31 maggio 2012

Radiofari amatoriali a bassissima potenza, un altro kit multimodalità

Dopo il kit per il beacon "open source/hardware" di cui scrivevo l'altro giorno, arriva la risposta di Hans Summers, il radioamatore britannico che è stato un assoluto pioniere dei radiofari a bassissima potenza in bande amatoriali che sfidano ogni record di distanza e permettono di sperimentare in modo spinto le condizioni ionosferiche. Nel giro di un paio di settimane lo shop online di Hans - già ricco di kit a basso costo per la realizzazione di radiofari indipendenti dal controllo del personal computer - offrirà una nuova versione molto più evoluta e in grado di supportare diverse modalità di modulazione e identificazione. Per accedere allo shop di Hans dovete cliccare a questo indirizzo, mentre qui trovate un pdf con la descrizione preliminare del nuovo kit (non ancora in vendita, ricordiamolo: lo sarà verso la metà del mese). Il prezzo stimato sarà tra i 25 e i 30 euro. Il circuito utilizza un microcontroller Atmega168 e supporta le seguenti modalità:

• QRSS mode (normale on/off keyed slow CW)
• FSK/CW mode (frequency shift keyed slow CW)
• DFCW mode (dual frequency CW)
• WSPR mode (Weak Signal Propagation Reporter)
• Slow-Hellschreiber (frequency shifted slow Hellschreiber)
• Hellshreiber (full-speed standard Hellschreiber/half-speed Hellshreiber)
• CW (normale CW)
• Codifiche FSK personalizzabili

AfedriSDR, ricevitore a campionamento diretto low cost (con qualche compromesso)

Cominciano a circolare le prime prove del nuovo modello di ricevitore SDR a campionamento diretto basato su un ADC della Burr Brown (Texas Instruments) a 12 bit - AFEDRI8201 - appositamente studiato, una decina d'anni fa come front end di radio anologiche e digitali HD Radio. Il ricevitore AfedriSDR-NET è stato progettato in Israele, da Alexander Trushkin 4Z5LV, un radioamatore di evidente origine russa. Particolarità notevole è la presenza di una duplice interfaccia di connessione al PC, USB e Ethernet. Con quest'ultima è possibile campionare a 1333 ksamples/s per una larghezza di banda esplorabile di 1,25 MHz. Ma ovviamente l'aspetto più interessante è un costo davvero contenuto. AfedriSDR viene venduta a 249 dollari più spedizione ma si può ordinare anche a 199,99 dollari su una scheda senza contenitore.
La grande convenienza costringe a fare qualche compromesso. Innanzitutto l'ADC non è quello a 14 o 16 bit di modelli a campionamento diretto molto più costosi. Mancano inoltre gli stadi di preselezione di un Perseus. Bjarne Mjaelde, dalla Norvegia, ha scritto una dettagliata recensione. A un prezzo del genere, certe limitazioni si possono anche accettare. In Svizzera Mauro de Pascali HB9EMO ha realizzato questo breve filmato dei suoi test con la SDR-RADIO, uno dei numerosi software utilizzabili con questo ricevitore.

