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22 agosto 2010

La chiamata dei fari

Sono in ritardo di una trentina di 0re ma ne restano ancora parecchie, fino alle due del mattino di domani grazio al decalage di due ore dall'UTC, per monitorare sulle bande radioamatoriale i partecipanti al tradizionale International Lighthouse/Lightship Weekend, fissato come di consueto per il terzo fine settimana di agosto. Durante questo appuntamento i radioamatori di mezzo mondo, almeno di quello affacciato sulle coste marine, trasmettono le loro chiamate dai fari luminosi fissi e galleggianti. L'idea si è sviluppata da una iniziativa ristretta inizialmente ai fari delle coste scozzesi settentrionali, nel 1998, ma oggi coinvolge oltre 400 fari in una cinquantina di nazioni. E' un modo per ricordare anche a chi non è radioamatore la presenza della più antica forma di segnalazione al navigatore. Spesso i fari sono dislocati in situazioni di eccezionale bellezza dal punto di vista paesaggistico, alcuni sono monumenti storici, o autentici simboli dei luoghi da cui lanciano i loro fasci di luce. Per esempio, la lista dei partecipanti all'edizione 2010 di ILLW include anche la Lanterna di Genova, nominativo IU1L, e il poco meno celebre faro triestino della Vittoria, con nominativo speciale IQ3TS/lh. Il regolamento di questa manifestazione, che a differenza di mille altre analoghe iniziative radioamatoriali non prevede alcuna forma di gara e premiazione, non obbliga a trasmettere da locali interni ai fari, è possibile farlo da alloggiamenti o da attrezzature da campo subito adiacenti al faro stesso.
Sulle nostre coste e isole ci sarebbero quindi moltissimi candidati interessanti (nelle foto i due fari, di Punta Spalmatore, in restauro, e di Capo Falconara, a Ustica). Penso in particolare al faro di Punta Sottile a Favignana, isola dove è attivo un esperto radioamatore. Il faro è rinchiuso in zona militare, ma il radioamatore in questione non avrebbe difficoltà visto che appartiene alla Guardia di Finanza. Coordinandosi in qualche modo con i media locali il weekend dei fari potrebbe fare da cassa di risonanza per la promozione di aree di forte interesse naturalistico e turistico, comunque al riparo dai rischi di massificazione e delle sue deturpazioni. Ne verrebbero fuori delle storie straordinarie, come quella ascoltata l'altra sera su RaiNews in un servizio dedicato all'Asinara al suo Parco Nazionale, che ha intervistato la figlia dell'ultimo guardiano del faro di Punta Scorno, automatizzato nel 1977. Sarebbero storie molto più emozionanti di quelle sugli appartamenti di Montecarlo.

