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14 aprile 2016

Una frequenza per Expressa: il giovane radiocronista ucciso dalla trucha simbolo della riforma delle Tlc in El Salvador.


La storia del giovane salvadoreño Nicolás Humberto García sembra scaturire dal genio letterario di un Bolaño ma è tragicamente vera per la famiglia del 23enne ucciso con brutale ferocia dalla Mara Salvatrucha e per la piccola comunità del rione di Tacuba, El Salvador, che rappresentava il pubblico "radiofonico" di Nicolás. Al caso dello sfortunato radio-maker ha dato risalto internazionale il CPJ, la ong che cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sui delitti che colpiscono in prima persona i giornalisti e i corrispondenti, in modo particolare gli omicidi a sfondo politico, direttamente connessi al potere o alla criminalità organizzata. Delitti, aggiungo io, che quasi sempre rimangono impuniti anche quando esecutori e mandanti sono perfettamente noti. La morte di García risale al 17 marzo e si inserisce in un contesto di aspra discussione, anche parlamentare, sulle norme che in Salvador regolano l'accesso alle frequenze radio-televisive. La giovane vittima lavorava per una stazione radio denominata "Expressa, Voces al aire" basata nella comunità El Carrizal, in un quartiere chiamato El Jícaro, a Tacuba, piccolo centro nella giungla al confine tra El Salvador e Guatemala. Non posso dirvi la frequenza di Expressa semplicemente perché Expressa non ha un frequenza: l'emittente è poco più di un mixer collegato a un amplificatore e a un sistema di casse collegate da fili appoggiati sui rami degli alberi. La stampa salvadoreña ha avanzato l'ipotesi che Nicolás - che lavorava per la sua radio da quando aveva quindici anni - avesse subito le angherie della trucha che insisteva per raccogliere, attraverso la radio, informazioni sui movimenti della polizia nella zona. Le associazioni locali dei media comunitari e per la libertà di stampa, ARPAS in testa, hanno respinto queste ipotesi, giudicate offensive per i familiari di Nicolás. Ma le dinamiche del delitto sembrano invece confermarle.

La morte di Nicolás è diventato subito un simbolo della lotta per una maggiore democrazia nell'etere di El Salvador, la cui Corte costituzionale aveva imposto al Parlamento un urgente intervento sulla normativa in vigore. In seguito a quella sentenza, organismi come la RedCo, la Red por el Derecho a la Comunicación, appoggiata dalla deputata del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), Jacqueline Rivera, avevano chiesto che il governo promuovesse una riforma favorevole alle emittenti comunitarie. Per dare a entità come Radio Expressa la possibilità di trasmettere per davvero. Alla fine di marzo, Nicolás ha avuto il suo postumo riconoscimento: i deputati salvadoreñi hanno raggiunto un accordo che modificherà la legge delle telecomunicazioni introducendo, accanto al meccanismo delle aste riservate alle imprese radiotelevisive commerciali che intendono aggiudicarsi una frequenza su cui trasmettere, anche quello del concorso pubblico, che assegnerà liberamente una quota di frequenze a emittenti comunitarie, non a scopo di lucro (che dovranno limitare la loro potenza trasmissiva e impegnarsi a non "rivendere" le loro autorizzazioni). Adesso solo il Parlamento che potrà scrivere la parola fine in fondo alla storia. La proposta di riforma non è priva di oppositori, a incominciare dalle società telefoniche che temono conseguenze sul numero di frequenze a loro disposizione. 

19 marzo 2015

Se la narcotici ascolta radio maria

Le coltivazioni illecite di marijuana "per uso personale", ormai molto frequenti negli Stati Uniti, specie in California, stanno avendo un effetto collaterale molto spiacevole per i radioamatori e gli ascoltatori di onde medie e corte. In compenso, lo stesso effetto, offre una inattesa opportunità alle forze dell'ordine. Recentemente sembra che la polizia di San Francisco si sia messa alla caccia dei coltivatori di "maria" della Bay Area caricando in macchina... una radio a onde medie.
La questone è legata alla necessità di riscaldare e illuminare le piantine (necessariamente nascoste in ambienti chiusi) con opportune lampade ad alta potenza, di solito di tipo fluorescente. Queste lampade consumano molto e i loro alimentatori devono avere una caratteristica particolare: devono fungere anche da carico fittizio per limitare la corrente erogata, vista la curva di "resistenza negativa" delle luci alle quali sono collegati. Un tempo i carichi erano di tipo magnetico, oggi il controllo è elettronico e come qualsiasi altro dispositivi anche gli alimentatori arrivano dalla Cina, dove i controlli di qualità sono quello che sono. Il risultato è che gli alimentatori di potenza che favoriscono la crescita della marijuana, si comportano come veri e propri jammer, irradiando un corposo spettro di rumore proprio sulle frequenze della radio AM. Con opportune triangolazioni, è possibile individuare con precisione la fonte del disturbo e verificare se in ballo c'è davvero una attività agricola non autorizzata (non fuori dal Colorado, almeno).

L'allarme lo hanno lanciato per primi i radioamatori, che hanno pubblicato dettagliate analisi del comportamento "maligno" di queste apparecchiature. La polizia ha intercettato questi segnali... di fumo e ha capito che risalendo alle fonti di questi disturbi si possono individuare le coltivazioni fuorilegge. Il primo ad averne scritto, sul suo blog specializzato, è stato Keith Graves, poliziotto della narcotici. La cosa è stata ripresa adesso da EDN, prestigiosa testata online di elettronica professionale (in figura un'analisi dello spettro di rumore di uno di questi alimentatori).

21 marzo 2014

Thomas Alva Edison al telefono con l'aldilà: gli scienziati dell'elettromagnetismo alla caccia dei fantasmi

Philippe Baudouin (Radio France, Arte Radio) nel novembre scorso ha tenuto a Parigi una conferenza, "Thomas Edison et la fabrique des machines à fantômes" dedicata alle ricerche di Edison finalizzate a realizzare un apparecchio telefonico per comunicare con i morti, il cui spirito per l'inventore conservava caratteristiche fisiche e elettriche. La conferenza si può ascoltare direttamente a questo link, ma troverete qualche dettaglio in più sulla pagina dedicata ai seminari organizzati da Media Mediums, un progetto realizzato da École Nationale Supérieure d’Arts Paris-Cergy con il suo spazio espositivo Ygrec, l'Université de Paris 8, Les Archives Nationales e l'EnsadLAB dell'École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs a Parigi. L'illustrazione che riporto qui è estratta da una rivista degli anni 30, che ha pubblicato un articolo (anonimo) intitolato "Edison's own secret", anch'esso interamente disponibile online. L'articolo è una delle fonti da cui Baudouin è partito nel suo viaggio intorno al misterioso "necrofono".
La conferenza è in francese, evid
entemente, e temo che per questo non sia alla portata di tutti. Philippe ha realizzato un lavoro a mio parere straordinario, correlando le ricerche di Edison a quelle di altri inventori, scienziati, filosofi e letterati, tracciando un filo davvero fantasmatico tra elettromagnetismo e discipline allora ancora parascientifiche come la psicologia e la frenologia e più apertamente esoteriche come il mesmerismo (eccezionali le citazioni da Edgar Allan Poe).
Lo spiritismo ebbe tra la fine del XIX e il primo dopoguerra un rapporto quasi incestuoso con la ricerca scientifica. Molti autorevoli scienziati e accademici erano genuinamente convinti che la "dimensione" dell'aldilà fosse una realtà fisica e quindi investigabili tramite opportuni ponti, che forse oggi chiameremmo gateway. Con il perfezionarsi della disciplina dell'elettromagnetismo, esperimenti e tentativi di formalizzazione si moltiplicarono. Forse l'esempio più significativo per i lettori italiani è quello di Oliver Lodge, fisico britannico che fu tra i più autorevoli concorrenti di Marconi nella creazione di una industria della telegrafia senza fili ed ebbe sul piano teorico una affermazione forse superiore a quella dell'inventore autodidatta italo-irlandese. Lodge viene ricordato forse più per le sue ricerche in campo spiritico che per i suoi testi e brevetti sulla fisica del "wireless" e fu aspramente criticato da altri esponenti della comunità scientifica. Per approfondire sui rapporti tra Lodge e Marconi vi suggerisco il bellissimo libro di Erik Larson, "Thunderstruck", tradotto proprio in queste settimane da Neri Pozza con il titolo - a mio parere un po' troppo ammiccante - di "Guglielmo Marconi e l'omicidio di Cora Crippen".

