Visualizzazione post con etichetta Milano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milano. Mostra tutti i post

17 ottobre 2011

Torna a Milano la Memoria Diffusa di Storie Digitali

Monica Rossi di Storie Digitali torna a organizzare il suo festival della Memoria Diffusa. Dal 20 al 30 ottobre tre location milanesi restituiranno ai partecipanti le memorie visive e uditive di una Milano che sembra persa per sempre, fatte salve per brevi, carsiche riapparizioni. Urban Center, Circolo Filologico, Fonderia Napoleonica Eugenia: questi i tre collettori scelti da Monica per aggregare e mettere a disposizione di tutti un patrimonio collettivo di ricordi che rischia di essere sperperato da una città ormai votata all'anonimato e all'astio nei confronti del prossimo.
Memoria Diffusa è il festival della memoria partecipata e condivisa. La manifestazione è organizzata dall'omonima associazione e Storie Digitali con il patrocinio di UNESCO, Regione Lombardia, Comune di Milano Assessorato Cultura, Expo, Moda e Design, in collaborazione con Consiglio di Zona 9, Comune di Milano Urban Center,AH-UM Jazz Festival, Comitato Cascine EXPO 2015, Circolo Filologico, Fonderia Napoleonica Eugenia, Fonderia Mercury.
La manifestazione si svolge in occasione della giornata UNESCO dedicata al patrimonio audiovisivo e si conferma un appuntamento annuale nell’agenda di tutti coloro che porgono una particolare attenzione alla memoria condivisa e partecipata e ai contenuti audiovisivi inerenti alla memoria del territorio.
L'evento centrato sui ricordi sonori avrà luogo, nel cuore del popolare quartiere "Isola", presso la Fonderia Napoleonica Eugenia, che ospita anche la fucina di radiodrammi di Sergio Ferrentino. MEMORIADIFFUSA@ISOLA Milano modern sounds è previsto il 30 Ottobre 2011 dalle ore 18:30 alle 20:00 e nasce - in collaborazione con archivio Storie Digitali e AH-UM Jazz Festival - dalla volontà di coniugare immagini amatoriali di una città contraddittoria e ricca di fascinazioni come Milano e swinganti composizioni di quelle storiche formazioni che tra la fine degli anni 50 e gli anni sessanta resero la città un punto di riferimento per molti jazzisti americani. I quali finirono per stringere un legame con la città così forte da dare vita a composizioni a lei dedicate. L'iniziativa si basa sul materiale d'archivio sull'Isola e Milano ed è sostenuta dalle Associazioni di via Isola-Revel e Borsieri-Garibaldi.

31 gennaio 2011

Varata a Milano Radio Globale


E così a Milano da stasera si ascolta una nuova emittente FM. Si chiama Radio Globale, trasmette su 101,5 MHz e da domani dovrebbe anche cominciare a ripetere i programmi in lingua italiana di Radio Cina Internazionale. Naturalmente non è una vera "nuova stazione". Su questa stessa frequenza operava fino a poche ore fa il network Fantastica, del gruppo Media Hit. Dovrei riuscire ad approfondire presto i retroscena di questa iniziativa, che personalmente trovo di incredibile interesse per la Milano dei migranti, delle comunità straniere, dei knowledge worker di tutto il mondo. Auguri, Radio Globale!
La foto che vedete riprende Radio Globale ricevuta con il mio smartphone Android, Samsung Corby, e il suo ricevitore FM integrato (se qualcuno mi spiega come acquisire i privilegi root forse riesco a fare lo screen capture, in questo Android è inferiore a iPhone/iPod Touch che produce screenshot perfetti senza nessuna installazione aggiuntiva). E' comunque un telefonino molto interessante dal punto di vista radiofonico, sia per la sintonia diretta in banda FM (con RDS: perché iPhone non si decide ad attivare quel dannato chip radiofonico che nasconde da anni?), sia per le numerose applicazioni per la sintonia "Webradiofonica". Due grossi difetti: la durata della batteria è ridicola e la navigazione GPS compromessa dalla incredibile lentezza dell'aggancio del segnale. Android è un sistema operativo eccezionale ma implementato su questo hardware non riesce a dare tutto il suo meglio.

