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06 aprile 2012

Quel che resta delle Ande

Il mese di aprile è sempre stato molto favorevole alla ricezione delle emittenti sudamericane dell'area andina. Poco sotto l'equatore le giornate si stanno accorciando dopo l'estate australe e il sole tramonta molto rapidamente dissolvendo gli strati bassi della ionosfera. In corrispondenza della linea del terminatore, la gray line, si determinano così condizioni sui 90, 60 e 49 metri, molto favorevoli in corrispondenza del tramonto locale, quando qui è passata la mezzanotte (ora legale). L'unico problema è che queste bande appaiono ormai falcidiate rispetto a 15 o 20 anni fa.
Questa notte nella breve trasferta ligure dei giorni che precedono Pasqua ho effettuato un breve monitoraggio tra i 3.200 e i 6.200 kHz e facendo finta di aver completamente dimenticato i bei vecchi tempi (non una gran fatica nella mia situazione da pre-demenza), potrei anche ritenermi soddisfatto del buon numero di stazioni che è ancora possibile ascoltare da Peru, Bolivia e Brasile su queste frequenze.
Le prime due in particolare hanno goduto di un periodo d'oro verso la metà degli anni 80, quando i radiohobbysti, equipaggiati con apparecchiature che oggi in molti casi verrebbero giudicate rudimentali, scoprirono che i segnali dalla regione andina all'Europa risultavano ricevibili quando le condizioni geomagnetiche risultavano un po' - ma solo leggermente - instabili e in una fascia oraria contrassegnata da una marcata intensificazione proprio nei minuti corrispondenti al passaggio della linea d'ombra, specie quello del tramonto sulle Ande (alla nostra alba i segnali ricevono un analogo boost ma a quel punto non tutte le stazioni sono ancora accese). Per anni fu una autentica corsa alla ricezione dentro e fuori le bande designate per i servizi broadcast, e molte prede, stazioni che utilizzavano impianti acquistati sui mercati del surplus navale o militare, si ascoltavano su frequenze occupate da navi e aerei.
Che cosa è rimasto di quel bendidio? Non molto, ma stazioni come la boliviana Radio Mosoj Chaski, che trasmette in lingue locali su 3.310 kHz



o la vecchia conoscenza di Radio Tarma, dal Peru su 4.775 kHz


svolgono tuttora la loro funzione di faro propagativo. In questo periodo il loro segnale comincia ad arrivare verso le 23:00 UTC, in teoria potrebbero arrivare anche prima.
La cosa interessante è che non sono sole. Ieri notte sono arrivate almeno altre dieci o quindici stazioni e addirittura su 3.355 kHz dovrebbe esserci una nuova radio di Lima, Radio JPJ (acronimo del nome del suo direttore Jesus Parraga Jimenez), segnalata la prima volta lo scorso anno su 3.360 kHz. Il nome della stazione può essere nuovo ma difficilmente l'impianto trasmittente utilizzato lo è, anche in passato era abbastanza consueto vedere i trasmettitori passare di mano in mano, in base alle peripezie finanziarie dei loro prioprietari (allora si vociferava che molte emittenti boliviane erano in realtà gestite direttamente dai narcos e trasmettevano messaggi utili ai piccoli aeroplani che attraversavano i confini per trasportare la merce grezza). Poco più sopra, nei 60 metri, è quasi incredibile ascoltare ancora la voce di Radio Huanta 2000 (Peru), Santa Ana e San Miguel (Bolivia), mentre la più forte delle boliviane rimane Radio Pio XII su 5.952,3 kHz. Sono frequenze ormai occupate da vent'anni e parlano delle Ande profonde, del loro versante interno che digrada nell'immenso bacino amazzonico. San Miguel per esempio trasmette da Riberalta, chilometri a valle rispetto a Madre de Dios di Puerto Maldonado, stazione peruana intitolata allo stesso fiume (ieri arrivava debole anche lei). Oggi in pochi secondi Google Maps ci mostra la cartografia e decine di foto di posti che da giovani riuscivamo a individuare a stento, acquistando i nostri atlanti da editori inglesi o americani.
E' una vera fortuna che gli amici di Mosquito Coast DX, italianissimi, continuino a tenere aggiornate le pagine di un sito che ancora raccoglie le segnalazioni di tutte le stazioni latinoamericane in onde corte, una piccola edicola votiva che può ancora fungere da prezioso punto di riferimento per chi vuole provare a sintonizzarsi, in diretta, approfittando della stagione favorevole su quel che resta delle Ande.