27 febbraio 2014

Quando l'SDR si chiamava VCR: le onde medie con Chernobyl nelle registrazioni a larga banda di 30 anni fa.

Sulla lista di discussione di un club americano di radioascoltatori hobbystici, l'International Radio Club of America, Mark Connelly ha raccontato in questi giorni una bellissima storia relativa al recupero di un materiale sonoro da registrazioni ormai d'epoca. Mark è una figura quasi leggendaria dell'hobby dell'ascolto a lunga distanza, è sulla breccia da decenni ed è autore di decine e decine di progetti di sperimentazione con antenne, filtri audio e altri accorgimenti che aiutano a captare meglio segnali radio deboli e disturbati. Recentemente ha messo le mani su alcuni nastri che custodiscono registrazioni su nastro magnetico (analogiche) molto speciali. Non si tratta soltanto di materiale che risale a quasi 25-30 anni fa (sono infatti registrazioni effettuate nel 1991 e 1986). Le registrazioni di cui ci parla Mark sono state effettuate da un suo collega hobbysta, Craig Healey, sulla costa est, con un metodo analogico alternativo ai normali registratori a nastro o a cassetta che già allora - parecchi anni prima dell'era della software defined radio - permetteva di catturare una grossa porzione di spettro radiofonico e procedere solo successivamente all'ascolto dei segnali trasmessi in quella specifica finestra frequenziale.
Oggi per catturare quella che in gergo viene chiamata "banda base", in pratica il segnale radio non ancora demodulato, i radioamatori ricorrono ai convertitori analogico-digitali a larga banda, dispositivi che consentono di acquisire tutti i segnali radio compresi tra una frequenza A e una B. Prima dell'avvento dei convertitori A/D, uno dei modi accessibili anche al singolo dilettante era il videoregistratore analogico (VCR), quei dispositivi mangiacassetta che oggi sono stati completamente soppiantati dai dischi ottici o addirittura dagli hard disc. Un canale televisivo analogico "composito" era composto da una parte video di circa 4 MHz di larghezza utile più una ulteriore sottoportante per l'audio. L'ingresso di un videoregistratore doveva avere una larghezza di banda adeguata a questi valori. Nella seconda metà degli anni '70 lo standard VHS si era imposto contro il sistema Betamax della Sony e nel decennio successivo il VCR divenne un apparecchio alla portata di tutti. Alcuni "DXer" proposero di adattare l'ingresso di un videoregistratore per acquisire, invece dei segnali televisivi, le normali emittenti in modulazione d'ampiezza. La cosa sembrava impossibile, ma funzionava in realtà molto bene, spiega Mark (io mi ricordo benissimo di aver letto sui fanzine dell'epoca la descrizione di quei circuiti) riferendosi a un articolo scritto allora da Craig Healey (articolo che potete leggere qui) a proposito di una tecnica che non a caso veniva chiamata "Time machine DX": l'ascolto dello spettro passato. L'unico accorgimento fondamentale consisteva nel riuscire a fare in modo che il VCR non perdesse il filo di un segnale che a differenza di quello televisivo era privo di riferimenti di sincronia, ragion per cui si trattava di aggiungere alla banda radiofonica da registrare anche una sorgente sinusoidale che facesse da clock. Per i VCR americani, abituati al sistema NTSC un segnale a 60 Hz, che scendevano a 50 Hz nei VCR europei a sistema PAL. Una volta registrato il segnale, che in questo caso corrispondeva all'intera porzione di spettro assegnata alle onde medie, per "riascoltare" bisognava prendere l'uscita del VCR e adattarla all'ingresso in antenna di un ricevitore, eliminando ovviamente il segnale a 60 o 50 Hz. Come per magia, ruotando la manopola di sintonia, in cuffia si potevano ascoltare le tutte le stazioni presenti in quel momento nella porzione di banda catturata.
Mark ha avuto modo di analizzare sei videocassette storiche di Craig. La qualità della registrazione in banda base non è elevata. Nella porzione più bassa, dove la sensibilità del videoregitratore era scarsa, si possono ascoltare solo le stazioni più forti e anche la dinamica è molto, molto limitata, per cui le stazioni più deboli risultano praticamente sepolte dai segnali adiacenti. Però Mark è riuscito lo stesso a riversare il contenuto di radiofrequenza nei file in formato WAV che oggi si possono "esplorare" con l'aiuto di un ricevitore SDR come il Perseus. Ecco il risultato, questa volta in audiofrequenza, ottenuto esplorando due videocassette, una del 1986 (con le notizie dal reattore di Chernobyl!), l'altra del 1991. Mark afferma anche che se il sistema VHS aveva reso possibile questo tipo di registrazioni anche a livello hobbystico, i sistemi professionali come l'Ampex venivano utilizzati anche in passato, specialmente dalle agenzie governative Usa (e immagino in altre aree) per monitorare le trasmissioni radiofoniche evitando di doversi sintonizzare su centinaia di segnali con altrettanti ricevitori. Non è escluso che supporti magnetici di questo tipo saltino fuori, dandoci così la possibilità di ascoltare la radio come viaggiatori nel tempo.

16 febbraio 2014

Spengono anche le onde lunghe della Radio Ceca. Avevano la stessa età di Jan Palach.


[Ennesimo contrordine. Fonti attendibili interne alla Radio Ceca affermano che in settimana verrà ufficiliazzato il proseguimento delle trasmissioni su 270 kHz attraverso una rinegoziazione dei costi con l'operatore Radiokomunikace. Seguiranno altri dettagli, nel frattempo l'allarme per la chiusura di Topolná rientra, ma rimane il ricordo di Jan Palach]. Ha avuto una proroga di un paio di mesi, ma il termine ultimo del 28 febbraio si sta avvicinando. In quella data il potente impianto della radio pubblica ceca sui 270 kHz in onde lunghe verrà definitivamente spento. La costruzione dell'impianto di Topolná è iniziata nel 1950 e il trasmettitore è attivo dai suoi due tralicci di 257 metri dal 1951, anche se ufficialmente venne inaugurato nel 1952. Al massimo della sua potenza Topolná ha operato a 1500 kW ma oggi ne utilizza meno della metà, 650. Lo si può ascoltare dal mattino presto fino alle 23 UTC, la mezzanotte in Italia e con il buio il segnale diventa praticamente locale qui nell'Italia del nord. Per Český rozhlas i costi delle operazioni e della manutenzione sono diventati troppo elevati, ci sono ancora due settimane per ascoltare il segnale e cercare di ottenere una conferma. 