Venti di globalizzazione sui 101,5 di Milano

Sto cercando di approfondire i retroscena dello sbarco di Radio Cina Internazionale nell'etere FM milanese. Se la frequenza coinvolta è quella dei 101,5 MHz si tratta di un canale importante, diffuso dalla torre di via San Galdino a Milano (curiosamente, proprio ai confini della nostra Chinatown), finora utilizzato dal network Fantastica. Vista la programmazione essenzialmente musicale di questa property, mi suonava alquanto strano il fatto che RCI potesse semplicemente accontentarsi di affittare qualche ora di trasmissione all'interno di un palinsesto non proprio compatibile con l'intento informativo-promozionale dei programmi cinesi per l'estero. Ho consultato alcune fonti e posso anticiparvi che in effetti l'operazione 101,5 è molto più estesa e riguarda probabilmente un nuovo brand la cui messa in onda è prevista nelle ore a cavallo tra oggi e domani 1 febbraio, data indicata nei comunicati cinesi per l'avvio delle trasmissioni di RCI in FM.
Ni hao and stay tuned.

03 novembre 2010

L'Archivio Rai della canzone napoletana a Milano



Antonio Lubrano presenta alla Mediateca Santa Teresa di Milano le postazioni per l'accesso all'Archivio della canzone napoletana di Radio Rai. L'archivio, curato da Paquito Del Bosco (nella foto è quello davanti al monitor) è stato inaugurato diversi mesi fa ma per le solite questioni legate ai diritti d'autore, non è possibile mettere a disposizione di tutti, online, le decine di migliaia di brani che l'archivio rende invece fruibili da postazioni "chiuse", come quelle allestite da oggi alla mediateca milanese, che fa parte della famosa biblioteca nazionale braidense e ha già da tempo accordi con le Teche RAI per la distribuzione dei suoi contenuti ai cittadini. Ecco anche l'audio della presentazione:


16 marzo 2010

A Milano, Cinque Giornate per la nuova musica

Mi scrive Stefano Giannotti, compositore e artista radiofonico lucchese, che lavora da molti anni per la radio tedesca. Del Maestro Giannotti mi ha parlato un altro sound artist e compositore per la radio, Alessandro Bosetti, nell'intervista che mi aveva concesso.
L'occasione è un festival di musica contemporanea che si terrà a Milano nei prossimi giorni, dal 18 a al 22 marzo, i giorni in cui la città celebra i moti antiaustriaci del 1848. Il Festival 5 Giornate, giunto alla sesta edizione e promosso dal Centro Musica Contemporanea. Forse anche per rilanciare forme musicali che a Milano hanno sempre avuto una certa prominenza, grazie anche a un Conservatorio abbastanza attento e con validi maestri.
Una sorta di anti-tradizione, quella delle avanguardie musicali a Milano, che rimanda a iniziative pionieristiche come il Laboratorio di fonologia della RAI di Luciano Berio. Alla fine degli anni settanta, con Musica del Nostro Tempo, Milano aveva una stagione di musica contemporanea davvero pregevole ed era ora che si riappropriasse di certi linguaggi, considerando l'impoverimento di tutti gli altri linguaggi cittadini. Ho sempre pensato che questo tipo di musica avesse tra l'altro un rapporto speciale con la radio, con la quale condivide molte tecnologie di fondo. Entrambe sono figlie degli oscillatori, circuiti davvero affascinanti.
Quelle che seguono sono le date dei tre appuntamenti con Stefano Giannotti (e vi prego di notare il notebook sulla città polacca di Wałbrzych). Uno dei luoghi dell'evento, a Palazzo Reale, è l'esposizione dedicata al grande Gillo Dorfles, motivo in più per partecipare. Per leggere il resto del programma del Festival della nuova musica, potete andare sul sito ufficiale, già molto ricco (qui la versione in pdf). I siti di Stefano Giannotti, presente anche su MySpace, consentono di ascoltare parecchio materiale e condividere le ragioni della sua opera anche attraverso videoclip musicali molto curiosi.
Venerdì 19 Marzo

