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13 settembre 2010

Leggere l'Ulysses è come mettersi in ascolto dell'etere

Ancora Tom McCarthy, in conversazione con Kirsty Lang di Front Row, su BBC Radio 4. A proposito della fascinazione dell'autore per gli albori della radio, vero leit motiv del nuovo romanzo "C". All'inizio della storia il protagonista, Serge, è infatti radiotelegrafista a bordo degli aerei nella Prima guerra mondiale. McCarthy spiegando la sua estetica di scrittore (e lettore), afferma che è inutile mettersi a leggere un libro come Ulysses di Joyce sperando di "ricevere un messaggio". Il lettore di Ulysses o dell'immenso Wasteland di Eliot è come l'ascoltatore casuale di un etere affollato di voci, tra cui si deve cercare di stabilire intrecci: sono questi intrecci, gli infiniti rimandi dei "network" costruiti più o meno consciamente dagli autori a rendere "semplice" capolavori tanto complessi.

27 aprile 2009

Ernst Schoen, la cultura di Weimar alla radio

Un pioniere della radiofonia culturale che aveva studiato musica con Edgard Varèse e aveva fatto dell'amico Walter Benjamin un professionista del microfono, portandolo negli anni Venti a Radio Frankfurt insieme a tutta l'avanguardia letteraria e musicale della Repubblica di Weimer. Un pioniere fin troppo amico di socialisti, giudei e artisti degenerati, che i nazisti costrinsero all'esilio subito dopo aver preso il potere (non senza avergli imposto un paio di custodie preventive, affinché il messaggio fosse più comprensibile). Un esilio durato fino agli anni Cinquanta, quando Bertolt Brecht lo convinse a un ritorno che non corrispose a una rappacificazione.
Sono inciampato nella segnalazione del ritratto biografico di Ernst Schoen che verrà diffuso da alcune stazioni regionali tedesche, iniziando domani, martedì 28 alle 22.05 sulle frequenze della Südwestrundfunk 2, e in rete ho trovato diversi documenti sulle sue relazioni con Benjamin e altri rappresentanti di una generazione di intellettuali unica, forse inimitabile. I riferimenti più interessanti, dal punto di vista dell'estetica del linguaggio radiofonico, è un saggio su Benjamin presentato nel corso di una conferenza all'Università di California a Santa Barbara da Wolfgang Hagen, un filosofo che oggi è il responsabile della programmazione culturale e musicale di Deutschlandradio. Google Books consente di sfogliare una buona parte di The work of art in the age of its technological reproducibility, raccolta di saggi di Benjamin in cui compaiono molte citazioni delle sue lettere a Schoen, negli anni che per lo straordinario critico precedettero il crollo, la fuga verso la Spagna e infine il suicidio (ma c'è chi pensa anche a un possibile omicidio per mano di agenti staliniani) a Portbou .
Nella breve presentazione del programma radiofonico, intitolato "Se solo potessi smettere di amare il mio popolo", è scritto che rientrato in patria Schoen non seppe più ritrovarsi, perché "non riusciva a dimenticare mentre intorno a lui era iniziata l'era dell'oblio". Ernst Schoen morì nel 1960, a 66 anni lasciando anche una serie di composizioni che verranno eseguite per la prima volta per questa trasmissione rievocativa.

"Ach, dass ich mein Volk nicht mehr lieben darf"
Die gescheiterte Rückkehr des Emigranten Ernst Schoen
Von Sabine Schiller-Lerg und Wolfgang Stenke

(SWR2, 22.05 del 28 aprile; WDR3, del 12.05 2 maggio; DLR, 00.05 del 24 maggio)

