Visualizzazione post con etichetta FMeXtra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FMeXtra. Mostra tutti i post

09 settembre 2009

Banda 2 (FM) digitale, meeting a Copenhagen

Dal 16 al 17 settembre prossimo si riunisce a Copenhagen il comitato FM PT45 dell'ECC, l'Electronic Communications Committee del CEPT sotto il coordinamento dell'ECO, lo European Communications Office. Il PT45 è il gruppo che si occupa delle Digital Broadcasting Issues. Uno dei punti all'ordine del giorno a Copenhagen è la stesura del final draft di un documento chiamato “Future Possibilities for the Digitalisation of Band II” (Band II Digital Broadcasting Report Working Document). Stiamo parlando insomma della digitalizzazione della Banda II, lo spettro della modulazione di frequenza. È sorprendente il numero di documenti che il gruppo di lavoro mette a disposizione del casuale navigatore. Come giornalista interessato a queste tematiche mi sono anche iscritto alla mailing list dei partecipanti alle riunioni. Iscrizione prontamente accettata. In questi giorni sul sito Web dell'ECO è stato rilasciata la bozza del Band II Digital Broadcasting Report rivista con i commenti ufficiali dei rappresentanti del Regno Unito. Un documento di una trentina di pagine denso di considerazioni sul futuro impiego delle frequenze da 88 a 108 e di dettagli sui quattro sistemi alternativi all'FM analogica: DRM+ HD Radio, FMeXtra e T-DAB (fuori banda).
Ho qualche remora nel mettere a disposizione il testo, anche se non esiste alcuna barriera al suo download dall'indirizzo www.ero.dk (ERO era la vecchia denominazione dello European Radio Office). Vi prego di contattarmi se siete interessati e sarò lieto di mandarvene una copia.
Dal paragrafo Future usage of Band II spectrum, ecco il capoverso dedicato al digital switchover. In realtà quella della digitalizzazione completa dall'FM è solo una delle ipotesi in discussione. Si parla anche, per esempio, di modificare i parametri imposti alle trasmissioni analogiche (parametri già ampiamente ignorati in molte nazioni, come precisa il documento) per far posto a una digitalizzazione parziale. Il documento ECC è in ogni caso una lettura interessante, ricca di spunti molto sensati. Sarebbe molto importante se al gruppo partecipassero anche delegati italiani, dell'ente pubblico o dei privati, perché è da meeting come questi che emergono gli assetti normativi e regolatori applicati, prima o poi, in tutta Europa. Chissà...
[...]
4.4 Digital switch-over

Within the national laws on sound broadcasting services that control the standardization of the signal and the application to frequencies and services, one approach for the introduction of digital services into Band II could be the replacement of analogue transmissions with digital transmissions. In many parts of Europe this would mean an instantaneous switch to digital.
For most commercial broadcasters such an instantaneous switch to digital is not feasible, because the listener base will be lost for a long time period, until the digital platform gains widespread receiver penetration. A significant period of simulcasting is almost inevitable to maintain a commercial presence during the transition with its inherent extra costs. If the simulcast signal is in another band for example via T-DAB in Band III, then it becomes easier to switch off or convert the Band II transmitter once the audience has migrated or is able to receive in both bands.
Perhaps, in some situations, it might be possible to create some free spectrum by condensing the existing analogue FM. Condensing in that respect refers to re-organising the spectrum usage in geographical and spectral separation terms. However, this is likely to result in significantly increased levels of FM to FM interference.
In a situation where broadcasters might consider that the introduction of a digital terrestrial broadcasting system in Band II is unnecessary, they could be confronted by others wishing to introduce digital systems either nationally or internationally. In such a scenario it would be necessary to develop planning parameters to allow for co-existence of digital broadcasting systems and FM analogue transmissions in Band II. A set of compatibility criteria would be required for each candidate system to allow the network planning to be undertaken together with cross border coordination.
[...]


18 ottobre 2007

Test FMeXtra in Germania, ma niente HD Radio

Secondo un lungo articolo sulle possibilità di digitalizzazione dell'FM pubblicato su Rein-Hoeren, nelle prossime settimane l'emittente tedesca Hit-Radio-Antenne dovrebbe iniziare dei test con il sistema FMeXtra. Non sono invece andati ancora in onda i test HD Radio annunciati a suo tempo da Radio Regenbogen da Heidelberg perché l'autorità per la sicurezza dei voli ha fatto obiezione sull'uso del sistema digitale sulla frequenza di 102.6. Nel frattempo, scrive la testata online, l'uso del DRM sui 26 MHz si rivela poco praticabile su scala locale e la standardizzazione del DRM+ (non parliamo di ricevitori commerciali) non è ancora stata conclusa. Si spera che lo sarà nel 2008. Il Prof. Dr. Andreas Steil, di un istituto di ricerca di Karlsruhe dichiara a Rein-Hoeren: "Es sollte kein Problem darstellen ein digitales Rundfunksystem zu implementieren, dass innerhalb der Bandbreite von 100 kHz ein Hörfunkprogramm in CD-Qualität trägt," che tradotto liberamenet significa: non ci dovrebbero essere problemi nell'implementare un sistema digitale in grado di trasportare audio CD-quality in 100 kHz di larghezza di banda. Risolti questi problemi (certo, certo) è possibile immaginare dei field test di DRM+ nello spettro FM (100 kHz di occupazione) già nel 2008. Quanto a promesse non mantenute il consorzio DRM è quanto mai attendibile, quindi ci crediamo senz'altro.

21 settembre 2007

L'ho letto sulla radio. FMeXtra goes visual

Da oggi FMeXtra è anche visual radio. Un comunicato che ho appena ricevuto da Giovanni Necchi, di Adven, la rappresentante italiana della tecnologia in grado di trasmettere stream digitali inseriti nelle sottoportanti dei segnali dell'FM analogica, spiega che nel sistema è stato appena integrato un protocollo radiotext che permette di visualizzare semplici grafici e foto a bassa risoluzione. Le dimensioni, 128x64 pixel, sono quelle dei display - per il momento in bianco e nero, sebbene siano previsti display a colori per il futuro - oggi montati sul pannello frontale dei ricevitori FMeXtra. Il sistema non è ancora ufficializzato ma i test dicono che funziona già perfettamente. Niente di spettacolare, ma sufficiente per diffondere informazioni come previsioni del tempo, grafici finanziari, piccoli banner pubblicitari. Un trucchetto carino che potrebbe risultare molto appetibile se utilizzato con un po' di fantasia. Alcuni esempi di tutte queste possibilità, sconosciute ai normali sistemi RDS (ma immagino si possa pensare di trapiantarlo nel contesto dell'FM analogica tout court, no?), sono stati condensati da Adven in un breve filmato di YouTube:


Mi pare sempre più urgente risolvere il problema della disponibilità commerciale di ricevitori FMeXtra. Quando arriveranno in negozio?

FMeXtra consente anche la trasmissioni di immagini via radio, la tecnologia, non ancora ufficialmente rilasciata, è già perfettamente funzionante.

E’ possibile trasmettere immagini o testo con risoluzione di 128 * 64 pixel, valore che permette una valida visualizzazione su display da 1-2 pollici come quelli presenti nei ricevitori radio. Le immagini digitali viaggiano nel pacchetto FMeXtra contemporaneamente al segnale audio e possono essere statiche o succedersi con cadenza definibile.
I ricevitori attualmente in commercio dispongono di display LCD mono cromatici e quindi supportano solo immagini bianco/nero, il sistema potrà essere implementato in futuro per supportare la policromia, in funzione dello sviluppo di nuovi ricevitori. Le possibilità di utilizzo sono numerose, dalla semplice presentazione statica del logo dell’emittente alla presentazioni multipagina con , ad esempio, una sequenza per le previsioni metereologiche sulle varie città o la trasmissione di pubblicità.