30 maggio 2012

RTLSDR-mania, le chiavette SDR low cost ruggiscono grazie a GNU Radio

Le notizie su Elonics, uno dei produttori di silicio rivolto alla sintonia di segnali radiotelevisivi digitali (la proprietà intellettuale del suo chip, il tuner VHF/UHF E4000 è come ho scritto ieri in liquidazione) , possono non essere incoraggianti, ma gli esperimenti di Software Defined Radio a buon mercato che utilizzano le ormai famose chiavette USB per il digitale terrestre sono sempre più numerosi. E il fatto che il chip Elonics sia solo uno dei pezzi del mosaico e forse neppure il più importante, lascia intuire che la sperimentazione continuerà.
Il mio solito assiduo lettore romano, particolarmente versato in materia di silicio e di software di ricezione, mi ha inviato una bella videata relativa ai test effettuati con una chiavetta "LV5 Deluxe" credo acquistata sul circuito GBC e il software SDR SDRsharp, che di suo è già predisposto per controllare i front end SDR Funcube Dongle. Secondo il mio amico SDRsharp, - ma la notizia è confermata nei commenti che trovate oggi sul sito dedicato al programma - ora è già in grado di gestire direttamente le chiavette basate sul demodulatore Realtek che ha scatenato la RTLSDR-mania grazie alla presenza nella directory DLL dei driver RTLSDR e libUSB. L'unica avvertenza, se è la prima volta che state utilizzando una chiavetta sul vostro computer Windows, è installare il driver giusto ricorrendo alla utility di installazione Zadig, che fa parte del progetto "libwdi" Windows Driver Installer per una serie di dispositivi USB (qui c'è la pagina di download di Zadig su Sourceforge, ma la stessa utility si può reperire sul Wiki di Balint Seeber, il programmatore australiano che ha contribuito a scatenare il fenomeno dell'SDR da pochi euro). Mi sembra che valga proprio la pena verificare considerando che SDRsharp è un programma free, ma bisogna assicurarsi di prelevare la versione "in divenire" che lo sviluppatore di SDR#, Youssef, aggiorna continuamente sulla sua pagina dei download.
La stessa fonte romana mi segnala una straordinaria pagina dedicata agli esperimenti delle chiavette USB con la evoluta piattaforma Linux GNU Radio. Il sito di "Superkuh" (non riesco ancora a risalire al nome) fa un lavoro prezioso introducendo il lettore a uno script di installazione di GNU Radio messo a punto da "patchvonbraun" attraverso il nodo Freenode #rtlsdr. Lo shell script è disponibile all'indirizzo http://www.sbrac.org/files/build-gnuradio e permette di ottenere una installazione completa di GNU Radio su Ubuntu/Fedora e a questo punto, come spiega Superkuh, è possibile buttarsi a capofitto nei moduli di GRC, o GNU Radio Companion, dove sono implementati interi sistemi di demodulazione. Superkuh si sofferma su alcuni moduli per la ricezione dell'FM wideband. Ci muoviamo, lo ricordo, sul terreno del progetto GNU Radio, ma esistono anche applicazioni FM compilate direttamente per Linux, come il software jSDR di Jan van Katwijk (il quale tra parentesi ha anche realizzato un visualizzatore di spettro che funziona proprio con le chiavette USB, lo trovate insieme a jSDR nell'area file del gruppo Yahoo! Soft_Radio (evidentemente è necessario essere iscritti).
Tanto per restare in tema chiavette, ma fuori dall'ambito GNU Radio Companion, segnalo per concludere un hack di Michael Feilen, nome già noto ai lettori di questo blog, che ha sviluppato un software, Wavesink SDR, per la demodulazione di segnali DRM+ nella banda VHF. Feilen lavora nell'ambito del progetto Open Digital Radio e non ha ancora rilasciato molti dettagli su Wavesink, se non questo video dimostrativo apparso su YouTube, in cui si vede in azione il software per Linux (ma Feilen precisa che intende rilasciare anche una versione Windows) sintonizzato attraverso la chiavetta Noxon DAB su una trasmissione DRM+ generata a sua volta via software grazie ai tool Open Digital Radio su hardware Ettus USRP:

Tech-i: la rivista dell'EBU dedica la copertina a RadioHack, fucina di idee per la "radio ibrida"

Fresco di stampa digitale il numero di giugno 2012 di Tech-i, la rivista in pdf della sezione tecnica dell'EBU/UER, l'unione radiofonica europea. La storia di copertina è tutta dedicata alla sperimentazione hardware e software della radio digitale, con una quantità di spunti davvero stimolanti. Al centro del reportage l'evento di febbraio RadioHack, che ha riunito a Ginevra molti sperimentatori della radio digitale opensource e no. Bellissimi per esempio i progetti realizzati dagli allievi delle scuole svizzere grazie al Digital Radio Kit di Radiowerkstatt.ch, messo a punto dal laboratorio MXlab, una joint venture di Telvetia (Gruppo SSR, la radio pubblica svizzera), SUISA e SIG (in pratica la SIAE elvetica e l'associazione degli interpreti musicali) che ha già alle spalle l'implementazione tecnologica delle due piattaforme musicali online MX3.ch, la radio online di SSR e Backstageradio, servizio di music discovery.