Er war Komponist, Schriftsteller, Übersetzer und Rundfunkpionier. Seinem Jugendfreund Walter Benjamin sicherte Ernst Schoen mit Auftragsarbeiten das Überleben, förderte im Frankfurter Sender die musikalisch-literarische Avantgarde, indem er mit Brecht, Eisler und Webern neue Formen von Literatur- und Musikprogrammen erprobte. Die National- sozialisten entließen ihn 1933, weil er „jüdische und sozialistische Kollegen“ protegiert hatte. Nach zweimaliger „Schutzhaft“ emigrierte Schoen nach London, versuchte seine Arbeit bei der BBC fortzusetzen und verarbeitete in Essays und Lyrik den Exilalltag. Schoen hatte die Heimat verloren und konnte sie auch als Remigrant 1952 nicht wiederfinden: Er konnte nicht vergessen, während um ihn herum das kollektive Vergessen der 50er Jahre begann.
Das Feature präsentiert neben literarischen erstmals auch die kompositorische Arbeiten von Ernst Schoen.
Produktion: SWR/WDR/DLR 2009




27 febbraio 2009

Sette mesi per leggere Guerra e Pace alla radio

Il romanzo più rappresentativo dell'800, forse dell'intera storia del romanzo (Thomas Mann, che un po' se ne intendeva, disse che la sua "forza narrativa non ha semplicemente eguali"). Duemila pagine in quattro tomi, scritto in "soli" cinque anni, Guerra e Pace di Lev Tolstoj, diventa protagonista in Germania di una lunga maratona radiofonica: la lettura integrale da parte dell'attore teatrale Ulrich Noethen (mio quasi perfetto coetaneo e figlio di un pastore protestante). La lettura del primo libro di Guerra e Pace, ovviamente in tedesco, parte dalle frequenze berlinesi di RBB Kultur - ripresa dai canali culturali di NDR, SWR e Radio Bremen - il prossimo 16 marzo alle 14.30. Il racconto ha richiesto 35 giorni di lavorazione da parte di Noethen e del suo regista Ralph Schäfer, ha prodotto circa 250 ore di audio tradotte in sette mesi di programmazione. La storia delle famiglie Bolkonski, Rostow e Kuragin sullo sfondo della tragica invasione napoleonica della Russia sarà anche disponibile in versione audiolibro, in un cofanetto - si fa per dire - di 54 dischi al costo di 199 euro.

KULTURRADIO-LESUNG
VOM 16. MÄRZ BIS 5. MAI 2009,
MONTAG BIS FREITAG, 14.30 BIS 15.00 UHR

Ulrich Noethen liest „Krieg und Frieden“

Am Montag, 16. März 2009, startet im Kulturradio vom rbb eine außergewöhnliche Lesung: Der Schauspieler Ulrich Noethen liest „Krieg und Frieden“ von Leo N. Tolstoi in einer ungekürzten Fassung. Das erste Buch des vierteiligen Romans steht jeweils montags bis freitags um 14.30 Uhr (Wiederholung um 23.04 Uhr) auf dem Programm.
Der Rundfunk Berlin-Brandenburg (rbb) hat gemeinsam mit dem NDR, SWR und Radio Bremen dieses Epos von über 2 000 Seiten in ca. 250 Stunden aufgenommen. Ulrich Noethen hat an 35 Tagen mit nie nachlassender Konzentration und beeindruckender Modulationsfähigkeit den Text gelesen - gefordert und gefördert von Regisseur Ralph Schäfer; sieben Monate wurde das Tonmaterial anschließend geschnitten. Zunächst ist vom 16. März bis 5. Mai das erste Buch zu hören, die drei weiteren Bücher des Romans folgen nach jeweils kürzeren Unterbrechungen.
In nur fünf Jahren schrieb Tolstoi sein erstmals 1868/69 erschienenes Epos „Krieg und Frieden“. Er entwirft darin ein historisches Panorama der napoleonischen Kriege in den Jahren 1805 bis 1812. Das Buch ist zugleich eine Familienchronik und ein Loblied auf Russland, auf die Schönheit der Landschaft und Natur und auf seine Menschen. Im Jahre 1805 einsetzend und dem Gang der kriegerischen Ereignisse bis 1812 folgend schildert Tolstoi die Schlachten von Austerlitz und Borodino, zeigt das brennende und von seinen Einwohnern verlassene Moskau, erörtert militärstrategische Probleme und reflektiert über geschichtsphilosophische Fragen. Was dem Roman bis heute Kraft und Tiefe verleiht, sind seine Menschen, ihre Leidenschaften und Ängste, ihre Auseinandersetzung mit der Wirklichkeit und mit sich selbst. Tolstoi zeigt drei Familien, die Bolkonskis, die Rostows und die Kuragins, deren Mitglieder auf vielfältige Weise miteinander in Beziehung gesetzt werden. Die zwei zentralen Personen, in denen sich Tolstoi selbst porträtiert hat, sind der ehrgeizige und harte Fürst Andrej Bolkonski, der erschüttert die Nichtigkeit der Welt erkennt, als er verletzt auf dem Schlachtfeld liegt, und der naive und zögerliche Pierre Besuchow, der versucht, ein besserer Mensch zu werden. Um diese beiden gruppiert sich eine Vielzahl von Menschen, die Tolstoi mit großer Intensität porträtiert: die zarte und etwas flatterhafte Natascha Rostow, die mit Bolkonski verlobt ist, zum Schluss aber Besuchow heiratet, der leichtfertige Graf Rostow, der sein Vermögen verprasst, den müden Feldherren Kutusow, der einfach alles geschehen lässt und gerade deshalb zum Kriegshelden wird.
Tolstoi selbst hat seinen Roman in seinem Streben nach umfassender Darstellung menschlichen Lebens mit der „Ilias“ verglichen, und Thomas Mann hat lakonisch konstatiert: „Die erzählerische Macht dieses Werks ist ohnegleichen.“
Das Hörbuch „Krieg und Frieden“ erscheint bei „Der Audio Verlag“ (DAV) und ist ab 16. März 2009 im rbb-Shop Berlin, Kaiserdamm 80/81, im rbb-Shop Potsdam, Marlene-Dietrich-Allee 20, und im Handel erhältlich. Die komplette Box umfasst 54 CDs und kostet 199,00 Euro.