17 settembre 2007

A proposito del futuro digitale della radio

Leggo con molto interesse su Newsline l'intervento di Roberto Squillario sul futuro digitale della radio e dell'FM in particolare. La qualità e il tono del dibattito dimostrano quanto sia maturato il livello di consapevolezza, anche intorno alla materia tecnica. Con persone così coompententi, la radio digitale in Italia meriterebbe maggiore considerazione da parte di tutti ma questo è un altro discorso.
Squillario appartiene dichiaratamente alla scuola di pensiero delle soluzioni In Band. E conclude la sua disamina delle varie tecnologie con un riferimento a una non meglio circostanziata proposta di un ibrido FM digitale che prevede l'affiancamento, nella finestra spettrale, di una componente analogica FM monofonica e di una componente DRM "eventualmente modificato".
E' vero, tra le varie ipotesi di cui si discute a proposito di DRM+ (perché oltre i 30 MHz di DRM+ si dovrebbe parlare) c'è anche un ibrido di questo tipo. Ma l'occupazione di banda in questo caso sarebbe di almeno 200-300 kHz, almeno da quello che ho letto io qui e qui.
Devo dire che non capisco bene la ratio nell'utilizzare un sistema ibrido così concettulmente simile a FMeXtra e soprattutto come si potrebbe giustificare l'adozione di un ibrido la cui parte analogica sarebbe monofonica. Squillario sostiene che l'ibrido FM+DRM garantirebbe una larghezza di banda inferiore a quella dell'FM analogico, ma mi permetto di dubitare della reale fattibilità della cosa. Inoltre, con l'attuale base installata di car radio analogiche stereo, non si capisce chi accetterebbe di buon grado di degradare a mono la propria componente analogica solo per far spazio a uno stereo digitale per il quale non esiste se non un semplice abbozzo di mercato dei ricevitori.
La vera perplessità riguarda però questa strana passione - che non è solo di Squillario intendiamoci - per le tecnologie In Band. L'idea, forse, è che siano un buon modo per salvaguardare gli investimenti esistenti. Squillario sostiene che una nuova infrastruttura DAB costerebbe come una rete di telefonia cellulare. Non credo proprio, la granularità è molto diversa, soprattutto in banda III e la possibilità di riutilizzare tralicci e impianti esistenti c'é. Nessuno parla più di DAB per i piani futuri, ma di DAB+ e DMB, cioè della possibilità di attivare multiplex da 20 e più stream. Se si adottasse finalmente un modello che separa la creazione e il controllo dell'infrastruttura dai contenuti che vi verranno trasportati, probabilmente i costi si ridurrebbero ulteriormente.
Non dobbiamo dimenticare chi, finora, è stato fautore delle tecnologie In Band: gli americani con HD Radio e una parte della comunità dei broadcaster internazionali con il DRM. Gli uni non hanno molte alternative per la digitalizzazione della radio, in un mercato di formati in concorrenza, dove i network si fanno con la syndication dei programmi e i mercati pubblicitari sono fortemente locali. Gli altri che si sono di colpo trovati davanti a clamorosi tagli dei budget per il finanziamento delle trasmissioni, uniti a un forte calo di interesse da parte degli ascoltatori e alla pazzesca concorrenza della radiofonia via satellite e locale.
Con il loro territorio sterminato e la necessità di coprire migliaia di micro aree gli americani avrebbero - loro sì - enormi difficoltà e costi da sostenere con un approccio Out of Band. Mentre per le onde corte si trattava di rinnovarsi o perire (e a mio modo di vedere è stata scelta la strada peggiore per rinnovarsi, confidando in un potere taumaturgico che da sola la tecnologia non ha mai avuto). Il fatto che si parli oggi di DRM in onde medie e FM tradisce solo la forte delusione che il sistema ha avuto nella porzione di spettro originariamente pensata per lui. Viceversa, il caso britannico dimostra che soprattutto in Europa il DAB, unito a una buona regolamentazione, è una soluzione percorribile anche con i vecchi codec (figuriamoci con le nuove codifiche). Rendiamoci conto che se ancora stiamo pensando al falso "problema" delle frequenze in banda II e III, con l'avvento del Tetra e del T-DVB in UHF in Europa si libereranno quasi completamente le frequenze tra i 40 e gli 88 MHz e tra i 140 e i 220 MHz, stiamo parlando di buoni 100 - 120 MHz di spazio che il T-DMB potrebbe occupare senza tutte queste difficoltà. Lasciando 20 MHz dell'FM (21 se ci mettiamo anche le onde medie) alle emittenti, magari alle meno ricche, affinché possano proseguire con l'analogico almeno per almeno un altro decennio.
E già che ci siamo proviamo a introdurre in Italia regolamentazioni e controlli nuovi, compatibili con la sperimentazione, per chi la desidera, di tecnologie ibride sull'FM e l'AM. Tecnologie già consolidate, però, non chissà quali alchimie basate su sistemi mai visti. I recenti movimenti di mercato dimostrano che nel'italico Far West dell'FM analogica, gli editori non battono ciglio all'idea di spendere milioni per acquisire qualche frequenza in più. Quanto costerebbe, piuttosto, investire meno soldi nell'implementare e promuovere una tecnologia out of band nuova, per la quale, tutto sommato, le frequenze si troverebbero eccome?

31 luglio 2007

RAI e Aeranti-Corallo per il DMB e FMeXtra

Apcom ha battuto un'ora fa la notizia della collaborazione tra RAI e Aeranti-Corallo per il DMB. L'intenzione è quella di una sperimentazione congiunta su Bologna e Venezia. Non solo: RaiWay intende supportare le emittenti locali federate in Aeranti anche nella sperimentazione di FMeXtra. Interessante...

RADIO/ RAIWAY E AERANTI-CORALLO INSIEME PER PASSAGGIO A DIGITALE

Sottoscritto accordo per sperimentazione dello standard Dmb

Roma, 31 lug. (Apcom) - Un accordo di cooperazione per lo sviluppo di un progetto comune di transizione alla radiofonia digitale terrestre attraverso la sperimenatzione nello standard Dmb. Lo hanno sottoscritto RaiWay e Aeranti-Corallo, in rappresentanza di 668 radio locali. E' la prima volta che servizio pubblico ed emittenza privata siedono alla stesso tavolo con l'obiettivo di avviare, forse già a settembre, un percorso di sperimentazione dello standard Dmb che, dopo la falsa partenza del Dab, potrebbe rappresentare la risposta adeguata alla transizione digitale della radio. La sperimentazione, finanziariamente sostenuta in parti uguali da Rai ed emittenza locale, costerà tra i 500 e i 600 mila euro. L'intenzione è arrivare, entro tre anni, al completamento della transizione, che non farà scomparire la modulazione di frequenza, con un obiettivo di costi di 50 milioni di euro (visto che ogni singola rete costerà 8 milioni e potrà 'ospitare' 25 emittenti locali): "Cinquanta milioni sono nulla paragonati ai centinaia di milioni di euro necessari per la transizione al digitale televisivo", osserva l'Ad di RaiWay, Stefano Ciccotti, che spiega i motivi dell'impegno Rai: "Il contratto di servizio assegna alla Rai il ruolo di driver nella sperimentazione di nuove tecnologie, non solo per la tv. E' espressamente previsto che il servizio pubblico sperimenti nuove tecnologie per l'accesso alla radiofonia digitale, come il Dmb".

L'accordo, salutato positivamente anche dal presidente di RaiWay, Francesco De Domenico, e dai rappresentati di Aeranti-Corallo, prevede tra l'altro la costituzione, dal I settembre, di un 'tavolo di dialogo' tra i due soggetti con l'obiettivo di arrivare a una regolamentazione del quadro, in modo da permettere a tutti gli attuali operatori radiofonici analogici interessati di transitare al digitale, a parità di condizioni, in termini di frequenze utilizzabili e di capacità trasmissiva spettante pro-capite; e la possibilità di adottare modelli operativi i cui investimenti siano compatibili con le dimensioni imprenditoriali dell'emittenza radiofonica locale.
A supporto dei lavori del tavolo di dialogo, RaiWay e Aeranti-Corallo intendono sperimentare trasmissioni DMB 'Visual Radio' in Banda III e in Banda L nelle aree di Bologna e Venezia, attraverso al realizzazione di multiplex idonei a diffondere almeno 17 programmi audio oltre a immagini e dati (slide show). Inoltre, servizio pubblico ed emittenza privata intendono realizzare un'approfondita serie di test congiunti sul sistema di trasmissione digitale denominato FM eXtra, attraverso trasmissioni e misurazioni del segnale in un'area limitata, operate da emittenti Aeranti-Corallo, anche se RaiWay offrirà supporto tecnico per verificare la potenzialità dello standard. L'accordo, già 'battezzato' positivamente dal ministero delle Comunicazioni, è stato sottoscritto fino a dicembre 2008 e ha durata annuale rinnovabile. l'avvio, subordinato all'autorizzazione ministeriale, potrebbe scattare già dopo l'estate: "Contiamo di essere 'accesi' e poter fare i nostri test prima dell'inverno", spiega Ciccotti.