23 febbraio 2009

Viva la coca! Evo Morales DJ al carnevale dei cocaleros

Il presidente boliviano Evo Morales sarà ai microfoni di Radio Causachun Coca martedì 24 febbraio, ultimo giorno di carnevale in Bolivia, dalle 5 del mattino locali (le dieci da noi). Sarà un programma maratona che durerà fino a mezzogiorno e in cui Morales - riferisce il portale di Red Patria Nueva (la catena di emittenti voluta dallo stesso presidente) - rievocherà il suo passato dai microfoni di un'altra emittente della regione dei cocaleros, Radio Chipriri.
Causachun o kausachum in lingua quechua significa evviva!: evviva la coca è uno degli slogan coniati dal presidente più etnico dell'america latina. L'emittente di Cochabamba trasmette in onde medie, ma da qualche tempo è stata segnalata in onde corte su 6075 kHz (credo che ultimamente sia un po' irregolare). La trasmissione dovrebbe essere ripresa da Red Patria Nueva, ma non so se sarà possibile avere uno streaming (col mio Mac non riesco a collegarmi al link pubblicato sul sito). A quell'ora, non sarebbe comunque possibile sintonizzarsi dall'Italia. L'annuncio di Causachun registrato in Colombia è disponibile su Dxing.info.
Morales conducirá el martes un programa maratoniano de radio
21-02-2009 La Paz | EFE

El presidente de Bolivia, Evo Morales, dirigirá el próximo martes de Carnaval un programa maratoniano de radio que comenzará en la madrugada en una emisora de propiedad de los productores de coca, informaron hoy fuentes oficiales.
El programa comenzará a las 05.00 hora local (09.00 GMT) en la radio Kausachum Coca (viva la coca en quechua), situada en la zona cocalera del Chapare, confirmó el ministro de Culturas, Pablo Groux.
En la publicidad difundida hoy sobre el programa, que será retransmitido al país por la red Patria Nueva, el propio Morales confirma que hará la dirección durante el mayor tiempo posible.
"(Vamos) a ver hasta dónde puedo aguantar dirigiendo la radio", dijo Morales en esa cuña, en la que también se anuncian contactos en vivo con corresponsales y la población durante la emisión.
El martes será el cuarto y último día del Carnaval en Bolivia, jornada conocida como "martes de Ch"alla", dedicada a rituales de madrugada para pedir a las deidades andinas, como la Pachamama (Tierra), bendiciones para los bienes de la casa y la producción agrícola.

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EVO MORALES EL MARTES 24 INICIA RED DE TELEFONÍA DE ENTEL EN TODO EL TRÓPICO DE COCHABAMBA Y CH`ALLARA INSTALACIONES LA RADIO CAWSAMCUN COCA

La Paz, 22 de febrero- El presidente del estado Plurinacional, evo Morales, anunció que este martes 24 indicará la red de ENTEL en todo el trópico de Cochabamba y ch`allará las instlaciones de la radio Cawsacum Coca en el Trópico de Cochabamba.
Indicó que en esa oportunidad recordará desde las 5 de la mañana hasta el mediodía sus tiempos de lucha en Radio Chipriri y estará en contacto con el pueblo para dialogar con el pueblo. En esa ch´alla estarán presentes, Ministros den Estados e invitados especiales.
Además en el Trópico de Cochabamba inaugurará un canal de televisión con el propósito de informar a todoa lam población así como difundir programas educativos.



