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11 dicembre 2010

Centro radiomedico, ancora minacciato dai tagli

Ci risiamo. Il Centro italiano radiomedico, che fornisce attraverso diversi canali di comunicazione un esclusivo servizio di telesoccorso rivolti al personale marittimo in navigazione, è ancora una volta minacciato dal taglio dei già magri finanziamenti. Nella homepage del servizio, unico al mondo e impegnato infatti su scala internazionale, è apparso un comunicato molto accorato:

COMUNICATO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL CENTRO INTERNAZIONALE RADIO MEDICO (C.I.R.M.)

SALUTE IN MARE A RISCHIO?

Il 2010, anno internazionale della Gente di Mare, ed anche ricorrenza del 75° anniversario della fondazione del Centro Internazionale Radio Medico (C.I.R.M.), potrebbe essere ricordato come un anno negativo in termini di tutela della vita e della salute della Gente di mare.
Infatti, la Manovra Finanziaria del maggio u.s., ha decurtato del 50%, per gli esercizi 2011-2013, il contributo dello Stato al C.I.R.M. quale Centro Italiano Responsabile dell’Assistenza Telemedica Marittima (TMAS). Pur consci della necessità di assoluto rigore nella gestione della spesa pubblica e di importanti interventi di riduzione della stessa, non si può non osservare che tale misura rischia di compromettere gravemente l’operatività del C.I.R.M. ed il mantenimento degli attuali, elevati, standard assistenziali che la Fondazione eroga. Standard che fanno del C.I.R.M. il principale Centro al mondo di assistenza medica ai naviganti e che comportano il mantenimento di un servizio di diagnosi e cura ad estensione planetaria, svolto in italiano ed inglese, per 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno.
Sulla questione ho ricevuto un commento di Francesco Riganello, un amico di Radiopassioni che ha lavorato come operatore nelle stazioni costiere italiane. Francesco sottolinea che una cosa è ridefinire le priorità e gli obiettivi della spesa per il welfare, un'altra è sopprimere un servizio che da ben 75 anni (il CIRM è stato fondato nel 1935!) affianca gli operatori di una professione molto rischiosa e isolata con una consulenza puntuale e altrettanto professionale. Che oltretutto - mi permetto di aggiungere - va esattamente in direzione della attuale filosofia di "remotizzazione" dell'assistenza medica che molti ospedali applicano per ridurre la spesa e aumentare la loro efficienza. I telemedici del CIRM non chiedono poi chissà quali risorse, certo meno di quello che costano, singolarmente, molte delle follie e dei privilegi di una classe politica di inqualificabile mediocrità:
«Salute in mare a rischio? Cosi, laconicamente apre il comunicato del consiglio d’amministrazione del C.I.R.M (Centro Internazionale Radio Medico). Proprio nell’anno internazionale della Gente di Mare, la manovra finanziaria ha operato una decurtazione del 50% dei fondi destinati al Centro dalla legge 647 del 1996. L’attività d’assistenza sanitaria ai marittimi rischia cosi un drastico ridimensionamento se non addirittura la cessazione. La storia si ripete e purtroppo a cicli veloci se si pensa che nel 2008 proprio a causa di un ennesimo taglio, l’attività di guardia medica via radio del C.I.R.M sia stata per un certo periodo ridimensionata, non potendo assicurare i turni h24 del personale medico. Si rimane sicuramente perplessi, poiché la continuità d’assistenza ai naviganti in caso di malattia o infortuni a bordo, merita sicuramente una sensibilità diversa. Non è possibile applicare gli stessi canoni di un piano di rientro economico a un servizio ad alto valore sociale. E’ vero che il costo del Welfare ha bisogno di essere indirizzato per livelli di priorità, ma allora qual è il prezzo della salvaguardia della vita umana in mare? Probabilmente vi sono elementi per una ridefinizione dell’attività del Centro, ma non certamente per una cancellazione della ‘identità e soprattutto della funzione sanitaria. In attesa di interventi governativi il C.I.R.M. si rivolge allora direttamente alla sensibilità del cluster marittimo italiano e a tutti coloro i quali, con ogni mezzo e possibilità, vogliano porgere il proprio aiuto, che ricordo , fiscalmente detraibile. I radioamatori della sezione ARI di Trapani (http://www.aritp.it/) hanno ricordato il 75° anno di fondazione del C.I.R.M con un diploma speciale, ma purtroppo il 2010 rischia di essere ricordato per più infauste vicissitudini.»

