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14 maggio 2010

Alta letteratura. Emons Italia mette i libri in mp3

Tra mille novità librarie convenzionali e primi timidi passi mossi dal libro in formato digitale, ha trovato un piccolo spazio al Salone di Torino anche l'audiolibro, un genere colpevolmente trascurato in Italia. Una nazione che come ammette Flavia Gentili, di Emons Italia, fatica certamente a leggere ma ancora di più ad "audioléggere".
Flavia mi ha raccontato di aver fondato Emonsitalia tre anni fa, dopo aver accumulato una lunga esperienza come libraia (un altro mestiere da eroi, da queste parti). In questo breve arco di tempo l'audioeditore ha costruito un catalogo di una trentina di titoli. Inizialmente il formato utilizzato era il tradizionale Cd audio. Ma un'opera come Caos calmo, letto dall'autore Sandro Veronesi, occupava dodici dischi. Oggi i nuovi titoli escono direttamente in formato mp3. Ho chiesto a Flavia di concedermi un po' di tempo per una estemporanea intervista e la ringrazio molto. Non ho usato un microfono direzionale e purtroppo il rumore di fondo è piuttosto elevato, ma credo che le parole dell'intervistata siano abbastanza chiare. E sono parole rivelatrici, che fanno emergere tutte le potenzialità, anche commerciali perché no, della lettura ad alta voce.


Flavia sembra essere abbastanza ottimista sulle prospettive del genere che ha portato a Torino. Forse non si arriverà a disporre dei ricchi cataloghi che troviamo in nazioni come la Germania o gli Stati Uniti. Ma l'idea sta gradualmente prendendo piede e Emonsitalia spera di poter coinvolgere, oltre ai soliti "lettori forti", qualche fruitore in più. Magari tra i giovani, chissà. In genere, quando ha a che fare con autori contemporanei, Flavia e i suoi collaboratori puntano a coinvolgere, come voci narranti, gli stessi autori dei testi. I quali ammettono a volte di imparare molto dalla lettura ad alta voce del proprio lavoro. Autori che non ci sono più o che proprio non si lasciano convincere a mettere il loro libro sul leggìo vengono invece sostitui da famosi attori. I libri non vengono né drammatizzati, né popolati di effetti sonori: a chi ascolta non piacciono certe distrazioni. Al massimo qualche breve stacco musicale. Si tratta soprattutto di letture: "normali" non enfatizzate, come se l'eccessiva impostazione potesse provocare un incolmabile distacco.
Da qualche tempo, con altre case editrici specializzati, Emons è entrata a far parte della Associazione editori audiolibri, un'idea concepita dal pioniere del genere Il Narratore: un modo per fare numero e condividere iniziative e risorse. Lunedì 17, giornata conclusiva del Salone, a mezzogiorno presso lo standa E17 del Padiglione 1, i membri dell'associazione si riuniscono per parlare di "L’audiolibro e il lettore. Il valore di una voce sapiente."
Avremo mai un settore dell'audiolibro all'altezza delle aspettative dei non pochi fan della parola pronunciata? Da queste parti e a fronte delle statistiche relative alla lettura silente, certe domande è meglio non porsele mai, ma chissà che la ritrovata atmosfera crossmediale non diventi un inatteso fattore abilitante.

