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17 novembre 2013

Il ciclo solare numero 24 vicinissimo al massimo. Mai così debole nell'ultimo secolo.

Da un po' di tempo la stampa generalista di tutto il mondo si occupa molto di attività solare. Un interesse che dal punto di vista giornalistico non trovo del tutto giustificato, ma che non può che farmi piacere. Un recente articolo del Wall Street Journal, "Strange doings on the sun" ha ispirato moltissime altre testate a occuparsi del massimo del ciclo solare in corso - il 24esimo nella numerazione degli scienziati solari. Un massimo molto "minimo", addirittura il meno intenso registrato dai primi del novecento a oggi. Il segno distintivo di un massimo solare non è solo rappresentato dal numero di macchie che appaiono sulla superficie della stella, ma da un fenomeno magnetico massivo che investe la polarità del campo magnetico del sole. Ogni undici anni circa questa polarità si inverte e i poli geografici cambiano il segno magnetico. La prima notizia dell'imminenza di questo "rivoltamento" è arrivata alla fine di agosto dalla NASA, che ha prodotto anche un filmato illustrativo:



Il sole è talmente esteso rispetto a noi, che il meccanismo di inversione della polarità, la cosiddetta dinamo solare, non procede in modo repentino e uniforme. Ai due poli magnetici del sole il cambio avviene fuori sincrono e in un arco di tempo che può durare più di un anno. In questo momento, per esempio, il polo nord ha già cambiato la sua polarità magnetica e il sole si trova a essere una strana combinazione di due monopoli fusi insieme (la compensazione avviene sommando tutti i fenomeni su scala locale). Ma secondo la NASA ci sono tutti i segni di un possibile completamento del processo da qui alle prossime settimane. Nel periodo di inversione si verificano turbolenti cambiamenti anche nel "lenzuolo" di corrente elettrica generata dal movimento del sole immerso nel suo campo e questa corrente a sua volta può interagire con il sistema terrestre. Alcuni ipotizzano anche possibili influssi sul nostro clima, che in questo caso potrebbero anche compensare, in parte (anche se non arrestare), il surriscaldamento globale.
Per chi ascolta la radio l'attività solare e il suo influsso sulla ionosfera è molto importante anche su scale temporali molto brevi, la regola generale è che la propagazione sulle frequenze più alte delle onde corte può trarre molti benefici dalla forte attività, mentre viceversa un sole tranquillo è più amico dei segnali che si propagano nelle frequenze basse e nelle onde medie.

04 marzo 2011

Sole "senza macchie", colpa della corrente meridionale?

In un articolo pubblicato ieri su Nature e annunciato da una conferenza stampa alla NASA, un team di scienziati di Calcutta, Bozeman nel Montana e Cambridge nel Massachusetts ha presentato i risultati di un lungo studio di modellazione della dinamica solare, affermando di aver trovato la possibile spiegazione del minimo solare prolungato che ha caratterizzato il biennio tra il 2008 e il 2009, ritardando l'avvento del ciclo solare 24 attualmente in corso. In quel periodo gli astrofisici solari hanno contato un elevato numero di giorni "spotless", privi di macchie solari, il più alto da un secolo a questa parte. I fisici dell'atmosfera hanno invece registrato un abbassamento della temperatura degli strati alti dell'atmosfera, che in molti punti ha collassato come una mela che avvizisce. Questa contrazione dell'atmosfera ha influito sui cosiddetti detriti spaziali, i resti dei satelliti artificiali che in condizioni normali entrano in contatto con l'atmosfera e finiscono distrutti. A causa dell'abbassamento di quota di quest'ultima, i detriti si sono accumulati e sul pianeta sono piovute per buona misura grandi quantità di raggi cosmici. Il raffreddamento causato dalla diminuzione della quantità di raggi UV provenienti dalle macchie potrebbe avere conseguenze climatiche sulla temperatura complessiva della terra. In occasione del celebre "minimo di Maunder" nel '600, i climatologi tendono ad associare la prolungata assenza di macchie alla "miniglaciazione", durata una settantina di anni, che si era verificata allora.
Il modello proposto dagli scienziati può essere equiparato a una fabbrica di macchie solari e agli effetti distorsivi della "corrente meridionale" che circola, come una corrente oceanica, dalle regioni polari del sole in direzione del suo equatore, un vero e proprio "nastro trasportatore di macchie", che trascina i resti delle macchie consumate per 300 mila chilometri nella profondità del sole e riporta verso la superficie le macchie rigenerate.
Nella prima parte del periodo spotless questo nastro ha subito una forte accelerazione, trascinando i resti magnetici delle macchie in modo troppo vorticoso, creando una sorta di tappo. A quel punto la corrente meridionale ha subito un rallentamento e il meccanismo di rigenerazione magnetica è andato in tilt. Solo adesso la situazione si sarebbe normalizzata ma intanto i ricercato stanno affinando i loro strumenti predittivi per l'analisi del prossimo minimo.
Le ultime previsioni pubblicate proprio pochi giorni fa dal Marshall Space Flight Center dicono che con un numero "normalizzato" pari a 58 macchie raggiunto a metà 2013, il massimo del ciclo 24 sarà il più basso in quasi 200 anni.

