10 marzo 2013

Arriva in Italia Rdio, la musica in streaming dai "papà" di Skype


Ho scoperto la cosa del tutto casualmente ma è una gran bella scoperta: Rdio, il servizio musicale in streaming fondato da Janus Friis con Niklas Zennström - sì, proprio loro, la coppia che hanno lanciato Kazaa, il network musicale peer-to-peer, e la telefonia IP di Skype - è arrivato in Italia. Anzi, anche in Italia si può usufruire dell'offerta promozionale gratuita lanciata a gennaio (allora in una quindicina di paesi, ma evidentemente l'azienda, che ha la sede a San Francisco, deve aver sottoscritto accordi anche per l'Italia e per un totale che raggiunge oggi le 23 nazioni). Nell'arco di sei mesi, a seconda di quanti brani si ascoltano, è possibile ascoltare la musica custodita nelle teche di Rdio senza pagare una lira. In questo periodo si ha a disposizione una certa dotazione di brani da ascoltare per il mese in corso. Esaurita la scorta mensile si deve aspettare che la ricarica abbia luogo per il mese successivo. Immagino che al termine del semestre di "free ride"- e in ogni caso se si vuole ascoltare musica in mobilità - si debba sottoscrivere una delle due formule di abbonamento: 4,99 euro per l'ascolto illimitato via Web o con le desktop applications o 9,99 euro al mese per un ascolto che comprende anche lo smartphone e il tablet (con possibilità di sincronizzare i brani da ascoltare in assenza di connessione Internet) incluso lo streaming verso sistemi hi-fi e tv "connessi" come Roku o Sonos, o gli altoparlanti wireless come Jawbone Jambox. Su smartphone, Rdio è presente su iPhone, Android, Windows Phone e Blackberry.
I 18 milioni di brani di Rdio si possono ascoltare in quattro modalità, tutte legate ai propri gusti musicali (basta condividere con Rdio i brani custoditi nel proprio computer) e al sistema di relazioni su Facebook e Twitter: Heavy Rotation permette di seguire i brani accumulati complessivamente, Recent Activity mostra la musica man mano che questa viene inserita nelle collezioni e playlist, Top Charts contiene ovviamente le segnalazioni di brani e album più popolari e infine New Releases offre uno spaccato sulle ultime novità, curate da esperti. Il flusso dei brani può essere organizzato ulteriormente nella collezione e nelle playlist. Una caratteristica molto particolare di Rdio è che queste strutture possono essere aperte alla "collaborazione" degli amici e volendo è possibile seguire le playlist condivise dalla comunità di utenti. La condivisione è un'altra specialità, volendo si può integrare il player di Rdio nel proprio blog, oltre che annunciare i brani ascoltati sui social network, "scrobblare" la musica verso Last.fm. 
Last... but not least, Rdio include anche in alcune sue "viste" (Heavy Rotation, Collections e singoli artisti), il pulsante con l'icona della radio portatile. Cliccandoci sopra parte lo stream di brani casuali attinti a una delle tre categorie. I canali radiofonici si possono personalizzare visualizzando la coda dei brani e rimuovendo quelli meno graditi.
Una curiosità appena apparsa sul blog della piattaforma in streaming, è la collaborazione tra Rdio e The Echo Nest, una startup che sta sviluppando un incredibile ecosistema di servizi e applicazioni a supporto dell'industria musicale online. Echo Nest ha appena messo online una Web app (residente sul cloud di Amazon) chiamata Talk Radio. È basata sulle Web Speech API integrate nel browser Google Chrome a partire dalla release 25 e come si intuisce facilmente permette di richiedere a voce l'esecuzione di un brano. La richiesta "suonami un brano di Michael Jackson" (ovviamente detto in inglese) viene catturata dal browser, interpretata dal server di Echo Nest e inoltrata - attraverso le Rdio API - alle librerie di Rdio che eseguono i brani richiesti. Nell'immagine che ho appena catturato, ho chiesto, a voce, a TalkRadio di eseguire un brano di Sting ed ecco il risultato.
Come si vede, Rdio un servizio estremamente completo e flessibile, che rivaleggia con Spotify per ricchezza delle librerie di brani, funzionalità e ascolto social del musica. Il fatto che entrambi oggi siano disponibili in Italia rende sempre più stimolante l'accesso alle modalità di consumo in streaming di un contenuto fino a pochi anni fa ancora blindato all'interno del mercato, al confronto angusto, del compact disc venduti nei negozi. Sull'altro versante, quello della scoperta di gruppi, cantanti e brani ancora sconosciuti, l'armata degli Spotify, Rdio e Pandora sta incalzando in modo sempre più aggressivo le stazioni radio musicali, che in Italia bisogna ammettere, non si sono mai contraddistinte - a parte rare eccezioni - per inventiva e capacità di distinguersi.  

iRadio, lo streaming deve attendere. Apple contratta (al ribasso) sulle royalties

Difficilmente la discesa di Apple nella stessa arena della musica in streaming oggi guidata da brand come Pandora o dall'arrembante Spotify (appena sbarcato in Italia) verrà annunciata prima dell'estate. La nascita di un servizio Apple "iRadio", in cui la musica in streaming possa prendere il posto del modello download ormai desueto rivitalizzando in questo modo le revenues di iTunes, era stato anticipato dai media americani alla fine dello scorso anno. Sembrava che l'avvento della radio online di Cupertino fosse imminente (segni premonitori erano stati individuati nascosti nellle pieghe di iOS 6), e invece il New York Post ha rivelato l'altro giorno che Apple non riesce a mettersi d'accordo con le case discografiche sul prezzo dei diritti. Secondo il quotidiano newyorkese il negoziatore di Apple, Eddy Cue, vorrebbe strappare un prezzo di 6 centesimi ogni 100 canzoni trasmesse in streaming, contro i 12 che Pandora starebbe pagando. Servizi in abbonamento come Spotify arriverebbero a pagare anche 32 centesimi per 100 canzoni e le medie di mercato si attestano sui 21, 22 centesimi (questo per esempio il prezzo pagato dalle stazioni del circuito Clear Channel iHeart Radio, che riunisce i flussi streaming delle radio che operano principalmente in modalità tradizonale, on air. 
Certamente l'arrivo di Apple nel settore potrebbe scombinare molte carte, per la forza intrinseca che il marchio può scatenare anche nell'acquisire, con la sua piattaforma mobile iAd, i clienti pubblicitari. Il dominio di Pandora, che vanterebbe 67 milioni di utenti, non è accompagnato da una posizione finanziaria molto solida. Il suo anno fiscale 2013, appena chiuso, mostra un ottimo aumento di fatturato (427 milioni di dollari, 375 milioni dei quali da pubblicità, una performance che fa paura alle radio commerciali americane) ma il risultato operativo netto è ancora negativo. In borsa, in compenso, il titolo di Pandora sta segnando livello record sui 12 mesi, anche grazie alle aspettative che si sono accese alla notizia delle dimissioni del CEO, Joe Kennedy, dopo 14 anni di governo dell'azienda. 
Spotify dal canto suo gode di un grande momento di popolarità qui in Italia dopo il lancio coinciso con la manifestazione Sanremese, che il neonato ufficio milanese dell'azienda anglo-svedese, guidato da una giovanissima Veronica Diquattro, ha saputo sfruttare molto abilmente. Proprio in questi giorni Spotify ha anche inaugurato la nuova modalità di accesso basata non più sulla applicazione da scaricare a parte ma direttamente su Web. Per ora il Web Player di Spotify è disponibile solo nel Regno Unito e il suo corredo funzionale è ancora incompleto (qui la recensione di Spotify su Web pubblicata da TechRadar), a differenza di un concorrente forse meno blasonato ma decisamente interessante come Rdio, che guarda caso ha appena avviato una aggressiva strategia di internazionalizzazione ed è sbarcato persino in Italia. Notizia che merita senz'altro un approfondimento...

09 marzo 2013

Telegrammi via radio: Voice of America usa le onde corte come modem

Presto Voice of America, voce ufficiale dell'amministrazione americana, comincerà a trasmettere via onde corte dei veri e propri "radiogrammi digitali", messaggi di testo che gli ascoltatori potranno decodificare con il personal computer. L'obiettivo è fare arrivare questi contenuti anche là dove le normali trasmissioni vengono regolarmente disturbate, o sono difficili da ricevere. sfruttando tecniche che oltre a essere più vicine alle abitudini di un target ormai affezionato al Web, assicurano la possibilità di veicolare un maggior volume di informazioni rispetto a un testo letto al microfono. La scelta di Voice of America relative alle modalità di trasmissione non è caduta su tecniche di trasmissione audio evolute come il Digital Radio Mondiale, ma su sistemi molto più leggeri, che pur necessitando di un personal computer per la decodifica, non comportano troppe difficoltà per i destinatari dei radiogrammi.
La trasmissione di contenuti audio digitali ad alta fedeltà in onde corte in modalità DRM ha finora fallito nei suoi obiettivi originari. L'intenzione era di ridare vita a un mezzo - la programmazione radiofonica internazionale - che vive ormai in larga misura di ricordi tramandati da qualche migliaio di hobbysti superstiti. Le onde corte vengono utilizzate ancora, ma in modo sempre più mirato e limitato ad alcune aree di crisi politica e bellica, mentre quelli che furono i grandi broadcaster governativi (ad eccezione ormai della sola Cina) devono fronteggiare ingenti tagli ai loro bilanci e lo fanno concentrando la loro azione sulla disseminazione di contenuti multimediali via Internet.  L'insuccesso di Digital Radio Mondiale è legato soprattutto alla mancata cooperazione da parte dell'industria dei componenti e dei ricevitori, che finora non ha creduto per niente in questa tecnologia. Chi ribatte che il DRM si può ricevere facilmente collegando il computer alla radio, trascura spesso di aggiungere che per l'ascolto occorrono accorgimenti che vanno comunque adottati per poter riversare nel computer un segnale non modulato compatibile e che rappresentano un serio ostacolo alla diffusione di massa. Bisognerà vedere adesso con quelli che dovrebbero essere, sulla carta, i progetti formalmente approvati a livello parlamentare in grandi nazioni come India e, forse, Russia. 
Nel frattempo però c'è chi ha cominciato a sperimentare la trasmissione di contenuti diversi dall'audio. L'idea è utilizzare modalità trasmissive numeriche nate nell'ambito delle comunità radioamatoriali per lo scambio di messaggi testuali e grafici. Questi esperimenti non richiedono particolare impegno per chi li riceve tramite software. Le trasmissioni avvengono direttamente nella banda audio trasmessa in modulazione di ampiezza e diversamente dal DRM non richiedono modifiche dei ricevitori: in teoria basta un cavetto audio dall'altoparlante alla presa mic della scheda audio del pc. Il principio di funzionamento di questi modi è esattamente quello che anni fa ci permetteva di accedere alle BBS e poi a Internet con la normale linea telefonica attraverso i cosiddetti accoppiatori acustici e che ancora adesso serve per l'ormai desueto telefax: le informazioni digitali vengono convertite in un segnale audio in grado di viaggiare sui cavi telefonici in virtù del fatto che il segnale così generato va a occupare una larghezza di banda molto limitata.
I primi a sperimentare queste tecniche, radioamatori a parte, sono state le stazioni pirata in onde corte, le quali in genere utilizzano modalità come la SSTV, la televisione a scansione lenta usata nei collegamenti radioamatoriali. La trasmissione di una fotografia a bassa risoluzione richiede una manciata di minuti e in genere serve alla radio pirata per inviare, direttamente via etere, una cartolina di conferma da conservare a testimonianza dell'avvenuta ricezione. Poi qualche mese fa l'emittente musicale KBC, che affitta le frequenze degli impianti in onde corte della ex-Radio Bulgaria, ha cominciato a trasmettere messaggi di testo in modalità PSK (modulazione a spostamento di fase), una tecnica radioamatoriale molto efficiente perché consente di trasmettere informazioni in difficili condizioni di propagazione e pulizia del segnale grazie alla banda audio molto ristretta occupata. 
Sono proprio le frequenze della KBC a essere state utilizzate per i primi VOA "Radiogram", che per il momento restano sperimentali. Ma oltre ai ripetitori bulgari VOA ha già registrato degli slot dagli impianti di Greenville negli Stati Uniti e da Nauen in Germania. Queste per esempio sono le frequenze registrate per Greenville:


0230-0300 on 5745 GB 080 kW / 190 deg to NEAm various languages
1300-1330 on 6095 GB 080 kW / 190 deg to NEAm various languages
1600-1630 on 15670 GB 080 kW / 045 deg to WeEu various languages
1600-1630 on 17860 GB 080 kW / 045 deg to WeEu various languages

Gli annunci relativi a questi test sono disponibili sul sito Voaradiogram.net. In queste ore per esempio è in corso un test dal trasmettitore dell'emittente privata WRMI di Miami, sulla frequenza di 9995 kHz e tra l'una e le tre del mattino di questa domenica (tra le 00 e 02 UTC di domani) ci si può sintonizzare su KBC, dalla Germania, sui 7375 kHz. Di che tipo di software bisogna disporre per poter decodificare i radiogrammi? Il programma di riferimento si chiama FLDIGI, un modem software sviluppato da David Freese per le tre piattaforme Windows, Linux e MacOS X. Le modalità utilizzate per le trasmissioni di questo finesettimana dovrebbero essere MFSK64, MFSK32 (per le immagini) e MT63-2000 (long interleave), basati sulla modulazione di frequenze audio fisse (FSK) o sulla multiplazione di fasi (MT63, basato sulla modulazione BPSK). Quest'ultimo per esempio è teoricamente in grado di trasmettere 20 caratteri ASCII al secondo, per cui una cartella di testo richiederebbe un minuto e mezzo. 


08 marzo 2013

Scoperto il "motore" del vento solare. Forse può aiutarci ad avere energia da fusione.

Questa è bellissima. Una sonda NASA, Wind, lanciata nel lontano 1994 e dotata di una strumentazione i cui dati vengono registrati su nastro per essere ogni volta riprodotti e trasmessi a terra, contiene forse i dati che spiegano perché il vento solare soffi tanto veloce e tanto caldo. Un perché che i ricercatori della fusione nucleare sono molto interessati a capire, perché da questa spiegazione possono a loro volta ricavare un metodo che renderà più efficienti i futuri reattori a fusione.
Il sole è un po' come una pentola che bolle, rilasciando in tutte le direzione un "vapore" costituito da un gas magnetico ricco di particelle. Al contrario della pentola, però, questo vapore non diventa più freddo e lento man mano che si allontana dal sole. Al contrario: il vento solare accelera fortemente e si riscalda attraversando l'atmosfera solare, la corona. Secondo gli scienziati alle origini del fenomeno ci sarebbero le onde di ciclotrone ionico (ione cyclotrone waves), un effetto di risonanza che coinvolge gli ioni pesanti del plasma solare e li accelera come una fionda, conservandone l'energia e quindi il calore. Forse sfruttando questo stesso meccanismo, si potrebbero intercettare e eliminare gli ioni pesanti che staccandosi dalle pareti delle camere di reazione di fusione emettono calore togliendolo alla reazione stessa, e causandone l'interruzione.


Solar Wind Energy Source Discovered
March 8, 2013: Using data from an aging NASA spacecraft, researchers have found signs of an energy source in the solar wind that has caught the attention of fusion researchers. NASA will be able to test the theory later this decade when it sends a new probe into the sun for a closer look.
The discovery was made by a group of astronomers trying to solve a decades-old mystery: What heats and accelerates the solar wind?
The solar wind is a hot and fast flow of magnetized gas that streams away from the sun's upper atmosphere.  It is made of hydrogen and helium ions with a sprinkling of heavier elements.  Researchers liken it to the steam from a pot of water boiling on a stove; the sun is literally boiling itself away.
“But,” says Adam Szabo of the NASA Goddard Space Flight Center, “solar wind does something that steam in your kitchen never does.  As steam rises from a pot, it slows and cools.  As solar wind leaves the sun, it accelerates, tripling in speed as it passes through the corona. Furthermore, something inside the solar wind continues to add heat even as it blows into the cold of space."
Finding that "something" has been a goal of researchers for decades.  In the 1970s and 80s, observations by two German/US Helios spacecraft set the stage for early theories, which usually included some mixture of plasma instabilities, magnetohydrodynamic waves, and turbulent heating.  Narrowing down the possibilities was a challenge. The answer, it turns out, has been hiding in a dataset from one of NASA's oldest active spacecraft, a solar probe named Wind.
Launched in 1994, Wind is so old that it uses magnetic tapes similar to old-fashioned 8-track tapes to record and play back its data.  Equipped with heavy shielding and double-redundant systems to safeguard against failure, the spacecraft was built to last; at least one researcher at NASA calls it the "Battlestar Gallactica" of the heliophysics fleet. Wind has survived almost two complete solar cycles and innumerable solar flares.
"After all these years, Wind is still sending us excellent data," says Szabo, the mission’s project scientist, “and it still has 60 years' worth of fuel left in its tanks.”
Using Wind to unravel the mystery was, to Justin Kasper of the Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, a "no brainer." He and his team processed the spacecraft's entire 19-year record of solar wind temperatures, magnetic field and energy readings and ...

07 marzo 2013

ITU e fonderie fanno il punto sulla radio digitale a Bangkok

Su segnalazione dell'infallibile amico guru del silicio, eccovi il punto di accesso ai materiali informativi distribuiti in occasione di un evento sulla radio digitale organizzato dall'ITU a Bangkok dal primo al 3 marzo. La partecipazione all'NBTC/ITU Workshop on Digital Radio Techologies comprendeva diversi esponenti dal mondo dell'industria dei semiconduttori, tra cui Keystone. Per conto di quest'ultima Curtis Au si è soffermato sulla famiglia KWSW8650 "Tsunami", una linea di chip "all in one" per la radio digitale, che integrano sia gli stadi di ricezione RF, i tuner, che i decoder di vari sistemi digitale, incluso ovviamente il DAB. Sono i chip alla base di diversi device di ultima generazione, spesso rivolti al segmento smartphone. La ricca presentazione in pdf è disponibile sul sito ITU.
Contestualmente segnalo la recentissima pubblicazione della raccomandazione EBU R 138 sull'adozione in Europa della radio digitale. L'impegno dell'associazione dei broadcaster pubblici europei è quanto mai perentorio. Al punto 6 della raccomandazione si legge l'incoraggiamento ai governi (già, quali governi?) a spingere a favore della «harmonisation in the timetable for deployment of digital radio across Europe, including a target date for the switch-off of analogue radio, [which] would create a greater momentum and market take-up».  

Onde millimetriche (30-300 GHz), una possibile applicazione sanitaria?

Risultati inaspettati sono stati presentati dai ricercatori israeliani dell'Ariel University Center alla conferenza IEEE Conference on Microwaves,  Communications, Antennas and Electronic Systems (Comcas) in programma in questi giorni a Tel Aviv. Sembra che gli scienziati abbiano osservato un effetto di inibizione delle cellule tumorali dopo l'applicazione di onde millimetriche, cioè su frequenze comprese tra i 30 e i 300 GHz. Come viene spiegato nel comunicato curato dal Ministero degli esteri israeliano gli scienziati distinguono questo tipo di radiazione dalla radiazione ionizzante che invece determina la morte delle celule. A queste frequenze invece le conseguenze sembrano indicare che solo certe funzioni cellulari, tra cui la riproduzione, vengono soppresse, ma la cellula rimane intatta. 
Secondo Asher Yashalom, che dirige il gruppo Free Electron Laser dell'università, ha spiegato che finora una degli ostacoli da superare per queste ricerche era legato alla difficoltà nella produzione di queste onde, che hanno molte altre applicazioni nel campo delle telecomunicazioni, ma anche dell'imaging e dello scanning. Utilizzate per colpire le cellule del cancro polmonare, la radiofrequenza millimetrica sembra essere in grado di bloccare il proliferare delle stesse, ma ancora gli scienziati non hanno individuato la ragione. La cosa ancora più strana è che le cellule sane non reagiscono nello stesso e restano indisturbate. E' ancora presto per trasformare le scoperta in un metodo di cura, occorrono molte verifiche e poi resterebbe il problema di generare onde a queste frequenza. 


It’s long been known that radiation therapy is good news and bad news: It cannot discriminate between cancer cells and healthy surrounding cells. Lung tissue in particular is vulnerable to damage from x-rays. Could a different kind of radiation produce a better result for lung cancer patients?
That was the question asked by a group of Israeli researchers a few years ago. Recently they shared their surprising conclusions at the third International IEEE Conference on Microwaves, Communications, Antennas and Electronic Systems held in Tel-Aviv, and won funding from a European source to continue their studies. According to the researchers, a newly available type of radiation appears to disable cancer cells while leaving healthy cells unaffected.
“There are two kinds of radiation,” explains Prof. Asher Yahalom, one of the group from Ariel University Center. “Ionizing radiation is what is usually used for cancer. It has the ability to tear apart molecules, so it causes death to all cells. What we have done is quite different. We chose millimeter wave radiation, which is non-ionizing, so that it may only destroy functionality but not the cell itself.”
When tested in the lab on human lung-cancer cells, millimeter wave radiation rendered the cells unable to reproduce. “It disrupts their activity, although we don’t yet know how,” says Yahalom, who spent the summer and fall semesters as a visiting fellow at the Isaac Newton Institute for Mathematical Sciences in Cambridge, England. “We have also done irradiation of regular cells, and they were not affected. We are still gathering more data to be absolutely sure this effect is statistically significant and not due to any unrelated factors.”
New frontiers in radiation
In nature, Yahalom explains, there are electromagnetic (EM) fields everywhere. We are able to see light that is an EM field of very short wavelengths and high frequencies. We cannot see many other types of EM waves, such as the longer waves coming from cell phones and the microwaves that heat food. Millimeter waves are shorter than microwaves and longer than visible waves. “The problem with this type of radiation is that it’s hard to produce,” Yahalom says. “But in recent years there are more sophisticated components that produce wavelengths, and people have started to think about applications.”
Yahalom is head of Ariel’s Free Electron Laser (FEL) Laboratory User Center, part of the FEL lab headed by Prof. Avi Gover that developed a free-electron laser, using a magnetic structure known as “the wiggler”, that produces millimeter waves by accelerating electrons close to the speed of light and setting them on a wiggly trajectory. “The question was what would be an application for this laser, and we thought about applications in medicine, remote sensing, imaging and communications,”
says Yahalom.
Physics Prof. Konstantin Komoshvili is in charge of the experiments in conjunction with Prof. Jacob Levitan; engineering Prof. Boris Kapilevich, an expert in microwaves and millimeter waves; and biologist Stella Aronov of Ariel’s cancer research lab.
“Every major discovery must be checked and double-checked in a few laboratories,” says Yahalom, which is why the experiments are now being replicated in a Danish university. The two teams from Israel and Denmark recently got funding from the Eva and Henry Fraenkel Foundation in Denmark.
Yahalom stresses that research into using millimeter radiation against cancer cells is unique in the world.
“The radiation sources we are developing do not exist anywhere else in Israel,” he says. “In Russia and elsewhere, other groups are working on developing radiation sources but not on this application.”
Scientists in other countries are looking into terahertz radiation (shorter than millimeter waves) for devices that could detect hidden explosives, advance communications and imaging, or diagnose hidden skin cancer.
Tel Aviv University researchers in 2008 experimented with terahertz radiation to see its effects on healthy white blood cells. “We went the other way around -- we wanted to see how the radiation affects non-healthy cells, and this is quite novel,” concludes Yahalom.

06 marzo 2013

Oggetti-audio, la produzione dei radiodrammi si aggiorna alla plurimedialità


Grazie all'ultimo numero di Tech-i, il magazine tecnico dell'EBU sempre molto ricco di spunti, ho scoperto il notevole esperimento dell'R&D della BBC su un nuovo approccio al concetto di formato audio per il broadcast. Finora sono stati adottati formati basati sull'idea di "canale audio", un modello pensato cioè con in mente i due altoparlanti stereofonici, destro e sinistro. Le ricerche stanno orientando i broacaster in direzione di paradigmi più adatti alla plurimedialità e alle diverse condizioni di ascolto, dalla cuffia all'home theatre. Di estremo interesse il Pinocchio di Carlo Collodi trasmesso dalla BBC il1 5 dicembre scorso, un radiodramma basato sul concetto di audio-object, un oggetto (la voce di un attore, l'effetto di un rumorista) del tutto indipendente dalla posizione finale degli altoparlanti ma che è accompagnato da una serie di metadati che identificano l'oggetto-audio (cioè la fonte del suono) come collocata in uno spazio tridimensionale, in una precisa posizione, con un preciso azimuth rispetto a un punto. Solo successivamente questo insieme di oggetti viene renderizzato digitalmente per adattarlo all'ascolto tramite due altoparlanti, ma la produzione originale può in questo modo essere adattata a configurazioni diverse tra loro. Ulteriori dettagli si possono trovare su questo post dei ricercatori BBC, ma molto stimolante è anche il post di chi ha adattato Pinocchio, Linda Marshall Griffiths. Il radiodramma non può essere più ascoltato sul sito della BBC, ma è in vendita, e credo che sia possibile l'acquisto in download anche nel nostro paese, dal sito AudioGO attraverso cui la BBC mette in vendita negli USA i suoi audiolibri e altri prodotti radiofonici. 

05 marzo 2013

Radio Venezia Giulia, la vera storia di una voce italiana nella Guerra Fredda


Pochi giorni fa Radio Liberty/Radio Free Europe ha festeggiato il suo 60esimo anniversario, essendo le sue trasmissioni rivolte all'URSS e al cosiddetto blocco orientale iniziate il 1 marzo 1953. Lo scopo della stazione era dichiaratamente bellicoso, anche se l'arma a disposizione non aveva a che fare con bombe e fucili ma con la propaganda: uno stile di vita "di successo" (quello americano) gettato come un guanto di sfida contro un regime che secondo i finanziatori dell'originaria Radio Liberation sapeva solo coniugare repressione spietata a una miserevole frugalità, spacciata per di più per uguaglianza. Sicuramente i due termini di questa contrapposizione non erano tanto netti, le zone grige in questo caso sono inevitabili. Ma a lungo andare, lo affermano anche gli storici, la goccia propagandistica di RFE ebbe le sue brave conseguenze sul granito di una dottrina sovietica ormai definitivamente archiviata.


Quello che molti non sanno è che prima di quel 1953 anche l'Italia ebbe la sua Radio Europa Libera. Si chiamava Radio Venezia Giulia e pur non facendo esplicito riferimento alla libertà, gli scopi e se si vuole anche il tipo di target erano praticamente gli stessi. Come racconta l'omonimo libro di Roberto Spazzali, appena pubblicato dall'editore goriziano LEG, «Radio Venezia Giulia, Informazione, propaganda e intelligence nella "guerra fredda" adriatica (1945-1954)» si trattò di una vera e propria emittente clandestina perché quando andò in onda la prima volta, da Venezia (era il 3 novembre del 1945 sulle onde medie dei 1380 kHz, in seguito affiancate da frequenze in onde corte), non solo noi non avevamo ancora un governo repubblicano, ma i programmi erano destinati a un "confine orientale" - ossia ai cittadini e gli abitanti dell'area di Trieste, Istria, Dalmazia - che non faceva formalmente parte del nostro territorio in quanto occupato e amministrato da governi militari stranieri. Era stata fino alla Prima Guerra mondiale e al fascismo un'area di forte "irredentismo" e le popolazioni di lingua e cultura italiana - che pure avevano convissuto con slavi e altri popoli nei secoli della Serenissima Repubblica e dell'impero asburgico - erano al centro di un'aspra  campagna di ripulitura etnica, vendette e minacce di deportazione (esilio poi puntualmente avvenuto). La radio, secondo il CLN giuliano che fu uno dei promotori, doveva svolgere un ruolo informazione, ma anche di testimonianza, di sostegno e prossimità dell'Italia ai suoi figli "naufragati" in un territorio conteso che molti consideravano una possibile patria. Ma già che c'era doveva anche raccogliere informazioni utili alla politica estera italiana, insomma poteva fare qualche spiata. Dopo due anni di trasmissioni, RVG entra nella sfera di attività dell'agenzia giornalistica triestina Astra, di marice democristiana. Dalla parte opposta, le autorità jugoslave rispondono con emittenti ufficiali come Radio Koper. Il Governo Militare in quello stesso anno aveva impiantato Radio Pola, operativa fino al '47, quando la città fu riconsegnata alle forze titine (Radio Pola riprese a trasmettere nel 1960 in croato e in italiano nel 1968).
Né gli alleati angloamericani né tantomeno la Jugoslavia di Tito gradivano quelle trasmissioni clandestine e tutti cercavano di disturbare o localizzare il trasmettitore. Le notizie che giungevano agli studi veneziani di Radio Venezia Giulia (che dopo quattro anni di attività, nel 1949, fu trasformata nel canale Radio Venezia III della neonata RAI) provenivano, almeno in parte, da una rete di informatori armati di ricetrasmittenti Morse e di codici crittografici da "number station" spionistica. Quando RVG spense il trasmettitore nascosto negli edifici militari della Batteria Rocchetta, una delle fortificazioni austriache del Lido degli Alberoni (oggi fauna naturalistica del WWF), Trieste faceva ormai parte, dopo il Memorandum di Londra del 1947, della Zona A del "Territorio Libero di Trieste", la regione autonoma-cuscinetto posta tra il confine dell'Italia e della Jugoslavia (a sua volta ripartita, nella penisola istriana, in una striscia slovena e una un po' più ampia regione croata che insieme rappresentavano la Zona B). Nel 1954, con l'annessione della Zona A all'Italia e della Zona B alla Jugoslavia, il TLT cessò di esistere anche se per la definitiva ratifica giuridica dello scioglimento si dovettero attendere gli accordi di Osimo del 1975. E ancora alle recentissime elezioni politiche di febbraio scorso, un movimento indipendentista triestino invitava i propri simpatizzanti a rifiutare il voto sulla base di una interpretazione per cui essendo il TLT rimasto sempre privo del governatore super partes prescritto dal testo approvato nel 1947 dall'ONU, quel testo era stato disatteso e quindi né le annessioni delle Zone A e B di sessanta anni prima, né le votazioni organizzate oggi in nome dello Stato italiano, potevano dirsi valide.
Parte della cornice intorno a questi eventi viene descritta da un libro che è molto complesso e accurato, come richiesto da uno scenario geopolitico intricato come non mai. Spazzali attinge per la prima volta in modo esaustivo ad archivi inediti che gli hanno permesso di arrivare alle minute dei notiziari, curati da una redazione che aveva al centro un personaggio letterario importante come lo scrittore Pier Antonio Quarantotti Gambini. Non manca, al centro del volume, un corredo fotografico che comprende anche un foglio con i caratteristici gruppi di cinque simboli alfanumerici di un messaggio crittografico trasmesso dai "corrispondenti" di RVG. Il libro è del resto opera di uno studioso molto preparato sulla storia dei confini orientali. Con Raoul Pupo, docente di storia a Trieste,  Spazzali si è occupato di un tema drammatico e controverso come quello delle persecuzioni subite dalla popolazione italiana in Venezia Giulia e in Dalmazia a partire dal 1943, quando l'armistizio italiano firmato con gli Alleati porta all'occupazione tedesca della regione e allo scatenarsi di azioni condotte da partigiani e regolari jugoslavi contro quelli che venivano considerati complici del nazionalismo fascista. Nel 1945 sarà l'armata jugoslava a prendere il posto dei tedeschi e le truppe di Tito andranno anche a occupare Trieste, per una quarantina di giorni nel maggio di quell'anno. Fu un periodo tremendo per gli italiani, fino all'accordo di Belgrado che a giugno del '45 segnò l'avvicendamento nel governo di Trieste tra jugoslavi e angloamericani.  La questione più tragica e spinosa fu il tema della foibe, le cavità naturali in cui furono gettati i corpi degli uccisi e forse di molte persone ancora vive. Innestato sul successivo dramma dell'esodo dai luoghi dell'italianità dalmata, l'argomento foibe - analizzato in dettaglio dagli studiosi, inclusi alcuni che sono stati tacciati di negazionismo e "riduzionismo" solo per aver voluto prendere in esame documenti e testimonianze in chiave neutrale, o comunque non anti-slava - è stato pesantemente sfruttato in anni recenti dal nostalgico ritorno nazionalista di una parte della nostra destra. 
Le vicende di Radio Venezia Giulia avvengono insomma in un contesto di conflitto e fanatismo al quale hanno contribuito italiani, tedeschi e slavi, in uno scontro assurdo che ha lasciato dietro di una scia di violenze, lutti e decine e decine di migliaia di profughi che hanno dovuto rinunciare a radici secolari. Dietro le attività giornalistiche e propagandistiche della stazione radio voluta da un governo interinale, da una diplomazia ancora senza un vero Stato da rappresentare, c'è una storia che per drammaticità non ha nulla da invidiare a quella svoltasi su scala molto più vasta Oltre Cortina, la Guerra Fredda combattuta anche sulle onde di Radio Free Europe. Oggi ci appare come una vicenda marginale ma lo è solo in un senso geografico, perché a cavallo di una linea di confine. In realtà credo che questa storia aiuti a spiegare diversi aspetti del nostro presente, della nostra incapacità di trovare una soluzione a divisioni assurde, o di affrontare con matura consapevolezza il fenomeno contemporaneo delle migrazioni. Roberto Spazzali è autore di una cronaca preziosa e sostiene - secondo me con ragione - di aver fatto una scoperta non irrilevante. Proprio oggi, 4 marzo, il TGR del Friuli Venezia Giulia ha trasmesso un servizio sulla nostra emittente clandestina orientale, lo potete rivedere qui nell'archivio della testata giornalistica. Nel filmato (che inizia al minuto 10:05) Spazzali sottolinea come dalla lettura dei testi dei notiziari messi in onda nei primi quattro anni delle operazioni, emerge l'intenzione di esortare gli ascoltatori a non farsi prendere dal panico, a non abbandonare le loro case, a resistere ai tentativi di cancellare la loro cultura radicata nel territorio. Chi può dire come sarebbero andate le cose se quegli inviti fossero risultati più convincenti, se allora slavi e italiani avessero imparato a dialogare? Molti anni dopo, la nascita (1990) di una organizzazione come il partito croato della Dieta Democratica Istriana, dimostrò che nonostante la guerra di dissoluzione dell'esperimento federalista di Tito, un po' di voglia di perseguire l'obiettivo di fruttuosa convivenza multi-etnica, al di là di divisioni, fanatismo e propaganda è rimasta. 

04 marzo 2013

Arduino e varianti: come ti controllo il radiofaro

Mi sembra davvero degno di nota l'esperimento di Paul Darlington M0XPD sull'impiego di nanocomputer openhardware come Arduino (utilizzato qui in una sua variante) per il controllo di un circuito di sintesi di frequenza (DDS)  a sua volta destinato alla trasmissione di segnali radio a bassa potenza, per applicazioni radioamatoriali come lo studio della propagazione. Da qualche anno il fenomeno dei radiofari da pochi milliWatt, utilizzati con varianti del codice Morse a banda strettissima (e quindi in grado di percorrere enormi distanze grazie al rapporto segnale rumore molto favorevole), è diventato un grande laboratorio di sperimentazione per molti radioamatori in tutto il mondo. Considerando che un radiofaro è sostanzialmente un semplice circuito di oscillazione, il problema dello sperimentatore consiste nel modulare la forma d'onda generata attraverso una codifica come il Morse. Questo lavoro lo può ovviamente svolgere un personal computer, ma per rendere i radiofari costruiti molto più autonomi e facili da alimentare (anche con energia solare volendo), presto l'interesse dei costruttori si è focalizzata sui microcontrollori e da qui su controllori programmabili come Arduino, che offrono l'enorme vantaggio di poter applicare linguaggi di alto livello e codifiche assai più evolute. 
Il progetto di Paul, presentato qui sul suo blog, sfrutta come circuito oscillatore un "sintetizzatore diretto" basato sul chip Analog Devices AD9850, che viene commercializzato a prezzi estremamente convenienti su eBay (da cui il nome "eBay DDS": qui c'è un pdf che ne spiega il funzionamento).  Il controllo non è affidato a un vero e proprio Arduino, ma ad una variante autocostruita (addirittura con un circuito stampato personale) che Paul chiama Wotduino, il quale discende a sua volta dalla versione semplificata di Arduino chiamata Nanino, di Johan von Konow. L'impiego di Arduino per il pilotaggio di un radiofaro per bande radioamatoriali è stato ispirato a Paul da un altro radioamatore, Ron Rollinson NR8O, ma a dire il vero la magica schedina di Massimo Banzi era stata utilizzata in abbinamento con un circuito DDS-60, anche un paio di anni fa, da Ross Keatinge KT1F e sicuramente da altri.
Per farla breve, il progetto di Darlington si trova a questo indirizzo e se non vi dovesse bastare il buon Paul ha realizzato anche un progetto simile basandosi però sul nanocomputer RaspberryPI. Un autentico maker!

EQuala social radio: è arrivato l'Instagram della musica?

Incute una certa soggezione l'origine militare dei fondatori di EQuala, ennesimo esperimento di social radio musicale. Lior e Zohar Aharoni e Liad Hacmon, annunciano orgogliosamente sul sito della nuova piattaforma di scoperta di brani e cantanti basata sull'analisi dei gusti musicali dei componenti della vostra "socialsfera", di aver fatto il servizio militare nel Mamram, la sezione dell'esercito israeliano che si occupa di informatica e comunicazioni. In pratica il data center dell'IDF. 
Il concetto di fondo è  l'EQualizer, un motore di scansione che interagisce con le attività musicali dei vostri amici su Spotify, Youtube, Facebook e altre piattaforme e costruisce una stazione radio personalizzata e sempre diversa. Per certi versi, scrive il blog ufficiale della startup lanciata lo scorso maggio, EQuala è una sorta di Instagram della musica, che consente una modalità molto leggera, esclusivamente mobile, di interazione con la musica ascoltata in un dato momento dalla vostra comunità di riferimento, premiando con i like i brani più apprezzati e selezionando nuovi amici in base ai generi musicali condivisi. Oltre a condividere il proprio giudizio sui brani ascoltati dagli altri e rilanciarli, potetete "gridare" (shout) la canzone che avete scoperto o che state ascoltando voi, attraverso un meccanismo simile a Twitter. Al momento l'applicazione iPhone si può scaricare solo dallo store americano, ma non so dire se il limite geografico riguarda anche la versione Android.