In previsione del "beach DX" estivo, ho ordinato presso uno dei soliti eBay shop di Hong Kong una radiolina Tecsun PL-390 con doppio altoparlante, uno degli ultimi nati della serie con chip DSP SiLabs. Poco meno di 36 euro più 18 e rotti di spedizione, meno di 55 euro complessivi consegnato senza sovrattasse a soli otto giorni dall'ordine online. In genere il primo test di ascolto empirico cui sottopongo i miei acquisti è la sintonia della frequenza ticinese del primo programma della radio della Svizzera tedesca DRS1, i 93 MHz. A Milano non è una frequenza impossibile, ma un normale ricevitore FM di solito non ce la fa, soprattutto non è abbastanza selettivo. Invece come sempre i filtri adattativi implementati nel PL-390 riescono a tirar fuori un segnale più che decente, malgrado abbia effettuato la prova nel mio ufficio, in un seminterrato (con un po' di spazio davanti), in zona periferica ovest. L'apparecchietto gode di una buona fama in banda FM e di primo acchito mi sembra di poterla confermare. La radiolina dispone di due altoparlanti per l'ascolto radiofonico e ne esistono due versioni fisicamente simili ma con alcune funzionalità aggiuntive. Il 398MP (50 euro invece di 36) è in grado di riprodurre file MP3 residenti su una schedina flash (purtroppo non è in grado di registrare in MP3, altrimenti l'avrei preso subito), mentre il 398BT (63 euro), può fungere da speaker portatile Bluetooth.
Ascolto, linguaggi, tecnologie, storia, geopolitica, cultura della radio: emittenti locali, internazionali e pirata • Web radio • radio digitale • streaming music • ham radio • software defined and cognitive radio • radiocomunicazioni • regolamentazione
30 maggio 2012
29 maggio 2012
Insignia Narrator, la radio (digitale) con i bottoni parlanti che guida i ciechi

Dovrebbe entrare in commercio a luglio negli Stati Uniti e punta a diventare un ricevitore radiofonico di riferimento per ciechi e ipovedenti, grazie a una interfaccia operativa sviluppata in collaborazione con la IAAIS, International Association for Audio Information Services, una organizzazione americana che si prefigge l'obiettivo del superamento delle barriere che impediscono ai non vedenti di accedere alle informazioni stampate. La IAAIS si occupa per esempio di produrre e diffondere contenuti testuali in audiolettura e saranno proprio questi "prompt vocali" a caratterizzare Insignia Narrator, un apparecchio radio per l'AM e l'FM analogiche e digitali (HD Radio) realizzato per conto del brand di elettronica di consumo della catena commerciale Best Buy.
Narrator costa poco meno di 100 dollari e potrà ricevere i programmi analogici e digitali, inclusi quelli "secondari" che grazie a HD Radio sono diffusi sulla frequenza principale di una stazione radio. Negli Stati Uniti finora trasmissioni di questo tipo erano possibili anche sfruttando delle sottoportanti nascoste nel segnale analogico FM e utilizzando speciali ricevitori (come questo realizzato da Sight into Sound, una società che ha partecipato alla progettazione di Narrator). Il dispositivo è stato presentato recentemente in occasione di un convegno organizzato dalla IAAIS a Houston, nel Texas.
Con l'avvento del sistema di radio digitale Ibiquity HD Radio è diventato ancora più facile trasmettere contenuti aggiuntivi e anche se il successo commerciale della tecnologia non è stato stellare, diverse stazioni ne hanno approfittato per lanciare nuovi programmi e servizi. Con una radio come Narrator, l'utilizzatore non vedente potrà fare a meno di essere aiutato per orientarsi tra i comandi dell'apparecchio. Il manuale utente è registrato su CD i tasti sono chiaramente contrassegnati in rilievo e una speciale "modalità accessibile" aziona una speciale etichetta vocale che serve a guidare le impostazioni. Tra le caratteristiche non viene citata la lettura in sintesi vocale delle informazioni visualizzate sul display, ma immagino che non sia difficile pensare a una simile evoluzione in una successiva versione del prodotto. Un aspetto non trascurabile è che era parecchio tempo che sul mercato americano non veniva presentato una radio digitale da tavolo a prezzo contenuto. Forse HD Radio potrebbe trovare un insperato sostegno proprio rivolgendosi a fasce di utenza con particolari necessità.
