07 marzo 2006

La radio dei ragazzi di Santa Giustina

Di questi tempi e di queste italie, una scuola media intitolata a Gianni Rodari deve avere un bel coraggio. Con un nome così dev'essere un covo di sovversivi. Poi ha realizzato un suo portale Internet con software GNU/GPL. Un software gratuito per il quale zio Bill non percepisce un dollaro. Che mancanza di bon ton. E come ciliegina sulla torta propone agli allievi di prima e seconda un laboratorio di radioascolto. Il cui piccolo museo online, ospitato sul sito del maestro Saverio De Cian, insegnante nello stesso istituto, ostenta conferme di rapporti di ricezione spediti dai suoi ragazzi a Radio Budapest, Radio Romania Internazionale, Voce della Russia, Radio Cairo e Radio Cina Internazionale. Ma la guardia padana, non dice niente? Evidentemente il professor De Cian, che nel tempo libero insegna ma di mestiere fa il DXer, dev'essere sicuro del fatto suo se con i suoi allievi è arrivato sano e salvo alla nona edizione del suo laboratorio, forse unico nel suo genere in Italia.
Ma qui la politica non c'entra, c'è solo la passione di Saverio, che ama la musica e sa ascoltare le onde medie come pochi da queste parti. Senza volergli togliere nulla, personalmente non credo che iniziative come la sua possano porre freno all'inesorabile calo di interesse nel confronti del radioascolto come hobby raffinato e intelligente. In genere davanti alle cose raffinate e intelligenti il disinteresse, semmai, aumenta. Altrimenti, immagino che di Gianni Rodari, tanto per fare un nome, ne nascerebbero ancora (e invece niente). Intanto però grazie a una semplice radio a onde corte, un ausilio didattico di poco prezzo e apparentemente così demodè, i ragazzi di Santa Giustina, che hanno anche effettuato un bandscan sull'FM locale, compilando un elenco di 78 stazioni, e hanno scoperto la ricezione delle cartine meteo col radiofax, queste e altre cose le hanno imparate. Magari che cinesi ed egiziani, che per alcuni sono solo temibili invasori, hanno qualcosa da dire e forse può valere la pena ascoltarli (a patto che la radio non diventi solo un mezzo per tenerli a distanza). Oggi che un mezzo fondamentale come la televisione sembra parlare ovunque un linguaggio unico e un po' bolso, la radio riesce ancora a dimostrare che le voci, là fuori, sono tante e se cominciamo a rendercene conto tutti - cinesi per primi, sia ben chiaro - fin da piccoli, il mondo, per sbaglio, potrebbe cambiare. O no?


Tags:

Una pirata anomala dalla Lituania

L'altra sera sulla frequenza di 1386 kHz, in attesa di qualcosa di più eccitante sulle vicine frequenze transatlantiche di 1390 e 1380, seguivo i programmi di una emittente pirata "ufficiosa". Nome e contenuti riprendevano l'epica tradizione di Mi Amigo, la nave da cui trasmetteva alla fine degli anni sessanta Radio Caroline. Il nome Mi Amigo fu poi ripreso da un impresario della radio belga, Sylvain Tack, scomparso proprio recentemente. Ma il marchio è rimasto, tra iniziative con licenza temporanea inglesi e stazioni via Internet.
Quella in onda attualmente è una ritrasmissione attraverso le facilities di Radio Baltic Waves, una emittente basata in Lituania che affitta i suoi due impianti a diverse organizzazioni. Secondo la EMWG, il trasmettitore di Sitkunai, più potente (500 kW) è quello utilizzato da China International, mentre Bubiai/Siaulai (7 kW secondo la stazione, 3,5 secondo EMWG), utilizzato da Radio Liberty, ripete per questo e per i prossimi finesettimana, dalle 22 alle 24 UTC, Mi Amigo Radio. Ho scritto al responsabile di Blatic Waves, l'ex ministro lituano dell'informazione Rimantas Pleykis, che mi ha subito inviato un documento Word con la QSL di RBW/Mi Amigo. La QSL precisa che il committente è basato in Gran Bretagna. Io ho chiesto di avere altri dettagli da pubblicare qui, si vedrà. Ascoltando la trasmissione - di cui potete sentire un clip con il jingle e uno più lungo con l'annuncio di Mi Amigo - mi è parso di sentire annunci in olandese e tedesco e può darsi che da qualche parte ci sia un indirizzo, proverò a risentire meglio. Il segnale dalla Lituania è piuttosto decente ma non è di quelli che un piccolo ricevitore portatile può riprodurre con facilità, ci vuole almeno una buona antenna (in effetti i 7 kW non sembrano troppo realistici, forse sono qualcosa in meno).
Baltic Waves ha cominciato a operare alla fine degli anni novanta, con trasmissioni per la Bielorussia. E recentemente ha annunciato di essere entrata a far parte del progetto promosso dall'UE per una radio di informazione, European Radio for Belarus, rivolta appunto al pubblico bielorusso (dopo l'analoga iniziativa di Radio Racja in Polonia).
[Intanto Rimantas mi fa sapere di non essere autorizzato a rivelare dettagli sui clienti di RBWI. Su mia richiesta mi fornisce tuttavia l'attuale schedule completa dei suoi impianti chartered; si noti la differenza di intestazione per le varie frequenze, che includono i 612 di Vilnius e i 1557 kHz di Sitkunai. La radio statale lituana opera invece su 666 kHz, frequenza non facile:

RADIO BALTIC WAVES

Vilnius-Virsuliskes

612 kHz 100 kW

0400-0600 Radio Free Europe/Radio Liberty, Belarussian
0600-0700 European Radio for Belarus, Belarussian

0800-1000 Voice of Russia, Russkoye Mezhdunarodnoye Radio
1000-1400 Voice of russia, Sodruzhestvo
1400-1600 Voice of Russia, Russkoye Mezhdunarodnoye Radio
1600-2200 Radio Free Europe/Radio Liberty, Belarussian
2200-2300 Polish Radio-Radio Polonia, Belarussian

RADIO BALTIC WAVES INTERNATIONAL

Kaunas-Sitkunai

1386 kHz 500 kW

2002-2100 China Radio International, Czech
2100-2200 China Radio International, English

1557 kHz 150 kW

1800-1900 Deutsche Welle, Russian
1900-2100 China Radio International, Russian
2100-2200 China Radio International, Polish
2200-2300 China Radio International, Chinese

Siauliai-Bubiai

1386 kHz 7 kW

1500-1800 Radio Free Europe/Radio Liberty, Russian
2200-2400 Wed: Pipeline Radio, English
Sat, Sun: Mi Amigo Radio, English]

Tags:

06 marzo 2006

Ricordi marconiani

Nella bibliografia sul sito marconiano di Coltano, dove all'inventore (o forse dovrei dire coinventore?) della radio fu chiesto di installare la prima stazione telegrafica transcontinentale italiana, compare un volume pubblicato nel 1911 dall'editore Bemporad. E' una storia della località pisana, dove i Savoia avevano una tenuta, scritta da Dario Simoni, particolare figura di medico letterato di allora. Il volumetto contiene pochi dettagli sulla stazione di Marconi ma è dedicato al "genio ... che volle l'etere invisibile ... messaggero di fratellanza umana" e contiene un paio di immagini suggestive dell'installazione.
Giorni fa su eBay è stato battuta una copia autografa del volumetto, con prezzo di partenza di 50 euro. Un caro amico collezionista, segnalandomi la cosa ha acceso la mia curiosità e ho fatto qualche ricerca. E' saltato fuori che
Coltano e la sua storia è stato ristampato diversi anni fa, nel 1998, in edizione anastatica da Felici Editore, di Ghezzano San Giuliano Terme, Pisa. Il quale ha ancora in catalogo il volume, corredato da diverse prefazioni. Quella di Lucio Verrazzani, ordinario di Telecomunicazioni a Pisa, offre qualche dettaglio in più su Coltano e Marconi. Alla Felici sono molto gentili, mi hanno spedito il libro, che costa 23,50 euro, nel giro di pochi giorni. Non avrà alcun valore antiquario, ma è bel ricordo dell'epoca pionieristica della radio.

