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19 febbraio 2011

Aperto su Web il museo radiotv RAI di Torino

Aperto anche su Web il museo della radiotelevisione RAI di Torino. Ecco il testo del comunicato che annuncia la creazione della pagina Web siglata RAI Net (a proposito, ma dell'internelizzazione dell'ex spin off che ne è stato? Va bene che in questo momento l'azienda mediatica di Stato ha ben altro cui pensare...).
Il sito è molto ben fatto ma la visita risulta inutilmente macchinosa. In apertura per esempio c'è la proiezione delle "mostre" (bella quella dei vecchi manifesti della radio), ma cliccando sulle varie sezioni pubblicizzate si apre (non su Safari/Mac che ha qualche problema di compatibilità) una nuova pagina sul sito istituzionale, quello "nero" per intendersi. Il link alla bibliomediateca citata nel comunicato è utile ma non fatevi illusioni, non è la porta di accesso diretto online ai materiali custoditi presso il centro "Dino Villani".

Dal telegrafo alla Tv digitale, dai trasmettitori di Guglielmo Marconi al primo televisore, racchiuso in uno schermo di pochi centimetri. Pezzi di storia delle comunicazioni che fanno parte del Museo della Radio e della Televisione Rai di via Verdi 16, a Torino, dedicato all’ingegner Enrico Marchesi, pioniere della radiofonia italiana e primo presidente dell’Eiar. Un museo che – da oggi – e’ possibile “visitare” con un semplice click, al sito www.museoradiotv.rai.it, realizzato da Rainet con la collaborazione dei Servizi Tecnici del Centro di Produzione Tv Rai di Torino e della Bibliomediateca.
Diviso in sezioni, il sito racconta la nascita e l’evoluzione del museo torinese dal 1939 a oggi, e guida il visitatore – anche attraverso filmati e foto – all’interno della collezione che comprende circa 1200 cimeli, materiali e apparati tecnico-professionali e di uso domestico. Tra gli oggetti esposti online, anche alcune “chicche” come il fonografo a cilindro di Edison, il microfono ad acqua, il registratore a nastro di acciaio tipo Lorenz del 1935, il primo microfono della radiofonia italiana, le radio anni ’30, le telecamere delle prime trasmissioni tv, fino all’apparecchio utilizzato per riprodurre l’inconfondibile “cinguettio” che per anni ha accompagnato le trasmissioni radiofoniche. Nella sezione “come funziona”, inoltre, alcuni video svelano i segreti di apparecchiature come il registratore magnetico o la prima telecamera a colori, datata 1953 e realizzata negli Stati Uniti.
All’interno del sito e’ presente anche un link con la Bibliomediateca Rai di Torino, che offre un servizio di consultazione dell’archivio contenuto nel Catalogo Multimediale di Rai Teche, con oltre un milione e mezzo di ore di programmi radio e tv, oltre a 40 mila foto, 10 mila spot e migliaia di manifesti pubblicitari, tutti digitalizzati.
Sempre aperto su web, il Museo della Radio e della Televisione di Torino e’ visitabile su prenotazione nei giorni feriali dalle 9.00 alle 19.00, a ingresso gratuito. Possibili anche le visite guidate per scuole superiori, universita’ e gruppi. Contatti: 011-8104486, e-mail museoradiotv (at) rai (dot) it.

