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12 aprile 2013

Rai, uai, fai: la malleabile "ingegneria" del grillismo

Leggo con grande perplessità la notizia di un progetto per il riutilizzo dell'infrastruttura dei "ponti radio" RaiWAY con l'obiettivo di offrire un servizio Wi-Fi gratuito a livello nazionale. Il progetto, rilanciato anche da un giornalista di grande professionalità e senso civico - ma in questo caso ingenuo  - come Oliverio Beha, prevederebbe "la realizzazione del primo network italiano di hotspot Wi-Fi ad accesso gratuito integrato con i comuni d’Italia. Il segnale Wi-Fi viene trasportato e originato dai ponti di cui la Rai con Rai Way è proprietaria, e che sono disseminati in oltre 2200 siti su tutto il territorio nazionale. Di questi almeno 150 sono strutturati in modo da redistribuire i segnali alle isole o a distanze di oltre 400 Km. La rete di collegamento Wi-Fi gratuita coinvolgerà anche gli esercenti che potranno montare i ripetitori hotspot Wi-Fi nei loro esercizi commerciali incrementando il volume d’affari attraverso la pubblicità."
Io comincio seriamente a preoccuparmi per questa diffusione epidemica di idee strampalate fatte passare per soluzioni miracolistiche a tutti i nostri problemi, veri o presunti che siano. Riprendendo la notizia una testata online un tempo leggibile come Linkiesta scrive (ovviamente) "L’idea è semplice e piace: sfruttare le antenne di Rai Way per diffondere wifi in tutto il Paese". Un certo signor Leonardo Metalli, autore originario della proposta, aggiunge, tirando in ballo l'eterno mantra dei misteriori "ingegneri" capaci di firmare qualsiasi dichiarazione: «parlando con gli ingegneri e studiando i progetti, abbiamo appurato che si può far girare il wifi in tutta Italia».  
In realtà non si capisce bene quale sia il vero obiettivo del fantasmagorico progetto del quale è stata "appurata" la fattibilità.  Che cosa vuol dire esattamente "far girare il wifi?". Se si parla di riutilizzare dei tralicci, è una prassi molto diffusa ma in questo caso quali tralicci e per che cosa, per dare copertura wi-fi diretta? È una monumentale sciocchezza, alle frequenze del wi-fi non puoi certo dare copertura diretta attraverso una rete broadcast, tra l'altro è una banda unlicensed che si basa proprio su un gestione ad hoc su scala molto locale delle interferenze tra servizi. 
Usare l'infrastruttura RaiWAY come ripetitori, come backbone? Una scemenza spaziale, in internet i backbone sono un'altra cosa e in genere si realizzano in fibra, o sul cavo telefonico. Esistono già molti provider che propongono pacchetti di servizio ai comuni e agli esercenti e nessuno si è mai sognato di poter usare i tralicci dei ponti radio a 10 GHz. Ci sono altre tecnologie per realizzare applicazioni di trasporto radio e wireless in the local loop per colmare eventuali buchi nei backbone cablati, ma stiamo parlando di livelli di granularità e capacità di servizio ben diversi.
Attivare la rete in modalità mesh, in modo che le antenne che erogano il servizio fungano anche da backbone? Torniamo alla prima casella, non puoi dare copertura diretta con la granularità dei tralicci RAI. Anche prendendo quelli che sono i ponti di distribuzione del segnale verso i trasmettitori, sono tutti in località strategiche per la portata ottica, cioè su torri e creste montane. Forse si può pensare di sfruttare quei punti per ridistribuire un segnale verso hotspot pubblici nei singoli comuni, ma ancora una volta non possiamo fare di ogni erba un fascio (di onde): se questa è una proposta anti-digital divide mi sembra una proposta assurda, i tralicci RAI sono stati progettati e collocati in punti funzionali alla distribuzione di contenuti televisivi verso la rete dei trasmettitori, non c'è nessuna garanzia che da quegli stessi punti si possa, attraverso WiMax o Hyperlan o quant'altro "illuminare" la piazza di Roccacannuccia di Sotto. 
Qual è allora la proposta, utilizzare frequenze non Wi-Fi? Lo si farà, le aste delle frequenze UHF televisive sono già partite, ma per servizi licensed di tipo telefonico (NON broadcast) che forse non consentiranno il riuso di tralicci pensati per una infrastruttura broadcast. I nuovi entranti nel settore dei servizi di nuova generazione nella banda degli 800 MHz proveranno sicuramente a riutilizzare le location disponibili, ma dovranno anche costruire antenne nuove. 
Ancora una volta mi trovo davanti alla disarmante semplificazione di un movimento politico che sembra credere alle più incredibili stupidaggini, dalle scie chimiche alla reale disponibilità di 100 miliardi di euro che i gestori del poker online sono pronti a versare nelle casse dello Stato. L'ingegneria non è una materia trattabile su un forum Web e non risolvi un problema di radiofrequenza su un territorio così vasto postando ripetutamente su Facebook. Questo livello di totale sfrontatezza e sottovalutazione nei confronti della realtà è deleterio.