Questa sera la storia cecoslovacca di quel periodo è tornata alla ribalta con la trasmissione del film televisivo Burning bush, dedicato alla memoria di Jan Palach, lo studente di filosofia poco più che ventenne che nel gennaio del 1969 si cosparse di benzina e si diede fuoco in piazza San Venceslao, in pieno centro di Praga. Il regime autoritario cecoslovacco crollò solo vent'anni dopo, nel 1989, proprio in seguito alle silenziose proteste per l'anniversario di Jan. Dopo la Rivoluzione di velluto, la prima a essere nominata ministro della Giustizia fu Dagmar Burešová, un'avvocatessa che nei mesi successivi alla morte di Jan patrocinò uno dei processi più coraggiosi di quell'epoca di oppressione. Era accaduto che un alto funzionario di partito e deputato, Vilém Nový, aveva portato avanti una campagna di diffamazione che puntava chiaramente alla damnatio memoriae del giovane suicida. Nel corso di una riunione nella località di Česká Lípa Nový aveva riferito di una indagine del ministero degli Interni, secondo cui il gesto di Palach avrebbe dovuto essere una semplice provocazione ordita per screditare il Partito Comunista e gli occupanti sovietici che avevano stroncato la Primavera di Praga. Sobillato da un gruppo di complottisti, tra i quali lo scrittore Pavel Kohout e persino l'atleta Emil Zátopek, Palach avrebbe dovuto solo fingere di darsi fuoco, utilizzando una sostanza (inesistente) chiamata "fuoco freddo". Ma in qualche modo Palach sarebbe poi stato ingannato e i suoi compagni avrebbero sostituito il fuoco freddo con la benzina. Per queste affermazioni, che erano state ripetute da Nový  anche in occasione di una intervista con la France Presse, la madre di Jan, Libuše Palachová con il fratello, intentò una causa di diffamazione che apparve subito difficilissima. Le autorità cercarono di sabotare in ogni modo l'indagine della Burešová che venne tradita anche dai testimoni a favore. Ma all'ultimo momento saltò fuori la registrazione dell'incontro di Česká Lípa, effettuata da una troupe della redazione Agricoltura di Radio Praga. Quella registrazione venne acquisita al processo, insieme alla testimonianza del tecnico Vladimír Hončík ma non bastò a vincere la causa: la corte decretò che Nový, nella sua posizione di politico aveva il dovere di difendere l'immagine della Cecoslovacchia. La madre e i ricorrenti dovettero pagare le spese dell'istruttoria e furono dichiarati nemici del socialismo.
Ci crediate o no quella registrazione di 45 anni fa che non andò mai in onda è rimasta intatta e la si può ascoltare su You Tube, con la voce originale di Vilém Nový. Il quale non fece purtroppo in tempo ad assistere alla fine del regime che ebbe il suo così solerte contributo. Dagmar Burešová, invece, è ancora viva e ha 85 anni.


14 febbraio 2014

BBC World Service, and now a word from our sponsor


C'erano stati alcuni test nelle edizioni in altre lingue e una parte dei contenuti viene da tempo commercializzata ad altre emittenti, ma è la prima volta che l'organo regolatore della BBC, il BBC Trust, autorizza la diffusione di annunci pubblicitari nel corso delle trasmissioni in inglese del World Service della BBC (mai però all'interno di notiziari e reportage). Dal primo di aprile, il servizio per l'estero della BBC, celebre per la sua sobria accuratezza e libertà da condizionamenti, potrà vendere pubblicità e con quei soldi finanziare nuove iniziative. La conferma è arrivata da Peter Horrocks, direttore della news division in una lettera ai dipendenti.

Sarà forse una boccata d'ossigeno per una organizzazione che ha subito numerosi tagli in questi anni, ma per il sindacato della National Union of Journalists - che invoca l'annullamento della decisione - la pubblicità mette gravemente a rischio l'autonomia dei giornalisti.

22 gennaio 2014

La CBC trasmette denaro (virtuale) via audio: premio in Bitcoin incassato a New York con la app "Chirp.io"

Ci sono modi misteriosi e subdoli di usare il suono come arma offensiva o di interdizione. Recentemente un esperto hacker ha denunciato la possibile esistenza di virus e tecniche di spionaggio informatico basati sugli ultrasuoni. Queste stesse tecniche sono state confermate da un proof of concept descritto su Journal of Communications da Michael Hanspach e Michael Goetz due ricercatori del Fraunhofer Institut. In "On Covert Acoustical Mesh Networks in Air" i due autori descrivono un sistema per lo scambio (e la cattura) di informazioni attraverso altoparlanti e microfoni dei computer, utilizzando modulazioni sulle frequenze degli ultrasuoni. Ars Technica ne ha parlato diffusamente qui.
Del resto i primi modem utilizzati per l'interconnessione tra computer  e prima di loro i fax, si servivano delle stesse modulazioni per inviare dati e immagini attraverso le linee telefoniche, utilizzando la comune banda vocale (l'unica accessibile senza complesse modifiche delle centraline locali). In passato ci sono stati esperimenti effettuati via radio. Nel 1984, il programma "Un certo discorso" di Radio 3, con Pasquale Santoli e Roberto Mastroianni, inaugurò il ciclo di Radiosoftware, rinnovato anche successivamente (almeno fino al 1987, quando ne parlò la mitica rivista MC Microcomputer). Durante il programma venivano trasmessi in formato audio contenuti e programmi compatibili per le piattaforme personali di allora, lo Spectrum o il Commodore 64. Bastava registrare i suoni su cassetta e riprodurli sugli ingressi audio dei computer, ma vennero sviluppate anche interfacce più evolute (la trasmissione del codice binario avvenne poi anche attraverso il teletext di Televideo). 
Molto più recentemente, la Voice of America trasmette testi e immagini sulle onde corte attraverso le nuove modalità digitali dei radioamatori, raggiungendo bitrate relativamente elevati. In questo caso basta sintonizzarsi sulle frequenze usate per i VOA Radiograms in modulazione d'ampiezza e collegare l'uscita audio del ricevitore alla porta audio del computer. I suoni (generati dai protocolli binari a modulazione di fase o frequenza radioamatoriali) corrispondono a un contenuto digitale, un testo o una fotografia, visualizzati sullo schermo dai software di decodifica.
Ma l'esperimento della canadese CBC (segnalatomi oggi da Andrea Borgnino) è ancora più interessante e per certi versi inquietante. La stazione CBC Radio One di Kitchener-Waterloo (89.1 FM), nel corso del suo Morning Show ha trasmesso... Del denaro elettronico. Per la prima volta nella storia, l'emittente ha premiato un ascoltatore recapitandogli un premio del valore di 5 centesimi di Bitcoin, la valuta elettronica peer-to-peer, equivalenti a 40 dollari canadesi. Bitcoin non si può certo considerare una valuta mainstream, ma nella comunità dei geek del computer sta diventando un fenomeno sempre più affermato e come tale viene studiato anche dagli economisti. In Canada, secondo quanto afferma la stessa CBC, Bitcoin sarebbe particolarmente diffusa. Nella stessa Waterloo, Ontario, è stata fondata una startup, Tinkercoin, che promuove l'acquisto semplificato di una forma moneta virtuale estremamente raffinata sul piano tecnologico. Le implicazioni dell'esperimento della trasmissione di denaro via radio sono notevoli, unendo due tecnologie molto resistenti ai controlli e alle censure. Ma come sottolineavo inizialmente le transazioni via etere aprono anche la porta a scenari di illegalità di cui non si sente certo il bisogno. Nell'occasione, la stazione radio si è servita di una tecnologia gratuitamente disponibile sottoforma di app per iOS e Android. La app si chiama Chirp.io e consente appunto di collegare due telefonini sulle normali frequenze audio, utilizzando altoparlanti e microfoni incorporati. Chirp è stato lanciato come una specie di giocattolo per giovani high-tech, ma il connubio con radio e moneta virtuale potrebbe avere sviluppi inattesi.

17 gennaio 2014

Prigionieri della radio

Ancora una volta il fascino dell'hobby delle stazioni radio lontane contagia la stampa mainstream con un bel post sul blog scinetifico del New Yorker, Elements, che dedica uno splendido e documentatissimo pezzo all'"iPod delle prigioni". Non si tratta di un lettore mp3, ma di una radiolina della Sony, la SRF-39FP, realizzata appositamente per lo smercio attraverso gli spacci commerciali delle prigioni americane e per questo alloggiata in una custodia completamente trasparente (in modo che non vi si possano nascondere oggetti). Somiglia in tutto e per tutto alla classica radiolina a transistor AM/FM, ma non è proprio così. Questo modello "superlight" a lettura analogica, si basa in realtà su elettronica altamente integrata, come precisa del resto l'autore: inel dispositivo è stato inserito uno dei primi circuiti integrati "single chip radio" che la Sony realizzò agli inizi degli anni '90. Per sensibilità e capacità di resistere alle interferenze adiacenti in onde medie, il minuscolo apparecchio è da subito entrato nel cuore degli appassionati che soprattutto negli Stati Uniti si dedicano all'ascolto - prettamente notturno - di stazioni locali servendosi di mezzi minimali. La diffusione delle onde medie nei 50 Stati è ancora capillare e nella maggior parte dei casi i segnali non sono particolarmente potenti. Una vita di ascolto non basta probabilmente per riuscire ad ascoltare tutte le emittenti e il parallelo tra la radio dei carcerati e l'uso hobbystico della radiolina, all'interno delle varie postazioni individuali facilmente equiparabili a una cella, è un po' triste ma suggestivo.
Il New Yorker intervista Gary DeBock, uno dei fondatori dell'Ultralight Radio Group su Yahoo e attivo utilizzatore e sperimentatore di questa particolare categoria di ricevitori low-cost. Intorno a questi oggetti si è sviluppata una comunità di DXer che in molti casi escogitano modifiche in grado di rendere ancora più performanti circuiti già sorprendenti: in molte situazioni queste scatolette producono risultati all'altezza delle apparecchiature semi-professionali popolari negli anni '70 e '80. Elements fornisce anche diversi dettagli sulla vita nelle carceri americane e arriva a citare uno studio sull'ascolto della radio a San Vittore pubblicato qualche anno da Tiziano Bonini e Marta Perrotta, studio - intitolato "On and off the air: radio-listening experiences in the San Vittore prison"  che si può trovare qui.

