHF e una postazione centralizzata, Taupo Radio, al centro dell'isola settentrionale, a metà strada tra Auckland e Wellington, a est del lago Taupo. Da qui vengono trasmessi diversi bollettini giornalieri su frequenze in tutte le principali bande marittime 2207, 4416, 6224, 8297, 12356, 16531 (vi suggerisco di scaricare, gratuitamente, il Radio Handbook for coastal vessels realizzato da Maritime New Zealand). La struttura neozelandese è anche quella più orientata al servizio di una navigazione di alto bordo nella cosiddetta Navarea XIV che comprende tutto il quadrante sudoccientale del Pacifico (le Navarea sono definite dalla Organizzazione Idrografica Internazionale - IHO, e ciascuna area - comprendente eventuali sub-aree, ha un coordinatore, un governo che deve gestire la diffusione degli avvisi ai naviganti). La Nuova Zelanda è l'entità responsabile della Navarea XIV e l'organo demandato all'informazione via radio è il Land & Information New Zealand).
Ma cerchiamo di capire che cosa possono monitorare le eventuali persone interessate. Le caratteristiche di queste trasmissioni sono tali per cui impianti e frequenze sono scelte per favorire il loro target naturale, senza pesare troppo su una risorsa condivisa preziosa come le frequenze marittim. Gli impianti sono generalmente poco potenti: Taiwan utilizza 250 o 500 watt, la Nuova Zelanda 1000, il Vietnam deve essere su questi stessi livelli. La propagazione delle HF però ci aiuta, soprattutto perché tutte le emissioni in banda laterale sono molto efficienti e perché le frequenze utilizzate sono libere. Il risultato di questo mix di fattori è che l'ascolto delle costiere vietnamiti, del Central Weather Bureau di Taiwan e di Taupo Radio non solo non è impossibile ma è addirittura regolare. La frequenza di 5170 si può provare in ore serali o, in autunno-inverno, nel tardo pomeriggio. Qui potete ascoltare un esempio di come arrivava il servizio in lingua cinese del CWB da Taipei su questa frequenza poco sopra il limite superiore dei 60 metri.



Nello stesso periodo sono riuscito ad ascoltare anche il segnale, più debole, su 8117 kHz.
Il giro di bollettini meteo su 7906 kHz dal Vietnam è piuttosto agevole nella fascia dopo le 22:20 UTC e in inverno si può addirittura provare nella parte finale della fascia fino alle 14:30. Ancora una volta ecco un campione registrato a gennaio di quest'anno, ma sicuramente è possibile provare anche in altri momenti dell'anno.



Una seconda frequenza utilizzata da Vishipel, l'operatore dei servi radio marittimi in Vietnam, è quella degli 8294 kHz, ma non ho esempi di ascolto su di essa.
Taupo Radio dalla Nuova Zelanda viene regolarmente segnalata in Europa e in Italia nei suoi servizi radiotelegrafici, in particolare con il traffico DSC delle chiamate di "distress", la voce in SSB è sicuramente più difficile, ma si può fare. Proprio in questi giorni in Liguria l'ho ascoltata alle 15:33z su 8297, con un warning marittimo che non sono riuscito a decifrare prima di ricevere, in risposta a un mio rapporto d'ascolto "tentativo", il testo letto dalla voce maschile che potete ascoltare (con cuffia o auricolari) in questo audioclip.



Dopo un po' riuscirete a distinguere le parole del messaggio, che è il seguente:

...WRECK AND OBSTRUCTIONS, INCLUDING STRANDED WRECKS, IN ANY DISPLAY MODE.
WHERE JRC ECDIS IS IN USE, PAPER CHARTS SHOULD BE THE PRIMARY MEANS OF NAVIGATION UNTIL THE ECDIS HAS BEEN PROVED TO OPERATE CORRECTLY. SEE WWW.JRC.CO.JP/ENG/PRODUCT/MARINE/WHATSNEW/20120313/INDEX.HTML FOR FURTHER INFORMATION.

Il messaggio ricevuto dalla Nuova Zelanda si riferisce al malfunzionamento di un apparato ECS/ECDIS della giapponese JRC. ECDIS, Electronic Charts and Display Informazion System, è uno standard definito dalla IHO per la visualizzazione elettronica della cartografia utilizzata in navigazione. Continueremo sicuramente la nostra esplorazione dei servizi radio destinati agli utenti professionali del mare e delle istituzioni che li controllano.

06 aprile 2012

Quel che resta delle Ande

Il mese di aprile è sempre stato molto favorevole alla ricezione delle emittenti sudamericane dell'area andina. Poco sotto l'equatore le giornate si stanno accorciando dopo l'estate australe e il sole tramonta molto rapidamente dissolvendo gli strati bassi della ionosfera. In corrispondenza della linea del terminatore, la gray line, si determinano così condizioni sui 90, 60 e 49 metri, molto favorevoli in corrispondenza del tramonto locale, quando qui è passata la mezzanotte (ora legale). L'unico problema è che queste bande appaiono ormai falcidiate rispetto a 15 o 20 anni fa.
Questa notte nella breve trasferta ligure dei giorni che precedono Pasqua ho effettuato un breve monitoraggio tra i 3.200 e i 6.200 kHz e facendo finta di aver completamente dimenticato i bei vecchi tempi (non una gran fatica nella mia situazione da pre-demenza), potrei anche ritenermi soddisfatto del buon numero di stazioni che è ancora possibile ascoltare da Peru, Bolivia e Brasile su queste frequenze.
Le prime due in particolare hanno goduto di un periodo d'oro verso la metà degli anni 80, quando i radiohobbysti, equipaggiati con apparecchiature che oggi in molti casi verrebbero giudicate rudimentali, scoprirono che i segnali dalla regione andina all'Europa risultavano ricevibili quando le condizioni geomagnetiche risultavano un po' - ma solo leggermente - instabili e in una fascia oraria contrassegnata da una marcata intensificazione proprio nei minuti corrispondenti al passaggio della linea d'ombra, specie quello del tramonto sulle Ande (alla nostra alba i segnali ricevono un analogo boost ma a quel punto non tutte le stazioni sono ancora accese). Per anni fu una autentica corsa alla ricezione dentro e fuori le bande designate per i servizi broadcast, e molte prede, stazioni che utilizzavano impianti acquistati sui mercati del surplus navale o militare, si ascoltavano su frequenze occupate da navi e aerei.
Che cosa è rimasto di quel bendidio? Non molto, ma stazioni come la boliviana Radio Mosoj Chaski, che trasmette in lingue locali su 3.310 kHz



