17 ottobre 2006

Buon compleanno RP


Il mio primo post su Radiopassioni porta la data del 21 ottobre 2005. Pensare alle celebrazioni per una iniziativa così di nicchia fa un po' ridere. In un anno Radiopassioni ha ricevuto circa ventriquattromila visite e servito oltre quarantatremila pagine (ho diversi counter, nessuno coincide, tutte le cifre sono puramente indicative), con una media che dovrebbe attestarsi su settanta visitatori unici quotidiani nell'intero periodo. A giudicare dalle curve di crescita questa media sembra essere in grado di aumentare, ma francamente non mi sembra che ci si possa aspettare molto di più da un sito di discussione al tempo stesso specializzata e personale come questo. Radiopassioni parla della radio così come la vedo io e ci mette dentro molti interessi - dalla propagazione al geomagnetismo, dalla storia alla geopolitica - che altri troveranno meno avvincenti, o semplicemente fuori tema. Da un punto di vista strettamente hobbystico altre realtà, fuori e dentro Internet, sono più brave a fornire dettagli sulle stazioni da ascoltare. Mentre considerando la radio in generale, certe tematiche, incluse la radio digitale, non potranno mai raggiungere un pubblico molto esteso. Almeno per ora, o a meno di utilizzare linguaggi e formati diversi, cosa che probabilmente non saprei fare in questi pochi ritagli di tempo.
Insomma, il primo - e probabilmente unico - bilancio di Radiopassioni si chiude in un modo che giudico molto positivo. Un pizzico di notorietà è arrivato, qualche raro complimento pure, l'occasionale insulto anche. Forse c'era da aspettarsi un poco di interattività in più e sperando di stimolarla ho attivato la funzione di commento (moderato) per la maggior parte dei post, ma anche qui l'esperienza insegna che la partecipazione diretta delle persone ha tempi di combustione molto lenti, non solo in ambiti ristretti come questo. Scusate se sembro un po' egoista, ma essendo questo un Weblog, è importante divertirsi a scriverlo. Un po' di divertimento nel leggerlo lo state dimostrando e ve ne sono grato.

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L'Italia ufficializza la radio digitale DRM


In esclusiva da Andrea Borgnino RP pubblica il report ufficiale della prima riunione dell piattaforma italiana del DRM, organizzata dalla RAI il 29 settembre scorso. La sperimentazione di Digital Radio Mondiale va dunque avanti e secondo Andrea si parlerebbe anche dell'attivazione di un secondo test in onde medie dopo quello di Siziano (Milano), probabilmente da Santa Palomba (Roma). Grazie, Andrea.

Nasce la piattaforma Drm italiana

di Andrea Borgnino (RAI, IW0HK)

Venerdì 29 settembre si è tenuto a Roma il primo incontro di costituzione del gruppo Drm Italia organizzato da Raiway e Radio Vaticana. Il Drm (acronimo di Digital Radio Mondiale) è l’unico sistema mondiale di trasmissione digitale non proprietario previsto per le onde corte, medie e lunghe ed in grado di utilizzare le stesse frequenze attualmente assegnate al servizio di radiodiffusione in Am nello spettro fino a 30 MHz. Lo scopo di questo incontro è stato l’incontro delle diverse realtà che stanno studiano e lavorando in Italia sul Drm.

