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10 ottobre 2012

La difficile lotta al pregiudizio scientifico e gli insegnamenti di una soap radiofonica rwandese

Si può invertire la direzione della forza irresistibile che ci induce a dare per vere le bufale più spudorate o a dar retta ai pregiudizi più beceri? Possiamo fare qualcosa per promuovere al loro posto la tolleranza e le verità certificate dalla scienza? La risposta a questi interrogativi potrebbe essere "forse, ma la strada è in salita". Un articolo di Scientific American affronta l'argomento interrogandosi sulle misure che possono contribuire a frenare il fenomeno della disinformazione scientifica imperante oggi su Internet (un paradosso, visto che Internet è uno strumento creato dagli scienziati e saremmo ancora qui ad aspettarlo se fosse stato per la pseudoscienza). In particolare la rivista se la prende con lo scetticismo che circonda il fattore antropico nella questione del riscaldamento globale: sul ruolo diretto delle attività  dell'uomo, afferma Scientific American, i ricercatori hanno raggiunto un forte consenso, ma invece di accettare il fatto la pubblica opinione tende a sottovalutare la cosa, preferendo pensare (aiutata da varie lobbies) che sui cambiamenti climatici la scienza non si sia ancora espressa in maniera definitiva. Purtroppo, prosegue l'autore dell'articolo, interveniresulle bugie ribadendo semplicemente la verità può rivelarsi addirittura controproducente. Tutti noi abbiamo una naturale tendenza a credere vero tutto quello che ci fa comodo. Il racconto della verità deve essere incisivo, stimolante, e soprattutto, conclude la testata, si deve cercare di influire sui comportamenti e gli atteggiamenti, più che sulle specifiche opinioni. L'obiettivo dev'essere quello di creare una mentalità più aperta e più critica rispetto ai fatti che ci circondano (molto spesso le teorie cospirazioniste sono inutilmente complicate e la verità riuscirebbe a emergere da una riflessione pacata che però pochi sono disposti a intraprendere).
Guarda caso, uno degli esempi citati Scientific American è uno studio del 2009 svolto su un programma radiofonico trasmesso in Rwanda allo scopo di ricucire una struttura civile e una pubblica opinione devastate dalla guerra e dall'odio razziali. Il programma si intitola Museke Weya ("nuova alba") ed è una soap opera radiofonica trasmessa settimanalmente dal 2003. Nel suo studio Reducing intergroup prejudice and conflict using the media Elizabeth Levy Paluck dimostra che gli ascoltatori di Museke Weya seguendo le vicende raccontate dalla storia, ideata e prodotta dalla ONG "La Benevolencija", danno chiari segni di cambiamento proprio nel modo in cui riescono a porsi nei confronti degli altri. Le vicende di Nuova Alba, centrate sui temi delle differenze etniche, non insegnano una determinata "verità", ma fanno capire che è importante saper ascoltare, soprattutto ci si trova di fronte a persone traumatizzate o sofferenti. Le differenze di opinione o di usanza possono anche rimanere, ma il dolore che il conflitto può generare merita attenzione e rispetto.
Il lavoro della Levy Paluck cita tra i suoi riferimenti un libro intitolato The Psichology of Radio scritto addirittura nel 1935 (Google Books ne pubblica un ampio estratto). Potete inoltre vedere un interessante documentario trasmesso dalla tv olandese KRO proprio sul progetto Museke Weya, di cui potete ascoltare una puntata sottotitolata in inglese). Qui c'è un altro articolo su questa radio soap, mentre su Vimeo è stato pubblicato un filmato di un gruppo di atleti rwandesi che hanno creato nel 2007 una associazione battezzata con lo stesso nome della serie.

The House That Musekeweya Built from Musekeweya Video on Vimeo.