Tecsun PL-390, nuovo acquisto per l'ascolto FM estivo: campione di selettività


In previsione del "beach DX" estivo, ho ordinato presso uno dei soliti eBay shop di Hong Kong una radiolina Tecsun PL-390 con doppio altoparlante, uno degli ultimi nati della serie con chip DSP SiLabs. Poco meno di 36 euro più 18 e rotti di spedizione, meno di 55 euro complessivi consegnato senza sovrattasse a soli otto giorni dall'ordine online. In genere il primo test di ascolto empirico cui sottopongo i miei acquisti è la sintonia della frequenza ticinese del primo programma della radio della Svizzera tedesca DRS1, i 93 MHz. A Milano non è una frequenza impossibile, ma un normale ricevitore FM di solito non ce la fa, soprattutto non è abbastanza selettivo. Invece come sempre i filtri adattativi implementati nel PL-390 riescono a tirar fuori un segnale più che decente, malgrado abbia effettuato la prova nel mio ufficio, in un seminterrato (con un po' di spazio davanti), in zona periferica ovest. L'apparecchietto gode di una buona fama in banda FM e di primo acchito mi sembra di poterla confermare. La radiolina dispone di due altoparlanti per l'ascolto radiofonico e ne esistono due versioni fisicamente simili ma con alcune funzionalità aggiuntive. Il 398MP (50 euro invece di 36) è in grado di riprodurre file MP3 residenti su una schedina flash (purtroppo non è in grado di registrare in MP3, altrimenti l'avrei preso subito), mentre il 398BT (63 euro), può fungere da speaker portatile Bluetooth.


29 maggio 2012

Insignia Narrator, la radio (digitale) con i bottoni parlanti che guida i ciechi

Dovrebbe entrare in commercio a luglio negli Stati Uniti e punta a diventare un ricevitore radiofonico di riferimento per ciechi e ipovedenti, grazie a una interfaccia operativa sviluppata in collaborazione con la IAAIS, International Association for Audio Information Services, una organizzazione americana che si prefigge l'obiettivo del superamento delle barriere che impediscono ai non vedenti di accedere alle informazioni stampate. La IAAIS si occupa per esempio di produrre e diffondere contenuti testuali in audiolettura e saranno proprio questi "prompt vocali" a caratterizzare Insignia Narrator, un apparecchio radio per l'AM e l'FM analogiche e digitali (HD Radio) realizzato per conto del brand di elettronica di consumo della catena commerciale Best Buy.
Narrator costa poco meno di 100 dollari e potrà ricevere i programmi analogici e digitali, inclusi quelli "secondari" che grazie a HD Radio sono diffusi sulla frequenza principale di una stazione radio. Negli Stati Uniti finora trasmissioni di questo tipo erano possibili anche sfruttando delle sottoportanti nascoste nel segnale analogico FM e utilizzando speciali ricevitori (come questo realizzato da Sight into Sound, una società che ha partecipato alla progettazione di Narrator). Il dispositivo è stato presentato recentemente in occasione di un convegno organizzato dalla IAAIS a Houston, nel Texas.
Con l'avvento del sistema di radio digitale Ibiquity HD Radio è diventato ancora più facile trasmettere contenuti aggiuntivi e anche se il successo commerciale della tecnologia non è stato stellare, diverse stazioni ne hanno approfittato per lanciare nuovi programmi e servizi. Con una radio come Narrator, l'utilizzatore non vedente potrà fare a meno di essere aiutato per orientarsi tra i comandi dell'apparecchio. Il manuale utente è registrato su CD i tasti sono chiaramente contrassegnati in rilievo e una speciale "modalità accessibile" aziona una speciale etichetta vocale che serve a guidare le impostazioni. Tra le caratteristiche non viene citata la lettura in sintesi vocale delle informazioni visualizzate sul display, ma immagino che non sia difficile pensare a una simile evoluzione in una successiva versione del prodotto. Un aspetto non trascurabile è che era parecchio tempo che sul mercato americano non veniva presentato una radio digitale da tavolo a prezzo contenuto. Forse HD Radio potrebbe trovare un insperato sostegno proprio rivolgendosi a fasce di utenza con particolari necessità.

Elonics E4000: il chip-maker liquida i suoi brevetti. Addio SDR lowcost?