o la vecchia conoscenza di Radio Tarma, dal Peru su 4.775 kHz


svolgono tuttora la loro funzione di faro propagativo. In questo periodo il loro segnale comincia ad arrivare verso le 23:00 UTC, in teoria potrebbero arrivare anche prima.
La cosa interessante è che non sono sole. Ieri notte sono arrivate almeno altre dieci o quindici stazioni e addirittura su 3.355 kHz dovrebbe esserci una nuova radio di Lima, Radio JPJ (acronimo del nome del suo direttore Jesus Parraga Jimenez), segnalata la prima volta lo scorso anno su 3.360 kHz. Il nome della stazione può essere nuovo ma difficilmente l'impianto trasmittente utilizzato lo è, anche in passato era abbastanza consueto vedere i trasmettitori passare di mano in mano, in base alle peripezie finanziarie dei loro prioprietari (allora si vociferava che molte emittenti boliviane erano in realtà gestite direttamente dai narcos e trasmettevano messaggi utili ai piccoli aeroplani che attraversavano i confini per trasportare la merce grezza). Poco più sopra, nei 60 metri, è quasi incredibile ascoltare ancora la voce di Radio Huanta 2000 (Peru), Santa Ana e San Miguel (Bolivia), mentre la più forte delle boliviane rimane Radio Pio XII su 5.952,3 kHz. Sono frequenze ormai occupate da vent'anni e parlano delle Ande profonde, del loro versante interno che digrada nell'immenso bacino amazzonico. San Miguel per esempio trasmette da Riberalta, chilometri a valle rispetto a Madre de Dios di Puerto Maldonado, stazione peruana intitolata allo stesso fiume (ieri arrivava debole anche lei). Oggi in pochi secondi Google Maps ci mostra la cartografia e decine di foto di posti che da giovani riuscivamo a individuare a stento, acquistando i nostri atlanti da editori inglesi o americani.
E' una vera fortuna che gli amici di Mosquito Coast DX, italianissimi, continuino a tenere aggiornate le pagine di un sito che ancora raccoglie le segnalazioni di tutte le stazioni latinoamericane in onde corte, una piccola edicola votiva che può ancora fungere da prezioso punto di riferimento per chi vuole provare a sintonizzarsi, in diretta, approfittando della stagione favorevole su quel che resta delle Ande.

05 aprile 2012

Emittenti locali in onde medie: il parere dell'esperto in diritto

Giorgio Marsiglio è intervenuto in varie occasioni su questo blog per illuminarci, con il suo sapere giuridico, sui risvolti legali di molti aspetti del radioascolto e delle radiotrasmissioni. Tempo fa mi ha inviato un lungo approfondimento che in origine voleva essere un commento in calce alla questione delle emittenti private in onde medie che nei mesi scorsi, in aree come il Veneto, l'Emilia, il Lazio, avevano costellato l'etere locale con le loro trasmissioni più o meno sperimentali. Purtroppo molte di queste emittenti hanno attirato l'attenzione delle autorità e a quanto mi riferiscono diverse fonti hanno ricevuto vere e proprie ingiunzioni, che le hanno costrette a disattivare - almeno per il momento - i loro impianti. So che in alcuni casi sono stati presentati dei ricorsi.
Giorgio ha elaborato queste note che spiegano - almeno mi sembra di capire - che le emittenti in onde medie ricadono in una sorta di guado normativo che rende problematica la loro permanenza in onda. Un po' la difficoltà riguarda l'impossibilità per un operatore privato di trasmettere senza possedere, o avere successivamente acquisito, una delle licenze "congelate" dal quadro regolamentare dell'ormai lontano 2001. In questo non sono "aiutate" dal fatto di aver scelto lo spettro delle onde medie per trasmettere. In questi anni la legge non sembra aver espressamente vietato l'uso di queste frequenze, ma non le ha neppure favorite, limitandosi a incoraggiare la sperimentazione "con tecniche digitali" e rimandando alla stesura di un piano di assegnamento che ancora non c'è.
Dopo aver preparato e inviato queste note (mi scuso con lui per non averle pubblicate tempestivamente, ma a questo punto forse la mia pigrizia può diventare maggiore completezza informativa), Giorgio non si è fermato e ha ulteriormente approfondito le condizioni giuridiche al contorno di un eventuale scenario normativo di compresenza di emittenti FM e AM (sia in onde medie, sia in onde corte). Si tratta di un vero e proprio saggio in materia legale che non sarebbe possibile riportare qui e che mi limito a segnalare all'indirizzo in cui è stato pubblicato da Giorgio, il sito FiloDiritto. Prima di affidarvi alla lettura, qui su RP, del suo primo "commentario" sulle stazioni in onde medie locali in Italia, riporto qui da FiloDiritto l'abstract del secondo commento:
La libertà di trasmettere mediante stazioni di radiodiffusione circolare (broadcasting) non gode ancora di completa garanzia da parte dell’ordinamento giuridico italiano. Attualmente, infatti, un soggetto privato che intendesse avviare proprie trasmissioni radio nelle gamma delle onde medie si esporrebbe al rischio di sequestri e denunce penali, proprio come le prime radio libere durante gli anni settanta del secolo scorso.
Così, se alla saturazione della banda della modulazione di frequenza si contrappone ora il deserto nella gamma delle onde medie (a causa del progressivo abbandono di tali frequenze da parte della concessionaria di Stato), ciò nonostante il legislatore italiano continua ad imporre uno sterile monopolio statale.
L’autore – dopo aver individuato la vigente normativa italiana in materia di comunicazioni elettroniche, riferibile alle trasmissioni in onde medie con tecnica analogica – la sottopone al vaglio dell’acquis communautaire,constatando l’avvenuta violazione della normativa dell’Unione europea in tema di libertà di concorrenza e di libertà di comunicazione.
Ma ecco quello che aveva scritto qualche settimana fa Giorgio Marsiglio in margine alle notizie che Radiopassioni ha diffuso in merito all'attività delle emittenti in modulazione di ampiezza:

Legge, diritto e le emittenti private italiane in onde medie

Bisogna innanzitutto precisare che tutta la normativa di carattere generale in materia di radiodiffusione sonora, adottata dallo Stato italiano negli ultimi trent’anni (dalla legge n. 103 del 1975 al decreto legislativo n. 177 del 2005) ha sempre disciplinato le emittenti broadcasting private senza distinzione alcuna tra le bande di frequenza utilizzabili. Questo anche se tutte le battaglie contro il monopolio radiotelevisivo abbiano sempre avuto come protagoniste le radio in modulazione di frequenza.
Stesse disciplina, conseguentemente, tanto per le stazioni in FM come per quelle in onde medie, purché la trasmissione dei relativi programmi venga effettuata “nelle bande di frequenze previste per detti servizi dal vigente Regolamento delle radiocomunicazioni dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni” (art. 19 del D.P.R. 27 marzo 1992, n. 255).
E’ anche vero, però, che la normativa di questi ultimi anni – pur continuando a citare anche la tecnica analogica – spende gran parte dei propri articolati a disciplinare le emissioni in tecnica digitale.
Prendendo in esame la radiodiffusione privata, due sono le disposizioni fondamentali, entrambe contenute nel vigente “Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, emanato con decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177:

Art. 24 (Durata e limiti delle concessioni e autorizzazioni radiofoniche su frequenze terrestri in tecnica analogica)
1. Fino all'adozione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze di radiodiffusione sonora in tecnica analogica di cui all'articolo 42, comma 10, la radiodiffusione sonora privata in àmbito nazionale e locale su frequenze terrestri in tecnica analogica è esercitata in regime di concessione o di autorizzazione con i diritti e gli obblighi stabiliti per il concessionario dalla legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni, da parte dei soggetti legittimamente operanti (…) alla data del 30 settembre 2001 (…).

Art. 42 (Uso efficiente dello spettro elettromagnetico e pianificazione delle frequenze)
(…)
10. L'Autorità adotta il piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche in tecnica analogica successivamente all'effettiva introduzione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale e allo sviluppo del relativo mercato. (…)

Le suddette disposizioni normative dicono, in sostanza, che solamente le emittenti esistenti alla data del 30 settembre 2001 possono continuare a trasmettere in attesa del nuovo piano di assegnazione delle frequenze analogiche e che tale ultimo piano sarà adottato solo dopo un generico sviluppo del mercato della radio digitale .
A chi si applicano tali disposizioni ? Indubbiamente alla radio in FM (in riferimento alle quali sappiamo che non è possibile il rilascio di nuove concessioni, ma solamente il trasferimento di impianti, di rami di azienda o dell’intera emittente da un concessionario all’altro, oppure l’acquisizione da parte di società di capitali), ma anche alle stazioni in onde medie (considerato il carattere generale della disposizione normativa, come ho osservato fin dall’inizio).
Quindi, con una lettura semplicemente “legalistica” delle citate disposizioni, le emittenti italiane in onde medie di recente attivazione sarebbero tutte illegittime e passibili di spegnimento, in quanto soggetti non esistenti alla data del 30 settembre 2001. A meno che i soggetti titolari delle nuove emittenti non siano già titolari di concessione radiofonica in FM) ed abbiano chiesto - ai sensi dell’art. 2 bis, comma 3, del decreto-legge del 23 gennaio 2005, n. 5 convertito in legge 20 marzo 2001, n. 66 - l’abilitazione alla sperimentazione di trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale.
La legge parla però di tecnica digitale, mentre le trasmissioni in onde medie non sono solo in DRM ma anche in tecnica analogica. Quindi anche questa chiave di lettura non è del tutto soddisfacente.
Ad ogni modo, se si adotta una lettura “costituzionalmente orientata” (come peraltro è stato fatto con le prime radio e tv libere degli anni ’70), è certo che tutte le emittenti radiofoniche private devono vedersi garantite la libertà ed il pluralismo dei mezzi di comunicazione, inclusa la libertà di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere (art. 3 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici , emanato con decreto legislativo n. 177 del 2005).
Si tratta di princìpi di diritto che corrono sempre il rischio di essere disattesi dai provvedimenti amministrativi, con una grossa differenza, però, rispetto al passato: tali princìpi sono ora inseriti in testi di legge, con la possibilità di essere direttamente invocabili dinanzi ai giudici e da questi ultimi direttamente applicati, senza dover ricorrere a contrastate interpretazioni risolvibili solamente dalla Corte costituzionale.

