14 marzo 2006

Radio (e podcast) che parlano di radio

Brent Taylor, radioamatore e DXer canadese, del New Brunswick, sta cercando di realizzare su base continuativa il progetto di una trasmissione podcast esclusivamente dedicata all'ascolto di stazioni a lunga distanza. Stazioni soprattutto in onde medie, quindi non facili da ascoltare. Ma questo è il bello della parte più "tecnica" di un hobby che si articola anche su pendii meno ripidi, con gran divertimento per tutti. Il DXing secondo Brent è fatto di studio della propagazione, acquisto o realizzazione di antenne e apparati, spedizioni, anzi DXpedizioni fuori città, in fuga da rumori e condizioni non ottimali, prolungata analisi di registrazioni di ascolti effettuati, discussione con altri DXer. E questi saranno anche gli argomenti del suo The DX Podcast, il cui primo esempio, datato gennaio 2006, può essere ascoltato iscrivendosi, con iTunes o altri software podcast-compatibili, a questo indirizzo: http://feeds.feedburner.com/TheDxPodcast.
Sono solo 25 minuti di audio digitale, ma che grande pezzo di informazione radiofonica! Brent, che nel suo background ha, oltre all'attività politica, una lunga collaborazione con stazioni radio e giornali, è sicuramente un professionista dell'esposizione, ma il suo podcast è davvero esemplare e c'è solo da sperare che il suo progetto vada avanti, anche se può essere ancora più oneroso, dal punto di vista del tempo e dell'impegno, curare una rubrica radiofonica piuttosto che scrivere notiziari o testi divulgativi. Dopo una breve introduzione mirata a spiegare in poche parole la natura di un hobby che ai più appare di solito astruso e cervellotico, nel suo "numero zero" Brent letto un suo articolo sul DXing già apparso su un sito Web dedicato alla storia della radio in Canada (andatelo a vedere, è un capolavoro). In chiusura il conduttore fa ascoltare alcuni spezzoni sonori di stazioni europee in onde medie ascoltate in Canada negli anni settanta, inclusa la mitica Sud Radio da Andorra (allora sulla frequenza di 818 kHz,perché precedente alla attuale canalizzazione fissata sugli 819). Speriamo che l'esempio di Brent sia seguito da altri e che la moda del DX raccontato via podcast si diffonda. Per ora, l'esempio più significativo, in lingua inglese, è quello della trasmissione di Glenn Hauser, World of Radio, che oltre a essere ripresa da molte emittenti in onde medie e corte negli Stati Uniti e non solo, è disponibile come feed su questa pagina XML.
A mio parere World of Radio è in questo momento la massima espressione di un genere particolare di informazione radiantistica che in un passato recente ha goduto di maggiore notorietà. Parlo dei "programmi DX" diffusi a loro tempo dalle emttenti internazionali, in inglese e in altre lingue, italiano compreso. Ancora oggi ne sopravvivono alcuni. I programmi DX in inglese sono riassunti in questa pagina del British DX Club. Quelli in italiano, veramente sparuti, sono elencati da Marcello Casali nelle sue pagine dedicate alle trasmissioni estere in lingua italiana. Ma non finisce qui. Accanto agli sparuti spazi scavati tra i pochi slot di programmazione radiofonica italiana dall'estero scampati alla moria di emittenti e redazioni, ci sono addirittura tre programmi autoprodotti in lingua italiana, due dei quali disponibili via radio e in ogni caso tutti riascoltabili via Internet in formato MP3 (non credo che ancora siano sottoscrivibili in forma di feed podcast ma probabilmente lo saranno in futuro). Si tratta di "Studio DX", trasmesso alla domenica dalle onde corte di Adventist World Radio e sulle frequenze in onde medie (1584 kHz) e FM di Radio Studio X; "Rapportoradio", ritrasmessa da alcune private in FM e da Studio X su 1584 (Studio X, tra parentesi, ritrasmette pure World of Radio di Glenn Hauser); e Radiomagazine.net. Curati rispettivamente da Stefano Mannelli e Roberto Scaglione (Studio DX); Gianni Villani (Radiomagazine.net); e Antonio Di Maio, Gianni Urso e Salvatore Zaccone (Rapportoradio), questi programmi specializzati offrono - in tutti e tre i casi a scadenza settimanale - notizie, approfondimenti e interviste espressamente rivolti a radioascoltatori, radioamatori e patiti dei media radiotelevisivi.