Sprecher: Ulrich Noethen
Regie: Ralph Schäfer, Kulturradio vom rbb
Redaktion: Claus-Ulrich Bielefeld, Kulturradio vom rbb

Die Sendetermine
Ab 16. März jeweils Montag bis Freitag:
Kulturradio vom rbb 14.30 bis 15.00 Uhr (WH 23.04 Uhr)
NDR Kultur 22.05 bis 22.35 Uhr
Nordwestradio (RB) 18.30 bis 19.00 Uhr
SWR2 14.30 bis 14.55 Uhr

22 dicembre 2008

Il racconto di Natale di RP

Con i suoi labirintici intrecci, le sue infinite sinapsi, la Rete sembrerebbe una efficace metafora postmoderna del nostro cervello. Una razionale macchina organica pensante. E invece no. La Rete è un concreto non luogo dove trovano ospitalità i cuori e gli istinti, una piazza di incontri inattesi e ineluttabili, costellata di zone oscure in cui si annidano tesori inestimabili e intollerabili bassezze. La Rete è la vita. Tra chi ha la bontà di seguire, qui su RP, il mio modo di vedere la radio e il mondo, c'è una persona speciale che ha casualmente intrecciato la sua fitta trama di percorsi culturali e sonori con la mia - così sfilacciata e naif al confronto. E' una persona che in questi tempi difficili mi ha aiutato e mi aiuta, senza chiedere nulla e anzi coprendomi dei doni che ama condividere con gratuità inusitata (e forse ricevendo da me addirittura qualche sgarbo).
Qualche settimana fa, tra i continui suoi rimandi, mi è arrivato improvviso l'aggancio a una piccola opera letteraria, un racconto di Heinrich Böll dal titolo suggestivo: "La raccolta di silenzi del dottor Murke". «Leggendolo, mi ha detto, ho sentito che in ogni pagina c'era Radiopassioni.» Qualcosa mi è scattato dentro quando ho sentito quel titolo e dopo qualche ricerca ho individuato nella disordinata biblioteca di casa mia l'edizione dei Silenzi che Repubblica aveva regalato ai suoi lettori dieci e più anni fa. Il racconto fa parte di una raccolta di apologhi e scritti satirici apparsa alla fine degli anni cinquanta (il racconto in questione è del 1955). Nel 1964 il cabarettista tedesco Dieter Hildebrandt interpretò il protagonista della storia, il redattore culturale di una stazione radio, Dottor Murke, in un film per la tv. Curiosando sul Web ho scoperto anche una associazione culturale romana RaabeTeatro, che questa estate ha prodotto una libera riduzione del testo di Böll a cura di Stefania di Nuzzo.
La raccolta di silenzi è una satira dell'ambiente culturale tedesco del dopoguerra, dei suoi patetici voltafaccia e ridicoli revisionismi. Un apologo - o forse sarebbe meglio dire parabola - dove i temi politici si mescolano inaspettatamente a una profonda, autentica spiritualità. Il racconto è ambientato tra gli studi di una imprecisata stazione radio, popolata da personaggi mediocri e approfittatori. Un testo talmente radiofonico e sorprendente che ho pensato di leggerlo ad alta voce e di metterlo online, come mio personale regalo natalizio. O come augurio per un 2009 più sereno e magari più ricco di contenuti e iniziative per Radiopassioni.
Non sono un attore e non occorre essere valenti critici per rendersene conto: non riuscirei a far parte nemmeno della più scalcagnata delle filodrammatiche. Prendetelo come un primo, timido tentativo di podcast, una delle idee che mi frullano in testa e che spero prima o poi di realizzare. Un tentativo scaturito dal cuore. Anzi, in tali circostanze dai cuori. Vi abbraccio tutti, possiate trascorrere una festa vera, lieta e senza preoccupazioni, pervasa delle cose e delle persone che contano davvero.