15 luglio 2009

Podcast e romanzi transmediali, la narrazione si spezza

Narrare una storia è ancora un'impresa così lineare da richiedere uno strumento consolidato come il foglio scritto o il testo interpretato nella lettura o nel dramma (teatrale o radiofonico che sia)? O non è piuttosto diventata, grazie a Internet e ai suoi modelli di consumo totalmente asincroni, una questione transmediale, una relazione più reciprocamente partecipativa tra autori e lettori/ascoltatori/spettatori? Un approccio più mediaticamente neutrale alla narrazione viene invocato dal giallista J.C. Hutchins in una breve intervista anch'essa apparsa in Future Tense, il programma di American Public Radio curato da John Gordon.
Hutchins è co-autore insieme a Jordan Weisman di un thriller intitolato Personal Effects: Dark Art. Protagonista della storia è Zach Taylor, specialista di arteterapia in una istituzione per malati di mente, che deve determinare se Martin Grace, tecnico del suono non vedente, è legalmente in grado di sostenere un processo con l'accusa di essere un serial killer con più di dieci omicidi all'attivo. Fin qui niente di particolarmente nuovo, ma Dark Art non è solo un romanzo scritto. Il volume viene venduto insieme a una serie di "indizi" e documenti che il lettore è invitato a investigare per suo conto. Ogni personaggio ha una segreteria telefonica interrogabile a distanza. Cercando su Google i nomi di questi personaggi e delle istituzioni del libro si arrivano a siti Web realizzati per l'occasione. E sul sito di Hutchins si trovano anche dei podcast di "prequel" che introducono la storia. Questo apparato di materiali extra-librari non deve stupire perché l'altro co-autore di Dark Art, Weisman, è un noto inventore di giochi di ruolo e altre diavolerie (la sua società si chiama Smith&Thinker)
Esplorando il sito di Hutchins osservo una profusione di riferimenti ai podcast serializzati, o meglio agli audiolibri ritagliati a misura del formato, più breve, manegevvole e forse fidelizzante, del podcast. Il sito contiene infatti oltre 200 ore di audio e video scaricabili gratuitamente e molti dei suoi lavori sono sottoscrivibili su iTunes sottoforma di episodi audio. Hutchins suggerisce anche di rivolgersi al sito di Podiobooks per attingere a una raccolta di oltre 200 titoli di audiolibri-fogliettone distribuiti via RSS. Considerando che tutti i contenuti sono pubblicati in Creative Commons e si possono scaricare gratis, mi sembra che si tratti di una iniziativa meritoria che può valere qualche donazione da parte degli ascoltatori.
Oltre a Podiobooks vorrei citare anche - grazie a una recente segnalazione della nostra mariu - l'iniziativa LibriVox.org, un deposito di libri disponibili in Public Domain letti ad alta voce da volontari in inglese e altre lingue madri.

27 febbraio 2009

Sette mesi per leggere Guerra e Pace alla radio

Il romanzo più rappresentativo dell'800, forse dell'intera storia del romanzo (Thomas Mann, che un po' se ne intendeva, disse che la sua "forza narrativa non ha semplicemente eguali"). Duemila pagine in quattro tomi, scritto in "soli" cinque anni, Guerra e Pace di Lev Tolstoj, diventa protagonista in Germania di una lunga maratona radiofonica: la lettura integrale da parte dell'attore teatrale Ulrich Noethen (mio quasi perfetto coetaneo e figlio di un pastore protestante). La lettura del primo libro di Guerra e Pace, ovviamente in tedesco, parte dalle frequenze berlinesi di RBB Kultur - ripresa dai canali culturali di NDR, SWR e Radio Bremen - il prossimo 16 marzo alle 14.30. Il racconto ha richiesto 35 giorni di lavorazione da parte di Noethen e del suo regista Ralph Schäfer, ha prodotto circa 250 ore di audio tradotte in sette mesi di programmazione. La storia delle famiglie Bolkonski, Rostow e Kuragin sullo sfondo della tragica invasione napoleonica della Russia sarà anche disponibile in versione audiolibro, in un cofanetto - si fa per dire - di 54 dischi al costo di 199 euro.

