17 dicembre 2011

Guerra dei droni: Teheran avrebbe ingannato via radio un aereo spia americano

Esattamente due anni fa erano state delle immagini forse intercettate dal flusso di comunicazione tra i droni-spia americani e le loro basi di controllo in Iraq a scatenare una imbarazzante discussione. Oggi un drone americano torna al centro delle polemiche e questa volta le implicazioni potrebbero essere più che imbarazzanti. Con la campagna per le candidature presidenziali in pieno svolgimento, non stupisce se Mitt Romney e Rick Perry, i due front-runners repubblicani, abbiano pesantemente sfottuto il presidente Obama per aver "chiesto per favore" agli iraniani la restituzione del sofisticatissimo velivolo radiocomandato RQ-170 Sentinel, che gli stessi iraniani affermano di aver abbattuto all'inizio del mese. L'aereo sarebbe partito da una base segreta in Afghanistan per una missione di ricognizione sul territorio dell'Iran. Ma invece di far ritorno alla base è finito sugli schermi televisivi dell'Iran, con tutti i suoi segreti elettronici ancora intatti a bordo.


In questi giorni però le rivelazioni del quotidiano Christian Science Monitor fanno temere che la frittata sia ancora più bruciante per Washington. Un tecnico iraniano intervistato dal giornale avrebbe dichiarato che il drone non è stato abbattuto ma costretto all'atterraggio con un incredibile azione di depistaggio elettronico. Il sistema di radioposizionamento del velivolo, ovviamente basato sulla rete GPS, sarebbe stato bombardato con interferenze sui canali in banda L utilizzati dal network satellitare. Le informazioni contenute in questi segnali di disturbo avrebbero ingannato i sistemi di bordo, determinando così un atterraggio del tutto fuori programma. Tecnicamente, si sarebbe trattato di una manovra di jamming e spoofing condotta sulla frequenza intorno ai 1.575 MHz.
A rendere ancora più inquietante questa ipotesi c'è un risvolto crittografico che sembra preso direttamente dalla sceneggiatura di un film di James Bond. La rete GPS trasmette le sue informazioni senza particolare protezione ma con una precisione inferiore per le applicazioni commerciali. Per usi militari le comunicazioni del GPS avvengono in forma criptata intervenendo su uno dei canali utilizzati con una codifica detta P(Y)-code. Inoltre, la nuova generazione di ricevitori GPS militari dovrebbe teoricamente essere equipaggiata da uno speciale modulo SAASM, Selective availability anti-spoofing module, mentre da qualche anno è in fase di implementazione sui satelliti della flotta GPS una nuova codifica militare, l'M-code, che prevede anche ulteriori tecniche anti-jamming e dovrebbe essere completamente disponibile solo nel 2016. Insomma, se davvero gli iraniani fossero riusciti ad aggirare le attuali barriere, per gli americani sarebbe un gravissimo smacco.
Un altro esperto, questa volta canadese, intervistato da Wired ha ipotizzato che anche senza una azione di spoofing per gli iraniani sarebbe stato possibile compromettere, attraverso interferenze molto mirate, le funzioni di ricezione dei canali protetti del drone. A quel punto i sistemi di navigazione di bordo si sarebbero dovuti sintonizzare sui canali GPS aperti e il depistaggio sarebbe stato molto più facile. Davanti a un'ipotesi del genere non si capisce bene perché un simile livello di compromissione di canali di comunicazione autenticati non debba scatenare un meccanismo di distruzione dell'elettronica più "sensibile", un po' come succede con la disattivazione a distanza dei cellulari. Sarebbe una eventualità doppiamente imbarazzante. Comunque sia andata, le immagini di un'apparecchiatura così evoluta esibita come una preda di guerra, oltre a rappresentare un nuovo inciampo sulla strada di Obama verso la rielezione, sono un bel tallone di Achille nella strategia di intervento e sorveglianza basata sull'uso di sistemi senza equipaggio radiocomandati.

16 dicembre 2011

WhaleFM, la scienza condivisa ascolta la "radio" delle balene

WhaleFM, come dire Radio Balena, è un curioso progetto di ricerca partecipativa lanciato dalla rivisa Scientific American in collaborazione con Citizen Science Allience e dai ricercatori biomarini del Woods Hole Oceanographic Institution nel Massachusetts e della Sea Mammal Research Unit (SMRU) presso la University of St Andrews in Scozia, attraverso il portale CSA "Zooniverse".
Il progetto punta a classificare le registrazioni della "voce" delle balene "killer", le nostre "orche", in base a schemi riconoscibili. Gli scienziati sospettano infatti da tempo che tra i cetacei (le orce sono in pratica dei grossi delfini) avvengano forme di comunicazione intelligente. WhaleFM è dunque concettualmente molto simile alla ricerca condotta da SETI per individuare segnali radio intelligenti dallo spazio, ma in chiave più semplice. Qui si tratta semplicemente di mettere a confronto i suoni prodotti dalle balene e cercare di individuare gli elementi che potrebbero corrispondere a un vero e proprio linguaggio. Chi vuole collaborare al progetto deve semplicemente iscriversi e mettersi ad ascoltare l'archivio di registrazioni, visualizzato su una mappa di Google che permette di individuare geograficamente l'ascolto, e segnalare le corrispondenze. Altri progetti di Zooniverse da segnalare sono SolarstormWatch, in cui bisogna analizzare l'andamento delle perturbazioni solari e oldWeather, un affascinante ricostruzione delle condizioni climatiche rilevate durante la Guerra dagli equipaggi della Royal Navy.

Cisco: come strumento informativo la radio sparisce e perde, insieme alla tv, ogni primato tecnologico

Cisco Systems ha pubblicato la seconda edizione del suo Connected World Report, una analisi delle abitudini mediatiche di consumatori e lavoratori, con importanti finestre sui dispositivi digitali considerati prioritari e sulle differenze che separano la popolazione generale dalla cosiddetta generazione dei "millennials", quella dei giovani circa ventenni che vanno all'università. Il grosso dell'inchiesta - condotta su due campioni di 1.400 persone ciascuno, e in 14 nazioni diverse tra cui l'Italia - si concentra sull'aspetto della "consumerizzazione" della tecnologia informatica nelle imprese e sulle aspettative dei giovanissimi sul posto di lavoro, ma c'è anche un primo capitolo più statistico da cui estraggo un paio di tabelle. Una riguarda le principali fonti di approvvigionamento di informazioni e notizie giornalistiche, l'altra la tecnologia della vita quotidiana considerata imprescindibile.
La radio, a parte qualche moderata eccezione, sta praticamente smettendo di esistere. In Italia per esempio solo l'1% dichiara di utilizzarla come strumento informativo primario (percentuale che curiosamente in Germania sale al 10%, il 6% tra gli studenti), mentre solo 12 studenti su 100 trovano nella tv la principale fonte di informazione (il 21% della popolazione generale). Per quanto concerne le tecnologie principali, un misero 1% dei consumatori considera la radio come tecnologia principale e solo il 7% trova questa funzione nella tv (contro il 6% che invece ritiene più importante il tablet computer!). In Spagna, che pure è una nazione molto radiofonica, la percentuale di chi mette al primo posto tra le tecnologie la radio è pari a zero. Se un sondaggio come questo rispecchiasse effettivamente la realtà e io fossi un editore radiofonico sarei preoccupato, o mi impegnerei a sperimentare nuovi linguaggi. Ma se fossi un editore televisivo sarei davvero disperato. Nel complesso, solo il 16% della popolazione cerca informazioni principalmente in tv e solo 8 su 100 (percentuale che scende al 6 tra gli studenti) la considerano una tecnologia fondamentale.





HAARP accusata anche del fallimento della sonda Phobos

[pubblicato in origine il 29 novembre 2011] Sul Corriere di oggi si è mobilitato Giovanni Caprara in persona per riprendere l'ipotesi, rilanciata da un generale russo in pensione, Nikolay Rodionov, di una sorta di azione di radioguerriglia spaziale sferrata dalla ionosonda americana HAARP per stroncare sul nascere la missione russa verso il satellite marziano di Phobos, la sonda Phobos-Grunt, qui raffigurata in una infografica Novosti. Non è certo la prima volta che HAARP finisce al centro di una teoria cospirazionista, ma in questa occasione l'origine della teoria è un po' più autorevole: addirittura un militare russo un tempo incaricato del controllo dei sistemi di difesa missilistica.
Non avevo ancora affrontato l'argomento ma in realtà stavo seguendo la malinconica vicenda di Phobos-Grunt attraverso la mobile app RIA Novosti che avevo scaricato sull'iPhone. Che cosa è successo? Il 9 novembre i russi hanno lanciato da Baikonur una missione che avrebbe dovuto prelevare campioni di suolo dal satellite naturale del pianeta marte e rilasciare intorno allo stesso pianeta un satellite artificiale cinese. Fatto sta che al momento della separazione della sonda dal vettore di lancio qualcosa è andato storto e Phobos-Grunt si è ritrovata in una orbita di parcheggio terrestre con davanti a sé solo due settimane per ripetere un tentativo di partenza per il suo viaggio verso marte. Purtroppo la finestra si è chiusa senza che questo tentativo andasse in porto e anche le comunicazioni radio con la sonda si sono rivelate molto difficoltose. Tra il 22 e il 23 novembre - poche ore prima del lancio del Mars Science Lab con il suo rover marziano da parte della NASA, avvenuta il 26 - l'ESA annuncia di essere riuscita a inviare a Phobos-Grunt il comando per il dump dei dati telemetrici di bordo attraverso le sue parabole di Perth, nell'America del Sud e sulle Canarie. Ma secondo Novosti la telemetria, codificata, sulle prime non era interpretabile e quando l'operazione di decodifica è andatata a buon fine, almeno parzialmente, non è stato comunque possibile determinare le ragioni della mancata partenza.
Mentre Novosti sottolineava la positiva collaborazione tra l'ESA, l'ente spaziale russo ROSKOSMOS e il laboratorio della Lavochkin Research and Production Association, i toni del canale televisivo internazionale RT erano invece molto diversi. La decodifica della telemetria, secondo questa fonte, sarebbe stata compromessa dalle "incompatibilità tra le frequenze di comunicazione dei sistemi russi e occidentali": una cretinata colossale. Per buona misura RT (la stessa che ha mandato in onda un servizio sulla misteriosa stazione probabilmente spionistica "soviet buzzer" cita Interfax, l'agenzia che ha parlato con Rodyonov, menzionando esplicitamente una possibile interferenza tra il vettore di Phobos-Grunt e la stazione sperimentale americana in Alaska.
Per la verità nel dispaccio Interfax le dichiarazioni di Rodyonov sembrano piuttosto riferirsi al fatto che i russi dovrebbero essere preoccupati per la presenza delle installazioni americane in Alaska e Norvegia e che i sistemi missilistici russi farebbero bene a evitare l'uso di componentistica occidentale. «Dobbiamo essere consci della possibilità che qualcuno invii un segnale verso un chip nascosto, disabilitando i nostri missili, anche quelli militari,» ha fatto capire Rodyonv. Detta così la cosa appare un po' meno complottistica, ma resta pur sempre forzata. Una cosa infatti è non riuscire a decifrare una trasmissione protetta, tutt'altra cosa è estrarre da un segnale radio il bit-stream orginale delle informazioni. E' impensabile che all'ESA non sappiano come farlo, le informazioni sulla telemetria spaziale russa sono parzialmente di dominio pubblico, su questa pagina Web trovate per esempio una storia piuttosto dettagliata.
Questi scenari da space war non sembrano compatibili con il livello di cooperazione internazionale che le missioni spaziali con obiettivi civili impongono per una banale questione di tracciabilità delle sonde dalle varie stazioni di terra coinvolte nelle operazioni di radiocontrollo. La causa più probabile per l'ormai sicuro fallimento della sonda russa rimane un malfunzionamento, e non sarebbe neppure il primo considerando che secondo la NASA i russi hanno fallito tutti i 17 tentativi di raggiungere marte dal 1960 a oggi.
L'ennesimo smacco deve bruciare parecchio sapendo che i "concorrenti" americani della NASA sono riusciti a lanciare la sonda Curiosity tre giorni fa. Puntualmente, i radioamatori spaziali si sono messi all'opera e già sabato sera è arrivato il comunicato del gruppo tedesco AMSAT-DL che utilizzando il radiotelescopio di Bochum ha catturato la telemetria di Curiosity, ricevuta su una frequenza di 8401.4283127 GHz in banda X con una modulazione indotta dallo spin del velivolo pari a ± 3 Hz in un periodo di circa 1 minuto. La distanza di Curiosity in quel momento doveva essere nel range dei 112 mila chilometri. La notizia, ripresa da AMSAT-UK è addirittura finita sul sito generalista The Register. Capisco la solita voglia di sensazionalismo, ma mi pare più interessante mettere in risalto imprese (ottenute grazie a informazioni di pubblico dominio) come quella del gruppo di AMSAT-DL piuttosto che ai vaneggiamenti di un ex ufficiale.
Una efficace confutazione delle ipotesi formulate da Rodyonov è apparsa in questi giorni sul sito di Scientific American:
[...] Phobos–Grunt's orbit has been between 200 and 400 kilometers. It turns out that the beam is indeed diffuse at that height. The maximum energy that Phobos–Grunt could have felt from HAARP would have equaled a power density of 1.03 milliwatts per square centimeter, according to Selcher. That is like shining a 60-watt lightbulb on the craft from 21 meters, he says. The sun, on the other hand, blasts the top of the atmosphere with an average of 135,100 milliwatts per square centimeter.[...]

Il calendario delle antenne



Come ogni anno da 11 anni a questa parte il consulente radiofonico americano Scott Fybush mette in vendita il suo calendario con le fotografie delle più belle postazioni emittenti delle stazioni americane. In occasione del 90esimo anniversario dell'industria radiofonica americana il tema di quest'anno riguarda le emittenti storiche. Nel calendario 2012 viene ospitata anche la fotografia di una antenna per onde medie europea, quella di Athlone in Irlanda, che ebbe l'onore di essere citata nella canzone di Van Morrison "In the days before rock 'n' roll" (1990), dedicata al ruolo della radio nella promozione di questo genere musicale

Justin, gentler than a man
I am down on my knees
At the wireless knobs
I am down on my knees
At those wireless knobs
Telefunken, Telefunken
And I'm searching for
Luxembourg, Luxembourg,
Athlone, Budapest, AFN,
Hilversum, Helvetia
In the days before rock 'n' roll



Athlone operò fino al 2004, l'ultima volta su 612 kHz e avrebbe dovuto far parte di un piano di rilancio delle onde medie in Irlanda (dove ormai si ascoltano in modulazione di ampiezza solo le onde lunghe di 252 kHz) che non ha mai avuto luogo. Negli anni 30 e 40 Athlone si ascoltava in tutta Europa, un libro di ricordi di un diplomatico irlandese afferma che nel suo esilio
zurighese James Joyce l'ascoltasse tutte le sere.
Con il suo calendario e il sito Web Tower site of the week, Fybush ha fatto scoprire centinaia di splendide "location" occupate dai tralicci delle stazioni in onde medie, una suggestiva miscela di paesaggi naturali e maestria ingegneristica. Ordinarlo sul suo store online costa 18 dollari più i 9 e 50 delle spese di spedizione per l'Italia. La strenna perfetta per l'appassionato di radio.

Spotify e le altre, industria musicale e radiofoniche a un punto di svolta

Lo sbarco in Italia di Rara.com, nuovo servizio di streaming musicale legale in abbonamento, l'imminente (a quanto si sapeva avrebbe dovuto arrivare da noi il 15 dicembre) arrivo di un pioniere del genere come la francese Deezer e l'ormai probabile debutto di Spotify, ci devono far riflettere - e in fretta - sui cambiamenti radicali che modelli tradizionali come la radiofonia essenzialmente musicale e l'intera "industria" della musica registrata dovranno prima o poi affrontare seriamente.
Su Spotify, che da novembre è disponibile oltre che negli USA, Svezia, UK e Francia anche in diverse nazioni europee, Scandinavia, Austria, Svizzera e Olanda comprese (in Norvegia c'è un servizio molto simile chiamato Wimp, ne accennerò tra poco), si concentra l'attenzione di molte testate tecnologiche a causa della autentica raffica di annunci che caratterizza l'operatore anglo-svedese più o meno dallo scorso settembre, da quando cioè sono stati presentati gli ambiziosi piani di integrazione con Facebook e tutte le estensioni "social" che consentono agli utenti di Spotify - quelli che attivano un account oggi sono addirittura obbligati ad avere anche una identità su Facebook - di accedere alle playlist musicali dei loro amici e a condividere le proprie.
Proprio in questi giorni sono state annunciate per esempio importanti novità relative alla funzione radio di Spotify che finora somigliava molto a quella che troviamo su Pandora o LastFM. Ricordiamo che Spotify nasce essenzialmente come grande archivio di brani musicali che l'abbonato può consultare in autonomia. La radio integrata nel servizio consente invece di consumare musica in una modalità più radiofonica, cioè senza scegliere direttamente i brani ma affidandosi ai motori di raccomandazione di un canale radio in grado di proporre autonomamente pezzi che dovrebbero incontrare, almeno in teoria, i gusti dei loro ascoltatori, sulla base delle passate abitudini di ascolto o su criteri appunto condivisi con la cerchia dei propri amici.
Oggi Spotify sta riscrivendo le sue modalità e l'interfaccia del suo "player". Una delle novità più importanti è per esempio l'arrivo delle "app" integrabili all'interno della piattaforma (una delle prime è proprio quella di LastFM, un motore di "scoperta" di nuova musica su basi social). Un'altra novità è la radio rivista e corretta. Gli algoritmi di raccomandazione sono stati rivisti completamente, scrive Spotify sul suo blog ufficiale ed è stata introdotta (occorre naturalmente essere iscritti e scaricare la nuova versione del software Spotify per Win o Mac) una funzione che permette di "saltare" senza alcun limite i brani automatici che non piacciono all'ascoltatore. E' una differenza importante rispetto a Pandora, che permette sì di saltare un brano ma non oltre un certo limite numerico. Gli esperti ci spiegano che questa differenza è legata ai diversi modelli di licensing applicati. Pandora con le case discografiche ha accordi simili a quelli sottoscritti dalle Web radio, che impongono limiti precisi all'autonomia decisionale dell'ascoltatore finale. Spotify, nata con obiettivi diversi, ha invece stipulato accordi che consentono agli abbonati di scegliere quello che vogliono ascoltare e questa capacità viene conservata anche quando si tratta di seguire la musica proposta dagli algoritmi di raccomandazione. A differenza di Pandora, Spotify punta a diventare quindi una radio autenticamente personalizzabile.
Quale che sia il modello, la radiofonia tradizionale dovrà in qualche modo adeguarsi. Oggi la radio nazionale svedese Sverige Radio, ha annunciato un accordo con Spotify e con Wimp, che per un anno ospiteranno tra i loro contenuti quelli dei canali radiofonici nazionali della SR. Inizialmente l'offerta si concentra sull'intrattenimento del canale P3 (simile al nostro Radio 2), ma ci sono anche programmi musicali. E' molto istruttivo leggere le dichiarazioni della vicepresidente di Sverige Radio, Cilla Benko. Ormai, dice la Benko, non sono i nostri ascoltatori a venire da noi, siamo noi che dobbiamo andar loro incontro sulle altre piattaforme. Spotify in Svezia ha una audience complessiva del 50%, uno svedese su due ha utilizzato il servizio. Ma nella fascia 16-25 anni la percentuale è bulgara più che svedese: l'86%. Una emittente pubblica che vuole farsi ascoltare non può più limitarsi alla modulazione di frequenza, o all'ancora incerto DAB.
Di Spotify e di industria musicale nello specifico parla anche Gizmodo UK, con un bellissimo pezzo di Bulent Yusuf. Yusuf qualche giorno fa ha partecipato a Londra a un incontro con Sony, Universal e Omnifone, la piattaforma di distribuzione di contenuti che guarda caso è proprio quella utilizzata da Rara.com. Un incontro, conclude il corrispondente di Gizmodo, che mostra chiaramente come il futuro del consumo musicale è online (e molto probabilmente all'interno della connected car). Ma che al tempo stesso il principale nemico dei servizi come Spotify è, paradossalmente, il modello che in questo momento vincola commercialmente tali servizi. Se andiamo a vedere rapporti sulla musica digitale come quello pubblicato annualmente dall'IFPI i brand "alla Spotify" - lo streaming legale, gratis o a pagamento - sono centinaia e nessuno si aspetta che riescano a sopravvivere tutti. Ma le difficoltà per loro nascono soprattutto dai mille vincoli e regole che le case discografiche principali, cioè la cosiddetta industria della musica, continuano a imporre a questi servizi. Un sistema soffocante che oltretutto i governi continuano ad avallare legiferando in materia di copyright con orwelliana miopia (vedi il caso recentissimo della proposta di legge americana SOPA che per salvaguardare i diritti d'autore e combattere la pirateria è pronta a servirsi di una vera e propria censura di Stato, come in Birmania).
Ciò che Spotify ci insegna con le sue innovazioni tecnologiche, le integrazioni con i social network, le app, i sistemi di raccomandazione uniti all'autonomia degli ascoltatori è che la produzione e il consumo della musica sono alla caccia di modelli nuovi e prima o poi riusciranno a imporli (produrre musica non è costoso come girare un film di Hollywood e gli attuali equilibrio di potere finanziario non sono altrettanto fondamentali). Sta all'industria radiofonica e a quella musicale decidere di diventare compatibili con i futuri nuovi modelli o esercitare fino all'ultimo una smania di controllo che potrebbe rivelarsi suicida, oltre che "infanticida".

15 dicembre 2011

Dalla storia della radio nel nazismo una lezione che spegne gli altoparlanti dell'odio

Proprio mentre si cerca timidamente di avviare una doverosa discussione sulle conseguenze dello spazio che abbiamo dato (colpevolmente, a mio parere) in Italia ai discorsi apertamente xenofobi di una politica che non riesce a pensare prima di parlare e soprattutto a cultori e nostalgici dell'ideologia nazista, forse vale la pena riaprire i libri di storia, soffermarsi sugli strumenti utilizzati da quella ideologia per consolidare il suo potere attraverso un metodico condizionamento di una folla il cui consenso finì per essere sapientemente trasformato in una macchina distruttrice. Pensare che certe conseguenze del fanatismo siano irripetibili sarebbe una pericolosa illusione. Su scale quantitative a volte minori vediamo ogni giorno nel mondo i tangibili effetti del fanatismo e della sospensione di ogni giudizio. Purtroppo quando ci sono di mezzo vite innocenti (e come se non bastasse emarginate) sul piano qualitativo l'Italietta dei delitti a sfondo razzista non è troppo diversa dal Terzo Reich.
Il ruolo che la radio ebbe nella costruzione del consenso nazista è un dato di fatto ormai acquisito dagli storici. Leggo sulla mailing list del Group des recherches et d'études sur la radio che una studiosa francese, Muriel Favre, già autrice di diversi articoli sull'argomento, discuterà all'università di Paris Ouest Nanterre La Défense una tesi di dottorato intitolata "Les cérémonies radiophoniques du IIIe Reich". La Favre interveniva sulla questione anche in un suo saggio del 2004 apparso sulla rivista Les temps des médias con il titolo (ispirato a un dipinto del pittore tedesco Paul Mathias Padua, in cui veniva raffigurata una famiglia contadina assorta nel discorso di Hitler diffuso dal Volksempfänger, la "radio del popolo") Quand le Führer parle : le public des cérémonies radiophoniques du nazisme:

Retransmises en direct à la radio, les grandes cérémonies du IIIe Reich furent des événements médiatiques au plein sens du terme. Le plus souvent, les Allemands en suivirent la diffusion dans le cadre d’écoutes collectives obligatoires organisées dans les usines et les bureaux ou sur des places publiques aménagées pour l’occasion. Cette forme d’écoute particulière participait de la politique d’endoctrinement du régime nazi ; elle avait notamment pour but de renforcer chez les participants le sentiment d’appartenir à une « communauté nationale » unitaire et conquérante. Il est toutefois difficile d’estimer quels en furent véritablement les effets.

Oggi la radio non è più uno strumento propagandistico altrettanto efficace, ma le forme di "ascolto collettivo" e soprattutto acritico che ritroviamo nei comizi di certi partiti e raggruppamenti, nella retorica nazionalistica su identità culturali abilmente amplificate o inventate di sana pianta, conservano nel moderno contesto massmediatico della televisione e di Internet la temibile impronta del veleno di cui ci parla Muriel Favre. Contro quel veleno l'unico antidoto possibile è il pensiero razionale, il dialogo, la tolleranza: armi non letali ma capaci di spegnere gli altoparlanti dell'odio.

Solar Orbiter, nel 2017 mai così vicino al sole

Il Solar Terrestrial Center of Excellence belga, una delle mie fonti informative sull'attività solare misurata da osservatori europei, ha portato a termine un restyling della sua periodica newsletter a periodicità circa settimanale. Oggi la pubblicazione si presenta come una piccola rivista con articoli e fotografie. La neswletter è accessibile dal sito dove è possibile anche consultare l'archivio e si può visualizzare nel browser o in formato PDF. Uno dei primi articoli riguarda la missione Solar Orbiter, scelta recentemente dall'ESA insieme a Euclid (la missione che studierà la materia oscura) per caratterizzare i piani esplorativi dell'Ente spaziale europeo nel decennio 2015-2025. Il Solar Orbiter dovrebbe essere lanciato da un vettore Atlas della NASA nel 2017 con l'obiettivo di inserire in una orbita solare mai tanto ravvicinata (0,22 UA al perielio) una sonda in grado di visualizzare i poli del nostro astro e soprattutto di studiarne l'atmosfera e le emissioni di vento solare. Un piano molto ambizioso che utilizzerà strumenti di assoluta avanguardia come l'Extreme Ultraviolet Imager, una suite di tre telescopi EUV trasportati a bordo della sonda, insieme a tanti altri laboratori di misura. Sempre a proposito di dati solari, un'altra risorsa europea è il portale continentale di meteorologia spaziale.

14 dicembre 2011

OFCOM, tornano a crescere i fatturati globali della radio, Italia virtuosa sulla radio ibrida


Nel 2010 il mercato globale della radiofonia mostra segni di rimbalzo nei suoi valori complessivi. Dopo i cali del 2008 e 2009, lo scorso anno registra infatti una ripresa del 5% per un valore di 29 miliardi di sterline misurato dalla consueta ricerca Communications Market Report, che il regolatore britannico OFCOM propone da sei anni a questa parte andando ad analizzare i fatturati di telefonia, tv, radio/audio e Internet (più un quinto spaccato dedicato al pricing dei servizi) in 17 nazioni: UK, Francia, Germania, Italia, USA, Canada, Giappone, Australia, Spagna, Olanda, Svezia, Irlanda, Polonia, Brasile, Russia, India e Cina. Il report completo si può scaricare a questo indirizzo.
I dati che riguardano la radio sono disponibili come sezione a parte e oltre a certificare la ripresa degli investimenti nel settore tracciano il ritratto di un mezzo ancora molto diffuso (il 75% dei consumatori in Francia e il 74% in Italia ascolta la radio regolarmente) ed è sempre più ibridizzato. Per una volta è l'Italia ad avere il primato del download o dell'ascolto di contenuti audio attraverso Internet in casa (46% dei rispondenti, contro il 38% della moderna Gran Bretagna) e se si tratta di utilizzare il Web in mobilità per l'ascolto di brani MP3 e podcast o per l'ascolto dell'FM sul cellulare siamo bravi quanto i tedeschi e più degli inglesi.



Lightsquared contro tutti: la futura rete mobile 4G interferisce con il GPS?

Per una volta a essere preoccupati delle possibili interferenze radio non sono quei facironosi nostalgici dei radioamatori, attaccati a un'idea di radiofonia che non esiste più. Negli Stati Uniti si sta riscaldando sempre di più la polemica sui futuri servizi broadband di quarta generazione "LTE" dell'operatore Lightsquared, che ha ricevuto dalla FCC l'autorizzazione a servirsi di due blocchi di 34 MHz situati nella banda satellitare "L" (secondo la classificazione della IEEE), corrispondenti a due finestre tra 1525 e 1559 e 1626.5 e 1660.5 MHz. La prima di queste due finestre è adiacente al blocco, centrato intorno ai 1575 MHz utilizzato dal sistema satellitare di radioposizionamento GPS.
La situazione è complicata da una circostanza. In origine Lightsquared aveva ottenuto una licenza da operatore di telecomunicazioni mobili satellitari. In seguito l'azienda è stata autorizzata a servirsi delle stesse frequenze per realizzare una rete ibrida terrestre-satellitare. L'obiettivo dichiarato è di dare agli americani una copertura broadband mobile sull'intero territorio nazionale (Lightsquared in realtà non offrirà i suoi servizi direttamente agli abbonati, ma agirà da operatore "wholesale", un grossista di banda che avrà rapporti d'affari con altri operatori retail). Uno scopo quanto mai nobile, se non fosse per i fondati timori delle interferenze prodotta da antenne non più orbitali bensì terrestri proprio sulle frequenze utilizzate da milioni di ricevitori GPS integrati a bordo di telefonini, tablet, navigatori per l'auto.
Che problema c'è - si dirà - se il segnale di Lightsquared si ferma più di 15 MHz sotto il canale utilizzato dai deboli satelliti di radioposizionamento? La difficoltà è legata al tipo di componentistica usata per questi ricevitori, i cui filtri di ingresso potrebbero non reggere adeguatamente alla presenza di campi elettromagnetici molto intensi così adiacenti alle frequenze di ricezione. Tali campi potrebbero avere un effetto "bloccante" come si dice in gergo e finirebbero per compromettere il buon funzionamento di un Tom Tom che si trovasse a passare nelle vicinanze di una stazione base Lightsquared.
La faccenda è piuttosto seria perché dal GPS dipendono servizi utilizzati da milioni di persone e un'intera industria di componenti e dispositivi. Questa industria si è consorziata per dar vita a un movimento "anti-Lightsquared" che si è rivolto alla FCC e al Parlamento americano e i cui documenti sono a disposizione del pubblico attraverso il sito Web "Save Our GPS". Questo movimento - guidato da imprese come Garmin, ma anche da linee aeree e società di trasporti - afferma di avere accumulato prove sufficienti sulla pericolosità della futura rete mobile. Molto recentemente l'agenzia oceanografica americana, la NOAA, ha pubblicato una ricerca molto pessimista sulle conseguenze negative che la futura rete wireless a larga banda avrà sui sistemi meteorologici attualmente in funzione.
A sua volta Lightsquared, che nel novembre del 2010 ha già messo in orbita geostazionaria il satellite SkyTerra 1, risponde con una serie di contro-studi che dimostrerebbero la possibilità di utilizzare delle tecniche di "mitigazione" basati su una riduzione delle frequenze e dei livelli di potenza impegnati, nonché sull'adozione di specifiche modifiche da apportare alle antenne e ai moduli di ricezione GPS. Lightsquared si chiede inoltre il perché di tutta questa indignazione da parte dell'industria della radionavigazione. Le licenze FCC sono state assegnate da anni, sostiene l'operatore, da anni i costruttori di componenti GPS sapevano che in futuro i loro sistemi di ricezione avrebbero dovuto affrontare la questione delle interferenze da parte di servizi ancora in divinire. Se era possibile costruire ricevitori più selettivi e immuni dai disturbi, perché non è stato fatto prima? L'azienda ha inoltre messo in dubbio l'attendibilità delle misurazioni effettuati dai suoi "avversari".
Difficile capire come finirà la disputa, ma se nel campo del GPS la posta in gioco è molto alta, anche per una società come Lightsquared l'impegno economico non è trascurabile. Senza contare l'aumento di domanda di nuovi servizi di connessione a Internet in mobilità e la necessità di venire in qualche modo incontro a tale richiesta.