26 luglio 2008

Il lacerante urlo di quei libri bruciati

Ieri Repubblica R2 ci ha fatto leggere una straordinaria recensione di Paola Sorge di Das Buch der verbrannten Buecher, Il libro dei libri bruciati, un recente testo di Volker Weidermann, presentato all'ultima Fiera di Francoforte (qui un contributo della Hessicher Rundfunk). Come è facile intuire si tratta di una rievocazione dello choccante episodio del rogo dei libri di Norimberga, nel 1933.
Un bellissimo libro, quello dedicato da Weidermann ai libri bruciati e ai loro autori perseguitati, che cerca di riallacciare i fili di tante vite letterarie condannate all'oblio da una ideologia talmente perversa da essere ancora pericolosa (e, ahimé, mai del tutto debellata).
Mi ha fatto venire in mente un autore tedesco che ho conosciuto grazie a mio padre. Il quale me ne aveva parlato un paio d'anni fa perché diceva di ricordarselo dai suoi anni varsaviani. «In un suo romanzo c'è un personaggio che si chiama Lawendel,» mi diceva. Devo ammettere che sulle prime ero un po' scettico perché già allora mio padre era piuttosto anziano e la sua memoria leggermente ondivaga. Mi sono subito dovuto ricredere perché in pochi minuti Internet mi ha rivelato che autore e romanzo esistevano eccome, così come quel personaggio, chiamato Heinrich Lavendel (o Lawendel non posso controllare l'ortografia). Il romanzo si intitola Die Geschwister Oppermann, I fratelli Oppermann, e descrive la prima fase delle persecuzioni antiebraiche, quel mondo fatto di devoti ebrei e solidi tedeschissimi borghesi, che inizia a sgretolarsi come nel peggiore degli incubi espressionisti. Fino alla soluzione finale che tutti sappiamo.
L'autore Lion Feuchtwanger, si trovava fuori dalla Germania all'epoca del rogo e in patria non tornò più. Divenne esiliato in Francia, poi in California, a Los Angeles, dove mortì nel dicembre del 1958, dopo aver continuato a scrivere in tedesco. Fu grande studioso della figura di Josephus, lo storico ebreo che scriveva in latino. Presso la University of Southern California è conservato un ampio archivio di materiali di e su Feuchtwanger, tra cui numerose interviste e lavori radiofonici. La radio ebbe subito un ruolo importante dopo il triste episodio di Norimberga. L'edizione tedesca di Wikipedia racconta che a Radio Hilversum, dopo quella notte, furono mandati in onda i brani dei libri proibiti, come in una fin troppo realistica anticipazione di quei "custodi" mnemonici dei libri immaginati da Ray Bradbury e François Truffaut in Fahrenheit 451.
Purtroppo sono un lentissimo lettore in tedesco e non ho ancora avuto modo di affrontare il duro scoglio dei fratelli Oppermann. Ma vedo adesso dopo che mi ero procurato il libro su Amazon.de un blogger tedesco che ha studiato in Italia ha pubblicato un ampio estratto nella nostra lingua (il blog di "Gioacchino il tedesco" non viene più aggiornato da gennaio, un vero peccato Gioacchino, spero non sia un silenzio troppo definitivo).