L’idea è quella di creare, come è gia avvenuto in Francia, Germania, Russia e Spagna, un gruppo o un associazione che riunisca tutti gli “attori” interessanti al Drm nel nostro paese per poter coordinare meglio la comunicazione relativa a questa nuova opportunità per le onde medie e corte. Oltre ai due broadcaster organizzatori, Rai/RaiWay e Radio Vaticana, erano presenti diverse società che si occupano di Dsp e ricevitori Sdr e numerosi ricercatori che hanno come punto in comune di occuparsi di radio digitale in onde medie e corte. L’evento è stato inaugurato dall’intervento di Michel Penneraux del consorzio Drm che ha ricostruito la storia di questo standard Drm e ha fatto il punto sulla sua diffusione del mondo. Oggi sono disponibili 600 ore di trasmissione in modalità Drm e più di cento soci di trenta paesi collaborano attivamente al consorzio Drm. Terminata la presentazione di Penneraux sono iniziate le presentazioni delle ditte invitate da Raiway a questo evento. Paolo Ruffino di St Microelettronics ha illustrato i prototipi realizzati insieme a Kenwood per un autoradio Drm e ha annunciato per la fine del 2007 la disponibilità dei primi chip Drm realizzati da St. Pier Paolucci della Atmel Roma ha presentato il chip Diopsis, progettato e realizzato in Italia che grazie ad un potente Dsp a 40 bit floating point permette la ricezione del Drm e di altri standard delle radio digitale. A seguire Claudio Re della Sistel ha illustrato le possibilità del Drm e del futuro standard Drm Plus da utilizzare in banda Fm. Marco Genova della Digital Instruments ha presentato le ricerche che stanno effettuando per la realizzazione di un modulatore e un ricevitore “monitor” Drm. La presentazione successiva è stato invece di Pierre Vasseur del consorzio Drm che ha illustrato come è nato e come è organizzato il gruppo Drm Francia e quali sono i vantaggi di avere una piattaforma nazionale per lo sviluppo del Drm. Pierre Vasseur ha annunciato poi un importante accordo realizzato con alcuni produttori cinesi per la realizzazione di ricevitori Drm a basso costo e la decisione da parte della Cina di utilizzare lo standard digitale per le trasmissioni onde medie e onde corte durante le olimpiadi di Pechino 2008. A seguire Daniele Pernotto Peretto del Csp Piemonte ha illustrato il progetto che prevede la realizzazione all’interno del DttLab di un centro di eccellenza sul Drm, come già avvenuto per la televisione digitale terrestre, focalizzato alla creazione di applicazioni “ip based” e lo sviluppo applicativo di questo nuovo standard. L’ultimo presentazione aziendale è stata curata da Franco Milan della Elad che ha avuto come tema principale il loro ricevitore Hf Sdr Fdm-77 con demodulazione diretta Drm e i downconverter che permettono di modificare ricevitori per dotarli di un uscita If Drm compatibile. Terminate le presentazioni aziendali Paolo Lazzarini ha illustrato quale è stata l’esperienza di di Radio Vaticana con il Drm esponendo le varie problematiche relative alle modifiche dei trasmettitori onde medie e onde corte. Alberto Fassio di Raiway ha poi illustrato la sperimentazione in campo Drm effettuata da Rai con l’impianto di Milano Siziano e annunciando l'intenzione di estendere la sperimentazione anche in altre zone d'Italia. La conclusione delle presentazioni è stata affidata a Aldo Scotti di Raiway che ha illustrato i primi risultati della campagna di ascolti del segnale Drm di Milano Siziano nel Nord Italia. Un lungo dibattito ha animato l’ultima ora dell’incontro che ha avuto come principale risultato la possibilità di mettere alla luce le varie sperimentazioni italiane in campo Drm. I prossimi passi saranno la creazione di una mailing list per mantenere i contatti tra le varie realtà presenti e un prossimo incontro per la formalizzazione della nascita del gruppo Drm Italia.



