13 febbraio 2012

Una guida al mondo segreto delle radiocomunicazioni digitali


Sulle onde corte della radio, oltre alle emittenti internazionali e ai radioamatori, trasmettono numerosissime stazioni cosiddette "utilitarie": navi e aerei civili e militari, eserciti, corpi di polizia, sonde meteorologiche, ambasciate, missioni umanitarie, imprese di costruzioni. Quasi tutte queste stazioni ormai non comunicano attraverso la voce ma utilizzando sofisticati modi telegrafici digitali che ottimizzano il volume di informazioni trasportabili su canali che in genere hanno una scarsa affidabilità propagativa e non possono offrire le ampie larghezze di banda delle frequenze satellitari. Rispetto al satellite, le "alte frequenze" (HF) delle onde corte offrono però costi molto contenuti e spesso utilizzano attrezzature più snelle e facili da dispiegare in tutte le situazioni.
Chi vuole scoprire per la prima volta questo segmento misconosciuto delle radiocomunicazioni o approfondire le sue attuali conoscenze, ha ora a disposizione una bellissima guida intitolata "Utility DXing: A Primer", appena rilasciata dal giornalista e radioamatore tedesco Nils Schiffhauer, DK8OK, instancabile divulgatore di molte specializzazioni del radiantismo, fino ai più recenti sviluppi legati alle tecnologie SDR, software defined radio. La guida si può scaricare gratuitamente sia in formato pdf sia nel formato iBook di Apple iPad in una versione multimediale davvero pregevole.
Il monitoraggio del traffico utilitario (e di quello generato dalla comunità radioamatoriale, anch'essa impegnata sui diversi fronti della comunicazione non-vocale) descritto da Nils può essere un'attività molto avvincente e istruttiva, proprio per l'impiego di codifiche e software sofisticati. Ma è importante per chi la pratica in ambito extra-professionale tenere in debito conto le normative che quasi ovunque vietano in modo esplicito di divulgare il contenuto delle trasmissioni "casualmente" intercettate. In genere le normative in questione non vengono applicate con eccesivo rigore, ma tutti gli hobbysti hanno il dovere di esplorare gli aspetti tecnici delle telecomunicazioni utilitarie con grande senso di responsabilità, sapendo che alcune possono essere molto sensibili.
Il manuale preparato da Nils Schiffhauer è focalizzato in modo specifico sull'ultima generazione di programmi per personal computer utilizzati per la decodifica dei modi digitali in HF. In particolare molti esempi si basano su Krypto500, un software (credo di origine ceca) da 7.400 dollari in grado di decodificare decine di modi digitali civili, militari e commerciali. Vengono però citati e direttamente utilizzati per gli esempi di ricezione altri software: GX430 della Rohde & Schwarz, Code3-32P della Hoka e W-Code della storica Wavecom. Tutti questi prodotti sono caratterizzati da fasce di prezzo all'altezza del loro target di mercato: autorità militari e civili, ministeri degli interni e degli esteri, aziende, enti che utilizzano in prima persona questi sistemi di comunicazione.
Fortunatamente gli hobbysti e i radioamatori possono tuttavia contare su software molto più abbordabili o addirittura gratuiti. Due i programmi di riferimento (la quasi totalità della produzione software amatoriale nell'ambito dei modem HF si rivolge alla piattaforma Windows): MultiPSK (Win); CocoaModem (Mac); FLdigi (multipiattaforma) e infine Sigmira, un demodulatore DSP che decodifica anche diversi modi digitali (Win/Linux).
Ma torniamo al manuale di Schiffhauer, il quale si conferma ancora una volta provetto utilizzatore di strumenti di desktop publishing e di computer based training. Per la versione iPad della sua guida, ricca di gallerie fotografiche e filmati realizzati dal vivo, è stato utilizzato il nuovo strumento di editing iBooks Author (ricordo che un iPad equipaggiato con app iBooks può acquisire direttamente la guida dal sito di Nils, o che il trasferimento può avvenire sincronizzando l'iPad con il computer che ha effettuato il download, avendo cura di aggiungere il file alla libreria integrata in iTunes).
La guida è piena di esempi di schermate e di consigli per l'uso dei software per la decodifica in tandem con gli attuali ricevitori commerciali Software Defined, come il Perseus di Microtelecom. Tutti i decoder professionali oggi sono ingegnerizzati per svolgere il loro lavoro agendo direttamente sulle sorgenti in quadratura, i "versori" I/Q in uscita dei mixer zero-IF tipici degli attuali front end SDR. Quello di Nils - che va doppiamente ringraziato per la generosità di un impegno finalizzato esclusivamente alla promozione dell'hobby della radio - è un lavoro eccezionale che svela molti retroscena segreti di un mezzo di comunicazione affascinante e tutt'altro che obsoleto.

