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11 novembre 2013

Beatles Live volume 2, la rivoluzione della musica ai microfoni della BBC

I Beatles intervistati dalla sezione italiana della BBC poco prima della partenza 
per il tour europeo che li avrebbe portati a Milano e altre nostre città.
Esce oggi, a quasi vent'anni dal primo volume, la seconda raccolta delle canzoni che i Beatles hanno suonato e registrato nella prima metà degli anni '60 negli studi della BBC di Londra. Beatles live at the BBC nel 1994 aveva venduto cinque milioni di dischi in poche settimane, adesso il Volume 2, rilasciato da Capitol Music ( (insieme a una edizione rimasterizzata del Volume 1) raccoglie una settantina di brani tra canzoni, prove e spezzoni di interviste. Trovate una miniera di altri contributi di cronaca sulle pagine di "Music from the Mersey", uno speciale che gli archivi della BBC dedicano alla storia della rivoluzione musicale che da Liverpool cambiò il volto della musica pop di tutto il mondo.  Una delle tante fotografie conservate in questo archivio ha un particolare significato per noi. Questi sono i Beatles nel 1965, dopo la loro intervista con i giornalisti della sezione italiana del World Service, che intervistarono i fab four in occasione della loro partenza per un tour europeo che avrebbe toccato, per la prima volta, anche l'Italia.

The Beatles: recorded BBC sessions to be released 
Previously unreleased recordings and studio chatter by The Beatles are to be made available for the first time.
The new release will include early hits and cover songs recorded at the BBC in 1963 and 1964, such as Lucille and The Hippy Hippy Shake. There is also audio of the group talking to radio presenters such as Radio 2's Brian Matthew. On Air - Live At The BBC Volume 2, out on 11 November, follows the successful Live at the BBC album issued in 1994.
The Beatles performed a huge catalogue of songs across 275 performances at the BBC between March 1962 and June 1965. They appeared on 39 radio shows in 1963 and, on one single day, recorded 18 songs for three editions of their Pop Go The Beatles series in a session lasting less than seven hours. In total they played 88 different songs, most done in one take with little time to correct mistakes. George Harrison recalled: "Everything was done instantly. We used to drive 200 miles in an old van down the M1, come into London, try and find the BBC and then set up and do the programme. Then we'd probably drive back to Newcastle for a gig in the evening."
The new release will include different versions of some of the songs from the first Live at the BBC album and also features interviews recorded in November 1965 and May 1966 for the BBC Pop Profile series. The original Live At The BBC compilation album topped the charts when it was released in 1994, selling more than five million copies around the world in six weeks. A remastered version will also come out on 11 November to coincide with the release of volume 2.

21 agosto 2013

International Radio Festival, il mondo della radio musicale in scena a Zurigo

Mancano ormai due settimane alla partenza dell'International Radio Festival, una manifestazione dedicata alle emittenti musicali di tutto il mondo che si tiene da qualche anno a Zurigo. La quarta edizione del festival apre i battenti allo Schloss Sihlberg (una bellissima villa che apparteneva a una famiglia di birrai) nella capitale economica della Svizzera tedesca, il 4 settembre e durerà fino a domenica 8. Prevista la partecipazione di moltissime stazioni specializzate in diffusione (e scoperta) di contenuti musicali, incluso il nostro network M20. Lo scopo è proprio quello di sottolineare il fondamentale ruolo della radio nel supportare l'industria musicale e nel far conoscere al pubblico i suoi nuovi protagonisti. Ci sarà anche una giornata dedicata alla radio digitale HD Radio organizzata in collaborazione con l'azienda americana Ibiquity, che non perde la speranza di stabilire una testa di ponte in nazioni europee sempre più interessate al superamento della FM analogica. Tutti i dettagli si trovano sul sito ufficiale dell'evento, al quale sarà collegata anche una stazione FM temporanea autorizzata sulla città di Zurigo dal 26 agosto fino al giorno di chiusura. Due le frequenze previste, i 96,9 per Zurigo Sud e i 104,1 per Zurigo Nord.

10 novembre 2012

USA: la musica di Internet prossima al sorpasso della radio


Se i dati comunicati dalla società di ricerca NPD sono attendibili (e non c'è ragione per dubitarlo) gli americani molto presto consumeranno più musica attraverso Pandora e Spotify che ascoltando la radio in FM. Music Acquisition Monitor, l'osservatorio di NPD sui canali di accesso utilizzati dai consumatori di musica, rileva che oltre il 50% degli utenti Internet, 96 milioni di persone, utilizza Pandora  o servizi on demand come YouTube, VEVO, Spotify, MOG, Rhapsody, and Rdio per soddisfare il proprio fabbisogno musicali. Nel dare la notizia, Huffington Post si chiede se il progressivo tramonto della radio come strumento di scoperta e ascolto di brani e autori musicali implichi anche un cambiamento generale del modo in cui ci rapportiamo a questa importantissima forma di espressione artistica. In altre parole: lo streaming che sta prendendo il posto della radio ci induce anche ad ascoltare una musica diversa rispetto al passato? Le prime risposte sembrano affermative: nelle hit parade pubblicate da Spotify compaiono brani che difficilmente avrebbero conquistato la stessa popolarità grazie alla sola radio, ma che l'azione combinata di Web radio e social network rende gettonatissimi.
Il 10 novembre del 2001 Apple lanciò una mattonella bianca fortemente voluta da Steve Jobs, tornato da cinque anni nell'azienda che lo aveva letteralmente costretto, lui, il cofondatore, alle dimissioni. Da un anno Jobs aveva rimosso la provvisoria "i" (per interim) davanti all'acronimo CEO (amministratore delegato) ed era arrivato al culmine di un percorso di risanamento che resterà nella storia del management.  La mattonella si chiamava iPod ed era stata concepita come accessorio ideale per un servizio varato all'inizio di quell'anno. Un servizio che nessuno si sarebbe mai aspettato da una azienda di informatica, perché in quegli anni, in piena crisi della giovane "Internet economy", l'idea di aprire un negozio di musica, per di più online, equivaleva, per un imprenditore che costruiva computer, a un certificato di insanità mentale.
Con un congruo anticipo su quasi tutti i suoi colleghi imprenditori, Jobs aveva capito che le tecnologie digitali, l'hardware, il software, non erano un semplice prodotto da sviluppare e vendere. Erano un inarrestabile agente di cambiamento sociale, economico, politico, persino psicologico. I neuroscienziati oggi ci dicono che i cambiamenti riguardano anche l'aspetto più fisico del nostro cervello, ossia le connessioni che si stabiliscono tra le sue cellule, i neuroni. La musica in download è forse il segno più tangibile del tipo di trasformazioni che Jobs aveva in mente con l'accoppiata iTunes/iPod. L'industria discografico, basata sul CD (che aveva sostituito il vinile senza rinunciare ai suoi modelli di distribuzione e promozione, anche se il mercato della nuova musica dovette fare i conti con l'inedito problema delle copie pirata), è stata rivoltata come un calzino.
Forse neppure lo stesso Jobs poteva pensare che anche il modello del download poteva andare in pensione così presto. Oggi iTunes e gli altri store musicali vanno ancora forte, ma il modello del Web come infinito juke box in grado di sfornare - gratis, con la sponsorizzazione di uno spot pubblicitario, o direttamente a pagamento - decine di milioni di brani diversi si sta affermando in modo inesorabile e comporterà da parte delle case discografiche e delle società consortili che gestiscono i diritti musicali un ulteriore fase di ripensamento.
La discussione è in corso anche in Italia, dove Spotify ancora non è arrivato (in compenso ci sono diversi servizi analoghi, sia nazionali - Play.me, Cubomusica - sia esteri - Rara, Deezer). Nel maggio scorso la FIMI, l'associazione confidustriale della musica italiana, ha organizzato un interessante convegno di cui posso fornire le due relazioni principali, quella del presidente della FIMI Enzo Mazza e quella dell'economista Carlo Alberto Carnevale Maffè. Diversi dettagli sui contributi degli altri relatori, tra cui Stefano Quintarelli, li potete trovare nel reportage di Chefuturo. Nello stesso periodo, prima dell'estate, la startup italiana SingRing (azienda del gruppo Digital Magics), leader nel nuovo comparto dei testi delle canzoni (le "lyrics") e del karaoke online, aveva inaugurato una nuova iniziativa rivolta agli ascoltatori/spettatori di videoclip. Il Progetto Video che SingRing ha confezionato firmando gli accordi con EMI Music, Sony Music Entertainment, Universal Music Italia e diverse etichette indipendenti consente agli editori musicali e non di pubblicare su web, mobile e Smart TV i videoclip ufficiali nel pieno rispetto del diritto d’autore, usufruendo anche di un sistema che permette di integrare i messaggi pubblicitari nei video clip. Luca Messaggi, CEO di SingRing ha detto che con questa iniziativa  «nasce un nuovo network musicale cross editoriale che dà: ai publisher e alle record company la possibilità di trarre valore aggiunto dalla musica online, agli inserzionisti l’opportunità di raggiungere un target molto interessante su una piattaforma premium completamente pianificabile e agli utenti la possibilità di fruire di un’esperienza totalmente innovativa grazie ai nostri contenuti di qualità. Il network di SingRing, leader in Italia, supera i 4,6 milioni di utenti unici al mese, pari al 58% del mercato lyrics. Adesso siamo pronti per affrontare una nuova sfida: ‘SingRing Video’» I video di questo VeVo all'italana sono online sui tre canali del portale Virgilio.it: ViTV, Musica e Testi Canzoni e su siti di "pop culture" come Airdave.it. Il catalogo video di SingRing comprende oltre quarantamila videoclip musicali, interviste, making of, EPK (electronic press kit) e backstage di artisti italiani e internazionali. Dopo aver avviato verso una prematura pensione il mezzo radiofonico, ora Internet si appresta ad attaccare la musica televisiva di MTV.

