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06 giugno 2013

MUOS, i lavori proseguono in attesa delle valutazione degli esperti sanitari


Le odierne dichiarazioni del ministro Mario Mauro in margine alla riunione NATO di Bruxelles sono inevitabilmente destinate a rinfocolare le polemiche sul completamento, a Niscemi, in Sicilia, degli impianti di una delle quattro "ground station"strategiche del sistema MUOS. Com'è noto l'assemblea regionale siciliana aveva annunciato tra febbraio e marzo di voler bloccare i lavori, ma non sembra che questa decisione sia stata presa sul serio dai militari del NRTF Naval Radio Transmitter Facility. Il fatto è che i piani di realizzazione di un sistema che dovrà sostituire gli attuali satelliti per le comunicazioni in UHF (satcom) prevedono un completamento entro il 2015. Un primo satellite MUOS su 5 (la costellazione prevede quattro satelliti operativi e uno di riserva orbitale) è stato lanciato nel febbraio 2012, mentre MUOS-2 dovrebbe andare in orbita il prossimo 19 luglio su un vettore Atlas. Immagino che per la NATO  il parlamento siciliano non abbia giurisdizione in materia, mentre Mauro oggi ha detto che la decisione la devono prendere gli esperti dell'Istituto Superiore della Sanità impegnati a valutare l'impatto elettromagnetico di quella che può essere considerata una mega infrastruttura per telecomunicazioni cellulari (il sistema adottato è il WCDMA, che poi è la base del nostro 3G).

Ho già avuto modo di spiegare che le "telefonate" MUOS, a differenza del cellulare, funzionano con un doppio rimbalzo. L'utilizzatore a terra chiama in uplink uno dei satelliti geostazionari, utilizzando 20 MHz compresi tra i 300 e i 320 MHz, che per intenderci sono più o meno le frequenze della nostra televisione digitale terrestre. Il satellite si collega in downlink con la ground station di riferimento, utilizzando a questo punto una banda molto più estesa, 1 GHz compreso tra i 20,2 e i 21,2 GHz (qui invece siamo su frequenze doppie rispetto alla tv satellitare che conosciamo). La stazione di terra interpreta la chiamata e la reinstrada, eventualmente contattando una stazione di terra intermedia. Dall'ultima ground station la chiamata prosegue in uplink di nuovo verso i satelliti, questa volta impegnando uno slot tra i 30 e i 31 GHz. Infine, la chiamata ripiove dal satellite verso l'utente MUOS chiamato, ritornando a questo punto in banda UHF, in un altro slot di 20 MHz compresi tra 360 e 380 MHz. Ovviamente, a destare l'attenzione dei ricercatori che indagano sugli eventuali effetti nocivi di queste trasmissioni, sono i due uplink/downlink in banda Ka, gestiti da antenne paraboliche con diametro di 18,4 metri puntate verso l'eclittica. I siti di informazione anti-MUOS parlano anche di due torri di 149 metri per il "posizionamento geografico" che risulterebbero operative tra i 240 i e 315 MHz, ma francamente non capisco a quale tipo di comunicazioni si riferiscano queste descrizioni. Tralicci di 149 metri sono più indicati per comunicazioni LF, cioè a frequenze molto basse e il GPS opera in Banda L, non nella parte bassa delle UHF. E' vero che il WCDMA richiede una sicnronia dei tempi molto precisa tra le stazioni base, che proprio per questo motivo ricevono impulsi di tempo dalla rete di satelliti GPS, ma non credo che per questo sia necessario costruire due torri di 150 metri.
MUOS è diventato ancora più critico sul  piano militare perché le comunicazioni UHF dovrebbero servire anche per applicazioni UAV, unmanned aerial vehicle, la nuova generazione di aerei radiocomandati che assicureranno le attività di sorveglianza e controllo nel quadro del cosiddetto sistema AGS, Alliance Ground Surveilliance che avrà la sua principale base operativa a Sigonella, non lontano quindi da Niscemi. Anche gli aerei radiocomandati comunicheranno in UHF attraverso MUOS (AGS integrerà anche altri sistemi, come Inmarsat). Per il momento non resta che aspettare i risultati delle valutazioni dell'Iistituto Superiore della Sanità, confidando che si possa arrivare a definire un assetto rispettoso delle esigenze e della salute di tutti. Certo, interrogarsi sul senso di una infrastruttura radio tanto complessa per scopi militari è giusto, tanto più in un periodo come questo. Anche tenendo conto delle tante ricadute positive della ricerca e sviluppo originariamente rivolta a usi guerreschi, non si può fare a meno di chiedersi perché non riusciamo quasi mai a mettere in discussione le nostre spese in armamenti mentre i governi di tutto il mondo adottano - quando si tratta di scuole, sanità, servizi sociali, cultura - misure di risparmio draconiane accolte da una sostanziale indifferenza.