09 febbraio 2012

Jil (generazione) FM, il nuovo canale "100% giovane" della radio nazionale algerina


La frequenza, 531 kHz, all'estremo inferiore delle onde medie, è già abbastanza inusitata per un contenuto musicale come questo. Onde medie e musica rock hanno imboccato strade a dir poco divergenti. Ma se in più consideriamo che l'origine di questa musica è il deserto algerino il disorientamento è totale. Eppure è così: sintonizzandosi sui 531 in queste fredde sere di febbraio, nell'inverno del discontento di Alemanno, è facile incappare in un concerto live heavy metal, come quello riportato in questo videoclip. Del resto la frequenza in questione è estremamente regolare dalle nostre parti. I due impianti di Ain Beida su 531 e di Sidi Hamadouche sui 549 kHz utilizzano 300 kW di notte e vantano due imponenti tralici di 270 metri: la frequenza di 531 kHz qui a Milano è praticamente locale, più debole ma ben distinguibile è quella dei 549 kHz.




Merito del nuovo canale della Radio Algérienne, Jil FM, (Generation FM), che a dispetto del nome si può ascoltare attualmente da una singola frequenza FM della regione di Algeri (i 94.7) mentre il grosso della copertura è assicurata da due impianti in onde medie su 531 e 549 kHz, rispettivamente a est e nell'ovest del Paese. Jil FM è stata inaugurata a metà gennaio ed è rivolta espressamente al pubblico giovane, con studi completamente digitalizzati e una strategia di comunicazione forse più moderna di RAI Radio 2. Sulla pagina Facebook della nuova redazione, il direttore della radio algerina Tewfik Khelladi è intervenuto, ancora prima dell'inaugurazione ufficiale, per rispondere in diretta alle domande degli ascoltatori. Uno scambio quasi tutto in francese ed estremamente franco.
Alla conferenza stampa di presentazione Khelladi ha ribadito che il 65% del nuovo canale "100% jeunesse", sarà musicale. Di questo il 60% sarà occupato da produzioni algerine, il 40% da musica internazionale. Perché questo è quello che chiedono i giovani algerini. Non dimentichiamo che Internet in Algeria non è il mezzo universale che ha strappato le nuove generazioni ai media tradizionali, una programmazione come quella che si può ascoltare oggi su Jil FM può avere un grosso seguito. Come del resto è avvenuto nella vicina Tunisia con i suoi nuovi network commerciali. Riuscirà l'ente radiotelevisivo algerino a conciliare le esigenze, diversissime, dell'ascoltatore di Jil FM e del pio utente del canale coranico di Radio Coran? Sarebbe una bella vittoria per la democrazia e la pacificazione del Nord Africa.

Parigi, coup de foudre per il DAB+ multiplex forse già da quest'anno

Dopo la falsa partenza del T-DMB molti erano convinti che il dossier della radio digitale in Francia fosse ormai chiuso. Troppa diffidenza sui costi di uno standard che i francesi avevano scelto in netta contrapposizione con il resto dell'Europa (oddio, anche gli italiani hanno sperimentato il T-DMB). E invece lo scorso anno sono arrivati i test metropolitani di Lyon e Nantes e nel giro di pochissimo gli umori sono cambiati. Intervenendo a Parigi al salone Le Radio, conclusosi martedì, il consigliere del CSA (l'autorità garante dell'audiovisuale francese) Rachid Arhab si è detto particolarmente ottimista. Arhab ha anche citato Le Figaro, secondo il quale Radio France sarebbe intenzionata a investire oltre 6,5 milioni di euro nei media digitali. Il legislatore francese potrebbe sancire nel giro di poco tempo l'adozione della norma DAB+ dando modo al CSA di bandire già entro quest'anno le prime gare di assegnazione dei multiplex DAB+ offerti ai cugini d'Oltralpe. A quel punto il discorso delle modulazioni radiofoniche numeriche in Europa comincerebbe a farsi davvero interessante per editori e costruttori di apparati.