KULTURRADIO-LESUNG
VOM 16. MÄRZ BIS 5. MAI 2009,
MONTAG BIS FREITAG, 14.30 BIS 15.00 UHR

Ulrich Noethen liest „Krieg und Frieden“

Am Montag, 16. März 2009, startet im Kulturradio vom rbb eine außergewöhnliche Lesung: Der Schauspieler Ulrich Noethen liest „Krieg und Frieden“ von Leo N. Tolstoi in einer ungekürzten Fassung. Das erste Buch des vierteiligen Romans steht jeweils montags bis freitags um 14.30 Uhr (Wiederholung um 23.04 Uhr) auf dem Programm.
Der Rundfunk Berlin-Brandenburg (rbb) hat gemeinsam mit dem NDR, SWR und Radio Bremen dieses Epos von über 2 000 Seiten in ca. 250 Stunden aufgenommen. Ulrich Noethen hat an 35 Tagen mit nie nachlassender Konzentration und beeindruckender Modulationsfähigkeit den Text gelesen - gefordert und gefördert von Regisseur Ralph Schäfer; sieben Monate wurde das Tonmaterial anschließend geschnitten. Zunächst ist vom 16. März bis 5. Mai das erste Buch zu hören, die drei weiteren Bücher des Romans folgen nach jeweils kürzeren Unterbrechungen.
In nur fünf Jahren schrieb Tolstoi sein erstmals 1868/69 erschienenes Epos „Krieg und Frieden“. Er entwirft darin ein historisches Panorama der napoleonischen Kriege in den Jahren 1805 bis 1812. Das Buch ist zugleich eine Familienchronik und ein Loblied auf Russland, auf die Schönheit der Landschaft und Natur und auf seine Menschen. Im Jahre 1805 einsetzend und dem Gang der kriegerischen Ereignisse bis 1812 folgend schildert Tolstoi die Schlachten von Austerlitz und Borodino, zeigt das brennende und von seinen Einwohnern verlassene Moskau, erörtert militärstrategische Probleme und reflektiert über geschichtsphilosophische Fragen. Was dem Roman bis heute Kraft und Tiefe verleiht, sind seine Menschen, ihre Leidenschaften und Ängste, ihre Auseinandersetzung mit der Wirklichkeit und mit sich selbst. Tolstoi zeigt drei Familien, die Bolkonskis, die Rostows und die Kuragins, deren Mitglieder auf vielfältige Weise miteinander in Beziehung gesetzt werden. Die zwei zentralen Personen, in denen sich Tolstoi selbst porträtiert hat, sind der ehrgeizige und harte Fürst Andrej Bolkonski, der erschüttert die Nichtigkeit der Welt erkennt, als er verletzt auf dem Schlachtfeld liegt, und der naive und zögerliche Pierre Besuchow, der versucht, ein besserer Mensch zu werden. Um diese beiden gruppiert sich eine Vielzahl von Menschen, die Tolstoi mit großer Intensität porträtiert: die zarte und etwas flatterhafte Natascha Rostow, die mit Bolkonski verlobt ist, zum Schluss aber Besuchow heiratet, der leichtfertige Graf Rostow, der sein Vermögen verprasst, den müden Feldherren Kutusow, der einfach alles geschehen lässt und gerade deshalb zum Kriegshelden wird.
Tolstoi selbst hat seinen Roman in seinem Streben nach umfassender Darstellung menschlichen Lebens mit der „Ilias“ verglichen, und Thomas Mann hat lakonisch konstatiert: „Die erzählerische Macht dieses Werks ist ohnegleichen.“
Das Hörbuch „Krieg und Frieden“ erscheint bei „Der Audio Verlag“ (DAV) und ist ab 16. März 2009 im rbb-Shop Berlin, Kaiserdamm 80/81, im rbb-Shop Potsdam, Marlene-Dietrich-Allee 20, und im Handel erhältlich. Die komplette Box umfasst 54 CDs und kostet 199,00 Euro.

Sprecher: Ulrich Noethen
Regie: Ralph Schäfer, Kulturradio vom rbb
Redaktion: Claus-Ulrich Bielefeld, Kulturradio vom rbb

Die Sendetermine
Ab 16. März jeweils Montag bis Freitag:
Kulturradio vom rbb 14.30 bis 15.00 Uhr (WH 23.04 Uhr)
NDR Kultur 22.05 bis 22.35 Uhr
Nordwestradio (RB) 18.30 bis 19.00 Uhr
SWR2 14.30 bis 14.55 Uhr