Researchers Crack the Mystery of the Spotless Sun
03.02.11
In 2008-2009, sunspots almost completely disappeared for two years. Solar activity dropped to hundred-year lows; Earth's upper atmosphere cooled and collapsed; the sun’s magnetic field weakened, allowing cosmic rays to penetrate the Solar System in record numbers. It was a big event, and solar physicists openly wondered, where have all the sunspots gone?

Now they know. An answer is being published in the March 3rd edition of Nature. "Plasma currents deep inside the sun interfered with the formation of sunspots and prolonged solar minimum," says lead author Dibyendu Nandi of the Indian Institute of Science Education and Research in Kolkata. "Our conclusions are based on a new computer model of the sun's interior."
For years, solar physicists have recognized the importance of the sun's "Great Conveyor Belt." A vast system of plasma currents called ‘meridional flows’ (akin to ocean currents on Earth) travel along the sun's surface, plunge inward around the poles, and pop up again near the sun's equator. These looping currents play a key role in the 11-year solar cycle. When sunspots begin to decay, surface currents sweep up their magnetic remains and pull them down inside the star; 300,000 km below the surface, the sun’s magnetic dynamo amplifies the decaying magnetic fields. Re-animated sunspots become buoyant and bob up to the surface like a cork in water—voila! A new solar cycle is born.
For the first time, Nandi’s team believes they have developed a computer model that gets the physics right for all three aspects of this process--the magnetic dynamo, the conveyor belt, and the buoyant evolution of sunspot magnetic fields.
"According to our model, the trouble with sunspots actually began in back in the late 1990s during the upswing of Solar Cycle 23," says co-author Andrés Muñoz-Jaramillo of the Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics. "At that time, the conveyor belt sped up."
The fast-moving belt rapidly dragged sunspot corpses down to sun's inner dynamo for amplification. At first glance, this might seem to boost sunspot production, but no. When the remains of old sunspots reached the dynamo, they rode the belt through the amplification zone too hastily for full re-animation. Sunspot production was stunted.
Later, in the 2000s, according to the model, the Conveyor Belt slowed down again, allowing magnetic fields to spend more time in the amplification zone, but the damage was already done. New sunspots were in short supply. Adding insult to injury, the slow moving belt did little to assist re-animated sunspots on their journey back to the surface, delaying the onset of Solar Cycle 24. "The stage was set for the deepest solar minimum in a century," says co-author Petrus Martens of the Montana State University Department of Physics. Colleagues and supporters of the team are calling the new model a significant advance. "Understanding and predicting solar minimum is something we’ve never been able to do before---and it turns out to be very important," says Lika Guhathakurta of NASA’s Heliophysics Division in Washington, DC.
While Solar Max is relatively brief, lasting a few years punctuated by episodes of violent flaring, over and done in days, Solar Minimum can grind on for many years. The famous Maunder Minimum of the 17th century lasted 70 years and coincided with the deepest part of Europe's Little Ice Age. Researchers are still struggling to understand the connection.
One thing is clear: During long minima, strange things happen. In 2008-2009, the sun’s global magnetic field weakened and the solar wind subsided. Cosmic rays normally held at bay by the sun’s windy magnetism surged into the inner solar system. During the deepest solar minimum in a century, ironically, space became a more dangerous place to travel. At the same time, the heating action of UV rays normally provided by sunspots was absent, so Earth’s upper atmosphere began to cool and collapse. Space junk stopped decaying as rapidly as usual and started accumulating in Earth orbit. And so on….
Nandi notes that their new computer model explained not only the absence of sunspots but also the sun’s weakened magnetic field in 08-09. "It's confirmation that we’re on the right track."
Next step: NASA’s Solar Dynamics Observatory (SDO) can measure the motions of the sun’s conveyor belt—not just on the surface but deep inside, too. The technique is called helioseismology; it reveals the sun’s interior in much the same way that an ultrasound works on a pregnant woman. By plugging SDO’s high-quality data into the computer model, the researchers might be able to predict how future solar minima will unfold. SDO is just getting started, however, so forecasts will have to wait.
Indeed, much work remains to be done, but, says Guhathakurta, "finally, we may be cracking the mystery of the spotless sun."