Tags:

Come suona il digitale negli Usa

Il DXer americano Craig Healy ha avuto l'idea di mettere online il suo nuovo ricevitore JVC compatibile con lo standard digitale IBOC. La radio è sintonizzata in permanenza sui 1030 di WBZ di Boston. Lo stream può essere ascoltato in tempo reale collegandosi al sito della rete Shoutcast, per avere un'idea di come può suonare l'audio digitale. Lo stream può essere richiamato con Winamp o con un altro software MP3, come iTunes, dall'indirizzo http://64.223.47.121:1500. Bisogna fare la tara della riconversione in digitale dell'audio, che in effetti risulta metallico e un po' distorto, ma ci si deve accontentare, il risultato è comunque molto diverso dal normale suono di una stazione in onde medie. Sul sito di Craig, tra l'altro, si trovano progetti interessanti come questo loop a singola spira per onde medie e corte realizzato con tubature in rame.

Tags:

Fonti caucasiche

Tornato alla normale connettività a banda larga ho caricato qualche clip audio del servizio per l'estero della radio azera, ascoltata (ma non perfettamente identificata, a volte ci si deve fidare) su 1295 kHz, un canale martoriato dalle interferenze analogiche e digitali di 1296. A tratti l'audio di Baku, in quell'oretta scarsa di picco del segnale, era tutto sommato discreto, sempre tenendo presente che il segnale "discreto" per il DXer desterebbe nel normale radioascoltare parecchie perplessità. Comunque sia, provate ad ascoltare i quattro spezzoni, magari con la cuffia in testa o gli auricolari, senza tenere troppo alto il volume:


Perché tutto questo entusiasmo per una stazione così difficile da sentire e praticamente inintelligibile? E' un po' il paradosso dell'hobby del DX, ma c'e' anche dell'altro. La piccola ossessione dell'Azerbaijan mi è venuta leggendo un libro che parla di una Baku che ha smesso di esistere e la radio in questo contesto è un mezzo evocativo perché non "si vede" e consente di prendersi una mezza licenza poetica e mescolare fatti del presente e impressioni del passato (provate a soffermarvi sul tipo di musica trasmesso ancora nel 2006). Stiamo parlando della regione caucasica, un crogiolo di etnie, religioni e regionalismi che non ha certo smesso di affascinare. O di fare paura. Come avremo modo di vedere, approfondendo l'aspetto della radiofonia legato a questa particolare geopolitica, la radio è uno straordinario strumento, appunto evocativo, uno spunto ideale per un viaggio nella geografia, la cultura, la politica e ovviamente la cronaca di un mondo che sembra confinato a romanzi demodé e a polverosi libri di storia e che invece continua a saltarci addosso dalle prime pagine dei nostri giornali e non solo per le tragedie cecene nel Caucaso del nord, ma anche per questioni molto più terra terra, più vicine al portafogli che al cuore, come le ultime vicende del gas russo. Per non parlare delle guerre per il petrolio e i gasdotti che condizionano lo stato di salute dell'intero mondo.
Mi sembra particolarmente azzeccato approfondire attraverso la radio la situazione amministrativa della Russia e dei vari Stati post-sovietici e da queste ripartizioni geografiche amministrative, risalire alla politica e alla cronaca. Non è detto che lo si debba fare con testi da intellettuali snob e gracchianti voci dal nulla. Se l'Azerbaijan si sente poco e male, la vicina Armenia, altro territorio ricco di eventi, molti dei quali strazianti, dispone invece di un servizio per l'estero eccellente, che riesce a mettere in onda un poderoso segnale sui 9965 kHz, ogni sera in inglese tra le 20.10 e le 20.30 UTC. Il notiziario raccoglie quasi esclusivamente notizie locali e vi posso assicurare che non le sentireste da nessun'altra parte. Anche il sito Web della Radio repubblicana armena, in ottimo inglese, è un piccolo gioiello. Provate a confrontare i clip audio di prima con questi due della radio Armena, con la fine delle notizie in inglese e, poco più tardi, dello slot quotidiano nella stessa lingua (alle 20.30 segue la fascia in turco, almeno credo).