03 dicembre 2008

Auguri Yesradio, Web radio evocativa e partecipativa

Qualche giorno fa mi è pervenuto un breve comunicato di Ideeradio, l'iniziativa Web di Franscesco Ansalone - navigato e colto artigiano della parola radiofonica - e Articolo 21 che affronta il mondo dei contenuti per la radio con un calore e una garbatezza che sento molto affini al mio modo di sentire questo fantastico strumento di comunicazione. Il comunicato accennava all'imminente lancio di un nuovo progetto, ancor più legato agli aspetti della creazione e della condivisione dei contenuti sonori. Il nome di questo progetto, Yesradio, ha anche un vero e proprio "claim" legato alle prime tre lettere, Your Evocative Sound e - come riportava il messaggio:

(...) Intende raccogliere tutte quelle iniziative sonore che non hanno spazio nella radio ufficiale e che invece sono una risorsa creativa inestimabile.
Su YESRADIO si potranno immettere musiche, prosa, poesia, interviste, suoni d’ambiente, parole di libertà, emozioni sonore e tutto quello che vi viene in mente.
  • Sarà facile accedervi
  • Sarà facile creare un profilo
  • Sarà facile immettere e condividere i propri suoni
  • Sarà facile creare una banca del suono capace di condizionare i grossi network
  • Sarà facile immaginare una radio diversa fatta da tutti noi
Ci aspettiamo una presenza massiccia e autorevole da tutti quelli che credono che la radio sia un mezzo straordinario, evocativo e senza limiti.