01 dicembre 2013

Qui Radio Azawad, musiche e voci radiofoniche da un territorio sperduto e conteso

Il viaggio, come molti viaggi, parte da una mappa. Limes, la rivista di geopolitica, pubblica una dettagliata cartina del desertico teatro dello scontro che attualmente vede coinvolte le truppe francesi in Mali, il territorio della vasta regione di Azawad, autoproclamatasi stato autonomo lo scorso anno. Stiamo parlando di luoghi tanto fascinosi da sembrare immaginari, Timbuktu, Gao, la terra dei Tuareg, contesa all'esercito del Mali da gruppi come l'MNLA, Ansar Dine, MUJAO (nata da una costola di Al Qaeda), inserita nei piani di "policing" e stabilizzazione delle truppe francesi e dell'ONU (MINUSMA, la missione divenuta celebre per essere stata la prima autorizzata ad attaccare militarmente, non solo a difendere).
Cercate Azawad in rete ed ecco spuntare corrispondenze come questa di Mohamed Vall sugli eccellenti blog di Al Jazeera, che cercano di raccontare quello che accade in una delle zone più insicure e non tracciate dell'intero globo.


Ma il Mali o quel che ne sta per restare è anche patria di tante stazioni locali in FM. Basta cercare su Google per "radio Azawad" ed ecco spuntare del tutto casualmente tra i risultati un progetto di world music che arriva da Lisbona, dove un gruppo di musicisti, Imidiwan, costituito da Gustavo Patrício, Tiago Salsinha e André Xina ci presenta una visuale diversa dell'inesistente ma auspicato Stato di Azawad. Tutto nasce da un altro viaggio, quello che André Xina ha compiuto tra fine 2010 e inizio 2011 a Timbuktu, Tintelut, Gao, Bamako. Da questo itinerario Xina ha ricavato un diario di viaggio musical-radiofonico, Radio Azawad appunto, che potete ascoltare su SoundCloud:



Al ritorno dal viaggio Xina e i colleghi di Imidiwan producono un EP intitolato Radio Tamashek (la lingua dei Tuareg), definito una "stazione radio pirata" che  "incrocia i suoni che soffiano direttamente dagli aridi paesaggi del deserto del Mali con i suoni di Lisbona, costruendo una piattaforma che irradia le opere degi artisti maliani, stelle a troppi di noi sconosciute". Il disco, scaricabile gratuitamente, è dedicato a tutti i rifugiati che sono stati costretti ad abbandonare la zona durante gli aspri scontri tra ribelli dell'MNLA ed esercito regolare del Mali. Tanto in Radio Azawad come in Radio Tamashek, Imidiwan potete ascoltare numerosi esempi di trasmissioni catturate da Xina con un apparecchio radio, sintonizzato su stazioni come Radio Jamana, Rahio Tahanint, Radio Alfarouk, Radio Lafia o l'emittente ufficiale ORTM (tuttora segnalata su 5995 kHz)
Ecco anche un videoclip tratto dal Festival Músicas do Mundo del luglio di quest'anno a Sines, Portogallo, con la partecipazione degli Imidiwan:



E un corto spagnolo, sempre del 2010, intitolato Amanar Tamasheq e girato tra i ribelli Tuareg:

19 settembre 2013

Il network FM Guerrilla sospeso dall'authority rumena: violazione della normativa o politica?

Vicenda molto intricata in Romania dove la stampa riferisce che Radio Guerrilla, network progressista (almeno dal punto di vista musicale), dovrà cessare le trasmissioni in FM (credo una trentina di frequenze) per una violazione della legge che impedisce il trasferimento diretto di una licenza da un proprietario all'altro. Il titolare di Guerrilla, Realitatea Media, è in difficoltà economiche e l'azionista di riferimento, Cozmin Gusa - un laureato in fisica prestato al giornalismo e alla politica, ex deputato, fuoriuscito dal Partito Democratico per fondare una sua lista autonoma - sostiene di aver ceduto Guerrilla e il canale televiso The Money Channel rispettando la legge fallimentare rumena. Il problema, ha denunciato Gusa a Reporter Virtual accusando esplicitamente la presidente dell'authority CNA Laura Georgescu (l'organo che ha deciso la sospensione) di atteggiamento ostile, è tutto politico. Dal canto loro, i dirigenti di Guerrilla hanno dichiarato sul loro profilo Facebook di essere intenzionati a proseguire li loro progetto editoriale. "Abbiamo rispettato la legge e rispetteremo la decisione del CNA, ma torneremo a chiedere una licenza", si legge sulla pagina.  Una vicenda piuttosto intricata, anche perché il rumeno non è certo leggibile come una lingua latina e Google non riesce a tradurre tutte le sfumature. La cosa è curiosa perché Guerrilla, se non ricordo male, ha fatto parte del piccolo gruppo di emittenti che in Europa ha sperimentato il sistema di radio digitale HD Radio. Cercherò di approfondire.