12 maggio 2009

Il sound di "Radio sole". Ciclo 24: massimo tra 4 anni

Fabrizio Magrone mi ha ricordato oggi un articolo apparso il 9 maggio sul sito Spaceweather, un breve testo per presentare il fenomeno dei "radio burst", vere e proprie esplosioni di rumore in banda radio associato a fenomeni solari come brillamenti. Queste esplosioni non sono tutte uguali ma sono classificate in funzione della dinamica e della loro struttura dal punto di vista spettrale. Spaceweather riporta un link in cui l'evento, registrato da un radiotelescopio del Nuovo Messico "puntato" su una frequenza di 21,1 MHz, può essere addirittura ascoltato. Questa la traccia grafica della radioesplosione, che mescola due fenomeni di Tipo III e V (la tabella classificativa inclusa viene dall'australiano IPS).


La stessa Spaceweather pubblicava qualche giorno prima un altro articolo, in cui si azzardano le prime stime sull'intensità e l'andamento del nuovo ciclo solare, il numero 24. Il picco, che dovrebbe essere raggiunto piuttosto lentamente, cioè tra quattro anni, sembra destinato a collocare il ciclo solare su un livello abbastanza basso, come non succedeva da 80 anni. Questo è il sito della NOAA dove il ciclo viene seguito passo dopo passo e dove si trovano molti grafici.



24 settembre 2008

Analisi dei cicli solari, un nuovo minimo di Dalton?


Mi capita ogni tanto di intercettare i contributi pubblicati sul sito Watts up with that, il blog in cui Anthony Watts riversa i suoi "Commentary on puzzling things in life, nature, science, technology, and recent news". Il focus dell'interesse di Watts è la climatologia, ma anche le questioni solari e geofisiche occupano un posto prominente. Nel post del 22 settembre Watts si interroga sul possibile andamento del ciclo solare 24, guardando alla macchia apparsa in questi giorni (sembra già in via di scioglimento, a proposito) e citando un astrofisico belga, Jan Jansens, che sul suo sito Soalemon (interessantissimo anche lui) prevede una certa similitudine tra l'attuale e due cicli precedenti.
Ma la chicca di questo post è il fantastico grafico di lettura molto intuitiva. Il grafico, di cui non capisco la fonte, rappresenta una trasformata a pacchetto d'onda di Morlet degli ultimi due secoli e mezzo di dati relativi allo Smoothed Sunspot Number, li numero normalizzato di macchie solari. Avete mai sentito di questa trasformata? Io no. Da quello che leggo (e riesco a capire) su Wikipedia è una sorta di ibrido tra analisi statistica gaussiana e trasformata di Fourier ed è stata inventata da Jean Morlet, un geofisico francese che studiava le tecniche di trattamento del segnale alle frequenze ELF per le indagini petrolifere. Il grafico riportato da Watts si legge nel tempo lungo l'asse orizzontale e per la periodicità dei segni di attività del sole (le macchie) lungo il verticale. Il codice cromatico indica invece l'intensità dei picchi, dal blu (meno intenso) al rosso (più intenso). Sulla linea tracciata in corrispondenza della "altezza" della periodicità di undici anni si vedono chiaramente gli ovali rosso intenso che corrispondono ai picchi del ciclo undecennale di Schwabe. Poi ci sono le linee della subperiodicità, il ciclo di Hale di circa 22 anni e quello di 44 anni. Watts però fa notare un particolare. Il nostro ciclo attuale, li 24, inizia in pratica all'estrema destra del grafico, dove se osservate bene c'è una sottile area verticale tutta blu, una "sacca" in cui l'attività solare è minima. L'unico punto del grafico in cui si verifica la stessa rarefazione è guarda caso quella corrispondente al minimo di Dalton di inizio '800. Giustamente Watts si chiede se stiamo assistendo a una ripetizione della seria iniziata duecento anni fa o se il ciclo 24 subirà una impennata e la famosa sottile area blu verrà riassorbita.
New Cycle 24 Sunspot and SSN wavelet analysis
22 09 2008

