13 luglio 2007

Caro-copyright: una speranza per le Web radio?

Giornate al cardiopalma per il partito della Web radio. Prima una corte d'appello distrettuale di Washington aveva negato la moratoria chiesta dalle associazioni di settore per evitare il pagamento delle nuove tariffe previste per la trasmissione via Web di musica protetta da copyright. Poi, a quanto sostiene il San Jose Mercury News, dalla stessa SoundExchange, l'organismo incaricato di fungere da collettore dei soldi versati dalle stazioni Internet, arriva una possibile ancora di salvezza: la raccolta delle "fee" non inizierà finché sono in corso le discussioni con la controparte su possibili accordi speciali. In Congresso, nel frattempo, prosegue il suo iter una proposta di legge che dovrebbe assicurare alle Web radio un regime di franchigia.

July 13, 2007
Net radio’s executioner halts ax in midair
Posted by John Murrell at 10:08 am

(http://svextra.com/blogs/gmsv/2007/07/net_radios_executioner_halts_ax_in_midair.html)
This hearkens back to those dramatic serials in the early days of radio in which the protagonist was left in peril at the end of each episode, only to escape the next week and battle against new threats. Seemingly out of chances to block Sunday’s imposition of crushing new royalty fees, thousands of Internet radio broadcasters, large and small, looked to be on the verge of shutting down or scaling way back (see “Weekend forecast: sunny Saturday, Internet radio doomsday Sunday“). Late Thursday, a reprieve came from the only entity able to offer one — SoundExchange. The licensing body said it would not begin collecting the new fees Sunday and would hold off while negotiations continue. Wired reports that the talks have already cleared one contentious issue off the table, at least for now — the minimum charge of $6,000 per channel required under a scheme created by the Copyright Royalty Board. With the large webcasters streaming thousands of personalized “channels,” the fee would cost them millions.
Even though Net radio remains on the razor’s edge, subject to the good graces of SoundExchange, webcasters were encouraged by the development. “It was getting pretty close,” said Tim Westergreen, founder of popular service Pandora. “I always had underlying optimism that sanity was going to prevail, but I was beginning to wonder.” And while crediting consumer outcry for SoundExchange’s new flexibility, SaveNetRadio.org is still hoping for a legislative solution to ensure the continued health of the medium.



12 luglio 2007

DVB-SH, nei test l'elicottero funge da satellite

Se le cose si svolgeranno davvero così, Alcatel-Lucent merita un premio per la sperimentazione più strana nel già variegato scenario degli standard digitali. Per il suo test della tecnologia satellitare di tv mobile DVB-SH, Alcatel-Lucent coinvolgerà l'operatore francese SFR, che sta attrezzando un certo numero di sue torri. Gli impianti 3G di SFR ospiteranno dunque dei ripetitori (insomma, dei gap-filler) terrestri che ridistribuiranno il segnale broadcast. L'origine di questo segnale non sarà satellitare. Per emulare il "punto fisso" del satellite nel cielo - si legge nel comunicato della multinazionale delle telecomunicazioni - verrà impiegato un elicottero in alta quota!
Alcatel-Lucent ha annunciato oggi che è in corso il test della soluzione per la televisione mobile in tipologia diffusa (broadcast) utilizzando lo standard DVB-SH in banda S (2.2GHz). Questo test pilota, in corso da giugno fino a settembre 2007, viene eseguito nella parte sud-occidentale della Francia. Utilizzando l’infrastruttura mobile operativa 3G di SFR e dei componenti non ancora commercializzati DVB-SH per la parte broadcast, questo test costituisce una prima mondiale a solo 4 mesi dall’approvazione da parte del Forum DVB delle specifiche tecniche dello standard DVB-SH .
Lo standard DVB-SH è alla base della soluzione di Alcatel-Lucent “Unlimited Mobile TV solution” (supportata dall’Agenzia francese per l’Innovazione Industriale(AII)), una soluzione ibrida satellitare e terrestre il cui obbiettivo è quello di proporre una soluzione broadcast per un servizio TV mobile di massa.
Il test pilota permetterà di valutare la capacità di questa soluzione di rendere fruibili a un vasto audience, canali tv mobile di alta qualità in diverse condizioni: dentro e fuori dagli edifici, così come muovendosi a bordo di un veicolo. Diverse caratteristiche tecniche innovative relative al DVB-SH saranno valutate durante il test, sia separatamente che combinate tra loro.

Descrizione del test pilota

Il test userà dei ripetitori terrestri a bassa potenza per la parte broadcast, co-localizzati presso numerosi siti operativi 3G di SFR. Il segnale broadcast proveniente dal satellite sarà emulato da un trasmettitore localizzato su di un elicottero ad elevata altitudine percepito come punto fisso. I terminali mobili usati saranno i terminali non ancora in commercio forniti da Sagem e Samsung Electronics che offrono una migliore recezione grazie alla diversità di antenna dovuta all’utilizzo della Banda S (2.2GHz).