04 febbraio 2009

Alleanza tra IBS e Anobii, il social network dei libri

Questo post è (quasi) completamente off topic ma la notizia è simpatica e, almeno formalmente, il mio mestiere è darle, le notizie. Torno da poco - grazie alla mia buona amica Marisandra per l'invito - da un incontro molto interessante organizzato oggi qui a Milano in occasione della visita in Italia di Greg Sung, inventore di Anobii, il social network riservato agli amanti dei libri. Anobii (nome scientifico del tarlo dei libri, bookworm in inglese) è un progetto molto amorevole. Ti registri, crei il tuo spazio e cominci a caricare, immettendo il codice Isbn, i libri della tua biblioteca. Puoi anche metterci la recensione dei libri che hai letto, che hai amato o che hai fatto fatica a non buttare dalla finestra. Il software di Anobii ovviamente creerà gli intrecci con le altre persone e intorno alla lettura della parola - autentico collante di quel poco che rimane della nostra integrità di esseri umani - si crea una comunità di reciproco scambio.
L'inventore di questo bel progetto era in Italia oggi per annunciare alla stampa l'accordo con Internet Bookshop, la prima libreria online italiana (quasi un milione di clienti). Da oggi Anobii farà riferimento a IBS per i suggerimenti dei libri da acquistare, mentre le recensioni di Anobii compariranno su IBS. Mauro Zerbini, fondatore e amministratore delegato di IBS, ha approfittato dell'occasione per annunciare che entro aprile dovrebbe partire sul suo bookshop una nuova sezione dedicata alla musica MP3, con un milioni di brani pop, classica, jazz venduti senza alcuna protezione DRM. Ed entro l'anno la libreria online pensa di attivare un canale per la vendita di libri elettronici (ebook) in formato compatibile con cellulari/palmari come iPhone e di audiolibri, una tipologia di prodotto che comincia a interessarmi parecchio e che anche Zerbini considera molto promettente. Tra l'altro IBS fa parte del gruppo Messaggerie nella cui galassia Internet appare anche il brand Radioalt, una eccellente Web radio dedicata, evidentemente, ai libri.
Insomma, se i libri vi piacciono e volete ascoltare l'audio della presentazione di stasera con Alessandra Casella, del canale Web tv BooksWeb.tv che intervista Sung e Zerbini, potete cliccare qui e troverete la mia registrazione artigianale. Greg Sung, che vive a Hong Kong e ha studiato negli Stati Uniti, parla in ottimo inglese, ma anche se non capite una parola di questa lingua non rischiate di perdere niente: la traduzione consecutiva che sentirete è di soprannaturale perfezione.

23 gennaio 2009

L'audiolibro di radio HR2 sull'attentatore di Hitler

Operazione Walkiria esce nelle sale e il quotidiano Hamburger Abendblatt ospita un intervento del giornalista e storico Michael Marek, autore di audiolibro prodotto dalla Hessicher Rundfunk (Stauffenberg. Eine deutsche Biografie) e dedicato alla figura del Conte von Stauffenberg, l'uomo che aveva deciso di far saltare in aria Hitler con una valigetta esplosiva. Marek è andato a intervistare il figlio dell'attentatore, che non nasconde di aver accolto con un senso di antipatia l'idea che il ruolo del padre sia stato affidato, nel film, a un membro dichiarato della setta Scientology. Berthold von Stauffenberg aveva dieci anni quando la radio di casa annunciò che il Führer aveva subito un attentato ma era miracolosamente sopravvissuto. Del coinvolgimento del padre seppe solo parecchi mesi dopo. Anche lui scelse poi una lunga carriera nell'esercito, il Bundeswehr. Il giornale dà anche la parola allo storico Peter Steinbach che mette in evidenza gli errori di cui è infarcita la pellicola.

"Walküre": Zum Start des Films erzählt Stauffenbergs Sohn
Mein Vater, der Hitler-Attentäter

Als der zehnjährige Berthold im Radio vom Anschlag hörte, ahnte er nicht, wer die Bombe gezündet hatte. Und von der Hinrichtung des Vaters erfuhr er erst Monate später.

