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29 gennaio 2011

L'ultima radionovela per lo zio di Ruby

Questa breve registrazione su 9305 kHz è una radionovela in arabo trasmessa dalla radio nazionale egiziana ERTU verso le due del mattino. E' l'unico segnale udibile in queste ore drammatiche, a parte forse quello scarsamente modulato e quindi inservibile di 6270 kHz. Uno dei pochi non televisivi a uscire dalla nazione in stato d'assedio dopo la metodica chiusura di tutti i domini Internet a partire dalla tarda serata del 27 gennaio. Un gesto perentorio che non ha esempio nella storia della rete e che rende complicato il lavoro di chi sorveglia le moderne rivoluzioni via Twitter. La guardia presidenziale circonda i palazzi della radiotelevisione al Cairo, ma i 9305 dovrebbero essere dalla località di Abis. La sensazione, guardando a tutto il Nord Africa che rischia di prendere fuoco è stranissima. Mubarak ha parlato alla radio poche ore fa, promettendo di cambiare l'intero governo, ma le folle che si riversano nella strade esigono che se ne vada prima lui, dopo tre decenni di dominio praticamente assoluto, la cui apparente bonomia non può nascondere gli abominevoli tratti della tirannia.
Fa uno strano effetto ascoltare la radionovela diffusa meccanicamente, perchè questo era il nastro che i programmisti avevano sottomano, mentre gli schermi di Al Jazeera mostrano il dramma della rivolta. Un effetto ancora più estraniante per gli inevitabili collegamenti con la vergogna di un abuso di potere tutto centrato - ironia della sorte - su una prostituta minorenne fatta passare a un certo punto per nipote di Mubarak. Le strade del Cairo si apprestano a cacciare lo zio o il nonno, ma noi ci ostiniamo ad ascoltare le telenovelas di un tiranno forse meno sanguinario, ma di gran lunga meno dignitoso.


Ecco la griglia completa della programmazione in onde corte dall'Egitto, anche se in queste ore molte di queste frequenze sono silenti.

EGYPT ERU Radio Cairo B-10 schedule

6225 1800 1900 28 ABZ 250 315 -15 218 Ita

6270 0045 0330 7-9 ABZ 250 315 -15 218 Spa,Eng
6270 1600 1800 40 ABZ 250 90 0 218 Urd
6270 1800 1900 28 ABZ 250 315 -15 218 Ita alt 5770
6270 1900 2245 27,28 ABZ 250 330 0 218 FrEnGe alt 5770

6290 1900 0700 8,9,27,28 ABS 250 315 0 216 Ara

6860 2000 2200 55,59 ABZ 250 110 20 218 Ara

9250 1700 2300 47E,48W ABZ 250 180 30 218 Ara
9250 2330 0045 13S,14,15 ABS 250 241 0 218 Ara

9280 1700 1900 29,39N ABS 250 5 0 146 Tur
9280 1900 2000 29 ABS 250 5 0 146 Rus
9280 2030 2230 46,47 ABS 250 241 0 218 Fre

9295 1900 0030 48,53 ABZ 100 160 0 146 Ara

9305 1900 0700 8,9,27,28 ABS 250 315 0 216 Ara

9315 0045 0330 7-9 ABZ 250 315 -15 218 Spa,Eng alternate

9745 0400 0600 48S,53 ABZ 250 170 0 218 Saw

9855 2000 2200 55,59 ABZ 250 110 20 218 Ara

9900 2215 0200 13,15 ABZ 250 245 -25 218 PorAr

9915 0045 0200 10,11 ABS 250 282 0 218 spa

9940 1845 2000 46 ABZ 200 245 0 218 Ful
9940 2215 0200 13,15 ABZ 250 245 -25 218 PorArSp alternate

9990 1800 2100 46,47NW ABS 250 241 0 218 Hau,Ar

11510 1900 2030 46,47,52 ABZ 250 250 0 800 Eng

11540 1900 0030 48,53 ABZ 100 160 0 146 Ara

11555 1845 2000 46 ABZ 200 245 0 218 Ful alternate

11590 2300 0430 6,7 ABZ 250 330 0 218 Ara,En (English 2300-2430)