03 novembre 2012

La voce della saggezza: rinasce l'archivio di Radio Tanzania

NPR racconta l'incredibile storia degli archivi sonori di Radio Tanzania, un patrimonio soprattutto musicale che data dal 1951, anno di fondazione dell'emittente da parte degli inglesi, e contiene 15 mila nastri in attesa di riversamento in digitale. Radio Tanzania, racconta NPR, dopo l'indipendenza fu una sorta di colonna sonora di una forma di socialismo all'africana guidato dal presidente Julius Nyerere e  promosse lo sviluppo di una cultura musicale locale. 
A capo della missione internazionale che cerca di recuperare questo tesoro (anche attraverso i finanziamenti diffusi di Kickstarter) c'è una ragazzina americana di 25 anni della Georgia, tratti orientali della sua nativa Corea ma nome anglosassone: Rebecca Corey (qui il suo blog).  Arrivata per la prima volta in Tanzania per fare volontariato in un orfanotrofio Rebecca ci è tornata per studiare e fare molte altre cose. La sua passione per la musica l'ha spinta a lanciare l'idea del Tanzania Heritage Project, che ha un suo sito Web, un canale Soundcloud e una pagina Facebook intitolata  appunto Radio Tanzania. Il sito  ufficiale dell'emittente si trova invece qui e la stazione può essere ascoltata con una certa facilità dalla sua antenna in onde corte di Zanzibar, su 11.835 kHz nel tardo pomeriggio. La Corey contribuisce anche all'organizzazione un festival musicale dal titolo eloquente: Sauti za busara, la Voce della saggezza.
Vi invito a leggere e riascoltare la storia trasmessa in queste ore da NPR ma soprattutto ad andarvi a leggere l'intervista a Rebecca sul sito di VijanaFM, un progetto multimediale di giovani dell'Africa orientale che si ispira a un motto bellissimo in swahili: “Soma. Sikiliza. Angalia. Changia.” (Leggi. Ascolta. Guarda. Contribuisci.)


Five questions with the Tanzania Heritage Project’s Rebecca
A few months ago, the Tanzania Heritage Project embarked on a mission to revive Radio Tanzania’s music archives. These archives, stored in the form of magnetic tapes, date from the 1960s to the 1980s. Until now, these rare audio gems remained on tape, thus out of reach for anyone growing up in a world of digital media. The Tanzania Heritage Project’s work “will include providing high-quality equipment for the transfer of the music and training Tanzanian employees/interns to perform the bulk of the digitization” in the near future. Vijana FM corresponded with THP’s Executive Director Rebecca Corey, who was kind to tell us more about the project.

26 aprile 2012

Dalla California del sud, l'inno alla radio dei ragazzi della spiaggia

I ragazzi terribili inventori del genere "SoCal", l'inconfondibile mix di sabbia, amore, oceano e polifonia targato Malibu Beach, sono tornati a fare musica insieme dal vivo dopo vent'anni (domani suoneranno a New Orleans) e il 5 giugno uscirà il nuovo disco. Nel frattempo i Beach Boys, ovvero Brian Wilson, Mike Love, Al Jardine, Bruce Johnston, David Marks, hanno rilasciato su Vevo un video/karaoke con una nuova canzone "That's why God made the radio", il cui testo mi sembra molto eloquente!
(thanks, Paul)

22 marzo 2010

Quaderni di viaggio a Wałbrzych

Qui sotto potete vedere e ascoltare un paio di minuti estratti da "Una serata in famiglia", composizione per clarinetto solo ed elettronica di Stefano Giannotti. Esecuzione di Gaetano Nenna.
Torno ora dal Circolo Arci Bellezza, una delle tappe del Festival 5 Giornate di musica contemporanea, un ambito che frequentavo parecchio in passato. Senza le indicazioni di Stefano Giannotti, uno degli artisti in cartellone, non mi sarei forse reso conto di un evento che invece è giunto addirittura alla sua sesta edizione e mi pare davvero degno di encomio in una Milano che non offre molto spazio a certe occasioni di ascolto e riflessione. Stefano è arrivato a Radiopassioni perché lo avevo indirettamente citato. Cosa che non mi sorprende perché come Alessandro Bosetti, anche Stefano Giannotti lavora molto per la radio. Ovviamente lontano dalla terra dove fioriscono i limoni. Lo troverete piuttosto su stazioni come Deutschlandradio, Westdeutscher Rundfunk o come l'olandese Radio 6 che a Stefano ha appena dedicato un ampio ritratto.



Qui a Milano sono stati presentati due suoi lavori, "Una serata in famiglia", per clarinetto solo, ispirato, ha spiegato il compositore, chitarrista e regista, a quelle tranquille sere trascorse davanti a uno degli inevitabili polizieschi della televisione. L'interprete, Geatano Nenna, mi è parso molto efficace nel suo immedesimarsi in un brano molto ironico, che impone all'esecutore diversi e non banali inserti recitati.
Mi ha emozionato molto, invece, la successiva proiezione del suo Walbrzych Notebook, con quei vecchi polacchi che bevono vodka, aranciata, schnapp, herbata, avevo vicino mio padre, che forse non avrebbe condiviso l'incipit e la chiusa nichilista e anti-religiosa di Mieczyslaw.
Il film alterna le scene invernali, con quel bianco e grigio e annerito dal coke, lungo i binari dei treni locali, e l'estate dall'erba lussureggiante, nei prati, su quelle vecchie tombe cattoliche. Soprattutto le canzoni popolari, una colonna sonora incredibilmente radicata nelle generazioni passate. Stefano mi ha spiegato il perché di una location così peculiare (Walbrzych, pronunciato "vaubdjich", è una città mineraria ai confini con la cechia). E' saltato fuori che la moglie è polacca e nel documentario vengono ripresi anche i parenti. Con Stefano siamo rimasti d'accordo per una intervista più ampia da fare, prossimamenti, su questi schermi.
Koniec.