Milano, Palazzo Reale, Piazza del Duomo 2, ore 17
Stefano Giannotti: UNA SERATA IN FAMIGLIA (1999/2000) per clarinetto e nastro magnetico (Gaetano Nenna: clarinetto)


Domenica 21 Marzo
Milano, Cinema Anteo, Via Milazzo 9, ore 11
Stefano Giannotti: CHIAYI SYMPHONY (2006/2007) proiezione del video (Taiwan/Italia, dur. 63'20")
http://www.stefanogiannotti.com/chiayisymphony.html

Milano, Arci Bellezza, Via Giovanni Bellezza 16, ore 22
Stefano Giannotti: UNA SERATA IN FAMIGLIA (1999/2000) per clarinetto e nastro magnetico (Gaetano Nenna: clarinetto)
THE WALBRZYCH NOTEBOOK (2004/2010) proiezione del video (Polonia/Italia, dur. 71'35")
http://www.stefanogiannotti.com/thewalbrzychnotebook.html


14 maggio 2009

Babele 56, capolinea integrazione

Quando sono andato ad abitare dalle parti di Piazzale Loreto, a Milano, il muro di Berlino era ancora un confine politico e amministrativo e l'autobus 56 faceva capolinea a due passi, in Piazza Bacone. Avevo una fermata quasi sotto casa e mi capitava di prenderlo ogni tanto, un autoarticolato, lungo lungo e con un percorso che è rimasto quasi inalterato, solo un po' accorciato visto che solo il capolinea è stato spostato un po' più in là, nella piazza della famosa e macabra impiccagione del '45.
Il 56, anzi "la" 56 perché a Milano gli autobus si chiamano ancora come quando a indicarne il tracciato erano le lettere dell'alfabeto (la 56 poteva essere la F, o la H, faccio fatica a ricordare), arrivava in fondo a via Padova, zona periferica e popolare del nord est della città, dove i quartieri portano ancora il nome dei comuni inurbati da Mussolini, come la Crescenzago dove il bus fa capolinea. Una via per niente turistica che diventò di colpo famosa per il rogo di un cinema a luci rosse provocato da quei pazzi di Ludwig (era il 1983, forse il cinema era nella parallela viale Monza). Verso quegli anni cantavo in un coro che si riuniva per le prove in una traversa di quella specie di tunnel all'aria aperta di via Padova, nella legatoria del padre di uno dei soprani. Sulla 56 mi capitava di salirci spesso, già allora era una linea da passeggeri marginali, che in centro, si capiva benissimo, non ci arrivavano mai. Uno dei tanti pezzi della Milano grigia e invisibile, dimessa ma tanto più vera delle stranote vie della moda.
Mi sono ritrovato a bordo della 56 questa mattina ascoltando a Radio Popolare la voce di un giovane filosofo milanese, Giorgio Fontana, che quando io cantavo le mie parti di basso quasi in fondo a via Padova, a Cimiano, non era neppure nato. Oggi non canto più in quel coro ma il direttore, l'organista Umberto Balestrini, uno che ha lavorato a lungo nell'industria discografica, e che ha avuto un sacco di guai di salute, abita ancora da quelle parti, dove la vitalità della musica è felicemente rappresentata dalla meticcia Orchestra di via Padova.