15 luglio 2012

Qui Ljubljana, esegue la pianista Nadina Ferreri

Quello che vedete è un documento del tutto inaspettato della mia storia familiare incrociata con la mia fascinazione per la radio. E' la copertina del bollettino settimanale di Radio Ljubljana del novembre 1937, con la copertina che annuncia un concerto di Nadina Ferreri, una dei figli di un mio prozio, il fratello di mia nonna materna. Se vorrete seguirmi vi spiegherò come mi sono imbattutto in questo documento, uno dei tanti conservati nella "Biblioteca digitale slovena" Dlib. Una query per "Radio Ljubljana" genera decine e decine di documenti come questi, tutti prelevabili in PDF e tutti riferiti agli anni 30, fin dal primo numero del maggio 1929. La guida settimanale della radio slovena (già parte del sistema radiofonico del Regno di Yugoslavia) è interessante perché come molti analoghi periodici, i "radiocorrieri" dell'epoca contenevano anche i dettagli sulle stazioni radio che si potevano ascoltare in onde medie e corte dall'Europa e dal resto del mondo. Ma ecco il retroscena di questa scoperta.
Da diversi anni, ormai, mia madre deve essere seguita costantemente nella sua autonomia quotidiana, ancora conclamata per fortuna, ma seriamente limitata da un decadimento cognitivo segnato in particolare da una evidente perdita di memoria "anterograda" (riferita cioè alla incapacità di registrare gli eventi recenti). Detta in parole più povere mia madre è affidata a una famiglia di badanti. I quali com'è logico e giusto hanno diritto a qualche ora di libertà, in cui il sottoscritto - in qualità di figlio unico - subentra come care-giver in seconda.
Al di là di tutto non è un lavoro eccessivamente complicato da un punto di vista infermieristico, anzi. Ma le cose vanno molto meglio quando insieme a me, nel cercare di tener viva una conversazione che senza precisi stimoli sarebbe inesistente o assurdamente ripetitiva, c'è la sorella di mia madre, che ho preso l'abitudine di portare regolarmente con me nella settimanale visita della domenica. Pur essendo anche più anziana, prossima alla soglia dei novant'anni, mia zia vanta ancora una invidiabile lucidità e soprattutto ha la straordinaria abilità di far leva sul comune patrimonio di ricordi infantili e giovanili. Per poche ore quello che altrimenti sarebbe un contesto geriatrico alquanto soffocante, si trasforma in una commedia di ricordi familiari che per le situazioni vissute (la Palermo di una comunità religiosa fortemente minoritaria nel pieno della parabola del fascismo e della guerra) è anche molto istruttiva.
Oggi il discorso è caduto sui cugini, i cinque figli del fratello della mia nonna materna, che di cognome fanno Ferreri. Non mi sembra di averli conosciuti personalmente (o forse solo Bruno, che abitava a Milano), anche perché erano molto dispersi. Uno di loro, Raoul, viveva negli Stati Uniti. «E poi c'era Nadina - fa mia zia, che era una brava pianista e suonava anche alla radio, per l'EIAR... E' andata a vivere a Monaco.» Davanti a questi dettagli, lo confesso, la mia prima reazione è di scettica prudenza. Per quanto lucida e brillante, la mia parente di secondo grado più stretta sta pur sempre compiendo un salto nel tempo di oltre settant'anni. Ma adesso c'è Internet, gli smartphone, iPad. Mentre la zia parla dei cugini, io sono già su Google. Per "Nadina Ferreri" ci sono tre risultati. Uno si riferisce all'albero genealogico di Albert Maucher, un geologo tedesco che nel 1945 dev'essersi evidentemente sposato con la musicista italiana(un matrimonio che le cugine non ricordavano). Un altro risultato conferma che la pianista Nadina lavoravao veramente per la Bayerischer Rundfunk: sua, in quella sede, fu la prima esecuzione (1950) di un brano (composto nel 1944) per pianoforte, clarinetto e viola del compositore tedesco Heinrich Kaspar Schmid (morto nel 1953). Il terzo hit è appunto il settimanale Radio Ljubljana che reca in copertina la foto della mia seconda cugina, l'apprezzata pianista europea Nadina Ferreri. Oltre alla copertina, potete vedere le pagine che riportano l'elenco delle stazioni ricevibili nel 1937 sulle onde corte nel mondo e sulle medie in Europa.



02 giugno 2012

Nell'ultimo messaggio radio della Earhart la soluzione del mistero dell'aviatrice scomparsa?

Sono trascorsi quasi settantacinque anni da quel 2 di luglio del 1937 in cui il bimotore Lockheed con a bordo Amelia Earhart e Fred Noonan decollarono da Lae, in Nuova Guinea, alla volta di Howland Island, una stretta buccia di terra in mezzo al Pacifico. Lei è la versione al femminile di Charles Lindbergh, il mitico trasvolatore dell'Atlantico. Anche Amelia, una delle prime americane a conseguire il brevetto di volo, aveva compiuto analoghe imprese e partendo da Lae si apprestava a compiere l'ultima tappa, la più rischiosa, del suo giro del mondo lungo la linea dell'Equatore, una rotta di 46 mila chilometri, un record assoluto per qualsiasi pilota. A Howland in attesa una unità della Guardia Costiera, la "Itasca". Senza GPS, fare il punto in pieno oceano non è semplice e proprio per questo accanto ad Amelia c'è Fred, nel ruolo di pilota navigatore. Sul Lockheed "Electra" (che coincidenza) dovrebbero essere installate apparecchiature di radionavigazione e apposite antenne. Il condizionale è d'obbligo perché i documenti dell'epoca non lo dicono con certezza e non dicono neppure se le antenne siano regolarmente in funzione, o se i due aviatori siano capaci di usare strumenti allora d'avanguardia.
Per i contatti radio la Earhart utilizza due frequenze da poco assegnate al traffico aereo dalla FCC, i 3105 nell'oscurità e i 6210 kHz nelle ore diurne. Il suo nominativo è KHAQQ. Fino alle 8 del mattino di Howland (l'aereo era partito a mezzanotte) la Itasca riceve le trasmissioni di KHAQQ in fonia, il segnale è sempre più consistente, segno che il velivolo è in avvicinamento. Poi alle 8 e 43 l'ultimo segnale identificato: "siamo lungo direttiva 157-337", un dato compatibile con un punto calcolato per un aereo che in quel momento sta incrociando l'isola. Ma l'aereo non si vede e dopo un po' i contatti radio si perdono. O meglio, proseguono senza più la certezza che il trasmettitore sia quello dell'Electra. Le ricerche scattano immediatamente, proseguono per quasi tre settimane, ma alla fine gli operatori del Search&Rescue si devono arrendere, la probabilità che Amelia e Fred si siano inabissati nel Pacifico è troppo elevata. La morte in absentia viene certificata due anni dopo, con cinque anni di anticipo sui tempi previsti dal tribunale, perché i parenti dovevano gestire il patrimonio rimasto, anche per pagare le spese delle missioni di soccorso.
Ma è davvero finita così la vita spericolata della leggendaria aviatrice? Il gruppo TIGHAR, The International Group for Historic Aircraft Recovery, che in questo weekend a Washington ha organizzato una conferenza per presentare e raccogliere gli ultimi fondi necessari per la sua prossima spedizione in pieno oceano, è convinto che il piccolo equipaggio dell'Electra sia riuscito ad atterrare su un'altra isola, da dove per circa due settimane fu possibile trasmettere dei radiomessaggi di soccorso. La morte sopraggiunse solo in seguito e i responsabili del TIGHAR sono convinti di poter ritrovare i resti di Amelia e del suo aereo nelle acque intorno all'atollo chiamato Nikumaroro (Gardner Island) vicino a Kiribati. Tra un mese partirà NikuVII, la settima spedizione di una squadra di ricercatori che afferma di aver già individuato in precedenza i segni di un possibile atterraggio di fortuna in quella stessa area. La zona è stata individuata, afferma il TIGHAR, attraverso una accurata analisi dei messaggi radio che dopo quel fatidico 2 luglio sono stati riportati da diverse fonti, dalla Guardia Costiera ai radioamatori dell'epoca. Molte di quelle ricezioni sono dubbie, ma una manciata di messaggi, in particolare quelli raccolti dalle linee aeree Pan Am alle Hawaii, appare compatibile con lo scenario di un aereo miracolosamente atterrato su un rilievo corallino, con il sistema elettrico ancora in grado di trasmettere e i motori ancora capaci di alimentare le batterie. Secondo i calcoli, quel rilievo corrisponde proprio a Nikumaroro ed è lì che NikuVII intende recarsi per stabilire una volta per tutte la verità e dare a Amelia Earhart una sepoltura certa e definitiva. Il sito Web di EarhartSearch 75, oltre ai link già segnalati dagli altri siti del TIGHAR, contiene una descrizione di questa incredibile avventura, mentre Rossella Lorenzi di DiscoveryNews ha dedicato un dettagliato articolo ai messaggi radio che in quel luglio 1937 tennero brevemente in vita le speranze di rivedere Amelia e Fred ancora in vita.

18 maggio 2012

L'attivismo delle radio private anni '70 su Rai Storia


Domani, sabato 19, alle ore 10.30, il canale Rai Storia rimanda in onda, per la rubrica Italia in 4D, il documentario "Onde anomale - Libertà di antenna e attivismo mediatico", catalogato "Anni 70" in questo nuovo spazio che Rai Storia dedica ai primi quattro decenni della nostra cronaca del dopoguerra. Sul sito Web del programma, trasmesso anche sul digitale televisivo terrestre, si può ascoltare l'intervista a Franco Berardi, tra i fondatori di Radio Alice.