Forse è meglio affrettarsi nell'acquistare una chiavetta USB per la ricezione del DVB-T, quelle che che grazie a un "hack" software possono essere utilizzate per sperimentare con poca spesa la Software Defined Radio. I modelli di chiavetta interessati a questi esperimenti si basano su un chip della scozzese Elonics, un tuner digitale a larga banda siglato "E4000". Ora però è saltata fuori la notizia che Elonics ha messo in liquidazione i suoi brevetti, affidando la vendita a Metis Partners una società di consulenza di Glasgow. L'eventuale acquirente si prende tutto, brevetti, schemi, documentazione, contatti marketing, persino i siti Web. In 18 mesi di produzione il tuner E4000 ha venduto 350 mila pezzi e una successiva versione E4005 già un migliaio di pezzi. E' del tutto probabile che questi asset interessino un'altra società o un grosso gruppo di elettronica, ma è anche possibile che questo prodotto abbia raggiunto la sua "end of life" come si dice in gergo. Sarebbe un vero peccato, anche perché è il chip che viene utilizzato dalla piattaforma SDR Funcube Dongle. Nel mondo radioamatoriale gli esperimenti continueranno come hanno sempre fatto, ma comunque vada a finire, fareste bene a ordinare qualche chiavetta in più.

28 maggio 2012

Player.fm, il podcasting Web-based orienta e facilita l'accesso all'audio di qualità

C'è un nuovo servizio, rigorosamente Web-based, che cerca di rilanciare il concetto di podcasting attraverso un modello che unisce la praticità di una gestione semplificata della sottoscrizione e dell'ascolto al valore dato da una ampia disponibilità di contenuti preselezionati. La soluzione si chiama Player.fm (segnalata dal solito Francesco Delucia) ed è stata messa a punto da Micheal Mahemoff, un programmatore che ha anche curato le relazioni con gli sviluppatori per conto di Google. La semplicità del sito Player.fm cela in realtà una elevata complessità del software utilizzato. Michael nel suo blog "Software As She’s Developed" stila un conciso elenco di tecnologie utilizzate: Rails 3.1 lato server, Twitter Bootstrap e Font Awesome per le icone; HAML, SASS+Bourbon, CoffeeScript, HTML5 history per consentire l'ascolto dei podcast senza interrompere le esplorazioni con il browser; SoundManager 2 con Flash ed eventualmente il ricorso all'audio di HTML5 a seconda dei casi; RSS, JSON, OPML più l'import/export in solo testo.
Un labirinto di programmazione per ottenere una guida al podcasting che organizza i contenuti in canali tematici e che permette di visualizzare i programmi da ascoltare e accedervi con pochissimi click, sempre restando dentro alla finestra di Player.fm. L'utente registrato può segnalare nuovi podcast oppure importarne i feed direttamente nella propria playlist personale. Una volta inseriti in questa playlist i feed XML dei podcast verranno importati direttamente da Player.fm, che presenterà gli elenchi aggiornati alle ultime trasmissioni caricate. Ma è anche possibile utilizzare i feed così aggregati in altri programmi di sottoscrizione, specialmente se si vuole fare in modo che l'ascolto avvenga anche su dispositivi mobili in assenza di connettività alla rete. Niente poi impedisce di scaricare sul proprio disco i file .mp3 associati alle icone presenti nelle liste di Player.fm.
L'idea di Mahemoff era proprio quella di creare uno spazio in the cloud per consentire a tutti di organizzare e condividere i feed ai podcast migliori. Volutamente, Player.fm non ha una app per iPhone o Android: al massimo permette di creare sulla scrivania dello smartphone una icona con il link all'indirizzo Web. Tutto è ottimizzato per essere visualizzato in modo chiaro anche sui browser mobili. La riproduzione può avvenire attraverso il player integrato, in realtà tutto funziona più o meno come nel sito di una Web radio. Dai link o dal player si può accedere a una scheda di presentazione dei singoli podcast.
E' proprio la grande solidità tecnologica a rendere questo prodotto estremamente interessante. Trovo che abbia una forte complementarietà con i concetti realizzati dalla piattaforma italiana Drivecast, che funge anch'essa da potente aggregatore di flussi audio estendendone però la fruizione al mondo offline attraverso lettori MP3, autoradio e chiavette. Quel che manca a Drivecast, è la selezione, la curatela dei contenuti. Mentre a Player.fm mancano funzionalità innovative come la possibilità di costruire con Drivecast i propri podcast registrando lo stream delle stazioni radio sul Web. Gli amanti della radiofonia e del podcasting di qualità trarrebbero grandi benefici dalle possibili sinergie con questi due strumenti.

Flipboard goes audio: l'evoluzione del podcasting?

E' già difficile analizzare l'impatto dell'iPad sul consumo di notizie. Le cose si complicano ulteriormente quando si cerca di valutare l'impatto di una applicazione come Flipboard - un servizio di "instant magazine" che vi permette di visualizzare i vostri feed preferiti, più una ampia selezione di materiali che Flipboard "estrae" da diverse fonde e ridistribuisce attraverso canali tematici, in una accattivante interfaccia da e-Zine digitale - sull'impiego di uno strumento come iPad (ma presto la app giornalistica sarà disponibile anche per Android). Ora, con la notizia dell'integrazione di flussi audio nella nuova versione, la 1.9, di Flipboard (disponibile gratuitamente su App Store, appena aggiornata in 1.9.1), il discorso si fa veramente intricato.
Flipboard si proponeva finora come una nuova metafora di lettura, sostanzialmente un modo più elegante per rivestire i contenuti graficamente poveri veicolati tramite RSS. Il risultato ottenuto non manca certo di spettacolarità: Flipboard è efficace come una pagina Web ma non necessita dell'intervento di un grafico, è una rivista che cambia continuamente da sola. Ora all'interno del suo menu tematico (segnalibro rosso in alto a destra) si trova anche una sezione audio, già molto fornita. Diversi contenuti vengono dalla collaborazione con la radio pubblica americana NPR e con la piattaforma SoundCloud. Nelle notizie in cui è presente la classica freccia nera, basta cliccare sul simbolo play per ascoltare i vari contributi (che possono anche essere squisitamente musicali). Un ascolto che può eventualmente proseguire mentre si leggono altre notizie. La sonorizzazione di Flipboard tra l'altro non si ferma qui perché con la nuova versione è stato aggiunto anche il supporto della tecnologia Apple VoiceOver, che permetterà all'ipovedente di accedere ai testi in sintesi vocale.
E' la fine del podcasting come lo conosciamo o l'inizio di un fenomeno nuovo, che darà alle stazioni radio tradizionali una opportunità in più? Comunque vada a finire, trattandosi dell'ennesimo modello giornalistico tutto da verificare nella sua sostenibilità di lungo termine, è il segno che dopo il primato del testo e la tirannia di You Tube, si sta facendo strada l'idea di una multimedialità più equilibrata e aperta agli incroci e alle contaminazioni.

27 maggio 2012

Al milanese Teatro Oscar, Lear vittima di un amore troppo scontato

Se abitate a Milano o dintorni e vi piace il teatro, c'è ancora tutta la settimana di cartellone nella sala Oscar di via Lattanzio (la zona è quella di piazzale Lodi a pochi passi dalla famosa Cascina Cuccagna) per il Re Lear di William Shakespeare nella personale rilettura del Pacta dei Teatri di Riccardo Magherini, un attore italiano che oltre a una certa notorietà televisiva (presta voce e volto a diversi spot divertenti e compare in alcune sitcom popolari), vanta un notevole estro registico e una spiccata capacità di distillare testi e situazioni teatrali e letterarie. Riccardo recita nel "suo" Lear con la moglie Genni D'Aquino e altri tre attori di grande esperienza, Annig Raimondi, Francesco Paolo Cosenza e Antonio Rosti, cinque interpreti che a turno indossano i panni di quasi tutti i personaggi di un'opera dalla trama complicata, ma di fatto dominata dal protagonista e del suo conte di Gloucester, entrambi coinvolti in una divagazione sulle tragiche, irreversibili conseguenze di decisioni dettate più dal cedimento alle lusinghe di un amore troppo scontato per essere autentico, che dalla giustificata senilità dei due vecchi.
Vi invito caldamente a seguire il Lear pactiano non perché sia un buon conoscente, posso dire un amico di Riccardo e Genni e un sincero ammiratore del loro mestiere, ma per la travolgente, emozionante efficacia di una operazione che in teatro non è mai facile portare a termine: asciugare una scrittura tanto intricata da tutte le sue parti secondarie, riducendo diverse ore di pesante teatro classico a un corposo atto unico giocato su una sorta di impressionismo letterario. Che nulla toglie e soprattutto nulla aggiunge al testo originale. Anzi, il "corto" Lear di Magherini è sorprendentemente filologico, come se il processo di distillazione avvenuto aiutasse ad avvicinarsi alla datata retorica shakespeariana, mettendone in risalto la modernissima psicologia.
Chi conosce la storia di Re Lear - ed è probabile nella Milano che ancora ricorda quello di Strehler - non può perdere questa impressionante, densissima rilettura. Se non conoscessimo la storia, come spettatori saremmo perduti senza questo prezioso condensato, un brodo primordiale e ristretto di follia umana e teatrale. Convincenti e fedelissime l'analisi e l'interpretazione, bravi e sincronizzati i proteiformi attori, saggi, lungimiranti e generosi i folli della vicenda, stolti e gretti i "sani di mente". Commovente e sobria la ripudiata Cordelia, cantata più che interpretata da Genni e Annig in duetti di sapore greco. Realistici e barbarici i costumi tra il pre-raffaellita e i mamuthones, scene e scenografie tra Vienna ed Elsinore, corruschi effetti sonori e le luci… Le luci! Affilate e accecanti come le lame sui poveri occhi del Gloster. I cinque attori sono la tempesta profetica di un sogno sul far dell'estate. Pacta dei Teatri, l'insegna che ha ormai sostituito quella inagurata dalla compagnia di Magherini già di stanza al Teatro Arsenale, vale il "The Globe". E forse qualcosa in più.
Venerdì 25 maggio Simona Spaventa ha recensito lo spettacolo per Repubblica. Una critica molto positiva, che tuttavia muove al regista più di una riserva davanti a un finale apparso al quotidiano troppo sfilacciato. Ripensando alle sensazioni della mia intensa serata, ricordo anch'io di avere provato sul finale un vago retrogusto di appetito insoddisfatto. Retrogusto su cui ho rimuginato alquanto. Spaventa dice in sostanza che i tagli praticati a un Lear trasformato in un cechoviano atto unico tolgono all'opera profondità e spessore. E' una semplificazione che non mi trova concorde. Re Lear è la narrazione di una conseguenza, quella di una fallace decisione dettata come si è detto da lusinga, senilità, affetti mal riposti. E dovrebbe intitolarsi "King Lear and Earl of Gloster": il primo impazzito, il secondo cieco prima e accecato poi. A mio parere Magherini ha gestito il suo procedimento di decostruzione e ricostruzione con una estrema attenzione al dettaglio nelle scene iniziali, preservando quasi tutto dell'originale attraverso una dosata compressione. Poi, man mano che i due protagonisti si allontanano, defilandosi dal piano della realtà (Lear lo fa di primo acchito, da cui il fatale errore di valutazione sull'eredità da ripartire tra le figlie), alcuni particolari della storia si perdono nella nebbia delle foreste attraversate dai due vecchi dissennati e dai loro presunti insani accompagnatori. Quel mio appetito insoddisfatto e forse la conclusione cui è arrivata la critica di Repubblica sono per così dire ingenui, superficiali: da spettatori un po' pigri ci aspettavamo una "conclusione", peggio ancora una "morale" della storia, la rassicurante fuga nell'ultimo concertato del Don Giovanni ("Questo è il fin di chi fa mal") che Da Ponte e Mozart appiccicarono per mal celare la loro smaccata simpatia per il libertino appena "ingluviato" dalle fiamme di un inferno piccolo borghese ante litteram. Ma la conclusione vera del Lear - lo si capisce bene proprio grazie a Magherini e alla sua compagnia - è nella premessa: l'amore vero e profondo è infinitamente più scomodo, più impervio di quello dichiarato a parole. Non riconoscerne le asperità porta ineluttabilmente alla infelicità e alla rovina e poco conta se alcuni personaggi del Lear messo in scena all'Oscar perdono alla fine di consistenza e trama. Non è un puzzle, questo, o la meccanica regia di un giallo di Hitchcock, non c'è bisogno che i pezzi della storia vadano al loro posto se i pazzi della storia fanno le loro amare scoperte. Forse è vero che uno spettatore informato dei fatti, uno che conosca la versione canonica di Lear, può apprezzare maggiormente il lavoro di Pacta, ma nel quasi concitato inizio c'è già tutto. E come sempre in Shakespeare, può bastare per una vita. Davvero una prova superba, senza alcuna piaggeria da amico-conoscente.