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12 marzo 2006

Digital Selective Calling marittimo

In campo utilitario, ovvero il monitoraggio delle trasmissioni a carattere non circolare (ma il più delle volte punto-punto) a supporto delle numerose attività civili e militari di trasporto, pronto intervento, emergenza, esplorazione e via elencando, il sito WUN (World Utility Newsletter) è la fonte in assoluto più autorevole e definitiva. Un movimento più che un sito che con l'aiuto di centinaia di esperti volontari ha sostituito migliaia di pagine di costose guide professionali con liste, guide e manuali di riferimento reperibili gratuitamente online.
Un messaggio appena circolato sulla lista di distribuzione associata a WUN capita come il cacio sui maccheroni del nostro discorso sulle comunicazioni marittime in MF e HF, in particolare quello relativo alle chiamate selettive automatiche previste dal sistema GMDSS su alcune frequenze di emergenza. "Dick Ware" (potrebbe essere uno pseudonimo), pubblica una lista di ascolti DSC effettuati con un software che non avevo incluso nell'articolo sul Navtex, ma che è in grado di decodificare sia il DSC, sia il Navtex. Per il primo vengono visualizzati messaggi che includono il nome delle stazioni costiere e dei natanti, come in questo esempio:

12577.0
533590000 MMM PARANA/9MCJ5-MLA (safety)
from 002371000 Olympia Radio-GRC
test ACK [2006-03-12 08:47:33]

Il canale è quello dei 12.577 kHz, il codice MMSI il 533590000, corrispondente al natante Parana registrato in Malesia e in contatto con Olympia Radio, la costiera nazionale greca. Per decodificare tutto questo Dick ha utilizzato il software per Windows COAA DSCdecoder, un programma inglese compatibile sia con il Digital Selective Calling sia con il Navtex. Il costo del programma, che può essere utilizzato in prova per 21 giorni è di 25 sterline, più economico di Skysweeper e oltretutto offre funzionalità come la visualizzazione di mappe con la posizione delle navi. Un aspetto molto interessante di DSCdecoder è la possibilità di effettuare un lookup, una consultazione automatica del registro mondiale dei natanti disponibile sul sito Web della ITU. Come si vede dall'esempio di Dick Ware il codice MMSI è stato direttametne esplicitato con il nome della nave.
Dallo stesso sviluppatore è disponibile anche una applicazione, Shipplotter, per la visualizzazione del traffico AIS VHF e una, Planeplotter, per il plotting geografico degli aerei con il sistema ACARS VHF. Diversi altri programmi, inclusi alcuni software per astrofili, sono descritti in questa pagina. Non ho testato ancora DSCdecoder - è una colpa grave, di questi tempi, me ne rendo conto e chiedo umilmente perdono - ma mi pareva opportuno integrare con questa segnalazione un discorso tutto sommato interessante, che certo non si esaurisce qui.




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Il DRM sposa il Navtex

Andrea Russo mi ha inviato un messaggio, che riporto integralmente, per segnalarmi che i servizi in DRM della BBC includono, tra gli stream di testo, anche i messaggi Navtex. E' strano che un sistema di trasmissione digitale così controverso tolga in un certo senso qualcosa alle onde corte per restituirlo alle onde lunghe... Ma la notizia di Andrea non è priva di implicazioni se si considera che un ricevitore Navtex professionale può essere, immagino, molto costoso. Ma per un armatore o un proprietario di natante che è obbligato a installarlo rientrerebbe tutto nei costi complessivi. Immaginiamoci un futuro in cui un ricevitore HF con DRM integrato, con un prezzo da mass market, possa prenderne il posto (naturalmente, in quel caso non dovrebbe essere solo la BBC a includere il Navtex tra i servizi di testo). In ogni caso è una precisazione interessante.
Così come è molto interessante il link a Longwave.de, sito di un esperto di LF tedesco, Klaus Betke (i frequentatori di WUN lo conosceranno). Oltre alle liste aggiornate delle stazioni Navtex europee, che si aggiungono così a quelle che avevo già riportato, la pagina di Klaus contiene, nella sua semplice interfaccia grafica, un mucchio di progetti e materiali interessanti per il mondo below 500. Nel corso del tempo la pagina, che aveva un'altra URL, è stata spostata su un nuovo dominio personalizzato. Una delle novità, che ancora non avevo visto, è la lista di risorse Web per l'accesso ai Notice to Mariners (Avvisi ai naviganti) trasmessi da molte nazioni. Gli avvisi marittimi fanno pendent con i NOTAM (Notices to Airmen) emessi dalle autorità areonautiche civili (e non solo civili) e possono essere molto utili per individuare cambiamenti e nuovi servizi di comunicazione per il traffico navale. Grazie mille, Andrea.

