03 giugno 2006

Visioni distanti

L'effetto più spettacolare del fenomeno propagativo "E sporadico" è la ricezione a grande distanza dei segnali televisivi. Anche chi non ha mai sentito parlare di DXing, radio internazionali e segnali strani sa che i programmi della tv terrestre non vanno mai molto lontani. In città basta un grattacielo per schermare una antenna emittente e in campagna è facile che gli schermi si riempiano di "sabbia". Sono fenomeni normali, che diavolerie come il satellite magari ci hanno fatto dimenticare. Ma che succede se a cento chilometri di quota qualcuno mette una specie di specchio e i segnali possono rimbalzare a terra? Succede che anche il segnale televisivo può sfruttare certe triangolazioni (in realtà la geometria dell'E sporadico non è così semplice) e compiere lunghissimi balzi. E' quello che accade con l'E-sporadico, che molti telespettatori conoscono senza saperlo spiegare: in passato, quando i canali televisivi in banda I VHF erano più numerosi, capitava a volte di vedere strane righe, evanescenze e improvvisi lampi di immagini estranee. Dietro questi avvenimenti c'è un meccanismo che i DXer dell'FM e della TV sanno mettere a frutto per ricezioni... Spettacolari. La coincidenza davvero strana è che l'E-sporadico è due volte anomalo: innazitutto non si sa bene perché si formi nella ionosfera e in secondo luogo funziona su segnali di frequenza assai superiore a quelle che si propagano grazie agli strati ionosferici normali. Via E-sporadico viaggiano tranquillamente segnali compresi tra i 27 e i 150 MHz. In particolare, fino a 60 MHz si verificano le aperture più marcate. Una piccola parte dei canali televisivi sono ancora posizionati intorno ai 50 MHz, la banda I delle VHF. Tanto per cambiare bisogna affrettarsi, perché la banda I si sta progressivamente svuotando. La tv digitale terrestre è quasi completamente basata sulla banda UHF e gli impianti analogici prima o poi verranno disattivati un po' dappertutto. In linea di principio si può cercare di fare del DX con la tv digitale ma non sarà mai possibile raggiungere le vette del TV DX "vero". Le punte più estreme di questo affascinante comparto dell'hobby si hanno nei mesi tardo autunnali, e non attraverso lo strato E-sporadico: con la propagazione dei 48 MHz (i canali VHF più bassi) via strato F2 in Europa sono state ricevute tv dell'estremo oriente.
Oggi in Liguria, dove come sapete ogni tanto mi rifugio, ho registrato la prima apertura televisiva in E-sporadico dell'anno. Questo fenomeno ionosferico è tipicamente tardo -primaverile ed estivo ma finora è stato piuttosto contenuto rispetto alle scorse stagioni. Del resto, siamo in un periodo di minimo solare. Devo dire che nonostante un brutto inizio (c'è stato un lungo black out elettrico dovuto al danneggiamento di una linea dell'alta tensione), la giornata è stata divertente. Sono molti anni che mi diverto a sperimentare il TV DX con una attrezzatura minima (a L'Ago ho un tv portatile multistandard e una semplice antenna per il canale E3 non amplificata, ma da Milano utilizzavo degli spartani dipoli filari) e a parte qualche eccezione ho avvistato quasi tutte le nazioni europee. La preda più ambita e forse impossibile è l'Islanda. Oggi ho finalmente identificato con certezza l'Estonia, come si può vedere dalle foto realizzate alla bell'e meglio col telefonino. Un elemento chiave per l'identificazione di un programma televisivo, considerando che con l'E-Sporadico non è detto che l'audio arrivi, è il logotipo dell'emittente. L'apertura di oggi era nettamente rivolta a Nord e sono arrivate insieme all'Estonia, Svezia, Norvegia, Danimarca (programma di estrazione del lotto, con segnale a colori), Lituania, Ucraina e Bielorussia. Contemporaneamente nella banda FM OIRT, quella dell'ex blocco orientale europeo, compresa tra 66 e 72 MHz, arrivavano stazioni ucraine e moldave.
Finché si potrà, il TV DX resta una attività molto piacevole e se ormai sono rassegnato all'idea che i DX transatlantici sono pane per i denti di irlandesi, britannici e olandesi, qualcosina da vedere per la prima volta ce l'ho ancora. Manca per esempio la Finlandia e temo di non farcela prima dello switch off della sua rete analogica. Quest'anno se ne vanno la Germania e la Svizzera. Le nazioni più lontane in carniere restano la Siria, la Giordania e l'Iran. I riferimenti sul Web sono molto numerosi ma mi preme segnalare questa pagina di un OM italiano Paolo Impallomeni, perché ha fatto un lavoro enorme, compilando una utile lista mondiale di canali in Banda I (forse qualche trasmettitore non è più attivo) e un elenco di tv ricevute con tanto di screenshot.