26 aprile 2010

Good Morning, Guten Morgen, Buongiorno Afghanistan



Ha avuto una certa eco nella stampa, qualche giorno fa, la notizia della creazione nella parte occidentale dell'Afghanistan, a Herat, di una stazione radio finanziata ed equipaggiata dalle forze di intervento italiane (in particolare per iniziativa del 28esimo reggimento "Pavia", di stanza a Pesaro, specializzato appunto in propaganda mediatica ed elettronica). Ormai i lettori di RP conoscono queste operazioni di psy-op, di guerra psicologica (un termine tecnico, del tutto neutro). In questa forma di confronto gli schieramenti "combattono" attraverso i programi radiotelevisivi. Nel caso dell'Afghanistan e di teatri di questo tipo le emittenti hanno scopi di servizio, forniscono informazione, "formazione" e intrattenimento. Ma servono anche, evidentemente, a offrire alle popolazioni locali il punto di vista delle coalizioni militari che hanno ritenuto opportuno invadere, riportare l'ordine, perseguire militarmente e legalmente dittatori, guerriglieri, terroristi. In queste cose i confini sono sempre molto labili.
La notizia della "italiana" "Voce della libertà" non rappresenta uno scoop. Basta andare sui siti Web della coalizione intervenuta in Afghanistan per capire che Radio Sada-e-Azadi è già attiva su 88,5 MHz a Kabul ed era prevista l'apertura di altre sedi.
Ho trovato anche i comunicati relativi a una stazione creata per le forze militari inviate dalla Germania.
Vi suggerisco di andare su Flickr, dove troverete l'album fotografico dell'ISAF, la coalizione internazionale in Afghanistan. Ricercando per "radio" troverete molte fotografie interessanti, incluse quelle relative alla distribuzione di apparecchi radio alimentati con dinamo a manovella. Le immagini che vedete qui si riferiscono alle radio a manovella donate alla popolazione e a un operatore di Radio Gureshk (gestita da un reparto psy-op danese, per ulteriore dettagli guardate questo approfondimento trasmesso qualche mese fa dal canale televisivo del British Forces Broadcasting Service.)

Regional Command-West Opens Radio Station in Herat
4/22/10 | ISAF Public Affairs Office

HERAT, Afghanistan (April 22) - Music, local news and in-depth discussions on important social issues and local culture are now more prevalent in western Afghanistan.
A NATO radio network station began broadcasting from Camp Arena recently, offering public-interest content to help local residents better understand the purpose of ISAF forces in Afghanistan.
Radio is the main tool to disseminate information throughout Afghanistan and can reach people even in the most remote areas, easily crossing the boundaries of literacy and distance. The radio station will provide an important contribution to the growth and social development of the country and provide immediate information in case of emergencies.
The broadcast selection is chosen by local personnel and closely connected with the target audience, the population of Regional Command-West's area of responsibility. For this reason, all of the programs are broadcast exclusively in the Pashto and Dari. Mr. Guido Crosetto, under-secretary of state for the Italian Ministry of Defence, turned on the "On Air" light and spoke over the air during the ribbon-cutting ceremony Monday.
"Sada and Azadi West Radio [The Voice of Freedom - West]," said Mr. Crosetto, "is a media that relies entirely upon an Afghan journalism staff and offers objective information on Afghanistan to all the citizens of the four western provinces - to city dwellers and those living in more isolated communities. The programming of Sada and Azadi Radio will pay attention to your proud traditions and prestigious culture without neglecting the specific needs of your everyday life. It is a service tool and an entertainment tool; a new voice that will increase the conscious participation in the democratic life of this country."
The Task Force Commander, Maj. Renato Rocchetti, directs and manages the new radio station, which is manned by an Italian Air Force NCO and three local journalists. Other staff members will be added soon.
The station was developed, with Italian funding, by the men and women of the Regional PSYOPS Support Element (RPSE), composed by personnel of 28th Regiment "Pavia," a unit specializing in operating communications equipment.


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Radio Sada-e-Azadi: new look, more coverage and more programs!

KABUL, Afghanistan - Radio Sada-e-Azadi 88.5 FM, the International Security Assistance Force (ISAF) radio station, has revamped its programming. It will now air more news, more sport, more informational topics and it has also renewed the popular morning show.
Starting on the 13th June, the news bulletins will start at 5am and continue until 10pm each day. Due to popular demand, there will also be summaries of headlines every half-hour with weather forecasts and currency exchange rate updates on the hour. Sports will also feature more heavily, with a magazine show every morning at 8.30am.
The morning show, called “Sunrise”, is a 2 hour program with practical information for listeners on all manner of subjects which will include business news, one-hour health programs, and two nature programs a week. And now, everyday at 6.30am and 6.30pm, there will be special programming dedicated to the youth audience.
Radio Sada-e-Azadi 88.5 FM is also expanding its broadcasting area in the coming weeks. Listeners from Badghis and Takhar provinces will soon join those already listening in Herat, Farah, Kunduz, Balkh, Lowgar, Kabul, Baghlan, Maidan Wardak, Faryab, Badakhshan, Parwan and Ghor.