17 maggio 2012

Interferenze al GPS: scenari di crisi e di tensione politica

Lightsquared non ce l'ha fatta a sostenere il braccio di ferro con l'autorità federale che amministra una delle risorsa più preziose per l'economia della conoscenza: lo spettro delle frequenze radio. La società che aveva ereditato il progetto di una infrastruttura di comunicazioni satellitari e voleva trasformarla in una rete nazionale ibrida (quindi anche terrestre) per servizi wholesale di telefonia 4g/LTE ha avviato volontariamente una procedura di Chapter 11, la normativa delle legge americana sui fallimenti che avvolge intorno alle imprese in grave difficoltà un cordone protettivo contro i creditori. Ma ora da più parti ci si interroga sui retroscena del braccio di ferro, sull'inusuale comportamento di una FCC che prima concede delle frequenze nella banda satellitare L, poi sulla base di una valutazione esterna dice no, la licenza c'è ma le frequenze non si possono usare perché provocherebbero serie intereferenze ai segnali trasmessi dalla costellazione GPS, creando il rischio di malfunzionamento di milioni di dispositivi di localizzazione geografica.
Ho parlato della controversia tra Lightsquared e FCC qualche tempo fa, quando sembrava ancora possibile una conclusione diversa. Lightsquared aveva reagito alle conclusioni tratte dalla FCC affermando che i suoi apparati di rete trasmettevano su frequenze adiacenti a quelle interessate dal GPS. Se ci sono interferenze, diceva il capo dell'azienda Philip Falcone (oggi dimissionario, ma anche la sua figura è controversa, essendo a capo di un fondo di investimento di tipo hedge che ha reso molto complessa il quadro finanziario della vicenda), la colpa non è di chi trasmette ma di chi riceve con dispoitivi che non sono abbastanza selettivi. La controrisposta è che i dispositivi GPS commerciali sono selettivi quanto basta per eliminare segnali trasmessi dal cielo, non da terra.
Se in gioco non ci fossero diversi miliardi di dollari di investimenti e un possibile danno al mercato delle comunicazioni mobili, il dibattito sarebbe anche interessante, ma i soldi ci sono e sono stati spesi proprio perché inizialmente la FCC aveva acceso un semaforo verde. E ora questo semaforo ha cambiato colore.
Per una interferenza potenziale che se ne va, ne spunta subito un'altra che i segnali GPS li disturba (sembra) davvero e lo fa in una delle regioni politicamente più calde del mondo: il confine tra le due Coree. Alla fine di aprile la stampa e le autorità sudcoreane sono tornate a denunciare il jamming con cui il "nemico" del nord disturba le frequenze del GPS provocando interruzioni del servizio anche per gli aerei in volo. Non è la prima volta che Seoul accusa Pyongyang di essersi procurata potenti impianti di fabbricazione russa in grado di disturbare radar e altre trasmissioni critiche. Gli apparati, si legge in questi giorni, si possono montare a bordo di camion che poi vengono dislocati lungo il confine. Il jamming può disturbare gli apparati GPS in un raggio di cinquanta o sessanta chilometri, sufficienti per arrivare ad alcuni grandi aeroporti della Corea del Sud. L'ipotesi - in una regione dove incidenti navali e aerei non sono certo una novità - suona quanto mai inquietante per le sue possibile implicazioni su scala globale.
Questa volta sembra però che le proteste abbiano sortito un effetto tempestivo. Riportato per la prima volta il 28 aprile, il jamming è cessato improvvisamente - sempre a quanto riferiscono fonti sudcoreane - nella giornata di lunedì. Forse, ipotizza Northkoreatech, lo stop è arrivato insieme alla notizia di colloqui formali tra sudcoreani e cinesi tenutisi a Pechino. Nell'occasione, si dice, il presidente coreano Lee Myung Bak e il premier Hu Jintao avrebbero anche discusso eventuali azioni comuni per interrompere le pericolose interferenze.
Northkoreatech

11 maggio 2012

L'evento di Carrington, nel 1859 la prima tempesta geomagnetica registrata dalla scienza

Su Ars Technica è apparsa una dettagliatissima ricostruzione storica, firmata da Matthew Lasar del cosiddetto "evento di Carrington" la prima tempesta magnetica di eccezionale intensità registrata strumentalmente e con osservazioni astronomiche e atmosferiche. L'evento si verificò il 1 settembre 1859 quando l'astronomo Richard Carrington, nella sua consueta attività di osservazione e descrizione grafica delle macchie solari, osservò in diretta, otticamente, quello che gli astrofisici suoi discendenti avrebbero facilmente identificato come un brillamento solare "earth bound". >L'articolo riporta alcuni magnetogrammi registrati in contemporanea all'Osservatorio di Greenwich, che rappresentano la prima testimonianza scientifica di un episodio di cui ancora oggi non riusciamo a descrivere con precisione assoluta i meccanismi.
Le aurore boreali e australi che seguirono l'osservazione di Carrington, destò un tale scalpore che la gente si riversò nelle strade di città come New York o sulle navi in navigazione anche in acque tropicali. Nel 2006 gli scienziati della NASA pubblicarono su Advanced Space Research una selezione delle cronache apparse sulla stampa e sulla diaristica dell'epoca. Oltre alle spettacolari aurore, che illuminarono quasi a giorno l'oscurità della sera (già verso l'ora del tramonto), le cronache rivelano gli effetti sulle reti telegrafiche, che in alcuni casi continuarono a funzionare, anche a batterie staccate, con quella che venne chiamata "corrente aurorale". Nel 1865, forse con ancora in testa il ricordo di quella incredibile notte, il paesaggista americano Frederic Edwin Church dipinse un quadro intitolato "Aurora Borealis".
Una lettura davvero molto interessante.

28 aprile 2012

I ladri di rame "spengono" le onde medie di Bari

Come se non bastassero i tagli di spesa e la manifesta obsoloscenza che stanno portando al lento spegnimento della infrastruttura trasmissiva in onde medie di Radio RAI, dai radioamatori pugliesi arriva la notizia che stanotte i ladri hanno portato via i cavi in rame che alimentano l'impianto di Bari Ceglie del Campo (1.116 kHz), togliendo agli ascoltatori di una vasta area della regione la possibilità di sintonizzarsi su Radio 1 in modulazione d'ampiezza. Il rame è un metallo che continua a essere molto importante per le telecomunicazioni e le sue quotazioni sono molto elevate, oggi vale più di 7 euro al kilo e sul mercato nero i prezzi non possono che incoraggiare i furti, anche considerando che i cavi sparsi per il territorio sono numerosissimi e impossibili da sorvegliare.
Qualche giorno fa ho partecipato a una visita di uno Stadio di Linea, insomma, una delle 10 mila e passa centrali di Telecom Italia dove si attestano le connessioni in rame (e in fibra) degli abbonati (oltre tremila linee per stadio) e dove gli operatori "OLO" (gli "other" titolari di licenza) installano i loro switch e i DSLAM usufruendo dei servizi liberalizzati di ultimo miglio. Una opportunità molto interessante che l'ufficio stampa Telecom ha offerto ai giornalisti per illustrare "sul campo" le difficoltà che secondo l'operatore ex monopolista potrebbero insorgere qualora questi servizi di ultimo miglio fossero scorporati tra accesso vero e proprio e servizi accessori (manutenzione, riparazione, ecc.) come vorrebbe un recente emendamento proposto dalla Lega e da altri deputati al Decreto Semplificazioni recentemente approvato dal Parlamento (per la precisione il DL nr. 5 del 9 febbraio 2012). Sulla norma appena approvato gravano anche parecchi dubbi giuridici su eventuali conflitti di giurisdizione (in teoria non è il Parlamento a dover decidere in materia di servizi liberalizzati, ma l'authority che regola tali servizi), ma bisogna dire che anche l'obiezione tecnica sollevata da Telecom mi sembra molto sensata. La rete telefonica è una struttura molto complessa e la definizione di "ultimo miglio" in realtà andrebbe spalmata tra diversi stadi di distribuzione che subiscono un triplice livello di manutezione preventiva, correttiva e di emergenza: un lavoro intricato, un mosaico di parti quasi tutte condivise che sarebbe complicatissimo (e costoso) coordinare tra più operatori e società di servizio.
Al di là della questione dello scorporo, uno degli argomenti discussi insieme ai responsabili della centrale era proprio il furto del rame. Ci sono due principali tipologie di cavi telefonici in rame: i cavi primari che affasciano 2.400 coppie (4.800 singoli fili!) suddivisi per facilitare la riparazione in sottofasci di 100. Da questi cavi si diramano cavi più piccoli, ma sempre da 200 coppie, che in molti casi sono aerei. Il danno che ladri di rame recano a queste infrastrutture va ben al di là del valore del metallo a peso. Ogni intervento di sostituzione di un cavo tranciato e rimosso costa molto di più. Nella foto si vede l'attrezzo che i tecnici della manutenzione Telecom utilizzano per effettuare la riparazione di un singolo filo spezzato all'interno di un cavo primario (superata una certa soglia di riparazioni il cavo viene sostituito completamente). Come è facile da immaginare, le infrastrutture radiotelevisive e di telecomunicazione sono parecchio a rischio e c'è da scommettere che quando il furto colpisce l'antenna di un trasmettitore in onde medie, l'operatore (in questo caso RaiWay) deve valutare costi e benefici di una nuova messa in servizio, anche se l'intervento non è così complicato. La vedo parecchio dura per gli utenti delle onde medie pugliesi.