Von Michael Marek

Oppenweiler, 25 Kilometer nordöstlich von Stuttgart: Ein schmuckloses Dörflein, knapp 4500 Einwohner, eine Bundesstraße. Hier lebt Berthold Maria Schenk Graf von Stauffenberg, der Sohn des Hitler-Attentäters Claus Schenk Graf von Stauffenberg, mit seiner Frau Mechthild Gräfin von Bentzel-Sturmfeder-Horneck. Freundlich und ungezwungen geht es bei ihnen zu. Der Name verpflichte, sagt der 74-Jährige Stauffenberg. Seinen Lebensinhalt findet er in der Geschichte Deutschlands, im Katholizismus und nicht zuletzt in der Familientradition: "Weil wir adlig sind, glaubt jeder, wir sind eine Militärfamilie. Das ist in unserem Fall überhaupt nicht so. Richtige Berufsoffiziere hat es bei uns nur sehr wenige gegeben."
1934 wurde Berthold Graf von Stauffenberg in Bamberg geboren, das Elternhaus war kulturell aufgeschlossen und vom Sanftmut der Mutter geprägt, erinnert er sich. Sein Vater ist in den 30er-Jahren bereits Wehrmachtsoffizier und nur selten zu Hause. Mehrfach muss die Familie umziehen, weil der Vater an neue Truppenstandorte versetzt wird. Mit Kriegsbeginn 1939 sieht der Sohn ihn allenfalls während der Fronturlaube. Was seinen Vater innerlich bewegt habe, das habe er nie wirklich gewusst, aber er sei immer warmherzig gewesen, erzählt Berthold von Stauffenberg: "Wir sind wie andere Schulkinder aufgewachsen, das heißt irgendwie auch als kleine Nazis. Meine Mutter hat das nicht gefördert, aber sie hat aus guten Gründen auch nichts dagegen gesagt, sonst hätte sie sich oder auch meinen Vater verdächtig gemacht. Alles andere wäre leichtsinnig, beinahe kriminell gewesen und hätte nichts gebracht."
Gelassen und mit wenigen Gesten redet Berthold Graf von Stauffenberg, stets zuvorkommend und freundlich, in kariertem Sakko und mit schütterem Haar. Groß gewachsen ist er und mit wachem Blick. Im Haus hängen alte Familienbilder. Meissner Porzellan, Schabracken und Silberbesteck zeugen von der adligen Herkunft. Aber kein Protz herrscht hier im Hause Stauffenberg. Hinter dem Einfamilienhaus liegt ein gepflegter Garten. Von hier schaut man auf die imposante Burg Reichenberg.
Vor allem an das Schuljahr 1943 kann er sich noch immer gut erinnern und an seinen Ärger, weil er - als damals knapp Zehnjähriger - nicht in die Hitler-Jugend aufgenommen wurde. Zum Glück, wie er heute sagt: "Ich hätte mich gern freiwillig gemeldet, aber das hat meine Mutter mithilfe des Hausarztes hintertrieben. Beide hatten beschlossen, ich sei gesundheitlich nicht fit genug. Das war natürlich ein Komplott, und so bin ich nicht zum Jungvolk gekommen. Ich nehme an, dass meine Mutter aus Tarnungsgründen in die NS-Frauenschaft eingetreten ist. Sicher wollte sie mich bewahren."
1944 steht für den Zehnjährigen die Welt Kopf. Am Abend des 20. Juli laufen im Radio Meldungen, auf Hitler sei ein Attentat verübt worden, er habe aber überlebt, ein geplanter Putsch sei gescheitert: "Ich hatte im Juli 1944 gerade die Aufnahmeprüfung für das Gymnasium geschafft", sagt Stauffenberg, "dann sind wir in die Ferien gegangen. Während des Urlaubs fand der 20. Juli statt."
Als Berthold von Stauffenberg vom Attentat erfährt, haben Wehrmachtsoffiziere seinen Vater bereits standrechtlich erschossen. Aber das weiß der älteste Sohn noch nicht. "Ich habe vom Attentat durch das Radio erfahren, aber ohne dass Namen genannt wurden. Die Erwachsenen haben meine Geschwister und mich am Radiohören zu hindern versucht. Meine Mutter hat uns dann am nächsten Tag erzählt, dass es mein Vater gewesen ist. Das war ein Schock und eine Verwirrung: Wie konnte er nur auf den Führer ...? Aber eines weiß ich ganz bestimmt: Ich habe ihn deswegen nie für einen Verbrecher gehalten."