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German radio provides information, entertains troops

KABUL, Afghanistan - “Good morning Vietnam!” is the title of the movie and the line Robin Williams made famous in his 1987 war movie. But for the Germans broadcasters based at Regional Command North, they begin their day by saying “Guteu Morgen Afghanistan!” That’s what you’ll hear if you set your dial to German Radio Andernach, 107.5 FM.
The radio station is part of Germany’s Federal Armed Forces Broadcast Service and provides entertainment and information to the German troops serving with the International Security Assistance Force (ISAF) in Afghanistan.
The majority of the around the clock, non-stop programming may come from Andernach, Germany, but every day, the morning show originates live from the local studio in Mazar-e-Sharif. Five German soldiers here provide music, entertainment, world news and reports involving ISAF operations in Afghanistan.
“Radio Andernach is very important for the moral of German troops,” said Capt. Andreas Buss, German Radio Andernach chief and native of Andernach, Germany. “Due to the radio program, they are well informed and have a very close link home. Another aspect is that Radio Andernach can be used as an instrument for military leadership. The commander can present his guidelines via radio.”
The motto of German Radio is “Soldaten senden fuer Soldaten,” which means soldiers sent for soldiers. This motto is very important to Buss.
“It’s a very entertaining job, you get to see everything this country does in Afghanistan,” said Buss. “But we are soldiers first and secondly journalists.”
German Staff Sgt. Thomas Langer, a personnel clerk and native of Sachsen, Germany, said he enjoys listening to German Radio Andernach.
“The music is good and modern and you can request songs and they play it on the radio,” said Langer. “If you hear songs [that remind you] of home, that is a good thing to have in Afghanistan.”

23 gennaio 2010

Commando Solo, una radio volante per Haïti

Torna a volare, questa volta sui cieli di Haiti, il C130 (anzi, l'EC-130J) attrezzato come una stazione radiotelevisiva volante del 193esimo Special Operations Wing in forza alla Guardia Nazionale della Pennsylvania. L'aereo da trasporto è meglio conosciuto con il nome di Commando Solo ed è entrato in funzione più volte in passato per analoghe operazioni di psy-op, "guerra psicologica". Ad Haiti c'è una emergenza, non una guerra. In passato la radio volante è entrata in azione sull'Iraq, l'Iran, l'Afghanistan, in Kosovo, e ancora prima a Grenada e ancora su Haiti, anche se ai tempi dell'invasione dei marines. Sulle sue lunghezze d'onda viaggiavano annunci, appelli, musiche, un format studiato per demoralizzare i nemici, invitarli alla diserzione, o per mandare messaggi alle popolazioni civili. Ora la missione di Commando Solo sarà comunque quella di fornire, via radio FM e onde medie, una serie di informazioni di coordinamento e incoraggiamento che spiegheranno la logistica dei soccorsi del dopo-terremoto.
Contemporaneamente, la Joint Task Force-Haiti sta provvedendo a distribuire tra la popolazione cinquantamila radioline a manovella e pannello solare, in modo che i senzatetto rimasti completamente privi di mezzi possano ricevere le trasmissioni di Commando Solo e, si spera, delle emittenti locali che riusciranno a riattivare i loro impianti.
La storia del C-130 radioemittente risale agli anni Sessanta ma nel suo assetto attuale è entrato in servizio verso gli anni Novanta, all'epoca di Desert Storm. Mi è capitato di ascoltarlo durante la sua missione in Afghanistan dopo l'attacco al World Trade Center, perché operava in una frequenza delle onde corte, intorno agli 8.700 kHz. Trovate una scheda dettagliata con la storia di Commando Solo su questa pagina dell'Aviazione americana.