26 aprile 2012

Dalla California del sud, l'inno alla radio dei ragazzi della spiaggia

I ragazzi terribili inventori del genere "SoCal", l'inconfondibile mix di sabbia, amore, oceano e polifonia targato Malibu Beach, sono tornati a fare musica insieme dal vivo dopo vent'anni (domani suoneranno a New Orleans) e il 5 giugno uscirà il nuovo disco. Nel frattempo i Beach Boys, ovvero Brian Wilson, Mike Love, Al Jardine, Bruce Johnston, David Marks, hanno rilasciato su Vevo un video/karaoke con una nuova canzone "That's why God made the radio", il cui testo mi sembra molto eloquente!
(thanks, Paul)

12 aprile 2012

Il radio-pendolo di Frantisek. L'incredibile segnale orario dalla Cechia

Il mondo degli sperimentatori della radio è una riserva infinita di sorprese. Sto ascoltando quello che senza tema di smentita posso definire il più incredibile segnale orario del mondo. Lo trasmette un radioamatore della Repubblica Ceca, Frantisek Pubal, e non viene generato con un classico orologio atomico bensì con vero e proprio orologio a pendolo a sua volta costituito da una barra di quarzo fuso. La sigla identificativa del segnale orario è OK0EPB (OK è il codice radio della Repubblica Ceca) e la frequenza utilizzata è cambiata da qualche giorno. Partito lo scorso novembre su una frequenza intorno ai 5.250 kHz, oggi OK0EPB trasmette su 7.039,4 kHz, nella banda radioamatoriale dei 40 metri.


Nel filmato potete ascoltare in modo abbastanza netto gli impulsi di tempo corrispondenti ai secondi (il tono più prolungato marca il secondo zero). Subito dopo si sente l'identificativo OK0EPB in codice morse seguito da altri impulsi, l'indicazione della frequenza di risonanza dello strato ionosferico F2 (un parametro importante per valutare le condizioni di propagazione) e dopo qualche altro secondo la frase "next minute is" seguita dall'indicazione del minuto che scoccherà sul tono prolungato. Nella seconda parte del video i due valori, sempre variabili, sono rispettivamente "5.8" e "40". La ricezione è avvenuta qui in semicentro a Milano, su 7.039,4 alle 21.40 UTC. L'ultima volta che ho ascoltato un segnale orario "di riferimento" proveniente da quelle parti la Cechia aveva da poco smesso di chiamarsi Cecoslovacchia e si apprestava a chiudere (era il 1995) la sua stazione di tempo e frequenza campione, attiva sui 2.500 kHz, con identificativo OMA. Secondo le informazioni di archizio OMA trasmetteva con un kilowatt. Credo che OK0EPB operi con un solo watt.
Sul sito allestito da Frantisek trovate alcune informazioni relative al set up e ai livelli di precisione di questo inedito generatore di tempo, la cui meccanica, secondo il costruttore, si basa su un "sistema di Froment". Gustave Froment fu uno dei primi a costruire un motore elettrico. Non è che si capisca granché ma Pubal ha realizzato un filmato YouTube sul suo originalissimo radio-orologio:


31 marzo 2012

I Giacobini, dopo la versione tv ritrovata, ecco il radiodramma originale

La nostra storia comincia nella seconda metà degli anni 50, quando al Piccolo Teatro di Milano - i milanesi anziani lo chiamano ancora "il Piccolo" - va in scena una di quelle produzioni monumentali, che hanno fatto la storia di quel teatro e di un'intera città. L'opera è "I Giacobini", una rivisitazione degli anni della Rivoluzione francese, del "club" in cui covò la spietata politica del terrore di Robespierre. Il testo è di Federico Zardi, scrittore e drammaturgo bolognese che proprio grazie a I Giacobini e al successivo sequel, "I Camaleonti", ebbe un notevole successo. La regia è del già osannato Strehler, le scene di Ezio Frigerio, le musiche, adattate dai canti rivoluzionari dell'epoca, sono arrangiate dall'estroso Gino Negri. Sul palcoscenico si alternano nomi come Tino Carraro, Virna Lisi, Elsa de Giorgio, Sergio Fantoni, il giovane Luigi Vannucchi.
Il dramma è molto lungo, ma in un'intervista dell'epoca, Zardi disse che comunque i responsabili della produzione speravano che i milanesi avrebbero ancora potuto prendere gli ultimi tram per tornarsene a casa (accanto al Piccolo transitano tuttora diverse linee tranviarie e in quegli anni di macchine private ce n'erano poche, i mezzi pubblici si affollavano incredibilmente dopo la chiusura di cinema e teatri). Il successo è tale - il sito del Piccolo Teatro ha un nutrito archivio di fotografie - che Zardi prima ricava dal suo copione una riduzione radiofonica e poi realizza per la Rai uno sceneggiatura televisiva che verrà prodotta nel 1962. Un autentico kolossal, per i tempi, registrata su bobine ampex di mezz'ora ciascuna, senza tagli, da un cast eccezionale, dalla giovanissima Ciangottini reduce dal debutto nella Dolce Vita, a Serge Reggiani, Alberto Lupo, Carlo Giuffrè che animano scene corali con decine e decine di comparse. I Giacobini televisivi sfiorano i dieci milioni di spettatori, raggiungono "indici di gradimento" elevatissimi, ricevono critiche lusinghiere, fino a suscitare un interesse quasi compiaciuto da parte dell'Unità, il quotidiano del PCI. Dove interverrà Palmiro Togliatti in persona. Nell'Italia cattolica e democristiana, lo sceneggiato televisivo parla in modo obiettivo, quasi ammirato di una rivoluzione che tagliò la testa di re e nobili, che confiscò i beni della Chiesa, che pur con brutale violenza inculcò - per sempre - i principi laici della modernità illuminista, il sacrosanto diritto dell'individuo alla libertà di cittadinanza e di pensiero.
Il caso letterario che incarna alla perfezione il fondamentale ruolo di promozione sociale e culturale che ebbe la radiotelevisione pubblica, ha però un risvolto degno di una teoria cospirazionista: gli ampex dei Giacobini a un certo punto sparirono dagli archivi della Rai. Neppure un segugio come Barbara Scaramucci, responsabile delle Teche Rai, riuscì a ritrovare i nastri: a quasi cinquant'anni dalla prima messa in onda (I Giacobini furono trasmessi nel marzo del 1962 con una replica l'anno dopo) la tenace archivista getta la spugna in una intervista con il Corriere della Sera. Può anche darsi che nelle sue intenzioni la dichiarazione di resa sul Corriere debba fungere da appello, un ultimo tentativo per trovare qualche traccia dello sceneggiato scomparso, ma l'intervistata sa perfettamente che nessuno, in quegli anni, avrebbe potuto registrare una copia privata della "rivoluzionaria" trasmissione.
Invece... I videoregistratori sarebbero arrivati solo una decina d'anni dopo, è vero, ma nel 1962 c'erano già i famosi Gelosini, i piccoli audioregistratori a bobina. Dopo l'articolo sul Corriere, ecco il miracolo. Un lettore invia a Roma, alla sede della Rai, una serie di audiocassette dove è stata riversata, dalla bobina, la registrazione originale, pressoché completa, dei Giacobini trasmessi mezzo secolo fa. Non ci sono i volti degli attori, ma ci sono le loro voci, i rumori di scena, che le Teche hanno ripulito e reso disponibili sul Web a questo indirizzo. Potrete ascoltare tutte le sei puntate andate in onda tra l'11 marzo e il 15 aprile del 1962.
L'11 marzo di quest'anno, pochi giorni fa, il canale digitale Rai Storia ha raccontato l'incredibile avventura della perdita e del ritrovamento dei Giacobini in un breve documentario condotto da Barbara Scaramucci, fortunatamente già sbarcato su Youtube:


Alla fine della storia, una sorpresa che vi presento con grande piacere, per merito esclusivo dell'infaticabile opera di ritrovamento, conservazione e condivisione di Mariù e di tanti amici appassionati. Nelle collezioni private, evidentemente, non c'era soltanto l'audio della versione televisiva del dramma di Federico Zardi, bensì anche l'audio originale del radiodramma che fu il primo a essere adattato a partire dalla sceneggiatura teatrale per la messa in onda nel 1960. Mariù è riuscita persino a ricostruire la locandina di questa edizione radiofonica, che potete ascoltare prelevando il file mp3 conservato in questa cartella.