Nel comunicato non si citava espressamente una data di lancio ma da quello che Franscesco mi ha successivamente scritto, l'inaugurazione delle pagine in lingua italiana (il progetto ha evidentemente ambizioni sovranazionali), è prevista per questo fine settimana.
Insomma Yesradio sarà, anche, una Web radio collettiva che si prefigge di dar voce, su Internet, a chi ha qualcosa di importante da dire o chi lo dice già ma in spazi troppo angusti e remoti. Ma un'altra tematica forte, mi spiega Francesco in risposta a una mia richiesta, sarà quella degli audiolibri, della lettura radiofonica di testi letterari. Una autentica piattaforma-laboratorio per "fare" radio, dice ancora Franscesco, al quale cedo volentieri la parola.
«L'idea,» scrive Francesco «mi è venuta riflettendo con gli amici di Articolo 21 sulla necessità di dare la possibilità a tutti, di raccontare attraverso dei suoni, le loro emozioni e le partecipazioni possibili. Come potevamo parlare di radio, senza cercare di fornire uno strumento che permettesse di "farla".»
Francesco ricorda anche che avendo realizzato alcune migliaia di ore di trasmissione per RadioRai, ha «vissuto con curiosità l'evoluzione legata ai programmi di editing e la facilità con cui era possibile realizzare della buona radio, anche a casa. Sono in più particolarmente legato alla prosa e alle letture integrali, che erano la spina dorsale di Radio2 di qualche anno fa e dove ho lavorato molto e con buoni risultati.»
Per quanto concerne un prodotto editoriale di ristretta nicchia come l'audiolibro, Francesco si dice «convinto che l’Italia sia in grave ritardo rispetto ad un genere che negli altri paesi Europei è molto ricco di iniziative e di risorse. Ma gli editori Italiani non ci credono, al punto da non promuovere adeguatamente neanche i prodotti che realizzano.» Un esempio eloquente è quello del cofanetto audio che Francesco ha realizzato per Mondadori, «in cui Andrea Camilleri leggeva dei racconti di Montalbano. La cosa non è stata quasi per niente pubblicizzata e, nonostante abbia venduto circa 25.000 copie, non ha avuto alcun seguito.»
Uno strumento come Yesradio, aggiunge il suo ideatore, può essere efficace e servire a monitorare i gusti culturali, musicali, sociali e politici, di tutti quelli che vorranno partecipare «e in più, conclude l'autore e prossimamente Webcaster, potrà essere un amplificatore per quelle realtà che hanno poca voce, pensa alle radio africane o a quelle ai confini con il Tibet, o alle realtà locali che si occupano di argomenti scottanti come la mafia, l’ecologia, i disastri ambientali.»
Non occorre dire che siete tutti invitati a visitare il nuovo sito di Francesco Ansalone, a diffonderne, se vi piace, le intenzioni e gli obiettivi e naturalmente a partecipare in prima persona a un progetto che, mi auguro, riesca a sfondare le pareti della nicchia in cui troppo spesso finisce per rinchiudersi la radio della diversità e della cultura.

12 novembre 2008

Euranet, la radio europea senza l'Italia

E' partita con un certo slancio l'iniziativa di Euranet, il consorzio di emittenti europee (no, l'Italia non c'è) pubbliche, private e universitarie, che con i fondi UE sta realizzando una sorta di canale radiofonico multilingue e distribuito. E' ormai entrato a regime, come racconta questa corrispondenza dell'agenzia spagnola EFE, un portale Web inaugurato nell'aprile scorso, che permette di accedere ai contenuti emessi via etere. Sono andato a visitarlo, il portale, e non mi sembra che l'interfaccia sia particolarmente riuscita. Ho trovato però una dettagliata brochure con le frequenze utilizzate per le trasmissioni on air, dove compaiono anche parecchi canali sulle onde corte. Al progetto partecipano 16 catene radiofoniche e alcune emittenti universitarie che insieme trasmettono in diverse lingue. Il budget destinato alle operazioni e alla produzione di contenuti è di 5 milioni di euro all'anno per cinque anni. Nel 2013 l'iniziativa dovrebbe essere estesa a 27 nazioni. Nel 2009 dovrebbe anche partire un analogo progetto di rete televisiva continentale. L'Italia non è ancora rappresentata nel canale multilingue ma ascoltando un notiziario inglese di Euranet ho imparato che a Palazzo Vecchio, a Firenze, da novembre si possono visitare (la prima domenica del mese, a gruppi di 50 persone per volta) parte degli scavi archeologici del teatro romano su cui insistevano le fondamenta dell'edificio. Chissà, forse a Firenze ci sarà qualche turista in più,senza che RAI International abbia dovuto sforzarsi troppo.
Red de radios europeas lanza su plataforma en internet