Maybe there is some hope for SC24 ramping up this year yet. This appears to be the largest SC24 spot to date. Previous SC24 spots have faded quickly, we’ll see how long this one lasts.
In other news, Jan Jansens reports that SC23-24 continues to behave much more like cycles in the late 19th and early 20th century. See this:
http://users.telenet.be/j.janssens/SC23web/SCweb8.pdf
Also, courtesy Basil, a new way to look at sunspot numbers. This is a Morlet wavelet transform of smoothed sunspot numbers (SSN).
Time is read along the horizontal axis, and a time scale is drawn across the top of the image. Frequency is read on the verticle axis. The scale is 2**x months, where is is 1,2,3..9. So 2**7 is 128 months. I’ve drawn lines at approximately 11 yrs, 22 yrs, and 44 yrs. Amplitude is indicated by color. The basic 11 year Schwabe cycle is clearly indicated by the red ovals bisected by the line for 11 years. I’ve noted the Dalton Minimum, which is clearly different in character than the other cycles — with weaker and longer solar cycles. It is subtle, but you can see the weaker intensity of solar cycles 10-15 compared to solar cycles 16-23 in the weaker color of the earlier cycles. There is clearly enhanced activity, and of longer duration, at the end of the 20th century.
There is also a weaker, but distinct, level of activity at 22 years, the double sunspot of Hale cycle. The last three Hale cycles have been stronger than earlier Hale cycles. There is some indication of a double Hale cycle (~44 years) and at the top of the graph, we’re in Gleissberg cycle territory.
Now, for an interesting observation and speculation, note that at present, which is at the right edge of the chart, from the 11 yr line to the top it is all blue. There is only one other place on the entire chart where we can draw a vertical line from the 11 yr line to the top without it crossing some portion of color other than blue. Can you find it? (It is right at the beginning of Solar Cycle 5, i.e. the Dalton Minimum). Are we watching the beginning of a new 200 year cycle like what began with the Dalton Minimum in the early 1800’s? Obviously, no one knows. But the current transition is certainly unusual, and invites comparison to past transitions.

22 settembre 2008

Macchie solari e foto aurorali per il ciclo 24

Oggi alle 15.44 UT il sole ha attraversato la linea dell'equatore celeste. Buon equinozio e buon autunno a tutti! La stagione degli ascolti asiatici ha inizio e Giampaolo Galassi mi segnalava l'altra sera le prime giapponesi in onde medie verso le 20.30 UTC. Ma la notizia del giorno, dopo un mese di agosto con il sole senza macchie, è la comparsa sul disco solare di un gruppo di macchie (piccole, sono grandi "solo" quanto la terra) chiaramente appartenenti al ciclo 24, quello nuovo. La polarità inversa rispetto alle macchie del 23esimo è un sintomo inequivocabile.
Molto è stato detto sui possibili effetti, anche climatologici, di un ciclo solare a bassa intensità. Io continuo ad avere la sensazione che dovremmo prendere con un po' di scetticismo in più la mole di misurazioni strumentali che stiamo accumulando, senza mai dimenticare che lo stiamo facendo da pochi decenni con tale dovizia di cifre dopo la virgola. Vedrete che il ciclo, che dopotutto ne dura undici, di anni, avrà modo di recuperare. A dispetto di una attività molto bassa il 9 agosto scorso è stata segnalata un'aurora boreale. Auguriamoci che sia possibile tornare a vederne qualcuna anche alle nostre latitudini, come è avvenuto qualche anno fa in fase di massimo discendente. E' uno degli spettacoli naturali più indescrivibili e mi piace celebrare la prima macchia importante del nuovo ciclo con un link al sito di Tony Prower, fotografo di aurore. Tony my ha scritto una ventina di giorni fa chiedendomi di scambiarci i collegamenti ai rispettivi siti. Abita in Islanda, il nostro fortunato amico, e pubblica regolarmente le sue fotografie di paesaggi, tramonti e northern lights sul suo spazio Iceland Aurora. Non potete immaginare quanto lo invidio. Tony, a few notes in your language - and please forgive the delay - just to say how I appreciated your message and how I feel flattered by your link exchange proposal. Your photo album is the most impressive I've ever seen as far as aurora and twilight landscapes are concerned, and I'm happy to contribute, albeit minimally, to its promotion. Thanks and let's keep in touch.