16 marzo 2010

A Milano, Cinque Giornate per la nuova musica

Mi scrive Stefano Giannotti, compositore e artista radiofonico lucchese, che lavora da molti anni per la radio tedesca. Del Maestro Giannotti mi ha parlato un altro sound artist e compositore per la radio, Alessandro Bosetti, nell'intervista che mi aveva concesso.
L'occasione è un festival di musica contemporanea che si terrà a Milano nei prossimi giorni, dal 18 a al 22 marzo, i giorni in cui la città celebra i moti antiaustriaci del 1848. Il Festival 5 Giornate, giunto alla sesta edizione e promosso dal Centro Musica Contemporanea. Forse anche per rilanciare forme musicali che a Milano hanno sempre avuto una certa prominenza, grazie anche a un Conservatorio abbastanza attento e con validi maestri.
Una sorta di anti-tradizione, quella delle avanguardie musicali a Milano, che rimanda a iniziative pionieristiche come il Laboratorio di fonologia della RAI di Luciano Berio. Alla fine degli anni settanta, con Musica del Nostro Tempo, Milano aveva una stagione di musica contemporanea davvero pregevole ed era ora che si riappropriasse di certi linguaggi, considerando l'impoverimento di tutti gli altri linguaggi cittadini. Ho sempre pensato che questo tipo di musica avesse tra l'altro un rapporto speciale con la radio, con la quale condivide molte tecnologie di fondo. Entrambe sono figlie degli oscillatori, circuiti davvero affascinanti.
Quelle che seguono sono le date dei tre appuntamenti con Stefano Giannotti (e vi prego di notare il notebook sulla città polacca di Wałbrzych). Uno dei luoghi dell'evento, a Palazzo Reale, è l'esposizione dedicata al grande Gillo Dorfles, motivo in più per partecipare. Per leggere il resto del programma del Festival della nuova musica, potete andare sul sito ufficiale, già molto ricco (qui la versione in pdf). I siti di Stefano Giannotti, presente anche su MySpace, consentono di ascoltare parecchio materiale e condividere le ragioni della sua opera anche attraverso videoclip musicali molto curiosi.
Venerdì 19 Marzo

Milano, Palazzo Reale, Piazza del Duomo 2, ore 17
Stefano Giannotti: UNA SERATA IN FAMIGLIA (1999/2000) per clarinetto e nastro magnetico (Gaetano Nenna: clarinetto)


Domenica 21 Marzo
Milano, Cinema Anteo, Via Milazzo 9, ore 11
Stefano Giannotti: CHIAYI SYMPHONY (2006/2007) proiezione del video (Taiwan/Italia, dur. 63'20")
http://www.stefanogiannotti.com/chiayisymphony.html

Milano, Arci Bellezza, Via Giovanni Bellezza 16, ore 22
Stefano Giannotti: UNA SERATA IN FAMIGLIA (1999/2000) per clarinetto e nastro magnetico (Gaetano Nenna: clarinetto)
THE WALBRZYCH NOTEBOOK (2004/2010) proiezione del video (Polonia/Italia, dur. 71'35")
http://www.stefanogiannotti.com/thewalbrzychnotebook.html


15 settembre 2009

Opera da camera, al Radiodramma Hotel

Agenzia Fix è il titolo di una opera in musica di Alberto Savinio che la radio italiana trasmise il 14 novembre del 1949 (esattamente, al giorno, dieci anni prima che nascessi io), con il testo letto da Arnoldo Foà e l'orchestra diretta niente meno che da Carlo Maria Giulini. Era uno dei radiodrammi selezionati per il Festival della Letteratura di Mantova e l'ho registrato, così com'è, con i rumori ambientali, al Radiodramma Hotel. L'Agenzia Fix è una sorta di clearinghouse, di camera di compensazione, dell'aldilà. L'ufficio incaricato dell'accoglienza e della trasfigurazione del corpo in pura anima. Un distaccato Dottor O, consigliere delegato dell'agenzia, accoglie nell'ufficio uno che si è appena tirato un colpo in testa, rievoca con lui le altre perdite della sua vita, lo prepara al ritrovamento e...
La registrazione è quella che è, non me ne vogliate, anche il suono originale è chiaramente recuperato da un vecchio nastro. Spero solo che i preziosi materiali che erano stati raccolti e stipati nelle stanze del Radiodramma Hotel vengano messe a disposizione, online, in modo più degno. L'opera è stata presentata da Francesco Anzalone anche in occasione del festival del teatro di Santarcangelo, per una analoga iniziativa sul radiodramma. Ma soprattutto venne ripreso quattro anni fa da Esercizi di memoria, il programma di gemme d'archivio del minatore musicale Arrigo Quattrocchi, scomparso ahimé da pochi mesi. Mi fa tra l'altro molto, molto piacere segnalarvi qui che Esercizi di memoria, dopo un'estate di inquietante silenzio, riprende il suo lavoro di paziente ricerca, sotto la guida di Lorenzo Chiera, che di Quattrocchi è stato a lungo collaboratore. Si comincia tra sabato e domenica 20 settembre, a mezzanotte precisa, con l'Idomeneo di Mozart e, tra domenica e lunedì, sempre a mezzanotte, con la Clemenza di Tito, due registrazioni di inizio anni Settanta sotto le direzioni di Colin Davis e Istvan Kerstez. Quando ad Agenzia Fix, ecco la scheda dal sito DelTeatro.it e un estratto dall'opera Radiodramma e arte radiofonica, pubblicato da EDT nel 2004 e catturato da Google Books. Potete ascoltarlo qui o scaricarlo.



08 settembre 2009

Il laboratorio radiofonico della nuova musica


Avrebbe dovuto essere una sorta di officina elettronica - l'elettronica di allora, fatta ancora di valvole termoioniche ché i transistor erano ancora giovani - in grado di produrre effetti e colonne sonori, rumori, sigle e accompagnamenti vari per i programmi radiofonici e televisivi. Senonché, fin dalla sua fondazione, lo Studio di fonologia della Rai di corso Sempione a Milano, diventò un crocevia di cervelli musicali forse insuperati, compositori come Bruno Maderna, Luciano Berio, Luigi Nono, innovatori che hanno contribuito in maniera davvero fondante allo sviluppo di una nuova cultura musical-tecnologica europea. E lo hanno fatto, guarda caso, nelle stanze di una emittente radiofonica pubblica, con strumenti nati più per effettuare misure che per generare segnali. Stamattina, ascoltando Radio Popolare, sono venuto a sapere che sullo Studio di fonologia, nel quadro delle manifestazioni di MITO SettembreMusica, sarebbe stato presentato un libro. La voce di Umberto Eco, intervistato a Radio Popolare da Claudio Ricordi, mi ha di colpo trasportato in flash-back dentro a una serata bolognese di tanti anni fa, al Dams, quando grazie a un incontro organizzato da un caro amico ero venuto a conoscenza per la prima volta, proprio da Eco, delle incredibili e pionieristiche attività delle Studio. Non potevo mancare al breve incontro di stamane per sentir parlare di nuovo di quella istituzione.
Una istituzione, ha ricordato al Castello Sforzesco Maddalena Novati, presentandone il diario/catalogo musicale pubblicato da Ricordi, dalle origini cronologicamente incerte. Formalmente lo Studio è stato costituito nel 1955 ma i primi lavori dei compositori che hanno in qualche modo usufruito dei suoi impianti sono datati già da alcuni anni prima, almeno dal 1954. Obbedendo a una logica anti illuministica tutta italiana meno di trent'anni dopo, nel 1983, lo Studio se ne va in pensione insieme al suo leggendario tecnico, Marino Zuccheri. I soliti paradossi della nostra gerontocrazia: che tiene professionalmente in piedi cariatidi senz'altro autorevoli ma quasi sempre più adatte ai paterni consigli bonariamente lanciati da un dorato buen ritiro che alle stanze di regia. E chiude distrattamente la saracinesca su personaggi e organizzazioni che solo politici e burocrati ignoranti possono considerare simboli del passato. Il paese del potere col lifting sembra sempre avere una fretta dannata nel bollare la creatività che sa trarre nuova linfa dalla tradizione come vecchiume per cui non val la pena spendere una lira. Chissà perché il budget per le sue cariche perenni, inamovibili, si trova sempre. A questo proposito è quasi ironico il fatto che tra le fotografie d'archivio proiettate durante la conferenza stampa di stamane, campeggiasse un ritratto di John Cage come ospite di Mike Buongiorno a Lascia o raddoppia (la notizia della scomparsa di Mike non era ancora stata diffusa). Il compositore americano aveva trascorso un periodo allo Studio di fonologia tra il 1958 e il '59, lasciando tra l'altro l'importante eredità di un dettagliato disegno su carta millimetrata degli apparati in funzione, con tutte le loro manopole e scale parlanti. Una fonte importante, dicono oggi gli autori del libro, per tracciare con maggior precisione la storia tecnologica del laboratorio.
Tant'è. Dopo che lo Studio chiude i battenti, proprio negli anni in cui le Università di tutto il mondo, italiane comprese, scoprono i linguaggi dell'informatica musicale, dovrà passare un quarto di secolo, spiegano ancora gli intervenuti al convegno di presentazione del volume curato dalla Novati, perché il finanziere Francesco Micheli, promotore della manifestazione musicale MITO SettembreMusica, riesca a perfezionare l'allestimento di uno spazio che dal settembre del 2008 accoglie molte delle strumentazioni di allora all'interno del Museo degli strumenti musicali del Castello Sforzesco. La "liuteria del XX secolo" la chiama il volantino che illustra ai visitatori i "pezzi" esposti nelle bacheche. È, afferma Maddalena Novati, un primo sogno che si avvera. Il secondo è questo catalogo delle composizioni musicali che sono state create con gli strumenti messi a punto da Alfredo Lietti e sapientemente pilotati da Marino Zuccheri. «Un terzo sogno sarebbe quello di riascoltare la voce di queste macchine, ma ci stiamo attrezzando,» auspica la Novati. Il libro da lei curato contiene diversi saggi di taglio musicologico e tecnologico e il lavoro di catalogazione, ha spiegato, si avvale guarda caso della collaborazione del Laboratorio di Informatica Musicale della Statale di Milano (il suo fondatore, Goffredo Haus, è stato mio docente) che dello Studio di fonologia ha per molti versi raccolto il testimone.
Questo link preso dal sito delle Teche Rai consente di accedere ad alcuni estratti Real Audio dalle composizioni create nello Studio, una cui storia con allegato CD Rom ("C'erano una volta nove oscillatori. Lo Studio di fonologia della Rai di Milano nello sviluppo della Nuova Musica in Italia") è stata pubblicata nel 2002 da RAI-ERI. L'audio della presentazione di oggi, invece, lo potete scaricare o ascoltare qui di seguito, con tutti gli interventi di Maddalena Novati e dei saggisti da lei coordinati, di Enzo Restagno e del compositore Salvatore Sciarrino.