Giorgio è autore di Babele 56, un piccolo libro che avrei voluto scrivere io e che dovrebbe essere letto nelle scuole di questa Milano sull'orlo dell'apartheid. Di questa Italia che si vanta, chiede e ottiene voti elettorali in cambio di quei "respingimenti" che somigliano tanto a certi carri bestiame piombati. Un libro vissuto e scritto dall'autore sull'autobus 56, che in questi anni ha percorso un lungo cammino verso una città sempre molto popolare ma profondamente diversa, che ha sostituito il dialetto dai tratti già monzesi con l'arabo e le lingue asiatiche e africane di un quartiere fortemente multietnico. E' una delle poche zone milanesi che possono sostenere il confronto con certi quartieri parigini, stranamente anch'essi collocati verso la banlieu nord, nord-est, abitati soprattutto da migranti. Via Padova è la nostra piccola Belleville, una Goutte d'Or collocata non a est di Montmartre - come lo straordinario villaggio urbano del XVIII arrondissement battezzato così, mi aveva spiegato il marito di una cara amica trapiantata a Parigi, perché nel medioevo le vigne producevano un bianco dorato apprezzato a corte - ma quasi ai confini della Sesto San Giovanni un tempo operaia. Dalla Milano benpensante e xenofoba via Padova è considerata una suburra fuori controllo, preda della criminalità di colore. Un ghetto bisognoso di pulizia e polizia. La realtà è che la stretta e diritta arteria qualche problema di mala l'ha sempre avuto, anche con episodi molto tragici e oggi una buona parte delle attività commerciali è gestita dai rappresentati delle varie comunità straniere. Straniere, non necessariamente estranee. O nemiche.
Babele 56, leggo sulla scheda pubblicata dall'editore Terredimezzo, raccoglie le vite di «Karkadan, rapper tunisino. Kamal, giocatore di cricket dello Sri Lanka, portinaio per campare. José e Milca, editori peruviani a piazzale Loreto... Un viaggio in otto fermate affidato alla penna di un giovane scrittore di grande talento: i capitoli del libro sono intervallati da un racconto ambientato sull’autobus numero 56, che percorre avanti e indietro via Padova, una della vie più multietniche di Milano, "una via che racconta una storia a ogni passo, e ogni storia è fatta di un colore diverso".» Sul sito di Giorgio Fontana, che ha vissuto diversi periodi fuori dall'Italia, a Dublino, in Canada, ho trovato molti scritti stimolanti sulla problematica dell'esilio, dello sradicamento, delle lingue apprese quasi per caso e di lingue disimparate per volontà. Lingue che hanno il coraggio di cambiare e arricchirsi e lingue, come la nostra, che si impoveriscono per l'irrefrenabile paura di quelli che vorremmo rispedire "a casa loro". Potete trovare alcune sue cose anche su Eleanore Rigby, il più importante pamphlet letterario del mondo, che Giorgio "co-dirige", mentre qui c'è una bella intervista di Repubblica Tv, che lo ha intervistato a bordo del suo autobus.
Grazie a Giorgio e a Radio Popolare che ne ha parlato, la 56 che ho preso questa mattina mi ha condotto infine a Marco Mancassola un altro scrittore da tenere d'occhio.