Ce lundi 6 février 2012, Rachid Arhab était l'invité du salon Le Radio. Le conseiller du CSA, spécialiste de la radio numérique, a annoncé qu'Eric Besson, le ministre chargé de l'économie numérique avait donné un accord de principe pour un rajout de la norme DAB+ dans les textes.
Par contre, Frédéric Mitterrand, le Ministre de la Culture et de la Communication n'a toujours pas donné de réponse. Une fois les accords ministériels délivrés, il faudra aussi attendre que Bruxelles s'exprime sur le sujet, ce qui ne devrait pas poser de problèmes vu que le DAB+ est adopté par tous les autres pays européens.
Rachid Arhab estime donc pouvoir "lancer avant fin 2012 un appel conséquent qui ferait qu'on arrêterait de se demander si la RNT peut fonctionner." Cette fois-ci, le lancement de la RNT se ferait en même temps sur une très grande partie du territoire et non plus sur trois régions.
Les responsables du SIRTI ont demandé une fois de plus que le CSA n'attende pas et délivre dès à présent les autorisations pour les dossiers qu'il a sélectionnés en 2009. Tout ira très bien sauf si... il y a quelques changements dans l'univers politique français dans les prochains mois.
En tout cas, Rachid Arhab s'est félicité du bon article sur la RTNT paru ce lundi matin dans Le Figaro.

DAB a bordo dell'auto, le soluzioni after market di Pure e Connects2

Tra una decina di giorni Pure Italia presenta a Milano il modello Pure Highway 300Di, un accessorio capace di abilitare alla ricezione DAB+ un'ampia gamma di modelli di autoradio convenzionali. Highway 300Di è compatibile con numerose marche di car radio e richiede una semplice procedura di installazione, che però dev'essere effettuata da tecnici specializzati.
In attesa che l'industria dell'autoradio "integrata", ossia i modelli che vengono direttamente inseriti nel cruscotto delle vetture nuove, si adegui al DAB con apparecchi di serie, cresce l'interesse da parte dei fornitori del cosiddetto after market, i ricevitori che vengono montati nell'automobile successivamente all'acquisto. Sempre dal Regno Unito arriva per esempio la soluzione AutoDAB, sviluppata da Connects2. Anche qui si tratta di un prodotto riservato ai tecnici installatori, costituito da un box di ricezione e un controller da montare sul volante della vettura. I segnali ricevuti via DAB vengono rimodulati in FM e le informazioni di testo vengono codificate in RDS (a differenza di quanto accade con l'accessorio Pure, dotato di un suo display autonomo). Abbastanza furbo mi pare, ma niente che possa competere con una autoradio DAB "nativa".





Dal 14 febbraio al Museo del Risorgimento di Milano un ciclo dedicato al "Segreto"