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16 ottobre 2006

Briciole d'antenna orbitanti


Chissà che direbbero i teorici della cospirazione leggendo l'ultimo thread apparso sul gruppo di discussione UDXF, dedicato al mondo delle stazioni utilitarie. Riportando un pezzo comparso mesi fa su Damn Interesting, uno dei partecipanti chiede se qualcuno ricorda un vecchio espertimento di inizio anni sessanta, il West Fox. E qualcuno c'è. Si trattò in effetti del tentativo di creare nello spazio orbitale un anello artificiale composto di sottilissimi aghi metallici, con lo scopo di creare uno strato riflettente per comunicazioni radio da effettuare su frequenze di circa 8 GHz, nello spettro delle microonde. Dopo un primo lancio andato a male, gli aghi furono ricaricati sul satellite Midas, Missile Defense Alert Systems e seminati nello spazio a una quota di 3000 chilometri.
A parte una grande levata di scudi da parte degli astronomi, che temevano possibili effetti sulle loro osservazioni, il progetto non andò in porto, dopo un altro paio di lanci. Le microantenne non funzionavano, le polemiche aumentavano e man mano i satelliti si dimostravano molto più efficaci nel fare da ponte radio ad altissima quota. Che cosa resta del West Ford? Articoli scientifici polverosi e qualche ricordo di una storia che avrebbe fatto impallidire James Bond. E una voce nel catalogo, sempre più fitto, dei detriti spaziali.


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Continua a deludere la ricezione digitale


«Dalle prova pratica si nota subito che il Roberts PM-40 non è indirizzato al mondo del radioascolto ma per un utenza più classica e quindi non è dotato di strumenti di sintonia raffinati. La sintonia della radio avviene sempre attraverso le “station list” di ogni modalità che possono essere modificate ma solo accedendo al menù interno e inserendo una nuova stazione o avviando una nuova scansione della banda. Questo può essere un limite d’utilizzo per gli utenti meno esperti e nel caso del Drm è ancora più limitante perché non permette di accedere realmente alle stazione che vogliamo ascoltare e ci obbliga per una semplice sintonia manuale a districarci nei menù interni. Infatti la natura tuttora sperimentale del Drm, con trasmissioni e frequenze che variano abbastanza spesso, male si adatta ad un ricevitore che effettua una scansione alla sua prima accensione e che necessita di essere aggiornato ad ogni cambiamento di stazioni. Questa mi è sembrato il problema principale di questa nuova radio che dovrebbe invece rendere il Drm un semplice nuovo modo di ascoltare i proprio programmi preferiti.»

Così Andrea Borgnino conclude la sua recensione del Sangean/Roberts PM-40, primo ricevitore DRM stand alone (in effetti è stato il primo a essere stato annunciato e prototipizzato, mentre il Morphy Richards è il primo che era possibile ordinare online, in occasione dell'IFA di Berlino, sul sito di Deutsche Telekom). Andrea precisa anche che la ricezione del DRM avviene solo in presenza di segnali molto forti, tipo le onde medie di Radio Vaticana (Andrea ascolta a Roma). Trovate tutti i dettagli e le numerose fotografie delle sue impressioni al solito indirizzo del suo sito. Io preferisco non commentare, sapete già quali sono le mie perplessità.

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Inattese riaperture e prossime chiusure

Il panorama delle onde corte sta diventando un po' schizofrenico. Un iscritto del club britannico BDXC segnala che nel finesettimana, i notiziari dell'emittente Radio Slovakia International, che aveva optato mesi fa per migrare su Internet e satellite, hanno annunciato la riattivazione delle frequenze in onde corte (che verranno annunciate a breve, presumo in corrispendenza dell'entrata in vigore della programmazione invernale con la fine dell'ora legale). Mi chiedo che cosa gli avrebbe spinti a ritornare sui propri passi, forse una diversa valutazione dei costi e benefici delle loro trasmissioni,
In compenso Glenn Hauser riferisce di avere ascoltato dalla stazione di tempo e frequenza campione canadese CHU (3330, 7335 e 14670 kHz, con identificazioni vocali) l'annuncio di una possibile chiusura dell'emittente, gestita dall'istituto canadese di misure e standard. Anche questa è una categoria di stazioni che in passato aveva moltissimi rappresentanti sulle onde corte e sulle LF. In Italia ce n'erano addirittura due, IBF a Torino e IAM a Roma, spente da anni sulle onde corte e smantellate. CHU potrebbe chiudere entro il prossimo aprile, a seconda del tipo di decisione presa dai suoi responsabili.