26 novembre 2008

Milano per Giorgio

Il tragitto in metropolitana che mi sballotta quasi ogni giorno tra casa e ufficio è dedicato alla lettura o alla risoluzione del sudoku. Quest'ultima dipende più che altro dal tipo di giornaletto freepress che riesco a procurarmi scendendo le scale delle fermate di Lima o Bande Nere. I miei orari sono un po' anomali e a volte resto tagliato fuori dalla normale distribuzione e devo rinunciare al rompicapo. Quasi invariabilmente, il viaggio di andata è tagliato su misura del sudoku "difficile" di City; il ritorno - che da diversi mesi a questa parte avviene in due tappe inframmezzate dalla visita all'ospedale dov'è ricoverato mio padre - è appannaggio di 24 minuti, il freepress pomeridiano del Sole 24 Ore. Sono un tipo terribilmente abitudinario, io.
Sudoku a parte, al contenuto dei giornaletti dedico, quando va bene, pochi secondi. Ma questa sera 24 minuti me l'ero procurato nella prima tappa del viaggio di ritorno e avendo trovato mio padre in giornata relativamente lucida, l'ho sfogliato insieme a lui, nella sua stanza della "Baggina". La sezione spettacoli del giornale era dedicata all'iniziativa che la Fondazione Giorgio Gaber, il Comune e altre istituzioni culturali della città dedicano alla memoria dell'autore musicale e teatrale che se n'è andato quasi sei anni fa (era il Capodanno del 2003). Uno dei pezzi forti delle rievocazioni previste per la seconda edizione di Milano per Giorgio Gaber è "Io quella volta lì avevo 25 anni". Si tratta di un testo in sei "racconti" ambientati in diverse decadi della nostra storia. Un inedito che Gaber con Sandro Luporini avevano imbastito in previsione di un ritorno a teatro della coppia di autori che purtroppo non avvenne mai. Gaber si era ammalato gravemente, non avrebbe potuto affrontare un'uscita in palcoscenico. Il suo posto sarà idealmente preso il mese prossimo da Claudio Bisio, che leggerà l'inedito al Teatro Strehler. Mi sono commosso leggendo la cronaca della conferenza stampa di presentazione, perché i curatori dell'evento hanno ricordato che Gaber avrebbe desiderato che i suoi racconti fossero almeno presentati in versione radiofonica. Non fu possibile realizzare neppure quell'embrione di progetto e il testo di Io quella volta lì avevo 25 anni è rimasto nel cassetto fino a oggi.
Quando io avevo meno di 25 anni Giorgio era ancora all'apice della sua carriera di chansonneur politico, così particolare e inafferrabile, conteso tra una sinistra già allora specializzata in autoflagellazioni e occasioni perdute, e una destra in cui Gaber, per colmo di ironia, si ritrovò invischiato per ragioni matrimoniali. Ma nella Milano di Gaber - una mia compagna di liceo abitava nella stessa strada, via Londonio, immortalata in un suo dialogo famoso - i suoi spettacoli erano un'istituzione, credo di essere andato in teatro - al Nazionale, al Lirico - a sentirlo che ero ancora in quarta ginnasio, negli anni di Far finta di essere sani, di Anche per oggi non si vola, di Polli di allevamento. Imparavamo a memoria le canzoni e i monologhi di quello che allora era considerata la coscienza critica dell'intellighentsjia militante. Che abbozzava e davanti alle critiche rideva e ci pensava su (del resto il Signor G. aveva quasi sempre ragione). Poi Giorgio fu arruolato d'ufficio a destra, che ha continuato a ridere delle sue critiche, ma senza pensarci troppo su, perché convinta che riguardassero solo "gli altri". Molte delle cose che Gaber cantava e diceva quando avevo 15 o 25 anni, tirate fuori da quel contesto forse oggi sembrerebbero fuori moda, ermetiche. Altre no, perché si rivolgevano a vizi e difetti borghesi da cui non guariremo mai (è per questo che dobbiamo tuttora fingere di essere sani).
E poi rimangono le canzoni del Gaber "pre-politico", gli inimitabili ritratti di una Milano poetica e triste che non esiste più ma vale la pena di essere ricordata esattamente come veniva cantata. Il Giambellino del Cerutti, Porta Romana e le ragazzine che te la danno. L'ultimo lavoro uscì che Gaber non c'era già più e si intitolava Io non mi sento italiano. Forse per questo uno dei ricordi più belli che potete trovare online è un sito allestito quest'anno dalla Radiotelevisione della Svizzera Italiana e dedicato a Giorgio Gaber, un "italieno" in Svizzera. Il 15 febbraio scorso la TSI ha mandato in onda uno spettacolo pieno di ricordi, che potete vedere in streaming su quel sito. Tra i tanti materiali un filmato realizzato da un regista ticinese nel 1965, in cui Gaber canta Porta Romana a bordo di un tram (il 12?) che percorre, di sera, proprio la strada tracciata sull'antico decumano milanese. In quel videoclip antelitteram Giorgio è appoggiato sulla parete in fondo, dinoccolato, un po' stortignaccolo, con una spalla più alta dell'altra per la polio, accanto alla porta posteriore, dove sedeva il bigliettaio. In un punto dei nostri tram dove un apposito cartello avvertiva, perentorio, "vietato soffermarsi sulla piazzola sul retro" (mai capito perché, forse per non intralciare la manovra di acquisto dei biglietti... Tanto quei cartelli li hanno tolti da secoli, insieme ai bigliettai).
Lui doveva essere un po' così, un menestrello raffinato e amaro, che amava starsene nelle posizioni scomode o vietate dai regolamenti. Chissà da che parte stava allora, da che parte starebbe oggi... In realtà non è mai stato importante, i poeti stanno dalla parte giusta.

