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10 ottobre 2012

La difficile lotta al pregiudizio scientifico e gli insegnamenti di una soap radiofonica rwandese

Si può invertire la direzione della forza irresistibile che ci induce a dare per vere le bufale più spudorate o a dar retta ai pregiudizi più beceri? Possiamo fare qualcosa per promuovere al loro posto la tolleranza e le verità certificate dalla scienza? La risposta a questi interrogativi potrebbe essere "forse, ma la strada è in salita". Un articolo di Scientific American affronta l'argomento interrogandosi sulle misure che possono contribuire a frenare il fenomeno della disinformazione scientifica imperante oggi su Internet (un paradosso, visto che Internet è uno strumento creato dagli scienziati e saremmo ancora qui ad aspettarlo se fosse stato per la pseudoscienza). In particolare la rivista se la prende con lo scetticismo che circonda il fattore antropico nella questione del riscaldamento globale: sul ruolo diretto delle attività  dell'uomo, afferma Scientific American, i ricercatori hanno raggiunto un forte consenso, ma invece di accettare il fatto la pubblica opinione tende a sottovalutare la cosa, preferendo pensare (aiutata da varie lobbies) che sui cambiamenti climatici la scienza non si sia ancora espressa in maniera definitiva. Purtroppo, prosegue l'autore dell'articolo, interveniresulle bugie ribadendo semplicemente la verità può rivelarsi addirittura controproducente. Tutti noi abbiamo una naturale tendenza a credere vero tutto quello che ci fa comodo. Il racconto della verità deve essere incisivo, stimolante, e soprattutto, conclude la testata, si deve cercare di influire sui comportamenti e gli atteggiamenti, più che sulle specifiche opinioni. L'obiettivo dev'essere quello di creare una mentalità più aperta e più critica rispetto ai fatti che ci circondano (molto spesso le teorie cospirazioniste sono inutilmente complicate e la verità riuscirebbe a emergere da una riflessione pacata che però pochi sono disposti a intraprendere).
Guarda caso, uno degli esempi citati Scientific American è uno studio del 2009 svolto su un programma radiofonico trasmesso in Rwanda allo scopo di ricucire una struttura civile e una pubblica opinione devastate dalla guerra e dall'odio razziali. Il programma si intitola Museke Weya ("nuova alba") ed è una soap opera radiofonica trasmessa settimanalmente dal 2003. Nel suo studio Reducing intergroup prejudice and conflict using the media Elizabeth Levy Paluck dimostra che gli ascoltatori di Museke Weya seguendo le vicende raccontate dalla storia, ideata e prodotta dalla ONG "La Benevolencija", danno chiari segni di cambiamento proprio nel modo in cui riescono a porsi nei confronti degli altri. Le vicende di Nuova Alba, centrate sui temi delle differenze etniche, non insegnano una determinata "verità", ma fanno capire che è importante saper ascoltare, soprattutto ci si trova di fronte a persone traumatizzate o sofferenti. Le differenze di opinione o di usanza possono anche rimanere, ma il dolore che il conflitto può generare merita attenzione e rispetto.
Il lavoro della Levy Paluck cita tra i suoi riferimenti un libro intitolato The Psichology of Radio scritto addirittura nel 1935 (Google Books ne pubblica un ampio estratto). Potete inoltre vedere un interessante documentario trasmesso dalla tv olandese KRO proprio sul progetto Museke Weya, di cui potete ascoltare una puntata sottotitolata in inglese). Qui c'è un altro articolo su questa radio soap, mentre su Vimeo è stato pubblicato un filmato di un gruppo di atleti rwandesi che hanno creato nel 2007 una associazione battezzata con lo stesso nome della serie.

The House That Musekeweya Built from Musekeweya Video on Vimeo.