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Una tazza di CocoaModem

Devo confessare di aver sempre provato molta invidia, come macintoshiano della prima ora, nei confronti del software radioamatoriale sviluppato in questi anni per Windows. Malgrado la primigenia vocazione del Mac come computer grafico e musicale, il rapporto tra applicazioni per le due piattaforme contrapposte, Wintel (con audio Soundblaster) e Macintosh, è spudoratamente a favore della prima. Mi riferisco ovviamente ai programmi che interessano noi radiomaniaci, in particolare sul versante dell'analisi delle componenti spettrali e dei modem radiotelegrafici (non parliamo poi su quello dell'SDR, la demodulazione software). A fronte di programmi di eccellenza come Argo, Spectran, Spectrum Lab e altri (molti dei quali freeware) a disposizione dell'utenza Wintel e in misura crescente anche per Linux, Il Mac può contare su qualche sparuto tentativo di imitazione, tra l'altro molto poco soddisfacenti sul piano della risoluzione spettrale. Su Windows posso permettermi di analizzare le portanti delle onde medie alla ricerca di deviazioni di qualche frazione di herz. Su Mac, che io sappia, no. Analogo discorso sul versante dei modem. Come fedelissimo Apple devo dimenticare non solo applicazioni professionali stile Hoka, ma anche soluzioni commerciali di altissimo livello come SkySweeper o di alternative come MixW, TrueTTY e diversi altri (vedi il post di qualche giorno fa). Per la decodifica dei segnali telex, utilitari o radioamatoriali, finora ci si doveva accontentare di Multimode di Black Cat Systems e pochissimo altro. Recentemente ho perfino lanciato un appello ai programmatori Mac italiani attraverso il sito di Mac rumors (e molto altro) Setteb.it, dell'amico Fabio Zambelli. Nessuna risposta finora.
Una luce si è accesa in fondo al tunnel della scarsità di decoder per Macintosh con l'avvento di CocoaModem. Si tratta di un programma, ma anche di un framework di sviluppo rilasciato in Creative Commons, che implementa già in modo molto robusto alcune modalità amatoriali come RTTY, BPSK e HellSchreiber con in più il modulo SITOR-B (ma sarebbe meglio dire FEC) per la decodifica Navtex e il FAX HF. Le modalità amatoriali funzionano anche in trasmissione. L'autore di CocoaModem è un radioamatore americano di origini thailandesi, Kok Chen. E la sua è una storia personale che lascia sperare moltissimo da questa nuova piattaforma. Chen infatti è un grosso esperto di modem che ha lavorato sul DSP in campo radioastronomico e ha trascorso moltissimi anni in Apple a Cupertino, prima di ritirarsi lo scorso anno. Ho avuto modo di scambiare con lui diverse mail.
Secondo Chen non c'è una ragione specifica per cui su Mac non si possano implementare soluzioni di DSP radioamatoriale valide, anzi secondo lui il sottosistema audio del Mac è molto robusto. La spiegazione in fin dei conti può essere semplicemente statistica: pochissimi radioamatori conoscono il Mac. CocoaModem rappresenta una svolta per diversi motivi. Intanto si basa sul framework di sviluppo, Cocoa appunto, che Apple ha rilasciato all'avvento di MacOs insieme ai tool di sviluppo di Xcode, inclusi con ogni versione di Mac OS X. Poi, più recentemente, c'è stata la decisione di trasferire l'intero ambiente Mac su hardware Intel. Cosa che apre la strada a interessanti opportunità di porting di molte applicazioni interessanti. Il codice di CocoaModem viene già rilasciato in versione Universal, compatibile con i Mac PowerPC e Intel. Resta il problema del sottosistema audio. L'approccio seguito dal mondo Wintel è notoriamente di tipo duale: l'audio viene trattato dal pc con le sue estensioni Soundblaster. Quando Intel lanciò la sua quinta generazione di chip, il Pentium, fece un esplicito tentativo di portare sotto il suo controllo molte funzionalità DSP (per esempio la gestione del modem), ma la dualità è rimasta e la combinazione Intel/Soundblaster è diventata molto flessibile e potente. E soprattutto ben documentata e conosciuta a migliaia di sviluppatori indipendenti. A mio parere c'è quindi ancora un grosso dubbio da risolvere, malgrado l'avvento del Macintel. E' possibile immaginare un porting di applicazioni come Argo o SkySweeper sull'hardware Apple sic et simpliciter, o viceversa bisognerà anche ipotizzare l'adozione di estensioni hardware e coprocessori? Per il momento, vediamo come evolve la splendida idea di Chen.