Pennsylvania Guard to Broadcast to Haitians

By Airman 1st Class Claire Behney Special to American Forces Press Service

HARRISBURG, Pa., Jan. 15, 2010 – The Pennsylvania National Guard is sending a uniquely equipped plane to Haiti to provide radio and television broadcasts to keep the people of the earthquake-stricken nation informed as rescue and humanitarian missions continue.
Airmen assigned to the 193rd Special Operations Wing of the Pennsylvania Air National Guard load a C-130J as they prepare to depart Middletown, Pa., for Haiti, Jan. 15, 2010. U.S. Air Force photo by Senior Master Sgt. David Hawkins
(Click photo for screen-resolution image);high-resolution image available.
About 50 airmen and three C-130 aircraft assigned to the 193rd Special Operations Wing will provide rapid communications response capabilities to all of Hispaniola, which comprises Haiti and the Dominican Republic.
Two of the aircraft are cargo aircraft. The third, named Commando Solo, is an airborne radio and television station that will provide important information to the Haitian people as U.S. and international search and rescue and humanitarian aid missions continue.
In what he described as an "unprecedented humanitarian mission," Gov. Edward G. Rendell said that the Pennsylvania Air National Guard had been called out to support the Air Force Special Operations Command mission in Haiti.
One of the aircraft departed late on Jan. 14, the other two aircraft left Middletown, Pa., today.
"Our National Guard is honored to extend a helping hand to the people of Haiti. I am proud of these dedicated airmen, who are always ready to answer the call of duty, whether it is for combat missions or to aid those in need," said Army Maj. Gen. Jessica L. Wright, the adjutant general of the Pennsylvania National Guard.
The 193rd was last called to serve in Haiti more than a decade ago. In 1994, Commando Solo was used to broadcast radio and television messages to the citizens and leaders of Haiti during Operation Uphold Democracy. This is, however, the first humanitarian mission of its type for the wing.
(Airman 1st Class Claire Behney is assigned to the Pennsylvania National Guard.)

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U.S. Military Delivers Self-Powered Radios to Earthquake Survivors

HOMESTEAD ARB, FLORIDA – A U.S. Air Force C-130 is delivering 50,000 hand-held radios for distribution to Haitian earthquake survivors by the recent devastating earthquake.
The radios will be distributed by JTF-Haiti and are expected to arrive later this week.
The small emergency radios are both solar-powered and hand-cranked and do not require batteries.
Radios are being distributed in order for affected citizens to receive news and important information concerning international relief efforts.
In close coordination with the government of Haiti, JTF-Haiti is currently broadcasting news, public health, safety and information regarding relief efforts via a military aircraft equipped with FM and AM broadcasting capability.
Public safety messages are broadcasting in the following frequencies:
92.4 FM, 104.1 FM, 1030 AM.
The role of U.S. military forces during this humanitarian assistance and disaster relief effort is to rapidly respond with critically needed supplies and medical services in those areas the Haitian government deems necessary.
U.S. Department of Defense forces are part of a larger, unified United States federal response to the Government of Haiti’s request for humanitarian aid. U.S. Southern Command is working with the Department of State, USAID, the Office of U.S. Foreign Disaster Assistance and others to aggressively provide life-sustaining services to the people of Haiti.

17 settembre 2009

Siempre fui loco, Manu Chao per La Colifata

Sareste matti a non approfittarne. Manu Chao, il cantante franco-basco-gallego, ha registrato un album con e a sostegno dei pazienti dell'ospedale psichiatrico Josè Borda di Buenos Aires, celebre internazionalmente per l'esperimento terapeutico-radiofonico di Radio La Colifata, LT22, l'emittente loca. L'album si può prelevare gratuitamente dal sito Vivalacalifata.org ma non sarebbe leale farlo senza inviare un piccolo contributo in donazioni. Altre notizie si trovano sul sito ufficiale del cantante meticcio e clandestino. Siate generosi. Ecco un piccolo estratto "italiano", Habemus Papa:

(grazie a Francesco per la segnalazione dal Guardian)