23 maggio 2008

RockFM, ultimi giorni

E' davvero la legge Gasparri (incompatibilità tra proprietà di un network nazionale, in questo caso 101, e uno regionale) a costringere Monradio a chiudere RockFM? Oggi ViviMilano del Corriere ha parlato della festa d'addio che la stazione organizza metaforicamente attraverso una programmazione tutta speciale.
Sul sito di Sabina Guzzanti, invece, con la firma di Diego Pirovano c'è una lunga confutazione dell'ipotesi gasparriana. Lascio a voi giudicarne l'attendibilità. Da parte mia ribadisco che la chiusura di una radio capace di trasmettere musica di buona qualità è sempre una notizia pessima. Capisco che il veloce successo di Virgin Radio abbia complicato il quadro competitivo tra Monradio e Finelco, ma le due esperienze mi sembrano molto diverse. La cosa più probabile è che non ci sia sufficiente spazio di manovra pubblicitario per entrambe. Mi chiedo però perché non prendere una iniziativa coraggiosa, chessò trasferire RockFM sul DAB? Forse se si cominciasse a creare una prima, timida offerta di contenuti esclusivamente trasmessi in digitale, le cose si muoverebbero. Certo, bisogna investire qualcosa e rischiare. Il mestiere degli imprenditori.
Radio Rock Fm, addio in grande stile

Frequenze troppo care, il 31 maggio si chiude. Solidarietà da artisti come Brian May dei Queen. Un sito Internet per restare in contatto

Parla di «sconforto» la redazione di RockFm nell’annunciare che la storica emittente, fondata 18 anni fa da Gigio D'Ambrosio, sta per chiudere i battenti. Ancora una settimana di programmazione e poi, il 31 maggio, l’addio agli ascoltatori. Dati gli alti costi delle frequenze, la proprietà (di cui fa parte la Mondadori tramite Monradio) non ha trovato una soluzione per trasformare la radio locale in un network nazionale e nessun altro editore si è fatto avanti.
Non che mancasse il pubblico: secondo i dati Audiradio, nonostante l’esiguo numero di frequenze e in assenza di promozione, dal marzo 2007, mese in cui è stato lanciato il nuovo format «Classic Rock», RockFm ha raddoppiato gli ascolti, toccando quota 170 mila. Troppo poco, comunque, per convincere qualcuno a salvarla. Forse anche a causa del recente sbarco nell’etere di Virgin Radio, che, raggiungibile in tutta Italia, in pochi mesi ha conquistato oltre un milione e 600 mila ascoltatori.
Così tutto è pronto per la «festa» di chiusura: cinque giorni in grande stile, che dal 26 al 30 maggio vedranno approdare negli studi di via Locatelli alcuni dei più importanti artisti e gruppi nostrani (Baustelle, Marlene Kuntz, Pfm, Afterhours, Cristina Donà, Linea 77, Lacuna Coil, Bugo, Piero Pelù…), più una lunga diretta, tra le 18 del 30 maggio e le 18 del 31, condotta da tutti i dj della radio e da speaker e voci note provenienti da altre emittenti.
«La forza di Rock Fm – sostiene il direttore Marco Garavelli – era da un lato di trasmettere rock 24 ore su 24, senza tralasciare sottogeneri meno commerciali come il metal, dall’altro di fare tutto questo nella piena libertà e autonomia. Nel settore eravamo apprezzati anche all’estero, il che ci ha permesso di ospitare celebrità come i Van Halen, gli Iron Maiden, Ben Harper, Alanis Morissette, Lenny Kravitz» (ascolta l'intervista). Qualche soddisfazione Garavelli e soci se la sono tolta anche dopo l’annuncio della chiusura.
«Sapevamo che Brian May dei Queen si stava impegnando per salvare una piccola emittente inglese, così durante un concerto della RockFm All Stars Band abbiamo lanciato un appello per chiedergli di aiutarci. Era un gioco, naturalmente, ma il filmato è finito su YouTube, May l’ha visto e ci ha comunicato la sua solidarietà sul suo sito». Dispiaciuta dell’inatteso funerale anche Cristina Donà: «È un peccato perdere emittenti con una programmazione alternativa rispetto a quella mainstream», commenta la cantautrice milanese. Mentre Bugo ricorda: «La cosa che più mi rimarrà impressa di RockFm è la semplicità con cui si andava in onda. Di solito è difficile abbinare leggerezza e professionalità, informalità e approfondimento culturale, mentre lì ci riuscivano».
Il pubblico di RockFm non resta in silenzio. In questi giorni sono innumerevoli le dichiarazioni di affetto ricevute dall’emittente, tra le più incisive quella di un gruppo di fan che, durante la partita di calcio Livorno-Milan, si sono presentati allo stadio con uno striscione con la scritta «Grazie RockFm». Commossi da tanta attenzione, un mesetto fa Garavelli e compagni hanno aperto un sito Internet, www.rockfamily.it, per restare in contatto con gli ascoltatori più fedeli. «L’abbiamo creato a nostre spese, è un modo per non perdere di vista chi ci ha seguiti per anni».