In questo caso, ad un eventuale provvedimento di chiusura un ricorso delle emittenti dinanzi al T.A.R. potrebbe ben opporre quanto segue:

- la mancanza (per chissà quanto tempo) di un piano di assegnazione delle frequenze analogiche non può certo sospendere a tempo indefinito il diritto di trasmettere in onde medie,

- il fatto che nella gamma delle onde medie non vi sia attualmente – complice la riduzione dei programmi in onde medie alla sola Rai Radio 1 e la conseguente riduzione dei siti trasmittenti nel territorio italiano - un problema di affollamento, con il solo obbligo, pertanto, oltre a quello di non interferire con le altre stazioni, di non violare le convenzioni internazionali,

- la non sussistenza di un problema di “uso efficiente dello spettro elettromagnetico”, con conseguente possibilità di assegnazione delle frequenze anche in mancanza del relativo piano.

Le stazioni radio di cui parliamo certamente si saranno “fatte vive” con il Dipartimento per le Comunicazioni rivolgendo ad esso la propria dichiarazione di voler iniziare la fornitura di un servizio di comunicazione elettronica, ai sensi dell’art. 25 dell’altro testo normativo fondamentale del nostro settore, cioè del “Codice delle comunicazioni elettroniche” (Decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259). Questa dichiarazione è volta al rilascio della c.d. “autorizzazione generale” a trasmettere.
E’ importante la terminologia: il Codice parla di “autorizzazione” (e non di “concessione”) proprio perché “l'attività di fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica è libera”, salvo poche e ben precise limitazioni. Tra queste l’eventuale necessità di ottenere la “concessione (e non autorizzazione) del diritto individuale di uso delle frequenza radio”, solo nel caso però queste ultime siano limitate ed il rischio di interferenze dannose non sia trascurabile.
Da ultimo, con riferimento alle radiodiffusione sonora in onde corte verso l'estero (di cui al D.P.R. 10 luglio 1995, n. 391) è necessario precisare che essa non è affatto vietata, anzi, è assoggettata al regime autorizzatorio (al quale, come abbiamo visto, è sotteso un diritto e non una semplice aspettativa).
Vi sono però particolari condizioni da rispettare, che forse hanno disincentivato gli eventuali interessati a chiedere l’autorizzazione. Tra queste l’assenza dello scopo di lucro e la presenza di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose (art. 1) unitamente al divieto di diffondere programmi che siano stati realizzati per una audience di carattere nazionale (art. 9).

12 (7 già attive) nuove emittenti libere in Tunisia. Le prospettive in Libia

Günter Lorenz ha diffuso qualche giorno fa sulla lista FM_DX_Italy un elenco di sette nuove stazioni FM che trasmettono in Tunisia. Oggi, Andrea Borgnino ha dedicato al tema la sua puntata di "Interferenze", nei programmi mattutini di Radio 3.



Ma veniamo ai nomi delle stazioni, a partire da quelle che si possono ascoltare nell'area di Tunisi:

Radio iFM, 100.6 MHz
W: http://www.ifm.tn/
S: http://www.ifm.tn:8002/ifmstream, 128 kbps

Radio Kalima, 90.7 MHz
W: http://kalima-tunisie.info
S: http://radio.kalima-tunisie.info:8787/live

Radio Cap FM, 91.5 MHz + 105.9 MHz
W: http://www.capradio.tn/
S: http://196.203.215.42:8011/listen.pls

Radio 6 Tunis, 97.2 MHz, una "radio libera"
W: http://www.radio6tunis.net/
S: http://www.radio6tunis.net/plugins/emission/load_emission.html)

nelle altre zone:

Oxygène FM, Bizerte, 90.0 MHz
W: http://www.oxygene.fm
S: http://oxygene.fm/liveaudio.php

Radio Sabra FM, Kairouan, 98.8 MHz
W: http://www.radiosabrafm.net
S: http://188.165.248.163:8000/listen.pls
S: http://www.radiosabrafm.net/player/sabra.asx

Radio Oasis FM, Gabès, 94.4 + 96.5 MHz
W: http://www.oasisfm.tn
S: http://www.oasisfm.tn/play.php

Una lista impreziosita dalle relative frequenze e dagli indirizzi dei siti Web di queste emittenti e dello stream audio diffuso su Web (ignoro quale sia la sua fonte ma è un gran bel lavoro). Eppure, le sessioni di ascolto estivo che spero anche quest'anno di potermi godere sull'isola di Favignana rischiano di essere ancora più animate. Nel giugno scorso, la tunisina Instance Nationale pour la Réforme de l’Information et de la Communication (una specie di authority embrionale, che in base al decreto di legge 116/2011 del 2 novembre scorso dovrebbe istituire in Tunisia la Autorité Indépendante de la Communication Audiovisuelle (HAICA) aveva pubblicato la lista di 12 stazioni autorizzate a trasmettere in FM:

1- Radio “El Karama” (Sidi Bouzid)

2- “Chaambi FM” (Kasserine)

3- Radio Oasis FM (Gabès)

4- Ulysse FM (Médenine)

5- “Sawt El Manajem” (Gafsa)

6- Sabra FM (Kairouan)

7- Cap FM (Cap-Bon)

8- Radio Oxygène (Bizerte)

9- Kalima (Grand Tunis)