09 dicembre 2008

Le voci di dentro


Solo il nome scelto dagli internati è tutto un programma. Sulle orme dell'ormai celebre esperienza di Radio La Colifata di Buenos Aires, la prima emittente manicomiale del mondo, in Spagna ha iniziato in questi giorni a trasmettere dall'ospedale pischiatrico penitenziario di Torreblanca, a Sevilla, "Onda Cerebral". La frequenza di 107.8 MHz, un raggio di copertura di tre chilometri, poche ore di trasmissione settimanale - sei nelle mattinate di lunedì, mercoledì e venerdì - la microstazione non può spalancare le porte delle celle ma cercherà comunque di abbattere qualche muro, almeno quello del silenzio. Sul quotidiano ABC Aurora Flórez spiega che "Desde el silencio" era proprio uno dei nomi che erano stati proposti per la stazione. Onda Cerebral sarà soprattutto, spiega ancora la giornalista, la "loro radio", la timida voce interiore di coloro fino a questo momento "han paseado envueltos en sus silencios y sumergidos en las palabras de otras radios y otros programas".
In un altro articolo su El Mundo si parla di analoghe esperienze maturate a Barcellona con Radio Nikosia (ritrasmessa ogni mercoledì da Radio Contrabanda, qui se volete c'è l'elenco dei podcast), a Montevideo in Uruguay con Radio Volardevoz e di nuovo in Spagna, a Marbella, con Radio Travesías attraverso la frequenza di 107.6 di
Radio & Tv Marbella.

Onda Cerebral para escapar de la cárcel

POR AURORA FLÓREZ, 03-12-08

El doble estigma de la enfermedad y la cárcel subieron ayer un peldaño en la superación por medio del germen ilusionado de una radio. Onda Cerebral, hecha por los internos del Hospital Psiquiátrico de Sevilla, empezó ayer a traspasar las incontables e infranqueables rejas de la prisión para ser la voz de personas con trastorno mental severo confinadas por distintos tipos de delito.
Experiencia pionera en España, ya que es la primera radio que se hace desde una cárcel psiquiátrica y que lleva consigo el deseo de aportar beneficios a los internos, de canalizar y servirles de vehículo de expresión de ideas y pensamientos, de ayudarles a recuperar su estabilidad y de aportarles un grado de responsabilidad y de capacidad para tomar decisiones y posibilitar su reincorporación a la sociedad sin riesgos.
Así, el aislamiento y el retraimiento social quedaban un poco más lejos en la primera emisión, que contó con protagonistas excepcionales, como Genaro o Miguel, quienes junto a otros compañeros de dolor e internamiento, se vieron frente a los micrófonos y a la pequeña mesa de mezclas para entrevistar a personajes de la talla del cardenal Carlos Amigo; de la directora general de Instituciones Penitenciarias, Mercedes Gallizo -que calificó de «espléndida» la iniciativa y mostró su deseo de que las emisoras locales hiciesen alguna conexión para que la voz de Onda Cerebral llegue al exterior-; del defensor del Pueblo Andaluz, José Chamizo, o de la fiscal jefe de Sevilla, María José Segarra. Una jornada que transcurrió bajo la atención del director del Psiquiátrico, Sergio Ruiz, que explicaba que los propios internos habían bautizado Onda Cerebral a la radio entre cinco propuestas hechas por ellos mismos, entre las que figuraban «Radio Terapia» o «Desde el silencio».
Las miradas, a veces huidizas y otras con una extraña timidez, tenían ayer un brillo de esperanza en la fiesta que supuso la inaguración de la emisora, a la que nadie faltó, ni los voluntarios de la Pastoral Penitenciaria ni las hermanas de la Caridad de San Vicente Pául, ni el personal de apoyo del centro, que trabajan día a día y codo con codo con los internos.
En el pequeño estudio, el periodista Antonio Manfredi, junto al educador Julián Vicente, prestaba su voz para el arranque de la radio. Pasadas las diez y media de la mañana, en el 107.8 de la FM comenzó a fraguarse la realidad de un proyecto que ya lleva dos años de preparativos. Aún es muy corta su área de acción, unos tres kilómetros, después de salvar la vaguada del complejo penitenciario, hasta Torreblanca tras rebasar naves industriales y polígonos. Pero lo que es más importante, su zona de influencia es el propio Psiquiátrico Penitenciario, donde sempiternamente los internos han paseado envueltos en sus silencios y sumergidos en las palabras de otras radios y otros programas. A partir de ayer, unos treinta de ellos irán rotando frente a los micrófonos para ofrecer seis horas de emisión semanal, los lunes, miércoles y viernes, con programas variados. Tiene, como debe ser, un equipo de reporteros de interior, que recabarán información sobre pacientes que llegan o se van y de los profesionales del centro; que contarán cosas de las actividades, desde el fútbol a las salidas pasando por los talleres; o darán noticias extraordinarias o de actividades extrahospitalarias. También tiene su equipo de reporteros exteriores, que prepararán entrevistas con personajes de Sevilla. La información se completa con música -al gusto de quienes hagan el programa-, comentarios deportivos; de humor, de lectura o, incluso, y entre otros, un programa psicoeducativo, con entrevistas a pacientes en relación a la enfermedad mental.
Genaro lo explicaba ayer con entrañable adoctrinamiento: «la radio está muy bien, es un revulsivo para realizarnos y mentalmente progresar. ¿Qué a quién me gustaría entrevistar? en general a quien se apreste a ello. Lo recibiremos con los brazos abiertos y el micrófono en el aire».
De Genaro y sus argumentos se quedó ayer fray Carlos prendido. «He escuchado cómo ha hablado y cómo ha animado a los andaluces a levantarse, a trabajar». Le impresionó que desde el centro se lanzase un mensaje tan limpio, tan lleno de esperanza, porque esta radio supone «una voz muy libre desde un espacio en el que está limitada la libertad. No hay muralla ni reja ni cadena que pueda quitar la libertad a las personas», dijo el emocionado cardenal.
Desde el Hospital Psiquiátrico Penitenciario de Sevilla empezó ayer a emitir una radio hecha por los internos, que, con esta experiencia pionera, pueden lanzar su voz fuera de los muros y de las rejas.

