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23 marzo 2016

Hromadske Radio, la verità tra due fuochi.

In una delle regioni più polarizzate e muscolari del mondo, il progetto di Hromadske Radio cerca di inseguire l'obiettivo di una informazione il più possibile equilibrata e vicina alla realtà dei fatti. La storia di questa emittente ucraina si divide in due parti. Il progetto originario, voluto dal giornalista Oleksandr Kryvenko (a suo tempo fondatore di un giornale indipendente alla fine degli anni '80, nell'Ucraina ancora sovietica), durò pochi anni: dal 2003 al 2005. Il nome Hromadske, che significa "pubblico, gente", viene ripreso da un gruppo di giovani attivisti una decina dopo, tra il 2013 e il 2014, in occasione delle manifestazioni di protesta di Euromaidan. All'inizio tutto si sviluppa intorno a un sito e alla semplice produzione di podcast audio, ma il successo permette alla formula giornalistica di Hromadske Radio di imporsi, conquistare autorevolezza, acquisire la dignità di una vera e propra stazione radio. Che oggi si può ascoltare via Internet ma anche in FM, incluse alcune frequenze ex-OIRT, nella capitale Kiev come a L'viv o nelle contesissime regioni dell'est ucraino, al confine con l'impero russo. 
L'esperienza di Hromadske - rimasta tuttora una organizzazione no profit, con una cinquantina di giornalisti supportati da campagne di crowd funding, fondazioni e enti radiotelevisivi pubblici e commerciali - viene raccontata dalla studiosa Marta Dyczok, del dipartimento di Storia e Scienza politiche della University of Toronto, che ha partecipato al progetto come autrice di una serie di podcast in lingua inglese, che ora la Dyczok raccoglie in un volume queste corrispondenze, da Torono, Kiev e altre parti del mondo. Il libro si intitola "Ukraine’s Euromaidan, Broadcasting through Information Wars with Hromadske Radio" e si può scaricare gratuitamente da questo indirizzo. In esso l'esperta offre un punto di vista equidistante su una guerra che si combatte anche a colpi di informazione e controinformazione e ha come prima vittima la verità.

26 marzo 2009

La Cortina di ferro di Prypiat

Una fotonotizia su Repubblica di oggi rimanda a un sito dedicato ai relitti di artefatti umani, dalle navi agli edifici. Cimiteri di imbarcazioni, fabbriche abbandonate, il sito Artificial Owl è una macabra antologia di cose grandiose e inutili, un monumento alla nostra caducità espressa su scale sempre più larghe. Talmente larghe che alla fine lo sforzo della distruzione supera di gran lunga quello della costruzione. Tra le tante fotografie estratte dal quotidiano in questo impressionante florilegio, ecco le antenne di Prypiat, in Ucraina, non lontano da Chernobyl. Le antenne da cui trasmetteva il radar over the orizon sovietico, il celeberrimo Picchio Russo. Il picchio russo operava nelle frequenze delle onde corte e sparava segnali da diversi megawatt sulle frequenze delle emittenti internazionali e radioamatoriali. Un tac-tac-tac che occupava finestre di spettro amplissime e spesso obliterava le trasmissioni legittime che occupavano quelle frequenze. Doveva servire come sistema di pre-allerta in caso di attacco missilistico. Un lavoro che col senno di poi si sarebbe rivelato del tutto inane. Il Russian Woopecker operò fino al 1989. Poi il silenzio e questa incredibile cortina di acciaio, vera metafora della Cortina di ferro che un po' continua a dividerci.