26 maggio 2007

FMeXtra adottata da due stazioni olandesi

Giovanni Necchi, "Mister FMeXtra in Italia", mi ruba il mestiere andando a pescare una notizia passata la scorsa settimana da Media Network. La stazione olandese Radio 10 Gold - molto discussa in questi giorni per la decisione della proprietà, il gruppo mediatico Talpa Radio, di abbandonare i 1008 kHz in onda media - verrà diffusa con tecnologia FMeXtra insieme a un'altra emittente del gruppo, Juize FM. Le due emittenti saranno per il momento disponibili sulla frequenza (i 102.4) di una terza radio, Radio 538. Media Network avverte che questa nuova modalità di trasmissione comporta, per gli ascoltatori, un inconveniente: i ricevitori compatibili non sono ancora molto numerosi e in Olanda non sono ancora neppure arrivati. Quello che conta è però il principio: se FMeXtra dovessere sfondare in un mercato piccolo ma maturo e rappresentativo come quello olandese, potrebbe usare tale notorietà come trampolino per un futuro europeo assai radioso. Mi permetto a questo proposito di prendermi una piccola rivincita segnalando a Giovanni che lo stesso Media Network ha riportato il 23 maggio la notizia della seconda stazione FMeXtra olandese nel giro di pochi giorni: Sky Radio da Hilversum utilizzerà i suoi 101.2 MHz per diffondere in FMeXtra anche lo stream di TMF Radio, un canale che finora era disponibile solo su Web. Diversamente dal nostro caso, l'etere olandese è talmente ordinato da poter forse consentire la sperimentazione di tecnologie ibride come IBOC. Ma FMeXtra ha il vantaggio, forse, di una minore invasività rispetto alla tecnologia Ibiquity e un minor costo di implementazione.
L'amico Giovanni mi ha separatamente inviato un altro dei suoi interessanti documenti tecnici. Questa volta si tratta di una applicazione alternativa di FMeXtra chiamata LinkeXtra LinkeXtra è un demodulatore delle sottoportanti FMeXtra da utilizzare in abbinamento ai ponti di collegamento delle stazioni FM, per consentire il trasporto, sulla stessa frequenza, di un maggior numero di programmi. Per esempio, spiega Necchi, è possibile affiancare al trasporto di un MUX analogico con RDS, altri due canali digitali. Oppure, andando in full digital, il ponte radio può diffondere uno stream contenente una trasmissione mono analogica e più di quattro programmi stereo digitali.

19 aprile 2007

FMeXtra e IBOC: radio ad accesso condizionato

Quando si dice la coincidenza.
Giovanni Necchi di Adven, esclusivista FMeXtra in Italia, mi ha inviato il collegamento alla documentazione su una nuova funzionalità di questo sistema di radio digitale: la codifica dei contenuti.
«FMeXtra,» annuncia Adven, «è predisposto per la realizzazione di reti ad accesso condizionato mediante le quali è possibile:

· Realizzare programmazioni riservate, ricevibili solo da utenti abilitati.
· Gestire accessi a tempo quindi eventualmente connessi al pagamento del servizio.
· Realizzare su di un medesimo canale, in differenti orari, programmi destinati ad utenze differenziate, mantenendo la massima riservatezza reciproca.»
Ulteriori dettagli sull'accesso condizionato di FMeXtra si possono trovare nella scheda di approfondimento che spiega i principi di sicurezza e di implementazione del sistema.
E dove starebbe la coincidenza? Nel fatto che al salone NAB che si è chiuso oggi a Las Vegas, Ibiquity, l'azienda proprietaria del sistema HD Radio, ha presentato in collaborazione con NDS il suo primo sistema di accesso condizionato per la distribuzione - evidentemente anche a pagamento - di contenuti protetti. Ecco la notizia del sistema Radioguard, così come è stata annunciata da Mediaweek:
RadioGuard Unveiled at NAB
Katy Bachman
APRIL 16, 2007

A new technology solution for HD Radio, introduced Monday at the National Association of Broadcasters show in Las Vegas, could lead to new ways for radio stations to monetize the digital spectrum. NDS Group, the same company that provides the system enabling DirecTV and Cablevision to offer pay-per-view and other opt-in services for consumers, has been chosen by iBiquity Digital Corp. to provide the industry's first conditional access solution for HD Radio.
Called RadioGuard, the system encrypts content before it is transmitted over the airwaves, then decrypts it once the radio signal has been received and verified.
“We believe this will be key for monetizing HD Radio,” said Tom Rucktenwald, director of data applications security for NDS.
When integrated into the HD Radio system, NDS RadioGuard, the radio counterpart to VideoGuard, will enable broadcasters to offer services not currently available in today's terrestrial or satellite radio environment. Services that could be made possible through RadioGuard include pay-per-listen options for live concerts or other events, improved reading services for the blind, private channels for emergency services, and free opt-in events sponsored by advertisers.
The system was tested by National Public Radio Labs in mid-March and is still up and running on WUSF-FM in Tampa, the University of South Florida's public radio stations, which has been providing reading services for the blind.
Plans are to have RadioGuard-capable radio receivers in the market by the holidays.
Non è uno sviluppo inatteso, in un mercato che vede già parecchi milioni di abbonati a contenuti digitali satellitari pay radio. Ma per la radio terrestre è una novità densa di implicazioni. Che non sarebbero neppure immaginabili in un contesto di radio tradizionale, analogica. Il digitale, ormai lo abbiamo imparato, è un fattore che abilita nuovi modelli commerciali, anche se francamente è ancora meno facile prevedere come potrebbe reagire all'offerta di contenuti premium un pubblico abituato da sempre a trovare, sulle onde medie e in FM, stazioni radio che si finanziano con la pubblicità o prevedono il pagamento di una tassa sottoforma di canone.
Ma c'è una seconda novità che Ibiquity ha presentato al NAB insieme alla società BE, che fornisce apparecchiature HD Radio ai broadcaster (ho avuto modo di conoscerla in occasione dei test HD Radio di Lucerna). Dalla collaborazione delle due aziende è nata la demo di uno strumento molto interessante per la radio, la Guida elettronica ai programmi. Anche questo è un concetto che come spettatori televisivi siamo ormai abituati a utilizzare per orientarci nell'offerta dei contenuti. Ma per la radio, uno strumento come la EPG potrebbe rivelarsi straordinario. Lo diceva tempo fa l'amico Jonathan Marks intervendo al convegno sul futuro della radio organizzato da Paolo Morawski a Venezia, in occasione dell'ultimo Prix Italia. Disporre in ogni momento di una precisa informazione sui programmi diffusi nell'etere di una grande città o a livello regionale e nazionale, è un plus che tantissimi radioascoltatori apprezzerebbero. Nella demo che si è tenuta al NAB la guida di BE/Ibiquity presentava le griglie di programmazione di una ventina di canali HD diffusi dalle stazioni dell'area metropolitana di Vegas. Se capisco bene, il sistema di EPG creato può essere trasmesso su HD Radio ma anche col sistema RDS!
Pur con tutte le mie riserve sui percorsi più opportuni per la digitalizzazione della radio, non posso nascondere che questi sviluppi mi sembrano positivi. La protezione dei contenuti (con FMeXtra è addirittura ipotizzabile in un contesto ibrido analogico) potrebbe tra l'altro stimolare una maggiore attenzione alla qualità della programmazione, cosa che farebbe bene a tutta la radio. C'è però un risvolto che quasi sicuramente le autorità antitrus dovranno prendere in esame: l'accesso condizionato tende a "chiudere" l'offerta di contenuto in un pacchetto che include, anzi, blinda anche le tecnologie. La radio digitale obbliga già l'ascoltatore curioso delle nuove opportunità del mezzo a dotarsi di apparecchiature adeguate. Se a questo si aggiunge anche uno strato di protezione e pagamento, che cosa succederà? Come saranno fruibili i contenuti protetti con Radioguard o con FMeXtra. La protezione sarà una testa d'ariete per un'ulteriore, più forte contrapposizione tra standard, aperti o proprietari che siano? Il rischio è che la vita del potenziale consumatore dei contenuti sia sempre più complicata.