TruckBox, il DRM adattato alle car radio

Nel giro di pochi giorni l'industria ancora in fasce delle radio DRM-compatibili ha sfornato una seconda novità. La tedesca Starwaves, che sulla carta aveva in catalogo un ricevitore DRM di fascia altissima, il W-37 (mai visto) ha presentato un prodotto piuttosto costoso ma molto interessante, che può essere già acquistato sullo stesso shop online di T-Online. Lo stesso che l'altro giorno esponeva nella sua vetrina virtuale il portatile Himalaya. C'è un caveat che potrebbe avere il suo peso: il sito dice che TruckBox viene spedita fra sei settimane! Se non sarà così, questa volta Starwaves rischia davvero il ridicolo.
Se non si tratta dell'ennesimo vaporware, a questi ritmi per natale potrebbero esserci diversi modelli di radio digitali nei negozi! Starwaves TruckBox è stato notato l'altro ieri da Andrea Borgnino sul forum della comunità di sviluppatori DRM. In effetti non è proprio una radio stand alone, ma un adattatore DAB/DRM e AM MF/HF da installare a bordo delle autovetture equipaggiate con un sistema car hi-fi. TruckBox si deve montare tra l'antenna dell'auto e l'ingresso d'antenna dell'autoradio. All'interno dell'adattatore c'è un piccolo modulatore FM e un encoder RDS. I programmi digitali vengono convertiti sulla frequenza FM (analogica) desiderata e l'apparecchio visualizza sul display RDS le informazioni alfanumeriche disponibili col flusso digitale. In più possono essere ricevuti i programmi AM analogici e la brochure (in tedesco) preparata per il TruckBox afferma anche che sul display possono apparire le informazioni RDS locali (per esempio l'infotraffico) mentre in sottofondo il decoder diffonde musica DAB o DRM (questa non mi è del tutto chiara, forse vuol dire che l'RDS originale può essere ricevuto e miscelato con le altre informazioni, ma la cosa presupporrebbe l'esistenza di un tuner FM analogico separato che non risulta esserci). Il controllo dell'adattatore digitale avviene tramite un telecomando.
Tutto questo ha un prezzo non indifferente: 399 euro su T-Online. Però, ripeto, è un principio interessante, perché promette la possibilità di aprire un percorso di riconversione delle radio analogiche preesistenti. Un sistema car hi-fi può essere molto caro e non sembra davvero furbo costringere la gente a buttar via i loro sudati acquisti. Certo, dover comunque sudare doppio per prendersi l'adattatore non suona molto più furbo. Se mi vendessero una cosa del genere per l'impianto hi-fi di casa, alla metà del prezzo, forse ci potrei anche pensare.

Radio digitale. Tutto e subito, proclama Ofcom

Ed Richards, il capo dell'authority britannica Ofcom, intende premere sull'acceleratore della digitalizzazione della radio d'oltremanica. E la BBC sembra concordare. Una sua esponente avrebbe dichiarato che "non fissare una data per lo switchover equivarrebbe a un suicidio" per i fautori della radio digitale. Il che è anche vero: non è ipotizzabile che da solo, il mercato dei contenuti radiofonici possa convincere il pubblico a buttar via milionate di ricevitori analogici.
Ecco un articolo apparso in questi giorni sul Telegraph, che riferisce del Radio Academy Festival che si è tenuto a Cambridge.

Drive hastened to switch off analogue radio
By David Sapsted
12/07/2007

(http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2007/07/12/nradio112.xml)
A move to hasten the end of all AM and FM radio broadcasts in favour of digital radio has been signalled by the heads of Ofcom and the BBC's audio services.
A wholesale switch-over would mean that more than 100 million analogue radios currently in people's homes, cars and work places would have to be scrapped.
With the days of AM already seemingly numbered, Ed Richards, the chief executive of Ofcom, told a radio industry conference in Cambridge that plans to re-examine the future of FM broadcasts in 2012 "may be too long to wait".
Jenny Abramsky, the BBC's director of audio services, yesterday backed Mr Richards' call for a government and industry working party to spearhead the drive towards digital radio. She said not setting a date soon would be akin to "committing suicide". Analogue licences run for 12 years, with the first due to expire in 2009. The most recently awarded - and the last - was made this year and runs until 2019. "Without such an alignment [of an end date to licences] we will be condemned to a hotchpotch of analogue and digital for decades to come," Mr Richards said. An alignment would require legislative change and the participation of the BBC, which Ofcom does not licence.
Miss Abramsky said the BBC still had a number of "roadblocks" to overcome in any switch-over, particularly as not all of its stations are yet able to broadcast digitally.
Mr Richards warned against the government announcing "a swift, forced march to analogue switch-off", but said the cost of dual transmission "is a very real burden to the industry".
"That is money that could be spent on content to attract and retain listeners," he said.

Le onde medie analogiche vengono già date per morte, e su questo non posso che concordare. Con le lacrime agli occhi. Sono meno d'accordo con l'affermazione di Richards, per cui il regime ibrido, analogico-digitale sarebbe solo uno spreco. Optare per il secondo, porterebbe in cassa dei bei soldi per migliorare i programmi. Cari signori, i buoni programmi vanno fatti prima. In Europa è molto probabile che Regno Unito e Olanda spengano la radio analogica entro 5-10 anni. Le altre nazioni le seguiranno a ruota? E in questo lasso di tempo il mercato riuscirà a colmare l'attuale penuria di offerte di apparecchi digitali economici, portatili e con batterie di lunga durata? Per quanto mi sforzi, non riesco a trarre dallo switchover verso la tv digitale una lezione applicabile alla radio. Lo spettro televisivo era comunque meno affollato e meglio regolamentato. Lo standard per il digitale terrestre consolidato e con alle spalle una solida industria dei decoder. Per quanto "nuova", la tv digitale non costringe milioni di famiglie a buttar via il loro televisore, la transazione passa per il semplice acquisto di un decoder che spalanca una finestra di opportunità con la pay tv. La qualità televisiva digitale è nettamente migliore di quella analogica e l'uso dello spettro molto più efficiente. In una parola, c'era solo da guadagnare.
Ma c'è veramente solo da guadagnare nella digitalizzazione di un mezzo che per come viene consumato adesso funziona molto bene? Le stazioni radio a copertura regionale e nazionale diminuiscono di numero, anche perché il pubblico trova su Internet, sul satellite e negli Mp3 una alternativa sempre più appetibile. E' assurdo affermare che ci possano essere problemi di frequenze. Al tempo stesso, il digitale rappresenta una seria barriera di prezzo per chi trasmette e costringe chi riceve a liberarsi completamente di un parco installato che continua a fare il suo porco dovere. Ci perdiamo tutti e molte voci che oggi potrebbero conquistare l'etere con quattro lire di investimento saranno irrimediabilmente tagliate fuori o non avranno altra alternativa che Internet (che non arriva dappertutto). Digitalizzate pure ogni cosa e per colmo di misura la radio non sarà quasi sicuramente in grado di fare il suo dovere nel corso delle emergenze, quando le tecnologie digitali soffrono in modo vistoso.
A me sembrano obiezioni ragionevoli, mi auguro che qualcuno vorrà farle presenti al potentissimo Ofcom. Chissà una buona occasione potrebbe essere il 4 agosto prossimo, data in cui la stessa Radio Academy che a Cambridge potrebbe aver iniziato a seppellire la radio come la conoscono gli inglesi organizza, a Londra, una giornata celebrativa per il 40esimo anniversario delle leggi restrittive che avevano posto fine, con clamorosi arrembaggi nelle acque internazionali, alle radio offshore. Allora la sconfitta dei pirati delle due onde non bastò a spegnere l'entusiasmo e la voglia di una radio migliore e più libera. Sugli esiti di una completa digitalizzazione, non sarei così sicuro.