EFE -

Euranet, el consorcio de 16 radios europeas que coproduce programas sobre la actualidad de la UE, presentó hoy su plataforma por internet, que combina las emisiones europeas de todas ellas y se puede consultar en nueve lenguas.
La plataforma, en la dirección www.euranet.eu, ofrece a los internautas la posibilidad de escuchar los programas que realiza cada una de las cadenas de radio, así como acceder a noticias europeas. Euranet comenzó sus emisiones en abril pasado y actualmente tiene una audiencia semanal de 19 millones de personas en la Unión Europea y de 30 millones en países extracomunitarios, ya que Radio Netherlands, Radio France Internationale (RFI) y la Radio Polaca emiten por sus sistemas de difusión internacional fuera del territorio comunitario.
"Nuestro objetivo es ofrecer una cobertura específica de los asuntos e instituciones de la UE", señaló en una conferencia de prensa Erlends Calabuig, director delegado de RFI y uno de los dos consejeros delegados de Euranet.
Calabuig destacó la importancia de que los usuarios puedan elegir entre una variedad de lenguas, cuyo número aumentará progresivamente hasta las 23 oficiales en la UE. Esa configuración multilingüe demuestra que "estamos trabajando juntos en Europa. Somos de verdad una red", afirmó. El portal de internet permitirá al público interactuar con las emisoras de radio y enviar sus puntos de vista, así como participar en debates sobre las cuestiones europeas.
La otra consejera delegada del consorcio, Petra Kohnen, de DW, señaló que debido al éxito inicial "muchas emisoras de radio quieren unirse a nosotros" y además ya hay en marcha un mecanismo de colaboración con estaciones de radio de campus universitarios.
Euranet está formada por 16 cadenas de radio y otras 8 emisoras universitarias asociadas de 15 países de la UE que emiten en diez lenguas comunitarias, y el proyecto de expansión prevé incorporar anualmente al menos una cadena radiofónica por cada país comunitario hasta 2013.
La financiación comunitaria al proyecto Euranet es de 5,8 millones de euros anuales entre 2008-2013. La Comisión Europea prevé lanzar un consorcio similar en el medio televisivo durante 2009.

09 maggio 2008

Roma 1485 kHz: il ritorno dei "pirati"