07 aprile 2008

Bolivia, oppositori contro stazioni comunitarie

Nel 2006 il presidente boliviano Evo Morales ha inaugurato un piano per la creazione di una rete di emittenti nei villaggi della Bolivia aborigena. Non a caso la prima stazione della Red Radio Orinoca, nel dipartimento di Oruro, trasmette dal villaggio natale di Morales. L'obiettivo è di raggiungere almeno una trentina di stazioni, alcune fonti parlano già di 50.
L'altro giorno, la Emisora 12 de marzo di Tarabuco è stata assaltata da un gruppo di studenti oppositori del governo, che hanno portato via l'equipaggiamento. Lo stesso gruppo a fine marzo aveva assaltato a Sucre la sede di Radio Patria Nueva, il network voluto da Morales di cui fa parte anche Radio Illimani, ascoltabile su 6025 kHz.


Robaron equipos de radio comunitaria de Tarabuco en Chuquisaca

La Paz, 06 abr (ABI).- Un grupo de "falangistas" robó equipos de transmisión de la emisora 12 de Marzo, que es parte de las radios comunitarias estatales, en la localidad de Tarabuco, ubicada a 62 kilómetros de la ciudad de Sucre en el departamento de Chuquisaca, denunció este domingo el director general de la Dirección Nacional de Comunicación, Gastón Núñez.
De acuerdo a su relato, ese grupo numeroso de jóvenes que sería parte del Comité Interinstitucional de Sucre, luego de impedir el paso de autos que se dirigían al cabildo en Tarabuco (22 de marzo), que ratificó a Ariel Iriarte como prefecto del departamento, se habría trasladado hasta la torre de transmisión de la emisora.
Ya en el lugar, las personas robaron los radiales, que son cables de cobre que permiten la transmisión de la señal. Los equipos costarían cerca de 8 millones de dólares.
Núñez anunció que ya se presentó una denuncia ante el Ministerio Público para que se tomen medidas ante este hecho que sería el segundo en lo que va del año.
El pasado 25 de marzo ya una marcha de los denominados universitarios encabezada por el presidente del Comité Interinstitucional, Jaime Barrón; del Comité Cívico, Jhon Caba; la alcaldesa Aidée Nava y el diputado de Poder Democrático Social (Podemos), Favio Pórcel, que pretendió impedir que Iriarte reasuma su trabajo en la prefectura, terminó tomando de forma violenta las instalaciones de la Red Patria Nueva y Canal 7 y cortaron las transmisiones acallando los dos medios estatales.
Jcch/Pta ABI

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Nace en Bolivia red nacional de radio comunitaria.Lo integran más de 30 emisoras
Agosto 02, 2006

"Este proyecto, impulsado por el presidente Evo Morales, rompe con las estructuras tradicionales y permite a las comunidades indígenas y campesinas contar con una vía nueva de trasmitir su realidad", señaló. Con la inauguración de Radio Orinoca, emisora que lleva el nombre de esta humilde aldea, en el sureño departamento de Oruro, nace en Bolivia una red nacional de ese tipo de medio para los pueblos originarios. En declaraciones a Prensa Latina, Gastón Núñez, director de comunicación social, explicó que el sistema lo integran 30 plantas, las cuales estarán listas en una semana, instaladas por técnicos cubanos y con el financiamiento de Venezuela.
"Este proyecto, impulsado por el presidente Evo Morales, rompe con las estructuras tradicionales y permite a las comunidades indígenas y campesinas contar con una vía nueva de trasmitir su realidad", señaló.
Núñez agregó que la programación incluirá una identificación característica de cada territorio, informaciones variadas y música popular y folclórica.
"También prevén series sobre salud, educación, consejos de agricultura, en dependencia de la iniciativa popular, en idioma castellano y también en las lenguas nativas( aymara, quechua o guaraní), entre otras)", agregó.
Los locutores y los operarios de estas emisoras de radio son miembros de cada comunidad y han sido capacitados en cursos especializados, agregó.
A juicio del funcionario, "tras más de 500 años de invasión colonial, en este proceso de cambios que protagoniza el pueblo boliviano, por primera vez los pueblos indígenas recuperan su voz. El directivo explicó que junto a Radio Orinoca, comenzarán sus trasmisiones Radio Riberalta, en el norteño departamento de Beni, también otra en la provincia de Sabaya, en Oruro, e Independencia, en la región central de Cochabamba.
La nueva estación de radio, ubicada en el pueblo natal del presidente Evo Morales, fue inaugurada ayer por el propio mandatario. En una alocución a su audiencia, el jefe de Estado recordó que la estrategia de comunicación en Bolivia se enfrenta a una red de emisoras en manos de sectores privados y regionalistas. "No sólo los empresarios deben disponer de esos potentes medios de comunicación. Ahora los indígenas y los campesinos tendrán voz propia para orientar, educar y luchar desde esa otra tribuna por sus reivindicaciones, dijo.
El mandatario anunció también que su gobierno creará una red de televisión comunitaria. Según se conoció, el nuevo sistema nacional de radios de los pueblos originarios de Bolivia, emitirá trasmisiones en Amplitud Modulada (AM) y en Frecuencia Modulada (FM), lo cual las dota de un gran alcance.
Núñez también precisó que este proyecto que llamó de comunicación revolucionaria, también se nutrió de valiosas experiencias y la práctica de las radios comunitarias que ya existían en el oriente y el occidente de la nación andina.


