17 gennaio 2006

And now, an AdWord from our sponsor

Il Wall Street Journal rivela che Google Inc. prosegue la sua marcia di conquista fuori dal mondo virtuale del Web con l'acquisizione di dMarc Broadcasting. Questa piccola azienda ha sviluppato una piattaforma per la distribuzione automatica degli annunci pubblicitari, direttamente dagli inserzionisti alle stazioni radio. «Google,» ha dichiarato al quotidiano finanziario Tim Armstrong, responsabile delle vendite pubblicitarie di Google, «sta esplorando nuove opportunità per estendere la pubblicazione mirata e misurabile di annunci pubblicitari per altri tipi di media.» Il gigante delle ricerche su Internet di Mountain View ha già rilevato agenzie specializzate in pubblicità su media cartacei, rivendendo i nuovi spazi ai suoi inserzionisti online.
Curiosamente ora è la volta della radio. dMarc Broadcasting precisa ancora il WSJ è stata costituita nel 2004 dalla fusione tra gli Scott Studios e Computer Concepts, una azienda texana specializzata in software per stazioni radio. La ditta utilizza le risorse spettrali di dMarc Networks, un sistema di distribuzione di contenuti alle stazioni che sfrutta radiofrequenze non altrimenti utilizzate (forse qualche sottoportante digitale di un altro segnale?). I proprietari sono due fratelli che prima dello sboom di Internet avevano incassato 500 milioni di dollari in titoli della CMGI per cedere la loro prima creatura, l'agenzia di pubblicità online AdForce.
Grazie al software e al sistema di distribuzione dMarc l'inserzionista può pianificare l'area geografica e le fasce orarie per la messa in onda delle pubblicità radiofoniche, mentre per le stazioni gli spot arrivano automaticamente, senza un intervento manuale della regia. E' facile ipotizzare che ora Google sarà in grado di proporre ai suoi clienti pubblicitari anche una pubblicazione on air. E considerando la presenza su Internet di tante stazioni, le possibili sinergie tra radio e pagine Web sono davvero interessanti.


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Un broadcaster per niente facile

Diversi anni fa, quando seguivo molto le trasmissioni delle emittenti internazionali per collezionare il maggior numero di segnali, Voice of Mongolia, da Ulaan Baator era una autentica bestia nera. Col tempo, l'interesse dell'hobbysta si è spostato verso le stazioni distanti ma a carattere locale sulle bande tropicali e sulle onde medie, che in teoria dovrebbero essere più difficili delle broadcast. E invece no, con le stazioni comunque lontane non ci sono particolari certezze. Voice of Mongolia è rimasta nella lista dei most wanted, anche se obiettivamente il numero di tentativi si era ridotto rispetto al passato. Così mi ha fatto incuriosire l'altro giorno la lettura di alcune segnalazioni di Voice of Mongolia ascoltata in Europa sulla sua storica frequenza di 12085 kHz (insieme ai 12015 kHz), alla periferia della banda dei 25 metri. E in effetti eccolo lì, l'elusivo broadcaster internazionale. Poco prima delle 8 e 30 del mattino ora UTC, sui 12085 kHz si può davvero ascoltare Voice of Mongolia con il suo programma in giapponese. Dopo mezz'ora segue lo slot nella lingua locale, il mongolo, appartenente al gruppo altaico ma scritta in caratteri cirillici. Alle 9 e 30 inizia lo slot in mandarino e alle 10 dovrebbe iniziare il programma in inglese. Senonché a quell'ora il segnale, che raggiunge il suo picco verso le 9 è bell'e che andato. Guardando alla posizione della linea d'ombra del sole, in effetti si nota una corrispondenza geografica con la Mongolia, proprio quando la sua Voce, arriva con maggiore intensità. Per avere un'idea di come arriva con un ricevitore normale come il Palstar R30, un buon communications receiver americano di dimensioni molto ridotte, e una antenna filare molto corta esterna (ma in effetti basta anche un portatilino come il sorprendente cinese Degen DE1103) trovate questo clip MP3 registrato tra i due slot giapponese e mongolo.
Perché è così difficile ascoltare le trasmissioni per l'estero da Ulaan Baator? La frequenza di 12085 kHz è occupata per lunghi tratti della giornata da Radio Damasco. E alle 8 e 30 le antenne dovrebbero essere rivolte verso il sud dell'Asia. In teoria, come riportato nei file con tutti gli orari delle emittenti broadcast curato da Birkwirth su www.eibi.de.vu, Voice of Mongolia ritorna più tardi, alle 15 e ancora alle 20 UTC, in inglese (alle 20 il segnale dovrebbe essere rivolto verso l'Europa), ma non sono riuscito a controllare in questi giorni. Il fatto è che la stessa frequenza è occupata negli stessi orari da Radio Pyong Yang e l'ultima volta che ho provato, mesi fa, si sentiva solo quella. L'amico Walter Mola, di Torino, mi ricorda che a proposito di questa sfuggente stazione si raccontava anni fa di un sito trasmissivo affossato in una valle che attenuava senza rimedio l'irradiamento dei segnali a bassa angolatura e con loro le chance di andare molto lontano. In compenso però, i servizi interni di Radio Mongolia su 4830 e 4895 kHz, nei 60 metri, in genere si sentono benino alle 22, ora di inizio dei programmi. Questa resta una capitale remota, freddissima di inverno (in queste ore ci sono trenta gradi sottozero), di uno stato un tempo chiusissimo e misterioso, che con il crollo di muri ed ideologie varie ha avviato un lento processo di riapertura. Quest'anno, segnala il sito dell'ufficio turistico nazionale, lo stato mongolo celebra il suo ottavo centenario, un evento che tra luglio e settembre verrà ricordato con la ricostruzione (cinquecento militari a cavallo bardati con costumi e armi d'epoca) delle cariche del mitico Cinggis Khaan.