«A proposito di Navtex volevo segnalarti che da pochi giorni la bbc ha inserito nelle trasmissioni in drm una pagina contenente le informazioni navtex per quanto riguarda i porti inglesi. In pratica è una pagina web che viene trasmessa nello stesso canale dati dove viene trasmesso il servizio EPG (Electronic Programme Guide) attraverso il protocollo MOT BWS (MOT Broadcast Website). Il MOT BWS permette di trasmettere un intero sito web, in questo caso però si tratta solo di una pagina.
Per ricevere questa trasmissione sintonizza una qualsiasi delle trasmissioni in DRM della BBC, quindi clicca il servizio 2 (bbcws/navtex) ed attraverso il menu apri la finestra di ricezione multimediale, fatto questo dopo pochi secondi apparirà una scritta che informa che la pagina principale è disponibile; premi il bottone e si aprirà il browser predefinito sul tuo pc, mostrando la pagina html contenente le informazioni Navtex.

Altra cosa... non ho ancora visto le liste da te indicate relative alle frequenze Navtex, volevo però segnalarti un sito interessante che contiene diverse informazioni su alcuni tipi di trasmissioni dati, con praticolare attenzione a quelle in onde medie ed onde lunghe, ed anche un interessante documento sulle trasmissioni delle stazioni di tempo e frequenza campione.
Il sito e' questo:

http://www.longwave.de/»



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11 marzo 2006

Comunicazioni marittime, oltre la fonia

I frequentatori di NDBlist, gruppo di discussione normalmente dedicato all'ascolto dei radiofari in onde lunghe, stanno da giorni affrontando argomenti collaterali di estremo interesse, tutti riferiti alle trasmissioni radiotelegrafiche marittime. Una rassegna di modalità e tipologie di trasmissione si trova, in lingua inglese, su questo sito della Guardia Costiera americana. In particolare, agli NDB hunters interessa, per affinità di frequenze, il sistema Navtex, operativo su un canale mondiale di 518 kHz, poco prima delle onde medie e su qualche altra frequenza a carattere nazionale intorno ai 400 kHz e su un canale della banda marittima dei 4 MHz. Il Navtex è un complesso sistema di trasmissione e ricezione automatizzata di avvisi ai naviganti, bollettini e messaggi di allerta meteorologica, obbligatorio a bordo di natanti di una certa stazza e normalmente gestito con ricevitori dedicati.
Gli hobbysti evidentemente preferiscono riceverli con l'aiuto di software per personal computer e i loro normali impianti di ricezione. Il sistema Navtex utilizza una radiotelegrafia a banda stretta che prevede la trasmissione di due bit di informazione, il mark e lo space, corrispondenti all'1 e allo 0 (o viceversa). I due bit vengono codificati sottoforma di un segnale audio a una certa frequenza fissa. Per riceverli bisogna quindi usare un ricevitore che possa sintonizzarsi su modulazioni tipo SSB, di fatto il tipo di modulazione utilizzata (anche se lo spettro audio in questo caso è appunto fisso). Convenzionalmente le due frequenze del Navtex sono trasmesse intorno a una frequenza audio di 1.700 Hertz in una finestra larga 170 Hz. In altre parole, il mark si troverà a 1.700+85 Hz rispetto alla portante di 518 kHz e lo space a 1.700-85 Hz. Ergo, per la sintonia di un segnale Navtex gli esperti consigliano di mettersi con la scala del ricevitore a 516,3 kHz, commutare su USB e immettere l'audio di circa 1.700 Hz così ottenuto nel solito ingresso della scheda audio del PC. Non è di solito necessario usare filtri di media frequenza molto stretti, anzi è consigliato l'uso di larghezze di banda di 2 kHz.
Tra i programmi più in voga tra i Navtex DXer ci sono i due decoder della russa DXsoft, SeaTTY e TrueTTY, entrambi molto efficaci e a basso prezzo, il più costoso Skysweeper, in due versioni di medio prezzo o l'alternativa, abbastanza cara, di Mscan. NDBlist segnala anche il recente freeware Navtex Decoder, definito un po' meno sensibile degli altri ma gratuito. Anche due vecchi programmi DOS come RadioRaft (che tra parentesi decodifica anche il DGPS) o Hamcomm MixW, compatibili con il sistema amatoriale AMTOR (del tutto simile alla modulazione Navtex) vanno bene anche se non sono all'ultima moda. Per il Mac c'è il solito MultiMode.