11 luglio 2007

SDR, nuovi arrivi e conferme

Da qualche tempo RFspace ha attivato un canale commerciale per l'esportazione all'estero di SDR-IQ, front end a conversione diretta per la ricezione tra 0 e 30 MHz (e, lo ricordo, la possibilità di registrare 190 kHz di spettro digitale sul disco per successive scansioni e demodulazioni). Lo store online si chiama Broadcast Concept. Nella versione completa già inserita in una enclosure il prezzo pre-handling and taxes è di 499 dollari. il prezzo per la versione OEM è di 399 dollari, ai quali bisogna aggiungere circa 60 dollari di spedizione espressa, una settantina di euro di tasse e dazi e, volendo, un contenitore di buona qualità, considerando che l'SDR-IQ OEM è una nuda scheda. Si arriva a un prezzo, tutto sommato accettabile, di 420 euro circa.
Dieci volte tanto, ma in franchi svizzeri, dovrebbe arrivare a costare il transceiver SDR stand alone attualmente in fase di progettazione presso lo studio ingegneristico, Atad, di un radioamatore elvetico, Hans Zahnd HB9CBU. Che dire, il suo ADT-200A promette davvero faville. Anche qui si tratta di un front end a conversione diretta, ma tutta la parte di DSP e di presentazione, incluso il menu dei comandi, è integrato a bordo. La brochure descrittiva è solo in tedesco, ma è molto dettagliata e si dilunga sulla componentistica usata. Disponibilità prevista per l'autunno o l'inizio del 2008, a 4.200 franchi equivalenti a circa 2.800 euro.