03 aprile 2008

Bolivia, ucciso il giornalista di una radio comunale

Un sindaco socialista accusato di corruzione (prima di accusare me di grillismo: siamo nella Bolivia del 2008, non nella Lombardia del 1992 e il sindaco appartiene al Movimiento al Socialismo di Evo Morales), una piccola folla di concittadini e oppositori che scende nella piazza del municipio per organizzare una seduta del consiglio comunale. I funzionari dello stesso comune che lanciano insulti e provocazioni. I manifestanti che si incazzano, sfondano la porta, devastano la sede della piccola stazione radio municipale (portandosi via a quanto sembra parte dell'equipaggiamento), malmenano il conduttore e quasi bruciano l'edificio.
Succede a Pucarani, 50 km a nord-ovest di La Paz, sull'Altopiano, il 27 marzo scorso. Purtroppo per Carlos Quispe Quispe, vittima dell'attacco, le botte ricevute sono state fatali. Due giorni dopo il giornalista è morto, il poveretto è già stato seppellito nel Cementerio General della capitale. Una storia già brutta di suo, finita ancora peggio. La portavoce dell'associazione dei comuni boliviana ha condannato l'episodio, giudicandolo come un intollerabile attacco alla libertà di espressione e un controproducente atto di vandalismo di un bene della collettività.

Ecco la cronaca della sommossa su La Razon e il triste seguito raccontato dall'agenzia boliviana ABI:
Una radio edil es quemada en Pucarani

Los vecinos realizaron una marcha ayer por la tarde, antes de iniciar la sesión del Concejo. Funcionarios ediles los provocaron y comenzó el choque. La gente casi toma la Alcaldía. La Policía llegó a tiempo.
Pobladores de Pucarani quemaron ayer por la tarde la radio de la Alcaldía y casi toman la infraestructura edil. La Policía evitó un conflicto mayor, informó el vicepresidente del Comité de Vigilancia del lugar, Efraín Ticonipa.
Aproximadamente a las 14.30, cerca de 300 vecinos del municipio marcharon alrededor de la plaza Franz Tamayo, para luego instalar la sesión del Concejo.
Pero, gendarmes y funcionarios ediles, además de sus familiares, comenzaron a insultar y a provocar a los pobladores. Ese momento “la gente se abalanzó contra ellos. Han sacado la radio y la han quemado en la plaza”, dijo el dirigente en un contacto telefónico con La Razón.
Un reporte de Erbol, desde Pucarani, dio cuenta que, además de los equipos, se quemaron sillas, mesas y se hizo caer la antena de la radio municipal.
La gente, según Julio Quisbert, presidente del Comité de Vigilancia de Pucarani, ya “estaba caliente” porque el conflicto se arrastra desde enero, cuando denunciaron al alcalde del lugar, Alejandro Mamani (MAS), por malversación de fondos.
Las denuncias las hicieron los mismos concejales, añadió Ticonipa, cuando el Alcalde quiso imponer un presidente del Concejo.
“Salieron los trapitos al sol”, relató el dirigente. Se hablaron de cheques del Alcalde para el presidente del Concejo, de sobresueldos, de nepotismo, de compras y construcciones a favor de las autoridades, entre otras denuncias. Mientras, Quisbert señaló que se convocó al Alcalde a varias reuniones aclaratorias, pero él sólo asistió a una, donde “dijo que su gestión era buena”. Agregó que el burgomaestre, a la fecha, no presentó el informe de gestión.
Quisbert denunció también que Mamani utilizó la radio municipal para “difamar a las autoridades y dirigentes del Comité de Vigilancia” y que esa fue la razón para que ayer los pobladores quemen los equipos.
El enfrentamiento provocó varios contusos, pues según relataron las dos autoridades, que estaban en el lugar, hubo puñetes, chicotes y palazos.
El comandante de la Policía de La Paz, coronel Víctor Escóbar, informó que los efectivos llegaron a tiempo y evitaron mayores enfrentamientos. Añadió que los pobladores que intentaron tomar la Alcaldía eran de otras zonas y aseguró que sólo incendiaron una computadora.
El subprefecto de la provincia Los Andes, Adelio Tito, relató que no fueron escuchados por el Gobierno, pese a que reclamaron desde hace meses. La anterior semana bloquearon la carretera.