03 novembre 2011

Niscemi, OK al MUOS. Come funziona e quanto costa il sistema SATCOM dei militari USA

Il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso del comune di Niscemi e le antenne del MUOS, Mobile User Objective System, si faranno anche nella base militare della Sicilia orientale. Dalla letteratura che sto acquisendo su Web si tratta di tre parabole da 18,4 metri operative in banda satellitare Ka (le frequenze in downlink del MUOS sono intorno ai 21 GHz, l'uplink dovrebbe essere collocato tra i 27 e i 31 GHz).
Intorno alla base Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi, dove sono già ospitate diverse antenne di comunicazione, incluso un impianto LF, sono in corso numerose proteste.
L'ultima ha avuto luogo il 29 ottobre e ha visto alcune coppie di giovani siciliani annunciare l'intenzione di non fare più figli in una zona da loro definita ad altissimo rischio per le radiazioni emesse dalla futura ground station.

Ma che cosè il MUOS? La nuova rete rappresenta l'evoluzione dell'attuale sistema di comunicazione satellitare (SATCOM) UHF meglio nota come UFO (UHF-follow on) e funzionerà esattamente come una rete cellulare operativa nella banda militare UHF. Al posto delle normali cellule terrestri si partirà con quattro satelliti geostazionari più un quinto di backup, che dopo svariati rinvii dovrebbero essere lanciati a partire dal febbrario 2012. La parte di gestione e commutazione terrestre è costuituita da quattro "radio basi" terrestri dislocate in Australia, Hawaii, Virginia e appunto, Sicilia. Perché utilizzare la Ka band se i satelliti forniscono banda UHF per le comunicazioni sul campo? Perché i satelliti accorpano in downlink 32 fasci WCDMA ripartiti in tre flussi modulati in 8-PSK per un throughput complessivo di 2,5 Gbit/sec (ecco una descrizione di General Dynanmics, uno dei contractor del progetto MUOS, per il ricevitore SDR che verrà collegato alle antenne, documento scaricabile da questa pagina informativa sempre firmata General Dynamics). Gli utenti del MUOS potranno comunicare tra loro via voce e dati con bande fino a 40 megabit al secondo e grazie alle quattro postazioni di terra potranno realizzare connessioni punto-punto da qualsiasi località del mondo. Tanto per avere un'idea del costo, ci vogliono circa 540 milioni di dollari per ciascun satellite e il relativo veicolo di lancio. Teoricamente il progetto prevede la realizzazione e la messa in orbita di 10 satelliti, per un costo complessivo di 6 miliardi di dollari (Lockeed-Martin ha già una opzione da 3,2 miliardi per 5 satelliti). Per la realizzazione del segmento di terra, General Dynamics ha firmato un contratto da 830 milioni di dollari.
Il giornalista Antonio Mazzeo segue la vicenda sul suo blog (Antonio è anche autore di un bel libro di inchiesta sul Ponte di Messina, quello che non si farà mai e ci è già costato un badalucco di soldi). Esiste anche un comitato No Muos Niscemi attivo su Web e su Facebook, purtroppo la documentazione fornita sul sito (per esempio questa, che traccia un parallelo tra la ground station di Niscemi e il progetto HAARP in Alaska, bestia nera del complottismo mondiale, risulta alquanto imprecisa).