
La cosa ha del clamoroso. Apple avrebbe deciso di non accettare più programmini per la ricezione di singole stazioni radio sul suo application store. Niente più singoli canali radiofonici su iPhone! Una emittente locale americana non affiliata a un grande gruppo, per esempio, non sarebbe più in grado di offrire ai suoi ascoltatori una app personalizzata per la fruizione dei suoi programmi.
Sono venuto a conoscenza di questo incredibile fatto da una fonte molto bene informata sui retroscena del mondo Apple, l'amico Fabio Zambelli editore e autore di SetteB.it, uno dei migliori magazine online Mac-oriented sulla piazza. Con grande piacere l'ho rivisto ieri alla conferenza stampa di Diego Piacentini per il lancio di Amazon.it e abbiamo anche parlato di radio perché con Fabio e altri colleghi osservavo che il ruolo di Amazon potrebbe essere molto importante per la promozione degli apparecchi radio DAB in Italia (in effetti ci sono già diversi modelli sulla filiale italiana dello store anche se temo si tratti di versioni britanniche non ancora aggiornate al DAB+).
Qualche ora fa Fabio mi scrive per dirmi che di lì a poco avrebbe pubblicato una notizia sull'incredibile decisione dell'App Store. Il suo post è molto bene informato e cita una fonte tedesca, iFun, che a sua volta ha ripreso la notizia comunicata Radiomag Online, una rivista telematica che cito spesso (Fabio mi ha dato un buco solenne!).
All'origine di questa vicenda c'è l'intervento su Radiomag da parte di James Barcus di DigitalJukebox, una piccola softwarehouse che sviluppa applicazioni radiofoniche. Da sei mesi a questa parte Barcus ha sviluppato decine di app per altrettante stazioni. Il 10 novembre Barcus, mentre era in attesa dell'approvazione delle ultime app caricate, James riceve una risposta dai responsabili dell'App Store: le applicazioni sono state respinte poiché secondo lo Store "non verranno più accettate applicazioni che consentono di ricevere lo stream di una sola stazione, d'ora in poi le app dovranno essere in grado di ricevere centinaia di flussi, altrimenti verranno considerate spam.» L'email contiene anche un paragone francamente offensivo: le app a canale singolo sono equiparate a quelle goliardiche "FART app", applicazioni-scherzo che generano il suono di un peto. La radio è solo robaccia.
Barcus non può credere ai suoi occhi e si rivolge a Steve Jobs in persona, che come avvenuto anche nel recente passato risponde direttamente: ci spiace, abbiamo deciso così. iFun ha successivamente aggiunto una precisazione di un'altra testata tedesca, Radioszene, dove viene citata la dichiarazione con cui Mikko Linnamäki il capo finlandese della società tedesca Liquid Air Lab, creatrice del player radiofonico Spodtronic per telefonini Nokia e nota sviluppatrice di radio app, rilancia la notizia e propone un modo di aggirare l'ostacolo: confezionare app in HTML5 ed evitare così il meccanismo di approvazione dello Store, visto che HTML5 può essere distribuito liberamente ed eseguito direttamente nello schermo di iPhone. Liquid Air Lab ha messo a punto un sistema, Myappstudio per creare app istantanee a partire da una pagina Facebook.
Linnamäki ha preparato un efficace grafico che visualizza le principali app nelle hit parade dell'App Store inglese: senza le app delle singole stazioni radio ci sarebbero decine di buchi.
Ricordo che c'è un nuovo sviluppatore italiano, Radio Touch, che sta scommettendo molto su una tecnologia che passa proprio attraverso le app per smartphone come veicolo di contenuti addizionali per tutte le stazioni radio. Essere esclusi dallo Store sarebbe il colmo per questa startup.
La perplessità di SetteB.it è forte ma io resto basito. Le applicazioni per iPhone sono al centro delle strategie crossmediali di moltissime stazioni americane, che attraverso iPhone cercano di affrontare il calo di interesse da parte di ascoltatori, soprattutto i più giovani, e degli inserzionisti pubblicitari. Le statistiche confermano che gli smartphone grazie ai singoli stream stanno diventando un temibile concorrente di radio e autoradio. Togliere a una emittente questa opportunità può tradursi in un grave danno di immagine. E che dire delle decine di stazioni radio pubbliche che hanno una offerta limitata? Anche la app della nostra RAI mette in stream meno di dieci stazioni. Verranno rimosse anche loro?
Il sistema operativo Android sta già superando le vendite di iOs negli Stati Uniti e in Asia. La stupidità della politica di controllo che Apple sta esercitando sul suo ecosistema lascia completamente senza parole. Una cosa è contestare una tecnologia come Flash per le sue potenziali instabilità tecniche. Tutt'altro è stare a sindacare su quante stazioni radio si possono ascoltare con una applicazione. Ma come, Apple protegge tutto quello che nasce nelle sue fucine e una povera stazione radio deve rassegnarsi ad annegare i suoi contenuti in aggregatori per nulla fidelizzanti?