11740 0400 0600 48S,53 ABZ 250 170 0 218 Saw

11750 1500 1600 30 ABZ 250 50 0 218 Ozbaki

11760 2215 0200 13,15 ABZ 250 245 -25 218 Por

12170 1600 1800 47,52,57 ABZ 150 195 0 800 Eng

13580 1500 1600 27,28 ABZ 250 330 0 218 Alb

13745 0400 0600 48S,53 ABZ 250 170 0 218 Saw alternate

15040 1330 1530 30S,40N ABZ 100 70 0 146 Per

15060 1015 1215 39,41,49,54ABZ 250 90 0 218 Ara

15065 1300 1600 40NE ABZ 250 70 0 218 DaPaDa

15080 1300 1600 46,47,52 ABS 250 241 0 219 Ara

15160 1500 1600 30 ABZ 250 50 0 218 Ozbaki alternate

15285 1600 1900 48,53 ABZ 100 160 0 146 AfSomAm

15290 1900 2030 46,47,52 ABZ 250 250 0 800 Eng alternate

15345 1600 1800 47,52,57 ABZ 150 195 0 800 Eng alternate

15710 1230 1400 49,54 ABS 250 106 0 218 Indones

15780 1500 1600 30 ABZ 250 50 0 218 Ozbaki

15800 0700 1100 46,47 ABZ 100 250 0 211 Ara

17495 1300 1600 46,47,52 ABS 250 241 0 219 Ara

17510 0700 1100 46,47 ABZ 100 250 0 211 Ara

17550 1300 1600 40NE ABZ 250 70 0 218 Pashto alternate

17580 1230 1400 49,54 ABS 250 106 0 218 Ind

17810 1530 1730 48S,53 ABZ 250 170 0 146 Saw

17870 1215 1330 41,49 ABZ 250 90 0 218 Eng

21480 1015 1215 39,41,49,54ABZ 250 90 0 218 Ara

Quella di ieri è stata una giornata nera anche per Internet in Egitto. Come dimostra questa analisi, tutte le principali dorsali internazionali sono state chiuse a partire dalle 22.30 UTC del 27, portando a una esclusione di oltre il 90% dei domini egiziani. Ora però il sito della radiotelevisione, ERTU, risulta normalmente accessibile.

24 agosto 2010

Il pirata e il Commodoro: opposizione offshore alle Fiji

Come le stazioni pirate del mare del Nord negli anni Sessanta, un vascello non autorizzato potrebbe mettersi a solcare le acque internazionali intorno alle isole Fiji. Questa volta però la missione sarebbe politica: diffondere le voci degli oppositori al regime militare che da quasi quattro anni sta calpestando i diritti di 800 mila abitanti. Funzionerà? Una nave pirata sembra la soluzione più indicata contro un Commodoro, Frank Bainimarama, quello che nel dicembre del 2006 ha inscenato un colpo di mano, il secondo dopo il 2000 (il che rappresenta il 50% dei quattro colpi di stato verificatisi in vent'anni). All'epoca Bainimarama organizzò un contro-putsch per restituire i poteri al presidente Ratu Josefa Iloilo. Dopo aver successivamente contribuito all'ascesa del primo ministro Laisenia Qarase, nel 2006 l'intraprendente capo della marina cambia radicalmente idea e prende il potere di nuovo, ma questa volta ci prende gusto. Da primo ministro a interim prima allontana e subito ripesca il presidente Iloilo (che nel 2009 abolirà la carta costituzionale) per farsi nominare primo ministro permanente nonché titolare di diversi dicasteri. Un signor ghe pensi mi agli antipodi, insomma. In questi tre anni e mezzo il Commodoro riesce a trasformare le Fiji in una… Repubblica di Bainimarama, come ironizzano gli oppositori.
Secondo il New Zealand Herald (il pezzo è apparso originariamente sull'Independent sul cui sito si possono leggere interessanti commenti di fijiani pro-commodoro), il controllo sui mezzi di comunicazione è serrato e persino lo storico quotidiano Fiji Times rischia la chiusura in base a una nuova legge che vieta ai capitali stranieri il controllo di testate giornalistiche. Indovinate di chi è questo giornale fondato 140 fa? Ci avete azzeccato, Rupert Murdoch, ancora una volta alle prese con un dittatorello cialtrone.
In queste condizioni, scrive l'Herald, lo scontento cresce, il braccio di ferro contro gli evangelici metodisti (fortemente critici del dittatore) ha portato all'arresto di molti capi della comunità religiosa e il turismo comincia a risentirne. E l'opposizione al regime di Bainimarama all'estero, il Fiji Democracy and Freedom Movement, sta studiando la sua contromossa piratesca. Oltre al giornale neozelandese, anche la radio australiana ABC ha intervistato il capo di questa opposizione, Usaia Waqatairewa.
Una stazione pirata offshore potrebbe essere fattibile e finanziabile, ma il Pacifico non è il mare del Nord. Soprattutto le Fiji si trovano a metà strada - almeno 500 miglia direi - tra Nuova Caledonia e Samoa: come si potranno assicurare in questo deserto d'acqua i necessari rifornimenti di carburante, materiali e staff? Forse Waqatairewa farebbe bene a rileggersi la storia delle stazioni pirata britanniche, che furono strangolate dalla guerra che le autorità dell'epoca mossero agli equipaggi delle motonavi di supporto. Certo che se un regime politico tanto stupido e odiosetto dovesse affondare per merito di una novella Caroline che batte la bandiera della democrazia…