Studio di fonologia, la radio come avanguardia musicale

Ho una giornata caotica ma spero di riuscire a passare, a mezzogiorno al Castello Sforzesco di Milano, alla presentazione di cui stanno parlando in questo momento a Radio Popolare.


LO STUDIO DI FONOLOGIA. UN DIARIO MUSICALE 1954-1983
a cura di Maddalena Novati

Organizzatore: MITO SettembreMusica
Host: Universal Music MGB Publications
Martedì, September 8, 2009
Time: 12:00pm - 1:00pm
Location: Castello Sforzesco - Museo degli strumenti musicali - Salla della Balla
City/Town: Milan, Italy
Description Castello Sforzesco - Museo degli Strumenti Musicali - Sala Balla

Intervengono:
Francesco Micheli, Maddalena Novati, Enzo Restagno, Claudio Salsi, Salvatore Sciarrino

Il laboratorio di fonologia della Rai di Corso Sempione fu un luogo mitico e io ho un ricordo struggente di una serata organizzata da un caro amico che non c'è più, in una Bologna ancora "movimentista", con Umberto Eco e Roberto Leydi che raccontavano di quegli anni di feconda sperimentazione musicale, con Berio, la Berberian, Nono... Una montagna di musica nuova, del tutto inesplorata, realizzata con mezzi esclusivamente analogici, una elettronica che non c'è più (il laboratorio, chiuso dalla Rai più di 25 anni fa, è stato trasferito nel 2008 al Museo degli strumenti musicali del Castello), una fucina di produzioni radiofoniche e televisive. Se riesco a incastrare un'ora nella mia agenda, vi farò un reportage.

07 settembre 2009

La "radio" P2P di Spotify su iPhone e Android

Justify Full
Tutti i blog e le testate online danno grande risalto al contemporaneo lancio delle versioni per iPhone e Android dell'interfaccia con Spotify. Società svedese con sede londinese Spotify ha conquistato già diversi mercati (non il nostro, visto che è indisponibile) con un modello di distribuzione di brani musicali a tecnologia peer to peer e basato sul modello ibrido pubblicità/servizio premium a pagamento. E' curioso osservare che almeno per il momento l'applicazione iPhone/Android funziona solo per gli abbonati Premium. Caratterstica di Spotify, oltre alla varietà musicale, è la grande efficacia del software di riproduzione, quasi privo di tempi d'attesa, proprio come quando si accende una radio.
Secondo Techcruch oggi Spotify è un'azienda valutata a 170 milioni di euro. L'idea di proporre le versioni mobili del software solo ai clienti paganti non sarà simpaticissima, ma mi sembra azzeccata.

Spotify now available on App Store
September 7, 2009

New App gives Spotify Premium members access to millions of tracks on iPhone and iPod touch

Spotify, the digital music service, is delighted to announce the availability of its Spotify App for iPhone and iPod touch on the App Store as of today.
The Spotify App is available to Spotify Premium subscribers in the UK, Sweden, Spain, France, Norway and Finland, allowing them to enjoy the music service, previously available only on the desktop, wherever they go.

Key features include:

  • Access to millions of tracks with Spotify’s constantly updated catalogue
  • Search and stream music instantly. Browse by artist, title, album, genre, label or year
  • Create and synchronise playlists. Updates from the desktop application will be synced instantly and vice versa
  • Playlists can be downloaded and played in offline mode when you have no connection, are on a plane or subway, or abroad and subject to roaming data fees
  • Listen to tracks and albums in their entirety. Rewind, fast-forward, pause, skip and shuffle
  • View cover art for all tracks and albums

The Spotify App is available for free from the App Store on iPhone and iPod touch or at the App Store
“This is a hugely significant day in Spotify’s short history,” said Gustav Söderström, director of portable solutions at Spotify. “Since our launch last October, we’ve worked hard to provide our users with a high quality service that gives them access to whatever music they want, whenever they want it.”
“The launch of the Spotify App for iPhone and iPod touch now provides our users with the best of both the online and offline worlds, making it even easier for users to listen to all the world’s music, anywhere on the planet”
To sign up to the mobile service, music fans should visit the Spotify Premium product page to purchase a monthly or annual subscription.
For further information on Spotify on the mobile, visit our new Mobile page.

31 agosto 2009

"Organo" ionosfera: la musica spaziale di Calliope

Un satellite da 750 grammi da mettere in orbita con 8mila dollari e un po' di elettronica capace di convertire le variazioni ionosferiche in dati "sonificabili". In pratica Project Calliope vuole utilizzare la ionosfera come una fantasmagorica canna d'organo celeste per "comporre" una musica d'ambiente del tutto casuale da ripetere a terra, per esempio attraverso una Web radio.
Dopo l'organo marino di Zadar, in Croazia, quello riferito oggi da Audio4cast mi sembra uno dei progetti musicali per così dire "naturali" più strampalati, ma forse anche azzeccati degli ultimi anni. Tra gli ideatori di Project Calliope l'astronomo computazionale Sandy Antunes, che ad Audio4cast ha spiegato come il suo progetto intenda servirsi di una piattaforma di "personal satellite" chiamata TubeSat, a sua volta evoluzione del concetto già sperimentato con i microsatelliti CubeSat. Per il lancio di questi minuscoli "payload", Interorbital Systems utilizza vettori IOS Neptune 30, specializzati nella messa in orbita conto terzi.
Un TubeSat "kit" comprende tutto il necessario per lanciare nello spazio, su orbite molto basse di 300 km, ogni sorta di progetto. In questo caso il particolare strumento musicale chiamato Calliope, lo stesso nome di un tipo di organetto da fiera di paese alimentato a gas. Dopo un po' i TubeSat decadono dalle loro orbite e non contribuiscono all'accumularsi di spazzatura spaziale. Il Progetto di Antunes e compagni (per seguirne le evoluzioni si deve andare su questa pagina della piattaforma Scientific Blogging) è ancora alla ricerca di sponsor, basta un contributo di 4 mila dollari. Tutto sommato poco per reclutare, come orchestra davvero angelica, l'intera ionosfera!
Streaming Music That’s Out of This World
August 31, 2009

Project Calliope is a satellite that will function as a music instrument in space. The satellite will have an “ionospheric detector” which will transmit “sonifiable data” for web streaming. Sandy Antunes, one of the partners in the project, explains it as just like having a MIDI keyboard or MIDI drum in space, only the sensors are ionospheric magnetic and temperature sensors for the melody and harmony. Since the satellite is spinning, they will try to add optical sensors as well to provide a backbeat.
Although they’ll own the music that gets created, they plan to offer use of it to their sponsor royalty free.”We’re declaring up front that the music/data is available for anyone to reuse or remix as they see fit, without restriction and without cost.” Antunes says, adding “It’s our ‘performance’. We could charge for it, though I find that silly and unartistic.”
Project Calliope has secured a media sponsor and is seeking a music sponsor as a partner, according to Antunes. ” The sponsor gets to stream the music, offer it for remixing, build a remixing community (if they’re into that sort of thing), and promote something really cool. ” He thinks an Internet radio station would be a perfect match. I agree – it seems like a great way to get additional traffic. They’re looking for $4k from the sponsor, which seems pretty reasonable, given all the buzz you could generate – both here on earth and in outer space...