OTROS DATOS

Ubicación • El municipio de Pucarani está situado en la provincia Los Andes, a 48 kilómetros de la ciudad de La Paz.

Denuncias • El presidente y el vicepresidente del Comité de Vigilancia contaron que denunciaron al Alcalde del MAS.

Gobierno • Los dirigentes relataron que el Viceministerio de Transparencia, el Ministerio de Justicia y el de Gobierno tienen conocimiento del conflicto.

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Un periodista muere en ataque a la radio municipal de Pucarani

Pucarani (La Paz), 02 abr (ABI).- Carlos Quispe Quispe, periodista de la radio municipal de Pucarani, fue la víctima fatal de los hechos de violencia suscitados en Pucarani (La Paz) el jueves 27 de marzo, cuando grupos contrarios al alcalde, Alejandro Mamani, tomaron el edificio municipal y destrozaron la radio que funcionaba en ese predio.
"Ellos lo han encontrado a él (periodista Carlos Quispe) sólo, indefenso, le han dado una paliza terrible y cayó casi muerto en la caseta de comunicaciones (de la radio municipal). Lastimosamente después de consumar este acto uno de ellos decía: 'parece que está muerto' y se retiraron inmediatamente", explicó a la red Onda Local, el concejal de Pucarani, José Castillo.
El jueves 27, el sector opositor del alcalde, Alejandro Mamani, atacó la casa edil de Pucarani y destrozó la radio municipal, que funcionaba en esa misma construcción y que, en ese momento, realizaba transmisiones de prueba.
"No conformes (con el ataque al edificio edil) se han trasladado unas cinco cuadras, cerca del cementerio (de Pucarani) a la antena de la radio. Cerca de 30 personas han roto las instalaciones, la caseta de transmisión y han quemado los equipos. La antena de transmisión la rompieron en dos y se han robado la mitad", aseguró Castillo.
El munícipe recordó que el día de la agresión, el cuerpo de Quispe fue trasladado inmediatamente al hospital que funciona en esa localidad para que recibiera atención médica de emergencia. Al ver que el periodista no reaccionaba, fue remitido a un centro de salud de la ciudad de La Paz.
No obstante, Castillo comentó que el sábado 29 de marzo, el periodista falleció a las 02.00, y el lunes 31 fue enterrado en el Cementerio General de la Sede de Gobierno. La despedida final al malogrado comunicador contó con la participación de decenas de habitantes de Pucarani, que se trasladaron de su lugar de origen a la ciudad de La Paz.
La red Onda Local intentó contactarse con el Alcalde, pero no fue posible establecer la comunicación con la autoridad municipal.
Consultada al respecto, la coordinadora nacional de Comunicación de la Federación de Asociaciones Municipales (FAM-Bolivia), Delina Otazú, cuestionó los hechos sucedidos en Pucarani, porque, además de derivar en un hecho delictivo, corresponden a un atentado a la libertad de expresión.
"Es lamentable porque la población destruye su patrimonio. Las radios municipales no son del Alcalde, son del municipio, por lo tanto son de todos los habitantes", señaló.
Pucarani es la primera sección de la provincia Los Andes del departamento de La Paz y según el censo de población de 2001 cuenta con 26.802 habitantes.