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01 giugno 2006

Qui scuole a voi spazio

Annino Vitale mi invia cortesemente il link a un articolo apparso il 31 maggio sul sito della ARRL, l'associazione dei radioamatori americani. Il tema trattato è uno dei periodici contatti che gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (spesso radioamatori patentati) svolgono periodicamente con gli allunni delle scuole nelle zone che la stazione orbitante sorvola nelle sue orbite intorno alla terra. Per quanto strano possa sembrare, nel corso di questi passaggi la ricezione delle comunicazioni terra-spazio (un tema che ha affascinato i radiopassionari fin dai remoti esperimenti dei mitici, ma controversi, fratelli torinesi Judica-Cordiglia) è relativamente agevole, per esempio intorno ai 145 MHz.
Nel clima di cooperazione tra diversi enti spaziali per la ISS è stato istituito un progetto volontario di scambio con i club radioamatoriali delle diverse nazioni partecipanti, l'ARISS. E attraverso l'ARISS gli insegnanti delle scuole elementari e medie possono organizzare per le loro classi delle vere e proprie interviste radiofoniche, mediate attraverso gli OM locali. Nell'incontro cui si riferisce Annino la conversazione ha visto protagonista una classe di una scuola elementare veneziana, con l'intervento a terra dell'operatore Paolo Rosin e, a bordo della stazione sperimentale, dell'astronauta americano Jeff Williams. A bordo dell'ISS è allestita una postazione ham radio operativa sui 2 metri e sui 70 centimetri ed è prevista anche l'attivazione di collegamenti HF.
Sul sito ufficiale della stazione si trovano mucchi di informazioni incluse le modalità (e il software) per gli avvistamenti ottici del veicolo nel cielo notturno. Per il tracking di decine di altri satelliti e quindi per calcolare quando si aprono le finestre di opportunità per i collegamenti radio e gli avvistamenti, la NASA mette a disposizione due applet Java online, J-Pass e J-Track (anche in versione 3D). Per la ISS c'è una applet speciale, dedicata alle missioni con umani a bordo.


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Leggere in grande

I caratteri tipografici piccoli sono eleganti sullo schermo del computer. Ma come mi fanno notare (con occhi arrossati) diversi lettori, leggibilità ed eleganza non sempre vanno d'accordo. Inutile nascondersi dietro le font: la maggior parte dei frequentatori di Radiopassioni ha ormai compiuto i diciott'anni e si ritrova a dover affrontare della maturità onori e oneri. Perché farsi ulteriormente del male quando Blogger mette a disposizione un ben più maneggevole formato "normal"? Per un po' vediamo come va.