10 luglio 2007

Demodulazione sincrona, talento sprecato

A proposito dello scambio di pareri con Andrea Russo sulla questione della qualità di ricezione del DRM come funzione della potenza impegnata e del bit rate impostato in trasmissione, Andre mi scrive di aver letto la mia osservazione sulla demodulazione sincrona di una trasmissione analogica in AM (avevo segnalato l'uscita di un piccolo ricevitore cinese, il KChibo S550, che offre proprio questa possibilità con una spesa di circa 100 dollari, spese di invio incluse). Andrea sostiene di non avere chiaro il funzionamento di questo tipo di demodulazione e ritiene che una spiegazione possa essere utile per tutti, magari con qualche dettaglio sui ricevitori che la supportano. E' vero, la demodulazione sincrona non è qualcosa di cui si sente parlare molto al giorno d'oggi. Pur essendo una tecnica consolidata, non sono molti i ricevitori in commercio. Circuiti e componentistica per la demodulazione sincrona sono anche frutto delle ricerche sulla modulazione d'ampiezza stereofonica, che sfortunatamente non ha mai preso piede.
Ma partiamo con ordine. La "demodulazione" è il procedimento fondamentale grazie al quale riusciamo a estrarre da un segnale radio, costituito da un'onda oscillante, la componente che "modula" questa onda, inducendo una variazione che può riguardare l'ampiezza, la frequenza o la fase dell'onda stessa. Nel caso della modulazione d'ampiezza dovete immaginare la portante che subisce una variazione simmetrica nell'ampiezza dei suoi successivi picchi sopra e sotto la linea della tensione zero. La componente modulante è quella variazione, che in un segnale AM è una informazione "sdoppiata", presente due volte. Dal punto di vista matematico la curva del segnale modulante viene detto "inviluppo" (qualcuno magari ricorda la definizione di integrale di una curva). In un normale ricevitore per onde medie la demodulazione viene realizzata con un discriminatore a diodo. Il segnale modulato viene convertito alla media frequenza finale, filtrato ed entra in un diodo, un componente a semiconduttore detto anche raddrizzatore. L'onda, che rappresenta una variazione di segnale tra una tensione positiva e una negativa, viene "raddrizzata" perchè il diodo fa passare solo la componente positiva. Quello che otteniamo è un vero e proprio integrale, la curva di una funzione disegnata da una sinusoide dai picchi variabili. Per completare il processo di demodulazione facciamo passare questo segnale complesso in un circuito RC, un filtro che fa passare solo le frequenze più basse, rimuovendo l'onda portante (matematicamente il filtro calcola la derivata del nostro integrale, estraendo il valore della funzione corrispondente al segnale modulante).
Detta in questo modo sembra tutto molto facile. E lo è, visto che il discriminatore utilizza pochi componenti elettronici. Il problema è che il diodo non è mai un raddrizzatore perfetto, specie quando al suo ingresso arriva un segnale che si è propagato nella ionosfera. Alcune frequenze si sono propagate meglio di altre (evanescenza selettiva) e all'uscita del diodo ci saranno inevitabili distorsioni. Un altro grosso problema è la presenza di segnali contigui, che "scivolano" come sotto a un tappeto, nella zona di linearità del diodo (che del tutto lineare non è mai). Con un segnale molto forte e stabile, la demodulazione tradizionale può anche essere accettabile. Con un segnale debole, evanescente e interferito, potremmo anche non avere nessuna demodulazione.
Ed ecco entrare in scena la demodulazione sincrona. Al posto del diodo come raddrizzatore e del filtro come "discriminatore di inviluppo", il demodulatore sincrono utilizza un principio che i miei lettori dovrebbero conoscere bene: un mixer complesso. Sì, proprio lo stesso concetto che troviamo negli stadi usati come front end per il software defined radio a zero IF o near zero IF. La media frequenza entra nel mixer di demodulazione insieme a una pseudo portante generata da un oscillatore locale di battimento. Per un risultato davvero ottimale questa portante deve essere in fase con la portante originale. Il segnale modulato, miscelato con la pseudo-portante, produce una differenza: il segnale modulante. Nel caso della modulazione di ampiezza stereofonica, questo principio di demodulazione è indispensabile perché la modulazione nasconde le informazioni per la stereofonia (la componente L-R, cioè la differenza istantanea tra il canale destro e il sinistro), modulando queste informazioni in fase nella portante del segnale. Da cui demodulazione "sincrona".
La demodulazione sincrona non è solo più efficiente, garantisce anche un netto salto qualitativo sui segnali delle onde corte perché riduce in modo impressionante le distorsioni dovute al fading. Ma se funziona così bene, perché non lo si usa di default? Perché costa. Sony, Motorola, Plessey hanno sviluppato ottimi chip per la demodulazione sincrona, ma rispetto al diodo e ai condensatori chi costruisce le radio spende parecchi soldi in più. Nel corso degli anni, se escludiamo il ridotto panorama dei ricevitori per AM stereo, sono state prodotte delle schede per synchro-detection per ricevitori semiprofessionali. Inoltre Sony ha utilizzato i suoi chip di demodulazione sincrona nel famoso ICF-2001(2010 negli USA) e nel 7600. Grundig ha messo la demodulazione sincrona nel Satellit 700. Icom nella prima generazione degli R75. Adesso KChibo lo ha fatto (ma non potrei giurare sul risultato) nel suo S500, che costa solo 60 dollari.
Con la demodulazione sincrona è possibile selezionare i ricezione una delle due bande laterali del segnale AM, tenendosi sempre alla massima distanza dalle interferenze. Alcuni chip dispongono di uscite in SSB, DSB, ISB, in quadratura (sì, proprio le informazioni di inviluppo e fase, I e Q, dei front end SDR) che in presenza di due segnali sovrapposti, permettono di "sfasare" uno dei due segnali riducendo in modo significativo la componente demodulata. In pratica ricevo due stazioni sovrapposte ma ne ascolto una sola, in passato ho fatto alcune prove e i risultati erano sorprendenti. Conoscendo tutto questo c'è chi continua a chiedersi perché l'industria della radio analogica non abbia creato un mercato popolato da ricevitori sincroni. Modulazione analogica (magari stereofonica) e demodulazione sincrona sono una miscela esplosiva sul piano qualitativo. Soprattutto sulle onde corte, dove il problema della evanescenza ionosferica selettiva danneggia parecchio le modulazioni digitali. Anche per le applicazioni tradizionali, nelle trasmissioni locali, questa tecnologia sarebbe sicuramente apprezzata da molti ascoltatori delle onde medie (che forse sarebbero un po' meno "obsolete"). Le cose sono andate così, è normale perdere le occasioni ed è inutile lamentarsi troppo. Per un approfondimento e spiegazioni molto più attendibili delle mie partite da questo semplice articolo di Radio-Electronics. Una pagina molto informativa, piena di riferimenti a circuiti e componenti commerciali è questa di Doug Van der Laan. La ARRL ha raccolto una vasta letteratura in materia a partire da questo articolo di QEX. In giro sulle vecchie riviste per autocostruttori si trovano ancora schemi molto interessanti, come questo di Elektor. In campo hobbystico era molto diffuso un circuito illustrato da Electronics and Wireless World del settembre del 1989 (purtroppo io devo aver perso la mia copia). Su questo circuito Giuseppe Zella realizzò un synchro-detector da manuale, prodotto in pochi esemplari.

07 luglio 2007

Onde corte: digitalizzare il silenzio?

Fervono già i preparativi per la World Radio Conference '07 del prossimo ottobre a Ginevra, dove verranno prese importanti decisioni in materia di spectrum policy. In discussione, tra l'altro, c'è il futuro delle comunicazioni mobili (per le quali già si pensa di utilizzare frequenze nella Banda C, sopra i 3 GHz) e dei servizi broadcast epunto punto, sempre più digitalizzati, che oggi utilizzano le onde corte. Un documento UE riassume tutte le questioni che si troveranno sul tavolo. In particolare, per la porzione delle HF si legge:

5.2. REORGANISATION OF HF BANDS High-frequency (HF) or "short-wave" spectrum bands which are essential to transmit radio signals over long distances have come under pressure from different users, in particular radio broadcasting, aeronautical, military and maritime mobile services. The in-depth consideration of this band taking place at WRC-07 may potentially impact relevant EU audiovisual and transport policies. Short-wave broadcast radio is poised to embrace the benefits of digital technology and should be supported by sufficient spectrum capacity. New broadcasting services based on digital technologies such as DRM (Digital Radio Mondiale) technology offer the prospects of reviving long-distance radio and contribute to the dissemination of European culture and perspectives on the global scene. Further HF spectrum for broadcasting will assist the successful uptake of digital radio broadcasting technologies. Key HF maritime services are also gradually switching over to digital transmission. WRC-07 should address the spectrum needs of this sector in a timely manner while ensuring appropriate continuity with critical analogue services.
Community policy objectives
The switchover from analogue to digital technology of short-wave radio broadcasting and of maritime services should be assisted by accommodating their spectrum requirements in the review of the HF band due at WRC-07.
E' il solito vizio del regolatore. Funzionari che si spostano dai loro uffici pieni di documenti cartacei, dove evidentemente la radio non si ascolta, e confluiscono all'ITU di Ginevra per decidere, tra un buffet e l'altro, "questo lo spegniamo", "quest'altro lo spostiamo", "quest'altro ancora è obsoleto". Se la radio la ascoltassero davvero non scriverebbero scemenze come "new broadcasting services based on digital technologies such as DRM (Digital Radio Mondiale) technology offer the prospects of reviving long-distance radio and contribute to the dissemination of European culture and perspectives on the global scene," le stesse frasi che leggiamo sui comunicati stampa dei fornitori di apparati DRM. E' straordinario il riferimento alla disseminazione di cultura europea, letto a pochi giorni di distanza dalla chiusura delle trasmissioni in lingua estera di Radio Budapest, della definitiva chiusura (1 luglio) dei relay in HF di RUV dall'Islanda e nell'imminenza della probabile chiusura delle onde corte RAI, della cessazione dei programmi in inglese di Kol Israel e di decine di altre simili decisioni "cost cutting". Non parliamo poi del delirio che vorrebbe "rivitalizzare" la ricezione a lunga distanza con una tecnologia calmorosamente incompatibile con i meccanismi propagativi ionosferici delle HF. Ormai si sa perfettamente che senza sparare almeno 500 kW il DRM non riesce neppure a superare la distanza tra Europa e Americhe e anche in quel caso l'evanescenza rischia di rendere del tutto inaccessibile una buona parte dei contenuti trasmessi (a differenza del fading analogico, durante il quale il contenuto, più debole e distorto, almeno riesce a farsi sentire). Le prove effettuate con potenze medio-basse dimostrano solo che la copertura del DRM può essere, quando va bene, solo continentale e a quel punto, cari signori, i poveri straccioni che possono permettersi solo un ricevitore analogico economico (milioni di persone, come dimostra l'audience della BBC), possono pure attaccarsi ai tram che non hanno e fischiare in curva. Altro che disseminazione. Tutti gli altri sono già su Internet via Adsl, cosa vuoi che gliene freghi delle onde corte, ai ricchi? E infine: che cosa volete digitalizzare, di grazia, se le redazioni internazionali chiudono, il silenzio fuori ordinanza?
Leggevo l'altro giorno i reportage sulla liberazione di Alan Johnston, catturato e liberato da quei grandi simpaticoni di Hamas. Durante la sua prigionia, una radio gli permetteva di seguire i programmi della sua stessa emittente, la BBC. Immaginatevi la stessa situazione nell'era del DRM. Intanto i rapitori avrebbero dovuto permettersi una radio DRM, che a batterie offre una autonomia di una mezz'oretta. In balia di governanti e "regolatori" così illuminati, il povero Alan rischiava di ritrovarsi con una bella radio in onde corte di vecchia generazione, forzatamente pensionata dopo ottanta anni di onorato (ed efficiente) servizio. E tanti bei fruscii digitali da cui farsi cullare nelle tiepide notti mediorientali (sì, perché anche l'FM analogica la dobbiamo spegnere visto che funziona così male).
Come direbbe il mio amico Aldo... Ma, un bel vaffanculo?

Dopo 4 anni, ecco la seconda radio DRM

«Ho appena letto sul forum drmrx,» mi scrive ora Andrea Russo (grazie!), «che e' uscito in Europa l'Himalaya DRM-2009 al modico prezzo di 249 euro + spese di spedizione:
http://www.t-online-shop.de/tonline/product.do?action=getProductDetail&product=32771»

Se non ho capito male dalle descrizioni fatte da Andrea B. alla recente fiera di F'hafen, si tratta della versione Himalaya basata sul chipset Radioscape analogo a quello montato dalla Sangean e dalla Morphy Richards. Le caratteristiche sono però leggermente superiori rispetto a quest'ultima.

  • DRM/DAB (Band 3 e L Band)
  • AM (LW/MW/SW)/FM(RDS)
  • Registrazione su scheda SD (supporta la registrazione automatica e programmata DAB- e DRM, oltre alla riproduzione di file MP3)
  • Un singolo controllo Pause/Registra supporta la registrazione DAB e DRM in memoria
  • EPG per il servizio DAB (??)
  • 40 stazioni memorizzabili (10 per ciascuna modalità), doppia sveglia e dodici memorie programmabili per salvare altrettante emissioni digitali (DAB e DRM)
  • Ingresso per antenna esterna, uscita digitale, uscita analogica (cuffie)
  • Doppio altoparlante
  • Alimentazione a batteria
  • Porta USB (per che cosa?)

L'altro apparecchio Himalaya che avevo visto in versione prototipale a Berlino lo scorso settembre dovrebbe essere basato su chipset Analog Devices, ma il fatto che non sia ancora disponibile mi fa pensare a chissà quali intoppi. Definire "matura" la tecnologia DRM, a diversi anni dal lancio, è ancora azzardato e nell'economia del silicio questo, per ora, equivale a un mezzo fallimento. Sul mercato in passato sono stati disponibili altri ricevitori DRM, incluso il famigerato Mayah (costosissimo e mai formalmente messo in vendita in volume). Ma questa di Himalaya è solo la seconda proposta veramente commerciale. Too little, too late?