22 marzo 2008

Bolivia: l'authority minaccia le radio "allarmiste"

In Bolivia scoppia una feroce polemica dopo che SITTEL, la locale authority delle telecomunicazioni, invia a un migliaio di emittenti radiotelevisive una minacciosa circolare. Se trasmettete notizie "allarmistiche e dannose", per quanto veritiere, possiamo revocarvi la licenza fino a tre mesi, scrive il regolatore. Una rovinosa caduta di stile che ha suscitato l'ira di tutti i princpali quotidiani. Il governo boliviano ha subito preso le distanze dai toni aspri di quello che dev'essere sembrato un autentico diktat, che ha spinto molti a equiparare Morales al Chavez di RTV.
Questa è la cronaca, molto equilibrata, del quotidiano cileno El Mercurio.
Viernes 21 de marzo de 2008
El Gobierno se desmarcó ayer de la carta enviada a canales de TV y radios:

Polémica circular de superintendencia amenaza con cerrar medios bolivianos

La misiva advierte de multas y clausuras temporales por emitir informaciones que "puedan alarmar a la población".
La prensa boliviana encendió ayer las alarmas luego del envío de una circular de la Superintendencia de Telecomunicaciones (Sittel) a todos los canales de televisión y radios del país, en la que se advierte de multas y cierres para aquellas emisoras que, entre otras faltas, incurran en transmitir "informaciones que, aun siendo auténticas, puedan dañar o alarmar a la población por la forma u oportunidad de su difusión".
El texto indica que las sanciones para quienes infrinjan la normativa van desde 50 a 125 días de cese de transmisiones.
En un ambiente políticamente caldeado, la misiva, que empezó a ser repartida hace una semana, pero que sólo el martes salió a la luz pública, fue interpretada por la mayoría de los grupos defensores de la libertad de prensa como un intento de censura, sobre todo porque la decisión sobre qué informaciones son o no dañinas para la población queda en manos de la misma Sittel.
El presidente de la Asociación Nacional de la Prensa (ANP), Juan Javier Zeballos, afirmó que sentía un "olor a censura" en la carta, y añadió que "aparenta ser una acción destinada a coartar la libertad de expresión" y que el ente se está "extralimitando" en sus atribuciones.
Esto se vio reforzado con las declaraciones del superintendente, Jorge Nava, quien afirmó al periódico boliviano "Los Tiempos" que "en algunos casos debemos precautelar el derecho que tiene el ciudadano de ser informado", y que, en lo personal, pensaba que la información periodística debía ser "objetiva y no tendenciosa" para cumplir con ese derecho.
Lo llamativo es que, pese a que el superintendente de Telecomunicaciones actual fue nombrado hace un mes por el Presidente Evo Morales, el gobierno boliviano negó ayer cualquier vínculo con la polémica circular.
El portavoz presidencial, Álex Contreras, dijo que el Ejecutivo consideraba la carta como "un error", y afirmó que "no compartimos el contenido, porque creemos que no tiene un contexto adecuado", consignó EFE.
Por su parte, el ministro de Gobierno, Alfredo Rada, declaró que, como la Sittel es, en teoría, un organismo autónomo del Ejecutivo, sólo podían pedir un informe a la repartición.
Sin embargo, la directora del diario "La Prensa" de La Paz, Amparo Canedo, explicó a "El Mercurio" que la autonomía del ente es relativa, puesto que, aunque su titular debería ser nombrado por acuerdo entre el Ejecutivo y el Congreso, los últimos gobiernos, incluido el de Evo, recurren al resquicio de nombrar "interinos" -como Nava- para colocar a gente de su exclusiva confianza.
Por ello, según Canedo, "se presume que si fue nombrado por el gobierno, es muy probable que el gobierno haya estado al tanto del asunto. No le corresponde a la Superintendencia regular contenidos, porque, con ese argumento, en cualquier momento pueden coartar la libertad de expresión e información".

