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08 gennaio 2010

Radio1, la notizia non attende ma dovrà pazientare

Ieri a Roma è stato presentato il nuovo palinsesto di Radiouno, il canale ammiraglio della radio pubblica. Vi allego qui uno degli approfondimenti pubblicati sul sito dell'ufficio stampa RAI il resto lo trovate nei lanci Agi riportati fedelmente da Prima Comunicazione. Antonio Preziosi, il direttore, sottolinea la marcata svolta verso un formato all news, che stranamente concede parecchio anche al varietà e alla musica. Certo, le notizie - come sottolinea il direttore - avranno la priorità e potranno interrompere gli altri programmi, ma mi spiace dirlo: i canali all news sono un'altra cosa.
Il problema taciuto dalla dirigenza è che una tematicità così spinta non si può fare con tre soli canali radiofonici a meno di non fingere che tematicità equivalga a demografia. La RAI trasmette un canale di intrattenimento e informazione per un pubblico maturo, un canale pseudo-giovanilista che tenderà sempre più spesso a imitare i network privati (lasciatemi spezzare una lancia in favore di chi sta criticando pesantemente "Traffic" la trasmissione che ha sostituito Condor su Radiodue, il livello dei conduttori è veramente basso) e un canale culturale. Una nazione di 56 milioni di abitanti e 4 milioni di immigrati avrebbe piuttosto bisogno di un canale di intrattenimento e informazione soprattutto sportiva, un canale di musica moderna di qualità, un canale di musica colta, un canale culturale, un canale solo informativo e di servizio e un canale con programmi prodotti da e per gli immigrati. La RAI ha sicuramente le risorse umane e infrastrutturali per poter affrontare questa trasformazione, la volontà politica e sindacale invece non ci sarà mai perché il carrozzone va bene così com'è e troppe voci rischiano sempre di aprire troppi spazi al pluralismo e alla crescita mentale. E chi li vuole correre questi rischi mortali?
Staremo adesso a vedere se davvero i buoni propositi di moltiplicazione dell'offerta attraverso il Web veranno concretizzati e in che modo. Per ora aspettiamo il lancio del nuovo sito di Radio3, previsto per la prossima settimana, e iscriviamoci numerosi agli account che Radio2 e Radio3 hanno aperto su Twitter. Ieri il responsabile della radiofonia Bruno Socillo ha espressamente citato le nuove reti digitali: «l’azienda ha deciso di fare delle scelte con la radiofonia, dandole un’attenzione che prima non c’era. C’e’ un gruppo di lavoro che se ne sta occupando ed entro febbraio tutta Radiorai sara’ sulla piattaforma i-phone e stiamo lavorando perche’ lo sia anche su altre piattaforme. Se Rai Way e altre strutture ci supporteranno, entro meta’ anno partiremo con la rete digitale, con una linea di prodotti dedicati.» Anche per questo, non resta che attendere.