Non capita tutti i giorni di assistere a una discussione pubblica, approfondita ma non strettamente riservata agli addetti ai lavori sul tema del "segreto", inteso proprio come attività di raccolta, classificazione, trasmissione di informazioni riservate. Ci provano gli organizzatori di un ciclo di incontri, intitolato appunto Il segreto. Spionaggio, Intelligence e modelli culturali, organizzato da Massimo Rizzardini e Andrea Vento al Museo del Risorgimento di Milano. Il ciclo avrà inizio il prossimo martedì alle ore 18 e si concluderà il 17 maggio prossimo, con cadenza settimanale.
Conoscete la mia passione per la crittografia ma qui - anche se il primo incontro vedrà Massimo Rizzardini e Paolo Preto discutere proprio di questo argomento con "La chiave. L’invenzione della crittografia in età moderna" - abbiamo a che fare non tanto con gli aspetti tecnici, matematici o ingegneristici della crittografia e della trasmissione "protetta", quanto piuttosto con i risvolti storici, sociali, politici dell'intelligence in senso anglosassone e delle comunicazioni riservate. Non che questo tolga interesse a una iniziativa che a quanto ne so è una prima del genere, almeno qui a Milano.
Dopo aver ricevuto l'invito attraverso Facebook ho cercato di approfondire, in attesa, confido, di poter parlare direttamente con gli organizzatori. Massimo Rizzardini, lavora in ambito accademico come storico della filosofia ed è editor di Lupetti, oltre che curatore per questa casa editrice di una propria iniziativa editoriale (I rimossi, una collana di autori letterari per così dire "scomparsi" o dimenticati, per varie ragioni, dopo un iniziale successo di pubblico). Andrea Vento è un giornalista, direi di area conservatrice anche se ha firmato su Limes, autore di un interessantissimo saggio, In silenzio gioite e soffrite (Il Saggiatore, 2010) che racconta la storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra Fredda. Rizzardini inaugura il ciclo di incontri martedì prossimo dialogando con un altro ricercatore che si è occupato di storia dell'intelligence. Paolo Preto, infatti, che lavora all'Università di Padova, ha scritto, sempre per Saggiatore/NET, un monumentale I servizi segreti di Venezia. Spionaggio e controspionaggio ai tempi della Serenissima (lo si può leggere in parte in rete su Google Books).
Insomma, una serie di conferenze che promette di essere quanto mai stimolante. Altri dettagli si possono trovare sul sito Web evidentemente creato per l'occasione ma lasciato ampiamente incompleto (il cms è Wordpress). Spero che il lavoro prosegua e intanto vi suggerisco di cliccarci sopra per trovare l'elenco completo delle conferenze. Il comitato scientifico di "Segreto" accoglie esperti di matrice più storico-filosofica o politico-sociologica che scientifica. Tra essi troviamo per esempio Claudio Bonvecchio, di cui deve avermi parlato un caro amico filosofo che con questo docente dell'Università dell'Insubria (filosofo teoretico di formazione ma docente di scienze sociali) sta per conseguire un secondo dottorato. Ma anche lo storico (allievo di De Felice) Mauro Canali, il filosofo, letterato e traduttore dallo svedese Enrico Tiozzo e Morris Ghezzi, filosofo del diritto e autore di una storia della Massoneria italiana, "Il segno del compasso" (Mimesis, 2005).
Mi sembra proprio che l'iniziativa nasca in un contesto culturale e politico abbastanza controcorrente e non lo dico certo con intento polemico, anzi. È una positiva dimostrazione di maturità e varietà dell'offerta intellettuale italiana, al di là (finalmente!) della triste mediocrità del dibattito squisitamente politico, o meglio partitico, cui la televisione ci ha assuefatti in questi anni. Personalmente devo dire che mi stimola molto l'approccio storiografico a una materia come la crittografia, che affonda invece molte sue radici nel bacino della "filosofia naturale". La nostra generazione, tra Seconda Guerra mondiale e avvento delle reti telematiche, è abituata a pensare ai linguaggi cifrati in termini molto tecnici, ma non bisogna dimenticare che anche le scuole crittografiche britanniche e americane nascono in ambienti accademici assai più ibridi, reclutando matematici, logici ma anche filosofi, linguisti, letterati (e del resto il software stesso è un territorio molto frequentato dai filosofi del linguaggio). Il merito degli organizzatori de Il segreto è anche quello di aver inquadrato il fenomeno in modo molto più equilibrato e interdisciplinare, mescolando umanesimo e tecnologia. Tra gli oratori presenti ai convegni ci sarà anche Giuliano Tavaroli, il manager della sicurezza di Telecom Italia che fu al centro delle indagini (e dei processi, Tavaroli ne è uscito con il patteggiamento) per lo scandalo delle intercettazioni Telecom-Sismi e oggi ha una società di consulenza chiamata Dual Risk Management. Difficile sfuggire al fascino intellettuale della riservatezza, anche quando utilizza canali per definizione oscuri e incontrollabili, finendo spesso per lasciarsi dietro una scia di vittime, paure e sopraffazioni.