05 giugno 2008

Rischia di chiudere il radio ospedale dei marinai

Un pezzo di storia della radiofonia per la navigazione marittima rischia di chiudere i battenti tra l'indifferenza generale. Il Centro Italiano Radiomedico ha svolto per 73 anni una funzione umile ma preziosa per gli equipaggi delle navi, offrendo assistenza medica a distanza attraverso i collegamenti radio. Non tutti i bastimenti possono permettersi un medico di bordo: i medici in forza al CIRM sono in grado di dare indicazioni diagnostiche e spiegare come prestare le prime cure coinvolgendo il personale non tecnico e basandosi sulla descrizione dei sintomi e sui farmaci eventualmente disponibili sulle navi (sul sito è possibile richiedere un manuale che spiega come tenere una farmacia di bordo sufficientemente attrezzata).
Ricordo molto bene, negli anni settanta, le trasmissioni di un CIRM ancora attrezzato con i suoi impianti in HF. In caso di emergenza era possibile contattare il centro direttamente. Naturalmente queste trasmissioni non esistono più. Oggi i contatti avvengono attraverso il telefono satellitare, ma a quanto vedo sul sito del Centro è ancora possibile inoltrare una richiesta attraverso le frequenze delle stazioni costiere.
Questo fino al primo luglio di quest'anno, data in cui il CIRM, fondato nel 1935, sarà costretto a chiudere con tutti i servizi, a esclusione delle urgenze estreme. Un avviso apparso qualche giorno fa al posto della home page principale, spiega che non ci sono più soldi. Il Centro viene finanziato con soldi pubblici, in ottemperanza alle disposizioni dell'International Maritime Organization che prevedono anche in Italia l'istituzione di un centro nazionale responsabile dell'assistenza telemedica marittima. Il CIRM collabora in questa missione con il Centro nazionale di coordinamento per la ricerca e il soccorso in mare (IMRCC), identificato nel comando generale delel Capitanerie di Porto e con gli altri centri di teleassistenza internazionali. Una legge dello Stato del 1995 aveva fissato un contributo pari a 775 mila euro, poca roba per uno studio medico che nella sua lunga ha curato gratuitamente 60 mila marinai di ogni nazione e che ancora nel 2007 ha curato quasi duemila pazienti in mare e ha collaborato alla riuscita di 65 missioni di soccorso aeronavale.
Le successive leggi finanziarie, però, hanno successivamente decurtato questi fondi, fino ai 606 mila euro del 2008. Somma scesa a mezzo milione di euro. "Importo assolutamente insufficiente ad assicurare i servizi vitali della Fondazione," leggo sul sito del CIRM. “Senza misure finanziarie urgenti da parte del Governo in favore del C.I.R.M. questa Nobile Fondazione, conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, sarà costretta a considerare conclusa la sua missione umanitaria e riconsegnare al Governo Italiano le responsabilità relative alle sue funzioni di Centro Italiano Responsabile dell’Assistenza Telemedica Marittima,” ha dichiarato il presidente di questa Onlus, Ammiraglio medico Agostino Di Donna.
Nel furore di noi giornalisti contro gli sprechi di Stato il CIRM rischierebbe di passare per uno dei soliti enti inutili, insieme ai vari comitati per la tutela della cipolla gialla o l'associazione delle vedove dei caduti sul Piave. E forse le duemila persone curate grazie ai consigli dei dottori via radio (o satellite) non valgono la posta in gioco, per chi si deve misurare con il deficit delle casse italiane. Dubito che a qualcuno verrà in mente di fare qualcosa.