07 luglio 2008

All'UniMontpellier i rapporti tra radio e letteratura

All'Université Paul Valéry di Montpellier è in corso da anni un ampio programma di studio delle relazioni tra letteratura e radiofonia. Dal 2000 a oggi sono stati già pubblicati, dalla locale casa editrice universitaria, quattro volumi relativi ad altrettanti incontri (o, come si dice in francese, "colloqui") sugli scrittori alla e per la radio. Mi piace sottolineare come alla base del lavoro svolto a Montpellier da Pierre-Marie Héron e i suoi collaboratori, c'è il "genere" della conversazione radiofonica con i grandi scrittori, di cui è stato precursosore il letterato e uomo di radio di origine algerina Jean Amrouche, autore tra l'altro di dodici celebri conversazioni con il poeta Giuseppe Ungaretti.

Publications de la série "Littérature et radio"
Presses universitaires de la Méditerranée : www.PULM.fr

1. (2000). Les écrivains à la radio : les Entretiens de Jean Amrouche, Montpellier, Publications de Montpellier III, 2000, 160 pages et deux CD audio. Études et documents écrits et sonores réunis par Pierre-Marie Héron. Prix : 30,55 €

Jean Amrouche (1906-1962), écrivain et homme de radio d'origine kabyle, est le premier à avoir su engager la radio française, à la fin des années 1940, dans une voie à peine frayée : enregistrer un grand document sonore envisageant, avec le concours de l'écrivain, le développement de sa vie et de son oeuvre. S'imposant comme un important critique radiophonique en dialoguant avec Gide, Claudel, Mauriac, Giono, Ungaretti, Pierre Emmanuel ou Marcel Jouhandeau, il a donné ses grandes orientations au genre de l'entretien-feuilleton littéraire à la radio, qu'il invente alors. Les études et documents rassemblés dans ce volume envisagent la presque totalité des grandes séries réalisées entre 1949 et 1957. Deux Cd d'archives regroupent des enregistrement sinédits d'émissions courtes concernant le critique et quelques-uns des écrivains qu'il a fait venir au micro.

2. (2001). Les écrivains hommes de radio (1940-1970). Montpellier, Publications de Montpellier III, 2001, 259 pages et deux CD audio. Communications et documents écrits et sonores réunis par Pierre-Marie Héron, 259 pages et deux CD audio, 2001. Prix : 35,05 €
[CR : Histoires littéraires, n°11, 2002; The Modern Language Review, 2002]

Centré sur les « années Gilson », âge d’or de la radio durant lequel une « radio d’écrivains » a pu exister, dirigée, animée, produite en grande partie par des poètes, des hommes de culture, des journalistes ayant le sens poétique, l'ouvrage privilégie quelques grandes figures de ce moment particulièrement important dans l’histoire littéraire du XXe siècle comme de la radio, en province et à Paris : Paul Gilson, Jean Tardieu, Georges-Emmanuel Clancier, Frédéric-Jacques Temple, Jean Amrouche.

3. (2003). Les écrivains et la radio, Montpellier, Publications de Montpellier III / Inathèque de France, 2003, 416 pages et un CD audio. Actes de colloque (2002) augmentés de documents sonores, éunis et présentés par Pierre-Marie Héron.
[CR : Acta Fabula; Printemps 2004, vol. 5, n° 2; Cahiers d‘Histoire de la Radiodiffusion, 2005, n°83, janvier-mars 2005]
Prix de la Recherche 2004 du C.H.R.