08 febbraio 2012

Myanmar, una nuova stazione a onde corte dallo stato del Rakhine

Dopo che una ventina di giorni fa era stata segnalata in India una stazione probabilmente birmana sulla frequenza di 7100 kHz (in piena banda radioamatoriale, ma non è l'unica a invadere uno spazio che un tempo era condiviso tra stazioni amatoriali e broadcast), oggi sempre dall'India si è propagata attraverso le mailing e i gruppi di discussione su Internet una griglia di programmazione completa relativa alla Rakhine Broadcasting Station, una dei nuovi organismi che a Myanmar, dal 2009, avevano rotto in FM il monopolio della radio nazionale birmana (ecco un articolo apparso sull'edizione online del Mynamar Times). Rakhine è uno degli stati della federazione birmana e secondo le fonti indiane l'emittente avrebbe iniziato a trasmettere anche in onde corte con una selezione di lingue minoritarie. Ecco gli orari UTC e le lingue/frequenze utilizzate:

Morning
2330 to 0030 Chin 7110 kHz
0030 to 0130 Kachin 7110 kHz
0130 to 0230 La 9590 kHz
0230 to 0330 Po 9590 kHz

Afternoon
0530 to 0630 Geba 9590 kHz
0630 to 0730 Kokang 9590 kHz
0730 to 0830 Karen 9590 kHz
0830 to 0930 Shan 9590 kHz

Evening
1030 to 1130 Kayah 7345 kHz
1130 to 1230 Gekho 7345 kHz
1230 to 1330 Mon 7345 kHz

Quando verso le 00.30 (le 23.30 UTC) mi sono accorto che a Milano una portante arrivava su 7110, mi sono spostato su uno degli ormai numerosi ricevitori SDR accessibili via Internet in molte località del mondo attraverso il network di Websdr.org. Il fischio della portante si è trasformato in un segnale molto robusto, con musiche decisamente del sud-est asiatico.
Ecco il clip che ho registrato controllando a distanza una radio SDR installata nelle isole Canarie:



Se questa è veramente la Birmania arriva sorprendentemente bene. Grazie agli amici dell'India DX Club International e a DXLD del solito Glenn Hauser per le notizie, è buffo che proprio una nazione così chiusa come la Birmania abbia imboccato una strada in totale controtendenza rispetto al generale declino delle onde corte. Un segno di incipiente, attesissima democrazia?

06 febbraio 2012

Va in scena la scrittura per le orecchie di AutoreVole

Manca poco ormai al debutto teatrale di AutoreVole, il ciclo di "audiodrammi" promosso dalla Fonderia Mercury di Sergio Ferrentino. In questi giorni a Milano è stato presentato il ciclo che prevede per il momento tre date: il 25 febbraio (Radiogiallo, di Carlo Lucarelli), il 24 marzo (Il contabile e le murene, di Pino Corrias) e il 28 aprile (Le madri atroci, di Sandrone Dazieri con Emanuela Cocco). La formula è in comune: ai tre autori sono stati commissionati dei radiodrammi teatrali che verranno interpretati sul palcoscenico dell'Elfo Puccini di Milano e in seguito verranno distribuiti attaverso Internet. La radio potrà sicuramente essere un contesto di diffusione di queste opere ma qui, come sottolinea oggi Lucarelli in una intervista al freepress City, si tratta di "scrivere per le orecchie", un'esperienza diversa dal solito per un autore. Per questo motivo l'ideatore di questa iniziativa preferisce parlare di audiodrammi.
Sono molto curioso di ascoltare queste produzioni. La prima si intitola appunto Radiogiallo ed è ambientata nel 1940, in un piccolo studio dell’E.I.A.R., l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, dove sta per iniziare la diretta del radiodramma Il mistero del Labirinto quando per ordine del Ministero della Cultura Popolare, su direttiva del Duce stesso, bisogna cambiare il finale. L’assassino, seconde le direttive, non può essere un italiano. È così che, tra la comparsata di un’attrice famosa e l’ispezione di un Console Generale della Milizia, attori, rumorista e il regista cercano di trovare un colpevole. Il microcosmo della radio diventa lo specchio di una realtà sotto censura nella quale il raccontare è l’ingegnarsi a trovare scappatoie. Dieci anni dopo, nello stesso piccolo studio, la stessa troupe e una nuova produzione. Poco prima della diretta lo stesso problema: bisogna cambiare il finale. L’Onorevole non vuole che l’assassino sia un prete...