26 settembre 2008

Il museo online delle trasmissioni di navi, spie e militari

Per chi ha ascoltato quelle trasmissioni e forse anche per gli appassionati di oggi c'è da rimanere un po' storditi davanti al Virtual Museums of Communications appena aperto da Rainer Brannolte all'indirizzo Utilityradio.com. Questa raccolta di dati, registrazioni d'epoca e materiali illustrativi come lettere e cartoline di conferma e mappe Google dei siti degli impianti trasmissivi (siamo ancora agli inizi, speriamo che ci siano tanti collaboratori) è un monumento alla radio dei professionisti: dei ponti radiotelefonici che instradavano le chiamate là dove il cavo non arrivava, delle navi mercantili e da guerra, della navigazione aerea civile e militare, delle ambasciate in contatto con i loro ministeri, delle agenzie di stampa più esotiche. La collezione che Rainer sta lentamente accumulando insieme ad alcuni amici (si leggono nomi di DXer di prim'ordine come Michael Oexner) comprende liste di frequenze, audioclip e altro materiale sul traffico radio che fino a relativamente pochi anni fa brulicava nell'etere delle frequenze comprese tra 3 e 30 MHz, fuori dalle normali bande assegnate alle emittenti di radiodiffusione internazionale e locale in onde corte.
In gergo si chiamano ancora oggi stazioni "utilitarie" e i collegamenti sono quasi sempre di natura punto-punto, non diffusivo. In quegli anni, diciamo fino quasi alla fine degli anni '80 molto di questo traffico era in fonia, un'altra grossa parte, soprattutto marittima, era in codice Morse, e il resto utilizzava i primi sistemi di trasmissione radiotelegrafica che noi appassionati cercavamo di codificare adattando alla ricezione radio delle telescriventi normalmente in funzione per il servizio telex via filo (io per esempio ho ancora la mia, letteralmente rubata da un armadio di rottami di una agenzia di stampa milanese). Oggi il traffico utilitario esiste ancora, in parte ancora in fonia, ma molto spesso vengono usati sistemi radiotelegrafici che richiedono sofisticati terminali e software di decodifica.
Con i satelliti prima e Internet poi questo mondo, che ci faceva trascorrere ore di grande emozione e non pochi guai con le autorità postali e perfino con la polizia perché con perfetta faccia di bronzo ci ostinavamo a scrivere a stazioni militari per avere le nostre QSL, le "conferme di avvenuta ricezione", è diventato archeologia. Un nostalgico ricordo che una piccola armata di ultracinquantenni mezzi rimpirliti si passa come un prezioso testimone attraverso - guardate l'ironico paradosso - le pagine dei blog e i messaggi di posta elettronica. Gli stessi strumenti che hanno contribuito a spegnere le loro amate stazioni.

23 maggio 2008

Destino amaro per Bletchley Park, mancano i fondi

ZDNet UK ha appena pubblicato un reportage con una ventina di fotografie del sito di Bletchley Park, sede della più celebre operazione di intelligence della storia, la decifrazione dei messaggi che i tedeschi "proteggevano" con la macchina Enigma. In questi anni il parco con le costruzioni originali ha subito diversi restauri ed è stato trasformato in un museo. Ma ora sembra che i soldi siano finiti, i lavori non conclusi e c'è il serio rischio che tutto torni presto a cadere in pezzi. La testata telematica rivela che i contatti presi con la fondazione di Bill e Melissa Gates non sono andati a buon fine, perché il tempio della crittografia non ha nulla a che vedere con Internet e il buon vecchio Bill non è interessato a finanziare.
Comunque testo e fotografie sono da non perdere. Qui vedete una delle postazioni di ascolto delle trasmissioni (diversi apparati sembrano decisamente successivi alla guerra).


27 marzo 2007

Radio senza antenna

Il 21 marzo, il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano ha inaugurato - in collaborazione con Radio 105 e documenti forniti da Istituo Luce e Teche RAI - una sezione dedicata al broadcasting radiofonico in Italia. Sull'evento di apertura di questo nuovo spazio dell'amata istituzione di via San Vittore (in cui sono raccolti cimeli che già facevano parte della raccolta della sezione Telecomunicazioni accanto a nuovi reperti), ha già scritto tutto, su Avvenire e sul suo blog Radio & Communication Report, Giampiero Bernardini.
Qui volevo ricordare che il 28 marzo si terrà un altro incontro, questa volta nella cornice della mostra sui trent'anni della radiofonia privata, presso lo stesso Museo della Scienza. Ed è un incontro suggestivo perché sotto l'insegna della "Radio senza antenna" si parlerà della radio nell'era delle riproducibilità digitale. Organizzata con la collaborazione del Corecom della Lombardia, il convegno inizia alle 15.30 di mercoledì 28 e vedrà la partecipazione dei seguenti esperti, comunicatori e operatori:

Saluto iniziale:
  • Fiorenzo Galli - Direttore Generale Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia
  • Tiziano Mariani - componente Corecom Lombardia
Introduce Tiziano Bonini - Università IULM

Interventi:
  • Silvain Gire - ARTE Radio (Parigi),
  • Carola Haupt - Radio Papesse Museo Le Papesse (Siena),
  • Stefano Mainetti - Politecnico di Milano
  • Mario Mazzoleni - Università di Brescia
  • Costante Portatadino - radioformigoni.it
  • Albino Pedroia - Università la Sorbona Parigi
  • Gennaro Scarpato - Ministero Comunicazioni – Lombardia
  • Tiziana Cavallo – Università di Verona
Sul sito del Corecom, oltre a una presentazione di Radio FM 1976-2006 30 anni di libertà d'antenna, si può prelevare il programma del convegno di domani. Che segue quello organizzato il 14 marzo scorso, dedicato all'influenza del linguaggio radiofonico commerciale sul modo di parlare degli italiani.