Restate sintonizzati per ulteriori approfondimenti dal Caucaso e dall'Asia ex-sovietica.


Tags:

05 marzo 2006

La voce dell'igloo

Non solo Faroe. La Danimarca ha un'altra propaggine settentrionale sperduta in un nord ancora più profondo e immersa per buona parte nei ghiacci, nonostante un nome lussureggiante che denuncia un passato climatico ben diverso. La Groenlandia è un territorio estremo, ma la popolazione locale, per quanto ristretta, ha diritto ai suoi media radiotelevisivi. Per meno di 60 mila abitanti, l'ente pubblico KNR, gestisce una piccola rete di impianti in onde medie, molto, molto difficili da ascoltare alle nostre latitudini e un grappolo di microripetitori FM (che si affiancano a quelli di poche stazioni private). Ma a beneficio delle flotte di pescatori ha riattivato da qualche tempo un trasmettitore a onde corte della stazione costiera di Tasiilaq (i dati sono ricavati dalla QSL elettronica ricevuta poche settimane fa dal DXer italiano Davide Tambuchi che si merita i complimenti), per ripetere qualche sprazzo di programmazione musicale, i notiziari e i bollettini meteo. La potenza è molto bassa, forse cento o qualche centinaia di watt, e per sfruttarla meglio la stazione costiera (come tutte le stazioni costiere) non modula in ampiezza ma in banda laterale superiore. In passato KNR utilizzava un paio di frequenze nelle bande internazionali ma ora la frequenza è di 3815 Khz, non lontano dalla banda internazionale degli 80 metri, quasi a sottolineare la natura professionale dell'emissione, fatta apposta per gli impianti di bordo.
Per ascoltare un segnale in SSB il ricevitore deve essere equipaggiato con un circuito addizionale, chiamato oscillatore di battimento o BFO, che ricostruisce la parte mancante del segnale modulato, cioè la portante. Anche per estrarre l'audio occorre un tipo di "rivelatore" o discriminatore diverso da quello normalmente usato in modalità AM. Ma non finisce qui, un segnale a una frequenza così bassa su percorsi così settentrionali può arrivare fino a noi solo in condizioni molto tranquille e senza troppi rumori che interferiscono. Tanto per cambiare nella mia casa di Milano i rumori sono molto intensi, dovrei fare davvero molta fatica. Per fortuna ascoltando in Liguria le frequenze sono silenziosissime e KNR è arrivata con una chiarezza inusuale. La lingua parlata in Groenlandia, oltre al danese, è il kalaallisut, una variante dell'Inuit degli eschimesi, un ulteriore elemento di curiosità per una stazione così evocativa di navigatori vichinghi, avventure polari, natura incontaminata. Ecco due piccoli campioni audio che possono dare un'idea delle condizioni di ascolto quando la propagazione tira, come ieri, 4 marzo, alle 23 italiane. L'audio in effetti è anche filtrato con un dispositivo DSP. Qui c'è un famoso brano musicale e qui invece il time check con l'annuncio e il supposto notiziario.