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30 maggio 2006

RDS parte quarta, PI Code senza computer


Continua a piacervi l'RDS? Il Radio Data System è un sistema molto efficace per facilitare la sintonia delle stazioni FM ma è diventato una scienza per decine e decine di appassionati di FM DXing in Europa. Abbiamo parlato di programmi per computer che opportunamente interfacciati con le uscite di un circuito di decodificazione sono in grado di visualizzare tutte le informazioni associate all'RDS, in particolare il codice di quattro cifre esadecimali Program Identification o PI Code. Questa informazione viene visualizzata molto rapidamente e serve a identificare con certezza migliaia di stazioni grazie ai database compilati per hobby da tanti appassionati. Ma che succede se uno non ha un computer o ascolta in situazioni in cui il computer diventa un accessorio troppo ingombrante?
Una soluzione possibile consiste nell'utilizzare un ricevitore compatibile con l'RDS. Ci sono modelli capaci, anche se non lo sappiamo, di visualizzare il PI Code. Uno di questi è la straordinaria radio portatile Satellit 700 della defunta azienda tedesca Grundig. Tenendo premuto il tasto Synch che normalmente aziona la demodulazione sincrona della modulazione di ampiezza, il display del 700 attivo in modalità FM visualizza il PI Code della stazione con RDS sintonizzata. Personalmente dispongo anche di un secondo ricevitore con il PI Code un po' nascosto ma visualizzabile, il Sangean DPR-202 DAB e FM (bisogna tenere premuto il tasto i delle informazioni). I veri problemi sorgono quando il ricevitore non è incorpora l'RDS o se ce l'ha non è proprio in grado di visualizzare il PI Code, neppure con una di queste macumbe. Come si fa senza l'accrocchio decoder+computer?
Prima di rispondere bisogna capire meglio che cosa significhi "decodificare" l'RDS. Sul mercato ci sono decoder, piccoli chip, che si agganciano sulla sottoportante a 57 kHz che trasporta i dati, la demodula e fornisce in output i dati per la visualizzazione. Un circuito di decodifica deve dunque prevedere un decoder ma anche un sistema di visualizzazione. Di solito questa è una sezione del display principale del ricevitore, ma nel caso dei decoder autocostruiti bisogna per forza costruirselo il sistema di visualizzazione. Per farlo occorre un display a cristalli liquidi di almeno otto caratteri (più ce ne sono meglio è magari su due o più righe di testo). Per "pilotare" questo display, trasformando i bit che escono dal decoder RDS in caratteri alfanumerici, ci vuole per forza un software. E questo software viene eseguito da un piccolo microprocessore dedicato, un programmable intelligent controller. Il PIC è una parte essenziale per un circuito di decodifica e visualizzazione del PI Code, senza PIC non si visualizzerebbe niente. Mettere insieme un circuito basato su un decoder RDS come quelli di cui abbiamo parlato in questi giorni è un'operazione abbastanza semplice, ma se non si dispone di un software adeguato per il PIC di contorno, si rischi di rimanere comunque a becco asciutto. Il circuito RDS Micromed, disponibile in kit a un prezzo accessibile, è molto valido ma il suo software di controllo, basato su un codice standardizzato in circolazione da parecchio tempo (vedi RDS Decoder, di Vittorio Carboni, scaricando il fle zip si deve aprire il file rds.asm in cartella: si riferisce al codice macchina per il PIC 16C558), estrae ma non visualizza sul display il PI Code. Non ci sono molte alternative a questo software, che tra l'altro richiede anche una attrezzatura minima per la programmazione dei PIC da computer (per esempio un programmatore di EPROM). Su Internet, sul sito di Jan Kolar, si possono trovare per esempio dei chip predisposti per l'autocostruzione di codificatori RDS (utili per chi ha una piccola stazione privata, per esempio). Jan ha anche preparato un chip per la decodifica, ma è consigliabile scrivergli per informarsi su prezzi e disponibilità.
A questa serie di possibilità si aggiunge un progetto francese, molto completo ma un po' difficile da realizzare. I dettagli si trovano, a profusione, sul sito di Yannick. Il decoder RDS è il TDA7330 usato anche da Aldo, ma per il software driver del display (che visualizza anche il PI Code come si vede qui accanto), bisogna usare un vero microprocessore un po' fuori norma e non facile da reperire come il Motorola (dopo lo spin-off di questa linea di prodotti diventata Freescale Semiconductors) 68HC11F1. Yannick propone anche un programma per questo processore ma la sua soluzione resta più complessa perché combina due schede: una per il decoder TDA7330 più una scheda universale per il PIC Motorola, basata su un circuito molto dettagliato che richiede buone capacità di assemblaggio.
Insomma, le strade per arrivare al PI Code senza computer e perfino su ricevitori portatili privi di RDS ci sono, ma non sono tutte così immediate. A meno di non saperci fare non tanto con l'elettronica, relativamente abbordabile, ma con il linguaggio assembler o con compilatori e ambienti di sviluppo come PICBasic Pro o MPLab che permettono di destreggiarsi tra le difficoltà dell'estrazione e la visualizzazione dei dati.