14 agosto 2009

La chitarra radiofonica di Les

Uno dei suoi grandi successi, negli anni 50, fu la canzone Vaya con Dios, cantata insieme alla prima moglie, Mary Ford, durante il suo popolare quarto d'ora radiofonico, il Les Paul Show. Ieri Les se n'è andato per davvero, a 94 anni, ancora una leggenda della chitarra elettrica. Anzi, uno degli artisti/innovatori più apprezzati e riconosciuti per la sua continua ricerca di accorgimenti e effetti. Era figlio di una modesta famiglia del Wisconsin, i Polsfuss, e per la musica abbandonò la scuola, andando a suonare ancora adolescente per KMOX di St. Louis e altre stazioni. Durante la guerra, sempre via radio, intratteneva le truppe alleate. Nel '49 lancia l'idea del "Les Paulverizer", una sua "invenzione" capace di moltiplicare il suono della chitarra (si trattava di registrazioni multi-traccia su dischi di acetato, come spiega CNet). Da lì passò anche alla televisione. I suoi generi erano il country, il pop e il jazz, ma molti lo considerano un grande del rock per i suoi contributi tecnici ed esecutivi all'evoluzione verso la chitarra "solid body". La EMI lo ricorda oggi con questo comunicato stampa.

EMI Music Remembers the Life and Legacy of Music Legend Les Paul

Guitarist and Inventor Les Paul Dies at Age 94

HOLLYWOOD, Calif., Aug. 13 -- EMI Music joins the rest of the world in mourning the legendary musician, inventor and innovator, Les Paul, who passed away this morning at the age of 94. Today, the flag atop the Capitol Records tower in Hollywood has been lowered to half-staff in remembrance of Paul, one of EMI Music's most legendary and innovative recording artists, who first signed with Capitol Records in 1948 and was instrumental in the development of both the Capitol label and Capitol Studios.
Born Lester William Polsfuss in Waukesha, Wisconsin on June 9, 1915, Les Paul was one of the foremost influences on 20th Century sound as one of America's most popular, influential, and accomplished electric guitarists, as well as an early innovator in the development of the solid body guitar. His groundbreaking design would become the template for Gibson's best-selling electric, the Les Paul model, introduced in 1952. Today, countless musical legends still consider Paul's iconic guitar unmatched in sound and prowess. Among Paul's most enduring contributions are those in the technological realm, including ingenious developments in multi-track recording, guitar effects, and the mechanics of sound in general.
Les Paul signed with Capitol Records in 1948. His Capitol recordings garnered him a string of hits, notably 1948's "Brazil," with its six multi-tracked guitar parts, "Vaya Con Dios," and 1951's million-sellers "Mockin' Bird Hill" and "How High the Moon."
1949 saw the birth of "The Les Paul Show" on radio, and by year's end Paul and his frequent musical collaborator, Mary Ford, had married. Between recordings and broadcasts, Paul found time to invent a synthesizer and an effects-generating machine he dubbed the "Les Paulverizer," a wacky contraption that is wittily depicted in Paul and Ford's classic CBS Radio-hosted banter as a beast-like appendage, heavily strapped to the back of its user. Since then, the technology of the "Les Paulverizer" has been put to use every day by producers and musicians from every genre, from classical to punk rock.
When Capitol Records' famous Vine Street building was being built in Hollywood, with its unique "stacked records" design, Paul joked that the idea of a round building was wholly impractical, because it lacked a corner in which to prop a broom. As the final touches were being put on Capitol's new studios, Paul visited and consulted on the design of the studios' now-legendary subterranean echo chambers.
Paul retreated from recording in the late 1970s, turning his focus to live performance, a weekly ritual he enjoyed at New York City's Iridium Jazz Club until his recent hospitalization. Over the years, other world-famous musicians often sat in for a song or two during Paul's two Monday night sets, including Paul McCartney, Tony Bennett and Keith Richards, and Paul also encouraged aspiring players who toted their guitars to his shows, selecting them from the audience to join him onstage for a song.
In 2005, celebrating his 90th birthday, Paul released Les Paul & Friends: American Made World Played with Capitol/EMI, featuring collaborations with a veritable who's who of the electric guitar, including dozens of illustrious fans like Keith Richards, Buddy Guy, Billy Gibbons, Jeff Beck, Eric Clapton, and Joe Perry. Les Paul won two Grammy Awards for tracks on the album, for Best Pop Instrumental Performance and Best Rock Instrumental Performance.
Les Paul and Mary Ford were inducted into the Grammy Hall of Fame in 1977, and Paul was honored with The Recording Academy's Trustees Award in 1983. In 2001, when he earned his fifth Grammy award for his technical achievements, Hillel Resner of Mix Online wrote, "If the music industry has a Ben Franklin, surely that man is Les Paul." In 1988, Paul was inducted into the Rock and Roll Hall of Fame. The Smithsonian Institution has honored Paul with the John Smithson Bicentennial Medal, and in 2008, the Rock and Roll Hall of Fame paid tribute to Paul with a week-long celebration of his life.
Les Paul is survived by his three sons Lester (Rus) G. Paul, Gene W. Paul and Robert (Bobby) R. Paul, his daughter Colleen Wess, son-in-law Gary Wess, long time friend Arlene Palmer, five grandchildren and five great grandchildren.
A private funeral service will be held in New York. A service in Waukesha, WI will be announced at a later date. Details will follow and will be announced for all services. Memorial tributes for the public will be announced at a future date.
The family asks that in lieu of flowers, donations be made to the Les Paul Foundation, 236 West 30th Street, 7th Floor, New York, New York 10001.


18 luglio 2009

Radiopassioni, il forum. La parola alla parola

Quello che vedete qui accanto e sopra, sotto l'intestazione, è il banner che porta a un nuovo spazio online che ho deciso di affiancare al blog. Com'è facile intuire, Radiopassioni, il forum vuole facilitare la discussione tra i lettori in un modo più focalizzato sui contenuti della radio, sull'approfondimento di tematiche culturali, musicali e sociali, in una parola su quant'altro non trovi posto sul blog, che resta orientato verso le notizie e le questioni tecniche. Se il diario di Radiopassioni parla della radio, il forum riguarderà ciò di cui la radio parla, cominciando dai programmi di qualità diffusi via etere e via Web, in lingua italiana e no. Accanto alla discussione e alle segnalazioni, ci sarà lo scambio diretto di registrazioni personali, podcast, riferimenti alla reperibilità di contenuti archiviati: materiali di cui spesso gli appassionati della radio ricercano, per le loro collezioni o per l'occasionale riascolto.
Il meccanismo della discussione in cui spero di coinvolgere tutte le persone interessate ai programmi radiofonici, sarà quello classico dei forum su Internet: i messaggi inseriti in una serie di aree tematiche generali (che sono preimpostate), sotto l'insegna di uno specifico "thread" (che ciascun iscritto alla community può invece liberamente inserire). Come motore software ho scelto quello proposto un nuovo provider americano, Lefora, che mi è sembrato interessante. Partecipare a Radiopassioni, il forum non è difficile e la sola lettura dei messaggi non richiede iscrizione. Quest'ultima è necessaria solo se si vuole partecipare alla discussione.
La novità nella novità è che il forum di Radiopassioni non è un progetto di Andrea Lawendel. La sua vera anima è mariu (il nick ha perso il previsto accento sulla u perché molto siti Web non l'accettano in corso di registrazione), attenta lettrice e chiosatrice del mio blog. E' lei ad aver ispirato, con la sua straordinaria competenza critica, il suo modo generoso e disinteressato di partecipare ad altri gruppi di discussione su Internet - "I nostri podcast" sulla community online della RAI, o "Raipodcast", analoga area di dibattito e scambio che mariu co-gestisce su Yahoo - questo nuovo spazio dedicato a tutti coloro che amano ascoltare e soprattutto riascoltare la radio.
Con l'aiuto di mariu - che farà da co-moderatrice - Radiopassioni, il forum ha già attraversato una lunga fase di gestazione, dovuta soprattutto al lavoro di traduzione dall'inglese all'italiano dell'interfaccia utente Lefora. A seconda delle impostazioni linguistiche del vostro browser potete scegliere se accedere a Lefora nell'originale inglese o attraverso i comandi italiani. Come vedrete il lavoro non è ancora concluso e se con mariu abbiamo voluto inaugurare ufficialmente un sito che finora era rimasto silente ed è stato classificato solo dai motori di ricerca, è anche perché abbiamo bisogno di "beta tester" che ci aiutino a segnalare gli errori e i vuoti di traduzione.
Non sappiamo quanto la nostra iniziativa sarà apprezzata e riuscirà a crescere. mariu e io confidiamo possa colmare una piccola lacuna informativa in un mezzo multimediale che dà parecchia importanza alla radio senza tuttavia dedicarle l'attenzione, l'amore che merita.
Buona conversazione sul forum di Radiopassioni!
http://radiopassioni.lefora.com