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RADIO 'ONDA CEREBRAL' EMITIRÁ SEIS HORAS A LA SEMANA

'La Colifata española' emitirá desde un psiquiátrico penitenciario de Sevilla
02/12/2008

EUROPA PRESS

SEVILLA.- En agosto de 1991, por iniciativa del estudiante de Psicología Alfredo Olivera y como parte de la terapia de recuperación para pacientes del Hospital Neuropsiquiátrico Doctor José T. Borda, sale a las ondas LT22 Radio La Colifata con la intención de dotar a pacientes internados y externados de un espacio de autonomía, y facilitarles herramientas para recuperar la iniciativa necesaria para su reinserción a la salida del internamiento.
Esta mañana, en Sevilla, la secretaria general de Instituciones Penitenciarias, Mercedes Gallizo, inauguró la emisora de radio Onda Cerebral del hospital psiquiátrico penitenciario, donde el cardenal arzobispo de Sevilla, monseñor Carlos Amigo Vallejo, y el Defensor del Pueblo andaluz, José Chamizo, han sido los primeros entrevistados esta misma mañana.
Gallizo calificó de "iniciativa espléndida" la puesta en marcha de la radio en este "singular" centro en el que "hay personas enfermas a las que hay que ayudar a recuperar su salud para incorporarse a la sociedad".
A su juicio, 'Onda Cerebral', un nombre elegido por los pacientes, "sirve para ayudar a los internos a que tengan un vehículo de comunicación donde manifestar sus inquietudes y transmitir información".
En este sentido, Gallizo hizo un llamamiento a las emisoras locales para que hagan "alguna conexión con la radio del centro" con el fin de que "la voz pudiese llegar al exterior", pues, por el momento, el radio de acción de la emisora alcanza unos tres kilómetros.
Onda Cerebral, que inicialmente emitirá seis horas semanales en horario de mañana, es un proyecto en el que se trabaja desde hace dos años para que viera la luz, explicó el director del centro, Sergio Ruiz, quien dijo que su deseo es que se pueda transmitir "lo que desea y necesita el enfermo mental".
"A los enfermos le aporta capacidad de planificación, actividad mental y demostración de que son capaces de hacer una vida normalizada", prosiguió Ruiz, que detalló que la idea es que participen todos los pacientes del centro", 185 internos.
Por su parte, uno de los internos que participa en esta iniciativa puesta en marcha en el 107.8 de la FM explicó que en 'Onda Cerebral', "una experiencia muy positiva porque te puedes desahogar", hay programas "para todos los gustos".
Así las cosas, la emisora cuenta con un equipo de reporteros (dos o tres) de interior, que recabarán información diariamente sobre pacientes que salen o entran en el centro, noticias de las actividades en el psiquiátrico penitenciario o información de los profesionales del centro, entre otras. Asimismo, otros dos o tres reporteros prepararán una entrevista para un personaje público del mundo de la cultura, deporte o política de Sevilla.
Onda Cerebral incluye además programación musical, comentarios deportivos, programa psicoeducativo, educación para la salud, animación a la lectura, humor, información y, sobre todo, mucho cariño. En LT22 Radio La Colifata, Oliveira buscaba "reconstruir el uso del lenguaje (...) cuya pérdida es uno de los elementos asociados a las psicosis, así como modificar la idea de que los internos psiquiátricos son gente peligrosa (...) y mejorar la comprensión del problema de la demencia".
La propuesta de Radio la Colifata ha echado raíces con propuestas más o menos próximas en Radio Nikosia en Barcelona, Radio Vilardevoz en Montevideo y Radio Travesías en Marbella.