RAI e T-DMB, altri commenti

Antonio Tamiozzo mi ha autorizzato a riportare le sue osservazioni alla mia pubblicazione dell'articolo sui piani della RAI per il DMB e successivi commenti. In due messaggi che ho ricevuto oggi Antonio fa una serie di considerazioni che mi sembrano molto puntuali e stimolanti. Giustamente osserva anche che forse sarebbe il caso di interpellare in modo più dettagliato gli amici di RaiWay. Ha ragione, ma sono giorni un po' caotici per me. Spero di riuscire a organizzare davvero una intervista che ci aiuti a fare maggiore chiarezza sulla questione. Che tipo di televisione mobile ha in mente la RAI? Quali porzioni di banda ha intenzione di occupare (III, L)? Gli slot di frequenza disponibili sono in grado di offrire la banda necessaria per il trasporto di contenuti radiofonici e televisivi senza sacrificare nulla sul piano della qualità dell'audio o delle immagini? Come si inquadra l'opzione T-DMB in uno scenario regolamentare europeo che appare sempre più orientato al DVB-H/SH come standard dominante per la tv mobile?
Ma ecco le considerazioni fatte da Antonio:
1) Per quel che riguarda i gap filler c’è un interessante articolo che riguarda lo studio fatto dai tecnici Rai: http://www.crit.rai.it/eletel/2002-3/23-1.pdf. I gap filler vengono spesso installati ai margini di copertura di una rete SFN o MFN e la loro principale funzione è quella di ripetere il segnale RF sulla stessa frequenza dove viene ricevuto.

2) Una ipotetica copertura del DMB-T italiano, considerando l’accordo citato da Cicciotti - unione frequenze Rai (40% popolazione) + frequenze Club Dab (dovrebbero essere 9 impianti con Roma e Milano coperte) + EuroDab (65% popolazione) + CR Dab - potrebbe rappresentare una discreta copertura iniziale in banda III da cui partire.
La mia sensazione è che qualora i quattro soggetti qui citati (Rai con EuroDab, ClubDAB e CR Dab) andassero ad unire le frequenze come dichiarato, sembra formando un unico multiplex, la loro copertura andrebbe decisamente incrementata. (Ma chi sarà il gestore del multiplex?) Riporto lo stralcio interessato:

"Su questa strada la Rai, che si ritrova già in casa le frequenze adatte per il Dmb, ha poi trovato l'alleanza con il mondo radiofonico. Viale Mazzini ha costi stretto un accordo con Club Dab, il consorzio per la radio digitale formato dalle dieci emittenti nazionali che fanno capo alla Rna, con EuroDab, che raccoglie altre tre emittenti nazionali, e il CR Dab, consorzio di radio locali che fanno capo alla Frt, la Federazione delle imprese del settore radiotv.
I quattro soggetti metteranno assieme le frequenze di cui già dispongono e si sono dati tempi stretti. «Il mondo radiofonico ha dimostrato di sapere superare le divisioni del passato, c'è un rinnovato impegno comune, che ora comprende anche la Rai, e ora manca solo che ministero e Autorità per le Tlc facciamo la loro parte attuando pienamente il quadro regolamentare», commenta Sergio Natucci, segretario nazionale di Rna."

La mia considerazione per la banda III è nata dal fatto che nella Conferenza internazionale sulle tlc (Ginevra 2006) si è stabilito l’uso dei canali E8-E12 per la radiofonia digitale. Questa era la notizia riportata da Oliviero Dellerba sul sito Otg TV del 19/06/2006:

"Alla riunione dell'Itu, l'Italia è stata inviata celermente a sistemare la banda III Vhf, passando dalla propria insulsa suddivisione (canali D, E, F, G, H, H1 e H2) a quella comune europea (E5...E12). I canali E8 e E12 andrebbero riservati al Dab, ammesso che interessi ancora qualcuno."

E’ per questo che ipotizzando (un tantino più in là) l’abbandono di alcuni (non dico tutti) impianti di Rai 1 analogica in banda III per una conversione in DMB potrebbe esserci una completa copertura con questo sistema. Speriamo solo che si decida per una codifica in AAC+ con bitrate decente (almeno 48kbp/s)

3) Considerato il bit rate disponibile per un canale di 1,5MHz, tipicamente 1,1 Mbit/s con adeguato livello di protezione (vedi http://www.cbc.radio-canada.ca/technologyreview/pdf/issue02-DMB.pdf) e considerata l’idea di trasmettere 3 canali TV si avrebbe già saturata l’intera banda (il bit rate per un canale TV è di 384kb/s), non capisco come si potrebbe trasmettere il resto della proposta radiofonica…

4) Sicuramente se si volesse avere investito sull’evoluzione RADIOFONICA del DAB si avrebbe scelto il DAB+ che come dimostra l’articolo http://www.digitalradiotech.co.uk/dab/t-dmb_vs_dab+.htm. Il DMB-T infatti come da te riportato è uno stream audio + video, quindi è necessario accompagnare sempre l’audio con un video che risulta essere sincronizzato. L’idea di trasportare immagini fisse (di autostrade?) è valida ma tecnicamente è come se si trasmettesse dinamicamente un’immagine statica con ovvia perdita di efficienza. Detto altrimenti non si può inoltrare il semplice file ma si deve inoltrare un filmato che fa vedere la stessa immagine fissa. Scarsa efficienza quindi.