Dietro il segnalino che con qualche sforzo Andrea Borgnino ha ascoltato a Roma in questi giorni in onde medie (su 1485 kHz) c'è un gruppo di inguaribili, romantici pirati della radio. Ma il loro obiettivo è tutt'altro che piratesco. In gioco c'è un pezzo significativo della memoria storica e democratica italiana. «Siamo consapevoli di aver scritto una pagina di storia,» mi racconta al cellulare Maurizio Amici, regista televisivo e fondatore, nel 1976, di una delle prime emittenti private romane, Radio Hanna. Il problema è che questa consapevolezza è andata perduta in chi, smessa la veste del pioniere dell'etere libero, ha indossato quelli dell'imprenditore radiofonico. I pirati come Maurizio e i suoi colleghi dell'associazione Libere Voci e del portale Broadcast Italia hanno sfidato negli anni 70 il muro di gomma del monopolio e dei furgoncini dell'Escopost che perlustravano etere e strade alla ricerca di impianti da sequestrare. I pirati alla fine ebbero ragione anche della polizia postale e con l'epocale sentenza della Corte Costituzionale ottennero una grande vittoria. «Molti allora dovettero fare una scelta commerciale, era inevitabile. Ma la paradossale conseguenza è che gli spazi che allora riuscimmo ad aprire si sono quasi completamente richiusi,» si lamenta Amici. Lo spirito di allora, le tante cose che l'Italia dei mille campanili e delle quattromila stazioncine aveva da dire oggi si trovano, secondo Amici, dentro alle Web Radio.
Trent'anni dopo, ecco nascere una iniziativa che come vedremo ha un obiettivo doppio ma complementare. Raccogliere attraverso Broadcast Italia le registrazioni originali delle voci delle prime radio private, un audiolibro di storia che possa servire non solo per nutrire la nostalgia dei pirati di allora, ma fungere da strumento prezioso per capire come eravamo fatti e soprattutto come siamo diventati. «Vogliamo essere le Teche Radio delle stazioni private, oggi abbiamo messo online una trentina di ore ma vorremmo che fossero migliaia,» dice Maurizio confrontando il progetto di Broadcast Italia con il noto archivio multimediale della radiotelevisione pubblica. L'altra necessità è una naturale conseguenza della prima: una volta costruito l'archivio deve essere reso accessibile. Perché accontentarsi del Web per diffondere questo patrimonio sonoro? Mettere su una radio è tutta un'altra soddisfazione.
Amici racconta che l'idea di mettere in onda il materiale storico di Broadcast Italia si è subito rivelata una ambizione proibita. Oggi mettere su una radio FM richiede troppi investimenti. «Così abbiamo pensato alle onde medie. Ma come fare? In teoria non si poteva, anche se sospetto che neanche al Ministero sappessero bene come reagire.» I creatori di Broadcast Italia a questo punto hanno deciso di tirar fuori dall'armadio la bandiera con teschio e tibie. «Prima abbiamo rilevato una piccolissima frequenza FM nella provincia di Frosinone per ottenere una autorizzazione vera e propria e poi abbiamo acceso un piccolo impianto in onde medie, che speriamo sarà seguito da altri» Per certi versi è una specie di provocazione, non troppo diversa da quella che portò alla liberazione dell'etere. Amici e soci vogliono smuovere le acque, ottenere un riconoscimento. Ma anche mettere in piedi un progetto articolato e continuativo. Da un lato, come si è detto, diffondere i materiali sonori del passato. Dall'altro raccogliere e rendere più fruibili quelli prodotti attualmente dalle Web Radio «Ce ne sono alcune estremamente interessanti, via etere vogliamo provare a fare in modo che invece di cento contatti online ad ascoltarli ci sia un'intera città. E' il contrario delle Direzioni Regionali della Rai: invece di decentrare la capacità produttiva verso il territorio noi portiamo i piccoli territori dentro alle città.» Broadcast Italia cercherà di stipulare accordi con le stazioni su Internet per concetrare i loro programmi e ritrasmetterli, a titolo del tutto gratuito.
Bellisimo e romantico progetto. Ma come si sostiene? «Inizialmente lo sosteniamo noi,» risponde Amici. «Siamo tutti professionisti, possiamo permetterci di spenderci qualcosa.» In futuro chissà, ci potranno essere sponsorizzazioni, o magari aiuti regolamentati per legge, come accade in diverse realtà europee. Dice apertamente di rendersi conto dei limiti attuali dellla modulazione d'ampiezza. «Una banda che al contrario dell'FM non sembra avere molto futuro in Europa,» che può dare fastidio e soprattutto soffrire dei rumori e delle interferenze urbane. L'importante è rendersi in qualche modo visibili e ascoltabili. Broadcast Italia ha rapporti stretti con l'Università La Sapienza di Roma, nei master dove molti membri dell'associazione di Amici insegnano. Si spera però di coinvolgere anche studenti, laureandi e ricercatori nel lavoro di creazione degli archivi, mettendo conteporaneamente al servizio di coloro che vogliono imparare come si faceva la radio in passato (e come è avvenuto il passaggio dall'analogico al digitale) tutta l'esperienza accumulata in materia dagli animatori di Broadcast Italia e della stazione radio che dovrebbe iniziare a trasmettere dopo questa prima fase di testing.
«Molti di noi - io per primo, anche se sono rimasto nel settore - con la radio hanno smesso, fanno da anni altri mestieri.» Ma la radio è una passione che non ti lascia mai. «Mi danno del matto, conclude Maurizio. Neppure io so perché mi è venuta questa idea.» A volte, quando le idee sono buone, non hanno bisogno di un perché. Si prova a metterle in pratica e basta. Auguri, cari pirati.

11 dicembre 2007

Qui Radio Europa

Riuscirà davvero Radio Netherland a realizzare l'antico sogno di una radio dell'Europa unita? Sembra che l'idea di una emittente multilingua con una programmazione di respiro continentale diventerà una realtà a partire dal prossimo aprile e avrà una presenza in Olanda e in altre dodici nazioni. La Commissione europea ha concesso un finanziamento di 5,8 milioni di euro, ma non avrà voce in capitolo sui contenuti. Inizialmente le trasmissioni saranno in inglese, tedesco, francese e polacco con traduzioni in altre cinque lingue.