BE Presents Concept Demo of Electronic Program Guide (EPG)

Held in cooperation with iBiquity Digital Corp., the concept demonstration will feature program schedules of 20 HD Radio program channels in the greater Las Vegas area between April 16 through 19. “What we hope to accomplish with this demonstration is a typical user experience of HD Radio EPG and some of the offshoot features that will come of this technology,” said Ray Miklius, BE Vice President Studio Systems. The demonstration exemplifies BE’s IDi 20 Importer and BE’s The Radio Experience for broadcasting and managing the advanced capabilities of HD Radio technology. “EPG is an important part of our broader concept of HD Radio technology, which BE has captured in this demonstration,” commented Jordan Scott, Director, Advanced Services Business Development for iBiquity Digital, which developed a specification for presenting EPG data on HD Radio devices..
A receiver platform with touch-screen interface will display station names, frequencies and HD channels, and automatically advance through EPG schedules by station or by time. The interactive display lays the foundation for store-and-replay, setting program reminders or opt-in access and other advanced HD Radio features.
EPG will be featured at the BE TRE display kiosk as one of several data applications broadcast over HD Radio or RDS. Nontraditional revenue (NTR) options also will be on display at BE booth , and nontraditional revenue options for Messagecasting.




17 aprile 2007

Rassegna stampa sul digital radio

In questi ultimi giorni è arrivata una serie di notizie interessanti sulla radio digitale, i cui diversi standard, terrestri e satellitari, continuano a guadagnare in visibilità tra gli addetti ai lavori e gli operatori economici. Minore è la visibilità tra il pubblico dei potenziali ascoltatori, almeno fuori dall'ambito quasi esclusivamente americano di HD Radio e della radio satellitare. Non è un paradosso irrisolvibile, spesso una novità tecnologica deve conquistare la sua fama partendo dall'alto, da chi può investirvi del denaro. Però non si deve nemmeno esagerare. Con Digital Radio Mondiale per esempio arrivano due notizie quasi in contemporanea. Secondo il giornale economico bulgaro Dnevnik, riportato da Media Network e segnalato sul Medium Wave Circle da Renato Bruni, l'Authority di Sofia sarà probabilmente la prima ad autorizzare una licenza decennale per una stazione radiofonica DRM in grado di coprire Sofia, la Bulgaria, l'Europa Occidentale e (sic) gli Stati Uniti. Con un po' di sforzo potrà arrivare su Plutone. La licenza verrrà assegnata al miglior offerente nel corso di una gara che si terrà a fine giugno (le domande vanno presentate entro il primo giugno). Il regolatore bulgaro è conscio del fatto che in Bulgaria di radio DRM "ce ne sono poche", scrive Dnevnik. E anche in Gran Bretagna ce ne sono pochine, se è vero, come è stato riferito sul gruppo di discussione di BDXC, che Roberts continua a rimandare l'uscita commerciale del ricevitore DRM40.
Notevole il numero di citazioni del comunicato stampa che Ibiquity ha rilasciato il 6 aprile in ordine al primo HD Radio European Forum. "Una settantina" di partecipanti si è ritrovata a Colonia a discutere di uno standard che potrebbe essere difficile da accettare persino nell'etere FM delle nazioni europee più progredite. Non ho trovato traccia del Forum su un sito Web dedicato ma nel comunicato Ibiquity apparso su diverse testate online, spicca il nome di RVR, la ditta italiana che aveva partecipato alla famosa prova di HD Radio a Lucerna e che è la prima azienda europea ad aver ottenuto una licenza ufficiale Ibiquity. Ora sembra che si appresti a lanciare un test in Polonia e che BMW si è detta interessata a integrare i ricevitori nelle sue automobili.
Nel frattempo, continua a crescere l'interesse locale nei confronti di FMeXtra. Mi ha scritto Giovanni Necchi, di Adven, per segnalarmi la presenza della sua azienda al prossimo RadioTv Forum organizzato da Aeranti Corallo a Roma, il 5 e 6 giugno prossimi, all'Hotel Melià sull'Appia antica. Adven presenterà FMeXtra con un test "live" e prossimamente, afferma Necchi, verranno caricati sul nuovo sito www.fmextra.it, nuovi documenti in PDF per approfondire questa tecnologia "a basso impatto", che permette di trasmettere uno o più flussi digitali inseriti tra le sottoportanti di un segnale FM analogico.
Un gran ribollire di iniziative per la radio digitale terrestre, dunque. E quella satellitare? Già, come andranno le cose per il progetto Worldspace Italia (e per la fusione tra XM Radio e Sirius Satellite negli USA)? Secondo le ultime notizie Telecom sta realizzando la rete dei "gap fillers" terrestri che serviranno a Worldspace per andare a coprire le aree non direttamente illuminate dal cielo. Non si partirà prima del 2008, credo, e ancora non si sa bene come potrebbe reagire il pubblico italiano davanti a una offerta di radio a pagamento. Però dalla newsletter americana FMedia! giunge tramite DXLD una strana rivelazione: XM Radio avrebbe riconosciuto di aver commesso irregolarità con la propria rete di gap fillers, in alcuni casi superando la potenza consentita, in altri attivando impianti senza una regolare autorizzazione della FCC. Analogo comportamento sarebbe stato seguito da Sirius Satellite. Giustamente Glenn Hauser si domanda se tale violazione, se confermata, possa alla lunga portare alla revoca della licenza.

29 marzo 2007

Digitale, soluzione o problema dei broadcaster?