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16 gennaio 2006

Souvenir da Quito

Tra poche settimane scade la registrazione del dominio www.malm-ecuador.com, dove Björn Malm pubblicava regolarmente le sue corrispondenze di DXer basato a Quito, Ecuador. Come forse ricordate di aver letto su questa pagina purtroppo Björn non c'è più ma i suoi colleghi hanno pensato di conservare il ricordo suo e delle tantissime registrazioni di stazioni sudamericane puntualmente messe online dal radioascoltatore svedese felicemente trapiantato in terra andina. I contenuti del sito di Björn sono stati riversati all'indirizzo malm.hard-core-dx.com, a cura di Risto Kotalampi, gestore del portale www.hard-core-dx.com, uno dei maggiori punti di riferimento della comunità dxistica internazionale. Un gesto dovuto ma delicato e rispettoso dell'appassionato lavoro di un grande amante della radio. Per tutti gli amanti (veri) della radio che potranno continuare a godersi, si spera per molto tempo, la voce delle rare emittenti cui Björn dava la caccia.

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13 gennaio 2006

I telefonini amano la tv ma sposano la radio

Sul Media Guardian di oggi si parla degli inattesi risultati della prima sperimentazione di un servizio di diffusione di contenuti audio e televisivi agli utenti di telefoni celllulari effettuata da BT e Virgin Mobile. Un campione di mille utenti lungo la motorway inglese M25 ha provato il nuovo sistema negli ultimi sei mesi e se il gradimento per la tv sul microschermo mobile sembra buono (il 59% si dice interessato a un eventuale abbonamento), quello nei confronti della radio digitale è ancora migliore: almeno il 65% di soddisfazione. La radio digitale sul telefonino è anche la preferita in termini di tempo di fruizione, 95 minuti contro i 66 per la tv. Deludente, per l'operatore, è invece la predisposizione all'acquisto espressa. In media i potenziali abbonati non verserebbero più di 7 o 8 euro al mese (gli operatori, che si stanno arrampicando sui vetri per spremere i loro clienti con nuovi servizi che non siano la voce e gli Sms, speravano nel doppio).
Un risvolto interessante di questo test BT/Virgin è la tecnologia utilizzata. In Gran Bretagna operatori come Vodafone, 3 e Orange offrono già la televisione live sul telefonino (a sovrapprezzi di dieci sterline), ma attraverso l'infrastruttura Umts. Se questa forma di televisione fosse un successo, ci si chiede che banda resterebbe per la fonia. BT ha invece lavorato su un modello ibrido, utilizzando uno standard come il DAB-IP - e probabilmente, anche se il Media Guardian non lo dice, anche il T-DBM, anche questa, come il DAB-IP una estensione dello standard DAB - per il quale la cinese HTC sta già approntando i terminali. Anche Nokia ha scelto la strada della separazione delle infrastrutture, preferendo però lo standard DVB-H. Si tratta in ogni caso di un approccio combinato: la telefonia viaggia normalmente attraverso la rete Gprs o Umts, mentre radio e tv viaggiano su DVB-H, T-DMB (o S-DMB se via satellite), DAB-IP o ISDB-T (il digitale terrestre del Giappone). Lo svantaggio è che il telefonino deve incorporare un secondo stadio di radiofrequenza; il vantaggio è il totale disimpegno dell'infrastruttura telefonica (al massimo utilizzata come canale di ritorno per l'audio/video interattivo) e perfino la possibilità di servire con la radiotelevisione mobile aree di utenza che non sono coperte dalla telefonia.