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Dietrologie radiofoniche


Può sembrare un argomento fuori tema, come tanti che potete leggere qui, ma non lo è. Di teorie assurde collegate alla radio ne sono state formulate a mucchi. Spicca, nella mia personale cronologia, l'incontro con un tale, specializzato in psicofonia, un incrocio tra medium e radioascoltatore. Pretendeva di ascoltare le voci dei mortisulle stesse frequenze HF del controllo del volo civile. E ci mandava le registrazioni di Stockholm Radio sostenendo che la "vera" dizione fosse "sto coi morti". Ma facciamo, come direbbe Carlo Lucarelli, un passo indietro, anzi due. Primo antefatto. Su uno dei suoi ultimi numeri il settimanale Diario ha pubblicato una inchiesta sulle numerose teorie cospirazioniste nate dopo i drammatici fatti dell'11 settembre. Lo sport del complottismo e della dietrologia è sempre più popolare, non solo negli Stati Uniti. Internet è una mostruosa cassa di risonzanza di idee bislacche e figuratevi che cosa poteva succedere dopo che tre aerei dirottati hanno colpito due grattacieli di 400 metri e il Pentagono. Se siete disposti a credere che sulla luna non è mai sbarcato nessuno o che la terra è cava, o magari piatta, è quasi scontato fidarsi dell'ipotesi di una esplosione controllata (per il crollo delle due torri) e di un missile lanciato da Bush.
Citando una dettagliata ricerca di Popular Mechanics, Diario faceva piazza pulita di tutte le cervellotiche obiezioni, quasi mai suffragate da informazioni fattuali e calcoli scientificamente attendibili, mosse dai vari fautori degli scenari alternativi all'attacco ordito da Atta e soci. La reazione dei lettori, anche o soprattutto quelli collocati, come si conviene per una autorevole testata progressista, a sinistra, è stata a dir poco sguaiata. Minacce, insulti, abbonamenti disdetti, toni da pacifici guerrafondai. Sul numero da venerdì in edicola Diario rilancia coraggiosamente affidando una contro-controinchiesta a Paolo Attivissimo, noto investigatore di bufale telematiche e leggende urbane in generale. Un vero balsamo per gli occhi affaticati dello scettico.
Secondo antefatto. Anch'io sono entrato in contatto diretto, un incontro di III tipo dovrei dire, con il complottismo. E' stata un'esperienza non traumatica, ci sono stati solo degli scambi di informazioni, e alla fine mi è servito per apprendere cose che non sapevo. Esplorando il registro degli accessi a Radiopassioni, poche settimane fa, mi accorgo che un mio post sulla ionosfera era stato ripreso sul forum di un sito cospirazionista sulle cosiddette scie chimiche. Ignoravo del tutto la questione, ma a quanto pare circola da qualche tempo la convinzione che le scie di condensazione che vediamo attraversare i cieli non siano semplicissimi fenomeni legati al passaggio di aerei civili e militari, con i loro "scappamenti". No, le scie sarebbero diventate in questi ultimi anni più numerose e persistenti (nessuno ovviamente è in grado di presentare una documentata statistica, magari illustrata, sul prima e sul dopo) e la spiegazione dietrologica è che queste "nuove" scie vengono depositate da aerei misteriosi, quasi certamente controllati da organismi governativi, militari o dell'intelligence. La composizione di queste scie, che naturalmente nessuno ha mai studiato, è fatta di sostanze nocive, che mirano a influire sulla salute della popolazione o a sperimentare possibilità altrettanto improbabili, come la creazione di "strati" riflettenti per le comunicazioni radio. Avendo Radiopassioni pubblicato i risultati di qualche sulle particelle nell'alta atmosfera, il forum di ScieChimiche.org deve aver trovato i miei discorsi funzionali a certe elucubrazioni.
Incuriosito sono andato a leggermi altri interventi sullo stesso forum, soffermandomi su un intervento dal mio punto di vista molto ragionevole: un partecipante chiedeva lumi sulla possibilità di intercettare le comunicazioni radio degli aerei in volo, per cercare di cogliere gli irroratori chimici in flagrante. Siccome sono perfettamente convinto che il monitoraggio delle frequenze areonautiche sarebbe in effetti un ottimo modo per rendersi conto che il traffico aereo civile o meno non riuscirebbe semplicemente a reggere la presenza di intrusi così invadenti (senza contare che i presunti aerei chimici lascerebebero ben altre tracce negli aeroporti, tra i tecnici di terra, tra i controlllori radar, migliaia di persone che non si sono mai sognate di denunciare alcunché di anomalo), mi sono permesso di intervenire sul tema della radioassistenza alla navigazione aerea, precisando che il monitoraggio è possibile, anche se regolato da precise norme che vietano assolutamente la diffusione di ogni dettaglio "casualmente" intercettato. A onor del vero i lettori di Sciechimiche.org sono stati molto corretti, io mi sono dichiarato scettico sulle loro teorie ma nessuno ha polemizzato, a eccezione di un soi disant "radioamatore" che sosteneva come fosse del tutto assurdo pretendere che le comunicazioni di un aereo chimico avvenissero in chiaro e che chiaramente le varie missioni operassero in stealth mode (certo, certo, e i controllori che si trovano davanti a decine di tracce radar non identificate dai transponder se ne stanno bravi senza nemmeno avvertire l'aviazione).
Il complottismo ha moltissimo da dire contro progetti come HAARP e Eiscat, due facilities in Alaska e nel profondo nord europeo che studiano le aurore boreali e altri fenomeni geomagnetici con radar e ionosonde. Alcuni di questi esperimenti prevedono l'impiego di potenti antenne HF per attivare o riscaldare il plasma ionosferico e studiare la propagazione delle onde radio e le interazioni di questo plasma col campo magnetico terrestre e lo space weather solare. Alcuni si sentono autorizzati a pensare che dietro "centrali" di questo tipo si nascondano diaboloci piani di manipolazione del clima e della salute delle persone. Naturalmente non si devono sottovalutare i possibili effetti collaterali di certi interventi a distanza, ma conspiracy theory di solito non si traduce con "fare una approfondita valutazione di impatto ambientale". Siamo sicuri che la paranoia sia un'arma di difesa efficace contro le storture, vere e presunte, della scienza?
Comunque sia, vi suggerisco di consultare i siti di queste due iniziative. Lo studio della ionosfera e dei fenomeni correlati, più o meno indirettamente, è affascinante e la mole di informazioni, anche grafiche, molto corposa. Se poi ci sono dietro dei complotti, non saprei dire.