Nach dem missglückten Attentat beginnt das NS-Regime einen Rachefeldzug gegen die Verschwörer und ihre Familien. Ihre Kinder werden von der Gestapo abgeholt und nach Bad Sachsa im Harz in ein eigens für sie geschaffenes Heim überstellt. Auch Berthold von Stauffenberg und seine drei Geschwister. Die Zeit dort hat er nicht als entwürdigend, wohl aber als belastend empfunden, vor allem weil er nicht wusste: Wo sind Mutter und Vater?
46 Kinder von Verschwörern lebten zeitweise in dem Kinderheim. Das jüngste war zehn Tage alt. Alle Kinder bekamen neue Namen und wurden ermahnt, keinesfalls die richtigen zu nennen. Die Stauffenbergs wurden in Meister umbenannt: "Die Propaganda ging ja schon gleich nach dem Attentat los. Das war natürlich hart. Verräterkind hieß es!"
Eine Sonderkommission des NS-Regimes konzentriert die Ermittlungen zunächst auf Stauffenberg und seinen engsten Vertrautenkreis. Hitler und Himmler wollen nicht nur die direkt am Umsturzversuch Beteiligten verfolgen. Sie nutzen die Gunst der Stunde, um jede Opposition unmöglich zu machen. Von all dem ahnt Berthold Graf von Stauffenberg nichts. Ebenso, wie er von den Plänen seines Vaters nichts geahnt hatte. Die Eltern hatten mit den Kindern nie über Politik gesprochen. Dass sein Vater ein Doppelleben geführt hatte, das überrascht ihn bis heute nicht: "Klar, macht jeder Verschwörer. Selbst wir haben damals von Kindern erfahren, die ihre Eltern denunziert haben. Die Gefahr war doch sehr groß. Ein Zehnjähriger kann noch nicht zweigleisig denken und sagen: 'Das alles, was die da machen, ist falsch'!"
Die Fotos ihrer Eltern und persönliche Dinge müssen die Stauffenberg-Kinder abgeben. Briefkontakt mit der Mutter, die nacheinander in mehreren Gefängnissen und im KZ Ravensbrück inhaftiert wird,ist verboten. Erst Monate nach dem 20. Juli erfährt Berthold vom Schicksal seines Vaters: "Man stellt sich das heute so vor, als ob der Tod des Vaters ein singuläres Ereignis wäre. Verglichen mit meinen Gleichaltrigen, die ihren Vater nicht verloren haben, hatte ich Glück, verstehen Sie? Selbst für uns war der Tod damals etwas ziemlich Alltägliches, obwohl ich ihn selbst so gar nicht erlebt habe."
Kurz nach Ostern 1945 befiehlt man den Kindern, in einen Lkw der Wehrmacht zu steigen. Man will sie zum Bahnhof Nordhausen und von dort aus in das Konzentrationslager Buchenwald bringen: "Da ist eigentlich nicht viel passiert, bis die Amerikaner kamen. Vorher ein paar Tieffliegerangriffe, aber ich habe keinen Bombenangriff wie auf die Großstädte erlebt. Und der einzige Bombenangriff, den ich erlebt habe, hat uns vor Buchenwald bewahrt."
Die Kinder werden wieder nach Bad Sachsa zurückgebracht. Bald darauf befreit die US-Armee den Ort. Der neue sozialdemokratische Bürgermeister erfährt von der Herkunft der Kinder, stellt sie unter seinen Schutz und gibt ihnen ihre alten Namen zurück. Zwei Monate nach der bedingungslosen Kapitulation Deutschlands finden die Überlebenden der Familie Stauffenberg in ihrem Heimatort Lautlingen auf der Schwäbischen Alb wieder zusammen - dem Sommersitz der Familie. Anfangs sind sie mittellos, da die Gestapo ihr Haus geplündert hatte. Sieben Kinder, Mutter, Großmutter, Tante und Großtante wohnen unter einem Dach. Ein Gefühl der Befreiung hat er nicht empfunden, sagt Stauffenberg: "Wir waren ein besetztes Land".