NEW SUNSPOT: For the first time in months, a significant sunspot is emerging on the sun. It is a fast-growing active region with two dark cores, each larger than Earth. The magnetic polarity of the sunspot identifies it as a member of new Sunspot Cycle 24. Because the year 2008 has brought so many blank suns, some observers have wondered if we are ever going to climb out of the ongoing deep solar minimum. Today's new sunspot is an encouraging sign that the 11-year solar cycle is indeed progressing, albeit slowly.

07 giugno 2008

Ciclo solare 24, la partenza slitta al marzo 2009?

Nuova previsione per l'inizio del ciclo solare 24, che sembra slittare sempre più in là nel tempo. Il panel di esperti che fa capo al sito del NOAA americano ora prevede che il minimo vero e proprio per il ciclo 23 si verificherà l'anno prossimo, il 2009, verso marzo. Nel giro di un paio d'anni si dovrebbe raggiungere già un massimo, che in base alle finestre di tolleranza dei modelli potrebbe anche essere molto meno elevato rispetto al ciclo che si chiude ora.



09 gennaio 2008

Buon Capodanno, sole


Stavo guardando ora su Repubblica.it la minigalleria di fotografie notturne dalla base antartica australiana di Casey, con gli spettacolari effetti di una aurora australe. E' in un certo senso il Capodanno del sole, che proprio in queste settimane chiude il ciclo 23 e inaugura il ciclo numero 24 (RP, non faccio per vantarmi, ha già dato la notizia quasi un mese fa). Verso metà dicembra era stata avvistata alle alte latitudini settentrionali del disco solare una zona di addensamento magnetico con polarità invertita, non ancora una macchia ma il segno incontrovertibile che le cose stavano cambiando. Un ciclo è sempre caratterizzato da un preciso andamento delle macchie che lo caratterizzano. Mentre il sole gira su stesso le macchie si spostano da nord verso sud, con una zona di una determinata polarità che "guida" il movimento (leading polarity) e una di polarità opposta che segue (trailing polarity). Quando raggiungono l'altro emisfero invertono questa polarità. Nell'immagine pubblicata dal centro belga SIDC, si nota il grande gruppo poco sotto l'equatore, con la leading polarity negativa (nera) e la trailing positiva (bianca). Verso i 30 di latitudine nord ecco una piccola macchia con la stessa polarità: non dovrebbe essere così se questa macchia appartenesse al ciclo 23, le cui aree di addensamento partivano dal nord con una leading polarity positiva. Questa macchietta appartiene al "nuovo" sole, che secondo gli esperti dovrebbe essere molto attivo.
E infatti, la nostra aurora australe potrebbe essere legata al primo evento "halo" CME (eiezione di materia coronale, uno sbuffo di plasma denso che approfitta di una smagliatura magnetica per proiettare le sue linee di intenso magnetismo verso lo spazio) del nuovo ciclo. Dopo poche ore, gli effetti dei CME si fanno sentire sul nostro campo geomagnetico determinando aurore ed effetti di assorbimento sui tracciati propagativi delle onde radio. Un'altra CME di classe C o possibilmente M si era verificata proprio il 31, questo "alone" dell'8 è successivo. Il Solar Influences Data Analysis Center di Bruxelles pubblica un magnetogramma della prima macchia del ciclo 24 catturato tra il 4 e 5 gennaio, con un disegno inviato dall'Osservatorio Astrofisico di Catania e altre informazioni che arrivano tra l'altro da un piccolo osservatorio del Canton Ticino, la Specola Solare Ticinese di Locarno, che nel 2007 ha celebrato il suo mezzo secolo di vita. Auguri!

28 aprile 2007

Pochi consensi sul ciclo solare numero 24

Mentre la macchia solare 953 continua il suo percorso apparente (è il sole che sta girando sul proprio asse) verso il centro del disco, portando con sé un potenziale di brillamenti e tempeste geomagnetiche per i prossimi giorni, gli scienziati si sono riuniti a Boulder, in Colorado, per discutere delle previsioni relative al prossimo ciclo solare, il numero 24, che dovrebbe iniziare il prossimo marzo per raggiungere il suo picco verso il 2011 (quando probabilmente non ci saranno più molte stazioni in onde corte locali da ascoltare). C'è chi pensa che sarà molto intenso, ma come sempre le proiezioni sono alquanto variabili.