Elonics E4000: il chip-maker liquida i suoi brevetti. Addio SDR lowcost?

Forse è meglio affrettarsi nell'acquistare una chiavetta USB per la ricezione del DVB-T, quelle che che grazie a un "hack" software possono essere utilizzate per sperimentare con poca spesa la Software Defined Radio. I modelli di chiavetta interessati a questi esperimenti si basano su un chip della scozzese Elonics, un tuner digitale a larga banda siglato "E4000". Ora però è saltata fuori la notizia che Elonics ha messo in liquidazione i suoi brevetti, affidando la vendita a Metis Partners una società di consulenza di Glasgow. L'eventuale acquirente si prende tutto, brevetti, schemi, documentazione, contatti marketing, persino i siti Web. In 18 mesi di produzione il tuner E4000 ha venduto 350 mila pezzi e una successiva versione E4005 già un migliaio di pezzi. E' del tutto probabile che questi asset interessino un'altra società o un grosso gruppo di elettronica, ma è anche possibile che questo prodotto abbia raggiunto la sua "end of life" come si dice in gergo. Sarebbe un vero peccato, anche perché è il chip che viene utilizzato dalla piattaforma SDR Funcube Dongle. Nel mondo radioamatoriale gli esperimenti continueranno come hanno sempre fatto, ma comunque vada a finire, fareste bene a ordinare qualche chiavetta in più.
28 maggio 2012
Player.fm, il podcasting Web-based orienta e facilita l'accesso all'audio di qualità
C'è un nuovo servizio, rigorosamente Web-based, che cerca di rilanciare il concetto di podcasting attraverso un modello che unisce la praticità di una gestione semplificata della sottoscrizione e dell'ascolto al valore dato da una ampia disponibilità di contenuti preselezionati. La soluzione si chiama Player.fm (segnalata dal solito Francesco Delucia) ed è stata messa a punto da Micheal Mahemoff, un programmatore che ha anche curato le relazioni con gli sviluppatori per conto di Google. La semplicità del sito Player.fm cela in realtà una elevata complessità del software utilizzato. Michael nel suo blog "Software As She’s Developed" stila un conciso elenco di tecnologie utilizzate: Rails 3.1 lato server, Twitter Bootstrap e Font Awesome per le icone; HAML, SASS+Bourbon, CoffeeScript, HTML5 history per consentire l'ascolto dei podcast senza interrompere le esplorazioni con il browser; SoundManager 2 con Flash ed eventualmente il ricorso all'audio di HTML5 a seconda dei casi; RSS, JSON, OPML più l'import/export in solo testo.
Un labirinto di programmazione per ottenere una guida al podcasting che organizza i contenuti in canali tematici e che permette di visualizzare i programmi da ascoltare e accedervi con pochissimi click, sempre restando dentro alla finestra di Player.fm. L'utente registrato può segnalare nuovi podcast oppure importarne i feed direttamente nella propria playlist personale. Una volta inseriti in questa playlist i feed XML dei podcast verranno importati direttamente da Player.fm, che presenterà gli elenchi aggiornati alle ultime trasmissioni caricate. Ma è anche possibile utilizzare i feed così aggregati in altri programmi di sottoscrizione, specialmente se si vuole fare in modo che l'ascolto avvenga anche su dispositivi mobili in assenza di connettività alla rete. Niente poi impedisce di scaricare sul proprio disco i file .mp3 associati alle icone presenti nelle liste di Player.fm.