Tags:

L'onda (lunga) del vichingo

Mors tua... Un vecchio impianto di trasmissione che chiude è sempre un'occasione triste ma se il fattaccio accade nella banda delle onde medie e lunghe europee, dove l'occupazione dei canali è prestabilita da generazioni, può anche rappresentare una chance in più di ascoltare una emittente altrimenti rara o impossibile. Per i nostalgici, lo smantellamento dell'ultima stazione a onde lunghe italiana, Radio1 da Caltanissetta, su 189 kHz, non sarà stato piacevole. Tanto più che per gli ascoltatori dal nord Italia, era anche una preda interessante. D'inverno e in copertura praticamente diurna (le onde lunghe hanno questo vantaggio), Caltanissetta poteva essere identificata grazie al relay del notiziario locale siciliano. Sulla stessa frequenza, però, operava e continua a trasmettere la remotissima Islanda e ora che Caltanissetta non c'è più, "tagliata" insieme agli altri rami secchi, o presunti tali, delle onde medie italiane, il canale è diventato praticamente libero.
Le onde lunghe sono diventate un ghetto trascurato. Sfruttate in epoca storica per la capacità di generare onde di terra talmente efficaci da coprire territori molto estesi con una sola antenna, sono ormai del tutto inefficienti. Nessuno o quasi può permettersi le potenze necessarie per le grandi coperture e le dimensioni degli impianti sono decisiamente obsolete. Resistono coraggiosamente certe emittenti francesi e tedesche e poco altro. Ma la sensazione è che al prossimo guasto serio, si sbaracca tutto. Le occasioni interessanti, come l'Islanda, non mancano, ma per andarsele a cercare occorrono ricevitori sensibili, antenne efficaci, rumori zero. In ogni caso, la lista di Herman Boel riporta tutti i trasmettitori europei e nordafricani, a cui si aggiungono altre vecchie emittenti nella Russia asiatica e stati confinanti.
Qui trovate alcuni esempi di come arrivava in questi giorni RAS1, primo canale radiofonico di RUV, Rikisutvarpid. Musica verso le cinque del mattino e poco dopo la mezzanotte. Noterete la differenza tra i due momenti della giornata. Alle cinque ha già acceso il trasmettitore su 183 nella Saar, quello di Europe 1 e l'effetto si sente anche 6 kHz sopra. A mezzanotte 183 spegne per qualche ora e il momento diventa favorevole. In caso di dubbi sull'origine del segnale, la solitaria Islanda
può essere subito verificata con il parallelo dello streaming su Internet, dal sito appena citato.

Tags:

04 marzo 2006

Fascino orientale dal Caucaso

Sto leggendo in questi giorni un libro affascinante. Non ha nulla a che fare con la radio (ci mancherebbe), ma come spesso accade ha finito per creare un alone di interesse che guarda caso si interseca con i miei interessi radiofonici. Si tratta di una biografia di un autore che fu abbastanza popolare in Europa una settantina d'anni fa e che addirittura è poi morto in Italia ed è sepolto a Positano. Lev Nussinbaum era nato a Baku nell'Azerbaijan, figlio di uno dei primi magnati del petrolio, nato nell'epoca in cui la repubblica caucasica era un vero e proprio Texas o Kuwait. Ipnotizzato dalla cultura meticcia di una nazione musulmana ma tollerante e aperta ai suoi influssi cristiani, ebraici e asiatici, Lev decise di convertirsi o comunque di spacciarsi per un principe eriditario musulmano. Costretto insieme al padre a fuggire da una Baku preda del furore rivoluzionario bolscevico, il giovane Lev inizia una peregrinazione che lo porterà in una Germania non meno rivoluzionaria e da lì in America e altre parti del mondo. Sotto il nome di Essad Bey fu il primo saggista dell'industria dell'estrazione del petrolio e come Kurban Said pubblicò un romanzo, Ali e Nina, di grande successo. In Italia aveva cercato di pubblicare una biografia di Mussolini, ma le sue origini ebraiche non gli portarono fortuna e morì derelitto, giovanissimo, avendo ereditato solo una brutta patologia. La biografia, scritta dall'americano Tom Reiss, si intitola The Orientalist e sta per essere pubblicato da Garzanti (io l'ho scoperto proprio perché La Repubblica aveva anticipato la notizia della traduzione, ma non ho resistito e mi sono procurato l'originale tra gli usati di Amazon).
E la radio che c'entra? Secondo Reiss Lev ha conquistato una certa notorietà postuma nell'Azerbaijan di oggi e l'intera regione del Caucaso riveste un interesse politico e radiofonico molto particolare. La Radio nazionale azera ha anche un servizio per l'estero che con molte probabilità è uno dei più difficili se non il più difficile da ascoltare al momento. Trasmette nel primo pomeriggio e fino alle 17 o 18 UTC sulla non agevole frequenza di 6111 (anzi, 6110,85) kHz e più tardi sulle onde medie di 1295 kHz (nominalmente sarebbero 1296, ma anche in questo caso la frequenza è "splitted"). Dopo un paio di mesi di appostamenti e semplici fischi di portanti, sono riuscito ad ascoltare sprazzi abbastanza decenti di audio proprio su 1295, tra le 18 e le 19, senza un vero e proprio annuncio, ma non ho dubbi che sia davvero lei. Secondo il sito di AzTv fino alle 18.30 dovrebbe trasmettere in inglese, ma la qualità della registrazione non mi permette di distinguerlo. Alle 18.30 inizia uno slot in russo e qui per fortuna l'audio sembra confermarlo. A parte la potenza evidentemente bassa, Radio Azerbaijan ha scelto un canale davvero bastardo. 1296 è un canale utilizzato per i test in DRM dal Regno Unito e se non bastasse il forte ronzio digitale, dalle nostre parti ci sono anche gli splatter spagnoli. Un vero disastro. Appena tornerò a utilizzare una connessione decente, metterò un po' di esempi online.


Tags:

02 marzo 2006

Di frequenza (scarsa) in frequenza

Come il petrolio, anche le radiofrequenze sono una risorsa in via di esaurimento. Il Guardian si occupa indirettamente di cognitive radio con un pezzo che riporta il discorso sull'uso della risorsa-spettro in un contesto meno scientifico e più economico e sociale. L'articolo cita un documento dell'Associazione dei CEO americani che invoca l'allocazione di un maggior numero di frequenze a operatori commerciali non pubblici, per uno sfruttamento più efficiente di un bene così prezioso. Ma il Guardian si concentra piuttosto sulle sperimentazioni di tecniche di frequency hopping e uso dinamico delle spettro in corso in Irlanda, dove certi studi sono resi più facili da una maggiore disponibilità di frequenze non assegnate ai militari. Oltre al frequency hopping il pezzo menziona l'Ultra Wideband, che invece di selezionare al momento una frequenza libera (come farebbe la cognitive radio, che da questo punto di vista non è poi così radicalmente nuova), spezza un segnale in un gran numero di piccole frazioni a bassissima potenza, in uno spettro estremamente diffuso. Con l'occasione riporto anche il link a un recente articolo di Scientific American, citato da DXLD, che si occupa appunto di radio cognitiva.

Overcrowded airwaves mean it's time to hop ahead

An increasing number of technologies rely on radio spectrum. Before it runs out, an Irish research group suggests we get used to sharing what we have left

Karlin Lillington - The Guardian
Thursday March 2, 2006

Like oil, radio spectrum is one of the world's dwindling resources. Why else would five mobile operators have paid that infamous £22.5bn for 3G licences in the UK in 2000, if they didn't think it was a rarity?
Tightly controlled by regulators in each country, spectrum is required by radio and television broadcasts and mobile phone networks, microwave ovens, home wireless networks, hospital x-ray machines, satellites, cordless phones, Bluetooth computer keyboards and garage door-openers. And, as Mark Twain said of land, they're not building any more of it. The explosion in wireless computing and mobile devices has placed even greater strain on this scarce natural resource - so much so that last week, the US-based Tech CEO Council issued a report, stating: "There are few more important natural resources than our radio spectrum. An increasingly essential platform for how we work, live, play and learn, radio spectrum may be the most critical infrastructure element of 21st century economies."
The council's idea of a solution to scarcity in the US is for the government there to give up some government-held spectrum to private companies, which, they argue, will use it more productively. But across the Atlantic, a research group based at Trinity College Dublin, partnering with Bell Labs, has a different approach: spectrum-hopping, or dynamic spectrum allocation. Operators could hop across the frequencies, utilising unused or underused spectrum.