10- Radio 6 (Grand Tunis)

11- “Kif” FM (Grand Tunis)

12- “Ibtissema” FM (Grand Tunis)

Ho cercato di capire che cosa ne fosse stato delle cinque emittenti che non compaiono nell'elenco di Günther e per ciascuna di loro ho individuato altre notizie o siti Web che sembrano ufficiali, mentre non sono ancora riuscito a ricostruire le frequenze operative (per alcune emittenti si parla di test, di messa in onda "imminente", ma in alcuni casi non si sente neppure lo stream):

* Radio Al Karama – Sidi Bouzid

* Chaanbi FM- Kasserine
(Radio Sada Chaanbi)

* Ulysse FM – Medenine/Djerba

* Sawt Al Manajem – Gafsa
* Kif FM – Tunis


Un bellissimo articolo apparso su Tunisie Projet faceva a novembre il punto della situazione, avvertendo però che con la ulteriore dozzina di emittenti autorizzate si rischia già la saturazione. Il sito parla di un totale a regime di 25 network e emittenti locali/regionali:

9 stations publiques dont 4 stations centrales

• Radio Nationale
• Radio Jeunesse
• RTCI
• Radio Culture

Et 5 stations régionales

• Radio Sfax
• Radio Monastir
• Radio Kef
• Radio Gafsa
• Radio Tataouine

Più le cinque catene private autorizzate in questi ultimi anni:

• Mosaïque FM
• Jawhara FM
• Express FM
• Shems FM
• Zitouna FM

le tre delle 12 approvate a giugno 2011 (alcune delle quali, come 6 FM, operavano già sul Web:

Radio Oxygène (Mohamed Kamel Robbana, Bizerte)
Radio Kalima (Omar Mestiri, Tunis)
Radio 6 (Nozha Ben Mohamed, Tunis)

e le restanti 9 ancora in fase di avviamento (secondo Lorenz due sarebbero nel frattempo partite, iFM-Ibitissama e Cap FM):

Kif FM (Kamel Zouiten, Tunis)
Ibtissama FM (Hamed Souayeh, Tunis)
Cap FM (Olfa Tounsi, Nabeul)
Sabra FM (Amor Naguazi, Kairouan)
Chambi FM (Mokhtar Tlili, Kasserine)
Alkarama (Salah Rabah Hajlaoui, Sidi Bouzid)
Sawt Elmanejem (Mohamed Hédi Nsib, Gafsa)
Ouaha FM (Oasis) (Marzouki Bettaïeb, Gabès)

Il blog La Tunisie Vote ad agosto sottolineava come molte delle famose autorizzazioni estive ancora non avevano trovato attuazione.
Dopo la primavera araba del 2011, in effetti, c'è un grandissimo fervore intorno ai temi della libertà d'espressione radiofonica e le emittenti libere comunitarie. All'inizio di marzo AMARC (l'associazione mondiale delle radio comunitarie) con il patrocinio dell'Unesco, ha organizzato un convegno proprio in Tunisia. Nel novembre scorso, una delegazione della ONG danese IMS e di altre organizzazioni ha visitato la Libia per esplorare le opportunità di rinascita di un contesto mediatico davvero libero. Sempre dall'IMS ecco per esempio un articolo sulla situazione in Libia a un anno dall'inizio della rivoluzione, apparso a febbraio. Tra le prime realtà si sono distinte, in Libia, Tribute FM, la prima emittente in lingua inglese di Benghazi (streaming dichiarato ma non ascoltabile) e Shabab Libya FM.
Sempre per quanto concerne la Libia, all'inizio di febbraio sulla lista SkywavesDX "Sigfrid105" diffondeva tra gli appassionati di DX in FM una lista di emittenti attive nell'area di Tripoli, in cui si possono scorgere molti nomi di stazioni ascoltate in passato (gli 88,8 sono arrivati a Favignana):

87.9 Tarhouna Local RD. Tarhouna
88.8 Al'Shababiya Tripoli
90.3 Radio Libya from Tripoli Tripoli
91.1 BBC Arabic Prog. Tripoli
91.9 Gheryan Local RD. Gheryan
92.4 Libya FM Tripoli
93.4 Libya FM Tripoli
95.0 Radio Libya Gheryan
96.6 Radio Libya Tripoli
97.7 Libya Al'Hurra from Janzour Tripli-Janzour
98.8 Ajyal FM Tripoli
99.9 Al'Eeman RD. Tripoli
101.3 AL'Zawiya Local RD. Al'Zawiya
101.9 Western Tripoli RD. Tripoli-Janzour
102.5 Tripoli FM (English) Tripoli
103.4 Voice of Tripoli Tripoli
107.0 Holy Quran RD. Tripoli
107.4 Libya Al'Hurra Tripoli

Tutto questo in attesa che gli stessi fermenti contagino l'Egitto e forse - ma in questo momento mi pare difficile - altre nazioni arabe in fase di risveglio.