Di nuovo una telefonata di Massimo Caracciolo, il tecnico dei test FMeXtra per Rete Otto. Secondo il mio interlocutore il management della stazione, controllata da Evoluzione FM, avrebbe deciso di adottare in forma definitiva la tecnologia digitale, estendendola anche alle frequenze di Chic FM. Caracciolo aggiunge che l'emittente intende promuovere la vendita di ricevitori FMeXtra con opportuni accordi commerciali e con iniziative che potrebbero comportare, per esempio, la trasmissione di programmi non interrotti dalla pubblicità (un costo che la stazione si accollerebbe per invogliare gli ascoltatori a investire in una radio digitale). «Siamo orgogliosi di aver esplorato una opportunità come questa, Rete Otto era anche stata la prima radio italiana via satellite,» sottolinea Caracciolo. Il quale dice di essere convinto del forte impatto che questa tecnologia in band avrà nel panorama delle stazioni locali e regionali in Italia, malgrado le prime perplessità (anche normative) relative all'occupazione dello spettro e alle interferenze verso le stazioni adiacenti, discusse in questi giorni su Radiopassioni e Newsline.
Secondo Caracciole le prove dimostrano che le interferenze sono minime e che riguardano piuttosto l'impatto delle frequenze vicine sulla componente digitale di FMeXtra, che non può più essere "agganciata" e decodificata. Insomma, un problema più per chi riceve Rete Otto che non le stazioni vicine. Ma in uno spettro affollato come il nostro non è facile prevedere l'impatto di una tecnologia come questa se i livelli di adozione saranno davvero massicci. Non voglio neanche pensare ai possibili effetti sull'ascolto di stazioni FM lontane, reso già piuttosto complicato dalla mancanza di spazi liberi in cui dare la caccia ai deboli segnali della propagazione tropo e alle oscillanti aperture in E sporadico.
Ipotizzando però che l'effetto grancassa funzioni e che altre emittenti finsicano per seguire l'esempio di Rete Otto, c'è da chiedersi come gli ascoltatori reagiranno alla nuova offerta. E qui l'unica lezione da seguire viene dagli Stati Uniti con HD Radio. A giudicare da quello che dicono i DXer americani - per la verità gli unici a conoscere davvero l'argomento - e i pochi articoli di giornale che essi riportano, il digitale IBOC made by Ibiquity (i nemici ovviamente la chiamano Iniquity) è una tecnologia clandestina. Il consorzio HD Radio punta a una vendita di un milione di apparecchi riceventi entro il 2007, ma la cifra, obiettivamente, è inverosimile. Su 4-5mila stazioni AM meno del 5% avrebbe adottato il sistema e su una cifra almeno doppia di stazioni FM l'adozione non sarebbe molto diversa. Il Washington Times riporta una stima che parla di 1.200 stazioni attive su 15.000. Dal punto di vista della promozione, nessuno per il momento sembra davvero interessato a spargere il verbo della radio digitale. Le stazioni stesse fanno solo qualche annuncio. C'è anche il dubbio che l'industria radiofonica USA non abbia proprio capito quali siano i vantaggi della radio digitale. Pensare di far leva solo sulla qualità del segnale è assurdo. La maggior parte degli ascoltatori è perfettamente contenta con l'FM e se non la riceve bene cambia stazione (dubito fortemente che in questo senso il bacino di ascolto di IBOC sia significativamente più esteso di quello analogico). L'unica cosa che potrebbe attirare il pubblico verso la nuova modalità è una programmazione diversa: leggetevi a questo proposito le slide della presentazione di Albino Pedroia ieri al convegno Radio senza antenna. Non si esce da questa equazione: la radio digitale deve far leva su cose nuove, altrimenti l'unica speranza è una legge che imponga lo spegnimento dell'analogico (ma agli attuali prezzi dei ricevitori digitali la cosa non è ammissibile). Il problema è che le voci che giungono dagli Stati Uniti non sembrano dare per il momento troppa credibilità al modello del multicasting. I contenuti alternativi trasmessi negli stream o nelle sottoportanti digitali interessano poco e non è detto che una buona campagna pubblicitaria basti a smuovere la curiosità di ascoltatori, soprattutto giovani, abituati ai livelli di scelta e personalizzazione della musica MP3. Le radio americane, già tematiche, hanno creato uno stile di ascolto già molto diversificato: ha davvero senso moltiplicare per due o addirittura per tre un'offerta così ricca?
In Italia le condizioni al contorno cambiano parecchio perchè abbiamo il problema opposto: tutte le stazioni sono praticamente uguali e la corsa alla networkizzazione delle stazioni locali non fa che peggiorare il quadro. Mettere nelle mani delle emittenti più piccole uno strumento in grado forse di dare spazio a nuovi contenuti, tematici o a carattere locale, potrebbe rivelarsi un'arma vincente. Peccato che FMeXtra, per quanto meno esigente di HD Radio in fatto di banda, è pur sempre un sistema delicato e fragile. Specie in uno spettro assolutamente fuori controllo come il nostro, è facile questa volta prevedere le possibili reazioni delle radio più potenti (o con più frequenze a disposizione).
Come ulteriore spunto di riflessione ecco il parere di David Deans dal suo blog Digital Lifescapes e un recente articolo del Washington Times sulla "invisibilità" di HD Radio.

HD Radio Can't Solve Broadcaster Problems

http://dhdeans.blogspot.com/2007/03/hd-radio-cant-solve-broadcaster.html

Wal-Mart Stores recently announced that it will sell receivers that support HD Radio programming. HD radio is a technology that delivers digital audio quality, advanced data services, and more content choices to terrestrial radio listeners.
The car radio receiver will be JVC-branded and will be priced at $190, according to In-Stat. HD Radio programming is free once the consumer has purchased the receiver, which can be an attractive selling point to the price-sensitive Wal-Mart consumer.
The giant retailer's support of HD Radio is an important step in the radio industry's conversion to digital. More and more consumers are ignoring terrestrial analog radio in favor of digital satellite radio and portable MP3 players. However, the number of HD Radio receivers sold to date has been very low.
Consequently, broadcasters are hoping that HD Radio will revitalize terrestrial radio listenership. Wal-Mart's agreement to free up shelf space for HD Radio receivers will allow HD Radio supporters to expand the technology's reach and to further drive consumer awareness.
Another key driver behind the promotion of HD Radio is the HD Digital Radio Alliance. Major media companies, including Clear Channel and Infinity Broadcasting, formed this alliance in 2006 with the intent to accelerate consumer awareness and HD Radio technology adoption.
The group is allotting $250 million in 2007 in support of HD Radio, a portion of which will fund a series of 15 and 30-second radio spots advertising Wal-Mart's roll-out of HD Radio receivers in 2,000 of its 3,500 stores.
Regardless, I believe that the problems that broadcasters face with terrestrial radio can't be solved with HD Radio technology alone -- because the core challenges are related to poor content programing and excessive commercial advertising. Public radio is the sector's primary bright spot. That said, I question if there are enough public stations in most markets to justify the investment in a HD Radio receiver.
In-Stat's latest primary research on the Digital Radio market suggests that there has been a notable increase in U.S. consumer awareness of HD Radio in the past 12 months. However, actual ownership of receivers that support HD Radio programming amounted to less than 1 percent of respondents in their survey. Meaning, improved awareness has had little impact on consistently low interest.
In contrast, 20 percent of respondents own a receiver that supports satellite radio. So, despite the Alliance's $250 million campaign, and Wal-Mart's announcement to sell HD Radio receivers, In-Stat expects satellite radio receiver shipments to out-pace HD Radio receiver shipments over the next five years.

HD Radio going unheard

By Kara Rowland
March 21, 2007
http://www.washingtontimes.com/business/20070320-092805-8203r.htm

There are 30 HD Radio channels in the Washington area, but it's not clear if D.C. radio listeners know they exist. In fact, according to at least one local station's technology director, many listeners don't even know what HD Radio is. "Not enough people have heard the good word" when it comes to the growing digital service, said Richard Cassidy, director of information technology and new media at public radio outlet WAMU-FM (88.5). In a nutshell: A station broadcasting in HD sends out a digital signal (along with its traditional AM/FM analog signal), which is then decoded by an HD Radio receiver. It enables broadcasters to offer multiple channels using the same amount of radio spectrum by compressing the signals digitally and improves sound quality because HD receivers can filter out typical distortions that occur when the signal encounters a tall building or a large hill.
The service is free. Listeners don't pay a subscription, but they must buy a special HD Radio receiver to hear HD channels. Receivers vary in cost from $190 at Wal-Mart to $1,500 from a high-end retailer. In the D.C. area, 20 over-the-air stations have HD channels, according to HD Radio Alliance, a group of major broadcasters and independent station owners. Usually, the first channel is a digital version of the traditional analog signal, while a second or third channel features a new offering or genre. WAMU is currently the only local station with three HD channels. "We wanted to better serve our audience and one channel wasn't enough," Mr. Cassidy explained. "We took a look at some of the formats we felt were under-served in the market."
The American University station started broadcasting a digital version of its analog signal a couple of years ago. Last fall, it rolled out its second and third HD channels: a D.C. broadcast of Towson University's Adult Album Alternative station, WTMD-FM; and an all-bluegrass channel. For those still mourning the passing of oldies in the D.C. area former oldies station WBIG-FM (100.3) flipped to classic rock nearly one year ago there's a 50s and 60s hits HD channel. There's a channel devoted to ballads and love songs and, according to the HD Radio Alliance, channels devoted to female talk and unsigned bands are in the works. But there's still the challenge of getting the word out about HD, Mr. Cassidy said. Although WAMU runs consistent on-air reminders about its HD channels, he estimates its HD listeners to be somewhere "in the hundreds."
"So we're just hoping through good programming and getting the word out, people may be tempted to give it a try," he said, citing as a significant step the recent decision by BMW to be the first automaker to offer factory-installed HD Radio as an option throughout its entire product line.
Nationwide figures on HD Radio listeners are hard to come by because there is no subscription and radio ratings firm Arbitron does not yet measure HD listening. However, an HD Radio Alliance spokesman said the group expects to sell more than 1 million receivers this year. As of last month, 1,204 out of about 15,000 AM and FM stations were broadcasting in HD, covering 176 markets, according to the Alliance. When it comes to the inevitable comparison of HD Radio with satellite services, longtime radio engineer Mr. Cassidy said the sound quality depends on how many channels are squeezed into the same band of spectrum.