Radio Netherlands joins European radio network

Hilversum (11 December) - Radio Netherlands Worldwide is setting up a European radio station together with stations in 12 other EU countries.
The station, which will produce programmes from a European perspective, is due to start broadcasting daily in April. The programmes will be broadcast on the existing frequencies of the radio stations taking part and via a website which will be launched in June.
The broadcasts will be produced in English, German, French and Polish and will be translated into five other languages. In 2009, Dutch will become one of the core languages. The European radio project, which will receive a yearly subsidy from the European Commission of 5.8 million euros, will operate independently.

24 ottobre 2007

E se Michela accendesse la radio?

Sempre puntuale (e notturno, forse anche lui ascolta le radio d'oltreoceano), l'amletico Fabrizio mi invia un ritaglio elettronico dal Messaggero del 22 ottobre, in cui Alberto Guarnieri, nel contesto della notizia di una possibile rinuncia al canale televisivo satellitare per la "Tv delle libertà" di Michela Brambilla (costi troppo elevati) elabora l'ipotesi del passaggio a una Web tv e parallelamente della attivazione di una "Radio della Libertà", che potrebbe in futuro trasmettere su Web ma anche "sulle tradizionali onde medie".
Fab, che ha riportato la cosa sul suo blog in lingua inglese (un'ottima scelta, dovrei farlo anch'io), commenta chiedendosi chi oggi andrebbe ad ascoltare una emittente politica sulle onde medie monofoniche. Ragionamento che non fa una grinza, anche se malignamente potrei suggerire che visto il profilo demografico dell'elettorato di F.I. le onde medie sarebbero un complemento ideale della strategia comunicativa di Rete 4 (anche quella potrebbe diventare una Web tv...).
ROMA - Si spengono i riflettori su Michela Vittoria Brambilla? E’ molto probabile e non metaforicamente. Sarebbe infatti ormai questione di giorni la decisione di rinunciare alla vetrina satellitare (canale 862 di Sky) per la ”Tv delle libertà”, inaugurata in pompa magna solo 4 mesi fa, l’11 giugno scorso.
Della chiusura si parla apertamente sia negli uffici romani della tv, diretta da Giorgio Medail, che al quartier generale di Forza Italia. Ma il possibile spegnimento del segnale satellitare non viene spiegato come un fallimento. Si parla infatti di un cambio di strategia che porterebbe l’emittente della Brambilla a diventare prevalentemente (ci sono anche canali analogici che la trasmettono in varie regioni in chiaro) una web tv.
Una scelta che consentirebbe di sviluppare al massimo le caratteristiche su cui è nata la ”Tv delle libertà”, cioè un filo diretto coi cittadini che è molto nelle corde di Internet, frequentata da persone che amano interagire coi siti con cui si collegano.
E’ vero però che Internet non è ancora un mezzo di comunicazione popolarissimo, specie nel target cui ha deciso da subito di rivolgersi la Brambilla. Che per altro sta ultimamente allargando il tiro. In questo week end niente programmi in onda sul sito internet della ”Tv della libertà”, ma solo immagini di monaci-bambini birmani.
A bilanciare il tutto (ridimensionamento e parziale cambio di strategie) arriverebbe infine una novità positiva. L’apertura della ”Radio della libertà”, non si sa ancora se solo via Internet o anche sulle tradizionali onde medie. Certo, mancherebbe la possibilità di vedere la Brambilla, ma il mezzo radiofonico, per la sua agilità, molto si presta a ondate di mobilitazione come quelle che piacciono tanto al Cavaliere. Che infatti sta anche portando sempre più ”in trincea” i suoi mezzi tradizionali: da ”Panorama” a ”Italia1”, entrambi oggetto di un recente cambio di direttori.
Ma perché la ”Tv della libertà” starebbe per rinunciare al satellite? La scelta sarebbe dettata dagli alti costi che comporta questo tipo di trasmissione e dalla tutto sommato scarsa visibilità al di fuori del bouquet Sky. L’emittente non è infatti nemmeno rilevata dall’Auditel nonostante lo sforzo produttivo non sia certo indifferente: dai servizi sul campo al reclutamento di opinionisti d’area.
I sostenitori della Brambilla ricordano che solo pochi giorni fa, il 6 ottobre, la convention dei suoi circoli è stata un successo. I detrattori fanno invece notare che Mara Carfagna le è stata preferita come responsabile nazionale delle donne di Forza Italia. Il che l’avrebbe amareggiata non poco.