Radio Canada International, onde corte addio. Ma l'Australia accende il DRM


Avevo pubblicato la notizia dei tagli decisi dal governo conservatore canadese solo pochi giorni fa ma le ripercussioni sul bersaglio di queste riduzioni di bilancio - la Canada Broadcasting Corporation - sono state incredibilmente repentine. La CBC dovrà rinunciare a oltre 110 milioni di dollari in tre anni (anche di più considerando altre pressioni antispesa) e una delle prime vittime dichiarate è proprio Radio Canada International, finora una delle poche emittenti internazionali apparsa immune dall'inesorabile marcia verso il definitivo oblio della radio a onde corte per l'estero. Nel giro di una settimana è già stato annunciato che RCI spegnerà definitivamente i trasmettitori, chiuderà le redazioni in lingue russa e brasiliana e addirittura cesserà di produrre notiziari propri. Già a partire da giugno. Un comunicato di Courrier Mondial, il radiogiornale francofono, gentilmente giratomi da Chris Diemoz, parla di una drastica riduzione dell'organico: 40 dismissioni su un totale di 60 persone in forza alla redazione internazionale previste per l'estate. RCI continuerà a diffondere programmi in inglese, francese, spagnolo, arabo e cinese, ma solo via Internet. "Giornata durissima per noi della CBC," ha dichiarato il CEO Hubert Lacroix. E commentando la notizia, che arriva insieme a una analoga stretta su un'altra istituzione culturale, il National Film Board, la giovane regista Tara Johns, intervistata dalla Montreal Gazette, ha dichiarato: «The CBC has been the thing that connects us and talks to us, and it’s being eroded. It feels like there’s a wide swath of homogenization that’s happening and this will only contribute to it. The feeling isn’t good. (These institutions do) feel particularly targeted in this budget.» Un'ondata di omogeneizzazione, quella che attraversa tutti i più importanti broadcaster pubblici del mondo, che va a colpire le capacità produttive interne e porta alla totale o comunque alla significativa scomparsa della comunicazione verso l'estero. Nel caso del Canada è un rospo più difficile da ingoiare perché la nazione nordamericana promuove da sempre l'immigrazione e i programmi radiotelevisivi possono essere uno strumento efficace per questo tipo di politiche.
Le ragioni delle casse statali sempre più impoverite, tuttavia, sono ancora più forti. Subito dopo il sostanziale addio annunciato da Radio Netherland (che l'11 maggio prossimo celebrerà con una intera giornata di trasmissioni rievocative la cessazione delle trasmissioni per l'estero in olandese e ha già chiuso il blog di approfondimento in lingua inglese Media Network), il ridimensionamento drastico delle trasmissioni di Deutsche Welle, quelle della BBC World Service e dell'operatore infrastrutturale Babcock (che chiuderà la frequenza di 1296 kHz di Orfordness con cui copriva una discreta area dell'Europa centrale), adesso anche il Canada spegne le onde corte e lo fa in modo inatteso ma perfettamente in linea coi tempi. Dei big ancora in funzione rimane forse la potenza regionale di Radio Australia, che dal primo aprile tra l'altro ha avviato una programmazione in modulazione numerica DRM dall'impianto di Shepparton (40 kW annunciati). Due le frequenze più favorevoli per l'Europa: 5940 kHz tra le 15 e le 17 UTC e 9475 kHz tra le 17 e le 19 (trasmissioni in modo DRM "C" su 10 kHz di banda in 16QAM level 1 a un rate di 11 kilobit/sec)

04 aprile 2012

SimpleSDR, un semplice ricevitore HF/SSB entrocontenuto

Sul numero di marzo-aprile della rivista QEX, organo tecnico dei radioamatori americani, è apparso un nuovo circuito per una ricevitore HF (3,5-18 MHz) SDR molto semplificato, costruito intorno a un PSoC (programmable system-on-chip) della Cypress famiglia CY8C38xx che include un microcontrollore e un converter A/D. Il chip è sufficientemente veloce e preciso per implementare anche la parte di demodulazione SSB/CW ed è dotato di un suo blocco di filtri digitali per la parte di filtraggio. Il tutto può essere montato su una schedina di 3 pollici Il successivo controllo avviene tramite la porta USB con programmi di inetrfacciamento come Ham Radio Deluxe, ma tutte le funzioni di ricezione vengono svolte fuori a bordo della piccola scheda. Progettato da Michael Hightower, KF6SJ, il ricevitore può anche essere ordinato in kit, a 88 dollari più spese di spedizione, sul sito della Simplecircuits.com.

03 aprile 2012

Chiavette USB-DVB: ora si possono utilizzare con programmi come HDSDR e WRPlus

Continua a crescere l'interesse da parte della comunità amatoriale Software Defined Radio, nei confronti delle chiavette USB vendute sui mercati consumer per la sintonia della televisione digitale terrestre sui personal computer/netbook. Se queste chiavette utilizzano specifiche combinazioni di chip per la sintonia RF e la demodulazione (in particolare quest'ultima dev'essere effettuata dal chip Realtek RTL2832, una lista di chiavette compatibile viene regolarmente aggiornata su Reddit), esiste la possibilità di estrarre la banda base non ancora demodulata e utilizzarla con le ormai affermate piattaforme SDR per il mondo PC (e Mac), ovverosia con programmi del "ceppo" derivato da Windows, come HDSDR e WRPlus. Il vantaggio è legato sostanzialmente al prezzo veramente contenuto di queste chiavette televisive e al fatto di poterle mettere al lavoro su segmenti di spettro di forte interesse radioamatoriale, come la banda UHF non televisiva, o la VHF II e III dell'FM analogico e del DAB digitale.
Se avete letto il commento di Leo Bolli al mio primo post relativo a questo argomento, forse avrete anche seguito il post ("Dongular deviation") apparso sul blog The New Tech. L'autore spiega di essere riuscito a interfacciare a HDSDR - di cui, a proposito, oggi è uscita una nuova versione - una chiavetta DVB-TR "Hama Nano", utilizzando un connettore software appena rilasciato da Balint Seeber. Il connettore si basa sullo standard ExtIO, richiede degli specifici driver USB (libusb) ma è completamente gratuito ed è stato concepito proprio per interfacciare con Winrad e gli altri software ExtIO-compatibili, hardware SDR come il Funcube Dongle o il costoso front end USRP. Ora il plug-in di Seeber riesce a riconoscere le economiche chiavette RTL2832. Per scaricarlo e installarlo (insieme ai driver USB e allo stesso HDSDR) dovete andare sul wiki realizzato da Seeber, alla pagina dei download, e cercare il file chiamato "ExtIO_USRP+FCD+rtl2832+BorIP-BETA_Setup.zip". L'installer dovrebbe provvedere anche a caricare i driver USB necessari. In teoria, il sorgente del plug-in dovrebbe essere ricompilabile su Mac, che dispone anche di versioni specifiche delle librerie "libusb".
Balint Seeber ha persino realizzato un filmato che mostra le procedure di installazione e un esempio di sintonia delle frequenze UHF con HDSDR.