05 febbraio 2012

"Operazione Polo Nord", in un film italiano anni 50 la guerra radiofonica tra tedeschi e inglesi

Nel grande carniere cinematografico di Fuori Orario, questa notte su Rai Tre, è finita una rara pellicola anni 50 che narra la vicenda - non ancora del tutto chiarita - di una rete spionistica organizzata dal SOE (Special Operation Executive) britannico nell'Olanda già occupata dai nazisti. Gli agenti, cittadini olandesi "piantati" dallo spionaggio inglese in diverse località dei Paesi Bassi per raccogliere informazioni e affiancare la resistenza, operavano ovviamente via radio ma le trasmissioni furono intercettate dall'Abwehr, il controspionaggio dell'Esercito tedesco, grazie alle attività della sezione IIIF guidata da Hermann Giskes. Anche attraverso le individuazioni radiogoniometriche effettuate dagli agenti di Giskes, le spie anglo-olandesi inviate già a partire dal 1941 vennero catturate, imprigionate e molte di loro finirono davanti ai plotoni di esecuzione.
Non si esaurì con questo la cosiddetta Unternehmen Nordpol, l'operazione Polo Nord. Ci sono, a tutt'oggi parecchi retroscena oscuri. Giskes era entrato in possesso dei cifrari utilizzati per le trasmissioni e si comportò come avrebbe fatto qualunque ufficiale del controspionaggio che si rispetti: continuò a utilizzare quei codici per depistare e cercare di ottenere informazioni proprio dai mandanti originari della missione. Da questo punto in poi la storia, divulgata da Giskes in persona in un libro pubblicato in olandese pochi anni dopo la fine della guerra (ma il suo primo racconto avvenne attraverso un radiodramma), non è del tutto chiara sul versante britannico. Il SOE ricevette un rapporto allarmato dal suo capocrittografo Leo Marks (anche lui autore di un avvincente libro di memorie "Between Silk and Cyanide: A Codemaker's Story 1941-1945", apparso nel 1998), il quale si era accorto che i presunti agenti utilizzavano sì i codici ma non sempre trasmettevano i preamboli di sicurezza concordati per contrassegnare le comunicazioni "genuine". Anche quando non c'erano segni di compromissione, Marks aveva osservato che la decifrazione dei messaggi avveniva senza nessun errore, cosa piuttosto improbabile se a codificare il "plaintext" fossero stati dei veri agenti, inesperti e impauriti, e non i professionisti al comando di Giskes. Marks aveva insomma intuito che i segnali ricevuti arrivavano, con tutta probabilità, dai tedeschi.
Quello che dopo la guerra divenne noto come "Englandspiel", il "gioco con l'Inghilterra", proseguì fino al 1944, prima che il SOE reagisse in modo netto. La resistenza olandese continuò a ricevere materiali, nuovi agenti arrivarono in Olanda e questo nonostante gli avvertimenti di Marks e la consapevolezza che qualcosa potesse essere andato storto. Secondo una versione di fonte britannica i responsabili dell'operazione olandese stavano facendo il triplo gioco, lasciando appositamente che i tedeschi credessero di avere il controllo della situazione. Altri ipotizzano addirittura delle infiltrazioni tedesche nelle alte sfere del servizio. Nelle sue memorie Marks fa capire che dietro le indecisioni del SOE (che forse costarono la vita di agenti e partigiani che avrebbero altrimenti potuto dileguarsi per tempo) c'erano, in parte, le solite gelosie e rivalità tra servizi.
La data di produzione del film italiano trasmesso da Fuori Orario, interpretato da Curd Jürgens e diretto da Duilio Coletti, un regista abruzzese scomparso nel 1999 e realizzatore anche di un documentario sullo sbarco di Anzio, non è chiara neanche lei. La pellicola intitolata "Londra chiama Polo Nord" dovrebbe essere del 1955, una data molto a ridosso della pubblicazione delle memorie di Giskens. La sceneggiatura è sorprendentemente accurata nelle prime scene che descrivono le operazioni di intercettazione. In apertura, dopo alcune scene di fucilazione dei prigionieri catturati, il film mostra la sala operativa del controspionaggio tedesco coordina gli spostamenti di un camioncino attrezzato e di due altre stazioni riceventi che effettuano la triangolazione. Gli agenti olandesi, sorpresi mentre segnalano in Morse (sulla frequenza di "2682", che potrebbe anche essere 26,82 metri, o un numero completamente inventato dalla sceneggiatura), cercano di liberarsi del loro apparato portatile ma la polizia segreta tedesca riesce a catturarlo facendo irruzione in una casa di Amsterdam. Ci sono anche diverse scene sulla decifratura e sulla cattura delle missioni che continuavano a essere inviate da Londra. Secondo le critiche il film tende successivamente a virare sul melodramma: all'epoca però non c'era sicuramente la distanza necessaria per un lavoro di ricerca più accurato e soprattutto non c'erano tutti i documenti che sarebbero stati desecretati solo molti anni dopo l'uscita della pellicola di Coletti.
Oggi su Internet si trovano molti dettagli. Dell'Englanspiel si sono occupati storici, giornalisti e registi di documentari. Ma la certezza su chi siano stati gli ingannati e gli ingannatori, di fatto non c'è e forse non ci sarà mai. Adri Wijnen, un olandese parente di uno degli agenti dell'Operazione Polo Nord (Joseph Bukkens, giustiziato a Mauthausen nel 1944), ha realizzato un sito molto ricco di documenti e fonti storiche. Il suo obiettivo è fare giustizia nei confronti di decine di uomini che, nella migliore delle ipotesi, sono stati sacrificati senza troppi complimenti sull'altare della real politik di una guerra molto più grande di una delle sue tante, "piccole" operazioni.