FCC: SDR open source? Troppo insicuro

State pensando a un progetto SDR open source? Sappiate allora che forse state andando contro le direttive della FCC americana in materia e potreste rendere più arduo il percorso di certificazione dei prodotti basati sul vostro software. A volte i regolatori più illuminati, o comunque più efficienti, possono prendere decisioni controverse. Sembra che sia successo oggi con la pubblicazione da parte della FCC americana della Final Rule dal titolo "Cognitive Radio Technologies and Software Defined Radios" (Volume 72, Number 108 del Federal Register del 6 luglio 2007). In questo regolamento si legge a un certo punto il seguente comma:
3. With regard to Cisco's second request, the Commission recognizes that some manufacturers may wish to use open source software (e.g., GNU/Linux) in developing SDRs. The use of such software may have advantages for manufacturers such as lower cost and decreased product
development time.
However, as Cisco notes, open source software may be subject to licensing agreements that require the party modifying the code to make the source code publicly available. The Commission did not address the possibility of manufacturers using open source software to implement security measures. However, it recognizes that hardware and software security measures that interact with the open source software need not be subject to an open source agreement. The Commission hereby states that it is its policy, consistent with the intent of Cognitive Radio Report and Order and Cisco's request, that manufacturers should not intentionally make the distinctive elements that implement that manufacturer's particular security measures in a software defined radio public, if doing so would increase the risk that these security measures could be defeated or otherwise circumvented to allow operation of the radio in a manner that violates the Commission's rules. A system that is wholly dependent on open source elements will have a high burden to demonstrate that it is sufficiently secure to warrant authorization as a software defined radio.
A quanto sembra di capire, la FCC (che aveva già legiferato in materia di radio cognitiva nel 2001 e 2005) su input del colosso delle reti IP Cisco (che aveva presentato una sua memoria), oggi incoraggia a *non* sviluppare applicazioni SDR in parte basate su componenti open source, a meno di non prendere le opportune misure di sicurezza per impedire modifiche che possano sfociare in dispositivi non conformi con le normative dettate dalla FCC stessa. Il codice open è per sua natura esposto agli attacchi e quindi insicuro. Sembra che la FCC voglia dirci: se una radio è definita dal software, c'è il rischio che se questo software viene modificato, la radio si comporterà in modo non previsto dalla normativa. Un dispositivo basato su un software poco robusto, potrebbe incontrare difficoltà nell'assicurarsi le necessarie autorizzazioni. Mi chiedo quali possano essere le vere ragioni di un attacco così esplicito a un approccio che si sta rivelando sempre più efficace e in grado di garantire lo sviluppo di software di alta qualità e rapidamente disponibile. In genere le authority di tutto il mondo lodano l'open source per i suoi alti potenziali di neutralità e interoperabilità. La decisione odierna della FCC sembra quasi capovolgere questo punto di vista.
CNet ha pubblicato al proposito un ottimo articolo di Anne Broache, che ha intervistato via mail i rappresentanti dell'SDR Forum. L'associazione dei costruttori di cognitive e software defined radio sostiene che i concetti di "protezione" ("security through obscurity") propugnati dalla FCC sono addirittura pericolosi e hanno depositato (vedi link successivo) una richiesta di emendamento del testo appena pubblicato dal Federal Register. Dal suo canto la Software Freedom Law Center ha pubblicato sulla questione un white paper più ottimistico, affermando che in altra parte del suo documento la FCC incoraggia lo sviluppo di applicazioni SDR open source. I programmatori indipendenti non hanno nulla da temere. La Commissione, affermano i legali di SFLC, si rivolgerebbe solo ai costruttori di apparati, non agli sviluppatori, che possono tranquillamente continuare a sviluppare software SDR in modalità FOSS. A loro volta i manifatturieri possono usare componenti open, ma devono farlo in modo da ridurre i rischi di violazione e senza rendere aperte le misure di sicurezza adottate. Open sì, ma con un po' di mordacchia.
Ora, il focus di questa discussione è molto sbilanciato sul versante dei prodotti Wi-Fi e presumibilmente WiMax, ma le considerazioni hanno senso anche per dispositivi come telefoni cellulari e terminali per la radio e la tv digitale. Le fonti che ho citato osservano che tutta questa prudenza da parte del regolatore americano rischia soltanto di rallentare il time to market dei futuri prodotti SDR. Dire che la radio "intelligente" non può essere al tempo stesso "aperta" e "sicura" (come se l'SDR servisse solo ai militari) tradisce uno strano modo di pensare.

Feds snub open source for 'smart' radios

By Anne Broache
(http://news.com.com/Feds+snub+open+source+for+smart+radios/2100-1041_3-6195102.html)
Story last modified Fri Jul 06 08:10:42 PDT 2007

Mobile-gadget makers are starting to take advantage of software-defined radio, a new technology allowing a single device to receive signals from multiple sources, including television stations and cell phone networks. But a new federal rule set to take effect Friday could mean that radios built on "open-source elements" may encounter a more sluggish path to market--or, in the worst case scenario, be shut out altogether. U.S. regulators, it seems, believe the inherently public nature of open-source code makes it more vulnerable to hackers, leaving "a high burden to demonstrate that it is sufficiently secure."
If the decision stands, it may take longer for consumers to get their hands on these all-in-one devices. The nascent industry is reluctant to rush to market with products whose security hasn't been thoroughly vetted, and it fears the Federal Communications Commission's preference for keeping code secret could allow flaws to go unexposed, potentially killing confidence in their products. By effectively siding with what is known in cryptography circles as "security through obscurity," the controversial idea that keeping security methods secret makes them more impenetrable, the FCC has drawn an outcry from the software radio set and raised eyebrows among some security experts. "There is no reason why regulators should discourage open-source approaches that may in the end be more secure, cheaper, more interoperable, easier to standardize, and easier to certify," Bernard Eydt, chairman of the security committee for a global industry association called the SDR (software-defined radio) Forum, said in an e-mail interview this week.
The Forum, which represents research institutions and companies such as Motorola, AT&T Labs, Northrup Grumman and Virginia Tech, urged the FCC to back away from that stance in a formal petition (PDF) this week. Those concerns were endorsed by the Software Freedom Law Center, which provides legal services to the free and open-source software community, staff attorney Matt Norwood said in an interview this week. Still, in a white paper released Friday, the group says there's also good news for its developers in the FCC's rule: because it focuses narrowly on security-related software, it appears that programmers would not be restricted from collaboration with hardware makers on the many other kinds of open-source wireless applications. (Many 802.11 wireless routers that are under the FCC's control already rely on open-source systems for network management.) Software-defined radios--also known as "smart" or cognitive radios--are viewed by some as the foundation for the next generation of mobile technology. Traditional radios use electronic hardware to process signals--for example, to transform a particular type of radio waves into a radio station's musical broadcast or to screen out interference.