Earbits, l'anti-Pandora che chiede soldi agli artisti e non disdegna la "classica"

Un musicista riconvertito al marketing, un modello di Internet radio che fa a meno della pubblicità ma punta a diventare profittevole percorrendo una strada diametralmente opposta a quella imboccata da Pandora o Spotify. A pagare non è l'inserzionista o l'abbonato, ma i musicisti stessi, che ricorrono a Earbits, il servizio di music discovery lanciato da Joey Flores, proprio per promuoversi e farsi ascoltare. Con un ingrediente in più: per trasmettere attraverso Earbits non basta pagare, occorre anche avere l'approvazione di un comitato redazionale che valuta la qualità della musica che passa attraverso questo innovativo canale. In questo viene ripreso il concetto di deejay radiofonico, che seleziona il materiale sonoro e indirizza il suo pubblico.
Dopo la sua quotazione in borsa, peraltro poco brillante, Pandora continua a fare molta fatica nell'inseguire il pareggio. Questo perché, dicono gli esperti, la struttura dei costi di Pandora è poco orientata ai volumi e alle economie di scala. Più abbonati paganti ci sono, maggiore è la visibilità dei contenuti finanziati dalla pubblicità e più aumentano i costi di banda e le royalties da pagare ai titolari dei diritti. Alla fine con Pandora il musicista guadagna un soldino a brano, ma anche per Pandora i margini sono risicati. Con il modello Earbits, invece, il musicista investe ma in teoria si assicura un margine più confortevole vendendo dischi e biglietti dei concerti a un pubblico che senza Earbits non sarebbe mai entrato in contatto con la sua produzione. Pandora in questo momento vanta percentuali bulgare sul totale dell'audience radiofonica musicale via Internet. Ma Earbits, che in un paio d'anni scarsi ha fatto ascoltare meno di 5 milioni di brani, pensa di poter guadagnare già nel 2014. Un'altra particolarità che distingue Earbits dalla miriade di servizi più o meno simili: c'è tanta musica colta, operistica, barocca, rinascimentale!

01 aprile 2012

La telefonia cellulare 3G? E' nata a Hollywood

Edoardo Segantini, autore di una suggestiva biografia sentimental-tecnologica di una diva hollywoodiana che fu anche brillante inventrice, ha presentato il suo "Hedy Lamarr, la donna gatto" alla Libreria delle Donne di Milano, con Francesca Graziani e Clelia Pallotta. Un incontro piuttosto lungo, ma a dir poco emozionante per tutti i rimandi fatti alla vita di un personaggio straordinario di un'epoca irripetibile. Nel lavoro di Edoardo, pubblicato da Rubbettino, c'è tutto, la passione per il cinema, la curiosità e il rispetto nei confronti di una figura femminile di grande complessità, intelligenza e - come ha sottolineato il suo biografo - umorismo. Ma c'è anche l'approfondimento sui temi tecnologici che rendono tanto peculiare l'invenzione di un complicato sistema pensato per radiocontrollare a distanza gli armamenti della guerra senza rischiare di farsi intercettare o interferire dal nemico ed evolutosi dopo il conflitto nelle attuali tecniche di multiplazione di accesso a divisione di codice su spettro diffuso (CDMA). In pratica il sistema con cui le stazioni base di una rete telefonica 3G condividono l'insieme delle risorse di banda di cui dispongono (e con una "efficienza spettrale" superiore alle più tradionali forme di multiplazione a divisione di tempo o di frequenza). Sicuramente, nelle motivazioni originali di Hedy e del suo socio co-inventore, il musicista George Antheil, non c'era l'idea di realizzare una infrastruttura radiotelefonica. Eppure fino ad allora nessuno aveva pensato di comunicare via radio su un insieme di frequenze discrete da occupare sulla base di una sequenza di istruzioni (allora impartite con un nastro perforato, in trasmissione come in ricezione) e questa idea, difficile da concepire nell'era della sintonia manuale e dei relè elettromeccanici, venne ripresa con l'avvento dell'elettronica a stato solido nei circuiti di commutazione e controllo.
Se ancora non avete letto il libro, capirete moltissimo di Hedy Lamarr ascoltando la chiacchierata che ha avuto luogo a Milano nel tardo pomeriggio di ieri. E vi verrà voglia di comprarlo per saperne ancora di più. Buon ascolto e buona lettura!