Link di interesse:
www.dvb.org

www.dvb-h-online.org

www.ipdc-forum.org

www.openmobilealliance.org

www.hig-info.tv (in tedesco)

www.finnishmobiletv.com

www.mobiel.tv (in nederlandese)






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Il DAB arriva nel Canton Ticino

Questo pomeriggio [il 20 dicembre scorso, NdR] verrà ufficialmente inaugurato il primo trasmettitore DAB in Ticino. La stazione Ceneri Passo irradierà il segnale DAB su tutto il territorio di Locarno - Bellinzona e dunque, per la prima volta, su una parte della Svizzera italiana.
L’estensione del DAB al Ticino apre un nuovo capitolo nella storia della radio digitale in Svizzera. D’ora in poi, infatti, saranno disponibili non due, ma tre gamme di programmi DAB:
il «bouquet» svizzero-tedesco comprendente 11 reti radiofoniche (di cui sei in "DAB-only", ossia non diffuse in OUC), «l’ensemble DAB» della Svizzera romanda con
dieci stazioni (di cui quattro in DAB-only) e, da oggi, la programmazione per il Ticino con
nove emittenti, sei delle quali recepibili per la prima volta, grazie al DAB, anche via etere.
Per giovedì 22 dicembre è prevista la messa in funzione di un secondo trasmettitore DAB sul Pizzo Matro, che coprirà l’asse nord-sud tra Bellinzona e Airolo. In gennaio saranno attivati altri due trasmettitori DAB nell’area di Lugano - Chiasso, completando l’intero asse nord-sud, ma soprattutto le regioni più popolose del Ticino.
(Fonte: www.dab-digitalradio.ch)


Interessante. Vedremo se i segnali riusciranno ad arrivare anche a Milano. Come forse avrete capito, Radiopassioni fa il tifo per il DAB e non per il DRM (e per tutti gli standard radiofonici digitali "invasivi", cioè assegnati alle stesse bande oggi utilizzati dai servizi analogici). Anche se purtroppo niente può tutelarci dall'abbinamento tra standard "non invasivi" come il DAB ed eventuali normative di phase-out. Una combinata deleteria perché implica la definitiva chiusura dei servizi analogici dopo un periodo di tregua concesso per la graduale sostituzione dei sistemi di ricezione. Purtroppo la strategia del phase-out sembra essere praticamente obbligata, con o senza standard invasivi... Il vero problema è che la radio analogica - e con lei l'hobby del radioascolto a lunga distanza - è quasi certamente condannata a un declino più o meno rapido. E a consolarci non serve pensare alle tante aree geografiche che resisteranno a lungo all'avvento del digitale. In teoria da quelle zone i segnali continueranno ad arrivare per molti anni a venire. Ma da queste parti lo spettro radiofonico rischia, per colpa degli standard invasivi e di altre diavolerie come Powerline Internet, di essere talmente pieno di rumori da oscurare tutto. Insomma, un bel pasticcio. Noi continueremo a tifare per la sopravvivenza dell'analogico e per il rafforzamento di standard come il DAB. Per il quale giungono notizie interessanti, come questa dalla Svizzera italiana. E anche sul piano strettamente tecnologico, c'è aria di rinnovamento per il "vecchio" DAB/Eureka 147. Uno dei suoi limiti è la cattiva qualità dei codec audio, ma c'è chi sta già pensando di aggiornare anche il DAB alla codifica AAC. La cosa comporterebbe la sostituzione dei pochi ricevitori DAB oggi disponibili, ma potrebbe anche migliorare le prospettive del sistema.