L'identificazione di una costiera Navtex non è banale. Se nel testo del messaggio il nome non viene esplicitato bisogna infatti interpretare un codice di quattro cifre o lettere. La prima lettera identifica una stazione operativa in una delle diverse Navarea in cui è suddiviso il sistema dei mari e degli oceani. Una identificazione non del tutto univoca perchè in teoria una stessa lettera potrebbe identificare stazioni di Navaree diverse e inoltre le stazioni rispettano un rigido schema di trasmissione per slot orari che prevede l'assegnamento di slot diversi proprio per evitare sovrapposizioni tra stazioni diverse ma con analogo identificativo. Dopo la singola lettera ID segue il codice, sempre alfabetico, del tipo di messaggio e un numero di due cifre che indica il progressivo giornaliero del messaggio.
Il gruppo NDBlist ha allestito una bella guida in PDF in inglese e sulla pagina dei download pubblici si trova anche una lista mondiale di stazioni in formato Excel. Un'altra risorsa preziosa è la lista online di Hepburn e molte indicazioni sul formato delle trasmissioni vengono fornite sul sito di Navtex Decoder, che pubblica anche un logbook aggiornato in tempo reale con le stazioni ricevute in Inghilterra. Altro fondamentale elenco online è il progetto RNA/REU, che contiene le segnalazioni di migliaia di radiofari, stazioni Navtex e DGPS di tutto il mondo (Rxx utilizza per le stazioni Navtex un identificativo interno che non coincide con il codice ufficiale usato dalle stazioni).
L'interesse degli appassionati non si ferma qui. Sempre su NDBlist il francese Patrice Privat racconta ad esempio le sue esperienze di ricezione sui canali DSC Digital Selcal del sistema GMDSS o Global Maritime Distress and Safety System, il sistema definito dall'IMO, International Maritime Organization per regolamentare l'intero apparato di comunicazioni terrestri e satellitari in mare. Con il DSC vengono trasmesse in automatico informazioni di identificazione dei natanti. Patrice consiglia di sorvegliare le frequenze adibite alle chiamate di soccorso che in modalità DSC utilizzano i canali di 2187.5, 4207.5,6312, 8414.5, 12577 e 16804.5KHz (esistono anche canali di soccorso per chiamate in fonia, riassunte in questo sito). Anche in questo caso bisogna interpretare il formato, che per il DSC prevede un codice di nove cifre che identificano appunto le singole navi (Patrice dice di averne collezionato un migliaio). Il sito dell'ITU mette a disposizione un database di codici MMSI che, avverte Patrice, non è del tutto completo ma dovrebbe contenere circa il 70% dei natanti registrati dall'IMO. Per il sistema GMDSS esiste ovviamente un mercato professionale di apparati con ricevitori dedicati (per esempio questo), ma anche qui un programma come Skysweeper ha una modalità apposta, il GMDSS-HF che funziona molto bene.
Infine Robert Connolly, nord irlandese, descrive ai suoi colleghi di NDBlist il fascino del sistema AIS, Automatic Identification System, applicato alla navigazione marittima. L'AIS è un sistema di tracciamento che l'IMO ha reso obbligatorio per tutti i natanti sopra le 300 tonnellate e consiste in un transponder VHF che comunica costantemente i dati sull'identificativo, la posizione GPS, la velocità, l'ora prevista di destinazione di una nave alle stazioni costiere equipaggiate con lo stesso sistema. I dati vengono condivisi in rete e questo permette di creare mappe molto precise della posizione dei natanti in mare e di seguire le singole navi durante la loro rotta. Un sito Web, AisLive, visualizza le informazioni in diretta per diverse aree marittime. Il Mediterraneo è incluso ma purtroppo non si vede nessuna mappa, che per il Mare del Nord è invece molto dettagliata e brulicante di navi (per l'accesso è richiesta la registrazione gratuita).




