24 agosto 2007

Il Sangean DRM-40 non va in produzione?

Se i boatos fossero confermati sarebbe un colpo durissimo per il partito del DRM. Forse sufficiente a mettere in dubbio la validità dell'intero progetto, o perlomeno gettare una luce spietatamente critica sulla qualità dell'unico chipset DRM (mi riferisco al modulo Radioscape) che fino a oggi è riuscito a tradursi in una timida, ma concreta offerta commerciale. Stamattina su DXLD ho visto riportato il post dell'olandese Rick, apparso su alt.radio.digital, con la segnalazione dell'avviso che da qualche giorno è possibile leggere su Thiecom.de, affidabile negozio online specializzato in ricevitori per le onde corte e scanner.

Bad new I guess...
I've been waiting since 2004 for the Sangean / Roberts DRM-40 receiver. Today I read the following at Thiecom.de:

"DRM40 kein Liefertermin - vermütlich keine Produktion!"

For those of you who don't speak German: "DRM40, no delivery status known - possible no production at all!" Rumors are going that Sangean can't get the receiver stable and is plagued byplagued by drop-outs in units.And to make it all a bit worse: the DRM-40 has dissapeared from: www.sangean.com and www.sangean.nl
Maybe someone from Sangean can clear this up? Anyway, I'll ask them at the upcoming IFA in Berlin.

Rick.
Thiecom sostiene insomma che il Sangean/Roberts DRM-40 - diversi esemplari pre-release del quale campeggiano in una stanza di RaiWay a Monza per i test su 693 kHz - forse non verrà più prodotto.
Resto ogni giorno più esterrefatto per gli errori di tattica e strategia che questa importante realtà tecnologica del mondo della radio digitale ha inanellato in tutti questi anni. Questa notte - sono in Liguria, alle prese con un sacco di problemi alle antenne e con rumori ambientali fuori controllo - mi sono soffermato sulla parte alta delle onde medie, dove il maledetto rumore del DRM si sente su 1530, 1575, 1593 kHz, con terribili conseguenze sulla ricezione dei programmi analogici. I soliti test che non possono dimostrare più niente, se non la TOTALE (scusate lo shouting) inutilità del DRM in un contesto commerciale. Pochissime persone starebbero comunque consumando programmazione analogica su queste frequenze. E un insieme praticamente vuoto di ascoltatori è in grado di accedere, allo stato attuale, alle trasmissioni digitali. L'EBU dovrebbe finalmente prendere una posizione ferma contro chi sta provocando questa situazione ridicola. Il mercato dovrebbe finalmente urlare in faccia ai fornitori di apparati DRM di piantarla di imbrogliare i broadcaster pubblici che spendono i nostri soldi in tecnologie tutt'altro che future-proof (e mi fermo qui per non sospettare retroscena ancora più spiacevoli). Oltre a non potere ascoltare le trasmissioni digitali, grazie a queste assurde prove 24 ore su 24 spesso si rischia anche di non poter sintonizzare trasmissioni analogiche finanziate con tasse e canoni di abbonamento!
Se veramente Sangean dovesse cancellare il DRM-40 dal tavolo di progettazione, sarebbe la prova dell'instabilità dei componenti Radioscape. Situazione peraltro anticipata da moltissimi segnali. Quello di Sangean è un brand che conta, le sue radio digitali DAB sono decisamente più affidabili. Un suo disimpegno sul chipset Radioscape peserebbe come una pietra. Forse tombale. Considerando che anche il chipset Analog Devices che avrebbe dovuto essere montato a bordo del secondo modello DRM di Himalaya visto l'anno scorso all'IFA (Himalaya recentemente è uscita con un ricevitore Radioscape), lo scaffale del silicio per la demodulazione e il decoding del DRM si fa molto più corto. E il numero di soluzioni non sperimentate aumenta proporzionalmente. Sono in contatto con un amico italiano imprenditore dell'hardware che proprio in questi giorni mi parlava di un suo progetto basato su un chipset DMB/DRM/analogico della Mirics. L'interesse di questa persona va in questo momento in direzione del DMB, ma comincio a chiedermi se sia proprio la componente DRM di questi chip ad avere qualcosa che non va per colpa delle caratteristiche del sistema. L'esperienza maturata con la decodifica software effettuata con DReaM, mostra tutti i punti deboli del DRM in condizioni propagative ionosferiche. Secondo il mio modesto parere il consorzio che propone questo controverso standard farebbe bene a impartire un radicale mutamento di rotta, proponendo il DRM in sostituzione della copertura analogica locale con potenze medio-basse, su frequenze che potrebbero tranquillamente essere scelte nella porzione compresa tra i 26 MHz e la banda I televisiva gradualmente abbandonata dalla TV analogica. Ma forse è troppo tardi per prendere decisioni alternative rispetto a un corso che, al momento, non appare destinato al successo.

23 agosto 2007

L'aggiornamento dei satelliti guardiani del sole


Sì, c'è ancora un po' di tempo, i primi lanci sono previsti per il 2014. Il progetto GOES, i satelliti geostazionari NASA che sorvegliano le perturbazioni solari va avanti e sta prerando la serie R, cui si riferisce il contratto annunciato oggi dall'ente spaziale americano. Il dubbio è: che cosa resterà da ascoltare nel 2014 per noi?
NASA AWARDS NOAA GOES-R INSTRUMENT CONTRACT

WASHINGTON - NASA, in coordination with the National Oceanic and Atmospheric Administration's Geostationary Operational Environmental Satellites (GOES-R) Program, has awarded a contract to the Laboratory for Atmospheric and Space Physics at the University of Colorado, Boulder. The total estimated value is $92 million, including options.
The laboratory will build the Extreme Ultra Violet and X-Ray Irradiance Sensors that will fly on the next series of GOES-R. These instruments will help forecast solar disturbances that can affect communications and navigational operations. This satellite series will upgrade existing weather and environmental monitoring capabilities. The first launch of the series is scheduled for December 2014.
The design and development of the instruments will be performed at the contractor's facility in Boulder, Colo. The contractor also will provide post-delivery support for GOES-R.
The National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) funds, operates and manages the GOES program. NASA's Goddard Space Flight Center in Greenbelt, Md., manages the acquisition of GOES-R instruments for NOAA. For more information about the GOES-R program, visit: http://osd.goes.noaa.gov.

Ofcom: le comunicazioni convergenti nel 2007


Cinquanta ore alla settimana. Sette al giorno. Hmmmmm. Questa, secondo il regolatore britannico Ofcom, la media di tempo che il consumatore mediatico del Regno Unito trascorre utilizzando il telefono, Internet, la Tv e la radio. Come dire che il nostro organismo ha bisogno di sette ore di sonno e sette di multimedialità. Questa e tantissime altre le informazioni che potrete trovare nella edizione 2007 dell'atteso Report sulle Comunicazioni che Ofcom pubblica da quattro anni, nel mese di agosto. Lo potete prelevare da questo indirizzo Web (attenti, sono tre installments da circa 1,5 MB ciascuno). Quello che segue è un dettagliato riassunto pubblicato oggi da All Media Scotland
Per me, uno dei dati più interessanti è quello sulla penetrazione delle radio DAB in UK. La venidta ha superato i 5 milioni di pezzi quest'anno: oggi, il 17% delle famiglie inglesi possiede una apparecchio DAB. Insoma, un discreto mercato questa radio digitale. Ofcom lo definisce nella fase di "early majority", ma i lettori MP3 sono molto, molto più diffusi. Contemporaneamente, la "radio digitale" viene consumata (33% dei consumatori, un dato superiore a quello individuato da RAJAR nei giorni scorsi) anche attraverso i set top box della DTV, Internet, telefonini (chissà se ci si riferisce alla sezione FM dei telefonini).

TV, Radio, Internet and Phone Taking up Fifty Hours a Week
23/08/2007

As ‘consumers’, we each apparently spend an average 50 hours on the phone, surfing the internet, watching television or listening to the radio - according to figures published today by broadcasting regulators, Ofcom.
Says Ofcom, in its annual Communications Market Report, average daily internet use last year (36 minutes) was up 158 per cent on five years ago, and time spent on the mobile phone (almost four minutes per day) was up 58 per cent. Time spent watching TV was down four per cent, at three hours and 36 minutes, listening to radio was down two per cent at two hours and 50 minutes and time spent on a fixed line phone was down eight per cent at seven minutes.
However, while consumers are getting more out of their communications services, the amount they are spending on them continues to fall. Last year, the average household spend on communications services was £92.65 per month, down from £94.03 the previous year.
Among the highlights, over 75 per cent of 11 year-olds now have their own television, games console and mobile phone. And some 15 per cent of 13-to-15 year-olds and seven per cent of 10 year-olds also have their own webcam.
Also, fewer children are playing console and computer games (61 per cent regularly did so two years ago, down to 53 per cent now), watching videos and DVDs (59 per cent did so regularly two years ago, down to 38 per cent now) and listening to radio (40 per cent listened regularly two years ago, down to 20 per cent now). Instead, they are using their mobile phones more often (50 per cent regularly did so two years ago, compared with 53 per cent now), surfing the internet (47 per cent regularly two years ago, compared to 52 per cent now) and using MP3 players (20 per cent regularly two years ago, compared to 28 per cent now).
Meanwhile, older people are also consuming more media. The over-55s was the only age group to increase its average radio listening between 2002 and 2007 (up 5.5 per cent). And older people are not just increasing their use of traditional media. Some 16 per cent of over-65s use the web. These ‘silver surfers’ spend an average of 42 hours online every month, more than any other age group. Indeed, far from being just a young person's technology, one quarter of all UK internet users are over 50 and the over-50s account for 30 per cent of total time spent online.
And among 25-34 year-olds, women spend more time using the internet than men. In this age group, 2.18 million young women users account for 55 per cent of total time spent online. By comparison, just 1.83 million 25-34 year-old men in the UK use the internet.
Digital television - in 80.5 per cent per cent of UK homes by April this year - is changing what, when and how we watch. One of the new services being used by viewers in the 11.5 million subscription television households is high-definition (HD) television. The report finds that, in the 450,000 homes that have it, 33 per cent of viewing time is spent watching in HD and 43 per cent of those surveyed said that they watch more television - especially premium content such as films and sport - as a result of having HD.
And by April this year, 15 per cent of respondents said they had a digital video recorder (DVR), almost double the number at the end of last year. DVRs allow users to record whole television series and to pause and rewind live programmes.
Radio listeners have a much wider choice of stations and ways of listening due to the growth of digital radio. Last year, the total number of DAB digital radio sets sold broke through the five million mark and 17.2 per cent of UK homes now have a DAB digital radio. DAB sets accounted for 18.6 per cent of all radio sales last year (1.8 million sets) compared to 12.9 per cent the year before (1.5 million sets).
DAB is not the only way that consumers listen to digital radio. The report finds that 33 per cent of consumers have listened to the radio via digital television (15 per cent do so at least weekly), 21-22 per cent listen online (12 per cent at least weekly) and 10-12 per cent listen via their mobile phone (six per cent at least weekly).
On the advertising front, UK television advertising revenue last year fell by 2.2 per cent on the previous year to £3.5 billion, the first fall since five years ago. The decline in advertising revenues coincides with greater availability and use of television-style content online and the growth of digital video recorders (DVRs) that allow users to skip adverts, putting even greater pressure on advertising revenues. The report found that up to 78 per cent of DVR owners regularly used them to skip through adverts.
Declining advertising revenue is, however, increasingly being supplemented by alternative sources of income. Last year, subscription revenues increased to £4 billion (approximately £350 per subscription), up from £3.3 billion the year before. Similarly, revenues from interactive services, such as quiz television channels and participative voting in programmes, increased by 18.3 per cent during last year to £123 million, although this new source of income may be affected in the future as broadcasters review their approach to interactive TV.
While television advertising overall is declining, revenues for digital-only free-to-air channels, such as ITV2, More4 and Five Life, is rising and for the first time broke though the £1 billion mark last year, a 21 per cent increase over the previous year. Revenue for the three commercial terrestrial channels - ITV1, Channel 4 and Channel 5 - stood at £2.4 billion last year, 9.6 per cent lower than the year before.
As television advertising revenue declines, online advertising spending continues to surge, up 47 per cent during last year and just breaking the £2 billion mark. Internet advertising
spend is now equivalent to almost half (44 per cent) that spent on all TV advertising, to 83 per cent of advertising spend on ITV1, Channel 4 and Five and to one quarter (24.2 per cent) of all press advertising. By April this year, 53 per cent of UK households had a broadband connection.
While the total number of radio stations in the UK has increased through the expansion of DAB (in June this year, there were 389 radio stations in the UK, 169 of which were available on DAB), the report shows that the total number of radio listening hours declined to an average of 19.8 hours per week per listener last year. This fell further to 19.4 hours between January and March this year. This decline has been felt most in the commercial local radio sector. Between April two years ago and April last year, average listening to local commercial radio fell by 4.1 per cent.
As listening has declined, so has commercial radio advertising revenue. Between 2001 and 2006, radio's share of total advertising revenue in the UK fell by 14.3 per cent and last year stood at £480 million. Total revenue for local commercial stations fell by 9.5 per cent from £169m two years ago to £153 million last year.
By contrast, the report finds that people are increasingly tuning-in to BBC radio. In the first three months of this year, four out of the five most listened-to stations were all BBC. The top five were: BBC Radio 2, Radio 1, Radio 4, Classic FM and Five Live.
The report also estimates that the BBC's expenditure on radio, at £637 million last year, is at its highest level in five years. This compares to £512 million for the commercial radio sector, at its lowest level since five years ago.

Radio e intrighi della Tangeri internazionale


L'intervista apparsa ieri su un giornale online marocchino mi ha riportato nella magica atmosfera di Tangeri, l'affascinante città che segna, approssimativamente, la posizione della colonna d'Ercole sulla sponda africana. Purtroppo non ho avuto modo di visitare il Marocco se non sbarcando, una mattina di tre estati fa, dalla nave veloce che collega Tangeri con Tarifa in Andalusia, con il suo carico di turisti spagnoli ansiosi di ripercorrere a ritroso il percorso dei mori e i migranti avec papiers che tornavano, anche solo momentaneamente, a casa.
Eravamo un gruppo eterogeneo, con parecchi bambini a perenne rischio di noia e stanchezza, ma abbiamo trascorso una giornata suggestiva passeggiando - in compagnia di una simpatica guida locale assoldata per pochi euro sul molo di sbarco - per la città vecchia e nei moderni quartieri che furono della Tangeri internazionale. Mai bevuto un latte di mandorle migliore in un luogo famoso per le sue pasticcerie. La città, di origine evidentemente fenicia, ebbe dopo la conquista romana e il medioevo una storia complicata, fatta di continui passaggi di "proprietà". All'epoca della colonizzazione franco-spagnola del Marocco, dopo la prima guerra mondiale, Tangeri diventa (1923) una città-stato sotto il controllo misto di Francia, Spagna e Gran Bretagna. Nel 1928 l'Italia di Mussolini entra nel novero degli amministratori di questo strano protettorato, insieme ad altre nazioni, tra cui la Svezia, i Paesi Bassi, il Belgio, gli Stati Uniti. Commercialmente libera da imposte e invasa da nazionalità di ogni genere, il porto franco internazionale diventa una leggendaria fucina di traffici e spie. La lunga parentesi della Guerra torna a vedere un unico dominio sostanzialmente spagnolo, ma doopo il '45 e la conferenza di Parigi, gli stranieri tornano nella "loro" Tangeri, popolata da scuole e licei nelle diverse lingue. Una pacchia che dura fino al 1956. Quell'anno il processo di indipendenza del Marocco fu graduale ma alla fine, la città stato fu reintegrata nel territorio del nuovo Stato, senza perdere del tutto la sua condizione di porto franco. Gli escursionisti vanno e vengono in giornata e quando Franco decise di imporre il blocco di terra e di mare a Gibilterra, l'accesso a "The Rock" era assicurato da Tangeri per via aerea.
Come potete immaginarvi, un territorio del genere non poteva non avere una storia radiofonica incredibile, che mesi dopo la fine della mia vacanza avevo avuto modo di approfondire grazie a Jari Savolainen e Henrik Klemetz, in un bellissimo carteggio che aveva fatto seguito, nel febbraio del 2005, a un contributo apparso su Dx Listening Digest di Glenn Hauser e riferito ad alcune QSL storiche di quella che fino agli anni 50 era una "radio entity" separata. Su queste stazioni si dovrebbe scrivere un libro, ma tengo in particolare a riportare - insieme appunto all'intervista che il giornale marocchino Liberation ha fatto ad Amina Amina Soussi - presentatrice, attrice e celebre voce di Radio Tanger - anche la rievocazione che Henrik Klemetz scrisse su DXLD due anni e mezzo fa. Rievocazione piena di ricordi di prima mano della sua lunghissima carriera di DXer, giornalista, viaggiatore, supremo conoscitore della cultura e della musica latinoamericana. Henrik rispondeva a Jari Savolainen che si domandava quali dei tanti programmi che venivano irradiati da Tangeri fossero riferibili a impianti di proprietà o corrispondessero invece a spazi affittati sulle emittenti della zona. Un po' come succede adesso. Secondo Klemetz, fu proprio da Tangeri che alcune iniziative svedesi riuscirono, a metà anni Cinquanta, a bucare, in Svezia, la barriera della programmazione ufficiale di stato. Ecco la sua descrizione:
Several stations had facilities of their own. One of the stations closing down on October 29 1956 when Tangier lost its international status was Pan American Radio. They were on MW, same channel as Hörby, and sw 7290. According to their printed schedules and illustrate pamphlets, they regularly received reception report from all over the world to their offices at the Pan American Building, 16, Delacroix, in Tangier. They had regularly scheduled programs in Spanish, English, French, Italian, Arabic and Hindu. I have a QSL from 1955.
In 1955 some receiver manufacturers, such as the Swedish Philips and Dux companies were conducting test transmissions from Tangier under the auspices of a company called Intercontinental Radio Company S.A. The idea was to start commercial programing from Tangier. Shortwave listening in Sweden was seething at the time, with tens of thousands of people regularly tuning in to foreign stations while the sole national network, the state owned non-commercial Radiotjänst, was having a break (2 hours in the morning, 2 hours in the afternoon and also from 2230 to 0600). Finally a few religious broadcasters, notably Ibra Radio, started broadcasts from Tangier.
They were refused the right to operate from Swedish soil. The Swedish government subsequently tried to stop their broadcasts from Tangier by withholding the funds Ibra Radio were sending to Tangier to build their premises. It was illegal to export this money, about 2M Sw. Crowns of the day, the government said. The banning attempt was thwarted by the members of the pentecostal church who started to send small individual contributions by mail to Morocco. The Moroccans had to open a special post office to take care of all these postal money orders. The activities of Ibra Radio, Norea Radio, The Voice of Tangier (WTAN) and the VOA continued some time after Tangier lost its international status. But in Sweden the Swedish monopoly stayed put.
Only in the early 60´s, in an answer to pirate broadcasters Radio Nord and Radio Syd (also banned), Swedish radio listeners could enjoy a national music channel. For political reasons, commercial or community radio in Sweden would remain banned for many more years.
Some of the stations mentioned, including Pan American Radio, are listed in the 1960 edition of the WRH, but according to [this link] they were not on the air at the time. [Here] one can see a couple of old adverts and a few station names. Among other Moroccans were
Radio Dersa, Tetuán (Spanish Morocco) and the US Navy and Air Force stations at Fort Lyautey, Kenitra and Nouasseur, all of which were rather commonplace on MW at the end of the 50´s.
Evidentemente, anche la comunità italiana, pur non disponendo di un canale radiofonico gestito direttamente da connazionali, aveva i suoi programmi. Ricordo di essermi messo alla caccia di qualcuno che potesse fornirmi qualche retroscena e ho scambiato una breve conversazione con Rodolfo Fiorilla, che nel 1955 (anno cui si riferisce l'edizione del WRTH, anzi del World Radio Handbook qui riprodotta, insieme alla foto di una ignota annuciatrice di Pan American Radio, "la più giovane al mondo", pubblicata dal WRH nel '54) curava gli spazi in italiano di Radio Africa Tanger. Si trattava, se oggi non confondo quello che tempo fa mi aveva referito Rodolfo - che lavorò poi come giornalista per i programmi per l'estero della RAI - di una trasmissione a carattere musicale, con i dischi di San Remo, cose del genere. Radio Africa dal canto suo meriterebbe un libro nel libro e non escludo che in Francia informazioni ce ne siano parecchie. La stazione fu fondata da Jacques Tremoulet, autentico prototipo di tycoon della radiofonia commerciale. Sua, negli anni Trenta, fu anche l'avventura di Radio Andorra e di altre stazioni "extraterritoriali" francesi. Personaggio politicamente controverso (collaborazionista per alcuni, abile dissimulatore per altri, sotto processo ci finì per davvero), il nome di Tremoulet ha avuto qualche risonanza fino a pochi anni fa, dopo la sua morte, per una causa che aveva coinvolto gli eredi degli impianti di Andorra.
Secondo quando scrive Jos M. Strengholt in una tesi di dottorato che ho trovato sul Web, a Tangeri già nel 1939 le emittenti spagnole Radio Iberica e Radio Phalange (non dimentichiamo che il Generalísimo partì per la sua lunga e sanguinosa avventura proprio dalla vicina Ceuta) producevano trasmissioni in italiano. Nella sua intervista la Soussi ricorda che alla fine, nel 1959, le emittenti straniere cessano le loro attività, ma ben oltre il 1956 Voice of America ha continuato a trasmettere da Tangeri, dagli impianti costruiti nel 1948. La stazione ebbe un ruolo fondamentale negli anni della crisi nasseriana. Oggi i ripetitori della VOA si trovano a Briech, a sud-ovest della città, dove fino al 1990 era localizzato il sito storico della VOA.
A oltre mezzo secolo dalla fine del protettorato internazionale, Tangeri resta un esempio quasi unico nella storia delle gestioni amministrativo-economiche multinazionali. "Ville d'argent, des folies, et des vertus, elle dépend de tout le monde, donc de personne," scrive Dominique Pons nel suo intrigante Les Riches Heures de Tanger. Luogo di incredibile ricchezza culturale, ospitava famiglie potenti, intellettuali e scrittori, avventurieri, spie, popolazione locale, tutti con le loro scuole, i loro affari, qualcuno torbido, come dappertutto, e le loro chiese. Musulmani, cattolici, luterani, ebrei: un crogiolo che ribolliva producendo abbondanti dosi di "douce vie" senza scottare nessuno, come settecento anni prima da quelle parti accadeva nella leggendaria Al Andalus delle tre religioni monoteiste. Di quella luce, antica e mediterranea, la moderna Tangeri conserva una piacevole radiazione di fondo, fortunatamente ancora ben percepibile. I campanili continuano a ergersi accanto ai minareti, ma la religione non una "issue" per cui sparare e mettere bombe. Si passa accanto a un tempio israelitico e non si vedono, o almeno non si vedevano, i soliti posti di blocco e le squadre della sicurezza. Si sale al palazzo del sultano, come in una città andalusa, nelle vie strette piene di merci e i suk della Casbah, attraversando la Medina, la parte antica. Si riscende nella modernità dei palazzi e dei grandi alberghi in una atmosfera da Midi francese. O da porto greco. Le superfici sono annerite e salmastre, la manutenzione è quella che è, ma anche se questo è il Marocco colto e affluente non siamo mica sulla Promenade des Anglais. La radio, componente vitale dell'antico splendore, sembra aver subito più tutto il resto l'insulto del tempo che scorre. Delle cose belle che migrano, definitivamente, altrove.

Entretien avec Amina Soussi de Radio Tanger

“J’étais subjuguée par le microphone”

Amina Ajana, plus connue sous le nom d’Amina Soussi, fait partie des pionniers de Radio Tanger. A 14 ans déjà, elle avait remplacé l’une des présentatrices de cette station qui ne présentait à cette époque-là que des annonces publicitaires et des chansons dédicacées.
Un jour, on lui a signifié que la pub devrait être accompagnée de petites émissions et de conseils. C’est comme ça qu’elle est entrée de plain-pied dans le monde de la radio. Cela a duré jusqu’en 1958. Un an plus tard, des compétences nationales ont rejoint cette station. Une nouvelle aventure allait commencer pour elle.
Elle durera jusqu’à récemment. Précisément jusqu’au jour où elle prit sa retraite après une vie professionnelle bien remplie.
Invitée d’honneur du Festival Tifaouine d’Ammelne (Tafraout), Amina Soussi dont la voix chaude a fait vibrer des milliers d’auditeurs a reçu un hommage émouvant lors de la soirée de clôture de cette deuxième édition consacrée à la chanson féminine amazighe du Souss avec Tounarouz, Titrit et du Rif avec Firdaous Taziri et à la chanson hassanie à travers la participation de Batoul El Marouani de Laâyoune. Profondément émue, l’animatrice s’est dite très honorée d’avoir reçu cet hommage dans sa région d’origine (Elle est native de Tanger, mais originaire de la région de Tafraout ) au milieu des siens.

Amina Soussi, est une grande dame de la radio qui figure parmi les pionniers de Radio Tanger. Aujourd’hui à la retraite après unevie professionnelle bien remplie, elle était l’invitée d’honneur de la deuxième édition du Festival Tifaouine d’Ammelne (Tafraout) où on lui a rendu un vibrant hommage lors de la soirée de clôture.
Libé: Parlez-nous un peu de vos débuts à la radio.
Amina Soussi: J’ai commencé très jeune. Je pense que mes débuts ressemblaient à ceux des enfants de ma génération qui ont choisi ce domaine. J’étais donc élève à l’Institut Moulay El Mehdi de Tanger. Et dans le cadre des activités parascolaires, je faisais partie de la chorale de l’école. On interprétait des chants patriotiques qu’on présentait lors de fêtes nationales et religieuses. Nos enseignants, qui étaient des nationalistes, saisissaient toutes les opportunités pour imprégner les hautes valeurs nationales et éveiller le sens patriotique chez nos concitoyens à travers ces chants. On nous emmenait aussi à la radio pour les enregistrer. J’ai enregistré des chansons à Radio Tanger, qui était à cette époque-là, une radio internationale. Les techniciens étrangers, qui y travaillaient avaient alors dit à mes enseignants: “Cette gamine a une voix faite pour la radio”. J’avais à peine 7 ou 8 ans. Après cela, la direction de l’école m’a désignée comme chanteuse attitrée de la chorale et mes autres camarades composaient le chœur. Je lisais également les allocutions et les programmes à l’école à chaque occasion.
Quel était votre premier cachet?
Un jour, on a eu besoin de quelqu’un pour passer un message publicitaire à la radio au profit d’une maison de vêtements pour enfants. Et on a demandé à l’école à ce que ce soit moi qui l’enregistre.
Qu’est-ce qui a précipité les choses pour vous?
Je venais d’avoir 14 ans, et à la radio, on n’avait plus de présentatrice. On m’a donc demandé si je voulais bien la remplacer. Je dois vous préciser que la radio ne présentait en ce temps-là que des annonces publicitaires et des chansons dédicacées: “Raghabat al moustamiïne”... Et c’est comme ça que je suis rentrée à la radio.
Qu’est-ce qui a motivé votre choix à l’époque?
En 1956, j’avais déjà acquis une certaine expérience, mais ce n’est pas cela qui m’a poussé à rester à la radio, c’est surtout parce que j’étais subjuguée par cet objet métallique qu’on appelle microphone. Ce qui n’était pour moi qu’un simple jeu est devenu comme un repas que je dois prendre chaque jour. Bien sûr, ma famille n’avait pas accepté au début et il a fallu la persuader. Après avoir signé un contrat comme présentatrice, j’allais à l’école et je passais au studio pour présenter la mesure et puis je rentrais chez moi. Petit à petit, on m’a appris à faire la coordination. Un jour, on m’a dit que la pub devrait être accompagnée de petites émissions enfantines et que je devais aussi donner des conseils aux mamans, etc. Ainsi je suis entrée de plain-pied dans le monde de la production . J’avais autour de moi des journalistes et techniciens étrangers très compétents. Bref, je venais de m’inscrire à une autre école donc à la radio.
Qu’avez-vous fait ensuite?
Cela a duré jusqu’en 1958. Il avait à Radio Tanger trois services: en arabe, en français et en espagnol, et il y avait d’autres radios étrangères dans la ville du Détroit. Cette année-là, des compétences nationales avaient rejoint la radio: Il y avait Si El Khattabi et Si Benaïssa qui sont devenus plus tard des ministres , Khalid Mechbal, Karrouk, et le regretté El Mehdi Tazi. Ce sont ces gens-là qui allaient transformer la radio. Et je peux dire que c’est à ce moment-là que ma formation a vraiment commencé dans le domaine de l’information au sein de ce groupe en plus de ce que j’ai déjà appris auprès des étrangers qui ont constitué pour moi une vraie école. On copiait à peu près tout ce qu’on présentait dans les autres langues pour le présenter ensuite en langue arabe.
L’année 1958 a été en quelque sorte une année charnière . Que s’est-il passé après ?
La vraie production nationale avait alors commencé. En 1959, on a supprimé les radios locales qui étaient toutes des radios étrangères: Radio Tanger Internationale, Radio Afrique, Tanger-Afrique-Maghreb, Radio Tanger, Panamerica, Radio à Tétouan. Nous sommes tous allés à Rabat pour un an et nous sommes retournés à Tanger en 1960 après la création de Saout Al Maghrib (La voix du Maroc). Toute l’équipe qui composait le staff des autres radios a rejoint Radio Tanger qui a été rattachée à la radio nationale.
Durant votre longue carrière à Radio Tanger, quelles sont les émissions qui vous ont le plus marquée ?
J’ai produit et présenté un nombre incalculable d’émissions et de programmes. Mais les premières émissions devaient surtout servir à faire passer de la publicité. On n’avait pas l’impression de présenter quelque chose d’utile aux gens pour les servir mais seulement pour les pousser à acheter un produit. C’est-à-dire un travail qui ne servait que les intérêts de l’annonceur. Avec l’arrivée, en 1958, du groupe dont je vous ai parlé on a commencé à réfléchir et de nouvelles émissions pour améliorer les programmes, c’est-à-dire des émissions destinées aux auditeurs et sans publicité. Le feuilleton radiophonique “Quayda Tamou” a été le premier du genre au Maroc (il n’y avait que des pièces radiophoniques, mais pas de feuilletons). C’était un feuilleton que j’avais écrit, réalisé et dans lequel je tenais le premier rôle. Il a été présenté pendant le mois de Ramadan. C’était quelque chose de nouveau à l’époque et tout le monde le suivait. Il a augmenté la popularité de la Radio. Son succès était tel qu’il a précipité la suppression des radios étrangères à Tanger.
Mais il n’y avait pas que le feuilleton?
Bien sûr que non. Quand on a rejoint Radio Tanger, j’ai commencé par présenter des émissions destinées aux femmes qu’on avait l’habitude de confier qu’aux femmes à la radio. J’ai tout d’abord refusé et je leur ai dit à la Radio: Pourquoi voulez-vous que ce soit toujours une femme qui fasse une émission pour la femme. La femme? c’est la société, la femme c’est l’homme, c’est le fils, c’est la fille, c’est la mère. Alors, pourquoi n’y aurait-il pas une émission qui s’adresse à toute la famille? J’ai donc produit “La revue de la famille”. Elle évoquait des problèmes, présentait des conseils, des suggestions etc. Après cela , j’ai fait une émission enfantine qui a marqué mon parcours puisqu’elle s’appelait “Mama Amina”. Elle a connu deux périodes distinctes: la première avec un succès très moyen. J’avais à l’époque 17 ans, et les enfants étaient à peine plus jeunes que moi. Je n’étais ni mère, ni épouse. Et pourtant, je présentais des programmes comme “Mama Amina”et on m’appelait d’ailleurs “Mama Amina”. J’étais très attachée à tous ces enfants que je considérais comme mes propres enfants. En effet, deux ans après, je suis devenue une épouse et une mère et j’ai revu cette émission. Je ne l’ai pas oubliée tout comme les enfants qui sont aujourd’hui des hommes et qui occupent des postes importants dans l’administration ou le privé. J’ai toujours gardé d’excellents rapports avec eux, des rapports d’une mère avec ses enfants. Après il y a eu les deux émissions phares de Radio Tanger: “La anam” qui a le même âge que celui de Radio Tanger en nocturne et “Layalat al Qadr”. Ils ont commencé avec le début des émissions de nuit. L’idée était déjà là , dans d’autres émissions . On la trouvait dans “le thé du matin” du temps de Si Errami lorsqu’on émettait le matin et pendant la nuit. L’idée de servir l’auditeur à travers l’information est venue “du Thé du matin”, mais elle a été améliorée, et devenue une émission à part entière après le changement de la plage horaire. ”La anam” a vu le jour la première et c’est à partir de cette émission qu’est sortie “Laylat al Qadr. ”Ce sont là des souvenirs qui resteront à jamais gravés dans ma mémoire.”
(Propos recueillis par M’bark CHBANI)

22 agosto 2007

La vita secondo Radio Euphoria


Non potrò essere a Monterchi questa sera alle 21.15, ma chi è da quelle parti ha la ghiotta possibilità di seguire la rappresentazione di Radio Euphoria. Così è la vita, nuovo spettacolo di Francesco Niccolini con le virtuose (musicalmente) ragazze del Quartetto Euphòria. Non so nulla di questo testo teatrale ma ho visto in tv qualcosa dell'ensemble delle protagoniste - versione per soli archi e sole donne della Banda Osiris: sono bravissime (geniale poi la virtuosa che se ne va in giro sui palcoscenici col violoncello appeso al collo). E la presentazione dello spettacolo sul sito dell'autore è veramente tutto un programma, accattivante e spiritosa. Il sito del versatile quartetto propone alcuni brevi videoclip di questa produzione e la curiosità non fa che aumentare. Se potete andateci e ditemi se vi è piaciuta. Una replica è prevista a Radicondoli, Siena, il primo settembre.

RADIO EUPHORIA. Così è la vita...
drammaturgia e testi Francesco Niccolini
con il Quartetto Euphoria
Marna Fumarola, Michela Munari, Suvi Valjus, Chie Yoshida

regia di Enzo Toma
arrangiamenti Danilo Madonìa, Fabio Gurian
collaborazione ai testi Andrea Chesi, Debora Minà
aiuto regia Roberto Aldorasi
costumi Debora Minà

Sono quattro.
Ognuna molto diversa dall’altra, ognuna con un suo ruolo molto preciso.
Passano tutto il tempo lì dentro, giorno e notte, giorno e notte, a trasmettere.
Ma cosa trasmettono?
Di tutto e per tutti: informazioni, sentimenti, giochi, destini, tutto mischiato, come il destino…
Dentro una radio. Come in un film di fantascienza, ma invece di viaggiare dentro un corpo umano, oggi si viaggia dentro una radio. Sessanta minuti di programmi, musica, giornali radio, previsioni del tempo, canzoni con dedica, esperti che non rispondono, hit-parade, radiodrammi e molto di più. Ma, dentro quella radio, accade qualcosa di strano e difficilmente spiegabile: all’apparenza si tratta soltanto di quattro animatrici radiofoniche un po’ lunatiche e probabilmente stufe di lavorare sempre lì dentro e sempre insieme. In realtà, se le guardi bene, se ne studi i comportamenti, le follie e lo strano repertorio musicale, può venire qualche dubbio: sarà davvero una normale radio oppure qui, a Radio Euphoria, accade qualcosa di più?
Quattro improbabili personaggi daranno vita a questo universo caleidoscopico, fatto di schizofrenia e musica, schizofrenia e informazione, schizofrenia e basta.
«Benvenuti, signore e signori, benvenuti sulle frequenze di Radio Euphoria: e anche se proverete a cambiar canale, ricordatevi, siamo sempre noi a tenervi svegli ed informarvi, a ogni ora del giorno e della notte. E, al momento giusto, saremo noi a… chiudervi gli occhi, buona fortuna, signore e signori eeeeeee… buona notte!»

Mercoledì 22 agosto ore 21.15 presso il Teatro di Monterchi (Arezzo)

21 agosto 2007

Technisat MultyRadio, il DRM all'Ifa di Berlino

Nell'imminente apertura del salone berlinese IFA, dedicato alle ultime novità dell'elettronica di consumo, la tedesca Technisat annuncia il lancio di "MultyRadio", ricevitore DRM/DAB/analogico che ha tutta l'aria di essere basato sulla solita componentistica Radioscape. Secondo il comunicato stampa Technisat, la radio prende in prestito il design della InternetRadio 1 dello stesso costruttore (un dispositivo per la "sintonia" diretta delle radio via Web), aggiungendo uno schermo blu per la visualizzazione delle varie funzioni. Interessante quella che Technisat definisce "timeshift": quando dobbiamo assentarci mentre stiamo ascoltando il programma preferito, basta premere il tasto pause e zac! l'apparecchio registra tutto e ce lo fa risentire in differita. Carino. Ho provato a registrarmi sul sito su cui Technisat archivia il materiale illustrativo, ma l'iscrizione richiede tempo, dovrete pazientare anche voi. La fotina riportata qui si riferisce dunque a questa InternetRadio1. Possiamo forse affermare che nel 2007 sono stati resi disponibili ben tre modelli di ricevitori DRM commerciali. Un po' costosi, certo, ma commerciali.
Che dire? Che siamo alla fine del 2007, che dalla vetrina dell'IFA sono passate molti ricevitori DRM che nessun negozio ha mai visto. Che dopo quattro o cinque anni di roboanti comunicati, di DRM abbiamo sentito parlare io, voi lettori, qualche centinaio di appassionato in tutto il mondo e gli ingegneri che organizzano i test delle varie emittenti. Davvero poco. E per di più non si vede all'orizzonte una vera e propria soluzione a questa fase di perenne stallo.
Tempo fa ho ricevuto qui su RP un commento (che ho scelto di non pubblicare), relativo a una analoga notizia sull'ultimo ricevitore Himalaya commercializzato (via Internet) in Germania. Il commento mi arrivava da una gentile signora che diceva di essere responsabile di non so più quale divisione di Deutsche Welle in qualche modo coinvolta col DRM. Più che un commento era un invito - piuttosto sgarbato, devo dire - a procurarmi una buona volta uno dei due o tre ricevitori oggi sulla piazza (non si sa bene i quantitativi disponibili, non credo siano così ingenti). Così avrei potuto finalmente apprezzare la meravigliosa qualità digitale di questo formidabile standard. Ora, la cosa più probabile è che si sia trattato di uno scherzo. Non credo che una autentica responsabile divisionale di DW potesse presentarsi in modo così vago, informale e maleducato. Anche per questo motivo ho pensato di non pubblicare niente.
Ma il problema è che davvero l'industria e i broadcaster internazionali nessuno sembra rendersi conto della catena di madornali strafalcioni di teoria del marketing che la radio digitale in generale e il DRM in particolare stanno accumulando. Il fatto è che io non ho nessun problema nel decodificare il DRM: mi "basta" una buona radio, un convertitore di media frequenze, un computer e un software. Come me conosco decine di bravissimi DXer in grado di fare lo stesso. Con tutta la migliore volontà, tuttavia, proprio non riesco a vedere me e questi bravi colleghi radioascoltatori evoluti come un "mercato". Siamo solo un gruppetto di hobbysti molto tecnici, in grado di districarsi in un ginepraio di questioni esoteriche. Nel mondo reale un mercato è fatto perlomeno di centinaia di migliaia, per non dire di milioni di persone. La radio analogica viene ascoltata da decine di milioni di persone. E' gente che sa di poter comprare una radio con poche decine di euro, che schiaccia un bottone e si aspetta di ascoltare un programma.
I valenti tecnici che stanno dietro al progetto DRM pensano evidentemente di conquistare un intero mercato con un teatro dei burattini popolato di mock-up, gusci di plastica di radio che dentro non funzionano, buoni solo per allestire una bella vetrina all'IFA e per creare una falsa immagine di efficienza nelle stanze dei broadcaster, dei ministeri e delle autorità regolatrici (in genere le ultime ad accorgsi che una tecnologia proprio non funziona).
Nulla di tutto questo ha a che fare con il mercato. E questa, se non altro, è una buona notizia.


TechniSat präsentiert das MultyRadio auf der IFA
21.08.2007

Die TechniSat Digital GmbH stellt ihr erstes DRM-Radio namens MultyRadio auf der diesjährigen Funkausstellung (IFA 2007) vor.

Wie der Name des neuen Radios von TechniSat bereits erahnen lässt, ist das neue MultyRadio ein wahres „Multitalent“.
Das MultyRadio von TechniSat kann neben den bekannten Empfangsfrequenzen aus den Bereichen FM (UKW), Mittelwelle, Langwelle und Kurzwelle auch die digitalen Services wie DAB und DRM wiedergeben.

Digital Radio Mondiale

DRM steht in diesem Kontext für Digital Radio Mondiale (weltweiter Digitalrundfunk). Das ist digitaler Rundfunk auf der Lang-, Mittel-, und Kurzwelle. DRM ist als offener Standard angelegt und ist die logische Konsequenz der Digitalisierung anderer Rundfunkverbreitungswege, wie DAB, DVB-S und DVB-T für den Kurz-, Mittel- und Langwellenbereich.

Bedienkomfort

Das MultyRadio lehnt an das edle Design des InternetRadio 1 an und präsentiert höchsten Bedienkomfort durch das gut lesbare blau schimmernde LCD-Display sowie die hochwertigen Lautsprecher, die für beste Klangqualität sorgen. Die Bedienung kann über die im Lieferumfang enthaltene Fernbedienung erfolgen.

Timeshift

Wenn Sie zum Beispiel während des Hörens einer Radiosendung durch ein Telefonat unterbrochen werden, können Sie die Sendung durch die „Pause“ Taste auf der Fernbedienung anhalten. Die Sendung wird im Hintergrund weiter aufgezeichnet und kann nach Beendigung des Telefonats an der gleichen Stelle weiter verfolgt werden.
Das MultyRadio ist ein Multi-Empfangsgerät auf das alle Radioliebhaber gewartet haben.

19 agosto 2007

Putin censura la BBC: rispolverare le onde corte?

Molti quotidiani, inclusi se non sbaglio Corriere o Repubblica (qui c'è la notizia ripresa dal Corriere del Ticino), hanno commentato la censura che le autorità russe hanno imposto sulla ritrasmissione della BBC attraverso la modulazione di frequenza moscovita. Insieme all'allarme per la ripresa dei voli di prova dei bombardieri strategici a lungo raggio, lo stop alla Beeb in FM ha autorizzato un po' tutti a parlare di "venti di guerra fredda" che tornano a soffiare tra est e ovest. In questi anni, analoghi attriti con quell'inquietante personaggio dell'amico Putin ci sono stati e hanno già avuto come conseguenza temporanei blocchi dei programmi occidentali in Russia. Da qui a farsi prendere dalle paranoie sulla quarta, o forse quinta Guerra Mondiale (l'importante è che noialtri si sia sempre in guerra, nevvero), mi pare che ce ne corra. Da patito delle onde corte mi limito modestamente a osservare che la giusta indignazione della BBC e degli altri broadcaster mi suona leggermente ipocrita. Da anni le emittenti occidentali stanno smantellando le loro infrastrutture in HF e depotenziando le loro redazioni proprio a favore di accordi con i partner locali per la ritrasmissione in FM dei programmi superstiti. Dal loro punto di vista il ragionamento non fa una piega. Si tagliano i costi di trasmissione, si riducono drasticamente quelli di giornalisti, corrispondenti e collaboratori, si assicura agli ascoltatori una qualità di ricezione superiore e magari si mettono insieme dei soldini facendosi versare un fee o una percentuale sulla pubblicità. Allo stesso tempo, si può sbandierare il proprio ruolo di fautori della libertà di opinione e dell'imparzialità informativa, continuando a vestire l'armature da cavalieri della democrazia.
Poi di colpo si scopre che la faccenda degli accordi con i re-broadcaster locali può essere un'arma a doppio taglio. Putin può permettersi di prendere per la collottola il proprietario di Bolshoye Radio e minacciarlo di revocargli la licenza se continuerà a trasmettere la verità di Londra (evidentemente diversa da quella di Mosca). Un vero paradosso: 30 o 40 anni fa, quando il vento della guerra fredda soffiava per davvero, i sovietici dovevano spendere un occhio della testa per cercare di disturbare col jamming le trasmissioni in onde corte occidentali. Trasmissioni che, riconoscono gli storici, hanno influito sull'opinione pubblica d'Oltre Cortina in misura pari, se non superiore a qualsiasi manovra militare. Le onde corte hanno funzionato bene quando si è trattato di offrire ai radioascoltatori delle capitali del blocco una reale alternativa alla propaganda di Stato. Oggi a Putin basta fare la voce grossa per far diventare afona la BBC. E il DRM, direte voi? Grazie al digitale le onde corte possono "rivitalizzarsi". Immagino che nei grandi magazzini di Mosca sia pieno di apparecchi in grado di ricevere il DRM, proprio come i nostri negozi di elettronica di consumo.
Guardate che non sto facendo la solita arringa difensiva delle vecchie onde corte (anche se a mio modo di vedere ci starebbe tutta). Trovo molto inquietante il fatto che gli occidentali stiano facendo di tutto per ridurre l'arsenale dei loro strumenti di confronto con la parte di mondo che continua ad aver bisogno di radicali cambiamenti, ai soli arsenali militari. Gli esperti di relazioni internazionali si sforzano di sottolineare il vitale ruolo del dialogo, della discussione, della possibilità di mettere criticamente ma pacatamente a confronto le diverse culture. Ma le orecchie dei governanti sembrano essere sorde a qualunque cosa non assomigli strettamente al sibilo di una bomba o alla raffica di un AK47 (o fucile mitragliatore equipollente). Trasmettere buon giornalismo via radio a me sembra un'arma (dialettica) molto efficace. Utilizzare le onde corte per far arrivare questo giornalismo a un pubblico molto lontano, senza costringerlo a dotarsi di apparati di ricezione costosi e ingestibili, mi pare una questione di mero buon senso, politico ed economico. Invece no. Se qualcosa sembra andare in direzione di un dialogo costruttivo, siamo subito spospettosi. Le onde corte? Non funzionano, costano troppo, vanno "rivitalizzate". Nell'attesa, facciamo decollare un po' di bombardieri.

Radio in UK, digitale sì ma spesso senza radio

I singoli sondaggi possono essere più o meno credibili ma la linea generale di tendenza sembra confermare il successo delle modalità alternative di accesso alla programmazione radiofonica rispetto alle trasmissioni analogiche. Precisiamo meglio: il non-analogico appare sempre più gradito, ma curiosamente non passa solo dalla radio digitale intesa come sistema di trasmissione digitale. Sono piuttosto Internet, i telefonini e i lettori MP3 ad attirare coloro che in un passato anche recente non avevano altro modo di consumare radio se non attraverso l'FM e le onde medie.
Il seguente articolo del Times londinese analizza i risultati dell'ultimo survey della versione britannica di Audiradio, la joint venture pubblico-privata RAJAR, dal punto di vista delle piattaforme utilizzate dagli ascoltatori. Il report completo si può prelevare qui. Il DAB è una modalità affermata, ma il giornale sottolinea come la tecnologia sta incontrando qualche opposizione da parte degli ecologisti, visto che un apparecchio digitale consuma molta più corrente di una radio analogica. Nel complesso, l'ascolto solo digitale della radio (nelle forme via DAB, DTV, Internet, telefono cellulare o podcast) vale per il 12% della audience totale nel secondo trimestre 2007. Il 66% continua a sintonizzarsi attraverso FM e AM. In forte crescita il consumo di podcast, che ormai vede godono di una audience assoluta di 2,7 milioni di persone (su oltre 45).

August 17, 2007

Radio fans turned on to digital by wealth of specialist programmes

Britain has discovered life beyond the FM dial, with millions of listeners tuning in to digital-only radio stations.

Adaptations of Dickens, Latin jazz and celebrity gossip are thriving in a listening environment where mobile phones and computers are challenging analogue radios. Figures from Radio Joint Audience Research (RAJAR), a listening bureau, show that the number of people listening to digital-only radio stations has soared from 905,000 in 2003 to 6 million today. One in four adults now listens to radio digitally, including through televisions, mobile phones and computers. A total of 136 million hours is spent listening to digital radio each week. Although Digital Audio Broadcasting (DAB) sets are becoming increasingly stylish, they lack green credentials. Scientists estimate that they consume five to eight times more power than conventional analogue sets.
Listening to the radio through a mobile phone increased by 27 per cent last year, and 2.7 million people listen to podcasts on MP3 players. The number of people listening to the radio reached a new high of 46.5 million a week. Music fans with niche tastes no longer have to wait for a BBC specialist programme. TheJazz started to broadcast a mixture of prebebop, swing, Latin and Brazilian music at Easter. Its debut figures showed that the station attracted 334,000 listeners a week, with jazz fans tuning in for an average of seven hours each week. The station claimed a 15 per cent bigger audience for jazz than Radio 3, which reaches 291,000 listeners when it broadcasts jazz programmes. Darren Henley, the managing director of theJazz, said: “It is no longer a one-size-fits-all environment and digital stations are tapping into these specialist areas. “No one was listening to the jazz audience, their music was becoming more and more marginalised, but we have now been able to fill that gap.”
Big winners of the digital age include BBC 6 Music, which caters for rock fans who feel alienated by Radio 1 but are not yet ready to Wake Up To Wogan, and BBC 7, which has attracted 738,000 listeners to its drama adaptations and classic comedies. Changing tastes forced Smash Hits off of the magazine shelves but the brand lives on as a radio station that has nearly one million listeners. The celebrity magazine Heat also has a thriving digital spin-off.
The Today programme, which increased its audience to 6.2 million during Tony Blair’s final year at 10 Downing Street, faces its first determined digital competitor. Channel 4 Radio, which is due to be launched next year, will broadcast a news and current affairs breakfast show incorporating the values of its acclaimed television news presented by Jon Snow. Radio 3 is feeling the blast of digital competition the most. Its audience has fallen to its lowest-ever recorded figure - down by 119,000 listeners to 1.78 million in the last quarter. The station’s audience failed to respond to a schedule shake-up that was instigated by Roger Wright, the station’s Controller.
A spokesman said that the station’s audience figures were traditionally low at this time of year. But Chris Moyles, whose show is the BBC’s most popular podcast, soared to a new high for Radio 1. The breakfast show host now has 7.26 million listeners – up by 470,000 from this time last year. He is closing in on the nation’s favourite breakfast DJ, Terry Wogan on Radio 2, who is now only 660,000 listeners ahead. Radio 2 remains Britain’s most popular radio station, attracting 13.1 million listeners.

15 agosto 2007

Parada de Lucas, lotta via radio contro la droga

Le favelas di Rio non sono un posto molto salutare. Un piccolo contributo per un ambiente meno ostile e qualche prospettiva in più per gli abitanti giovani, vittime delle continue faide tra bande di spacciatori, può forse arrivare da un progetto di radio comunitaria su Internet nato dalla collaborazione tra la ONG britannica Radioactive e il Grupo Cultural AfroReggae, raccontata da Sophie Morris sull'Independent. Radioactive ha già realizzato stazioni comunitarie in Messico, Madagascar, Honduras, Cameroon, Kenya, Uganda e Palestina. AfroReggae è stata fondata nel 1993 da membri della comunità della favela di Parada de Lucas, uno dei 160 bairros carioca. 25 mila persone vessate dai traficantes.
Il sito Web dell'associazione è veramente ben fatto e contiene molti dettagli sul progetto di AfroReggaeDigital, che può contare anche sulla partecipazione del canale solo digitale di BBC Radio, 1Xtra.


Can digital radio help fight gang violence in Brazil's favelas?
By Sophie Morris 13 August 2007

Rio de Janeiro's notorious favela neighbourhoods reached an international audience in Fernando Meirelles's 2003 film adaptation of the Paolo Lins novel City of God, where drugs, greed and violence conspire to hamper the slum dwellers in their fight for survival. The entrance to Parada de Lucas, a favela choked by fumes from the adjacent highway, looks innocuous in the dry July sun. But Max Graef, a Briton who for five months has been building a digital radio station called AfroReggaeDigital, says someone will have watched our arrival, and someone will be watching as I leave.
That someone will be part of a drug gang that's at war with rival gangsters in the neighbouring favela, Vigário Geral. "They have been fighting for 20 years," says Graef, son of the well-known television documentary-maker Roger Graef. "A lot of children have died and the police come in here and kill people at will. They don't care who they hit and a lot of people are caught in crossfire. It's very tempting for kids to get involved as you become part of a big gang and you get a lot of money. The gangsters have the cutest girlfriends, power and responsibility. People pay attention to them. AfroReggae is trying to counter that by using all the talent here to give people different goals." Last month, while Parada de Lucas's druglord was planning a gun battle that eventually won him control over the next-door favela, Graef was tucked away in his radio studio, preparing the digital onslaught of his new internet station.
The AfroReggae Cultural Group (ARCG) was formed in 1993 with a newspaper that aimed to spread information about black culture (almost 50 per cent of Rio's population is black or of mixed race). AfroReggae now operates over 70 projects in four favelas. Word of the organisation's good work has spread internationally through its acclaimed music group, also called AfroReggae, the members of whom met at music workshops. Last year, the group released a second album on Universal and supported The Rolling Stones at the Copacabana Beach concert. They are scheduled to perform in London, Germany, Colombia, India and China this year, and are currently touring North America.
Graef had already spent four years setting up community radio stations in difficult areas, from Palestine to Cameroon, before he approached AfroReggae after a performance at London's Barbican Centre in March 2006. As it happened, BBC 1Xtra producer Izzy Fairbairn made the group the same proposal that very night. With Fairbairn's BBC grant and money from two fundraising events (at which Gilles Peterson, Brazil's DJ Marky and London rapper Rodney P played for free), the station launched quietly at the beginning of this month. AfroReggaeDigital will broadcast Rio's beloved samba, reggae, funk and baile funk 24 hours a day, and will launch internationally in early October with a huge party in London, at which Norman Jay and Fabio & Grooverider have reportedly been persuaded to perform for free. Graef and Fairbairn have led workshops on creating music shows and documentaries, and setting up and maintaining a radio studio. They have also built websites for keen radio fans such as Ariana Oliveirada Silva and Binho Alves, two of the station's interns. But taking part in an AfroReggae project is a life choice, says Graef. You can't come here, spin a few records, then head out to buy some new trainers with the proceeds from the drugs you sold that morning. "The main goal is to get kids out of drug gangs," says Graef. "You can't be a gang member if you're part of AfroReggae. You have to make that choice." Such choices are not easily made when running drugs here is, literally, child's play, especially compared to the long-term options of study, music, art and radio. The living conditions in some favelas, according to the UN's Human Development Index, are worse than in some countries in sub-Saharan Africa. There are around 4,000 homicides a year in Rio, more than during the whole of the 30-year conflict in Northern Ireland; children die at a faster rate than in the Israeli-Palestinian conflict.
People from the AfroReggae centre in Vigário Geral have recently visited the studio in Parada de Lucas, which is quite a breakthrough. "It's an exciting moment having people from Vigário on the radio," says Graef. "That is part of the point of AfroReggae: to provide a space for people to make those connections with people on the other side of the line." Still only 27, Graef and his company, Radioactive, have built stations in Mexico, Madagascar, Honduras, Cameroon, Kenya, Uganda and Palestine. He has also worked for the UN in a refugee camp on the Darfur-Chad border, where the station was used to communicate with the 400,000 refugees living in the camp. Born in London, Graef studied engineering and was busy designing music venues in Chicago when the Iraq war started in 2003. He found himself questioning the validity of his work and drawn towards social change. "I've worked with people who were literally in tears when the station arrived because it was going to make such a difference," he says.

Un arcobaleno tedesco nel cielo di HD Radio

Ibiquity bussa sul tavolo della radio digitale europea con un carico pesante: la prima sperimentazione di HD Radio in Germania, nazione che in questi ultimi anni ha assistito a un certo raffreddamento dell'interesse nei confronti del DAB, considerato comunque come naturale evoluzione della FM analogica. Alla fine del mese dovrebbe partire il segnale ibrido IBOC dai 102.8 di Radio Regenbogen, Radio Arcobaleno, importante stazione privata di Mannheim/Bonn. Insieme al normale flusso analogico gli ascoltatori potranno sintonizzarsi su due nuovi canali digitali, Regenbogen Gold e Regenbogen Comedy. Il primo dei due qui allegati è il comunicato ufficiale di Ibiquity. Ma il press release in lingua tedesca fornisce interessanti dettagli sulla collaborazione tra Regenbogen e il potente braccio infrastrutturale e di servizi ai media di radiotelevisivi - Media&Broadcasts - di T-Systems (il brand per la clientela affari di Deutsche Telekom), nonché sulle reazioni della authority regionale del Baden-Württenberg, la LFK. I responsabili di Radio Regenbogen presenteranno ufficialmente i primi risultati ottenuti con la tecnologia Ibiquity ai regolatori regionali, il 27 settembre prossimo presso la sede della LFK.
In occasione del salone IBC07 di Amsterdam invece, Ibiquity organizza una giornata di discussioni su HD Radio per promuovere la European HD Radio Alliance (presso l'hotel Holilday Inn, Location: Holiday Inn Hotel, De Boelelaan 2, Amsterdam, il 9 settembre dalle ore 13 al 17). C'è da scommettere che il test di Regenbogen sarà uno degli argomenti più dibattuti. Lo sbarco di HD Radio in Germania è un fatto di notevole portata perché qui come in altre nazioni europee evolute la tecnologia IBOC è evidentemente compatibile con uno spettro dell'FM ben regolato. Rispetto agli Stati Uniti, l'Europa, con i suoi potenti network regionali, potrebbe forse giocare un'altra carta importante sul piano della diversità dei contenuti. E infatti Regenbogen parte da subito con due programmi aggiuntivi. Come sempre ormai quando si parla di radio digitale, non si capisce bene che succede con i terminali-utente. HD Radio è operativa da un bel po' a Lucerna, ma qualcuno commercializza i ricevitori? E in Germania che cosa succederà, siamo davanti ai soliti test "for engineers' ear only"? Anche FMeXtra, da questo punto di vista ha smesso di far parlare di sé dopo aver annunciato possibili accordi con le catene di elettronica di consumo. Questo paradosso (una radio sostanzialmente inascoltabile che il mondo dovrebbe adottare in massa "sulla fiducia") continua a essere la spada di Damocle della tanto decantata evoluzione della radiofonia verso il digitale. Il marketing delle mille alternative al vetusto ma almeno parzialmente affermato DAB, prende in considerazione i soli editori radiofonici. Forse immaginando che gli utenti debbano scoprire da soli questa straordinaria novità. Ma le cose non hanno mai funzionato così nei mercati dei servizi ai consumatori. Il principio è: prima di pagare, vedere cammello (o almeno sentirlo). Tant'è vero che negli USA trasmettono parecchie centinaia di emittenti digitali (questo l'elenco aggiornato compilato dalla FCC) senza che HD Radio abbia conquistato un briciolo di notorietà. Vediamo adesso che cosa succederà in Germania.

Columbia, Maryland, August 15, 2007 -- Radio Regenbogen, one of Germany’s private radio stations, and network operator Media & Broadcast of T-System have announced that they will begin an HD Radio technology field test at the end of August.
“Listeners in the Rhine-Nectar area will be able to receive the Radio Regenbogen program as in the past with their normal radio at a frequency of 102.8,” commented Radio Regenbogen’s managing director, Gregory Spachmann in a press release. “With the new HD Radio technology, they will also be able to enjoy the new formats ‘Regenbogen Gold and Regenbogen Comedy,’ two new multicast channels.”
Testing is also being supported by iBiquity Digital, Audioexport Georg Neumann, Orban/CRL Systems and Broadcast Electronics and Ruoss AG, a company that has assisted with HD Radio tests in Switzerland. The first test results are to be presented at an event of the Regional Office for Communication that will be held in Stuttgart on September 27, 2007. For more information, please visit: http://www.regenbogenweb.de/.
International HD Radio testing and adoption has accelerated in recent months as evidenced by the following developments: In May 2007, Mexico's Federal Telecommunications Commission allowed radio stations along the country's northern U.S. border to voluntarily begin broadcasting with HD Radio technology; in March 2007, more than 70 executives from the automotive, broadcast, data content, and semiconductor industries participated in the HD Radio Forum held in Cologne, Germany; R.V.R. Elettronica became the first licensed HD Radio broadcast equipment manufacturer in Europe in February 2007; and in November 2006, Brazilian broadcasters formed the "Brazilian Alliance for Digital Radio" to promote and support the deployment of HD Radio technology in that country.


Radio Regenbogen startet mit HD Radio
Erstes deutsches Pilotprojekt mit T-Systems und LFK soll im Sommer starten

Mannheim/Bonn/Stuttgart: Ab Ende August planen der Privatsender Radio Regenbogen und der Netzbetreiber Media&Broadcast von T-Systems den bundesweit ersten Feldversuch mit HD Radio. Dieser Standard erlaubt es, ein analog über UKW verbreitetes Radioprogramm gleichzeitig auch digital zu übertragen und auf derselben Frequenz zusätzliche Programme oder Datendienste anzubieten.
„Der Hörer im Rhein-Neckar-Raum kann mit seinem normalen UKW-Radio wie bisher das Radio Regenbogen-Programm auf der Frequenz 102,8 empfangen. Mit einem neuen HD Radio kommt er darüber hinaus in den Genuss unserer neuen Formate Regenbogen Gold sowie Regenbogen Comedy“, so Gregor Spachmann, Geschäftsführer von Radio Regenbogen. Dieser evolutorische Ansatz war für Spachmann ausschlaggebend, die Technologie, mit der in den USA bereits mehr als 1.300 Stationen senden, auch in Deutschland zu testen.
Auch der Netzbetreiber Media&Broadcast von T-Systems betrachtet HD Radio als eine weitere Option bei einer zeitlich späteren Digitalisierung des UKW-Bandes und beteiligt sich als technischer Projektpartner an diesem Betriebsversuch. „Es ist von großem Interesse, Erfahrungen über den Betrieb und die Empfangssituation bei gleichzeitiger Aussendung von UKW- und HD Radio zu erhalten. Der reale Test über unsere Sendeanlage soll die
zukünftigen Anforderungen an die Endgeräte für den HD-Empfang definieren“, so Egon Kraus, Leiter Business Unit Hörfunk bei Media&Broadcast.
Auch Thomas Langheinrich, Präsident der Landesanstalt für Kommunikation Baden-Württemberg (LFK) unterstützt das Pilotprojekt: „Mit diesem Versuch wollen wir herausfinden, ob HD Radio für unsere Veranstalter ein sinnvolles digitales Zusatzangebot darstellt. Es hilft uns wenig, wenn immer nur auf Erfahrungen in anderen Ländern verwiesen wird.“Nachdem die Ergebnisse aus Labormessungen mit Bundesnetzagentur und FH Kaiserslautern vorliegen, läuft die Planungsphase für den Pilotbetrieb auf Hochtouren. Dabei hoffen die Initiatoren auf eine möglichst breite Unterstützung seitens der Geräte- und Automobilindustrie. Neben dem Patentinhaber iBiquity Digital Corporation unterstützen den Versuch bereits die Unternehmen Audioexport Georg Neumann, Orban/CRL Systems, BE Broadcast Electronics und die beim schweizerischen HD Radio Versuch federführende Ruoss AG. Die ersten Projektergebnisse sollen im Rahmen einer Veranstaltung der LFK am 27.09. in Stuttgart präsentiert werden.