Il Messaggero non è l'unico a riportare le voci di un possibile cambiamento di rotta nella casa dei circoli delle libertà. Anche il Velino, nella stessa data del 22, parla di un progetto radiofonico, "vecchio pallino" di Giorgio Medail, a sua volta storico stratega del combinato mediatico di Arcore (dalla Telemilano del 1975). Ma secondo Il Velino di spegnere la tv non si parla proprio:
Tv delle libertà, Medail e Brambilla: Crisi? Andiamo avanti

Roma, 22 ott (Velino) - Tv delle libertà in crisi? Macché, “non c’è nessuna novità, procediamo con soddisfazione e andiamo avanti con la nostra striscia di trasmissioni quotidiane” dice il direttore dell’emittente, Giorgio Medail. “Non lasceremo il satellite, anzi potenzieremo ulteriormente la diffusione del canale” aggiunge Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della libertà. Nessuna chiusura di battenti all’orizzonte, quindi, per il progetto mediatico nato circa quattro mesi fa e supervisionato dalla “rossa” manager lanciata da Silvio Berlusconi. Smentita la notizia di un cambio di strategia aziendale che avrebbe portato alla rinuncia della vetrina satellitare, lasciando in campo solo il canale web. “Il bilancio di questi quattro mesi di lavoro è molto positivo – chiarisce Medail interpellato dal VELINO –. Per ora non abbiamo nessuna novità, poi si vedrà”. Resta in sospeso l’idea di dar vita anche a una “Radio delle libertà”: “È un mio vecchio pallino – continua Medail –. Sarebbe la famosa quarta gamba del tavolo, oltre al giornale, alla tv e al web. Non è stato possibile dare vita prima a questo progetto perché c’è stato un problema di frequenze”. Il progetto, insomma, è ancora valido.
A difendsa della Tv della libertà è scesa in campo anche la Brambilla: “Che i Circoli della libertà stiano dando fastidio a qualcuno è un fatto ormai arcinoto, ma ciò non giustifica, in alcun modo, la diffusione di notizie false, anzi inventate di sana pianta. Oggi – ha aggiunto – pur di screditare l’attività di un movimento, c’è chi non esita a ricorrere a ogni mezzo lecito o illecito, ma da questo a inventarsi una notizia che proprio non esiste molto ci corre. Non solo la Tv della libertà non lascerà il satellite, ma l’obbiettivo al quale stiamo lavorando è anzi quello di potenziare ulteriormente la sua diffusione convinti come siamo che oggi, in questo paese, c’è sempre più bisogno di un mezzo televisivo che dia finalmente diritto di parola e di opinione a tutti quei cittadini – e sono davvero tanti – ai quali la politica di questo governo ha ormai voltato le spalle”.
Forse Fab ha ragione quando dice che a nessuno verrebbe in mente di sintonizzarsi sulle onde medie, figurarsi per raccogliere il verbo brambilliano. Negli Stati Uniti la talk radio conservatrice è dominante e molte stazioni operano proprio in AM. Mentre qui in Italia semmai si mormora di onde medie (a proposito, che fine hanno fatto i progetti del Conna per una azione legale a favore delle street radio in onde medie? Giovanni Montefusco non me ne ha più parlato). Quanto alla Radio delle libertà, guardate che succede a fare un semplice whois. Il sito, per ora, rimanda alla home page dei Circoli. Circolare, circolare non è (ancora) successo niente.
Domain name: LARADIODELLALIBERTA.COM
Created on: 2007-03-14
Updated on: 2007-03-14
Expires on: 2008-03-14
Registrant Name: MICHELA BRAMBILLA