12 luglio 2010

Bufale estive: il peggio del raggio

Seconda puntata della saga sul raggio della morte. Paolo Attivissimo racconta sul suo Disinformatico di essere stato contattato dall'autore del contestato articolo apparso in prima pagina sul Giornale, dove si racconta che a partire dalle ricerche marconiane sull'uso potenzialmente distruttivo delle onde elettromagnetiche, si è arrivati alla scoperta di un sistema per la produzione di energia pulita a costo quasi zero. Un sistema basato su un non meglio precisato processo di "ionizzazione" della materia che non può - per evidenti ragioni - funzionare come dice di funzionare. Anche assumendo che "ionizzando" a distanza la materia si arrivi alla produzione di energia, resta da vedere se questa energia possa davvero superare quella servita per produrre il presunto raggio ionizzante. In ogni caso, nessuno potrà mai sapere se questo impianto miracoloso funzionerà o no, perché un completto ordito da una Fondazione cattolica ("Pace e Crescita", quasi come la mitica stazione radio Peace and Progress che diffondeva da Mosca durante la Guerra fredda) ha insabbiato tutto. Come il reattore di Chernobyl immagino.
In ogni caso, Rino Di Stefano, il giornalista che ha firmato la storia, avrebbe fatto avere ad Attivissimo i documenti che testimonierebbero la genuinità di questa bufala di pessimo gusto. Sono documenti farneticanti che peraltro fanno bella mostra di sé sul sito Web di Di Stefano, qui e qui. Se avete un minimo di infarinatura scientifica e non avete digerito la cena, evitate di aprire questi PDF. Credo che basti veramente poco per capire che - nonostante i nomi roboanti sbandierati a proposito di "test" che nessuno potrà mai verificare (figuriamoci ripetere) - siamo davanti a una colossale montagna di assurdità. Altro che notizie da prima pagina.

11 luglio 2010

Il raggio della morte (della scienza) secondo il Giornale

Su qualsiasi altra pubblicazione sarebbe stato solo l'ennesimo esempio di giornalismo approssimativo trapiantato nel contesto estivo che favorisce le letture da spiaggia, quelle delle panzane più spudorate. Ma sul Quotidiano di Famiglia, praticamente l'organo ufficiale governativo la scombiccherata storia pubblicata il 6 luglio in prima pagina (la prima pagina!) del Giornale equivale a un manifesto politico. Un manifesto che afferma che la cultura scientifica non serve a niente, che con la carta dei libri di testo possiamo accenderci il barbecue, che in Italia si possono tranquillamente chiudere le università (come del resto si sta cercando di fare da anni).
Il lungo vaneggiamento del Giornale parte dall'energia concentrata nel cosiddetto "raggio della morte" sperimentato da Guglielmo Marconi e arriva a una tanto misteriosa quanto antiscientifica macchinetta per produrre energia pulita a costo zero. L'eterno sogno di stuoli di "inventori" del tutto incapaci di comprendere le leggi delle fisica e soprattutto le equazioni di Maxwell. Nessuno pretende che un cronista le comprenda, ma perché non chiedere a un docente universitario un parere critico sui fatti riferiti? Come se non bastassero le farneticazioni tecnologiche, il pezzo racconta di un presunto complotto ordito da una parte della Chiesa cattolica per tenere nascosta un'invenzione ritenuta evidentemente scomoda. A rivelare l'esistenza dell'invenzione nonché del complotto è un certo Enrico M. Remondini, "imprenditore" genovese. Uno che se lo cercate su Internet lo vedete comparire in diversi commenti in calce a siti anti-abortisti e violentemente anti-eutanasia (quelli che con mirabile coerenza e cristiana pietà vorrebbero veder morto papà Englaro), con la firma linkata a una pagina Web, www.adoremus.it, che è tutto un programma di cattolicesimo illuminato e moderato. Ma che vergogna.
Per leggere la versione completa di questo pessimo esempio di teatro dell'assurdo cliccate qui. Purtroppo la cosa ha avuta pochissima eco e se non fosse stato per l'encomiabile attività anti-bufala di Paolo Attivissimo e per Andrea B. che me ne ha segnalato l'intervento non ne sarei venuto a conoscenza.
Per fortuna su un tema controverso come il raggio della morte e le teorie anti-Maxwelliane di Nikola Testla, in rete anche testi scientificamente solidi come questa risposta di Gianfranco Verbana sul sito Vialattea alla domanda: "Ho letto in una vecchia enciclopedia che l'inventore dell'antenna televisiva, il giapponese Yagi, negli anni '30 riuscì ad uccidere un coniglio con un fascio concentrato di onde elettromagnetiche. In rete non ho trovato nulla a riguardo: è quindi una bufala? Inoltre, sarebbe tecnicamente possibile oggi utilizzare fasci concentrati di onde elettromagnetiche per produrre armi letali, o il cosiddetto "raggio della morte"? Purtroppo Verbana esaudisce solo una parte di questi dubbi, ma rende piuttosto facile intuire che la meravigliosa scoperta rivelata dal Giornale (ai tempi di Montanelli noto con l'ironico nomignolo di Geniale) pone qualche piccola contraddizione con le teorie scientifiche consolidate. Il Fortean Times ci parla invece del raggio della morte "inventato" dall'inglese Harry Grindell Matthews.