D’ambition prospective dans un champ de recherches naissant, le volume parcourt huit décennies, des années vingt aux alentours de 1990, en compagnie d’une quinzaine d’auteurs.
La première section, « Gens de radio », réunit quatre exemples très contrastés d’écrivains jamais envisagés sous cet angle : Carlos Larronde, Blaise Cendrars, Taos Amrouche, Jean Sénac. La section suivante, « Pour et contre », permet de détailler les ambivalences de Charles-Ferdinand Ramuz, de suivre le parcours radiophonique de Francis Ponge, de traiter des dérives commerciales, « médiocratiques » et narcissiques du passage des écrivains à la radio ces dernières années. La section « Réalisations » est consacrée à des œuvres de Paul Claudel, Claude Ollier, Driss Chraïbi radiodiffusées entre 1947 et 1996. « Voix » invite à se pencher sur la radio comme voix de l’Histoire dans l’œuvre de Malraux, sur la conquête d’un style vocal chez Marguerite Duras, sur des expériences « épiphaniques » d’écoute à la radio relatées par Jacques Réda ou Yves Bonnefoy. Une section est consacrée à Jean Cocteau (quatre communications), une autre à la collaboration des écrivains du « Nouveau roman » à la radio de Stuttgart (quatre communications).

4. (2007). La radio d'art et d'essai en France après 1945, Montpellier, Publications de Montpellier III, 360 pages et deux CD audio. Actes de colloque (2004) augmentés de textes et documents écrits et sonores, éunis et présentés par Pierre-Marie Héron. Prix : 30 €.

Avant les Ateliers de création radiophonique crées en 1969 par Alain Trutat, deux lieux, au sein de la radio d’Etat, ont tout spécialement incarné la radio "d'art et d'essai" en France après 1945 : le Club d’Essai de Paris (1946-1960), dirigé par le poète Jean Tardieu, et le Centre d’Essai radiophonique de Montpellier (1948-1974), animé par Pierre Bourgoin puis, pour la majeure partie de son existence, par Madeleine Attal.
Petit service en marge des grandes chaînes pour le premier, mais centré sur la production d’émissions de qualité et très vite centre d'études et de formation, ou pivot des activités pour le deuxième, ces deux foyers d'art et d'essai ont joué un rôle non négligeable, à Paris comme en région, dans la vie littéraire française et dans la création de nombreux écrivains.
Cet ouvrage leur est consacré. Dans la ligne des trois précédents titres de la collection, il réunit les Actes d'un colloque organisé à Montpellier les 19 & 20 novembre 2004, augmentés de souvenirs et témoignages et de divers documents écrits et sonores.
Deux CD reprennent des extraits d’émissions et œuvres radiophoniques du Club d'Essai de Paris et du Centre d'Essai de Montpellier. C.D. 1 : "Itinéraire d'un réalisateur raconté par lui-même : André Almuró". C.D. 2 : "Madeleine Attal raconte l'aventure du Centre d'Essai".
Il prossimo colloquio si terrà nel giugno del 2009 e questo è il "call for papers" per chi fosse interessato a partecipare:
Les entretiens-feuilletons à la radio française dans les années cinquante

Colloque international, 18-19 juin 2009

Ce colloque est organisé par le centre de recherche Rirra21 « Représenter et inventer la réalité du romantisme à l’aube du 21e siècle » (dir. Marie-Eve Therenty) de l’université de Montpellier III. Il s’inscrit dans un programme de recherches intitulé « Les écrivains et la radio en France au XXe siècle (1920-1960) ». Les Actes, augmentés d'archives sonores, formeront le cinquième volume de la série « Littérature et radio » aux Presses universitaires de la Méditerranée.