17 marzo 2007

L'Adven della radio digitale in Italia

Non smettono di arrivare nuovi dettagli sul debutto italiano della radio digitale secondo FMeXtra. Ho parlato con Giovanni Necchi, di Adven nl, una ditta di Verbania specializzata in soluzioni per il mercato radiotelevisivo, su cui opera da una ventina d'anni (fino al '93 anche come costruttore). Adven ha stipulato con Digital Radio Express una esclusiva per la commercializzazione del sistema FMeXtra in Italia, seconda nazione europea dopo la Norvegia in cui l'azienda americana ha stabilito una presenza. Anche secondo Necchi la grande discrezione che ha circondato questo sistema (l'SCA, cioè l'uso di sottoportanti nel segnale composito dell'FM) deriva da una grande concretezza di un'offerta carattarizzata da un approccio "end to end". FMeXtra ha scelto di muoversi in parallelo sul fronte degli encoder ma anche su quello, assai più delicato, dei ricevitori. Dopo un primo modello già in commercio, Necchi precisa che DRE sta per lanciare sul mercato diversi nuove radio analogico-digitali FMeXtra, tra cui un dispositivo handheld simil-iPod che servirà come adattatore per le autoradio. E' possibile che le nuove radio comincino a sbarcare nei negozi italiani entro pochi mesi.
L'altro punto di forza del sistema è la grande semplicità: in pratica basta un encoder per aggiungere al proprio segnale una componente digitale che può servire per diffondere due nuovi programmi stereo o una combinazione di canali stereo e mono (fino a 4 mono). «In prospettiva, eliminando la componente analogica è possibile diffondere quattro programmi stereofonici di buona qualità,» dice Necchi sottolineando come FMeXtra apra la strada a una gamma di opportunità molto interessanti per le stazioni FM locali e per i network. «Per esempio ora si possono ipotizzare programmi multilingue.» La semplicità di FMeXtra non implica una scarsa robustezza della codifica, che è anzi particolarmente flessibile. Adven ha addirittura sviluppato un software gestionale che aiuta i tecnici delle stazioni a impostare correttamente tutti i parametri.
Abbiamo parlato a lungo anche del problema delle interferenze e della protezione da/verso le emittenti adiacenti e pur riconoscendo che la componente digitale FMeXtra non può resistere a interferenze laterali troppo intense, Necchi mette in evidenza che questa obiettiva "debolezza" da un lato non impedisce di assicurare una discreta, anche se limitata, copertura geografica e dall'altro rende FMeXtra un sistema sicuramente meno aggressivo nei confronti della normativa vigente. L'uso di sottoportanti modulate in digitale a livelli nettamente inferiori alla componente analogica è più conforme alle direttive CCIR. «Se il Ministero potrebbe storcere il naso davanti a modulazioni come l'IBOC di HD Radio,» osserva Necchi, «FMeXtra opera nel dominio della bassa frequenza,» cioè della banda base. E' uno dei motivi per cui il segnale digitale resiste anche nei passaggi di rimodulazione nelle reti di ripetitori (qualità rilevata anche da Massimo Caracciolo di Rete Otto).
Infine, Necchi annuncia l'attivazione di un sito Web - www.fmextra.it - dedicato alla tecnologia Digital Radio Express, pensato per promuovere il sistema sul mercato italiano. Dopo Radiopassioni è la prima risorsa informativa in lingua italiana su una tipologia di radio digitale che in pochi giorni di ristretta notorietà ha già accumulato un grande potenziale. Adven non può ancora far nomi, ma altre radio commerciali hanno manifestato un notevole interesse.

16 marzo 2007

Il digitale buono?

Ma come, non eri contrario alla radio digitale? E allora perché sembra che questo FMeXtra ti abbia quasi entusiasmato?
Forse alcuni lettori di Radiopassioni hanno macinato tra sé e sé questi interrogativi. O più probabilmente se ne fregano altamente e me li sto ponendo solo io. In ogni caso mi sembra giusto rispondere, anche per fare più chiarezza dentro a quello che provo.
E' vero, io non sono mai stato un grande fautore della radio digitale, ma non posso neanche far finta che il fenomeno non esista e che non rischi di prendere seriamente piede. Il mio punto di vista è più complesso di altri perché non sono uno di quelli che si limita ad ascoltare e amare genericamente la radio. Quando ascolto segnali molto distanti, ogni tipo di interferenza mi preoccupa e la radio digitale locale può essere una interferenza molto seria quando trasmette su frequenze che analogico e digitale si trovano ancora a condividere. Per questo motivo, ma non solo per questo motivo, non appartengo al partito degli scettici nei confronti di tecnologie off-band come il DMB. "Ah ma bisogna acquistare una radio nuova", dicono in tanti. Di per sé questo non sarebbe un problema e del resto come si farebbe di grazie a non acquistare una radio nuova se la vecchia risulta incompatibile? Quando l'FM è stata inventata tutti hanno dovuto acquistare una radio nuova, è solo questione di domanda e offerta: se l'investimento porta a significativi vantaggi, si investe anche pagando l'iniziale tassa dell'innovazione (ogni prima generazione tecnologica costa più della seconda, ogni seconda più della terza e così via). Giustamente, sono i proprietari delle emittenti a veder male il DMB, perché per loro i costi sono davvero importanti e il passaggio rappresenta un vero salto nel buio: chi ti ripaga se accendi il DMB e poi la gente non ti ascolta?
Il vero punto è che anche mettendo da parte i miei "particulari" interessi di DXer, la radio digitale per come è stata pensata fin qui continua a sembrarmi una soluzione fasulla per un problema reale: la dissaffezione per la radio, la migrazione dei giovani verso modalità di consumo di contenuti che gravitano intorno a Internet. Gli standard radio digitali finora sembrano solo una misura cosmetica, una vernice che ricopre una incapacità più strutturale. Non sono i fruscii e le porcherie in altoparlante ad allontanare il pubblico: è la noia. Proviamo a reinventare la programmazione radiofonica, proviamo a gestire lo spettro analogico come una risorsa aperta a tutti, proviamo a intervenire sull'industria dei terminali (non su pochi privilegiati costruttori di antenne) e forse ci renderemo conto che mentre sperimentiamo uno standard digitale dopo l'altro, la radio che conosciamo funziona benissimo (tecnicamente) ma viene abbandonata per un mezzo che, paradossalmente, piace non perché funziona bene tecnicamente (il software per Internet può essere un incubo di complicazioni) ma perché il pubblico ci trova quello che cerca. Il rischio evidentissimo è che proprio mentre la radio cerca affannosamente uno standard di cui forse non ha poi tanto bisogno, Internet cattura milioni di anime. Se continua così IBOC e company finiranno per digitalizzare il white noise.
Detto questo, veniamo al punto di FMeXtra e al perché dovrebbe piacermi più di altre tecnologie. Una volta chiarito che le tecnologie in-band mi sembrano destinate a determinare una fase di convivenza reciproca imposta dall'alto e che non farà bene a nessuno, vediamo di capire con quali scelte abbiamo a che fare. Una tecnologia originariamente non ibrida come il DRM, utilizzata In Band è pura violenza nei confronti dello statu quo. Sulle onde medie è un'idea cervellotica gettata in un medium scomparso dalla memoria collettiva insieme alle ultime bisnonne. Non posso escludere che ci sia un valido business case nel rivitalizzarlo e non posso neanche negare che nel daytime la copertura raggiunta ha un bilancio di efficienza più interessante rispetto all'AM analogica. I problemi su queste frequenze sorgono quando il sole va a dormire e la ionosfera fa rimbalzare i segnali a lunga distanza. Se consideriamo le esigenze di servizio su scala nazionale, dimenticando l'ottica globale del DXer, forse uno spettro AM completamente digitale è gestibile con le opportune protezioni. Ma con quali costi complessivi rispetto a uno spettro analogico gestito meglio? E con quali vantaggi in termini di accessibilità, numeri di canali, reale beneficio per gli utenti? Non dimentichiamo che in onde medie parliamo pur sempre di un migliaio di kHz! Di canalizzazioni a 9 kHz. Voglio dire che forse non ha molto senso cancellare un canale analogico, mettere al suo posto un canale digitale (o due di cattiva qualità?) e spendere per tutto questo un bel po' di soldi in impianti nuovi che ancora nessuno può ascoltare per mancanza di terminali. Non sono un economista ma l'idea di aprire piuttosto la banda a grandi numeri di stazioni analogiche locali a bassa potenza potrebbe essere più sensato.
Tornando all'FM diversamente dallo spettro televisivo (la cui digitalizzazione coinvolge un minor numero di operatori verosimilmente più ricchi), la banda accoglie una quantità notevole di editori. Il primo obiettivo è di non strangolarli con tecnologie troppo costose e possibilmente il secondo è quello di non chiudere gli spazi per nuovi entranti, locali, regionali o nazionali che siano. Insomma, l'idea è quella di fare un generale passo avanti, non di rovinare una cosa che con molti limiti sembra funzionare bene. Se la radio digitale permette di realizzare entrambi gli obiettivi ha senso, se no è meglio studiare l'ennesimo percorso alternativo. FMeXtra è una tecnologia In Band ma la sua filosofia è molto diversa da HD Radio. Quest'ultimo sistema è pensato per dare una certa continuità attraverso la sua natura ibrida. Ma la componente digitale e quella analogica vengono integrate a patto di una pesante occupazione di spettro, progettata non a caso in un sistema normativo che impone, tra una stazione e l'altra, spazi sconfinati di qualche centinaio di kiloHertz. FMeXtra parte dalle occupazioni di spettro reali e cerca di spremere il digitale dove l'analogico lascia ancora un po' di spazio libero. Probabilmente basta intervenire sulla selettività dei ricevitori (oggi francamente irrealistica) e sul pre-trattamento audio usato dalle emittenti, per assicurare una protezione ancora più robusta contro le interferenze adiacenti. Un approccio dolce, potremmo dire, che non impone forti investimenti per chi trasmette, offre al mercato della produzione di terminali un percorso più lineare e riesce comunque a dare a chi la vuole una chance per aumentare l'offerta in termini di programmi sintonizzabili su un singolo canale. Detta così mi sembra molto più accettabile di un ibrido invasivo come HD Radio e di un non-ibrido come il DRM (che forse avrà pensato di poter imitare le modalità televisive del DVB-T, seguendo cioè la strategia dello switch-off per l'analogico). Poi forse c'è anche un elemento di simpatia nei confronti di un marketing così sommesso, pragmatico e poco aggressivo.
Per chi cerca di praticare anche un poco di FM DX, FMeXtra rimane pur sempre una fonte di potenziale disturbo perché la quantità di informazione presente in banda implica per forza dei canali più corposi e rischia di vanificare l'uso di filtri di media frequenza molto stretti. Lo spazio libero dalle interferenze si ridurrà ulteriormente, ma forse (dico forse) in misura inferiore a quella associata alle altre tecnologie In Band. Lo sapremo solo stando alla finestra per guardare chi e in quanti seguiranno l'esempio di Rete Otto. La cosa che deve essere chiara è che al di là del dibattito digitale sì, digitale no, in gioco c'è il futuro della radio in senso ancora più profondo e quello delle sue modalità di fruizione. Ripeto che sarebbe un errore madornale - tipicamente ingegneristico - pensare che tutto si risolva digitalizzando una modulazione e inventandosi un logo accattivante.