Scarce resource

"Spectrum is considered a scarce resource," notes Dr Linda Doyle, who leads the spectrum research group within TCD's Centre for Telecommunications Value-chain Research (CTVR). "But some of that scarcity is actually a false scarcity, because spectrum isn't efficiently used." She displays a chart of spectrum use in London over a 24-hour period, with heavy use marked in red bands, and blue bands indicating no activity. Perhaps 70% of the chart is blue. The US Federal Communication Commission (FCC) has stated that about 90% of spectrum is underutilised, she adds. Most of the congested areas indicate usage in the more desirable spectrum bands. Certain frequencies are valued by some industries because they enable better signal quality or strength - mobile and television operators - or conversely, enable a signal to be received over a longer distance - shortwave radio broadcasts - where distance is valued. But even within the very congested bands, not all are used at capacity all the time, and spectrum-hopping is seen as a possible solution as more devices and services clamour for a slice of spectrum.

The central piece of virtual equipment needed for the experiment is what Doyle calls a software radio - "a bucket of software components that can be put together in many different ways," says Doyle. This makes the software element highly flexible. For example, it would enable a single device using the software to be marketed in multiple geographies. Now, devices such as mobile phones generally have to be manufactured separately for each region, at greater cost and lower efficiency. The software could be used in any device that uses spectrum, whether passively (to receive) or actively (sending and/or receiving), from handhelds to mobiles to radios to television sets. What makes the TCD-Bell Labs collaboration unusual is that, in a unique arrangement with Irish communications regulator ComReg, their researchers have been granted a 50MHz swath of spectrum for an experimental software radio licence to conduct live experiments. By contrast, the entire FM radio broadcast band in Ireland is 20MHz.
Until now, nobody has been able to experiment with live spectrum, says TCD Professor Donal O'Mahony, director of CTVR. Research groups worldwide have been working in the area of spectrum-hopping for some time, but have had to use computer simulations. Doyle says there isn't another regulator in the world that has been willing (or able) to grant spectrum for this kind of use. When, at a recent conference, she mentioned the grant to Michael Gallagher, the assistant secretary for communications and information of the US National Telecommunications and Information Administration, "he nearly fell off his chair," she says.
Isolde Goggin, the chair of ComReg, says it was able to offer the spectrum under its "test and trial" research and development programme because Ireland "is in a fairly fortunate position": a low population density means there is a lot of uncongested spectrum, and being an island on the western edge of Europe means the spectrum is cleanly isolated from neighbouring countries and the experiments are unlikely to cause interference. And it's not a Nato member, so the military won't complain.

New approach

For the same reason, Ireland has more spectrum available than countries with a large military. Goggin says that ComReg made the decision "to turn spectrum allocation around from a restrictive approach, to saying if we can do it, we will". Doyle says spectrum-hopping would require a complete rethink of how commercial-use spectrum is allocated and paid for. Rather than a licensing system that lets operators control a fiefdom of spectrum - the current model, which the Tech CEO Council would like to see expanded - spectrum-hopping would be more like a frequency timeshare. One aspect of the research will be to consider the issue of management as well as potential business models, she says. Goggin notes that hopping is only one possibility for the way spectrum management might develop. However, "The consensus is that the current model has to change." Regulators worldwide are moving away from the notion that the regulator's role is to imagine what future uses of spectrum might be, and then reserve chunks for those uses. "That approach is not very well able to cope with unpredictable fluctuations in demand".
Other options for better spectrum management include: ultrawideband (UWB) technology where, rather than hopping around, a signal is broken into incredibly short pieces and simultaneously spread over an enormously wide frequency band, allowing numerous signals to share the same bandwidth at slightly different times; mesh networks, where numerous individual devices form large, ad hoc networks for passing signals around; and new technologies that minimise interference. Goggin says she imagines a mix of these approaches are likely. The Irish hope their ability to give researchers access to spectrum will attract investment as well as create opportunities for local companies. "Because Ireland is an island, it can be a playground for spectrum," says Doyle.
But Goggin has even bigger dreams. "This could be Ireland's oil," she muses.