Prensa critica "límites a la libertad de expresión"

Pese a que la polémica circular de la Superintendencia de Telecomunicaciones (Sittel) fue dirigida específicamente a las radios y los canales de televisión, los medios escritos bolivianos reaccionaron ayer con preocupación ante lo que advirtieron como un intento de coartar la libertad de expresión.
El diario "La Razón" publicó un editorial titulado: "Límites para informar y opinar", en el que luego de explicar el caso criticó fuertemente a la Sittel y expresó su temor de que la carta pueda derivar en censura: "Inaceptable resulta la determinación de fijar límites a la libertad de expresión. A este paso, con las señales que se vienen dando, una autoridad podrá enjuiciar a cualquier ciudadano que considere que su opinión es falsa, irresponsable o que con ella ha violado la Constitución. Tampoco la Sittel -ni nadie-, a título de evitar que se dañe o alarme a la población, puede atribuirse el control de los contenidos de la información periodística".
El periódico, además, dudó de las verdaderas intenciones detrás de la misiva: "Cabe ahora preguntarse: ¿Qué pretendía la autoridad interina si, como dicen en esferas gubernamentales, el Presidente Evo Morales no tenía conocimiento de este ejercicio de presión a los medios?", cuestiona "La Razón" en el texto.
Por último, el diario hizo un llamado al gobierno para que tome cartas en el asunto: "El Ejecutivo no puede pasar por alto un derecho reconocido en normas de carácter universal, por un mínimo de respeto a la saludable convivencia democrática en Bolivia", sentenció el editorial.
En tanto, Amparo Canedo, directora del periódico "La Prensa", también expresó sus reservas sobre la controvertida carta: "No se entiende ni se sabe exactamente cómo piensa la Superintendencia controlar y medir cuál es una información que debe ser difundida y cuál no. Entonces, hay demasiadas dudas sobre lo que se quiere hacer. La Superintendencia dice que se ampara en una ley de telecomunicaciones, pero esto ha sido interpretado como un intento de censura", dijo a "El Mercurio".

E qui c'è la cronaca de La Prensa di La Paz di ieri, che racconta del quasi immediato passo indietro del SITTEL. La circolare è stata revocata e secondo il quotidiano i giornalisti boliviani ora intendono dotarsi di un codice di autoregolamentazione.