Soddisfazione digitale per Rete Otto

Ho appena ricevuto una gentile telefonata da Massimo Caracciolo, di Rete Otto, che ha voluto darmi le sue prime impressioni sui test già effettuati dalla sua emittente sulla frequenza di 103,4 MHz. Intanto la prima cosa da dire è che contrariamente a quelle che erano le prime interpretazioni della catena di immissione della codifica digitale, il segnale delle sottoportanti - rivela Caracciolo - sta passando tranquillamente attraverso la rete dei ripetitori provinciali dell'emittente. E questo significa che il segnale FMeXtra "entra" anche su altre frequenze a parte i 103,4. La cosa avviene anche nel caso di un piccolo ripetitore in Valganna che riceve il multiplex stereo, lo demodula e lo rimodula, salvaguardando la componente FMeXtra.
Secondo Caracciolo il sistema funziona molto bene, in termini vuoi di protezione "interna" (cioè di scarsa interferenza tra componenti spettrali analogiche e digitali) vuoi di interferenza sui canali adiacenti. In pratica questo significa che ascoltando Otto FM con una radio normale non si sente rumore digitale e che anche chi sta ascoltando una frequenza vicina non riceve significativi disturbi. Vicevera, il segnale può essere compromesso se vicino alla frequenza FMeXtra c'è una interferenza molto intensa. In quel caso, precisa Caracciolo, è molto facile che il segnale digitale venga sganciato. Lo staff tecnico della radio deve ancora condurre ulteriori prove di copertura, determinando con più precisione sotto quali livelli di intensità di campo i ricevitori FMeXtra non riescono più a seguire il flusso digitale. «Ma questo,» sottolinea giustamente Caracciolo, «è un fattore legato più alla qualità dei ricevitori utilizzati che alla validità del sistema, che mi sembra molto valido e robusto.»
Un'altra osservazione riguarda l'impiego di tecnologie di ottimizzazione e preenfasi della bassa frequenza in studio. L'uso di questi apparati può determinare in fase di codifica FMeXtra spurie e curve meno ripide nella cosiddetta "campana" dell'occupazione spettrale. Caracciolo sostiene che probabilmente anche i costruttori di questi apparati dovranno adeguarsi in qualche modo alla presenza dell'encoder e ottimizzare i loro algoritmi e componenti di enhancemet. Paradossalmente la cosa può avere una ricaduta positiva, perché potrebbe portare al ritorno a un audio più naturale e gradevole e soprattutto a un impiego più virtuoso delle risorse di spettro e potenza trasmissiva da parte delle emittenti.
Ho avuto una conversazione lunga e ricca di spunti che è impossibile riportare qui. Il tecnico di Rete Otto si dice convinto che questo sistema funziona e che prenderà piede, probabilmente anche presso i grandi network, potenzialmente molto interessati alla possibilità di diffondere contenuti aggiuntivi senza impegnare nuove risorse di frequenza e con un investimento minimo in tecnologie. FMeXtra, ipotizza, Caracciolo, potrebbe servire tranquillamente per veicolare contenuti specifici verso clienti diretti, per esempio un centro commerciale che volesse diffondere musica senza pubblicità, potrebbe ricevere questo stream direttamente attraverso lo spettro FM, senza satelliti o costosi ponti radio. «Secondo meFMeXtra decollerà rapidamente e segnerà la fine del DAB,» ritiene Caracciolo.
Giudizi positivi anche per i ricevitori attualmente disponibili, anche se probabilmente c'è ancora molta strada da fare in termini di qualità circuitale e design esterno. Con Caracciolo abbiamo discusso anche di possibili strategie di marketing. Rete Otto non esclude la possibilità di stringere accordi con i grandi rivenditori di elettronica di consumo per coinvolgerli nella creazione di brand awareness per FMeXtra. I partner potrebbero investire parte delle risorse pubblicitarie nell'acquisto dei ricevitori da proporre ai loro clienti, mentre Rete Otto potrebbe occupare i propri spazi per spiegare agli ascoltatori i vantaggi della tecnologia e invitarli a recarsi presso i punti vendita per provarla. I rivenditori recupererebbero con le vendite la loro spesa e la stazione otterrebbe in cambio una maggiore visibilità del nuovo sistema.
Appena possibile proverò a organizzare una trasferta a Varese per delle prove sul campo, approfittando della gentile disponibilità di questa emittente-pioniere. Rete Otto fu tra le prime emittenti ad andare sul satellite molti anni fa e oggi è la prima a sperimentare una tecnologia-outsider di cui hanno parlato in pochissimi (ricordatevi di Radiopassioni) ma che rischia di trasformarsi in una tendenza inarrestabile.