L'idea di Mahemoff era proprio quella di creare uno spazio in the cloud per consentire a tutti di organizzare e condividere i feed ai podcast migliori. Volutamente, Player.fm non ha una app per iPhone o Android: al massimo permette di creare sulla scrivania dello smartphone una icona con il link all'indirizzo Web. Tutto è ottimizzato per essere visualizzato in modo chiaro anche sui browser mobili. La riproduzione può avvenire attraverso il player integrato, in realtà tutto funziona più o meno come nel sito di una Web radio. Dai link o dal player si può accedere a una scheda di presentazione dei singoli podcast.
E' proprio la grande solidità tecnologica a rendere questo prodotto estremamente interessante. Trovo che abbia una forte complementarietà con i concetti realizzati dalla piattaforma italiana Drivecast, che funge anch'essa da potente aggregatore di flussi audio estendendone però la fruizione al mondo offline attraverso lettori MP3, autoradio e chiavette. Quel che manca a Drivecast, è la selezione, la curatela dei contenuti. Mentre a Player.fm mancano funzionalità innovative come la possibilità di costruire con Drivecast i propri podcast registrando lo stream delle stazioni radio sul Web. Gli amanti della radiofonia e del podcasting di qualità trarrebbero grandi benefici dalle possibili sinergie con questi due strumenti.
Flipboard goes audio: l'evoluzione del podcasting?

E' già difficile analizzare l'impatto dell'iPad sul consumo di notizie. Le cose si complicano ulteriormente quando si cerca di valutare l'impatto di una applicazione come Flipboard - un servizio di "instant magazine" che vi permette di visualizzare i vostri feed preferiti, più una ampia selezione di materiali che Flipboard "estrae" da diverse fonde e ridistribuisce attraverso canali tematici, in una accattivante interfaccia da e-Zine digitale - sull'impiego di uno strumento come iPad (ma presto la app giornalistica sarà disponibile anche per Android). Ora, con la notizia dell'integrazione di flussi audio nella nuova versione, la 1.9, di Flipboard (disponibile gratuitamente su App Store, appena aggiornata in 1.9.1), il discorso si fa veramente intricato.

Flipboard si proponeva finora come una nuova metafora di lettura, sostanzialmente un modo più elegante per rivestire i contenuti graficamente poveri veicolati tramite RSS. Il risultato ottenuto non manca certo di spettacolarità: Flipboard è efficace come una pagina Web ma non necessita dell'intervento di un grafico, è una rivista che cambia continuamente da sola. Ora all'interno del suo menu tematico (segnalibro rosso in alto a destra) si trova anche una sezione audio, già molto fornita. Diversi contenuti vengono dalla collaborazione con la radio pubblica americana NPR e con la piattaforma SoundCloud. Nelle notizie in cui è presente la classica freccia nera, basta cliccare sul simbolo play per ascoltare i vari contributi (che possono anche essere squisitamente musicali). Un ascolto che può eventualmente proseguire mentre si leggono altre notizie. La sonorizzazione di Flipboard tra l'altro non si ferma qui perché con la nuova versione è stato aggiunto anche il supporto della tecnologia Apple VoiceOver, che permetterà all'ipovedente di accedere ai testi in sintesi vocale.
E' la fine del podcasting come lo conosciamo o l'inizio di un fenomeno nuovo, che darà alle stazioni radio tradizionali una opportunità in più? Comunque vada a finire, trattandosi dell'ennesimo modello giornalistico tutto da verificare nella sua sostenibilità di lungo termine, è il segno che dopo il primato del testo e la tirannia di You Tube, si sta facendo strada l'idea di una multimedialità più equilibrata e aperta agli incroci e alle contaminazioni.