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La radio del vicino - 1

E' vero, l'italiano tende esageratamente all'esterofilia, ma spesso è inevitabile trovarsi a confrontare le cose che in genere nelle nazioni industrializzate funzionano, con quelle che una volta varcati i nostri confini smettono, comicamente, di funzionare. I treni sono un esempio eclatante. Non è possibile che sia solo casualità, una burla statistica che colpisce il viaggiatore saltuario se quasi ovunque in Europa sono puntuali e puliti e qui in Italia non partono, se partono non arrivano quando dovrebbero e, fermi o "in corsa" che siano, sono perennemente scassati e lerci. L'altro giorno tornavo (in aereo) da Londra e per una volta mi ero tenuto in tasca una radio FM. Lo so, non si dovrebbe fare, ma l'oscillatore locale del mio iRiver, alimentato da una pila AA, non può materialmente disturbare nessun glider e nessun dialogo con l'ATC. Ascoltare l'FM in aereo è divertente perché l'effetto è quello di un'automobile sette o otto volte più veloce, le stazioni si alternano rapidamente e se ne possono sentire tante. Ora, non c'è bisogno di identificarle tutte o di capire quello che dicono per rendersi conto che molto spesso la programmazione offerta dalle reti pubbliche o commerciali è di gran lunga migliore di quella che ci propinano, con il loro insopportabile birignao e quel gergo giovanilista da completi mentecatti, i diggei nostrani. La musica, classica, colta o contemporanea/pop che sia è quasi sempre bella e originale. Le notizie abbondano, i commenti sportivi sono avvincenti (da noi appassionano come la lettura della lista della spesa), si sente continuamente parlare di cultura, mostre, festival musicali e teatrali e addirittura dei problemi della gente, non dell'ennesima boiata disco-techno pseudoamericana (in realtà campionata a Battipaglia) "da dedicare alla fidanzata tvumdb" o della crisi mistica della prozia raccontata a Padre Livio. E nessuno dice parolacce per far ridere, come i bambini di quattro anni.
Non sarà che il famoso far west di licenze e frequenze radiotelevisive - autentica vergogna nazionale - salvaguardato dalla nostra Authority con una devozione che altri Stati dedicano alla garanzia (vera) del pluralismo, ha finito per tradursi in una sostanziale incapacità di fare e ascoltare buona radio? Prendiamo la Gran Bretagna, prendiamo l'Ofcom, l'autorità garante britannica... Una visita sul sito Web dell'Ofcom per un italiano è come un viaggio sul pianeta marte. L'ente regolatore inglese ha preparato una sezione sul presente e il futuro della radio che fa venire le lacrime agli occhi. D'accordo, si tratta di una nazione dalla democrazia molto consolidata, dove i ministri del governo danno le dimissioni se giornali e televisioni raccontano della loro notte d'albergo pagata con i soldi pubblici, dove si discute e si legifera in materia di coppie di fatto e eutanasia tutelando i diritti della coppia di fatto (non del loro vescovo, considerando tra l'altro che la coppia potrebbe essere - orrore - atea o - abominio - magari protestante) e la dignità di chi muore (non del padrone della clinica privata). Eccezionale, per esempio, è il documento in cui l'Ofcom parla di come sono state finora assegnate le licenze della radio analogica e digitale in Gran Bretagna e di come verranno assegnate quelle future, ripartendo l'intera questione tra mezzi analogici e digitali e tra servizio pubblico (la BBC, meglio nota come Aunt Beeb, su cui Ofcom regola pochissimo), servizio commerciale nazionale e locale e radio comunitarie. Comparto quest'ultimo, che in Italia non viene trattato per l'eccessiva assonanza del concetto con quello, aborrito, di comunismo. Questa nazione, va ricordato, è tra le più avanzate in termini di regolamentazione e sfruttamento commerciale degli standard digitali come il DAB. Secondo l'Ofcom il futuro sarà però rappresentato anche da Internet, dai Podcast e da standard come il DRM.
In Gran Bretagna la BBC gestisce cinque canali radiofonici nazionali, più altri cinque (1Xtra, 6 music, BBC 7, Asian Network e 5 Live Sports Extra) disponibili solo su Internet, DAB, DVB-T (tranne Asian Network che ha alcune frequenze in onde medie). Cinque canali per l'estero in onde corte, satellite e Internet (BBC World Service, BBS in russo, arabo, spagnolo e farsi, senza contare gli slot di programmazione più brevi in 33 lingue); e una complicata offerta di programmi locali (ben 40 in 11 regioni in Inghilterra, oltre a BBC Scotland e Nan Gaidheal in Scozia, Wales e Cymru in Galles e Ulster e Foyle in Irlanda del Nord). Poi ci sono tre reti nazionali commerciali, Classic in FM e TalkSport e Virgin in onde medie. Un certo numero di stazioni commerciali a copertura locale o regionale. Tutto il nascente mondo delle radio comunitarie in FM e onde medie (LPAM). E come se non bastasse le licenze temporanee RSL assegnate in occasione di particolari eventi sportivi e similari.
Le pagine della documentazione Ofcom, che in questi mesi sta rilasciando le nuove licenze quinquennali comunitarie, sono piene di riferimenti misteriosi per noi italiani: "protezione dalle interferenze", "interesse degli ascoltatori", "copertura locale", "qualità del segnale", "varietà nella programmazione". Assolutamente inaudito, qualcuno dovrebbe scrivere all'amico Tony.
Oltre a tutto questo nella zona metropolitana ad alta densità di popolazione come Greater London operano decine di stazioni pirate più o meno regolari, che l'Ofcom si è tuttavia impegnata a combattere. Malgrado l'esiguità del segnale, spesso distorto, molte sono stazioni abbastanza professionali (diverse utilizzano perfino l'RDS), con una offerta musicale ultraspecializzata, capace di dar voce a una miriade di gruppi contemporanei, e spesso un orientamento etnico. Un fenomeno purtroppo non compatibile con il meccanismo delle licenze comunitarie, giocoforza limitate di numero. Se davvero verrà applicato il principio della tolleranza zero su queste stazioni, state pur certi che molte di quelle che non otterranno licenze comunitarie finiranno per chiudere i battenti.
Quello che segue è un velocissimo bandscan londinese effettuato l'altra notte - dopo una cena alla Porte des Indes, ristorante ispirato alle tradizioni gastronomiche delle ex colonie francesi in India - dalla mia stanza d'albergo a Marble Arch (lo Speaker's Corner di Hyde Park tanto per intendersi), molto incastrato tra gli edifici, con un Sangean 909 modificato con filtri FM stretti e visualizzazione del PI code. In calce alcune fonti che mi hanno aiutato nelle identificazioni. Diversamente da qualsiasi località italiana, è difficile trovare una stazione uguale a tutte le altre. Contenti noi...