16 luglio 2009

The Rock of Boston, da FM al Web

Sono andato a vedermi ieri sera The Boat that rocked (I love Radio Rock, in italiano, titolo meno bello, ma gradevole), il film ispirato alla storia di Radio Caroline e delle altre emittenti off-shore che nella seconda metà degli anni Sessanta diedero un fondamentale contributo di cambiamento in una società ingessata da secoli di formalismo. Un bel film, pur con le comprensibili forzature della commedia di costume, surreale e dissacrante, in perfetto stile British: giusto dosaggio di nostalgia capace di non piangersi addosso, grandi caratteristi in scena, grande selezione musicale (e del resto in quegli anni d'oro sarebbe stato difficile scegliere i brani sbagliati). Persino per uno come me, ricoperto di ragnatele musicali anche loro vecchie di secoli e irrimediabilmente tagliato fuori dalle tendenze, la forza del rock e della sua cultura "laterale"; la capacità di sovvertire gli schemi e i pregiudizi, di far pensare con quattro accordi musicalmente banali ma stravolgenti, di tirare fuori dalla gente le sensazioni profonde, la loro voglia di dire basta a coperchi e cinghie e fasce di contenzione, la forza di tutto questo appare nella sua dimensione più radicale, rigenerante. La musica pop per risvegliarsi da un torpore, una necrosi sociale di portata ormai neurologica. Il ritmo come farmaco della mente e del sentimento. E del resto basterebbe leggersi le straordinarie annotazioni di Oliver Sacks a proposito degli effetti della musica sul morbo di Parkinson e le sindromi post-encefalitiche descritte in Awakenings - Risvegli e nel più recente Musicophilia. Sacks a questo proposito è il protagonista di uno straordinario programma della PBS che spiega come la "musica faccia rivivere il cervello".
Anche Boston, la grande e colta capitale del New England, ha la sua station that rocked. O meglio, l'aveva. La proprietaria CBS ha infatti deciso di togliere dalla banda FM la stazione WBCN, fondata nel 1968 e per quarant'anni all'avanguardia delle proposte rock americane e internazionali. Una radio che ha contribuito direttamente al lancio di cantanti e band, che ha rappresentato una frontiera della musica progressiva. WBCN continuerà a trasmettere, ma solo in streaming su Internet. Evidentemente la musica dei giovani deve percorrere altre strade.
Il paradosso volle, come scrive il Boston Globe nelle sue rievocazioni, che in quel marzo del '68, pochi mesi dopo l'entrata in vigore (nella Gran Bretagna laburista!) del Marine Offences Act che chiuse i microfoni dei pirati galleggianti, WBCN aveva deciso di passare da un format di musica classica a un genere completamente diverso. E nelle radioline della città "I feel free" dei Cream, il complesso di un certo Eric Clapton, prese il posto di Bach e Schubert. Oggi che il rock è diventato non meno classico di Schubert, la musica non cambia formato ma viene messa a tecere, almeno via etere. WBCN perde ascoltatori da almeno dieci anni, è andata avanti a fatica, infarcendo la programmazione musicale con le cronache di football dei Boston Patriots. Oltre al coverage assicurato dal quotidiano a questa circostanza un po' triste, c'è da consultare il sito di WBCN e quello di Charles Liquidara, che per trent'anni è stato il conduttore dello show mattutino di WBCN e oggi vive alle Hawaii distribuendo in podcast le sue collaborazioni con WBOS di Boston e con la stazione no profit KEAO Mana'o Radio. Ciao, Rock of Boston, nonostante tutto we still feel free.




Rocking no more

Its eye on sports, CBS pulls plug on legendary WBCN
By James Reed and Erin Ailworth, Globe Staff | July 15, 2009

It was more than 40 years ago, on a March night in 1968, when WBCN-FM (104.1) decided to break from its classical music format. Instead of Bach, listeners that evening heard “I Feel Free,’’ by the Eric Clapton-led rock band Cream, and right then Boston’s local music scene was transformed.
Yesterday, it was upended yet again, by the same station.
CBS Radio Boston, which owns WBCN, announced it would pull the plug on the station, which helped make household names of some of the biggest musical acts to come out of Boston, so it could accommodate other changes in local radio.
Next month, a sports talk radio station, The Sports Hub, will replace the music station WBMX, or Mix 98.5 FM, adding a third sports radio show in a town that seems to have an insatiable appetite for all things sports. Mix 98.5 will then take its “modern rock, conservative format’’ to WBCN’s slot.
And WBCN, whose slogan, “The Rock of Boston,’’ had become as seminal as some of the performers the station championed early on - including Aerosmith, The Cars, J. Geils Band, U2, and Elvis Costello - will morph into an online-only station available at wbcn.com.
New sports talk station will take on WEEI.
It was stunning news for generations of Boston music fans, who grew up with the station at a crucial time in rock music’s evolution, and for local bands, who had come to rely on WBCN as the one place that might land them their big break. WBCN came of age with some of rock’s pivotal figures, from Janis Joplin to Jimi Hendrix, and its disappearance from the dial is as much a signal of the changing musical scene as it is of drastically changed listening habits. (One word: iPod.)
“Once their ratings started going down the tubes, I thought to myself, ‘Somebody’s not getting it in corporate,’ ’’ Charles Laquidara, one of WBCN’s quintessential personalities from 1969 to 1996, said from his home in Hawaii. On his Facebook page, he addressed WBCN’s fans: “It was a great station. It was also a great time in radio history. I know we can never go back to that, but there will be something someday.’’
Mark Hannon, senior vice president and market manager of CBS Radio Boston, said in an interview yesterday it is a “sad moment to see a station with 40-plus years of heritage coming out of format.’’ But, he said, “the rock genre in this marketplace is extremely crowded, and ’BCN has struggled in the past few years to stay competitive.’’
The decision, which will take effect Aug. 13, will ripple well beyond the airwaves, too, given the station’s longtime support for local bands.
In addition to “Boston Emissions,’’ ’BCN’s two-hour, weekly program showcasing local talent, the WBCN Rock ’n’ Roll Rumble has been a popular battle of the local bands since 1979. Occasionally, its winners went on to find national success. After winning the Rumble in 1983, ’Til Tuesday, Aimee Mann’s new-wave band, was signed to Epic Records; the cabaret-punk duo the Dresden Dolls emerged victors in 2003.
Anngelle Wood, who organized this year’s Rumble, said yesterday she was not sure of the event’s future. “Boston Emissions,’’ which she also hosts, will move to sister station WZLX in August.
The longtime ’BCN personality who became known simply as Oedipus said the loss of the station will cut deeper than some might realize.
“WBCN was a fabric of the community,’’ he said. “It was part of Boston, like the Red Sox. It was more than just music. It completely enveloped the lifestyle of people in Boston and the Northeast. And it no longer does that. It had to make this change. It’s reflected in the ratings.’’
Word of ’BCN’s demise was greeted with mixed emotions at competing stations, where program directors, many of whom grew up listening to ’BCN, said they’d been expecting the downfall. A Cornerstone Research Inc. report looking at men ages 18 to 49 in metro Boston shows ’BCN ranking in the number 11, 12, and 13 spots from January to May, with roughly 4 percent of the area’s listening market.
“The general public must be very surprised, but industry insiders have known they had their problems - let’s just leave it at that - for a number of years. So, we’re not really stunned,’’ said Ron Valeri, program director at WAAF and Mike FM. Still, he said it’s “a bittersweet victory.’’
At 101.7 WFNX, program director Keith Dakin recalled the heyday of WBCN, when personalities like Laquidara and Mark Parenteau graced the station’s airwaves.
“It’s great for us. We’ve lost an alternative rock competitor,’’ said Dakin. “Don’t get me wrong. It’s sad to lose a legendary rock station in this market, but as far as the competitive landscape, it’s great for a station like ’FNX.’’
Parenteau, a DJ at WBCN for 20 years, beginning in 1978, said that before corporate ownership, the station encouraged its on-air talent to be outrageous and play what they wanted.
“We didn’t make a lot of money, but we had a lot of freedom. We could play jazz, comedy, whatever,’’ Parenteau said. “But as we made more money, we had less freedom. It was like a deal with the devil.’’
Still, the station was enormously influential.
“If ’BCN added a band, 30 or 40 stations would add that band because we seemingly knew what we were doing,’’ he said. “The sort of station ’BCN used to be is definitely dead. Radio today is all driven by boards of directors looking at the stock market. They want the sure thing, and they want to play it over and over.’’
Before he was lead singer in the J. Geils Band, Peter Wolf was one of the founding DJs at WBCN. He started there in 1968, interviewing the likes of Van Morrison, Jeff Beck, Sun Ra, and Roland Kirk. Wolf said he is neither surprised nor upset the station is going away. “For me, ’BCN ended a long time ago,’’ he said. “When it became corporatized, it lost the unique qualities that made it vital to the community.’’
Despite its founding in 1955 as a classical station, ’BCN became “the underground rock station in Boston,’’ said Scott Fybush, editor of NorthEast Radio Watch, an industry trade journal. “They were playing stuff that had no other home on the radio and people who had never had a reason to own an FM radio before were going out and buying an FM radio to hear this.’’ The station struggled for at least the last decade, propped up by its coverage of the Patriots and, at least for a time, Howard Stern’s syndicated show. Fybush called CBS Radio’s emphasis on building a sports station with Patriots coverage, a “smart move,’’ because it gives listeners something they can’t necessarily load onto their iPods - live coverage of games.
Of course, more sports and more talk means less rock for Boston listeners.
But Sean Ross, vice president of music and programming at Edison Media Research, said for many around Boston, that change had already begun. “The ’BCN that most people are going to be sad about losing this afternoon,’’ Ross said, “went away a while ago.’



