Un grande pezzo, con numerose foto, quello scritto da Enrico Mingori sulla cronaca parmense di Repubblica a proposito del museo "open air" che i radioamatori sono riusciti a realizzare sul Monte del Giogo, nel territorio comunale di Comano, Massa Carrara. La postazione del Giogo è stata per anni uno dei nodi del network di radiocomunicazione troposferica della NATO, una dorsale di ripetitori in altura che consentiva di trasmettere dati e voce dalla Turchia alla Norvegia, sfruttando gli effetti dello scattering, diffusione, troposferica (la storia di questo sistema, ACE-HIGH, è raccontata da Paolo Romanini su Tecnologia&Difesa del settembre 2009). In questo modo, immagino, era possibile comunicare su distanze ragguardevoli utilizzando un numero inferiore di ponti radio rispetto a una propagazione puramente line of sight.
Sul Giogo sono rimaste due coppie di paraboloidi di grandi dimensioni, puntate verso sud (la Tolfa) e ovest (Nizza). Abbandonata da anni, la postazione è stata presa in carico dai radioamatori di Parma, membri del Gruppo Microonde Scatter Monte del Giogo, che hanno in parte restaurato antenne e edifici, montando nuovi impianti radioamatoriali e installando un piccolo museo di apparati militari, senza ricevere alcun sostegno da parte delle pubbliche istituzioni (anzi, l'articolo di Repubblica, scovato da Andrea Borgnino, ricorda molto opportunamente la beffa della spiacevole "corrispondenza giornalistica" trasmessa qualche anno fa da Striscia la Notizia, che aveva mandato un "inviato" su un luogo definito "in rovina", senza neppure curarsi di approfondire la storia dell'intervento - già in corso da anni - del Gruppo).
I radioamatori che hanno trasformato l'ex base Nato in un museoUn gruppo di parmigiani dal 2005 hanno in concessione la stazione radio sulla cima del Monte del Giogo, tra Parma e Massa, utilizzata dagli americani durante la Guerra fredda. "Nessuna istituzione ci ha mai dato un soldo per rimettere a nuovo questo posto: è tutto frutto della nostra passionedi ENRICO MINGORIAll'ingresso, inchiodato alle robuste sbarre di metallo della cancellata, c'è un cartello: "Zona pericolosa". Il filo spinato corre minaccioso lungo l'intero perimetro dell'area, una telecamera accesa 24 ore su 24 registra qualsiasi movimento avvenga nei pressi dell'entrata. Già sul ciglio della stradina ripida e sconnessa che porta all'ingresso una scritta avvertiva: "Vietato l'ingresso". Ma disobbedendo si arriva a questo sbarramento in ferro dai tratti sinistri, sul quale si infrange il sentiero asfaltato che porta al cocuzzolo della montagna.Siamo sulla cima del Monte del Giogo, Appennino tosco-emiliano, 1.500 metri sul livello del mare. Regione Toscana, provincia di Massa Carrara, Comune di Comano. Una manciata di chilometri più giù si parla, e si produce, il parmigiano. Parma è ad un'ora di macchina, ma sono pochi, in città, a sapere che la Guerra Fredda è passata anche da questa vetta della Lunigiana, silenziosa solo in apparenza. Dall'altra parte del cancello sorge l'ex base Nato "Livorno", una tra le più importanti stazioni radio dell'Alleanza Atlantica ai tempi della contrapposizione tra i due Blocchi. Dal 1958, per oltre trent'anni, questo complesso da 20mila metri quadrati ha fatto da ponte a comunicazioni chiave sulla sorveglianza dei confini con i Paesi aderenti al Patto di Varsavia. Kennedy, Kruscev, Regan, Gorbaciov: le loro voci, e quelle dei loro generali, sono transitate anche da qui. Poi, un giorno, dall'altra parte dell'Oceano arrivò l'ordine di chiudere il presidio per far spazio ai collegamenti satellitari. Era un gelido mattino dell'inverno 1995, il Muro di Berlino era crollato da più di un lustro e i militari addetti alle apparecchiature radio lasciarono il Giogo per sempre.Da allora sono passati quasi 17 anni, ma le due coppie di antenne paraboloidi da 20 metri di diametro ciascuna sono ancora lì, sulla punta estrema del monte, a guardare da vicino il cielo e rapire gli occhi di chi entra nella base per la prima volta: enormi orecchie dell'Europa filo-americana, simbolo monumentale della civiltà delle telecomunicazioni. Due puntano verso la stazione francese di Nizza, due verso quella romana della Tolfa. C'è anche un traliccio, alto circa 25 metri, con altri due paraboloidi, più piccoli, che comunicavano con il presidio bresciano di Dosso dei Galli. Dalla Norvegia alla Turchia, erano 49 in tutto le stazioni europee rientranti nel Network Nato denominato "Ace High Troposcatter" (basato cioè sulla diffusione di onde elettromagnetiche nella Troposfera).(continua)
Ee ecco un interessante servizio video realizzato da ARI Padova. Dell'impianto esistono anche le fotografie scattate da Andrea. Qui invece trovate un bellissimo mashup di Google Maps con le postazioni di ACE e altri network militari. Il sito è raggiungibile da Comano o, provenendo dalla provincia di Parma, da una deviazione al Passo di Lagastrello dalla provinciale 665.