87.6 reggae Flava FM? Links FM?
87.9 Pi code ? Shine FM?
88.20 Pi code anche lei, Rude FM?
88.8 BBC Radio 2
89.10 BBC Radio 2
89.40 reggae Sweet FM?
89.80 Station FM
90.20 Unknown FM
90.40 Whoa FM "Street flavour clothing" adv.
90.60 Y2K FM
90.80 Lightning FM?
91.00 BBC R3
91.30 BBC R3
91.80 Passion FM 515b picode
92.30 notiziario BBC WS o BBC r1 pirata Dejavu?
92.70 Freeze 92.7 f927
93.20 BBC R4
93.50 BBC R4
93.80 Vibes FM reggae
94.00 Touch FM?
94.20 Blues FM?
94.40 Flames FM?
94.60 Kool FM?
94.95 sport cc11 BBC Radio london
95.20 Origin FM?
95.40 reggae Roots FM?
95.50 Ontop FM?
95.80 Capital FM
96.40 Surprise FM?
97.10 Ice Cold FM?
97.30 LBC
97.60 ??
97.70 SLR?
97.90 Bassline FM?
98.10 Mystic FM
98.30 Revive FM?
98.50 // 98.80 BBC R1
99.00 ??
99.10 Have it 99.1?
99.80 Supreme FM?
100.00 Kiss 100
100.3 Rinse FM?
100.6 Classic FM //100.90
101.10 afro Naija FM
101.20 Unique?
101.7 Xtreme?
101.9 rap The Beat FM?
102.2 Smooth FM jazz
102.5 Juice FM?
102.7 Rythm FM 07946483125
103.3 LGR
103.6 Pi code Raw Flex FM?
104.0 afro Kasaba FM?
104.4 Resonance FM?
104.7 asiatica Subjam FM?
104.9 xFM
105.4 Magic 105.4
105.8 Virgin London
106.0 afro Hot97?
106.2 Heart Radio, London Tower 106.2
106.85 you're tuned to Lay Low 106.8
107.1 Choice FM
107.2 ??
107.8 Radio Jackie?