15 luglio 2009

Microsoft prepara un servizio musicale free?

Microsoft come Spotify, il servizio di streaming musicale supportato dagli annunci pubblicitari o di download a pagamento. Secondo il quotidiano inglese Telegraph, che riporta le dichiarazioni di un dirigente di MSN, entro la fine del mese Microsoft lancerà un analogo servizio, forse per rendere ancora più appetibile l'acquisto del player musicale Zune, anch'esso annunciato per l'autunno.
Rischia di diventare alquanto affollato il mercato internettiano delle alternative alla radio. La materia prima è sempre la musica. Il cui consumo, secondo il modello genericamente riferibile a iTunes di Apple viene sempre più manovrato dal basso, coinvolgendo in prima persona l'appassionato che si informa in modo attivo attraverso i social network e riceve input automatici dai vari sistemi di "raccomandazione" musicale, anche loro sociali.
C'è una sola pecca in tutto questo discorso: la sostenibilità economica dei siti di raccomandazione e aggregazione (che per mantenere la legalità devono pagare i diritti e quindi finanziarsi in qualche modo) e le possibili ricadute sul mercato tradizionale della musica, che per il momento fatica a trovare online la sua nuova strada. Per un iTunes che ha successo ci sono decine di proposte alternative sul cui futuro a medio-lungo termine è impossibile fare previsioni.

Microsoft is launching a music streaming service this month

Microsoft is gearing up to launch a music streaming service similar to Spotify by the end of this month.

By Emma Barnett, Technology and Digital Media Correspondent
Published: 13 Jul 2009

The service, which Microsoft aims to have ready by the end of July, will offer users the chance to stream music for free and also download to own.
Peter Bale, executive producer of MSN, Microsoft’s news and entertainment portal, told The Telegraph exclusively: “Music is an important area for Microsoft. We are looking at launching a music streaming service imminently.
It will be a similar principle to Spotify but we are still examining how the business model will work.”
Spotify users can stream music for free in exchange for listening to around a minute of advertising every half hour but for £9.99 a month, the ads will be turned off. It is thought Microsoft’s offering will be ad-supported too as well as having a paid-for premium service.
Mr Bale added: “We are looking at how other similar businesses have structured their business models and trying to figure out what will work best for both consumer and Mircosoft.”
The service would be operated and owned by Microsoft, while being promoted through MSN and other parts of the Microsoft network.
He also hinted the service could be tied in with Microsoft’s Xbox gaming console, but would not be drawn on the details of how a partnership would work. The addition of a Microsoft-owned music streaming service would tie in with an increasingly consumer focussed strategy from company to make its Xbox 360 console the main “entertainment hub” in the family home. Users are already able to download movies through their console and play games against one another online.
In what is becoming an increasingly competitive marketplace, Mr Bale thinks Microsoft can bring “scale and a quality of product” to the music streaming scene.
The service is expected to bolster the appeal of Zune, Microsoft’s music player. Mr Bale said the knowledge of the music industry the company had gleaned via Zune and also the player’s technology, had all been incorporated into the service’s development process. Microsoft recently announced it would launch a high definition version of its music player, but it will only be available in the United States.
No download partner has been signed yet but Microsoft is in discussions with several companies. Spotify’s download partner is 7digital and is in the process of offering one-click to own functionality.

06 giugno 2009

L'oro in radio, al cinema la grande canzone brasiliana


Il rapporto tutto particolare dei brasiliani con la loro musica si intreccia con quello, ancora più sentimentale e profondo, che lega - o dovrebbe legare - qualsiasi cultura al suo passato recente, quello che sconfina tra cronaca e storia, nel progetto di Cantoras do rádio, un documentario girato da Gil Baroni presentato in questi giorni nei cinema di Brasília, Curitiba, Porto Alegre, Rio de Janeiro e São Paulo. Il film racconta la storia di quattro artiste - Carmélia Alves, Carminha Mascarenhas, Violeta Cavalcante e Ellen de Lima - che con le loro canzoni hanno fatto da sfondo alla generazione tra anni trenta e cinquanta, l'epoca d'oro della radiofonia. Fu la radio, forse ancora più dei dischi che potevano permettersi in pochi, a determinare il successo di quei brani in Brasile (e non solo in Brasile).
Il filo conduttore del documentario, che ha già raccolto gli applausi del Festival di Rio nel 2008, è uno spettacolo dal vivo organizzato e filmato nel 2005, sempre a Rio. Nel corso della kermesse le protagoniste (se andate sul sito ufficiale di Cantoras do rádio trovate delle foto di scena semplicemente fantastiche) celebrano se stesse e tante altre cantanti loro colleghe della Era de Ouro, con in testa la celebre Carmen Miranda. La verve delle quattro eterne ragazze della musica, la loro capacità di tenere la scena a sessant'anni dai loro fasti giovanili, diventano un secondo leit motif della storia, che nelle intenzioni del regista è anche un inno alla bellezza senza età. Ecco la presentazione dell'opera dalle pagine di Paranà Online.
Documentário homenageia a era de ouro do rádio
Newton Almeida
06/06/2009

Dirigido pelo paranaense Gil Baroni, o filme resgata a história de Carmélia Alves, Carminha Mascarenhas, Violeta Cavalcanti e Ellen de Lima, que viveram o auge há quase 60 anos.