27 maggio 2012
Al milanese Teatro Oscar, Lear vittima di un amore troppo scontato

Se abitate a Milano o dintorni e vi piace il teatro, c'è ancora tutta la settimana di cartellone nella sala Oscar di via Lattanzio (la zona è quella di piazzale Lodi a pochi passi dalla famosa Cascina Cuccagna) per il Re Lear di William Shakespeare nella personale rilettura del Pacta dei Teatri di Riccardo Magherini, un attore italiano che oltre a una certa notorietà televisiva (presta voce e volto a diversi spot divertenti e compare in alcune sitcom popolari), vanta un notevole estro registico e una spiccata capacità di distillare testi e situazioni teatrali e letterarie. Riccardo recita nel "suo" Lear con la moglie Genni D'Aquino e altri tre attori di grande esperienza, Annig Raimondi, Francesco Paolo Cosenza e Antonio Rosti, cinque interpreti che a turno indossano i panni di quasi tutti i personaggi di un'opera dalla trama complicata, ma di fatto dominata dal protagonista e del suo conte di Gloucester, entrambi coinvolti in una divagazione sulle tragiche, irreversibili conseguenze di decisioni dettate più dal cedimento alle lusinghe di un amore troppo scontato per essere autentico, che dalla giustificata senilità dei due vecchi.
Vi invito caldamente a seguire il Lear pactiano non perché sia un buon conoscente, posso dire un amico di Riccardo e Genni e un sincero ammiratore del loro mestiere, ma per la travolgente, emozionante efficacia di una operazione che in teatro non è mai facile portare a termine: asciugare una scrittura tanto intricata da tutte le sue parti secondarie, riducendo diverse ore di pesante teatro classico a un corposo atto unico giocato su una sorta di impressionismo letterario. Che nulla toglie e soprattutto nulla aggiunge al testo originale. Anzi, il "corto" Lear di Magherini è sorprendentemente filologico, come se il processo di distillazione avvenuto aiutasse ad avvicinarsi alla datata retorica shakespeariana, mettendone in risalto la modernissima psicologia.
Chi conosce la storia di Re Lear - ed è probabile nella Milano che ancora ricorda quello di Strehler - non può perdere questa impressionante, densissima rilettura. Se non conoscessimo la storia, come spettatori saremmo perduti senza questo prezioso condensato, un brodo primordiale e ristretto di follia umana e teatrale. Convincenti e fedelissime l'analisi e l'interpretazione, bravi e sincronizzati i proteiformi attori, saggi, lungimiranti e generosi i folli della vicenda, stolti e gretti i "sani di mente". Commovente e sobria la ripudiata Cordelia, cantata più che interpretata da Genni e Annig in duetti di sapore greco. Realistici e barbarici i costumi tra il pre-raffaellita e i mamuthones, scene e scenografie tra Vienna ed Elsinore, corruschi effetti sonori e le luci… Le luci! Affilate e accecanti come le lame sui poveri occhi del Gloster. I cinque attori sono la tempesta profetica di un sogno sul far dell'estate. Pacta dei Teatri, l'insegna che ha ormai sostituito quella inagurata dalla compagnia di Magherini già di stanza al Teatro Arsenale, vale il "The Globe". E forse qualcosa in più.
Venerdì 25 maggio Simona Spaventa ha recensito lo spettacolo per Repubblica. Una critica molto positiva, che tuttavia muove al regista più di una riserva davanti a un finale apparso al quotidiano troppo sfilacciato. Ripensando alle sensazioni della mia intensa serata, ricordo anch'io di avere provato sul finale un vago retrogusto di appetito insoddisfatto. Retrogusto su cui ho rimuginato alquanto. Spaventa dice in sostanza che i tagli praticati a un Lear trasformato in un cechoviano atto unico tolgono all'opera profondità e spessore. E' una semplificazione che non mi trova concorde. Re Lear è la narrazione di una conseguenza, quella di una fallace decisione dettata come si è detto da lusinga, senilità, affetti mal riposti. E dovrebbe intitolarsi "King Lear and Earl of Gloster": il primo impazzito, il secondo cieco prima e accecato poi. A mio parere Magherini ha gestito il suo procedimento di decostruzione e ricostruzione con una estrema attenzione al dettaglio nelle scene iniziali, preservando quasi tutto dell'originale attraverso una dosata compressione. Poi, man mano che i due protagonisti si allontanano, defilandosi dal piano della realtà (Lear lo fa di primo