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11 gennaio 2006

iRadio

Di solito qui su Radiopassioni si parla di ricevitori complicati. Il nuovo iPod Radio Remote non è niente di tutto questo, ma Apple Computer è un marchio che mi piace molto e penso che la notizia, data da Steve Jobs in persona ieri, nel discorso inaugurale del Macworld di San Francisco, sia interessante. Radiopassioni è stato fermo due giorni proprio perchè sono stato a Londra, dove la stampa europea è stata invitata (nello Studio 1 della Bbc Tv!) a seguire l'evento in presa diretta satellitare. Dunque, Apple ha finalmente ceduto alle pressioni dei suoi fan è ha pensato di offrire la possibilità di accendere iPod per sintonizzarsi sulle stazioni in modulazione di frequenza. La funzione richiede l'acquisto del nuovo Radio Remote, un piccolo telecomando con filo da collegare alla presa di espansione degli iPod Nano o dei modelli di quinta generazione, meglio conosciuti (anche se Apple preferisce non chiamarli così) come iPod Video. Una volta collegato il piccolo dispositivo (pochi grammi di peso) lo schermo dell'iPod si trasforma in una scala di sintonia dello spettro Fm. Radio Remote copre gli 87.5-107.9 per Usa e Europa, e i 76-90 per il Giappone e, udite, udite, decodifica le informazioni Rds! Ancora non si conosce, dai comunicati ufficiali, il passo di sintonia e non è chiaro se è possibile o no registrare sull'iPod i programmi ascoltati (a occhio direi di no, Apple è molto attenta alla problematica del diritto d'autore). Il costo del Remote, che permette anche di controllare l'ascolto dei brani memorizzati sugli iPod e manovrare le funzioni della radio incorporata, è di 49 dollari (su Apple Store Usa). Sul mercato esistono alternative come iFm di Griffin Technology, che effettua anche registrazioni. La radio Fm incorporata è una funzionalità di molti player/recorder Mp3, come iRiver Ifp serie 800 già citato qui.
A margine di questa notizia, volevo parlare anche delle nuove funzionalità per la registrazione di Podcast aggiunte a Garageband, il programma di creazione musicale inserito nella suite di programmi Apple iLife '06. Il nuovo Garageband, secondo Jobs, che si è divertito a dimostrare le funzionalità registrando un finto Podcast di pettegolezzi sui prodotti Apple, può registrare la traccia vocale del Podcast e aggiungere sfondi musicali (il cui volume viene automaticamente adattato alla presenza della voce), jingle, immagini sincronizzate e altri effetti.


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09 gennaio 2006

Sassi sul digitale - 4

Secondo gli analisti di mercato di In-Stat, nel 2009 si venderanno 22 milioni di apparecchi radiofonici digitali, tra satellite e terrestre. La società di ricerche ha pubblicato uno studio (valore: 3.500 dollari e rotti) sulle prospettive della radio digitale e i presupposti di partenza, in particolare il successo commerciale delle due reti satellitari americane, Sirius e Xm Radio, sono ottimistici. In-Stat cita anche i dati Ibiquity per lo standard Hd Radio (sempre più controverso tra i DXer delle onde medie), secondo cui nel 2005 il numeri di emittenti Am e Fm che hanno adotatto il sistema ibrido, digitale-analogico Iboc è triplicato, passando da circa 200 a 624. Ibiquity non cita però le stazioni che secondo gli appassionati dei due principali club di ascoltatori di onde medie locali, Irca e Nrc, hanno poi deciso di spegnere la portante radio digitale, che resta virtualmente inascoltata per la scarsità di ricevitori compatibili (a qualche modello di autoradio). Ecco il testo del comunicato stampa In-Stat con il link diretto allo studio menzionato.

Digital Radio Unit Shipments to Top 22 Million by 2009

Worldwide, the combined market of both digital satellite and terrestrial radio will grow from approximately 5 million unit shipments in 2004 to 22 million unit shipments in 2009, reports In-Stat. The primary drivers for this growth will be new and compelling content, data services, price erosion for digital radio receivers, and digital radio provider partnerships with new car manufacturers, the high-tech market research firm says.