As atemporais canções que embalavam o cotidiano da sociedade brasileira entre os anos 30 e 50 e atravessam gerações são retratadas no documentário Cantoras do rádio.
O filme, que entra em cartaz a partir do dia 11, em cinco capitais (Brasília, Curitiba, Porto Alegre, Rio de Janeiro e São Paulo), conta a história de vida de quatro artistas que fizeram parte da chamada Era de Ouro do Rádio no Brasil, com suas alegrias, o sucesso e a dificuldade em manter as eternas canções ainda vivas na cultura popular.
O documentário, dirigido pelo paranaense Gil Baroni, resgata a história de Carmélia Alves, Carminha Mascarenhas, Violeta Cavalcanti e Ellen de Lima, que viveram o auge há quase 60 anos. As protagonistas do documentário acompanharam a pré estréia, exibida esta semana no Unibanco Arteplex do Shopping Crystal em Curitiba.
O filme traz os depoimentos das cantoras em meio a um show, gravado no Rio de Janeiro em 2005, produzido especialmente para as filmagens, no qual as cantoras, num surpreendente ato de resistência, lutam para sobreviver da música.
Segundo Gil Baroni, além de um resgate dos valores culturais da sociedade brasileira, o foco do filme é mostrar a força de vontade das cantoras. “É admirável saber da persistência dessas mulheres. É importante mostrar a experiência que estas senhoras podem trazer para a juventude”, afirma.
Baroni conta que as cantoras conviveram com grandes compositores e intérpretes que fizeram sucesso nos anos dourados da MPB. Com o declínio da era do rádio, elas amargaram um período de ostracismo.
“A intenção foi fazer um trabalho de resgate sem apelar para o saudosismo, evitando uma coisa apelativa, mas, como diz a Carminha, mostrar a beleza da alma.”
Para Baroni, que também foi um dos roteiristas, o documentário presta um serviço cultural, já que, segundo ele, “uma parte das pessoas não sabe que a raiz da Música Popular Brasileira está nesse período”.
No show, exibido durante o filme, as cantoras homenageiam as Divas do rádio, das quais fizeram parte. O roteiro do show, produzido pelo pesquisador Ricardo Cravo Albin, relembra Carmem Miranda, Aracy de Almeida, Aurora Miranda, Dalva de Oliveira, Dolores Duran, Elizeth Cardoso, Linda e Dircinha Baptista, Isaura Garcia e Nora Ney. Em depoimentos reveladores, as cantoras relatam casos e bastidores daquela época.
O documentário, do início do projeto até a edição, levou cinco anos para ser concluído. No entanto, o diretor não esconde a satisfação em apresentar o filme. “Foi como se todos da equipe descobrissem um tesouro enterrado”, diz.
Segundo Baroni, o filme, que foi exibido no Festival do Rio 2008, em sessão de gala no Cine Odeon, foi muito bem recebido na capital fluminense. O documentário Cantoras do rádio foi idealizado pela produtora curitibana Laura Dalcanale e produzido pela sua Arte Lux Produções.

31 maggio 2009

Royalties, gli abbonati pagheranno al posto di Sirius XM

Nuovi guai in vista per l'operatore satellitare Siurius XM, che dopo il merger deve poter contare sui flussi di cassa generati dagli abbonamenti per risolvare la sua non facile situazione debitoria. Ma conservare la fedeltà degli abbonati rischia di diventare problematico perchè dopo gli aumenti delle tariffe entrati in vigore nei mesi scorsi ora l'operatore ha preso una decisione che non risulterà troppo popolare: a partire dal mese prossimo Sirius XM trasferirà agli ascoltatori la tassa di circa due dollari attualmente versata per coprire i costi dei diritti sui brani musicali trasmessi, diritti che vengono percipiti non dagli autori ma dagli interpreti dei brani e dalle loro case discografiche.
E' la stessa tassa che discografici e cantanti vogliono imporre alle stazioni radiofoniche terrestri (con un progetto di legge molto controverso) e che le stazioni radio via Web e gli operatori di radio digitale come Sirius XM versano da tempo, tra l'altro con aumenti anche cospicui. Fino a oggi Sirius si sobbarcava il balzello. In questi giorni, un memo interno fatto circolare su Internet (ecco per esempio il testo pubblicato da Satellite Guys, un forum di appassionati) ha rivelato l'intezione di riversarlo su chi si abbona.
Dopo aver salvato la sua azienda per il rotto della cuffia, con il prestito di un altro operatore satellitare, Liberty Media, per Mel Karmazin, audace e fortunato Ceo di Sirius XM, la fedeltà degli abbonati è una priorità assoluta. Quanta pressione potrà permettersi di esercitare su di loro? E se l'azienda dovesse fallire, chi trasmetterà i brani musicali le cui royalties vanno a rimpinguare solo le tasse dei discografici?

14 maggio 2009

Tunatic, (ri)conosci il tuo brano

Come si chiama questa canzone? Leggendo oggi la mailing list frequentata dagli utilizzatori del ricevitore SDR Perseus ho scoperto una applicazioncina molto curiosa che tra l'altro non è per niente nuova. Si chiama Tunatic, è stato sviluppato per Mac e per Windows da Sylvain Demongeot, e sa riconoscere i titoli delle canzoni "ascoltate" col microfono del computer o passate a Tunatic con cavetti virtuali come VAC (Windows) o Soundflower (Mac). Bastano pochi secondi a questa specie di concorrente del Musichiere in versione algoritmica per individuare il nome del brano trasmesso dalla radio e fornire il link allo store di iTunes o al provider di suonerie per cellulari. Il riconoscimento avviene sulla base di un database di canzoni che un'altra applicazione di Demongeot, Tunalyzer, permette di incrementare attraverso la condivisione della musica custodita sui dischi di chi è disposto a partecipare a questo progetto.
Tunatic è uscito nel 2005 e da allora è rimasto immutato, ma funziona incredibilmente bene, con ottime percentuali di riconoscimento. Purtroppo non serve per la musica classica. Da non perdere anche le altre piccole applicazioni musicali distribuite sul sito dello sviluppatore.

11 maggio 2009

Gli esercizi di Arrigo

Avevo iniziato a registrare, proprio con Vcast, i concerti notturni del finesettimana trasmessi da Radio 3 per Esercizi di Memoria. Amabile come sempre mariu mi aveva anticipato la trasmissione di alcuni cicli di lieder schumaniani e brahmsiani, a me molto cari, e avevo finito per lasciare i parametri di registrazione del programma in modo da rinnovarne la cattura.
Come lascia intuire il titolo, così felice e teneramente "imperativo", l'autore del programma compiva il suo esercizio negli archivi sonori della Rai, andando a scovare grandi esecuzioni di musicisti che oggi, il più delle volte, sopravvivono solo nelle incisioni. Molti concerti degli Esercizi erano dal vivo e i nastri in questi casi custodiscono la doppia magia del tocco degli interpreti e del clima di trepidante aspettativa, pronta a sciogliersi nell'applauso, del pubblico in sala. Tante perle di musica che sembrano appartenere, con la loro incerta ma onesta qualità analogica, più ai gusti e alle atmosfere proprie degli esecutori e dei loro ascoltatori che a compositori ormai fuori dal tempo. Un programma definitivamente retrò, se vogliamo, da "matusa" relegati nel dopomezzanotte di un canale radiofonico valoroso e negletto.
Due o tre settimane fa, andando a scaricare il file registrato scopro che Vcast non aveva catturato le musiche di archivio di Esercizi ma quelle messe in onda da Auditorium, utilizzate come tappabuchi dopo il laconico annuncio dello slittamento della consueta trasmissione. Lo stesso annuncio sarebbe stato ripetuto la domenica successiva. Solo oggi mi sono incuriosito al punto di andare a cercare la causa di questi continui annullamenti e ho scoperto che non si tratta di un problema tecnico ovviabile facilmente. L'autore di Esercizi, il critico e musicologo Arrigo Quattrocchi, se n'è andato, a 48 anni, a fine aprile. I suoi Esercizi sono terminati e immagino che Radio Rai stia faticando a trovare un erede altrettanto appassionato e competente. Leggo, spulciando tra giornali e blog, che Quattrocchi era costretto in sedia a rotelle e dalla rievocazione fatta da un collega del Manifesto, con il quale Arrigo collaborava da anni, capisco che poteva trattarsi, se non di un tumore, di una di quelle sindromi degenerative, dalla diagnosi precoce e infausta, che esclude ogni possibilità di pianificare il futuro. Forse era per questo che Arrigo si muoveva con tanta cura in quegli archivi, ansioso di scovare nel passato qualcosa che regalasse un motivo in più, un verso in musica, un accordo di settima irrisolto, a chi invece i piani futuri potrebbe farli ma si sente scoraggiato.
Sul sito di Esercizi trovate i link a due recenti trasmissioni che i colleghi di Radio 3 hanno dedicato ad Arrigo e da lì, dal breve omaggio all'archivista che non c'è più, ho estratto una sua trouvaille, un waltzer postumo di Chopin da un bis, mai classificato, che Benedetti Michelangeli aveva regalato durante un concerto del 1956. Due minuti di grazia distillata da una partitura polacca delicatamente evocativa, un piccolo gioiello del pianismo assoluto di Chopin, pieno di invenzione e tristezza, di nostalgia e voglia di futuro.