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13 ottobre 2006

Delude il primo ricevitore DRM


Harald Kuhl, noto DXer tedesco, ha appena pubblicato una rapida recensione del ricevitore DRM/DAB Morphy Richards, lo stesso modello che ho visto in funzione all'IFA di Berlino. Recensione rapida perché Harald dichiara di aver ricevuto la radio a mezzogiorno di un lunedì e di averla dovuto restituire mercoledì mattina. Abbastanza per fare qualche prova di ricezione. Questo primo ricevitore DRM stand alone commerciale non ne viene fuori particolarmente bene. Il problema, scrive Harald su Radio-Kourier weltweit-hoeren, purtroppo in lingua tedesca, è che l'antenna telescopica del Morphy non riesce a tirar dentro un segnale sufficiente. E non è prevista la possibilità di collegare una antenna esterna. In onde medie il ricevitore è sordo. In AM, sulle corte, non è granché. Insomma, 200 euro che è meglio non spendere in attesa che lorsignori riescano individuare il chipset giusto, o a costruirci intorno una radio decente. E soprattutto disponibile nei negozi
Andrea Russo mi fa notare che il consorzio DRM ha pubblicato un avviso per la ricerca di personale. La posizione da coprire è quella del business developer, un signore che avrà l'incarico di fare dello standard DRM un mercato attraverso i contatti con i costruttori, i canali commerciali e la stampa. Affrettatevi perché le domande vengono accettate fino al 26 ottobre. Probabilmente hanno fretta di concludere "prima della fine dell'anno". Un bravo business developer può essere decisivo. Ma deve partire da un'idea, da un prodotto vincente. Il DRM finora ha convinto i membri del consorzio, i tecnici di alcuni importanti broadcaster, i chipmaker di Radioscape, i programmatori del software. Tutti bravissimi ingegneri. Ma nessuna, ripeto, nessuna tecnologia è risultata vincente sul mercato per aver convinto un gruppo, per quanto vasto e preparato, di ingegneri. Quelli che entrano nei negozi con il portafoglio in mano non ne vogliono sapere di modulazioni ortogonali, vogliono trovare una buona scelta di apparecchi per ascoltare tanti programmi divertenti. Finora da Radio DRM International abbiamo sentito una musica un po' diversa.

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12 ottobre 2006

Chiamare selettivamente

Libero chiama costa. Se avete una certa età forse ricordate l'appello del guardiano del faro nell'omonimo sceneggiato televisivo per ragazzi negli anni settanta. Nelle comunicazioni radio non diffusive, dette anche punto-punto, la fase della chiamata, quando si vuole stabilire un collegamento, non è sempre così scontata. Bisogna conoscere la frequenza giusta, sperare che dall'altra parte qualcuno risponda e avvii in qualche modo la comunicazione. Le cose si complicano ulteriormente se le comunicazioni si svolgono in modalità dati, che magali richiedono una soglia minima di qualità del segnale.
Per rendere le cose più facili sono state inventate delle tecniche particolari, dette di chiamata selettiva (SELCALL) o di connessione automatica (Automatic Link Establishment, ALE). La seconda tecnica in particolare è molto importante nelle comunicazioni di tipo militare e digitale, nel momento in cui si deve stabilire il contatto tra due modem. Farlo con procedure non automatiche può essere molto problematico e in generale questo tipo di traffico tende a favorire le procedure automatiche. Per chiamata selettiva si intende invece la possibilità di entrare in contatto con una stazione specifica su frequenze tipicamente usate da molte stazioni. In pratica è come comporre un codice sulla tastiera del telefono, per far sapere a qualcuno "ehi, sto cercando proprio te". Il SELCALL più famoso, sulle frequenze HF, serve alle torri di controllo per chiamare gli aerei sulle rotte transcontinentali ed è stato codificato dall'ICAO (Annex 10). La tecnica si chiama in realtà SELCAL, Selective calling and alerting e consiste in un segnale audio composto da due susseguenti combinazioni di toni associati a 16 lettere dell'alfabeto. SELCAL mescola per esempio il tono A e B e lo trasmette per un secondo, seguito da una pausa di 2 decimi di secondo e da un'altra combinazione di toni, per esempio CD per un secondo. L'ICAO tiene un registro di codici di quattro lettere (le combinazioni non sono tante e può capitare che due velivoli abbiano lo stesso codice) e lo distribuisce tra controllori di volo e compagnie aeree. Quando la torre lancia la chiamata selettiva, la strumentazione di bordo avverte il pilota che c'è una chiamata in arrivo in HF. Il controllore da terra non deve sgolarsi e la comunicazione diventa più sicura.
Il SELCAL non è l'unico sistema di chiamata selettiva. Ce ne sono diversi utilizzati in VHF e UHF e un esempio famoso che abbiamo già visto qui su Radiopassioni è il Digital Selective Calling marittimo previsto dal sistema di comunicazione integrata digitale GMDSS.
Il discorso di ALE è ancora più affascinante e complesso. Nel cosiddetto utility DX, il monitoraggio di trasmissioni non broadcast spesso riferibile al traffico militare, il sistema più utilizzato si basa su uno standard militare americano, il MIL-188-141A. Anche qui si tratta di inviare dei codici alfanumerici su una o più frequenze, attendere che l'altra parte risponda e valutare con opportunit algoritmi la qualità del canale o dei canali analizzati, fino a determinare la frequenza migliore. Una volta identificato il canale, le due parti possono avviare la comunicazione vera e propria, nella modalità prestabilita. L'aspetto interessante per il DXer è che la fase di "handshake" di scambio avviene per così dire in chiaro e consente quindi di identificare almeno una delle due parti in contatto. In questo modo l'identificazione, che in molti casi è impossibile perché la comunicazione è criptata o modulata con tecniche per le quali non si possiede alcun decoder, è molto agevole. Per scambiarsi le informazioni di cui sopra, ALE adotta una modulazione a otto toni (vedi lo spettrogramma in illustrazione) che occupa circa 3 kHz di larghezza di banda.
Come è possibile interpretare con la nostra radio le varie tecniche di SELCALL o ALE? Ovviamente via software, oggi disponibile per personal computer direttamente con hardware Soundblaster compatibile. Il software più completo (vedere i miei link) in questo caso è SkySweeper, capace di interpretare i toni ICAO SELCAL e le più complesse procedure ALE in HF. Il programma dispone anche di database di stazioni, per associare i codici ricevuti agli aerei o agli organismi militari così identificati. Per il SELCAL esistono soluzioni diverse, come Multimode (per Macintosh) mentre una applicazione molto interessante (e diversamente da Skysweeper gratuita), PC-ALE, è indicato per l'ALE. Vediamo qualche dettaglio di quest'ultimo, che proprio in questi giorni esce in una versione beta rinnovata.
Sviluppato dal radioamatore inglese Charles Brain, autore anche di PC-HFDL (capace di decodificare l'ACARS areonautico delle onde corte), PC-ALE può essere utilizzato in campo utility per identificare molte stazioni che usano questa tecnica per stabilire automaticamente le connessioni. Grazie a Brains si sta diffondendo l'uso di ALE per le comunicazioni dati e voce tra radioamatori, come spiega molto bene l'ottimo sito HFLINK, ricco di numerose informazioni e fonte primaria per il download di PC-ALE. La Utility Monitoring Central mette a disposizione vari elenchi di frequenze e codici ALE per l'identificazione di network militari e civili in diverse nazioni. Ricordiamo qui anche il software DSCdecoder, usato per le chiamate selettive digitali del GMDSS.
Per approfondire ulteriormente queste tecniche, in particolare lo standard MIL-188 è obbligatoria la lettura del Radio Data Code Manual di Joerg Klingenfuss. Alcune informazioni Joerg le ha ricavate da questo lungo manuale della NTIA americana, consulente ufficiale della presidenza USA in materia di telecomunicazioni.

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11 ottobre 2006

Delude il DAB telefonico da taschino

Falsa partenza per il telefonino Lobster di Virgin Mobile, virtual operator che ha appena lanciato in Gran Bretagna un servizio basato su BT Movio, l'infrastruttura ibrida cellulare/broadcast. La "aragosta", oltre a effettuare telefonate, dovrebber ricevere i programmi della Tv e del DAB. Un ricevitore DAB da tasca? E per giunta con funzionalità telefoniche? Wow. Peccato che secondo una recensione pacata ma delusa apparsa su Mobile User Experience, una testata online, Lobster non funzioni, o perlomeno non sia riuscito a ricevere una sola stazione televisiva o radiofonica digitale nel punto vendita Virgin presso il quale il recensore si era recato. Un bel flop. C'è una grande attesa sugli esiti commerciali della tecnologia voluta da BT per il suo nuovo modello di multimedialità mobile, basato non sullo standard DVB-H ma su IP-DAB, una versione potenziata del DAB compatibile con la trasmissione di contenuti video.
Il DAB inglese non entusiasma neppure il Media Guardian, che in un lungo pezzo ne critica la qualità complessiva. Del resto era risaputo, i codec utilizzati da Eureka 147 sono vecchi, ben lontani dai progressi degli ultimi anni. Non a caso si parla di sostituirlo con il DMB o con il DAB+ anche se la discussione è in corso perché chi ha il coraggio di mandare al macero gli attuali ricevitori? E a proposito di ricevitori, gli unici a mostrare un istituzionale ottimismo sono quelli del World DAB Forum. Secondo una indagine appena pubblicata, nel 2012 ci saranno 145 milioni di ricevitori DAB, il 75% dei quali in Europa. Se proprio vi interessa, al Broadband Forum di Parigi ho sentito di studi che "proiettano" 100 milioni di abbonati a servizi di IP TV (la televisione interattiva via Internet) nel mondo, entro fine 2010. E oggi quanti sarebbero? Circa 3 milioni: ne mancano solo 97. Proprio una bella fiction, la storia futura dei media digitali.

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Onde che pesano


Una giornalista uccisa per aver fatto il suo mestiere è una pessima notizia. L'altro giorno, in viaggio a Parigi, stavo leggendo Liberation a proposito della tragica fine (così "italiana": due colpi al petto, uno alla testa, il killer che si allontana, la complice che apre la porta alla vittima e la chiama per nome, come abbiamo visto mille e mille volte dalle nostre parti) di Anna Politkovskaya, voce libera della Russia "sotto lo stivale insanguinato di Putin", come scrive il quotidiano francese. Dell'amico Putin, come si vantava quell'altro. Nello stesso articolo, Libé racconta che insieme a Novaia Gazeta, una delle testate coraggiose che dava spazio ai reportage di Anna era una stazione radio, Echo Movsky, tra le poche a produrre una informazione obiettiva nella capitale russa. E oggi Repubblica dà alle stampe l'ultima intervista concessa da Anna a un'altra stazione, RadioFreeEurope/RadioLiberty, che in effetti dedica un'ampia pagina a quella chiacchierata del 5 ottobre. Spiegando anche il perché di quella data in particolare. Grottescamente semplice: è il compleanno del possibile mandante dell'omicidio, Ramzan Kadyrov, il quale a 30 può ormai aspirare alla stessa carica di presidente ceceno (voluto dall'amico Putin, si intende) che fu di suo padre, morto ammazzato nel 2004.
Ironia vuole che dalla radio del tassista che poche ore fa mi accompagnava al CDG per riprendere l'aereo per Milano, abbia potuto apprendere come oggi, in occasione del funerale, Putin avrebbe finalmente parlato, dopo tre giorni di silenzio. Tanto avrà impiegato a lucidarsi gli stivali. Era meglio se non avesse aperto bocca: "politicamente, i commenti della Politkovskaya erano del tutto ininfluenti," avrebbe detto. Il sito Web di Echo Movsky conferma in pieno la felice espressione nella sua notizia d'apertura. La traduzione automatica di Babelfish Altavista, per una volta, è spaventosamente fedele: "the degree of the influence of Politkovskoy on the political life was extremely insignificant". Un vero amicone.
Da Le Monde e dai giornali italiani, invece, apprendo della morte, negli stessi giorni, di due altri giornalisti radiofonici. Karen Fischer e Christian Struwe erano due giovani freelance che lavoravano per Deutsche Welle. Sono stati mitragliati da sconosciuti a Baghlan, in Afghanistan, altra località che ha saputo apprezzare l'efficacia normalizzatrice di svariati interventi militari, oltre che l'illuminata saggezza di governanti fanatici e sanguinari, gli stessi che oggi tengono sotto controllo quella ridente provincia. Di certe medaglie sul petto, il giornalismo radiofonico preferirebbe non fregiarsi ma non riesco a immaginare una dimostrazione più tragicamente efficace del ruolo che questo medium e la sua intrinseca indipendenza (quando lo si vuole indipendente, è chiaro) continuano a reggere, tra mille difficoltà, nei confronti di tutti coloro che hanno ancora a cuore una informazione corretta. Grazie Anna, Karen, Christian.

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