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10 marzo 2006

Fonti Internet, segnali perduti

Giancarlo Ceccarelli mi scrive nuovamente non solo per manifestare il suo apprezzamento nei confronti di Radiopassioni (i complimenti fanno sempre piacere e lo ringrazio di cuore) ma per comunicare il suo evidente interesse per le isole dei Mari del Sud.
«Spero di non aver scoperto l’acqua calda. Ho trovato due siti interessanti per noi che amiamo l’ascolto di segnali lontani:
www.rfo.fr Réseau France Outre-Mer che dà la possibilità di connettersi via web alle emittenti ed ai siti di Radio France nelle “colonie” d’oltre mare. Grafica direi superba e musica spesso piacevolissima di paesi che sono nei sogni di ogni viaggiatore.»
(Verissimo, aggiungo io, il sito di RFO è splendido e offre davvero l'opportunità di accedere a contenuti inediti e suggestivi. A suo tempo era anche possibile ascoltare i telenotiziari regionali DOM TOM, dei Territori e domini d'oltremare e credo sia una opportunità ancora oggi possibile.)
«www.tvradioworld.com “Your Internet Broadcast Directory and Listing of Radio Television Stations on the Web” che rinvia al broadcasting di tutto il mondo. Alla voce Oceania, si affacciano tutti gli arcipelaghi da fotografia. Sono indicate, per tutte le zone, le radio e spesso, con l’icona dell’altoparlante, quelle ascoltabili via web. Buona musica un po’ ovunque e sermoni religiosi (come da suo ultimo articolo) dilaganti specie nell’area USA.
Scorrendo le varie liste si “ghermiscono” ogni tanto frequenze in onde corte:
RFO Tahiti su 15.170
Radio Kiribati su 9.825.
Sarà difficile/impossibile ma stanotte ci provo.»
Oltre a fornirci due rimandi interessanti, Giancarlo solleva indirettamente un problema molto delicato. L'attendibilità delle fonti su Internet è una problematica sentita in diversi ambiti a ogni livello. Per l'hobby del radioascolto è ancora più critica, perché ormai quasi tutti i DXer fanno affidamento su questo mezzo per essere sempre informati. Ma attenzione alla qualità delle varie fonti. Ve ne sono di organizzate, in modo più o meno formale, ma sempre in grado di garantire un certo grado di attendibilità e soprattutto di tempestività. E altre fonti, meno organizzate e più casuali, che non nascono da un lavoro altrettanto metodico, ma risentono del difetto principe di molti contenuti di Internet: copiati da qualche parte e ripetuti all'infinito. Quando va bene, questi contenuti perdono freschezza, come il latte. Se va male, sono sbagliati in partenza. Il caso Tahiti, malauguratamente, rientra nel novero delle notizie "scadute".
Sconsiglio vivamente a Giancarlo di perdere il suo tempo dietro due destinazioni così esotiche, poichè entrambe le frequenze non sono più attive. Purtroppo RFO Tahiti ha smantellato le onde corte diversi anni fa. Una perdita tanto più seccante quando si pensa che il suo segnale, specialmente su 15170, era tutt'altro che difficile da sentire, allora. La musica, ovviamente, era magnifica. E per colmo di sventura la stazione rispondeva regolarmente ai rapporti d'ascolto! Nessuno riceverà più, almeno per quella frequenza (l'altra dei 25 metri, 11825 kHz, era più rara), la QSL, in pieno stile Gauguin, di una emittente tanto fascinosa di suo. Tahiti aveva una singola finestra propagativa su 15.170, tra le 04 e le 06 UTC se non ricordo male in stagione equinoziale. Nei 25 metri l'ho ascoltata una volta sola, credo. Qualche secolo fa. Oltre alla Polinesia Francese anche la Nuova Caledonia ha spento le sue frequenze nei 90 metri (3335??) e 7.170 kHz. Di queste due, specie la seconda, esistevano una manciata, forse meno di cinque segnalazioni in Italia. Era una frequenza quasi impossibile perché occupata dai programmi nazionali in onde corte della RAI proprio nel momento di picco potenziale al mattino presto. Quella è una preda che mi è sfuggita per sempre e pazienza.
Su Kiribati, ahimé, la sfortuna è doppia. Oltre a essere disattiva, la stazione è estremamente difficile. A quanto ne so non è mai stata segnalata in modo inequivocabile in Italia, neppure quando operava attraverso un impianto utilitario sui 14197 kHz. Nei 31 metri fu attiva in passato su 9.810 prima di essere segnalata su 9.825. Circa due anni fa si diffuse la voce di una sua imminente riattivazione, proprio su 9.825, ma come può immaginare certe voci sono piuttosto wishful thinking... I nostri fortunati colleghi delle coste del Pacifico, tra Oregon e Canada, hanno la possibilità di sintonizzarsi su Tahiti sui 738 in onde medie e perfino su Kiribati su 846 kHz. Lo stesso sono riusciti a fare i finlandesi a Lemmenjoki e soprattutto i norvegesi a Kongsfjord, due delle tre prestigiose località che ospitano le DXpedition "estreme". Non so se a Parkalompolo, nella Lapponia svedese, Tahiti sia mai arrivata, forse non è stata mai sentita Kiribati. Ma sono dati che in noi suscitano solamente invidia.
Nessuna speranza per i Mari del Sud, Nuova Zelanda a parte? Qualcosina arriva ma non così in mare aperto. Forse la meta più lontana è rappresentata dalle isole Salomon su 5.020 variabili, ma in quella frequenza siamo un po' fuori stagione. Il periodo migliore per Papuasia (che ovviamente sta spegnendo un trasmettitore dopo l'altro, grrr) e Salomon è tra dicembre e gennaio, nei minuti di apertura dei programmi alle 19 UTC e i segnali riescono a essere piuttosto intensi. L'unica altra alternativa, a parte una bella trasferta verso il 68° parallelo nord, è il traffico utilitario e più specificatamente quella degli aeroporti del Pacifico. Mi riferisco in particolare alla frequenza MWARA (acronimo che indica le grandi rotte transcontinentali per i vettori di linea) per il Sud Pacifico, i 5.643 kHz, su cui è possibile ascoltare il traffico degli operativi in volo e le torri di controllo di Auckland, Brisbane, Papeete (!) Nadi (Fiji), Nauru e Isola di Pasqua. Non è proprio la stessa cosa, ma ci si deve accontentare. Una lista aggiornata di frequenze transcontinentali (MWARA) e regionali (RWARA) del traffico aereo è curata da Risto Hirvonen. Abbiamo poi le emittenti di cui ho parlato sul blog, in particolare le religiose delle Hawaii, Guam, Palau, Filippine. E i canali in streaming su Internet, comunque un buon surrogato dal punto di vista giornalistico e culturale. Ma le languide note di Papeete su 15170 davano davvero tutt'altra emozione ai viaggiatori sognatori delle onde radio.