Tags:

01 marzo 2006

Internet lavora ancora su Enigma

Repubblica.it riferisce di un curioso progetto coordinato - stile Seti@Home, tanto per intendersi - per la decodifica di alcuni messaggi cifrati col sistema Enigma e mai risolti nell'ambito della missione Ultra di Bletchley Park (ne parlavamo qualche tempo fa). Anche se Repubblica non lo dice, la notizia originale è apparsa su Slash.org e vale davvero la pena centellinarsela con calma. Al centro dell'interesse della comunità di geek di Slash Dot c'è il Progetto M4, un software open source per l'attacco coordinato a tre messaggi Enigma autentici ma rimasti indecifrati dal 1942 e pubblicati per la prima volta dieci anni fa sulla rivista Cryptologia. L'ipotesi è che si trattasse di tre messaggi cifrati con la versione navale di Enigma, quella più robusta, in configurazione a tre o quattro rotori. Partito all'inizio di gennaio il Progetto ha già ottenuto un risultato importante, decifrando il primo dei tre messaggi. I dettagli forniti sul sito ufficiale, dove si possono prelevare i programmi da installare sul computer dei partecipanti a questo sforzo collettivo, rivelano che M4 non si basa sulla cosiddetta forza bruta, cioè su un attacco puramente computazionale che testa tutte le possibili combinazioni delle chiavi: quelle di Enigma sarebbero troppo lunghe e complesse. Il punto di partenza è un algoritmo di ottimizzazione che cerca di "craccare" la configurazione degli spinotti volanti di Enigma, quelli che rimescolavano l'azione dei tasti della tastiera (le sostituzioni alfabetiche operate dai rotori avevano una mappatura non fissa ma non impostabile con altrettanta facilità).
Un'impresa di grande interesse proprio per gli appassionati di quella particolare branca del radioascolto che si concentra sulle trasmissioni (dette "utilitarie") non broadcast, il traffico voce e dati a supporto di attività civili e militari di trasporto aeronavale, pronto intervento e... intelligence. Le famose number station che continuano secondo molte fonti a svolgere lo stesso lavoro degli ufficiali cifratori di Enigma, trasmetterebbero via etere messaggi in codice per conto di servizi di spionaggio e controspionaggio. M4 potrebbe ispirare di un altro sforzo coordinato per l'attacco dei "numeri" trasmessi dalle number station. A Bletchley Park del resto, il lavoro si basava proprio sulla intercettazione su larga scala dei messaggi trasmessi in codice morse da sottomarini, navi e unità di terra tedeschi. Spulciando Slash.org ho trovato il riferimento a due eccellenti articoli introduttivi sul tema della crittografia, con un excursus storico proprio basato sull'analisi di Enigma e una disamina generale sui progressi fatti dalla scienza della crittologia negli ultimi decenni. Mi rendo conto che il termine "divulgativo" in questo caso è un po' ottimistico, occorre una buona infarinatura di matematica superiore per capirci qualcosa, ma il fatto è che la moderna comunità informatica sa molto bene - e il Project M4 lo dimostra - che a Bletchley Park, sotto la guida di cervelli del calibro di Alan Turing, sono state gettate, più di 60 anni fa, le fondamenta della computer science. A completamento di tutte queste chicche, andatevi a leggere la voce Enigma Machine di Wikipedia: un piccolo, grande capolavoro del genere.


Tags: