12 marzo 2012

Nanoamplificatori elettromeccanici per microonde dalla Finlandia (con cervello italiano embedded)


Qualche anno fa il gruppo guidato dal professor Alex Zettle del dipartimento di fisica di UC Berkeley annunciò di avere sperimentato un circuito discriminatore basato sui nanotubi di carbonio, realizzando così quella che veniva definita la "più piccola radio del mondo": 200 nanometri per rivelare una portante modulata, più qualche componente per amplificare il segnale. Ne avevo parlato anch'io qui.
Oggi dalla Finlandia e in particolare dalla nuova Aalto University - un consorzio multidisciplinare che riunisce tre atenei di Helsinki e Espoo per mettere insieme scienza, tecnologia, arte, design e economia - arriva la notizia di un'altra applicazione della nanotecnologia, questa volta per l'amplificazione delle microonde non con l'elettronica ma con la risonanza meccanica. La scoperta è stata annunciata da un gruppo del Laboratorio delle basse temperature della Aalto dove lavora anche uno scienziato italiano, Francesco Massel (nella foto è il terzo da destra, con la sciarpa), co-autore dell'articolo pubblicato su Nature e intitolato "Microwave amplification with nanomechanical resonators".
Massel e i suoi colleghi hanno messo a punto un dispositivo formato da una cavità e da una "corda" posta a contatto con il risuonatore, il tutto su scale di grandezza nanometriche. L'idea era di raffreddare l'accrocchio fino a portarlo al suo stato quantico fondamentale, cosa puntualmente misurata attraverso l'affievolirsi di un segnale di prova. A quel punto i ricercatori si sono accorti che variando leggermente la frequenza del laser a micronde utilizzato per "pilotare" la cavità, il segnale di prova veniva amplificato enormemente. Come in una chitarra nanometrica, la corda del dispositivo entrava in risonanza con la cassa rappresentata dalla cavità. Detta così sembra solo un banale effetto collaterale di un esperimento, ma non è così. L'utilità è rappresentata dallo stato del risuonatore, che si avvicina molto al limite ideale fissato dalle leggi della meccanica quantistica. A differenza di un amplificatore tradizionale, che introduce rumore in ogni misura, il dispositivo realizzato alla Aalto funziona, come dicono gli scienziati, "ai limiti quantistici". L'oscillatore meccanico consentirebbe cioè di rilevare e amplificare segnali radio molto deboli anche a frequenze estremamente elevate. Come in uno strumento musicale, variando le caratteristiche meccaniche del risuonatore, si potrebbero per esempio amplificare segnali a teraHertz di frequenza, fatto assolutamente non banale anche a causa della assoluta semplicità di un "circuito" costituito da due oscillatori lineari. I ricercatori sostengono che la costruzione di questi amplificatori risulterebbe molto più facile rispetto a dispositivi basati sulla giunzione di Josephson, una specie di transistor superconduttore utilizzato in applicazioni esoteriche come gli SQUID (sensibilissimi magnetometri che trovano impiego in campi come la neurofisiologia).

10 marzo 2012

SDRdx, la suite dei prodotti SDR RFSpace parla sempre più Mac


Ci sono alcuni aggiornarmenti su un tema che mi sta a cuore, quello delle applicazioni SDR per la piattaforma Mac. Come si sa, il filone radioamatoriale della software defined radio fa ormai riferimento a realtà commerciali importanti - l'italiana Microtelecom, l'americana RFSpace, l'australiana Winradio, tanto per citare i principali - ma una buona parte delle realizzazioni software, hardware (e, aggiungerei in logica cablata), nascono in ambito semi-professionale, quando non addirittura hobbystico. E questo significa che l'ambiente di sviluppo predominante è in ogni caso il sistema operativo Windows, i suoi linguaggi e le sue framework e solo in misura più marginale è possibile imbattersi a prodotti Linux e Macintosh.
Per l'ambiente Apple, un codice molto interessante emerso in questi ultimi due anni si chiama CuteSDR, un programma di demodulazione open source e multipiattaforma concepito da Moe Wheatleay appositamente per i prodotti di front end della RFSpace. Per come sono progettati gli ultimi ricevitori SDR di questa azienda di nicchia, CuteSDR si basa su una architettura client server, o per meglio dire è costruito per lavorare su una banda base digitale "esposta" in TCP/IP. Questo perché i modelli RFSpace SDR-IP e NetSDR utilizzano direttamente l'interfaccia di rete Ethernet. La buona notizia è dunque che CuteSDR è compatibile con Windows, Linux e con il Mac, con la non trascurabile limitazione della compatibilità diretta solo con le radio costruite da RFSpace. Tale limitazione è in parte compensata dalla possibilità di utilizzare anche i due economici modelli SDR precedenti, SDR-14 e SDR-IQ, che non hanno una porta Ethernet e vengono normalmente interfacciati attraverso la porta USB. Ma allora come la mettiamo con la natura client server di CuteSDR? L'impasse si risolve installando una applicazione server sul computer adibito al controllo di uno di questi due front end (in teoria lo stesso computer può eseguire entrambe le applicazioni, ovvero CuteSDR e il suo server ma in molti casi si preferisce utilizzare due macchine in rete locale, tenendo presente che è possibile anche controllare remotamente un ricevitore RFSpace presentando alla connessione geografica solo le informazioni della finestra grafica dinamica, il waterfall, e l'audio già demodulato).
Gli utenti Mac saranno lieti di sapere che da qualche tempo oltre alla versione originale per Windows di SDRxxServer, esiste anche una versione server per Mac, che rende Cute ancora più universale. Il server è stato messo a punto dal radioamatore tedesco Mario Illgen, DL3LSM. Installato su un Mac dove siano stati installati anche i driver FTDI (per pilotare la porta USB), questo server rende possibile utilizzare un SDR-14 o un SDR-IQ sia attraverso il software nativo dei ricevitori RFSpace, SpectraVue (compatibile però solo con Win), sia con CuteSDR residente in modo nativo su un sistema Win, Mac o Linux.
La vera novità di Cute è tuttavia la disponibilità di una seconda versione del programma, che è stato modificato e ricompilato dal radioamatore e sviluppatore americano Ben Williams, AA7AS. Su richiesta di Moe Wheatley, la versione di CuteSDR realizzata da Ben è stata rinominata SDRdx, un atto dovuto anche in virtù delle numerose aggiunte implementate (filtri notch, preset di memoria, modifiche all'AGC, step di sintonia fine e altro). Il programma può essere prelevato dal sito/blog di Ben e qui lo potete vedere in azione:



Anche per SDRdx vale la regola del client server. Il programma controlla direttamente ricevitori RFSpace come l'SDR-IP e il NetSDR, ma se lo si vuole adoperare come client su Mac, occorre installare da qualche parte, sullo stesso computer o su un secondo computer in rete locale, il server RFSpace (anche Ben ha realizzato una sua versione del server, che ora affianca quella firmata da Mario DL3LSM). Quest' ultimo, lo ricordo, è disponibile tanto in versione Win come per Mac.
Vi sembra troppo complicato? Beh, un po' lo è. Il problema di fondo è che implementare la demodulazione SDR su piattaforma Mac resta un compito macchinoso. Le soluzioni ci sono, ma sono limitate, come nel caso di CuteSDR/SDRdx (utilizzabili solo con determinati dispositivi), o molto abbozzate. Si avverte soprattutto l'assenza di una soluzione Mac per il Perseus. Forse ci saranno nuovi, importanti sviluppi con la nascita di applicazioni SDR destinate all'ambiente iOS, il sistema operativo dell'iPad. Simon Brown, autore dell'eccellente SDR-Radio (utilizzabile con front end RFSpace ma anche con SoftRock o FunCube), oggi compatibile solo con Windows, ha annunciato il suo interesse per un porting della sua "console SDR per Windows" per ambiene iOS, magari in versione client. L'uscita della terza generazione iPad, dotata di un processore molto potente, potrebbe incentivare questi sviluppi e forse beneficiare l'intera piattaforma Mac.

09 marzo 2012

"Vorticità" delle onde: segnali avvitati come fusilli per trasmettere più informazione sulla stessa frequenza

Forse ricordate da questo blog le "onde a cavatappo" di Fabrizio Tamburini, l'astrofisico padovano che l'anno scorso a Venezia doveva sperimentare un sistema che sfrutta la "vorticità" delle onde elettromagnetiche per trasmettere diversi canali si comunicazione sulla stessa frequenza "avvitandoli" in una forma a "fusillo". L'esperimento previsto per la scorsa estate aveva una prima volta dovuto essere rimandato, ma pochi giorni fa Tamburini ha pubblicato l'articolo che sancisce la riuscita dei suoi test veneziani: è stato davvero possibile inviare due segnali wi-fi a 2,4 GHz da San Giorgio a Palazzo Ducale, attraversando circa 400 metri di laguna. I due segnali non differivano per la frequenza, ma per la componente di momento angolare orbitale (OAM), una componente meno conosciuta, "L" del momento angolare totale J di un raggio elettromagnetico (l'altra componente è il momento angolare di spin). L'aspetto interessante è che "L" può essere considerato come una sovrapposizione di n eigen-valori quantici, caratterizzati ciascuno da un valore intero variabile da meno a più infinito. La teoria non impedirebbe quindi di trasmettere sulla stessa frequenza un numero infinito di segnali, a patto di avere un sistema di discriminazione a risoluzione infinita. Sembrerebbe che per il momento il professore padovano e la sua equipe italo-svedese si accontenterebbe di trasmettere fino a OAM ±5, che corrisponderebbe a 11 eigen-valori diversi.
Le onde, ribattezzate opportunamente "a fusillo", hanno fatto il giro dei giornali di tutto il mondo. Qui per esempio c'è la notizia riportata da Physorg.com, che pubblica anche un video che riassume bene la teoria dietro questa innovazione.



La pubblicazione finale ha avuto luogo sulla rivista open-access New Journal of Physics ed è dunque liberamente disponibile in formato PDF. L'articolo si intitola "Encoding many channels on the same frequency through radio vorticity: first experimental test" e porta le firme di Fabrizio Tamburini, Elettra Mari, Anna Sponselli, Bo Thidé, Antonio Bianchini e Filippo Romanato.

Gli innovatori di Telettra e il ponte radio più lungo del mondo

Niente di meglio di un bel tuffo nel passato per misurare il potenziale futuro delle conoscenze accumulate in un laboratorio come quello di Alcatel-Lucent a Vimercate, oggi bersaglio di un drastico piano di ridimensionamento. La storia risale agli anni di Telettra, quando l'azienda di Virgilio Floriani riceve una incredibile "(s)commessa": la realizzazione di un ponte radio tra Arabia Saudita e Sudan, una gittata di oltre 350 km sopra il Mar Rosso, un record di distanza che resta tutt'ora imbattuto ed è stato realizzato anche grazie all'uso di un sofisticato (siamo alla fine degli anni '70) sistema di sopressione di un segnale interferente riflesso sulla superficie del mare.
I sauditi scartarono per l'occasione sia l'idea di ricorrere a un cavo sottopmarino, sia l'alternativa di un sistema a scattering troposferico simile a quello utilizzato per il famoso "backbone" militare ACE, implementato dalla NATO in Europa negli anni della Guerra Fredda. Il racconto di questa straordinaria realizzazione italiana, progettata da Florio Fabbri, S. Giaconia e Luigi Francesco Mojoli (il quale ha recentemente pubblicato un curioso e molto "personale" testo di calcolo matematico, "Analisi per adulti"), con l'importante contributo di Giovanni Tartara e Peter Aschenbrenner per l'alimentazione fotovoltaica e il condizionamento, è contenuto nella risposta che Gianfranco Verbana, sul sito di alta divulgazione scientifica Via Lattea, fornisce a un lettore incuriosito dal problema delle distanze effettivamente raggiungibili per ponti radio a microonde nei diversi casi di modulazione analogica o digitale. Ecco la risposta di Gianfranco (lo ringrazio anche per la serie di scansioni storiche realtive al progetto saudita), che fu personalmente coinvolto nella progettazione del modem 4QAM da 34 Mbit/s su frequenze <10 GHz utilizzato nella tratta sperimentale a 7 GHz realizzata (Telettra - CSELT) tra 1989 e 1993 tra Monte Limbara e Monte Capanne (228 km):
Mi sono accorto che in rete poco o nulla si conosce della tratta più lunga del mondo sul mar Rosso, mi sembra doveroso cogliere l’occasione per diffondere, non solo le caratteristiche tecniche ma le enormi difficoltà e rendere omaggio ad una grande avventura di uomini che con grande passione risolsero brillantemente problemi, non solo, di alta ingegneria delle telecomunicazioni radio.

La tratta radio (telefonia e TV ) analogica più lunga del mondo. Record rimasto imbattuto

Il 5 novembre del 1979 grazie ai ministeri PTT dell’Arabia Saudita ed il Sudan che hanno voluto e promosso l’opera e la Telettra che ha progettato, costruito ed installato le apparecchiature, entrò in funzione il collegamento radio più lungo del mondo di 360 km. I consulenti Arabi scartarono soluzioni avanzate da importanti società internazionali Giapponesi e Americane, come il cavo sottomarino o sistema radio a diffusione troposferica e scelsero il progetto Telettra con apparecchiature di altissima affidabilità e basso consumo alimentate a batteria ed a celle solari.

Fu un progetto all’avanguardia con torri alte 112 m erette su cime inaccessibili per vie normali. Il massiccio di Jebel Erba (Sudan) si erge in modo aspro in pieno deserto. Non di meno la locazione di Jabel Dakka (Arabia Saudita) di 2580 metri (In arabo la parola "monte" si può scrivere in molti modi diversi: jabal, jabel, jebal, jebel, jbel etc)..
Fu necessario una vera e propria spedizione organizzata e guidata da scalatori dal Touring club italiano per trovare la posizione migliore. Mille problemi in un clima torrido, forte vento e nebbia. Dai campi basi situati a 15 km dalle cime, furono necessari 1400 voli di elicottero per trasportare 400 tonellate di materiali l’erezione delle torri non fu un’impresa da poco.
Principali caratteristiche elettriche
- Sistema radio 2 +1, in diversità di spazio e frequenza, con 5 ricevitori per scegliere il migliore fascio radio (Frequenze 1951, 2009 e 2067 MHz). Doppio ARS (anti riflettente). Le due antenne spaziate 80 metri, sono ognuna somma di due antenne tramite ibrido con cancellatore interferente. Si ottiene pure un beneficio di guadagno di sistema di 4 dB (6 dB teorici meno perdite guide d’onda e ibrido) due 2 dB in ricezione e 2 dB in trasmissione.
- Quattro antenne paraboliche di diametro di 4,6 m (15 ft). Base torre a J. Erba a 2179 metri.
- Quattro antenne con le stesse caratteristiche e spaziatura anche a J. Dakka con torre a 2572 metri ( vedi foto).
- Apparato allo stato solido Telettra HT2 con 10 Watt in antenna in Modulazione di Frequenza
- Il Fascio radio trasportava 960 canali telefonici, 96 canali telegrafici e un canale televisivo
- 336 panelli solari che fornivano 1 kW alle batterie che garantivano una riserva di energia per 13 giorni (G. Tartara ” Photovoltaic System to Feed a Radio Link of Unusual Length" I.T.E.C nov. 1979).
- Generatore diesel installato quale riserva controllabile a distanza
- Shelter di contenimento autoventilati e condizionanti a temperatura costante.


Umberto Casiraghi responsabile negli anni ottanta del Laboratorio " Studi di Propagazione " della Telettra mi ha passato, oltre a utili conferme, copia della lettera del vice primo ministro dell' Arabia Saudita. E' un reference con la dichiarazione che il Ponte Radio, dopo tre anni, funzionava correttamente come da calcoli di predizione progettuali presentati nel contratto.

Inoltre mi segnala che tramite il localizzatore Google Earth, in Jebel Erba (20° 44’ 44.77” N - 36°50’ 24.33” E) si vede ancora la torre con le antenne e i pannelli solari. In Jebel Dakka (21° 0.5’ 27.91”N 40°17’27,91” E) invece sulla torre non ci sono più le antenne del 2GHz. L’enorme incremento di capacità trasmissiva dell’ultimo decennio ha reso preistorico e obsoleto una trasmissione di 960 parlatori contemporaneamente al telefono e un programma televisivo.

Il 29 maggio del 1982 per la serie “ Lavoro italiano nel mondo “ fu emesso un doppio francobollo da 450 lire l’uno. Il Ponte Radio Telettra sul Mar Rosso ed i lettori ottici dell’elettronica San Giorgio.

Alcatel-Lucent Vimercate: se l'ottica del passato uccide quella del futuro


Cinquecento persone in meno, ma trecesessanta non sono colletti blu o impiegati (il cui licenziamento non sarebbe certo meno grave). Si tratta piuttosto di tecnici, moltissimi dei quali laureati e PhD e tutti lavorano sulle frontiere più avanzate della comunicazione e dell'elaborazione ottica e sui ponti radio digitali. Sono 360 persone su un organico R&D di 890 che dovranno lasciare i laboratori della sede Alcatel-Lucent di Vimercate. Per la tecnologia dei ponti radio, alias "wireless transmission", è un delitto perché la tecnologia dei ponti radio telefonici ha vissuto qui, a Vimercate, grazie alla Telettra di Virgilio Floriani, un apice mai raggiunto in altre nazioni, neppure quelle più avanzate. Ma a parte i tagli al wireless, le misure di cost cutting che verranno implementate da Alcatel-Lucent colpiscono la divisione ottica, un altro punto di forza tutto italiano che vale per l'intero gruppo su scala mondiale. La "fotonica", in pratica l'arte di fare con i fotoni quello che facciamo con gli elettroni, cioè amplificare, filtrare, commutare, senza passaggi di conversione in mezzo, è una delle grandi prospettive del futuro della tecnologia e quindi dell'economia della conoscenza. Il NOSTRO futuro. A Vimercate tra l'altro hanno sviluppato un know how di altissimo livello anche nel vitale settore della logica cablata, degli ASIC, della optoelettronica. Fare dei licenziamenti in questi settori, sopprimere la ricerca e sviluppo dopo aver già affossato la produzione, equivale in pratica a dichiarare che tra dieci, quindici, venti anni Alcatel Lucent non esisterà più, perché avrà perso la capacità di stare su un mercato. E tutto questo perché l'Europa e gli Stati Uniti sono in crisi, gli azionisti si lamentano, i megadirigenti sono costretti a rinunciare a emolumenti milionari e i tradizionali clienti di Alcatel-Lucent si rivolgono ai produttori di apparati cinesi, in grado di vendere più o meno gli stessi componenti (ma sono davvero gli stessi?) a un decimo del prezzo. Una miopia oltraggiosa, una vergognosa incapacità di preparare un futuro degno di questo nome per i propri figli. Suona davvero sarcastico, una vera presa in giro, il titolo della giornata, presenziata dal CEO di Alcatel- Lucent Ben Verwaayen, organizzata il 22 novembre 2010 negli stessi laboratori che il provvidimento sta per dimezzare: Futuro Fotonico.
Il caso Vimercate è scoppiato a fine gennaio 2012, quando la dirigenza A-L ha presentato al Ministero dello "Sviluppo" Economico il suo piano di disimpegno. I giornali ne hanno parlato, certamente, ci sono stati interventi in Tv, come all'Infedele. La RSU di Vimercate sta pubblicando al proposito un blog molto ricco di informazioni. Ma diciamola tutta: in un momento del genere chi è che si mette a difendere il posto di lavoro altamente qualificato di qualche centinaio di esperti in fotonica? A quale Parlamento possiamo chiedere un'azione di contrasto, quale Governo è in grado di proporre una politica industriale all'altezza delle attuali sfide tecnologiche se è praticamente impossibile risolvere le assurde storture di una nicchia di mercato come quella dei taxisti (il cui potenziale futuro è più o meno quello che la categoria dei vetturini dei fiacre aveva negli anni '50). Un caro amico lettore di questo blog, che la Telettra e i suoi ponti radio li conosce bene, mi ha inviato il testo con le considerazioni formulate da un gruppo (Raffaele Palieri; Salvatore Randi; Guido Vannucchi; Pier Luigi Ferraroli; A. Vecchi; G. Sinigaglia; B. Piacentini) di tutti i dirigenti (AD, DG, Direttori di Divisioni) che - nel periodo dal 1980 al 2003 - ha guidato prima Telettra e poi Alcatel-Telettra. La nota è stata inviata anche in rappresentanza dell’Associazione “Amici Telettra” che conta alcune centinaia di persone.

8 Marzo 2012

Ulteriori considerazioni sulle dismissioni in Italia annunciate dal Gruppo Alcatel-Lucent

In un momento in cui si parla tanto nel nostro Paese della necessità di politiche per la “ripresa”, si ritiene fondamentale tornare a sensibilizzare l’opinione pubblica ed il Governo sulla gravità, non percepita con la dovuta compiutezza, dell’annuncio da parte del Gruppo Alcatel-Lucent (ALU) di “esuberi” in Ricerca e Sviluppo (R&S) per la filiale italiana, mettendone meglio a fuoco anche gli effetti di “moltiplicazione” nello scenario del nostro Paese.
In primo luogo è bene notare che il reale numero di progettisti coinvolti ammonta a quasi 500 persone, dal momento che nel 2011 ALU aveva già dato un analogo annuncio per 100 addetti di R&S per le sedi di Genova e Bari che si sommano a quelli della più recente comunicazione per più di 360 progettisti per la sede di Vimercate, tutti operanti in campi avanzati quali quelli delle reti a larghissima banda.
Siamo, per l’Italia, di fronte al maggior annuncio di disimpegno in un settore d’importanza vitale per il futuro del Paese che, è bene ricordarlo, si somma alle avvenute dismissioni di 350 progettisti del radiomobile di quarta generazione, operate un anno e mezzo fa dalla Nokia-Siemens, ed alle presenti difficoltà anche di Italtel e Sirti.
Le ragioni che danno all’annuncio in questione una particolare rilevanza e specificità sono:

a) completa distruzione di una “scuola” con profonda cultura sistemistica in campo trasmissivo e di un patrimonio di alto livello costruito in tanti anni che contava, all’atto della vendita della Telettra all’Alcatel nel 1990, più di 2500 ricercatori: vedere distruggere quello che abbiamo contribuito a costruire riempie di grande tristezza ma ancor più colpisce il senso di fatalismo in cui, nel nostro Paese, si tende a considerare queste cose;

b) privazione, come conseguenza, della missione di prodotto affidata dal Gruppo ALU all’Italia con la Divisione Optics con Headquarter in Vimercate e del relativo Centro decisionale italiano che ha conseguito nella sua storia risultati di eccellenza a costi di sviluppo molto competitivi;

c) esaurimento delle Commesse di ricerca verso le Università Italiane nel campo della fotonica;

d) incapacità futura del Sistema Italia di attrazione per i finanziamenti europei alla Ricerca nel campo della fotonica (considerata altamente strategica a livello europeo);

e) definitivo colpo di grazia ai Corsi di laurea in TLC delle Università italiane già in vertiginoso calo di iscritti (non solo si fa fatica a trovar posto ma si è addirittura licenziati!);

f) perdita del naturale bacino di esperienza per progettisti che poi passano agli Operatori di rete per la progettazione delle reti e dei relativi servizi.
In particolare, ciò che appare poco chiaro nella strategia del Gruppo ALU (a maggioranza francese) è il previsto spostamento delle attività italiane in USA con relativa assunzione di nuovo personale a costi certamente maggiori. L’unica spiegazione è la pressione della componente Lucent del Gruppo, sensibile ai richiami di Obama di iniziative per la ripresa economica, cui tuttavia consegue un forte indebolimento, non solo dell’Italia ma di tutta l’Europa nel campo nella progettazione dei sistemi a larghissima banda che non rimarrebbe più presidiato nonché un forte colpo alla presenza nel nostro Paese di attività industriali, anche a controllo estero, ma con precisa e strategica missione affidata.
Non conosciamo nei dettagli gli esiti del recente incontro tra il Ministro Passera ed il CEO del Gruppo ALU Verwaayen che avrebbe dato alcune generiche indicazioni di possibili altri utilizzi delle risorse senza una nuova riflessione sulla strategia annunciata.
Ci auguriamo, pertanto, che il Governo abbia considerato la gravità delle situazioni sopra indicate e contribuisca ad arrestare in ALU-Italia l’emorragia di strategiche risorse umane - conseguenza anche della mancanza di un’efficace ed attrattiva politica industriale in settori fondamentali e trainanti - per evitare che si dissolvano, in modo irreversibile, nuclei di alta competenza.
Occorre assolutamente trovare soluzioni che impediscano al nostro Paese di perdere totalmente la capacità di progettare e gestire in autonomia le future reti di comunicazione mantenendo valide prospettive di lavoro nei settori industriali più avanzati.

08 marzo 2012

Tempeste solari: tutta la meteorologia in una app


Ora che l'attività solare è tornata a fare notizia con i brillamenti e le eiezioni di massa coronale che caratterizzano la rampa in salita del ciclo 24, è decisamente il tempo di attrezzarsi al meglio per usufruire di tutte le informazioni che Internet riserva all'appassionato di "meteorologia spaziale". Parecchi siti istituzionali e hobbystici contengono una marea di dati generati dalle osservazioni al suolo e soprattutto da quelle orbitali. I lettori di questo blog cononsceranno le risorse messe per esempio a disposizione dalla NASA, dalla NOAA americana, dal belga Solar Influences Data Analysis Center, dall'australiano IPS Ionospheric Prediction Service, dai radioamatori di SolarHam, il progetto congiunto ESA/NASA, Helioviewer e anche dagli italiani del CNR con il sito di previsione ionosferica GIFINT. Ma in epoca di smartphone queste stesse informazioni cominciano a essere accessibili anche sottoforma di app.
Io per esempio conoscevo Sun Viewer (oggi "NASA Space Weather Media Viewer") e 3D Sun, che visualizza in tempo reale i dati provenienti dalle sonde in orbita eliocentrica STEREO. Francesco Clemente, che ringrazio, mi ha segnalato la recente uscita NASA SWx, una potente applicazione iPhone che permette di accedere a una vasta quantità di grafici osservativi e predittivi riferiti a sole, eliosfera, magnetosfera, ionosfera e superficie planetaria. Il programma viene descritto in dettaglio in questa recensione apparsa sul sito dell'Istituto di astrofisica di Trieste, l'INAF. L'applicazione è disponibile per iPhone e per Android. Girellando per l'iTunes Store ho trovato anche una app, SWx Monitor, del coreano Space Environment Lab, più condensata nelle sue informazioni ma altrettanto utile. Il difetto di tutte queste app, che hanno il grosso vantaggio di essere tutte gratuite, è quello di dare praticamente per scontato tutta la teoria che c'è dietro la meteorologia spaziale, la fisica delle macchie, del magnetismo e del vento solari, l'interazione tra il vento solare e la magnetosfera terrestre, le dinamiche della ionosfera. Una teoria che da sola non potremmo condensare nemmeno in tre corsi di laurea, ma merita di essere divulgata. Fa eccezione 3D Sun, che visualizza anche qualche notizia e qualche spiegazione. Per fortuna su Web si trovano parecchie risorse, come lo Space Weather Primer preparato dalla NOAA, lo Space Weather Center della NASA, l'eccellente sezione Education dell'IPS australiano. Restano i collegamenti tra la meteorologia spaziale e la propagazione delle onde radio, materia studiata dai radioamatori e dai DXer. Ma il discorso sarebbe molto lungo e per nulla conclusivo.

03 marzo 2012

Ricezione onde medie a lunga distanza, le antenne "superloop"


Breve scappata in Liguria con condizioni propagative tutto sommato deludenti. Però questa mattina una interessante stazione sulle X Band, le onde medie "espanse" del Nord America, con una comunitaria canadese, CJEU, che su 1670 kHz trasmette i programmi di Radio Enfant ADO. Ecco l'annuncio dopo un coretto da Zecchino d'Oro. L'ascolto risale alle 05:10 UTC circa:


Altra ricezione curiosa all'alba di oggi quella intorno alle 5 su 1700 kHz. Di solito domina una sola stazione ma qui se ne sentono due contemporaneamente, WJCC dalla Florida e KVNS dal Texas. La prima ha una programmazione per la comunità haitiana della Florida, in creolo, la seconda trasmette musica nostalgica. Qui potete ascoltare il file editato con le due ID della prima, in francese e la legal ID in inglese, seguita dalla ID di KVNS con l'indirizzo del sito:


Pomeriggio di sperimentazione, qui nel Levante ligure, delle antenne "superloop", appositamente studiate dagli americani per la ricezione a lunga distanza delle onde medie locali. Si tratta di grandi "riquadri" di filo in rapporto compreso tra 2,1/2,5:1 tra lunghezza e altezza, variante teorica di una antena a U invertita tipo "EWE", in cui il piano naturale di terra viene sostituito da un piano artificiale rappresentato da un filo steso per terra a chiudere, appunto il loop. Dalla parte del loop che punta verso la direzione da ricevere c'è un trasformatore toroidale 16:1, mentre dal lato opposto, quello della direzione da annullare, al posto del resistore fisso tipico della EWE si usa un altro trasformatore ma con rapporto di spire di 4:1 alla cui "uscita" secondaria viene collegato un potenziometro da 1K, utile per centrare meglio il null. Il "pattern" di ricezione di queste antenne è infatti marcatamente "a cardioide", stiamo provando l'antenna puntata verso nord-est e la Spagna sul "backlobe", il lobo posteriore viene praticamente annullata, riusciamo ad attenuare anche Nizza su 1557 kHz, molto potente e vicina a noi. Per lo schema dell'antenna, trovate tutto sul sito del DXer americano Bruce Conti.




02 marzo 2012

RAI su iPad, finalmente streaming e catch up tv per iOS


Mi sembra proprio che la RAI sia sulla strada giusta con la nuova applicazione iPad che finalmente supera i limiti del portale Rai.tv sui tablet iOS. La app, disponibile da una decina di giorni, permette infatti di accedere agli streaming dei maggiori programmi televisivi in diretta e alla catch up tv di Rai Uno, Due, Tre e Cinque. Addio incompatibilità con la tecnologia Silverlight e con Flash. Sarebbe bello adesse vedere una applicazione iPad degna di questo nome anche per Radio RAI, ma non pretendiamo troppo.
L'aspetto interessante è che a quanto leggo sul comunicato stampa che mi è arrivato adesso, l'applicazione iPad è stata sviluppata internamente, dalle forze della ex-RaiNet oggi confluite nella direzione Nuovi Media. Io ero rimasto alle app come quella per Radio RAI su iPhone, uscita ormai parecchio tempo fa e giunta oggi alla versione 2.0, tra l'altro una delle prime della RAI. Allora per lo sviluppo era stata coinvolta Neo Network, oggi in Zodiak Active, del Zodiak Media Group di DeAgostini (in Zodiak c'è anche Magnolia). Ecco quello che si legge nel comunicato, secondo il quale la nuova app è già stata scaricata da 70 mila utenti.

Nuovo record di traffico per il web della Rai, che migliora a febbraio il risultato raggiunto il mese scorso. Con 174,3 milioni di pagine viste e 10,5 milioni di utenti unici, il web Rai cresce infatti rispettivamente del 39% e del 30% rispetto ai valori medi 2011 riportando un nuovo risultato positivo. A trainare, i nuovi portali Rai.tv e Rai.it - disponibili dal 18 gennaio - e la sempre maggiore integrazione dell’offerta Rai con i social network. Ottima accoglienza del pubblico anche per l’applicazione iPad di Rai.tv, con la quale è possibile seguire in diretta, in modalità replay e on demand la programmazione Rai. Dal rilascio, una settimana fa, Rai.tv è infatti costantemente in testa alle speciali classifiche delle app gratuite più scaricate. Ad oggi sono oltre 70.000 le applicazioni già scaricate. Per il direttore di Rai Nuovi Media, Piero Gaffuri: “Un’applicazione realizzata all’interno dell’Azienda dai tecnici di RaiNet, la dimostrazione concreta che oggi Rai ha risorse per essere leader anche sulle piattaforme innovative”. Tra i siti, il videoportale Rai.tv è in crescita costante , con quasi 68mln di pagine viste e 5,2 mln di utenti unici incrementando la media 2011 rispettivamente del 59% e del 39%. Altro significativo fattore di crescita sul totale dei domini Rai è la durata delle visite: 16 minuti e 40 secondi, più del 48% rispetto al 2011 (+146% per Rai.tv).

01 marzo 2012

Improvvisa chiusura dell'impianto onde medie RAI di Bologna-Budrio


L'annuncio di RaiWay si riferisce alla data del 28 febbraio, ma solo oggi la comunità dei radioappassionati e, con loro, il drappello di utenti che ancora utilizza le onde medie per sintonizzarsi sui programmi di Radio 1 (pochi, secondo me), hanno saputo che la frequenza di 567 kHz operativa dagli impianti di Budrio/Bologna, è stata disattivata a far data appunto dal 28 febbraio 2012. La voce di Radio RAI in onde medie, a Bologna, non esiste più. Ammetto che la perdita della voce di Lucio Dalla, per i bolognesi e per tutti noi, è incomparabilmente più grave, il vuoto che l'artista lascia è incolmabile. Ma la graduale scomparsa è davvero una tappa significativa nella lunga storia di questo mezzo di comunicazione.
La radiofonia che conosciamo è nata e cresciuta sulle onde medie, anche se facendo quattro conti la modulazione di frequenza può essere considerata quella con maggiore anzianità di servizio, considerando che un sacco di gente ascolta solo quello da 40 anni. Una antenna in onde medie è capace di coprire bacini di utenza molto vasti ed è questo il suo fascino, l'elemento che nel corso del tempo ha attirato migliaia di persone spingendole a trasformare il semplice ascolto in un passatempo divertente e formativo. Anche se l'ascolto diurno è penalizzato dalla fisica dell'atmosfera. Ma nella percezione collettiva le onde medie non esistono più da tempo e dal punto di vista di un grande broadcaster il mantenimento degli impianti a fianco della normale infrastruttura FM è un costo dai ritorni sempre più marginali, a fronte di un ascolto sempre più di nicchia.
Anche di notte, quando i segnali sono intensi a grande distanza, le onde medie sono disturbatissime dalla miriade di apparati elettrici ed elettronici che abbiamo in casa. Sono pronto a scommettere che dopo Budrio seguiranno quei pochi impianti "OM" rimasti attivi dopo la soppressione degli impianti di Radio Due e Tre nel 2004. [Aggiornamento al 2 marzo: Una fonte interna conferma che sarebbe in corso un piano di spegnimento - non ancora approvato a livello ministeriale - che lascerebbe accesa solo una dozzina di antenne. Al momento ce ne sono una quarantina. Del piano di graduale dismissione delle onde medie in Italia si parla da un paio d'anni almeno, immagino che i costi infrastrutturali siano ormai ingiustificabili a fronte del servizio effettivamente erogato. Se davvero dovranno restare in piedi dodici antenne, sarà presumibilmente in zone dove con l'FM ci sono grossi problemi di copertura. Il vero problema ormai, per chi ascolta in onde medie, è il rumore di fondo, che può essere molto elevato.]

Norvegia avviata allo switch-off: FM spenta nel 2017


La situazione non potrebbe essere più diversa, ma trovo istruttivo l'articolo che sull'ultimo numero di Tech-i la rivista dell'EBU, Øyvind Vasaasen dedica alla transizione dall'FM al DAB della Norvegia. Vasaasen è il responsabile della distribuzione del segnale di NRK, l'ente di stao norvegese, e presiede l'associazione Digital Radio Norway. Se la metà degli ascoltatori radiofonici (un parametro diverso da quello che deciderà lo switch-off o lo switch-over nel Regno Unito, dove la soglia da superare si misura sulla metà dell'ascolto complessivo in ore e quindi potrebbe penalizzare chi ascolta poco la radio) in Norvegia utilizzerà una piattaforma digitale entro il 2015 e la copertura territoriale della rete DAB sarà sufficientemente estesa (almeno pari all'attuale 99,5% dell'FM), la nazione scandinava spegnerà la radio digitale nel 2017. E' possibile anche uno slittamento al 2019 nel caso i due obiettivi non fossero raggiunti in tempo.
Tutta l'industria dei contenuti e dei terminali, spiega Vasaasen è molto motivata. In prospettiva il pubblico ha smesso di acquistare radio con la sola FM, i venditori di automobili promettono ricevitori DAB integrati nel cruscotto o soluzioni di upgrade, la stampa ha parlato molto bene della radio digitale e dei suoi vantaggi. Del resto in Norvegia ci sono aree che non ricevono più di quattro programmi radiofonici e con il DAB (che oltretutto passerà presto al DAB+) la scelta passerà in molti casi a 13-30 programmi. Dal punto di vista infrastrutturale gli attuali duemila impianti in FM si ridurranno a 600 con il DAB, che garantiranno comunque una migliore copertura anche per i numerosi tunnel che attraversano le montagne della frastagliata penisola nordica.
C'è da chiedersi che cosa intendano fare delle frequenze FM i norvegesi. Verranno cedute alle Telco o ad altri servizi? Saranno previsti degli spazi destinati alle emittenti comunitarie? Probabilmente la politica dello switch-off totale è stata decisa come forte incentivo al passaggio.

The decision to switch-off FM was a very brave one. The government risked bad publicity and the loss of votes from dissatisfied being forced to buy new receivers. But the press was surprisingly positive, and so were the radio audiences. After all, Norway is a very rural country where a lot of people only have access to 1 - 4 radio stations. They will now get 13 - 30. The announced switch-off has also given the parties involved a sense of security. Knowing that FM will cease affects the range of radio receivers on offer as well as buying patterns. No one wants to buy an FM-only radio as it will soon be obsolete. Most cars today come with a DAB receiver or it is offered as an upgrade option.
NRK still use the DAB standard, while some commercial stations have taken up DAB+. There will be a gradual transition to DAB+ and we will cover the entire country with fewer DAB transmitters than we use for FM today. We will need about 600 transmitters in total to cover the whole country, while we have over 2000 FM transmitters.
In Norway, we are building a robust and modern digital radio network that we think will be far better than today's FM network. All transmitting stations covering more than 5,000 inhabitants (total 90% of the population) have implemented the following forms of redundancy:

• Power back-up reserve through emergency electric generators
• Redundant signal delivery to the transmitters
• Duplicated transmitters and equipment
• Redundant clock synchronisation of the transmission signal

All new highway tunnels will come with DAB transmissions. Existing tunnels where only FM is installed will be upgraded to DAB in time for the switch-off in 2017.