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Radiosonde, further reading


Dopo aver ricevuto il contributo di Andrea Borgnino sulle radiosonde ho preparato un po' di bibliografia in materia salvando nella mia area file alcuni PDF. Oltre a una brochure su una radiosonda Vaisala (uno dei maggiori produttori di dispositivi di questo genere), trovate un interessante documento sullo spettro RF allocato a questi servizi (i "MetAids"), un paio di articoli descrittivi generali (questo e quest'altro), ricchi di schemi e illustrazioni e altri due articoli sul profiling meterologico remoto, con particolare riferimento ai windprofiler (da leggere anche questo) e ai radar meteorologici. Per questi ultimi il funzionamento è concettualmente molto simile alla ionosonde. Da una stazione di terra si spara verso l'alto un impulso radio e si cerca di riceverne l'eco. Con le ionosonde il rimbalzo avviene ovviamente sugli strati della ionosfera, nel caso dei windprofiler l'eco ha origine a quote troposferiche in base agli stessi meccanismi che regolano la propagazione troposferica dell'FM.

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Radiosondaggi


Cedo la parola senza indugio ad Andrea Borgnino che mi ha appena scritto a proposito di radiosonde. Un argomento strettamente meteorologico, ma con un risvolto curioso per il radiomonitoraggio. In un prossimo futuro parleremo anche di ionosonde perché l'argomento è molto interessante nel contesto della propagazione e delle possibilità di fare delle previsioni di medio termine.

Oggi navigando sul sito dell COAA, gli autori dell'ottimo DSC Decoder, ho scoperto un'altro interessante prodotto dedicato al mondo del radioascolto. Si tratta di SondeMonitor, un programma che permette di ricevere e decodificare la telemetria trasmette dalla radiosonde metereologiche per realizzare quelli che vengono chiamati "radiosondaggi".
I radiosondaggi costituiscono un'importante fonte di dati per la meteorologia. I dati raccolti dalle sonde vengono utilizzati assieme a quelli delle stazioni meteo terrestri per creare le carte meteorologiche. Si utilizza un pallone aerostatico, che è in grado di raggiungere i 30.000 metri di altezza (tre volte la quota di volo di un aereo di linea), al quale vengono attaccati strumenti di estrema precisione in grado di misurare pressione, temperatura e umidità dell'aria. Grazie ad un trasmettitore radio si può seguire lo spostamento del pallone rispetto al punto di lancio e calcolare quindi anche direzione ed intensità del vento alle varie quote. Si ottiene quindi un profilo verticale dell'atmosfera per pressione, temperatura, umidità e vento.
La maggior parte delle stazioni effettuano due radiosondaggi al giorno, alle ore sinottiche 00.00 e 12.00 UTC. L'Italia dispone di sette stazioni di rilevamento : Milano-Linate, Campoformido (UD), Pratica di Mare, Brindisi, Cagliari e Trapani e S.Pietro Capofiume quest' ultima è gestita Struttura Tematica Servizio Meteorologico dell' ARPA, mentre le altre sono gestite dall' aeronautica militare italiana. Ecco la mappa dei lanci:

http://www.meteoam.it/modules/informazioniGenerali/Immagini/ReteQuota.jpg


Le radiosonde trasmettono nella banda compresa tra 400 and 406 MHz in FM e quindi per ascoltarle bisogna avere un'antenna omnidirezionale UHF e essere ad almeno 300 km da uno dei punti di lancio elencati sopra. Il segnale della radiosonda e' in modulazione MFSK. e quello che si sente è una ripetizione continua di 8 toni audio (simile al sistema Olivia dei radioamatori o al Piccolo delle stazioni diplomatiche inglesi). Una volta agganciato il segnale si può visualizzare sul proprio pc i dati meteo trasmessi in diretta dal pallone sonda che viaggia verso la parte alta dell'atmosfera.