***

Vorrei portare alla Vs. attenzione l'imminente chiusura di una radio che da 18 anni irradia cultura musicale. Trattasi dell'emittente locale Rock FM, che, a pareri unanimi di ascoltatori e artisti, è da sempre la stazione di riferimento per i generi musicali legati al rock.
Dal 1990, i vari DJ che si sono susseguiti nella conduzione dei programmi hanno sempre dimostrato che la passione e la preparazione professionale vanno ben oltre alle belle voci ed alla simpatia che possono entusiasmare il pubblico delle innumerevoli radio commerciali presenti in Italia.
Gran parte dello staff è attivo sull'emittente dagli "albori" di questa attività.
A dispetto della scarsa copertura e della quasi totale assenza di pubblicità, la radio è rimasta "on air" per 18 anni, senza mai perdere il consenso del suo affezionato pubblico, forse considerato "di elite" e poco redditizio, ma sempre presente e riconoscente.
I numeri parlano di più di 600 mila ascoltatori settimanali, distribuiti nelle sole 13 province raggiunte dal segnale.
Il 19 marzo, dai microfoni di Rock FM è arrivato agli increduli ascoltatori il messaggio che annunciava la volontà dell'editore di chiudere la radio. La colpa di rock fm è di essere nata e di essere stata animata da persone appassionate, competenti, generose, ma prive di risorse sufficienti a reggersi finanziariamente sulle proprie gambe. Da sempre liberi e coraggiosi editorialmente nonostante la dipendenza da altri, da sempre in mano ad editori che non valevano tanta passione e competenza e che oggi hanno deciso di chiudere e stop.
Non di vendere, non di cedere, non di cambiare, non di rinnovare: semplicemente di chiudere. La decisione dell'editore non si è modificata neanche in presenza di compratori e peggio di tutto, chi ci lavora verrà semplicemente lasciato a casa.
L'editore in questione è Monradio, società che fa capo al gruppo Mondadori e che ha rilevato rockfm insieme a r101 4 anni fa, a seguito dei meritati provvedimenti penali a carico dei precedenti proprietari.
Il segnale verrà spento alle 18.00 del 31 maggio.
Da quando la brutta notizia ha preso a girare, è nato un sito internet parallelo a quello ufficiale, nel quale si riuniscono quotidianamente i DJ e gli ascoltatori, in uno scambio di opinioni e di idee, per la maggior parte indirizzate , non tanto al sempre meno probabile salvataggio dell'emittente, quanto a cercare di realizzare nuovi progetti pur in assenza di frequenze radio. TANTA COSTANZA, CREATIVITA' E VOGLIA DI FAR PARTECIPARE LA GENTE ANDREBBERO PREMIATE.
Tra le tante iniziative, quella che sta avendo piu risalto in rete è un videomessaggio girato durante un concerto della Rock FM All Stars Band (che vede parte dello staff tra i suoi componenti), postato su Youtube il 12 maggio e indirizzato al chitarrista dei Queen Brian May.
Meno di 24 ore dopo, sul sito del musicista inglese è apparso per risposta un messaggio di solidarietà, firmato dallo stesso "Dr. Bri".