Ein Privatlehrer holt mit ihm den in Bad Sachsa versäumten Unterrichtsstoff nach. Ab 1947 besucht Berthold Graf von Stauffenberg das Internat Salem am Bodensee und legt dort 1951 das Abitur ab.
1956 geht er zur Bundeswehr, um Offizier zu werden: "Ich habe meinen Beruf ergriffen, weil ich das wollte. Ich glaubte, das sei der richtige Beruf für mich und vor allem, weil ich dachte, das würde mir Spaß machen."
Dass er mit seiner Militärkarriere dem Vater nachgeeifert habe, das sei ihm immer bewusst gewesen, sagt Stauffenberg, aber auch die Last, die damit verbunden war? "Ganz sicher, nur die Auswirkungen stellt man sich nicht so vor. Manche haben mich gefragt: ,Sind Sie der Sohn vom Vater?' Die haben mich verglichen: ,Ist der Junge so wie der Alte?' Das war eine Prüfung! Damit muss man leben."
In der Bundeswehr habe er manchen alten Wehrmachtsoffizier getroffen. Das sei für ihn als Sohn des Hitler-Attentäters kein Problem gewesen: "Meine Kommandeure waren alles Demokraten. Natürlich waren sie alle Wehrmachtsoffiziere gewesen. Aber man muss seine Arbeit machen, man kann nicht den ganzen Tag über Politik diskutieren."
1994 scheidet Berthold Graf von Stauffenberg als Generalmajor und Befehlshaber des Territorialkommandos Süd aus dem Dienst aus. Er sei viel in der Welt herumgekommen, habe durch seinen Beruf interessante Menschen kennengelernt, so Stauffenberg, seine Tätigkeit sei immer vielfältig und herausfordernd gewesen. Als Militärattaché in London erlebte er 1986 bis 1989 eine aufreibende Zeit mit vielen gesellschaftlichen Verpflichtungen. Ob er mit seiner Karriere den Geist seines Vaters habe weitertragen wollen? "Ich denke nicht in solchen hohen Kategorien. Natürlich wollte ich meiner Familie Ehre machen - einschließlich meinem Vater, aber nicht allein seinetwegen. In der Familientradition zu stehen und etwas für die Öffentlichkeit tun, das hat bei uns Tradition!"
Seit er in den Ruhestand verabschiedet wurde, habe er wieder mehr Zeit für den Malteser Ritterorden, dem er angehört. Mit seiner Person gehe eine Familientradition zu Ende, denn unter seinen Kindern gibt es niemanden, der sich für eine militärische Laufbahn interessiert. Leider, fügt Stauffenberg hinzu.
Der Rummel um seinen Vater sei ihm immer fremd geblieben, sagt Stauffenberg. Als Experte in Sachen Widerstand habe er sich nie gesehen: "Ich habe das, was er getan hat, nicht für legal, aber für legitim gehalten. Formell war er ein Hochverräter. Ich war immer der Meinung, dass er zwar nicht für den damaligen Staat, aber für Deutschland sein Leben gegeben hat, und darin habe ich keinen Widerspruch gesehen."
Und nun rückt sein Vater einmal mehr ins Blickfeld der Öffentlichkeit: Heute startet in den Kinos die Hollywood-Version der "Operation Walküre" vom 20. Juli 1944. Tom Cruise spielt in dem Historienfilm die Hauptrolle. Dazu will sich Berthold Graf von Stauffenberg nicht äußern. Ihm sei es unsympathisch, dass ein bekennender Scientologe seinen Vater in einem Hollywood-Streifen spielt. Stauffenberg befürchtet, dass dabei nur grauenhafter Kitsch herauskommen werde.

Der Autor hat ein Hörbuch über den Umsturzversuch herausgebracht. Michael Marek: "Stauffenberg. Eine deutsche Biografie", Der Hörbuchverlag München, 1 CD/75 Min., ISBN 978-3-86717-323-0, 14,95 Euro
(erschienen am 22. Januar 2009)