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Frequenza afgana

Da qualche giorno diverse fonti del Nord Europa segnalano la ricezione di Peace Radio/Radyoe Sohl, operazione di psychological warfare americana in Afghanistan, ma con impianti ripetitori negli Emirati e in Gran Bretagna. Sembra che il trasmettitore installato nella base USA di Bagram (Afghanistan) si possa sentire su 9345 kHz intorno alle 13.30 UTC. Segnale non troppo intenso (neppure in Finlandia) e scarsa leggibilità, ma la musica trasmessa sembra molto bella. Un tentativo lo si può sempre fare.

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09 marzo 2006

Prima che il Signore trovi te

E' un fatto che molti commentatori di casa nostra, pronti a disquisire su termini modaioli come teo-cons o Bible Belt, farebbero bene a studiare più da vicino. Una discreta porzione delle onde corte è ormai occupata dall'emittenza a carattere esplicitamente religioso, che in questo mezzo relativamente povero ha trovato un fertile sentiero di proselitismo, evangelizzazione vera o presunta e, spiace dirlo, sostegno finanziario. Sui nostri giornali veniamo di solito a sapere di questo o quel televangelista di turno. Ce ne sono persino da noi, tanto che un comico attento come Corrado Guzzanti ha saputo trovare pane per i suoi denti parodistici (ricordate Quelo o Snack & Gnola?). Ma il nocciolo duro dell'evangelismo mediatico passa soprattutto per le onde della radio, locale e internazionale. La radio costa poco, sia dal punto di vista delle infrastrutture, sia da quello dei terminali utente. Oggi su DXLD (da ateo convinto Glenn Hauser è molto attento al fenomeno) leggevo di una società canadese, la Galcom, specializzata nella realizzazione di radioline portatile ad alimentazione solare e a frequenza fissa. Sono pensate per la distribuzione, magari gratuita, tra popolazioni e comunità di individui che non potrebbero neanche permettersi l'acquisto di una piccola radio sintonizzabile da pochi dollari. Nella falsa sensazione di onnipotenza (ulteriormente rafforzata quando sullo schermo appare il volto, sempre più tirato e artificiale, dell'ex uomo del destino) che i nostri quattro televisori per appartamento ci danno, tendiamo a dimenticare che le statistiche sulla povertà sono vere, non come quelle che ci propinano i nostri sondaggisti. Le radioline Galcom possono ascoltare una stazione sola e potete scommetterci: quasi sicuramente è religiosa.
Quando si utilizzano le onde corte, le opportunità missionarie, più o meno spiritualiste che siano, si moltiplicano addirittura. Avremo innumerevoli occasioni di parlarne, vista la mole cospicua di emittenti religiose (anche piuttosto ghiotte dal punto di vista del cacciatore delle stazioni lontante) nelle varie bande internazionali. Negli Stati Uniti è un filone sempre molto fiorente, anche perché per legge le onde corte non possono essere utilizzate per trasmettere al solo pubblico americano. Molti broadcaster religiosi le utilizzano per evangelizzare le nazioni confinanti, soprattutto il Messico, ma anche per arrivare nei ricchi (di anime e spesso di denari) paesi asiatici ed europei. In genere il campo si divide, non troppo nettamente in due. Da una parte ci sono i broadcaster ispirati a movimenti religiosi mainstream cristiani, cattolici o riformati. Ma grande è lo spazio occupato dal cosiddetto denominazionismo, termine che abbraccia soprattutto negli USA culti e vere e proprie sette di collocazione assai più incerta. Tra le denominazioni più strambe rappresentate sulle onde corte, c'è senz'altro quella delle Assemblee di Yahweh, un culto personalizzato (su misura dell'Anziano Jacob O. Meyer) nato a Bethel, in Pennsylvania. I sermoni del reverendo Jacob, quattro ore di ininterrotto richiamo a una imminente fine del mondo, si possono sentire fino alle 21 UTC sulla frequenza di WMLK, che da vent'anni trasmette "per l'Europa". Il segnale, ormai è ridotto al lumicino. Il trasmettitore, forse di 50 kW, ha più di vent'anni (la licenza FCC di WMLK, un call, si legge sul sito Web del stazione, "rivelato" direttamente da Yahweh perché "mal'ak" significa messaggero o angelo) e quello nuovo da 250 kW è in perenne fase di installazione. Seguendo questo link potrete seguire la voce del pastore Meyer nelle ultime profezie del sermone di venerdì scorso, fino all'annuncio di chiusura su 4265 kHz (non fidatevi di quello che sentite, l'annuncio è vecchio e parla di una vecchia frequenza). I fedeli delle Assemblee di Yahwe ritengono che la Bibbia, vada interpretata nella sua interezza in senso letterale e che il buon Dio debba tassativamente essere invocato col suo nome (per altro ineffabile, ma inutile andare troppo per il sottile) corrispondente al tetragramma ebraico. L'interpretazione letterale si spinge fino al rispetto dei precetti ebraici, inclusi quelli alimentari. Gli assembleari pensano di essere a metà strada tra ebraismo e cristianesimo e ovviamente chiamano "Messiah" Gesù. Pardon, Yehoshua.