02 febbraio 2012

FFT e SODA, ancora più veloce la trasformata di Fourier

In occasione di SODA 2012, il simposio sugli algoritmi discreti della ACM-SIAM un team di ricercatori del MIT ha presentato una versione ottimizzata di una precedente versione "sparsa" dell'algoritmo FFT, o Fast Fourier Transform. La procedura consente di modellare l'andamento di un segnale nel tempo attraverso le sue principali componenti frequenziali. Un'onda sinusoidale pura ha una unica componente, la sua frequenza fondamentale, ma anche i segnali più complicati e variabili possono essere "frantumati" in una serie di valori discreti, di coefficienti assegnati alle singole frequenze che lo compongono. In questo modo manipolare l'informazione originaria diventa molto più facile, ma ovviamente richiede del tempo di calcolo.
Introducendo delle approssimazioni rispetto all'FFT originale (sviluppato negli anni 60 da James Cooley e John Tukey), questo nuovo algoritmo permette di ridurre di parecchio i tempi di esecuzione di una trasformata di Fourier - la tecnica fondamentale per il trattamento numerico di un segnale analogico (analisi, compressione, filtraggio) - o viceversa consente di utilizzare risorse di calcolo meno impegnative. Per i matematici del MIT il guadagno può essere cospicuo, addirittura di un fattore dieci. E' ancora presto per capire quali potranno essere i risvolti pratici di questa scoperta, ma considerando che la trasformata veloce è uno dei capisaldi di tutti i programmi per la software defined radio potrebbe esserci una ricaduta positiva, per esempio con software di demodulazione e filtraggio ancora più efficienti o rapidi.
Per i più versati in matematica ecco un articolo da iProgrammer che spiega meglio le caratteristiche del nuovo algoritmo. Qui invece ci sono i link alla pagina Web del gruppo di ricercatori del MIT e ai loro articoli

Haitham Hassanieh, Piotr Indyk ,Dina Katabi, and Eric Price. PDF

Nearly Optimal Sparse Fourier Transform (la versione appena presentata al SODA)
Haitham Hassanieh, Piotr Indyk ,Dina Katabi, and Eric Price. PDF On ArXiv