RADIO1: NEL 2010 LA NOTIZIA NON PUO’ ATTENDERE

Radio1 è da sempre la prima radio nazionale, la più popolare, la fonte primaria di notizie, approfondimenti e sport per la grande maggioranza degli italiani. E leader di un mezzo che, nonostante tutto, nel 2009 è andato avanti: il consumo di radio ha segnato un +3,5% rispetto al 2007 secondo l’ultimo Rapporto Censis.
La leadership di Radio1 significa un primato permanente su oltre venti emittenti nazionali, le maggiori delle quali appartengono a grandi gruppi multimediali privati. Ed è l’unica emittente pubblica europea, con la Bbc, a guidare il ranking nazionale.
In autunno ha toccato i 6,6 milioni di ascoltatori al giorno e il 9,3% di share, con un vantaggio di 1,3 milioni di ascoltatori e 1,5 punti share sulla seconda radio. E questo mentre la platea generale cresce, mentre si lanciano sul mercato nuove radio commerciali.
Per certi versi il mercato radiofonico, così forte e diversificato, prefigura il futuro panorama della nuova tv digitale: più emittenti, più competizione. Con il Servizio pubblico posizionato al centro del sistema.
Ma Radio1 non vince solo con i numeri. Vince con la qualità di un’offerta ineguagliabile per varietà, credibilità e bellezza (la bellezza alla radio non è un mito irraggiungibile). E per la capacità di cambiare secondo l’evoluzione dei gusti, delle abitudini, dei tempi e dei modi di usare la radio. Ecco perché il direttore, Antonio Preziosi, e tutta la redazione hanno lavorato negli ultimi mesi del 2009 a una Radio1 che dall’11 gennaio sarà “una nuova se stessa”.
Cominciamo dai notiziari, la prima agenzia informativa per chi ascolta la radio, ovvero l’81,2% della popolazione: le cinquanta edizioni giornaliere del Giornale Radio, in onda 24 ore su 24 su Radio1 - e su Radio2, Radio3, Isoradio - sono il cuore pulsante del Servizio pubblico. E tra pochi giorni batterà più veloce.
Anzitutto con un’edizione domenicale del Gr1 più ampia: la sveglia delle 7.00 chiede caffè e notizie tutti i giorni, anche quando è festa.
Poi con una nuova rubrica parlamentare nel Gr1 di mezzogiorno, sempre il sabato, che metterà a fuoco aspetti inediti ma significativi della settimana politica: una chiave nuova e curiosa per osservare il Palazzo e i suoi segreti.
Novità di formato e di impaginazione anche per il Gr2, che inaugura una nuova, agile edizione serale e per il Gr3.
Ma la novità più evidente per gli ascoltatori saranno le nuove sigle del Gr1. Non si tratta di un semplice restyling. L’idea è che l’aura antica del Giornale Radio Rai torni a risuonare con una nota di modernità, un caldo effetto postmoderno che non mancherà di colpire.
E veniamo alla tessitura della nuova programmazione quotidiana, ovvero agli appuntamenti che debutteranno a partire da lunedì 11 gennaio.
Ben due i prodotti nuovi nella fascia cruciale del mattino: “L’economia in tasca”, alle 7.35, e “Ben fatto”, con Annalisa Manduca e Lorenzo Opice, dopo il Gr1 delle 8.00.
Alle 9.05, una nuova versione di “Radio anch’io”, l’inimitabile talk show di Radio1, che rafforza il suo storico marchio con la conduzione esperta e duttile di Ruggero Po (il lunedì “Radio anch’io sport” resta affidato a Riccardo Cucchi).
Più tardi, in mattinata, c’è “Start” (10.35-11.30), la new entry dell’autunno che prosegue con il conforto di un dato di audience lusinghiero, con Francesca Paltracca e Gianmaurizio Foderaro. Il lunedì lascia spazio alle interviste di “A tu per tu”, con Stefano Mensurati in studio (10.35-11.00), e ai coraggiosi radio-reportage di “La bellezza contro le mafie” di Francesca Barra (11.05-11.30).
L’ora di colazione è un momento di passaggio: dopo il Gr1 delle 13.00, Radio1 propone una sequenza di appuntamenti consolidati a base di sport, cultura e satira. Da martedì 12 debutta una striscia “a soggetto” animata da un beniamino delle famiglie: “Attenti a Pupo” (13.35-14.00, dal martedì al venerdì), che in certe occasioni lascerà gli studi di Saxa Rubra per approdare, ad esempio, al Festival di Sanremo.
Al centro del pomeriggio, Radio1 è una “nuova se stessa” nel senso più pieno: “Baobab, l’albero delle notizie” (15.35-17.20) richiama nel titolo un contenitore glorioso in onda qualche anno fa. Ma la linfa che circola all’interno è fresca, come le radici e i rami, le voci, i temi, le musiche, come le due nuove coppie di conduttori ci guideranno nel farsi delle notizie pomeridiane.
Al termine di Baobab, una nuova fascia quotidiana de “Il comunicattivo”, di e con Igor Rigetti (17.20-17.30 dal martedì al venerdì), sfocia nell’ampia puntata settimanale del sabato (11.35-12.00).
Infine, a ridosso della mezzanotte, debutta un’ampia rassegna ragionata dei giornali freschi di stampa, “Prima di domani”, con Giancarlo Loquenzi (23.40-24.00), che si completa con il valoroso “Giornale della Mezzanotte” e con i dialoghi notturni di Maurizio Costanzo, “L’uomo della notte” (00.23-1.00).
Nel fine settimana, Radio1 conferma un reticolo di notiziari non meno serrato rispetto ai giorni feriali, e naturalmente i fondamentali appuntamenti sportivi del pomeriggio-sera affidati alla Redazione sportiva guidata da Riccardo Cucchi: “Sabato sport” e “Domenica sport”, tra pochi mesi nucleo irradiante dei Mondiali di Sudafrica 2010.
Per il resto, il weekend cambia pelle.
Il sabato, dopo il Gr1 delle 8.00, i reportage di “Inviato speciale” (8.34-9.30) conquistano minuti preziosi, seguiti dal settimanale “In Europa”, con Umberto Broccoli e Tiziana Di Simone (9.35-10.25), in orario lievemente anticipato rispetto al 2009.
Subito dopo, spazio al nuovo rotocalco di ambiente, agricoltura e alimentazione “La terra, dall’orto alla tavola”, con Sandro Capitani (10.40-11.30).
Mentre al centro della fascia meridiana troviamo il debutto più chiassoso e annunciato: “Ventura football club” (12.35-13.45), di e con Simona Ventura, che dalle brume invernali ci accompagnerà fino alle soglie della calda stagione mondiale di Sudafrica 2010.
La domenica mattina è interamente punteggiata da spazi aperti sul mondo: dalle rubriche “Corriere diplomatico”, “Pianeta dimenticato” e “Voci dal mondo”, tutte rinnovate (tra le 6.30 e le 7.30), al nuovo rotocalco di economia e turismo “Il viaggiatore”, con Angela Mariella e Roberto Pippan (8.35-9.30).
Nella tarda mattinata, un’altra debuttante colma un vuoto inaccettabile: “Doppio femminile”, con Maria Teresa Lamberti e Jo Squillo (10.35-11.30) spalancherà le porte di Radio1 alle realtà e alle immaginazioni planetarie delle donne.
La lunga serie di novità si chiude, per il momento, con il settimanale di spettacoli, cultura e musica “Il trucco e l’anima” (13.30-14.00), una guida per il buon uso del tempo liberato, a ridosso del pomeriggio sportivo.
Non sarà poco l’impegno necessario alla redazione, ad autori, collaboratori e tecnici per garantire sia i programmi consolidati e premiati dal pubblico, non citati qui, ma pilastri della Casa delle notizie, sia le numerose novità riassunte fin qui, lanciate tutte insieme a raccogliere il giudizio del grande pubblico fedele e curioso di Radio1, affezionato al marchio di qualità ma anche aperto alle proposte innovative.
Se è vero che “la notizia non può attendere”, Radio1, l’ammiraglia della Radio, esige il meglio, il massimo, soprattutto da se stessa.