Expanding radio's scope

But software-defined radios put the brains of the operation into software that manages the signals being sent or received by the radio hardware. With that approach, new software downloads, as opposed to more labor-intensive hardware changes, could let radios do more than ever before. Imagine, for instance, a single gadget that can deliver TV shows, terrestrial radio stations, cell phone calls and broadband, depending on how it's programmed; or a cell phone equipped with the intelligence to detect the strongest signals in a particular area and change the phone's settings to subscribe to them, regardless of whether they belong to a GSM, CDMA or some other type of network. Although the software-defined radio industry has generally found welcoming treatment on the FCC's part so far, some security experts said the agency's recent take on open-source software is unjustified. "Obscurity works best when the hackers can't test their attacks," said Peter Swire, an Ohio State University law professor who has written about the tensions between closed and open approaches to computer security. "For software like this, used in distributed devices, there should be no extra burden on open source." There's also no clear evidence that the number of vulnerabilities in open-source software differs dramatically from that of proprietary software, said Alan Paller, director of research for the SANS Institute, which provides computer security training. (Some earlier studies have found that the generally more intensive scrutiny of open-source code can help keep its quality higher and vulnerabilities lower.) "They should be defining it as software with reliable maintenance or software without reliable maintenance--that's the fundamental security issue," Paller said in a telephone interview. "If I don't have somebody I can call when I find out there's a vulnerability in my software, I'm dead."

Already in military use

The term software-defined radio hasn't exactly made it into public consciousness yet, but the technology has been gaining traction in military and public safety spheres. Perhaps the highest-profile example is the Pentagon's Joint Tactical Radio System project, which is designed to give soldiers in the field the ability to shuttle voice, data and video across multiple networks. Commercial offerings, however, remain in the early stages. About three years ago, the FCC awarded its first specialized software-defined radio license to a small firm called Vanu. That company went on to produce the first commercially available base station that can support multiple wireless standards--GSM, CDMA, iDEN and others--from a single piece of hardware, which it markets as a more cost-effective, time-efficient approach. According to the FCC, some CDMA mobile phone networks and wireless local area network devices are also using the technology in some form. The new FCC rule, prompted in part by a petition last June from Cisco Systems, builds on software-defined radio ground rules established in 2001 and 2005.
The FCC has always worried that the technology's flexible nature could allow hackers to gain access to inappropriate parts of the spectrum, such as that used for public safety. So the regulators required manufacturers to submit confidential descriptions showing that their products are safe from outside modifications that would run afoul of the government's rules. Cisco's petition asked the regulators to clarify how use of open-source security software, whose code is by definition public, fit into that confidentiality mandate. In response, the FCC decreed that open-source security software, too, cannot be made public if doing so would raise the risk that the FCC's rules could be sidestepped. Then the commission added: "a system that is wholly dependent on open-source elements will have a high burden to demonstrate that it is sufficiently secure to warrant authorization as a software-defined radio." In its filing this week, the SDR Forum asked the FCC to allow radio makers to discuss their code in public, as long as they weren't intending to encourage rule-breaking. The group also urged a neutral stance on the security of open-source software, arguing that "academic inquiry and industry discussion coupled with a market test," not regulators, should decide. The Cisco representative who petitioned the agency for the rule changes was not available for an interview with CNET News.com this week. Robert Pepper, the company's senior technology policy director, said he believed Cisco was comfortable with the new rule. An FCC spokesman said the commission had received and would review the SDR Forum's filing, but it was unclear when it would respond.
The FCC's latest move isn't the first time the open-source side of software radio has faced potential limits. A few years ago, the agency issued rules that would have made it illegal to manufacture TV tuners and PCs that did not support the controversial "broadcast flag," an anticopying regime backed by the entertainment industry.
A federal appeals court threw out the rules. But if left in place or revived by Congress, they would threaten the ability of consumers to build their own unrestricted radio signal receivers, using the likes of a free software radio toolkit known as GNU Radio. An attorney for the Software Freedom Law Center, which provides legal services to free and open-source software developers, said the regulators could have done far worse in their latest rule: the FCC acknowledged that the open-source platform may have "advantages," such as lower costs and development time, and it didn't outright ban open-source applications. "I was gratified at least to see they've moved away from...all the rhetoric a few years ago about how the GPL is a virus and free software is un-American," said Software Freedom Law Center's Norwood.
The lingering concern from the manufacturers' side is that as long as the FCC discourages open discussions of security tactics, consumers will encounter delays or fewer choices in the new gadgets--or products laced with bugs that could have been caught with more collaboration. The SDR Forum has cited the Secure Socket Layer (SSL), a widely used technique for securing e-commerce transactions, and the National Institute of Standards and Technology (NIST)'s public hash algorithms as evidence that open processes often yield the most highly successful security techniques. Without similar freedoms for software radio makers, "there may be some people that will shy away or may delay some (software radio) pieces that go out there because they have this extra burden they have to go through," said Bruce Oberlies, chairman of the SDR Forum's regulatory committee.