FMeXtra ha un rivale. Che profuma di bufala

Come ha riferito Radiopassioni, Rete Otto di Varese ha annunciato ieri l'inizio dei test della tecnologia FMeXtra attraverso i 103,4 MHz di Otto FM. Newslinet precisa che per questo primo esperimento italiano di diffusione ibrida analogico-digitale Otto FM ha scelto di sovrapporre (anzi, spettralmente parlando, di affiancare) alla normale trasmissione analogica, due canali digitali uno con il parallelo della stessa Otto FM, l'altro con Chic FM.
E' curioso che proprio in coincidenza con questa notizia, la newsletter del consulente americano Robert Gonsett, parla di FMeXtra citando alcuni recenti articoli di RadioWorld (uno riguarda gli accordi per la produzione in Cina di apparecchi compatibili con il sistema di Digital Radio Express). Gonsett non si limita a citare FMeXtra, ma getta sul tavolo della discussione un'altra tecnica per la radio digitale di cui non aveno mai sentito parlare, HDE (High Definition Expanded Radio). Sembra che questa tecnologia si basi su un principio analogo a quello applicato da DRE, che mescola modulazioni analogiche e digitali sfruttando la stessa tecnica di modulazioni delle sottoportanti utilizzata per diffondere le informazioni (digitali) dell'RDS. Peccato, rivela Gonsett, che HDE, sviluppata da una misteriosa azienda del Nevada, Compress Technologies, ha tutta l'aria di produrre solo quelle che gli americani chiamano snake oil e per noi sono bufale. Andando sul sito Web di Compress Technologies, sembra che il sistema HDE sta per essere implementato in Messico e ad Haiti (dove immagino che per montare un'antenna radio ci voglia la protezione di una divisione corazzata e la copertura aerea degli F-17 e degli Apaches). Del tutto inverosimili sono i rapporti di compressione annunciati, che darebbero la possibilità di trasmettere 15 e più canali per frequenza occupata. Con quale diabolico sistema? Con il Very Minimum Shift Keying, tecnica illustrata sul sito Compress. Ora, prosegue Gonsett, RadioWorld ha appena pubblicato una lettera di Derek Kumar, Ceo di Digital Radio Express, che denuncia la tecnologia VMSK come "pura illusione" (in effetti, affermare che è possibile raggiungere rapporti di compressione di 90 bit per Herz mi sembra un pochino azzardato). Una illusione che secondo Kumar sarebbe stata già smascherata anni fa da Phil Karn, di Qualcomm, colosso di San Diego che produce avanzati chipset per cellulari.
Di tutt'altro tenore è il parere espresso su FMeXtra, che sembrerebbe funzionare molto bene. Un tecnico che collabora con Gonsett, Lyle Herny, dichiara di aver già installato gli encoder FMeXtra in una ventina di stazioni FM USA.

Radio World recently implied that High Definition Expanded radio ("HDE") by Compress Technologies was something to watch, and we mentioned the article in CGC #781 (High Definition Expanded radio ("HDE") by Compress Technologies).
Now, Derek Kumar has written a blistering response about what he claims is a dubious technology that "was debunked years ago by Phil Karn of Qualcomm, among others."

http://www.rwonline.com/pages/s.0100/t.2692.html

Lyle Henry, our local SCA expert, is equally critical on the HDE approach. On the other hand, about another technology called FMeXtra, Lyle says, "This is real and works. I have installed it on some 20 stations then driven away to observe
the coverage. Radios are now available."



12 marzo 2007

FMeXtra: Rete Otto si fa in quattro

Massimo Caracciolo, il consulente che per Rete Otto di Varese sta seguendo la speimentazione FMeXtra, non è un grande fan di Eureka 147. «La scelta dei canali su cui operare è apparsa subito discutibile,» dice, «e uno standard sperimentale che impiega quindici anni a decollare, per me non decollerà mai.» Invece, l'idea di uno standard in band è sempre stata più accattivante. Ma quale tra le varie possibilità oggi proposte dal mercato e dagli organismi standardizzatori? Il DRM, oltre a essere di là da venire nella versione FM, non è molto sexy per una stazione commerciale. HD Radio di Ibiquity è robusto e consolidato, soprattutto dà la possibilità di mescolare facilmente vecchi e nuovi segnali, per non perdere gli ascoltatori e avere comunque la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo . Ma ha un'occupazione di banda che richiede le rigide protezioni tra una stazione all'altra osservate negli USA e nelle nazioni civili europee.







Ecco che in questo quadro poco incoraggiante si inserisce una piccola startup americana, Digital Radio Express, poco conosciuta ma con una proposition interessante da fare. «Un sistema digitale che cambia molto poco per chi lo deve trasmettere, un encoder e poco altro, e di cui le normali radio analogiche non si accorgono neppure,» dice Caracciolo. Ma per chi acquista una radio FMeXtra, c'è la possibilità di ascoltare fino a un paio di canali stereo in più o quattro monofonici, con una qualità interessante. FMeXtra, infatti, sfrutta un principio già noto alle stazioni che modulano in FM: quello di inserire il flusso digitale negli spazi di spettro lasciati liberi dalle componenti monofoniche e stereofoniche (i segnali L+R e L-R) e già occupati attualmente dalle informazioni RDS. In America il sistema delle cosiddette sottoportanti (SCA viene attualmente usato da qualche stazioni per diffondere canali audio analogici a bassa qualità, tipicamente la "muzzak" degli ascensori.
«La proposta di FMeXtra mi pare l'unica che possa davvero salvaguardare quello che gli editori radiofonici hanno già. Dalle prove di laboratorio che ho avuto modo di studiare il sistema funziona anche con una modulazione molto bassa della sottoportante, a 35 dB sotto il segnale principale. Anche la resistenza nei confronti delle perturbazioni e interferenze mi sembra buona, così come l'immunità dai disturbi sul proprio segnale analogico.» La qualità in ascolto è buona anche senza particolari preprocessamenti e la decodifica avviene anche in mobilità. L'idea è proprio quella di verificare tutti questi parametri "teorici" attivando la sperimentazione già in questa o nella prossima settimana, sulla storica frequenza di 103,4 MHz, che copre anche qualche area di Milano, una piccola zona del sud del Canton Ticino e la provincia di Varese. Lo stream digitale, secondo Caracciolo, occuperà una sottoportante compresa tra 61 e 98 kHz.
In principio l'approccio basato sulla sottoportante è molto interessante anche per un altro elemento: la possibilità di costruire dei multiplex virtuali subaffittando lo spazio nelle sottoportanti ad altri programmi o editori. Ma a parte la verifica della qualità del sistema on the road, restano due questioni aperte: i ricevitori compatibili e la scarsa notorietà di Digital Radio Express e di un sistema di radiofonia digitale che in tanti anni (DRE ha aperto i battenti alla fine degli anni novanta) non sembra aver conquistato molti spazi. Quest'ultimo punto, osserva Caracciolo, può anche essere considerato un merito. «La loro sembra una politica dei piccoli passi, non quella delle affermazioni roboanti.»Quanto agli apparecchi compatibili, un modello da tavolo esiste già e DRE parla sia di altre radio portatili sia di adattori stile iPod per apparecchi e autoradio analogici. Questo in effetti è un altro vantaggio di un sistema che non richiede particolari accorgimenti a lilvello di radiofrequenza. Così come è possibile realizzare un decoder per l'RDS che campioni il segnale del multiplex stereo prima della demodulazione finale, FMeXtra può essere facilmente estratto e rielaborato a partire dai ricevitori attualmente in commercio.
Sembra quasi troppo bello per essere tutto vero. Perché DRE non è riuscita a emergere più velocemente? Negli Stati Uniti le trasmissioni si contano sulle dita di una mano. L'ottobre scorso - RP ne ha parlato - era stato annunciato un test in Norvegia, con Radio 1 di Oslo. Ma potrebbe essere una precisa strategia da parte di questo outsider tecnologico.
Staremo a vedere: per il momento ci sono tutte le ragioni per seguire da vicino i test di Rete Otto.