14 marzo 2007

Il sogno di Antonio

Ricevo da Antonio Pavolini una sorta di chiamata alle armi che mi onora e da cui non potrei sottrarmi facilmente. Nella blogosfera forse è più conosciuto come Antonio Content ed è un pioniere del podcasting, questa forma di radio on demand che comincia a fare concorrenza alla radio "vera". No, che brutto termine, alla radio "sincrona" alla quale siamo abituati: quella che si ascolta mentre la si produce. In epoca non sospetta segnalavo il blog di Antonio, Pendodeliri, tra i fenomeni culturali più gradevoli della rete. Più che di Podcasting si dovrebbe parlare di PodGRAsting: Pendodeliri raccoglie le riflessioni audio dell'autore che guida la sua vettura nel traffico mattutino del Grande Raccordo Anulare di Roma. Per qualche tempo Antonio decise di mettere Pendodeliri in ghiacciaia per dedicarsi al suo nuovo podcast, Due occhi da straniero, bellissime interviste ai corrispondenti della stampa estera in Italia. Poi per nostra fortuna i viaggi sul GRA ricominciarono (forse non erano mai finiti) e con loro i garbati interventi sulla musica moderna, i libri. Uno spazio da fare invidia alla blasonata Rai 3.
La chiamata alle armi citata all'inizio riguarda proprio la radio, o meglio i palinsesti della radio. Se non provassi una punta di acidità allo stomaco nell'avvicinare Antonio a certi imperanti autori televisivi, scriverei che sul piatto c'è una specie di Radio Sogno, ma il progetto ha un nome per conto suo: Off Radio. Una stazione (su Internet, almeno credo) che non c'è. La griglia di programmazione che Antonio e un gruppo di blogger, podcaster e il vostro umile cronista delle onde lontane, amerebbero poter ascoltare. Per la sua composizione il podcaster di Pendodeliri getta un sasso, anzi un meme nello stagno:

Dato che sognare - scrive Antonio - non costa niente, ma NON sognare mi costa moltissimo, in questi giorni in cui sono impelagato in varie vicende "palinsestuali" (brillante neologismo!) ho deciso di spendermi in un futile esercizio che converto istantaneamente in un MEME: la stesura del palinsesto di una radio ideale, svincolata da qualsivoglia modello di business, che allego alla presente mail.
Si tratta - si capisce - di un mio puro sfogo, dopo giorni a discutere di questioni tipo "ma chi vuoi che ascolti questa roba", o "è troppo snob", per non parlare dell'omnipresente "sì, ma chi paga?". Ovviamente sì, è clamorosamente snob, nessuno ascolterebbe mai una emittente del genere e nessuno pagherebbe per fare pubblicità in mezzo a questo fiume di parole (del resto la pubblicità semplicemente non è prevista). E' che per una volta ho voluto ipotizzare una radio del tutto incorruttibile, e quindi destinata al sicuro fallimento. Ne parlerò anche nella prossima registrazione di Pendodeliri.
In realtà il modello ispiratore di Off Radio potrebbe essere Radio Imago, che però al momento è molto più musicale. Volevo parlarne da un po' e questa è l'occasione giusta. Radio Imago è una Webradio culturale già molto ricca di spunti. Qualche mese fa Antonio mi segnalava per esempio la sua partecipazione alla rubrica Buzz-rumori di fondo, con uno speciale per il trentennale della radiofonia libera in Italia. Vi suggerisco di riascoltare la tramissione cercando, nell'archivio di Radio Imago ordinato per rubrica la voce "Buzz-rumori di fondo" del 20/12/2006. Dopo Buzz ora Antonio cura su Imago una nuova rubrica intitolata Proxy Bar.
Com'è costruito il nuovo palinsesto ideale? Potete scaricarlo in un file .doc dal link riportato sull'ultimo post di Pendodeliri. La mia prima impressione è che se qualcuno riuscisse mai per pura fortuna a trovare soldi e frequenze libere per lanciare nell'etere una stazione di questo genere, Off Radio resisterebbe si e no una settimana prima di essere abbandonata del tutto da sponsor e ascoltatori. Vista con gli occhi del (superficiale) frequentatore della blogosfera, forse il palinsesto reggerebbe. Dopotutto sentiamo ripetere continuamente che il medium interattivo può riscattare la radio proprio nel senso qualitativo. Non si chiama long tail mica per caso: qui su Internet le nicchie più microscopiche acquistano una grande autonomia, i sogni più arditi si autorealizzano. Pensi una cosa per cinque persone, metti insieme quelle persone e la realizzi.
Non ho capito fino in fondo il senso della provocazione di Antonio (che invita non solo a prendere in esame il palinsesto ma anche a dare la propria disponibilità, suggerire ulteriori argomenti e i possibili conduttori delle rubriche). Le vere provocazioni vengono esternate proprio per non essere comprese fino in fondo, la prima cosa da fare è raccoglierle. A me evidentemente piacerebbe sentire una Radio Sogno che parli in qualche modo di radio. Chi mi segue lungo i miei tortuosi percorsi sa che quando la radio la "guardo" ne vedo almeno due. Una è quella che conoscono tutti, che arranca dietro la tivvù in termini di pubblico (e soprattutto di investimenti), ma che continua a godere di un discreto stato di salute, cristallizza ancora tanta creatività (anche doppia, come i programmatori sovietici che dovevano spremere come limoni risorse informatiche di gran lunga inferiori a quelle di cui disponevano i colleghi occidentali). Poi, complici le anomalie e le regolarità della propagazione, c'è la radio che riunisce tutte le altre radio, una metaradio che ci parla di segnali che nessuno conosce, proprio perché lontani, difficili o non banali. Grazie a Internet questa metaradio è diventata assai più concreta. Per noi hobbysti la digitalizzazione è un mezzo disastro, viene meno buona parte di quel gusto per la sfida per cui la ionosfera è molto più adatta che non, per dire, la blogosfera. Ma magari questa seconda radio diventa più interessante da raccontare, perché immagino che a molti possano piacere i confronti con le radio degli altri, le finestre sulle nuove tecnologie di trasmissione, le relazioni tra vecchi e nuovi media. Messa da parte la radio, i desiderata (gastronomia, viaggi, libri non tradotti, cyberlaw) sarebbero parecchi.
Resto comunque scettico su una mia eventuale (e per fortuna non esplicitamente richiesta) partecipazione a un progetto così ambizioso. Gestire un'ora di trasmissione radiofonica, su qualunque mezzo, non è uno scherzo, anche supponendo che uno ne sia tecnicamente capace. Il fatto che la radio, dopo Internet, sia diventata un mezzo sostanzialmente asincrono, che uno consuma quando e dove vuole, non ha nulla a che fare con le modalità di produzione della radio, che restano di fatto sincrone. Posso permettermi di scrivere un post sul mio blog due o tre righe per volta, a spizzichi e bottoni, ma una rubrica radiofonica, via etere o via cavo, non funzionerebbe nello stesso modo. Certo è che il palinsesto di una radio che non c'è (ancora) sarebbe una bella avventura per chiunque ami la radio, versione uno o due che sia. Specie per chi continua a lamentarsi della cattiva qualità dei programmi della radio che c'è.