Mentre in Italia la questione del "tesoretto" delle frequenze UHF lasciate libere dal passaggio alla televisione digitale terrestre ha già scatenato un autentico psicodramma tra gli operatori telefonici che pretendono frequenze possibilmente gratis, i broadcastar duopolistici che sminuiscono l'importanza dei futuri servizi a larga banda mobili (chissenefrega di "falsi problemi" come il digital divide, perdinci! Come facciamo a trasmettere le nostre telepromozioni e le partite della nostra squadra in paytv?) e gli editori televisivi locali che rischiano solo di fare la fine dei capponi di Renzo.
In questi giorni mi sono arrivati un paio di documenti dell'Authority britannica, l'OFCOM, che mi piace sempre citare come esempio quando si tratta di politiche di gestione dello spettro delle radiofrequenze. Suggerirei agli amici di Agcom di andare a scaricarsi due documenti:
- Developing a framework for the long term future of UHF spectrum bands IV and V
- Assessment of future mobile competition and proposal for the award of 800 MHz and 2.6 GHz spectrum and related issues
La pubblica consultazione avviata il 22 marzo sul futuro dei 250 MHz (!) da assegnare nelle due bande degli 800 e 2,6 GHz prevede la pubblicazione di una serie di documenti cui si aggiunge il "modello tecnico" costruito dall'OFCOM per simulare l'ipotetico rendimento di una rete LTE, pubblicato oggi. Suggerisco inoltre di scaricare anche il documento "Low-power shared access to spectrum for mobile broadband" un report di quasi 200 pagine preparato da Real Wireless.
«At this stage we are not seeking to reach a view on how the UHF spectrum should be allocated in future. Instead, we want to invite comments from stakeholders on the factors that will have a bearing on how the future use of UHF spectrum will further the interests of citizens and
consumers and what if any issues arise from this perspective,» scrive l'OFCOM. «Any decisions on any future adjustments to the allocation of the UHF spectrum would necessarily need to be taken nearer to the time when they could be implemented given the inherent uncertainty on a number of key factors such as how the market will develop or the result of international harmonisation decisions.»
E ancora: «The award of this spectrum is vital to the UK's economic and social growth. It will enable mobile operators to meet the significant growth in demand for mobile data. This is being fuelled by growth in the take up of smart phones and tablets, offering services such as video streaming, social networking and mobile gaming, as well as applications such as messaging and email. Access to this spectrum is expected to be vital to the future commercial success of existing and prospective new entrant mobile network operators.
The proposals set out in this consultation are likely to shape the future competitiveness of the mobile sector for at least the next decade. We set out in this consultation document our assessment of the impact of the distribution of spectrum on future competition in mobile markets, and our proposals for the rules that should apply, in the auction and more generally, to promote competition.»
Per riassumere: la disponibilità delle nuove frequenze da assegnare a servizi dati mobili a larga banda da parte di operatori nuovi o consolidati che siano è "vitale per la crescita economica e sociale del Regno Unito". Vista l'importanza della posta in gioco, OFCOM invita tutti gli stakeholders, le parti interessate, a sottoporre le loro osservazioni sui "fattori che andranno a impattare su come i futuri impieghi dello spettro UHF promuoverà l'interesse di cittadini e consumatori."
Come sempre mi sembra di essere capitato non sul sito di OFCOM bensì direttamente sul pianeta marte. Al posto di un regolatore, un organo di garanzia, che coordina la discussione cercando di fare chiarezza molto *prima* che il governo decida di mettere all'asta determinate frequenze (e quali), qui in Italia abbiamo il solito pollaio. Ieri per esempio il broadcaster filo- o protogovernativo Mediaset ha diffuso una pacata nota per lamentare come «nel mondo di Internet ''regna la totale assenza di regole e di controlli'' mentre nel mercato televisivo ''vi e' una pesante ingerenza degli organi di regolamentazione.''». Povero nano. A parlare - evidentemente ignorando il recepimento delle normative europee sui new media da parte di un ministro che più amico del giaguaro di così non si potrebbe - è, lo avete indovinato, il presidente di Mediaset, un giovane molto dinamico e aperto alla crescita sociale e culturale degli italiani chiamato Fedele Conalonieri. In questo presunto Far West in cui la televisione commerciale italiana è costretta come in un ghetto, privata dei mezzi più elementari e di ogni spazio di crescita commerciale, «ci va di mezzo tutto ciò che è creazione intellettuale, contenuto originale, copyright.» Creazione intellettuale? Forse si riferisce al Grande Fratello. Contenuto originale? Forse intende il mercato delle vacche dei famigerati "format televisivi", tutti uguali, tutti melensi o nevrotizzanti.
Lassù sul pianeta marte, oltre la siderale distanza della Manica, al posto dei diktat incrociati, delle minacce al testosterone, degli eterni "lei non sa chi sono io" ricorrenti in una economia che capisce solo le peggiori forme di protezionismo di puro stampo dirigista sovietico, si studiano le diverse alternative, si discute, si decide tutti insieme. Da quando è iniziato il percorso che sta portando tutta Europa alla tv digitale, i marziani della perfida Albione conoscono per esempio quale sarà il futuro aspetto della loro banda UHF. Questo:

I marziani cercano di conseguenza di fare posto per tutti, negli inevitabili limiti fissati da una risorsa flessibile purtroppo non è elastica. Qui marte, a voi Agcom?