(...)The basic idea of the FFT is to simply use the divide and conquer strategy. If the size of the data vector n is factorable, n=n1n2 say, then you can compute a Fourier transform on n1 elements and then on n2 elements and put the result together to give you the full result. If n is highly factorable, you can repeat the division down to just sets of two data points. This is the FFT and you can show that it takes time proportional to nlogn, which is a big improvement over n2 for large n. You can also construct similar algorithms even if n isn't highly composite and FFT algorithms exist even if n is prime.
Until recently the FFT was the best you could do in general, but it still isn't known if it is an optimal algorithm. It is obvious that a theoretical lower bound for complexity is n as you have to compute n Fourier coefficients. However, if the frequency spectrum if sparse, i.e. there are only k non-zero frequencies, then you could hope for an algorithm that has complexity proportional to k.
Now a research group at MIT has demonstrated an algorithm that takes klogn time. The algorithm takes a data vector with n elements and returns the k largest Fourier components - which is exactly what you want in the case of most compression and approximate signal manipulation algorithms.
If you are hoping for an elegant algorithm that exploits the symmetry of the situation, using a modified butterfly say, this is not the case. The ideas and implementation is based on using filters to divide the bandwidth up into bins so that each bin contains at most one of the significant frequencies. The filters (Gaussian and Dolph-Chebyshev) are constructed in a clever way so that they overlap in just the right way to make sure that you don't miss a significant component. After this, a divisive search is used to isolate the regions that contain the significant Fourier coefficients. The resulting transform is only an approximation to the true transform, but the accuracy can be quantified.
Many signals are sparse, and if they aren't the compression algorithms that manipulate them assume that they are. In other words, a k-sparse approximate algorithm is good enough for many practical applications.
What this means is that, using this sort of approach. you could implement faster MP3 or MP4 style compression or use a much less powerful processor.
The important point about this new algorithm is that, even if k approaches n, the algorithm can be shown to be about as good as a conventional FFT.
(...)

Digital Radio Summit, il punto sulla radio digitale e ibrida a Ginevra

In previsione della Radio Week che si terrà dal 13 al 17 febbraio a Ginevra, Mike Mullane, dell'EBU, mi ha inviato in anteprima la copia di uno studio sulla radio digitale in Europa che potete trovare adesso sul sito dell'Unione radiofonica europea. Nazione per nazione (ma qualche assenza, come la Svizzera o la Francia), vengono analizzate le prospettive per la radiofonia numerica, con un intervento di Luigi Maria Alberti di RAIway per l'Italia, che annuncia per il 2012 l'assegnamento delle frequenze DAB ai vari consorzi (chissà...).
Intanto appaiono sempre più irrealistiche le prospettive di parziale (ma sostanziale, visto che sono coinvolti i network nazionali) spegnimento della radio analogica nel Regno Unito. La percentuale dell'ascolto digitale continuano a essere attestate sotto il 30%, lontane dal superamento della soglia del 50% fissato come obiettivo di minima per lo switchoff. Secondo il Telegraph, il ministro della cultura britannico Ed Vaizey ha precisato che l'eventuale spegnimento sarà una "decisione dei consumatori", facendo intuire che per il momento la radio analogica non verrà spenta. Del resto la radio digitale fatica a farsi strada anche negli Stati Uniti dove un recente studio certifica per l'ennesima volta la scarsissima consapevolezza che gli americani nutrono nei confronti del sistema HD Radio di Ibiquity, malgrado le notizie confortanti che arrivano dal fronte dei produttori di silicio e di ricevitori relativamente alla copertura di segmenti di mercato importanti come l'autoradio.
In Europa la radio digitale si impone dove i numeri sono compatibili con un sistema che richiede importanti cambiamenti infrastrutturali e sul mercato dei terminali. Svizzera e Norvegia, per esempio, credono nella radio digitale perché a dispetto di territori di una certa estensione gli abitanti sono poco numerosi e molto concentrati nelle aree urbanizzate.
Tutti questi temi verranno affrontati nel corso della Radio Week, che prevede il Digital Radio Summit 2012 e l'evento (gratuito) RadioHack 2012 che avrà luogo il 13 e 14 febbraio (qui il programma) con un focus sulla radio ibrida.