06 agosto 2008

Fari d'Italia

Mentre scrivo, qui sul patio della mia temporanea residenza favignanese, il faro di Punta Sottile nella luce del mattino è uno gnomone in cemento che indica la direzione da cui provengono i segnali troposferici delle emittenti della Costa Blanca. Di notte è un faro luminoso in piena regola, questo di Punta Sottile, uno di quelli su cui fanno ancora affidamento le imbarcazioni che attraversano il canale di Sicilia.
I frequentatori più assidui di questo spazio conoscono il mio personale penchant per la ricezione dei radiofari. Altrimenti detti navigational aids, ausilii alla navigazione, i radiofari sono antenne radio omnidirezionali che inviano un segnale "marcato" da un identificatore in codice Morse. Una apposita strumentazione di bordo consente di determinare, attraverso la ricezione di questi segnali, la rotta approssimativa seguita da una nave o da un aereo in volo.
Per le navi in realtà questo discorso non vale più o quasi. La gran parte dei radiofari utilizzati per la navigazione marittima è stata smantellata nel corso degli ultimi anni, resta qualcosa solo in Francia, Spagna e poco altro. Le navi di qualsiasi stazza fanno affidamento su sistemi di radionavigazione più moderni. Restano in attività, per ora, i radiofari dell'aviazione civile e militare. Tornando a Favignana, il sito di Punta Sottile dovrebbe coincidere con il punto in cui sorgeva il radiofaro marittimo ormai "decommissionato". La radionavigazione marittima sta abbandonando del tutto le frequenze dei radiofari (in LF, tra i 300 i 500 kHz) e quelle ancora più basse degli storici sistemi "iperbolici", come l'americano LORAN e il russo ALPHA (l'altro sistema americano OMEGA è stato smantellato nel 1997). Nelle onde lunghe restano sparse per le coste le antenne del sistema DGPS, una rete di trasmettitori che distribuisce segnali per la correzione dei dati di posizionamento dei satelliti GPS.
Eppure, nell'inesauribile vocazione al collezionismo che contraddistingue radioamatori e appassionati della radio, anche i fari luminosi, che con la radio non c'entrano per niente, occupano il loro posticino. Non foss'altro come point of interest da "attivare", come si dice, con impianti ricetrasmittenti portatili. Come avviene per le isole di tutti i mari del mondo classificate dal cosiddetto network IOTA Islands on the air, i radioamatori amano raggiungere i fari luminosi più sperduti, approntano una antenna di fortuna e spremono le loro batterie per qualche ora cercando di collegare il maggior numero possibile di loro colleghi. I fari si trovano per definizione in posizioni impervie e scenograficamente suggestive. Che dal punto di vista strettamente radiofonico sono sempre molto favorevoli (il mare è un grande catalizzatore di onde elettromagnetiche). Collegare un radioamatore che trasmette a bassa potenza da una remota isola nell'oceano o da un faro costiero diventa per molti una soddisfazione in più.
Non parliamo poi della valenza letteraria dei fari, questi misteriosi e antichi simboli della presenza umana in un ambiente ostile, ma foriero di ricchezza e civilizzazione. Visibili (a chi è invisibile) per definizione, ma remoti e isolati per propria caratteristica organolettica, i fari non delimitano soltanto il confine tra mare e costa, tra rocciosa stanzialità dei rivieraschi e fragile delocalizzazione dei vascelli in balìa di venti e moti ondosi. Sono luoghi di mistica intersezione tra la solitudine del navigatore e la folla indistinta della collettività, muti richiami nel vuoto esistenziale.
Immerso in questo flusso di coincidenze e rimandi, non mi sono stupito troppo quando l'altra sera Mariu, amica guardiana della navigazione culturale internettiana e radiofonica, mi ha raccontato di aver scovato sul sito di RAI International una serie di trasmissioni dedicate proprio ai fari italiani ispirata a un libro di Silvia Jacovitti e Enrica Simonetti dal titolo efficacissimo: "Luci e eclissi sul mare". Mariu ha anche realizzato una copia podcastabile delle cinque puntate sui fari trasmesse dalla rubrica Taccuino Italiano (trasmesse via Internet, visto che RAI International sulle onde corte ormai ha chiuso i battenti, peggio di un radiofaro decommissionato) e mi ha fatto il regalo di una sua personale scheda del programma. Una scheda che pare un haiku.
Fari... autostrade di notte... ?

Nella navigazione concatenata e labirintica che porta in luoghi estranei all'intenzione, quasi come Ulisse preda dell'ubris divina, capita di cercare una cosa e trovarne infinite altre, in infiniti modi e infinite lingue.
Approdi temporanei, da cui spesso si salpa in fretta.
A volte no.
Un impercettibile richiamo invita a sbarcare, a respirare odori, rumori, forte il desiderio di essere ammessi al convito dell'universo.
Fari d'Italia: http://www.mediafire.com/?a52wi3jabdq
Non mi costa nulla immaginare che Mariu abbia conservato il ricordo delle lezioni di liceo sul IX libro dell'Odissea, qui nella versione di Pindemonte accessibile da Wikisource

Ai Ciclopi di contra, e né vicino
Troppo, né lunge, un'isoletta siede

Di foreste ombreggiata, ed abitata

Da un'infinita nazïon di capre

Silvestri, onde la pace alcun non turba;

Che il cacciator, che per burroni e boschi

Si consuma la vita, ivi non entra,

Non aratore o mandrïan v'alberga.

Manca d'umani totalmente, e solo

Le belanti caprette, inculta, pasce.


L'isoletta delle belanti caprette, ipoteizza l'esegesi omerica, è Favignana che entrerebbe così nel novero delle tappe del nostos,il ritorno per eccellenza. Ed è qui che immancabilmente, qualche millennio dopo l'industria del turismo ha approntato, a pochi passi dal faro di Punta Sottile (numero ITA-145 del catalogo della Amateur Radio Lighthouse Society) un modaiolo villaggio chiamato Approdo di Ulisse, "onde la pace l'animator ognor turba".
Dal moderno villaggio di Ulisse chiunque salperebbe in fretta e senza rimpianti. Ma a poche centinaia di metri di distanza, nella relativa solitudine di Punta Sottile, quando prima o poi gli toccherà salpare, il viaggiatore di onde di mare e di antenne lascerà un frammento di sé tra le mille pietre sotto l'intermittente luce del faro.