Los periodistas activarán una instancia para la autorregulación del sector

Súper suspende control sobre medios tras ola de protestas

Tras una ola de críticas y protestas de medios de comunicación, periodistas, partidos de la oposición y aun del Gobierno, la Superintendencia de Telecomunicaciones (Sittel) emitió ayer un comunicado que dejó sin efecto la circular que había enviado el martes 18 a los medios de radio y televisión con la que advertía que tenía atribuciones para controlar la información pública cuando ésta se emita en detrimento de los derechos del público.
En la misiva emitida anoche a las 21.00, la entidad afirma que las normativas que citó como el marco legal para justificar el control a los medios de difusión son “insuficientes para regular los contenidos” que se difunden por los canales audiovisuales, por lo que deben ser derogadas.
El mencionado comunicado fue divulgado 48 horas después de que la Sittel enviara comunicaciones a más de un millar de medios de radio y televisión para recordarles que la Ley 1600 del Sistema de Regulación Sectorial (Sirese) y la 1632 de Telecomunicaciones la facultan para ejercer control sobre sus contenidos en cuanto a la información cuando ésta se emita de forma tergiversada o cuando se pasen por alto los horarios de protección al menor.
“La Superintendencia de Telecomunicaciones comunica que se deja sin efecto la citada circular”, señala en el comunicado, que previamente explica que las normas a las que inicialmente se acogió la Superintendencia son insuficientes para regular los contenidos.
“Ante la existencia de normas vigentes redactadas hace más de una década y que en la actualidad son insuficientes para regular el tema de contenidos, es deber de todos los actores involucrados realizar las acciones correspondientes para actualizar o derogar las mismas”.
Durante una entrevista con La Prensa, Nava aseguró que tenía las atribuciones para controlar la información que emiten los medios de comunicación.
La misiva relativa a los controles a la información generó múltiples críticas entre los medios, que desde el martes advirtieron que el comunicado era un intento de censurarlos.
Tanto la Asociación Nacional de la Prensa (ANP) como dirigentes del gremio periodístico, parlamentarios de la oposición y integrantes del actual Gobierno, como el Ministro Alfredo Rada y el viceministro de Justicia, Wilfredo Chávez, fustigaron el comunicado emitido por Sittel al rebatir que este ente pueda ser veedor de lo que se emite en los medios audiovisuales.
La Superintendencia asegura en su comunicado que “respeta plenamente la libertad de expresión y el derecho a la información, garantizados por la Constitución”.
Sin embargo, el ente regulador aclara que entre sus funciones no está la censura ni la calificación de la veracidad u objetividad de la información que difunden los medios televisivos y radiales, y menos la clausura de éstos, a pesar de que en su primera carta advertía a esos medios que, si contravenían las normativas sobre regulación de contenidos, serían susceptibles al cierre temporal de sus emisiones.
“El contenido de la citada circular no tiene intencionalidad ni sesgo político, como en algún momento injustamente se ha interpretado (…) No ha sido ni es intención del ente regulador vulnerar ningún derecho individual ni colectivo y mucho menos la libertad de expresión y el derecho a la información”.
El Gobierno anunció ayer que solicitaría explicaciones al Superintendente del sector, Jorge Nava, y calificó la circular como ajena a la opinión del Poder Ejecutivo. Por la mañana, el vocero presidencial, Álex Contreras, en una conferencia de prensa en Cochabamba, sostuvo que la carta de la Sittel era inapropiada, por lo que había solicitado a la Superintendencia reconsiderar esa posición y enmendar el error, cosa que sucedería a las 21.00.
Como reacción a los intentos de regulación por parte de la Superintendencia, el presidente de la Asociación de Periodistas de La Paz (APLP), Renán Estenssoro, anunció que su institución habilitará en su página web un buzón donde los ciudadanos podrán emitir sus quejas sobre los contenidos que vean, escuchen y lean en los medios de comunicación.
El dirigente virtió el anuncio con ocasión de expresar su rechazo toda regulación a los medios que provenga de instancias ajenas a la labor periodística.
Además explicó que cada ciudadano podrá ingresar en el sitio virtual y formular su denuncia. Ésta será procesada por el Secretario Permanente del Consejo Nacional de Ética y será de conocimiento de los medios denunciados para que rectifiquen el error. Además, aclaró, las sanciones a los infractores serán sólo morales.

Oposición y el MAS promueven la derogación de las normas

Los asambleístas de Podemos José Antonio Aruquipa y Carlos Alberto Goitia presentaron ayer al Congreso un proyecto de ley destinado a proteger la libertad de expresión en el país y evitar acciones como las determinadas por la Superintendencia de Telecomunicaciones (Sittel), que el martes había advertido de sanciones a más de mil medios de comunicación si no controlan el contenido de su información.
El asambleísta Goitia dijo que el superintendente de Telecomunicaciones, Jorge Nava, actualizó el Decreto Supremo 9740, que ya estaba derogado desde 1993, para amedrentar a los medios de comunicación, frenar la libertad de expresión y atentar contra los derechos humanos. Entretanto, el senador masista Antonio Peredo anunció ayer que promoverá dentro del MAS la aprobación de una ley que derogue las normas que habilitan a la Superintendencia de Telecomunicaciones para regular los contenidos que emiten los medios audiovisuales. “He decidido llamar a los compañeros del MAS en el Parlamento, sobre todo a los periodistas que son parlamentarios, para la elaboración de una ley que derogue aquellas disposiciones que son francamente atentatorias a la libertad de expresión”.