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Adeus als americans

Se vi trovate dalle parti di Girona il prossimo sabato - dopodomani per chi ci legge oggi, giovedì 9 marzo - c'è un avvenimento da non perdere alla spiaggia di Pals, località balneare della Catalunya più prossima al confine francese. L'ajuntament locale (l'informazione arriva da Jordi Brunet attraverso Dario Monferini - ciao, Dario - e DXLD), organizza infatti una visita guidata alle ex installazioni di Radio Liberty, che stanno per essere demolite in via definitiva. Per dettagli sulla visita, che va prenotata per telefono, si può consultare il sito ufficiale del comune di Pals. La storia di questa poderosa installazione, caratterizzata da numerosi tralicci molto alti, risale alla fine degli anni Cinquanta, quando gli americani decidono di allestire un trasmettitore per raggiungere, con i programmi di Radio Liberty e Free Europe, gli ascoltatori del blocco (allora) sovietico. Dopo il crollo del muro di Berlino, Radio Liberty non ha smesso di esistere, anzi, ma l'impianto di Pals è diventato meno strategico. Fin a un bel giorno del 2001 in cui la spina è stata definitivamente staccata. Il portale Palsweb fornisce diverse notizie sulla successiva discussione sorta tra gli amministratori locali, tra proposte di creazione di un museo open air sulle telecomunicazioni e la salvaguardia di almeno un singolo traliccio da conservare come monumento al sito. Alla fine l'ultima parola l'avrà la dinamite. Al sito di Pals è dedicato un intero, interessantissimo sito, Radioliberty.org (del tutto indipendente dall'attuale gestore dell'emittente), da cui ho estratto la fotografia che dimostra il completo stato di abbandono del parco antenne. Un bel ricordo della storia della stazione è stato scritto per RW online dal suo direttore David Hollyer.
Un altro pezzo di storia mediatica che se ne va per sempre. Tra l'altro in un momento in cui si torna a discutere (se mai si è smesso) dell'importanza di fonti informative affidabili in nazioni che per evidenti questioni storiche faticano a uscire da certe situazioni di chiusura o di aperta persecuzione della libertà di espressione. Radio Liberty fu uno dei simboli della Guerra Fredda, ma chissà perché, quando si assiste all'esportazione della democrazia a colpi di mortaio o peggio, viene da pensare che tutto sommato la propaganda radiofonica americana almeno non lascia sul campo orfani, senzatetto e prigionieri torturati. E che una redazione giornalistica costerà sempre molto meno di un missile.


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08 marzo 2006

Inflazione SDR


Vi segnalo che è apparso sul mercato un nuovo ricevitore HF Sdr, si tratta del DRB 30 un prodotto tedesco realizzato dalla NTI. Il ricevitore è un doppia conversione con oscillatore locale realizzato a DSS e come tutti i ricevitori SDR l'ultima conversione è a 12 khz per la demodulazione dei segnali attraverso la scheda audio del PC. Il controllo del ricevitore attraverso il PC avviene con una presa parallela e con un piccolo pannello software realizzato dalla NTI. Non viene fornito con un software originale di demodulazione dei segnali e quindi bisogna usare Dream per l'ascolto in DRM o i vari SDRadio, IFDsp, KGK sdr per l'ascolto in AM/SSB/FM/CW. Maggiori informazioni sul sito:

http://www.nti-online.de/edirabox.htm


Costo 299 euro. Grazie, tanto per cambiare, ad Andrea Borgnino. I link li ho aggiunti io (i programmi vengono brevemente descritti sul sito NTI).