Fiji democracy group planning pirate radio

By Roger Maynard
Aug 23, 2010

In a move inspired by pirate radio stations of the 1960s, political activists in the South Pacific are planning to position a Dutch-registered merchant vessel in international waters off the coast of Fiji to defy censors in the military dictatorship.
Opponents of the coup leader and self-appointed Prime Minister, Commodore Frank Bainimarama, hope to have the station broadcasting news and interviews by the end of next month to circumvent draconian media laws imposed on press, radio and television. Since taking power in a military coup in December 2006, Fiji's strongman has slowly eaten away at the country's democratic freedoms, installing newsroom censors and cracking down on foreign media ownership.
Newspapers and radio stations now have to be 90 per cent locally owned, a stipulation that will almost certainly see the closure of the 140-year-old Fiji Times. The popular title, which has been owned by News Ltd since 1987, has been emasculated since the censors moved in to demand the removal of any anti-government stories.
With most of the population too poor to access the internet or satellite television, most Fijians rely on the press and transistor radios for their news. That is why Usaia Waqatairewa of the Fiji Democracy Movement has opted for pirate broadcasting.
Now exiled in Australia, he plans to stream live programming to the ship from a Sydney newsroom and rebroadcast the material from a transmitter on the AM waveband. "The basic purpose is to inform the public of what's really happening in Fiji so they can make an informed decision about whether to support Bainimarama or not," he said.
Even the phones no longer guarantee confidentiality since the Government ordered mobile and landline users to register all their personal details. One local carrier, Vodafone, is also demanding that customers provide a left-hand thumb print and PIN, which the user would normally keep secret.
The head of the Justice Ministry, Aiyaz Sayed-Khaiyum, claims the compulsory registration of all phones is the result of a spate of bomb threats and bogus calls. Critics suggest it is more to do with the interim Government wanting to create a database of callers whose views do not correspond with the regime's.
Telephone paranoia even extends to some tourists. A German businessman who used his satellite phone in a restaurant recently was reported to the police, who promptly raided his hotel room. He left the country in disgust shortly afterwards.
So far, such stories have not damaged tourism, which is one of the few Fijian industries still booming. A devalued currency and a strong Australian dollar have made Fiji a bargain destination for overseas holidaymakers.
But while the tourists are still heading to Fiji, businesses are pulling out. Australia's Commonwealth Bank has sold its Fijian arm, and Qantas is trying to sell its 46 per cent stake in Fiji's national airline, Air Pacific. Despite these economic warning signals, Commodore Bainimarama remains determined to do things his way. He has promised to go to the country in 2014 but as he has repeatedly postponed his general election plans, few believe he will keep his word.
And if an application for a loan of more than $700 million from the IMF fails, "the country's economic outlook will be shocking", says Anthony Bergin of the Australian Strategic Policy Unit.

CRACKDOWN LEADS TO POVERTY AND FEAR

Fiji has had four coups in the past two decades and is facing an economic crisis that threatens to bring more instability to the 800,000 people who inhabit this sprawling archipelago. And there are concerns about human rights as Commodore Frank Bainimarama cracks down on those who oppose his dictatorship.
In a rare interview aired by the Australian Broadcasting Corporation last month, the military leader said "we'll need to shut some people up" before the country can return to democracy. "I don't trust the people," declared the Prime Minister, adding that he was none too happy about politicians or the judiciary, either.
After silencing the powerful Methodist Church and the chiefs who are the traditional rulers of this fiercely patriotic nation, Commodore Bainimarama sacked many judges. Suspended from the Commonwealth, Fiji risks becoming a pariah in the region. The Prime Minister also recently expelled Australia's acting high commissioner to Fiji.
The reforms he talks about strike at the heart of Fiji's racially divided society. For many years, about half the population was of Indian origin, descendants of indentured labourers brought to Fiji in the 19th century to help in the sugar industry. Faced with eviction from their farms after their leases expired, thousands of Indians have sought refuge overseas while many of those unable to leave have ended up in squatter camps.
When Commodore Bainimarama seized power he promised a fairer society, with legislation designed to protect the interests of the Indian community. But unemployment, poverty and fear have created a society whose people are often too scared to talk.