I Giacobini, di Federico Zardi

Regia di Guglielmo Morandi
(riduzione radiofonica)

Massimiliano Robespierre, Antonio Battistella

Eleonora Duplay, Gabriella Genta

Saint-Just, Luigi Vannucchi

Camillo Desmoulins, Giulio Bosetti

Lucilla, sua moglie, Adriana Asti

Fouché, Renato Cominetti

Billaud-Varenne, Stefano Sibaldi

Varère, Manlio Busoni

Carnot, Aroldo Tieri

Manon Roland, Valeria Valeri

Giovanni Maria Roland, suo marito, Nico Pepe

Jacques Pierre Brissot, Ubaldo Lay

Buzot, Gianni Santuccio

Madame de Stael, Elena De Merik

Conte di Talleyrand Périgord, Franco Volpi

Marchese di Lafayette, Nino Dal Fabbro

Marchese di Condorcet, Giotto Tempestini

Duca di Larochefucauld, Fernando Solieri

Presidente dell'Assemblea, Gianni Solaro

Il domestico di Saint-Just, Diego Michelotti

Desortier, notaio, Michele Malaspina

Anais, Lucia Catullo

Carlotta Robespierre, Maria Teresa Rovere

Un parrucchiere, Silvio Spaccesi

Valletto, Tullio Altamura

Cameriera di Manon, Anita Laurenzi

lo storico, Rolf Tasna

Lebain, Achille Millo

Volontario, Riccardo Cucciolla

Barbaroux, Dante Biagioni

Vergniaud, Dario Dolci

Carlo Hintermann

Primo Direttore Generale, Giuseppe Pagliarini

Secondo Direttore Generale, Francesco Sormano

Primo Delegato, Valerio Degli Abbati

Secondo Delegato, Silvio Spaccesi

Terzo Delegato, Carlo Delmi

Tre strilloni: Giuseppe Colizzi, Giuseppe Reale, Aleardo Ward

Couthon, Checco Rissone

Fouquier-Tinville, Tino Bianchi

Prieur de la Cote d'or, Nico Pepe

Michele Malaspina

Carlo Hintermann

Ivano Staccioli

Enrico Urbini, Carlo Reali

Tallien, Mario Guardabassi

Contessa di Tremont, Lia Curci

Betty, Maria Teresa Rovere

Gendarme, Ennio Balbo

Carnefice, Diego Michelotti

Il vetturino, Mario Lombardini

Una vecchia, Nada Cortese

Un bambino, Sandro Pistolini

Come potete notare, anche qui i grandissimi nomi non mancano. Ritroviamo Luigi Vannucchi, cui si aggiungono Giulio Bosetti, Adriana Asti, Aroldo Tieri, Valeria Valeri, Ubaldo Lay, Franco Volpi. Le voci di un'Italia che attraverso il terrore di Robespierre stava forse rileggendo la sua storia recente, l'uscita dall'incubo del fascismo e della guerra, la speranza della rinascita economica, il confortevole cordone ombelicale che ancora la legava (vi prego di ascoltare la raffinatezza di un linguaggio che temo nessuno spettatore contemporaneo potrebbe seguire agevolmente) a una cultura a una sensibilità che oggi, dopo tante mortificazioni, ci appaiono attenuate e distorte, come nel sarcastico racconto di un reduce disilluso.
Dansons la carmagnole, vive le son, vive le son...

29 marzo 2012

EBU: un dominio Internet per la .radio


Il mondo della radiofonia potrebbe presto avere la possibilità di pubblicizzare siti Web contrassegnati dall'inequivocabile dominio: ".radio". Scade il prossimo 12 aprile il termine di presentazione all'ICANN - l'organo che gestisce il sistema dei domini di primo livello di Internet - delle proposte per l'aggiunta di nuovi nomi TLD (top level domain) non geografici. Oggi come si sa i più diffusi sono .com, .net, .org, ma ICANN ha deciso di allargare in misura sensibile questa categoria e se verrà accolta la richiesta formulata oggi dall'Unione Europea dei Broadcaster (EBU) verrà istituito il dominio .radio. In un futuro non troppo lontano (ICANN prevede di annunciare i nuovi domini all'inizio del 2013 dopo una lunga fase di discussione anche pubblica che partirà il prossimo primo maggio) punteremo i nostri browser verso siti come www.rai.radio, o www.bbcworldservice.radio.
I responsabili dell'EBU sottolineano l'importanza dell'endorsement da parte di un organismo sovranazionale che rappresenta un grande numero di broadcaster europei e no. L'EBU infatti si propone anche come gestore ufficiale del futuro dominio, in modo da evitare conflitti e interessi di natura commerciale. Sarebbe comunque un buon modo, si legge nel comunicato rilasciato oggi, per rappresentare un mezzo "antico" come la radio nella nuova realtà dei media interattivi. Oggi i due "old media" per eccellenza devono ricorrere a piccoli escamotage rappresentati dai domini geografici .am (Armenia), .fm (Micronesia) e .tv (Tuvalu), ma in effetti .radio sarebbe più esplicito (anche se un po' meno sintetico).
Contestualmente, l'EBU ha fatto richiesta per l'attivazione del dominio ".eurovision", anche se la cosa mi pare abbia assai meno sensata.

The European Broadcasting Union (EBU) today revealed plans to submit a robust application to acquire the .radio Top Level Domain name (TLD) for the global broadcast radio community.

This application, which has the full backing of the World Broadcasting Unions (WBU) and other relevant bodies, will stress that the .radio TLD would allow the EBU to create an internet-based platform where the world's radio broadcasters could assemble. Closer networking 'under one roof' would also bolster their position as an indispensible media sector, whose development would be accelerated by new radio services.
Currently there are 21 TLDs, including .com, .org and .net, as well as national TLDs, such as .ch, .fr and .de. But the world authority that maintains and regulates web addresses, the Internet Corporation for Assigned Names & Numbers (ICANN), has invited applications for new, more creative TLDs to be submitted by April 12, 2012.
The EBU Executive Board met in London yesterday, where a decision was taken to apply for the .radio TLD, as well as .eurovision.
Following the meeting, President Jean-Paul Philippot said the EBU's application for .radio was in the best interests of the radio community and the medium itself.
He said: "The EBU's acquisition of this TLD will serve a greater good, bringing tangible benefits to radio broadcasters and listeners everywhere. Our application includes the firm, written support of the EBU's seven sister unions*, representing the interests of around 50,000 radio stations with a potential reach of some 5.5 billion listeners."
EBU Director General Ingrid Deltenre said the EBU's aspirations for the .radio TLD would bring a one-time opportunity to "communitize" the world's oldest broadcasting medium as never before.
She added: "The EBU wants to ensure that the world's radio community has fair, reasonable access to a domain name that could bring unique impetus to the entire sector. The EBU would administer the .radio TLD in a neutral, reliable and not-for-profit way; it would be regrettable if it fell into hands that do not represent the entire radio community."