Per il giorno della chiusura (che avverrà dopo una diretta di 24 ore di musica in gran parte in diretta con ospiti tutti gli artisti che decideranno di partecipare e sono molti, anche se piu eclatanti a noi ascoltatori sembrano le assenze di molti musicisti italiani sempre pronti per la promozione e che ora latitanosenza scusante alcuna) è in programma un grande raduno sotto la sede di Rock FM, in via Locatelli 1, a Milano, dove si riverseranno tutti gli ascoltatori che vorranno dare un grande ultimo saluto (che tutti sperano sia un arrivederci) agli amici (perchè è questo che sono diventati in tanti anni)i DJ.
Ritengo che l'argomento, sebbene non coinvolga l'intero paese, possa essere rappresentativo delle difficoltà di fare radio, se volete di fare cultura popolare.
Il motivo di questo mio messaggio è proprio chiederVi aiuto dato che i giornalisti contattati, così come molti musicisti, fanno finta di non sentire. Se voleste addirittura farne una piccola inchiesta, vi segnalo che tecnicamente la scusa addotta per giustificare (non pubblicamente, solo con chi ci lavora) la chiusura risiederebbe in un limite imposto dalla legge Gasparri, che a quanto pare, non consentirebbe ad un editore di possedere sia una radio locale (in questo caso Rock FM) sia un network nazionale (Radio 101). Dalle ricerche degli ascoltatori tale giustificazione non reggere neanche, ma se anche fosse ci sembra ridicolo per ovvie ragioni (quanti altri media appartenfono a Mondadori e al centro di potere che detiene Mondadori). Comunque, ci tenevo a farvi sapere che la Gasparri sta finalmente limitando il potere mediatico del neo presidente del consiglio, sottraendogli una radio che non sa di avere e che non ha MAI fatto politica in senso stretto.
La radio ha solo trasmesso, (senza seguire granchè le uscite discografiche se non degne di nota a discrezione dei dj, ma dedicandosi alla passione e alla qualità percepibile dietro ai dischi programmati), musica rock, blues country, sperimentale e non solo. Ho avuto il piacere e solo raramente la sorpresa di ascoltare sulle sue frequenze, in contesti specifici legati a special su determinati periodi o riferibili alla mescolanza con altri ambiti artistici, quali poesia letteratura e cinema, artisti quali Jannacci, Gaber, Dalla, Baglioni.
Vi sarei grato se segnalaste la vicenda di rock fm e la non volontà dell'editore di lasciar proseguire questa esperienza grazie ad altri, con il miope scopo di tenere le poche frequenze di rockfm per 101, in città dove 101 ha gia ampia copertura.
Vi sarei grato se voleste dare spazio al raduno festoso e pacifico degli ascoltatori in via locatelli 1 a Milano dalle 18 del 30 alle 18 del 31 maggio per salutarsi insieme ai DJ.
Ringrazio molto per l'attenzione e per la pazienza e riporto di seguito alcuni link che potrebbero risultarvi utili se decideste di interessarvene:

http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_RockFM per info generali
Rockfamily.it sito web autogestito che riunisce "La Famiglia": DJ e ascoltatori
http://www.youtube.com/watch?v=LGpW6LUeTPY http://www.youtube.com/watch?v=LGpW6LUeTY (videomessaggio a Brian May)
http://www.brianmay.com/brian/brianssb/brianssbmay08a.html#12 (risposta di Brian May)
http://www.radiorockfm.com (sito web ufficiale)