“In the US, satellite radio is driving the digital radio market,” says Stephanie Guza, In-Stat analyst. “In other markets, most notably in the UK, terrestrial digital audio broadcasting is driving it. The launch of Digital Multimedia Broadcast (DMB) services in Japan and Korea, along with increased promotional activity in Singapore, Australia and Taiwan over the next year, will drive digital radio shipments in Asia.”

A recent report by In-Stat found the following:
• Roughly 600 US AM and FM stations will broadcast in HD Radio technology by the end of 2005.
• The two US satellite radio providers have reported significant subscriber numbers; XM is on track to report over 6 million subscribers by the end of 2005, while Sirius will reach over 3 million subscribers.
• Commercial-free radio ranks as the top reason for purchasing a satellite radio, with 54% of surveyed satellite radio owners citing it.

The report, Digital Radio: Turning Up the Volume on Satellite and Terrestrial Radio Adoption (#IN0502133ID), covers the worldwide digital radio market. It includes analysis of major international digital radio markets, forecasts for US satellite radio subscribers, and for digital radio units sold worldwide through 2009, segmented by region. It also contains the results of an In-Stat survey of US consumers on digital radio, along with profiles of digital radio IC vendors.


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06 gennaio 2006

Un dramma (radiofonico) fin troppo realistico

E' stata una delle trasmissioni radio più famose della storia. Con la Guerra dei mondi, cronaca finta, ma presa per vera, dello sbarco dei marziani sulla terra, il Mercury Theatre di Orson Welles non solo rivoluzionò il concetto di radiodramma, ma provocò un'ondata di panico in una nazione caduta vittima del realismo della sceneggiatura e delle bravura degli attori. La Guerra dei mondi è disponibile in formato Mp3 o Realaudio, insieme a tutte le altre produzioni del Mercury, sul sito www.mercurytheatre.info curato da Kim Scarborough.

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Falchi e avvoltoi


«Il macellaio di Sabra e Shatila ha raggiunto i suoi antenati e altri lo seguiranno presto [...] Dobbiamo credere che l'Islam non ha confini geografici, gruppi etnici e nazioni. E' una ideologia universale che conduce il mondo verso la giustizia.» Prima di trovare la definitiva giustizia, a quanto pare, il mondo deve attraversare un periodo di forte confusione mentale. E' l'unica cosa - a parte forse una criminale arroganza - che possa spiegare le parole del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a proposito delle drammatiche condizioni in cui versa in queste ore Ariel Sharon. Rifiutiamo di pensare che l'Islam sia davvero questo.
Tutti, del resto, possono apprezzare alla radio la differenza, di stile e di sostanza, che continua a distinguere un esaltato irresponsabile che vaneggia (seduto sul suo trono mistico-petrolifero) di cancellare Israele dalle carte geografiche, da uno Stato che fatta la tara di ogni lecita contrapposizione politica, riesce miracolosamente a rappresentare, in Medio Oriente, un consesso democratico, dinamico e soprattutto civile.
Le onde corte di Kol Israel ripetono i programmi multilingua dalla rete interna Reka della Israel Broadcasting Authority. Basta ascoltare uno dei notiziari in inglese dell'emittente per capire quanto importante sia il ruolo degli israeliani, falchi o colombe che siano, in una regione di avvoltoi. Quanto è diversa la sensazione di chi si sintonizza sul programma in italiano della Voce dell'Iran, dove in nome di Dio clemente e misericordioso si sostiene che la Shoa è un "mito" ma al tempo stesso se ne invoca una seconda.

[Aggiunta del 6 gennaio 2005 (dal blog MediaNetwork)]

Israel Radio and TV reporting on the condition of Sharon ( update )
Mike Brand reports: Due to the hospitalization and serious condition of Prime Minister Ariel Sharon, all of Israel’s TV stations' normal programming came to a halt last night, and only reports and interviews with Knesset members and senior doctors and professors etc were and are being broadcast.

All of Israel’s Government and commercial radio stations are playing quiet music, and are linking up to the news bulletins of either the Israel Broadcasting Authority news or with the Channel 2 or Channel 10 news bulletins.

Israel Radio’s Network B cancelled all its regular programmes as of last night, and is concentrating only on the hospitalization of Sharon, as is the Army radio station Galei Zahal. The Israeli/Palestinian Radio All for Peace has also canceled all of its normal music programmes, and is only playing quiet music.


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