Argument

Paradoxalement, la radio ne semble pas être un média adapté au genre littéraire oral du dialogue. L’absence des interlocuteurs, la transmission des propos via la distance des ondes, l’écart entre le « langage mimique » de la conversation en présence, où toutes les attitudes du parleur font sens, et le « langage phonique » qui est le sien (Paul Deharme, « Idées sur le radio-théâtre »,1934), sans compter les nombreuses imperfections techniques de la reproduction et de la transmission à distance : autant de phénomènes qui, dans l’art du dialogue à la radio, donnent de l’importance à des obstacles nouveaux, ainsi qu’aux remèdes imaginés pour les atténuer.
L’intimidation du micro semble spécialement forte pour les écrivains, même doués à l’oral, plus habitués au long artisanat de la plume qu’à l’électricité de l’improvisation et plus préoccupés de bien dire que la moyenne des gens. L’idée que les écrivains sont faits pour écrire et non pour parler pèse sur leur rapport au micro, devant lequel, abandonnant leurs moyens habituels d’expression, ils doivent retrouver le chemin direct de l’oreille. Des émissions parlées comme « Le Quart d’heure de la N.R.F. » (1938-1939, vingt émissions), confiée par Jean Paulhan au romancier Henri Calet, sont révélatrices de la tension entre écriture et conversation que vivent les générations littéraires de l’entre-deux-guerres. A l'inverse, c'est bien le relief vivant de la parole, notamment populaire, que recherche un Frédéric Lefèvre, robuste romancier populiste, intervieweur de la célèbre série "Une heure avec..." publiée des années durant dans Les Nouvelles littéraires, pour la version radiophonique qu'il en donne sur Radio-Paris à partir de 1930.
Les grands entretiens-feuilletons des années cinquante (entretiens développés en série, de dix à quarante émissions) contribuent à décontracter le rapport des écrivains aux genres dialogués à la radio. Un premier colloque organisé sur le sujet en 1999 a fait apparaître les tensions internes à une pratique d'un genre que son inventeur, Jean Amrouche, a tenté de codifier en 1952 dans "Le Roi Midas et son barbier". Il lui a donné une vocation à la fois critique et créatrice, l’improvisation imposée à l’écrivain visant dans le même temps à obtenir de lui « une création verbale, en présence du micro ». Suivent en 1950 et 1951 : André Parinaud avec Colette, puis Michel Manoll avec Cendrars, Robert Mallet avec Léautaud, André Fraigneau avec Cocteau, Roger Iglesis et Alain Trutat avec Ghelderode. Parinaud, Manoll et Mallet, rejoints par Pierre Sipriot, recommencent avec d’autres écrivains en 1952 et 1953 : Carco, Paulhan, Paul Fort, Breton, Montherlant, Benda.
Ces nombreux imitateurs développent le genre naissant dans des sens qui leur sont propres. Ainsi, tandis que Jean Amrouche, sensible plus que d'autre au pathétique du jeu, rêve d'un ton de conversation pour des dialogues souvent plus dramatiques que détendus, Robert Mallet, quand il s'entretient avec Léautaud ou Paulhan, se compose un personnage en fonction du naturel de son interlocuteur, avec comme référence l’impromptu de comédie. Cette notion d’impromptu théâtral, incorporée dans l’action d’une conversation uniquement entendue, est déjà ce que certains chroniqueurs de l’entre-deux-guerres relèvent comme l’idéal des disques de conférences, ou la réussite des causeries de Colette sur le Poste-Parisien en 1939, judicieusement dialoguées. C’est la présence de ce naturel du ton qui fait le phénoménal succès, en 1951, des entretiens de Léautaud, ce « vieillard incourbé » qui « n’a pas fondu au feu douceâtre du magnétophone » ni de « la voix cajoleuse et pénétrée d’âme du speaker ».
Les propositions de communication sont à envoyer avant le 15 octobre 2008 à Pierre-Marie Héron ( pms (dot) heron (at) wanadoo (dot) fr ).

Il dipartimento o la sezione che si occupa del coordinamento di questo programma di studi, intitolato Represent et inventer la realité du romantisme a l'aube du XXIème siècle, ci fa capire che gli obiettivi di questi incontri riguardano la ridefinizione della forma romanzo alla luce del contributo del nuovo mezzo di comunicazione. Quest'anno, si legge nel sito Web del "Rirra21", l'argomento di studio principale è Jean Cocteau, una delle figure artistiche più complesse e affascinanti del novecento. A conclusione di questo progetto che vede tra l'altro coinvolti gli studiosi di tutta Europa, Italia compresa, verrà organizzato, il 13 settembre a Montpellier, una giornata di studi il cui programma si trova in questa pagina della Jean Cocteau Net della Vrije Universiteit Brussel .