This week in Boulder, Colorado, a group of leading solar physicists met to compare and discuss their predictions for the next solar maximum. On April 25th they held a press conference and announced ... a split decision. One camp holds that Solar Cycle 24 will be intense and peak in 2011; a second group predicts a much weaker maximum in 2012. As a community, solar physicists are still undecided on the best way to predict solar activity. The plot is a summary of 40 different forecasts, none of which agree in detail. The confusion won't last forever. As Cycle 24 unfolds, the sun itself will tell us which is correct.
Researchers were able to agree on one thing: Solar activity is entering a period of deep minimum. Based on declining sunspot numbers and other factors, the cycle should hit rock bottom in March 2008 plus or minus six months.


Questo è il testo parziale del comunicato stampa rilasciato dopo l'incontro cui si riferiva la notizia apparsa oggi su Spaceweather.com. Un approfondimento della notizia si può leggere su Science Daily di ieri.
NEXT SOLAR STORM CYCLE WILL START LATE

Experts Split Over Intensity

The next 11-year cycle of solar storms will most likely start next March and peak in late 2011 or mid-2012 – up to a year later than expected – according to a forecast issued today by NOAA’s Space Environment Center in coordination with an international panel of solar experts.
Expected to start last fall, the delayed onset of Solar Cycle 24 stymied the panel and left them evenly split on whether a weak or strong period of solar storms lies ahead, but neither group predicts a record-breaker. The Space Environment Center led the prediction panel and issued the forecast at its annual Space Weather Workshop in Boulder. NASA sponsored the panel.
“The Space Environment Center’s space weather alerts, warnings, and forecasts are a critical component of NOAA’s seamless stewardship of the Earth’s total environment, from the Sun to the sea,” said retired Vice Adm. Conrad C. Lautenbacher, Ph.D., undersecretary of commerce for oceans and atmosphere and NOAA administrator.
During an active solar period, violent eruptions occur more often on the Sun. Solar flares and vast explosions, known as coronal mass ejections, shoot energetic photons and highly charged matter toward Earth, jolting the planet’s ionosphere and geomagnetic field, potentially affecting power grids, critical military and airline communications, satellites, Global Positioning System signals, and even threatening astronauts with harmful radiation. These same storms illuminate night skies with brilliant sheets of red and green known as auroras, or the northern or southern lights.
Solar cycle intensity is measured in maximum number of sunspots – dark blotches on the Sun that mark areas of heightened magnetic activity. The more sunspots there are, the more likely it is that major solar storms will occur.
In the cycle forecast issued today, half of the panel predicts a moderately strong cycle of 140 sunspots, plus or minus 20, expected to peak in October of 2011. The other half predicts a moderately weak cycle of 90 sunspots, plus or minus 10, peaking in August of 2012. An average solar cycle ranges from 75 to 155 sunspots. The late decline of Cycle 23 has helped shift the panel away from its earlier leaning toward a strong Cycle 24. Now the group is evenly split between strong and weak.
“By giving a long-term outlook, we’re advancing a new field—space climate—that’s still in its infancy,” said retired Air Force Brig. Gen. David L. Johnson, director of NOAA’s National Weather Service. “Issuing a cycle prediction of the onset this far in advance lies on the very edge of what we know about the Sun.”
Scientists have issued cycle predictions only twice before. In 1989, a panel met to predict Cycle 22, which peaked that same year. Scientists met again in September of 1996 to predict Cycle 23—six months after the cycle had begun. Both groups did better at predicting timing than intensity, according to Space Environment Center scientist Douglas Biesecker, who chairs the current panel. He describes the group’s confidence level as “high” for its estimate of a March 2008 onset and “moderate” overall for the two estimates of peak sunspot number and when those peaks would occur.
One disagreement among the current panel members centers on the importance of magnetic fields around the Sun’s poles as the previous cycle decays. End-cycle polar fields are the bedrock of the approach predicting a weak Cycle 24. The strong-cycle forecasters place more importance on other precursors extending over a several-cycle history. Another clue will be whether Cycle 24 sunspots appear by mid 2008. If not, the strong-cycle group might change their forecast.
The first year after solar minimum, marking the end of Cycle 23, will provide the information scientists need to arrive at a consensus. NOAA and the panel decided to issue their best estimate now and update the forecast as the cycle progresses, since Space Environment Center customers have been requesting a forecast for over a year.
“The panelists in each camp have clear views on why they believe in their prediction, why they might be wrong, and what it would take to change their minds,” said Biesecker. “We’re on the verge of understanding and agreeing on which precursors are most important in predicting future solar activity.”