Hedy Lamarr, la donna gatto", di Edoardo Segantini
"Beautiful: the Life of Hedy Lamarr", di Stephen Michael Shearer (con intervista all'autore)


31 marzo 2012

Birmania, grande ritorno delle onde corte: un nuovo impianto per le lingue locali


C'è forse un preciso disegno del regime birmano nella frenesia che dallo scorso febbraio anima i rapporti d'ascolto che arrivano dai radiohobbysti sintonizzati sulle frequenze in onde corte dalla Birmania (Myanmar). La nazione asiatica situata tra Bangladesh e Thailandia sta per andare alle elezioni e da settimane è impegnata a trasmettere su frequenze del tutto inedite programmi destinati alle sue numerose minoranze linguistiche. I "DXer" in India, Sri Lanka,Thailandia e California, segnalano gli annunci di Radio Thazin, ma anche di Radio Kachin (lo stato del nord di un paese dalla geografia molto allungata) e di Radio Rakhine. Proprio in queste ore analizzando Google Maps (foto) è stato individuato un impianto di trasmissione poco a est di Pyin Oo Lwin, nuovo nome di Maymyo, nella provincia di Mandalay, quindi parecchio a nord rispetto alla città principale, la costiera Yangon (Rangoon) ma anche della nuova capitale birmana, la centrale Naypyidaw. A Pyin Oo Lyn sono state individuate una grande antenna per onde medie, probabilmente attiva su 639 kHz e due antenne per onde corte, la cui frequenza più attiva (e facile da ascoltare anche da noi) è di 7110 kHz, quella osservata dall'inizio del mese di febbraio in tutto il mondo, dopo la segnalazione da parte dei DXer indiani. Impianti di trasmissione sono visibili però anche a poca distanza da Naypyidaw, mentre a Yangon dovrebbero tutt'ora operare gli impianti di Myanma Radio, l'emittente ufficiale, e la stazione delle Forze Armate (quella che si ascolta su 5770).
Del resto, in uno dei regimi più ermetici dell'Asia, nonostante la concessione di qualche decina di seggi elettorali offerti ai partiti oppositori del regime da mettere in palio con le votazioni di domenica, in Birmania alcune trasmissioni radio venivano curate dal Direttorato Pubbliche Relazioni e Guerra Psicologica del Ministero della Difesa. L'improvviso interesse nei confronti delle trasmissioni in lingue minoritarie (ma anche in lingua inglese) da Radio Thazin/Radio Kachin potrebbe derivare da una rinnovata intenzione di estendere la copertura della propaganda di regime anche nelle regioni più periferiche. Una prima lista di frequenze attive è stata ricavata da osservazioni effettuate in febbraio in Thailandia da Gerhard Werdin (s/on=apertura programmi, s/off=chiusura):

5770 Defence Forces Bc;
0030 a 0430, 0800-0930, poi s/on 1130 fino alle 1440 UT.

5915 Myanma R; 2330-0200 e 0900-1400, alle 1240 UT tutti programmi diversi sulle varie frequenze (5770, 5915, 5985, 7110, 7345 kHz), fino alle 1340 UT;
s/off presunto 1430.

5985/6 Myanma R; 2330-0130 UT s/off; 0930 s/on, fino ad almeno le 1445 UT,

6030 Myanma R Thazin

7110 Myanma R Rakhine pres.; 2330 s/on fino alle 0130 UT s/off,

7110 Myanma R Thazin pres; 1030 s/on fino alle 1430 UT s/off;

7200 nuova frequenza QRG; Myanma R da inizio marzo nella fascia 0300-0930 UT; annunci "Myanmar, Naypyidaw" forse rimpiazzata da 9400 kHz (?).

7345 Myanma R Rakhine pres.; tent s/on 1030, s/off 1330 UT.

9460 Myanmar R, nuova frequenza da inizio marzo s/on 0430, s/off 0630 UT.

9590 Myanma R pres.; s/on 0130, s/off 0330 UT, e a volte 0530-0830 UT, forse fino alle 1030 UT,

9730 Myanma R (nominale, ascoltata in realtà su 9730,85 kHz); s/on 0230 UT, s/off 1000 con segmenti in inglese 0230-0330 e 0700-0730 UT. Su questa frequenza è stato osservato anche il relay di PadaukMyay Radio di Naypyidaw

Babul Gupta, dall'India, ha diffuso in questi giorni una griglia molto dettagliata dei programmi di Radio Kachin e di quella che viene tentativamente identificata come Radio Thazin, entrambe operative dal nuovo impianto di Pyin Oo Lwin:

Morning
2330 to 0130 hrs UTC in Burmese on 639 kHz, 6030 kHz
0130 to 0200 hrs UTC in English on 639 kHz, 6030 kHz

Afternoon
0430 to 0630 hrs UTC in English on 639 kHz, 9460 kHz

Evening
1030 to 1430 hrs UTC in Burmese on 639 kHz, 7110 kHz
1430 to 1500 hrs UTC in English on 639 kHz, 7110 kHz

The other new station in Myanmar which I posted earlier as "Rakhine Broadcasting Station" in IDXCI fb group, I think this station is also from the same studio in Phin Oo Lwin for minority language broadcast, but I'm not sure about it. The schedule is as follows:

Morning
2330 to 0030 hrs UTC in Chin on 7110 kHz
0030 to 0130 hrs UTC in Kachin on 7110 kHz
0130 to 0230 hrs UTC in La on 9590 kHz
0230 to 0330 hrs UTC in Po on 9590 kHz

Afternoon (secondo Victor Goonetilleke a Sri Lanka gli orari corretti sono 0430-0830)
0530 to 0630 hrs UTC in Geba on 9590 kHz
0630 to 0730 hrs UTC in Kokang in 9590 kHz
0730 to 0830 hrs UTC in Karen on 9590 kHz
0830 to 0930 hrs UTC in Shan on 9590 kHz

Evening
1030 to 1130 hrs UTC in Kayah on 7345 kHz
1130 to 1230 hrs UTC in Gekho on 7345 kHz
1230 to 1330 hrs UTC in Mon on 7345 kHz