13 luglio 2008

Radioterapie

38lemon. Che cosa vuol dire, secondo voi? Un liquore al limone a 38 di gradazione? La temperatura esterna da placare con una limonata ghiacciata? Una gremolata che richiede la buccia di 38 limoni? Think again. 38, come in "anni di età". Limone, come in "grosso come un". 38 lemon, un tumore cerebrale grosso come un limone diagnosticato a David quando aveva 38 anni d'età. Roba per cuori (e cervelli) forti eh? 38lemon è il titolo del blog con cui David Welch, per sensibilizzare il popolo di Internet sulla problematica del tumore al cervello e del suo trattamento, racconta, chemio dopo chemio, RMN dopo RKN, la sua malattia. C'è persino il video di un intervento di neurochirurgia, forse proprio quello subito da David.
38lemon è l'argomento di una trasmissione radiofonica di Public Radio International, Studio 360, con una puntata intitolata Patient and Portraitist, Il paziente e la ritrattista . La cosa davvero curiosa è che Studio 360 non è una trasmissione di stampo scientifico, medico o psicologico. Ma la "smart and surprising guide" attraverso la quale la stazione WNYC di New York fa una puntuale cronaca degli avvenimenti della cultura e dell'arte pop. Che c'entra allora un blog sul cervello? C'entra, c'entra, perché David si è fatto "ritrarre" dalla illustratrice Rosemary Feit Covey nei vari stadi della sua malattia. Ne è venuto fuori il progetto Brain Tumor Art, una sorta di mappa in stile calligrafico dell'astrocitoma, dal segno minuzioso fino a generare una autentica angoscia. Roba per cuori, cervelli e occhi forti. Se David mi permette il facile gioco di parole: radioterapia all'ennesima potenza.
Sul ruolo della radio nel discutere sul cancro e il suo devastante impatto sulla vita delle persone, interviene questo breve pezzo dell'LA Times, in cui trovate un elenco di altre trasmissioni e blog.

Brain cancer and other (radio) portraits of courage
9:00 AM, July 13, 2008

* In "Patient and Portraitist" on Public Radio International's Studio 360, writer and filmmaker Karen Sosnoski talks with brain cancer patient -- and determined blogger -- David Welch, along with artist Rosemary Feit Covery, who has created a series of portraits of him called "Tumor Art."
Welch's blog, 38lemon, offers, as he calls it, "brain cancer awareness from a patient's perspective." It includes journal entries as they pertain to his life and tumor, updates on seizure activity, chemotherapy-treatment status and, of course, the art. Together, a mesmerizing chronicle.

* On NPR's Talk of the Nation, veteran journalist Leroy Sievers and Elizabeth Edwards describe living with cancer to guest host Ted Koppel.
Sievers was diagnosed with, and treated for, colon cancer in 2002, then diagnosed several years later with a brain tumor and lung cancer. He blogs about his battles on My Cancer and contributes commentaries to Morning Edition. Edwards, the wife of former presidential candidate John Edwards, joins the conversation. She was diagnosed with breast cancer in 2004.

* And, in case you've missed it, there's the Group Room, a cancer talk radio show available online and, of course, on the Web. Today's show (1-2 p.m. on KRLA 870AM): Gastrointestinal cancers.