acchito, da cui il fatale errore di valutazione sull'eredità da ripartire tra le figlie), alcuni particolari della storia si perdono nella nebbia delle foreste attraversate dai due vecchi dissennati e dai loro presunti insani accompagnatori. Quel mio appetito insoddisfatto e forse la conclusione cui è arrivata la critica di Repubblica sono per così dire ingenui, superficiali: da spettatori un po' pigri ci aspettavamo una "conclusione", peggio ancora una "morale" della storia, la rassicurante fuga nell'ultimo concertato del Don Giovanni ("Questo è il fin di chi fa mal") che Da Ponte e Mozart appiccicarono per mal celare la loro smaccata simpatia per il libertino appena "ingluviato" dalle fiamme di un inferno piccolo borghese ante litteram. Ma la conclusione vera del Lear - lo si capisce bene proprio grazie a Magherini e alla sua compagnia - è nella premessa: l'amore vero e profondo è infinitamente più scomodo, più impervio di quello dichiarato a parole. Non riconoscerne le asperità porta ineluttabilmente alla infelicità e alla rovina e poco conta se alcuni personaggi del Lear messo in scena all'Oscar perdono alla fine di consistenza e trama. Non è un puzzle, questo, o la meccanica regia di un giallo di Hitchcock, non c'è bisogno che i pezzi della storia vadano al loro posto se i pazzi della storia fanno le loro amare scoperte. Forse è vero che uno spettatore informato dei fatti, uno che conosca la versione canonica di Lear, può apprezzare maggiormente il lavoro di Pacta, ma nel quasi concitato inizio c'è già tutto. E come sempre in Shakespeare, può bastare per una vita. Davvero una prova superba, senza alcuna piaggeria da amico-conoscente.
26 maggio 2012
Rivet, un software open source per analisi radiotelegrafiche non convenzionali

Ian Wraith, inglese specializzato nel monitoraggio di stazioni non broadcast (suo diversi anni fa un software FTrunk, per l'ascolto di trasmissioni UHF in modalità punto-multipunto "trunked", ovvero a frequenza condivisa ) sta portando avanti un nuovo progetto per la demodulazione di segnali radio-telex di natura un po' speciale. I modi di trasmissione supportati da Rivet, questo il nome dell'applicazione, sono quelli utilizzati da stazioni quasi sempre di matrice militare o dei servizi di informazione e controspionaggio. Sono modalità in genere non supportate dai vari prodotti semi-professionali utilizzati dagli appassionati. Sigle un po' misteriose come XPA, Crowd36, tecniche di trasmissione delle informazioni (che tra l'altro sono quasi sempre ulteriormente cifrate) che ritroviamo sulle pagine di un sito come Pryiom.org, tutto dedicato all'analisi delle stazioni radio militari o spionistiche.
Rivet permette di decodificare messaggi trasmessi sulle onde corte in modi digitali che molto spesso sono "politonali" e in cuffia suonano come se fossero prodotti da strani organetti meccanici. Decodificare, ma ovviamente non decifrare: per questo occorrerebbe una capacità di analisi degna di ben altri strumenti computazionali e in molti casi risulta addirittura impossibile dal punto di vista matematico. Un grosso vantaggio di Rivet è la sua scrittura in Java, cosa che lo rende compatibile con computer Win e Mac. Ian ha anche realizzato una piccola raccolta di file campione per consentire la corretta messa a punto del software e può essere utile per familiarizzarsi con certi suoni. Il programma può essere prelevato da Github è completamente open source e può spalancare le porte su un aspetto delle comunicazioni HF dai risvolti un po' inquietanti, che spazia dalle stazioni spionistiche fino ai messaggi dei network di sorveglianza aerea.
Heterodyne per OpenHPSDR, i client software defined radio alla conquista di OS X e iOS
E' ancora un progetto sperimentale e riguarda tra l'altro una piattaforma hardware SDR di nicchia, OpenHPSDR, sviluppata in ambito strettamente radioamatoriale. Ma Heterodyne, così si chiama il software per ambiente Mac/iOS da Jeremy McDermond, NH6Z, è una bella dimostrazione del ruolo che la piattaforma Apple potrebbe avere in un settore ancora dominato da progetti Windows. E' inevitabile che il Mac, la cui quota di mercato diventa cospicua, e i vari prodotti iOS, favoriscano lo sviluppo di soluzioni come queste (vedi il caso di SDR#, altrimenti noto come SDRsharp).