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07 marzo 2006

Crescita zero per le macchie solari

Come preannunciato lo scorso weekend da DXLD, lunedì gli scienziati della NASA hanno presentato i risultati di uno studio su una nuova tecnica di predizione "eliosismologica" dell'andamento del ciclo solare. Con questa tecnica, graficamente descritta nella pagina, davvero spettacolare, citata in fondo al comunicato che riportiamo, la NASA ipotizza che il prossimo ciclo solare sarà dal 30 al 50% più intenso dell'attuale e sarà leggermente ritardato.
Contemporaneamente, la lista di distribuzione dei messaggi relativi allo space weather della stessa NASA, descrive in un bell'articolo illustrato l'attuale situazione di totale assenza di macchie sul disco del sole. Un sintomo piuttosto evidente del raggiungimento del minimo per il ciclo 23 . Il ciclo solare ha un impatto diretto sulle condizioni geomagnetiche e quindi sulla propagazione delle onde radio, anche se l'elevata non linearità dei meccanismi in gioco rende parecchio difficile "indovinare" che cosa ascolteremo stasera.


NASA Aids in Resolving Long Standing Solar Cycle Mystery

Scientists predict the next solar activity cycle will be 30 to 50 percent stronger than the previous one and up to a year late. Accurately predicting the sun's cycles will help plan for the effects of solar storms. The storms can disrupt satellite orbits and electronics; interfere with radio communication; damage power systems; and can be hazardous to unprotected astronauts.

The breakthrough "solar climate" forecast by Mausumi Dikpati and colleagues at the National Center for Atmospheric Research in Boulder, Colo. was made with a combination of computer simulation and groundbreaking observations of the solar interior from space using NASA's Solar and Heliospheric Observatory (SOHO). NASA's Living With a Star program and the National Science Foundation funded the research.

The sun goes through a roughly 11-year cycle of activity, from stormy to quiet and back again. Solar storms begin with tangled magnetic fields generated by the sun's churning electrically charged gas (plasma). Like a rubber band twisted too far, solar magnetic fields can suddenly snap to a new shape, releasing tremendous energy as a flare or a coronal mass ejection (CME). This violent solar activity often occurs near sunspots, dark regions on the sun caused by concentrated magnetic fields.

Understanding plasma flows in the sun's interior is essential to predicting the solar activity cycle. Plasma currents within the sun transport, concentrate, and help dissipate solar magnetic fields. "We understood these flows in a general way, but the details were unclear, so we could not use them to make predictions before," Dikpati said. Her paper about this research was published in the March 3 online edition of Geophysical Research Letters.

The new technique of "helioseismology" revealed these details by allowing researchers to see inside the sun. Helioseismology traces sound waves reverberating inside the sun to build up a picture of the interior, similar to the way an ultrasound scan is used to create a picture of an unborn baby.

Two major plasma flows govern the cycle. The first acts like a conveyor belt. Deep beneath the surface, plasma flows from the poles to the equator. At the equator, the plasma rises and flows back to the poles, where it sinks and repeats. The second flow acts like a taffy pull. The surface layer of the sun rotates faster at the equator than it does near the poles. Since the large-scale solar magnetic field crosses the equator as it goes from pole to pole, it gets wrapped around the equator, over and over again, by the faster rotation there. This is what periodically concentrates the solar magnetic field, leading to peaks in solar storm activity.

"Precise helioseismic observations of the 'conveyor belt' flow speed by the Michelson Doppler Imager (MDI) instrument on board SOHO gave us a breakthrough," Dikpati said. "We now know it takes two cycles to fill half the belt with magnetic field and another two cycles to fill the other half. Because of this, the next solar cycle depends on characteristics from as far back as 40 years previously - the sun has a magnetic 'memory'."

The magnetic data input comes from the SOHO/MDI instrument and historical records. Computer analysis of the past eight years' magnetic data matched actual observations over the last 80 years. The team added magnetic data and ran the model ahead 10 years to get their prediction for the next cycle. The sun is in the quiet period for the current cycle (cycle 23).

The team predicts the next cycle will begin with an increase in solar activity in late 2007 or early 2008, and there will be 30 to 50 percent more sunspots, flares, and CMEs in cycle 24. This is about one year later than the prediction using previous methods, which rely on such statistics as the strength of the large-scale solar magnetic field and the number of sunspots to make estimates for the next cycle. This work will be advanced by more detail observations from the Solar Dynamics Observatory, scheduled to launch in August 2008.

SOHO is a project of international collaboration between NASA and the European Space Agency. For images explaining the data on the Web, visit:
http://www.nasa.gov/vision/universe/solarsystem/solar_cycle_graphics.html



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