Questo è il sito dove prelevare il programma, io spero nei prossimi giorni di fare qualche prova di ascolto per vedere se riesco a ricevere da Roma città le sonde lanciate a Pratica di Mare. Il segnale dovrebbe essere della stessa intensità di quello di un satellite in orbita bassa, come quello radioamatoriale Echo 51 che si riceve in UHF benissimo.
Qui trovate invece i dati online delle varie radiosonde lanciate in Europa, comprese le italiane.




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28 maggio 2006

Tre nuovi bookmark

Larry e Gayle Van Horn, due firme prestigiose della rivista Monitoring Times, una delle testate più autorevoli per l'hobbysta del radioascolto (soprattutto utilitario) annunciano l'attivazione dei loro tre blog. Mt-Milcom raccoglie le frequenze segnalate da Larry nella sua rubrica di monitoraggio ad ampio spettro, from DC to daylight (niente paura: con Dx Tuners, la rete mondiale di ricevitori Java controlled, in teoria uno può monitorare le frequenze UHF a distanza e lo dico qui pur non essendo particolarmente favorevole all'equazione radioascolto=scannerismo che mi sembra così di moda in certi gruppi di discussione locali). Monitor-Post è dedicato a segnalazioni non militari e infine Mt-Shortwave viene curata da entrambi e riguarda in modo specifico le HF, non necessariamente utility ma anche broadcast. Difficile che questi tre nuovi link non offrano sempre qualcosa di interessante. Per non parlare del livello di professionalità nella diffusione di notizie, liste di frequenze orari e call operativi... Un altro pianeta, ragazzi. Da trasformare immediatamente in bookmark.


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IBOC, eppur si propaga

E se qualche speranza ci fosse? Girard Westerberg (non perdetevi il suo sito dedicato all'FM e TV DX, c'è anche una Webcam sempre puntata sul canale televisivo americano A2 e pronta a rivelare una eventuale apertura televisiva in E-sporadico) ha segnalato, forse in prima mondiale, una ricezione E-sporadica di una stazione IBOC. Dal Colorado al Kentucky per circa 1.120 miglia. Girard, che non è nuovo a questi exploit avendo anche segnalato per primo negli USA la ricezione E-sporadica di canali televisivi digitali terrestri, racconta di aver provato altre due stazioni dalla stessa area. In entrambi i casi l'unica componente ricevibile era la parte analogica del segnale ibrido IBOC. Con la stazione KBCO, invece, il ricevitore Hd Radio della JVC ha agganciato e decodificato l'audio digitale. Mi chiedo se questo dato possa già dare un'idea statistica delle possibilità di ricezione a distanze anomale in uno spettro interamente digitale. Nel caso di Westerberg verrebbe da dire che il digitale vanta un terzo delle potenzialità dell'analogico ma sarebbe probabilmente una eccessiva semplificazione.