Jeremy ha realizzato questo filmato YouTube in occasione dell'incontro di Dayton, evento-clou degli appassionati di SDR radioamatoriale negli Usa.
OpenBeacon, il radiofaro amatoriale in Creative Commons
Mentre dagli Stati Uniti arriva la notizia del prossimo ritorno sul mercato del marchio Heathkit, storico protagonista del mondo dell'autocostruzione radioamatoriale (non sarà prima dell'estate), un altro "circuit maker" americano, Jason Milldrun NT7S, ha appena sfornato un interessante progetto: OpenBeacon. Si tratta di un piccolo circuito per la trasmissione di segnali-faro a bassissima potenza nella banda amatoriale dei 30 metri e Milldrun lo ha concepito come progetto interamente openhardware e open source. Lo schema elettronico, rilasciato in Creative Commons, è liberamente disponibile ma chi vuole può acquistare per 40 dollari un kit con tutti i componenti necessari e una schedina su cui saldarli. Interessante la parte software: OpenBeacon può gestire le principali modalità di trasmissione per questo tipo di radiofari sperimentali (utilizzati per sfidare i record di distanza con potenze molto basse e per studi propagativi, ovviamente da parte di radioamatori autorizzati) e la gestione avviene attraverso la porta USB dei computer, con client software per Win, Linux e Mac. OpenBeacon può operare in CW, QRSS, DFCW, Sequential Multi-tone Hellschreiber, Glyphcode, WSPR (sperimentale).
25 maggio 2012
Studio 1 debutterà a fine giugno: sincroAM, FM stereo avanzata e ricevitori "virtuali"

Come era prevedibile all'avvicinarsi di un evento come la fiera radioamatoriale di Friedrichshafen, il mercato di scambio più importante dell'intero settore hobbystico della radio in Europa, SDR Applications, la società italiana sviluppatrice di Studio 1, software avanzato di demodulazione, ha scelto il palcoscenico della "Ham Fest" per il suo debutto ufficiale. Studio 1 ha un prezzo di listino di 149 euro, circostanza che da sola rappresenta una deviazione dalla prassi corrente dei software che vengono forniti senza sovrapprezzo con i ricevitori SDR acquistati o distribuiti gratuitamente. Del resto per Studio 1 sono previste caratteristiche di assoluto rilievo, come i nuovi algoritmi di demodulazione AM sincrona, i notch filter ancora più stretti e intelligenti e un inedito algoritmo per la demodulazione dei segnali stereofonici dell'FM, ancora sperimentale, che promette faville con i segnali degradati dell'FM ricevuta a lunga distanza. Introdotto anche il concetto dei "ricevitori virtuali", la possibilità di utilizzare più istanze di ricezione che sfruttano lo stesso input RF.
Studio 1 non costerà 149 euro per tutti. Una speciale offerta consente di preordinare il programma (che verrà distribuito solo dopo il 26 giugno) a 99 euro fino al 31 luglio 2012. Per chi ordina oggi un nuovo ricevitore Perseus da Microtelecom, inoltre, il programma verrà offerto gratuitamente. In quel caso però la copia funzionerà solo con Perseus mentre la "full license" di Studio 1 consente di utilizzare il programma con ricevitori SDR come il nuovo Elad FDM-S1, gli RFSpace di prima generazione SDR-IQ e SDR14 (previsto in futuro il supporto di NetSDR e SDR-IP), il PMSDR, il QuickSilver, il FunCube e tutti i ricevitori della classe SoftRock utilizzati come front end di una scheda audio che digitalizza il segnale I/Q. Altro progetto futuro, il supporto del ricevitore WinRadio Excalibur. Studio 1 è un programma protetto attraverso un "dongle" per porta USB e verrà distribuito su CD. Si potrà installare il software su più computer, spostando la chiavetta da una macchina all'altra.
Iscriviti a:
Post (Atom)