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27 maggio 2006

La radio impara a leggere, scrivere e disegnare


A volte ci si dimentica delle vere origini della radio, che sono dopotutto telegrafiche. Con l'invenzione della radiofonia vera e propria, le strade della radio che conosciamo tutti e del telegrafo si separano e mentre la prima si evolve con una certa tranquillità, giungendo solo recentemente alle meraviglie delle modulazioni digitali, il secondo ha una vita molto più movimentata. La radio che scrive e "si vede" interessa un pubblico molto ristretto, fatto di addetti ai lavori in campo civile e militare e di radioamatori amanti della sperimentazione. E' una radio che accantonata, o quasi, la manualità del codice Morse, ha cominciato presto a servirsi del computer per trasmettere e ricevere.
Il primo successore del telegrafo di Samuel Morse arriva circa trent'anni prima dell'invenzione di Marconi, verso il 1870. E' lo stock ticker di Edison e Calahan, un telegrafo capace di scrivere le quotazioni di borsa (se volete ordinarne una replica moderna, gestibile col computer andate sul sito di Stocktickercompany.com). Da questa idea e dagli studi di molti inventori, da Baudot a Krum, scaturisce quella della telescrivente, il terminale del telex via cavo, rimasto in funzione fino agli anni ottanta. Nel frattempo i collegamenti via filo erano già stati rimpiazzati, in molti casi, dalle onde radio grazie ai segnali modulati in modo alternativo alle classiche tecniche radiofoniche. Nelle radiotelescriventi (RTTY) classiche le lettere dell'alfabeto (International Telegraph Alphabet 2 o ITA2) si basano su un codice di cinque cifre binarie più qualche sequenza di controllo per la trasmissione delle cifre o delle maiuscole. Le due cifre binarie, lo zero e l'uno, vengono trasmessi via radio assegnando a ciascuna delle due un tono di frequenza leggermente diversa (chiamate, nel gergo telegrafico, mark e space). In pratica la trasmissione, detta Frequency Shift Keying, è assimilabile a una combinazione tra la modulazione di ampiezza e quella di frequenza, mescolando due segnali modulati con le due frequenze del mark e dello shift. Ricevere questi segnali comporta l'uso di un discriminatore di prodotto, perché il semplice discriminatore di inviluppo dei segnali AM non riuscirebbe a rivelare le due frequenze. Una volta ottenute le due note binarie occorre però ricostruire i simboli codificati e questa funzione, un tempo svolta dai modem e sistemi elettromeccanici dedicati, oggi viene affidata al computer e al DSP, bravissimi nell'estrarre e mettere gli 0 e 1 in sequenza, individuando le stringhe corrispondenti ai simboli alfanumerici.
Nel corso del tempo, in un arco di circa trent'anni, alla telescrivente convenzionale si sono aggiunte diverse tecniche di modulazione e di trasmissione di dati alfanumerici, molti dei quali vengono oggi utilizzati dai radioamatori e in ambito utilitario. Ai modi tipicamente digitali, basati cioè sull'uso di cifre binarie (di volta in volta codificate con modulazioni di frequenza, fase e quant'altro), si affiancano alcune varianti che propriamente digitali non sono, come il radiofax o, in ambito radioamatoriale, le tecniche di radiotelegrafia "visuale" che non possono essere definite analogiche perché basate si livelli di codifica discreti, ma neppure binari perché non i livelli discreti in gioco sono più di due. C'è chi parla di tecniche di trasmissione "fuzzy", richiamandosi alla "fuzzy logic" (logiche non binarie). Eccezionale, al proposito, è la documentazione raccolta sul sito di Murray Greenman. Non mancano neppure, tra i radioamatori, le tecniche di trasmissione di immagini a scansione lenta (SSTV) sulle HF, che sono una forma di televisione a bassa occupazione di spettro e ridotto numero di quadri per secondo.
Una utilissima raccolta di programmi, quasi sempre freeware, per la decodifica dei modi in uso presso la comunità Ham Radio si trova in questo sito dell'olandese Ko Versteeg. In due sezioni, Software Visual Modes e Software Digital Modes, Ko raccoglie decine di link al software necessario per decodificare una varietà di sistemi radiotelegrafici, digitali, fuzzy, fax e pseudo-televisivi. Tra i più famosi di questi software potremmo citare MIXW, capace di interpretare una vasta quantità di sistemi, dal semplice (ma ancora piuttosto diffuso) RTTY ITA2, alle codifiche inventate in questi ultimi anni. Una doverosa menzione speciale va al software Hellschreiber, sviluppato da un radioamatore italiano, Nino Porcino. Molto ben spiegato da Greenman, Hellschreiber è un modo trasmissivo che permette di visualizzare a distanza strisce a scorrere di testo, come in una titolatrice. Un tempo utilizzato da alcune agenzie di stampa sulle onde corte, ora è dominio quasi esclusivo dei radioamatori, anche sui 137 kHz. In alcuni casi i software catalogati da Versteeg servono per decodificare le trasmissioni utilitarie, civili e militari, non radioamatoriali, sebbene in questo campo si stiano diffondendo tecniche di modulazione e codifica commerciali proprietarie, che richiedono programmi o hardware specifici. Il discorso, come avrete capito, non può esaurirsi qui.

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