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30 dicembre 2018

Radio Underground, di Alison Littman

Uscito da poco più di un mese per un piccolo editore indipendente, Last Syllable Books, il romanzo della giovane storica e giornalista Alison Littman è direttamente ispirato alla tesi di laurea  specialistica dell'autrice, a sua volta basata sulle lettere scritte dagli ascoltatori ungheresi di Radio Free Europe oggi conservate negli archivi della Hoover Institution a Stanford. Sono soprattutto lettere scritte a "zio Laci", soprannome di Géza Ekecs, titolare di una rubrica di dischi a richiesta in onda verso la fine degli anni 50, a rivoluzione ormai "normalizzata", nei programmi ungheresi di Radio Free Europe. Ovviamente si trattava di dischi molto particolari: quelli dei Beatles, degli Stones e delle altre icone del rock, proibitissimi oltre-cortina. Pochi anni fa la rivista Forbes ha pubblicato un ricordo di Géza Ekecs (pseudonimo di Lászkó Cseke), conduttore di Teenager Party dal 1958 al 1992.  
In Radio Underground si intrecciano le vicende di Eszter, una donna ribelle, fanatica ascoltatrice delle trasmissioni clandestine trasmesse dalla CIA, che finisce per farsi rinchiudere in manicomio a causa della sua partecipazione alla rivolta. E di sua figlia, Dora rimasta sostanzialmente orfana, che comincia a capire le motivazioni di sua madre solo diversi anni dopo, quando sarà lei a innamorarsi di un ragazzo che scrive a zio Laci per farsi dedicare qualche canzone sovversiva. 
Il libro l'ho scoperto per caso, ma ho trovato una recensione molto bella e una intervista via mail alla Littman, entrambe pubblicate sul blog di Lyn Miller-Lachmann, scrittrice e editor che divide la propria residenza tra New York e Lisbona. Nell'intervista, la Littman afferma di aver individuato un parallelo inquietante tra la propaganda di Radio Free Europe (che secondo alcune interpretazioni incitò gli ungherese all'insorgere contro il regime comunista promettendo aiuti materiali che non sarebbero mai arrivati) e quello che succede oggi con la politica condizionata dalle fake news e dalla propaganda, di probabile matrice russa, che mira a creare divisioni in un occidente "democratico" così disamorato della tanto decantata libertà di espressione. Un altro mutamento prospettico che personalmente mi colpisce riguarda invece l'Ungheria e il suo regime attuale, sicuramente diverso da quello che Eszter avrebbe sognato.

10 maggio 2017

La storia Radio Londra e dei suoi ascoltatori, un piccolo testo per niente banale

Trovato oggi in libreria. "Radio Londra, Voci dalla libertà" è un breve ma esaustivo condensato di storia, aspetti organizzativi e persino contesto competitivo propagandistico della stazione radiofonica che nell'Italia del fascismo, in particolare dopo l'8 settembre 1943, rappresentò molto più che una voce di notizie attendibili, sostegno alla lotta partigiana. Mario Bussoni, giornalista e ricercatore storico, nonché direttore editorale della collana Archivi Storici per l'editore emiliano Mattioli 1885 che ha pubblicato questo libretto, ripercorre la storia dell'emittente pubblica britannica dalla sua fondazione fino agli anni in cui, con oltre 100 ore di trasmissione giornaliera in 45 lingue si trovò a essere un punto di riferimento per il mondo che voleva essere libero dal nazismo. 
Nel libro si trovano numerosi dettagli su Radio Londra vista dai suoi nemici e alleati, insieme beninteso al racconto di come venivano prodotti i programm in lingua italiana e molto altro. Uno spaccato davvero completo in cui non mancano fotografie e documenti d'archivio. Sull'argomento sono state scritte decine di libri, ma il testo di Bussoni merita a pieni voti un posto sullo scaffale degli appassionati di radiofonia e storia.

17 aprile 2015

La radio invisbile che univa Werner a Marie-Laure


"Volevo scrivere un libro sul miracolo della radio", racconta Anthony Doerr nel trailer di presentazione del suo All the light we cannot see, un riferimento al fatto che, come la luce, ma su frequenze non visibili a occhio nudo, le trasmissioni della radio e della tv, milioni di telefonate, miliardi di connessioni Wi-Fi, altro non sono che radiazione elettromagnetica. La storia del suo romanzo, che ha avuto un successo straordinario, è un dialogo a distanza - solo alla fine i due personaggi si incontreranno brevemente - tra la figlia, cieca, del fabbro ufficiale del Museo di Storia Naturale di Parigi, sfollato insieme a Marie-Laure nella città costiera di Saint Malo, poco prima del bombardamento alleato che rase al suolo la città storica; e Werner, un orfano tedesco che scopre di essere ferratissimo in elettronica e in radioriparazioni e grazie a questa sua capacità finisce dentro a una esclusiva scuola della Gioventù hitleriana e si ritrova durante la guerra nel Corpo tramissioni, a dare la caccia alle emittenti clandestine della Resistenza francese. Non è un caso - anche se la scelta non è assolutamente apologetico - che in ex ergo al suo romanzo Doerr sceglie una sinistra - per noi radioappassionati - citazione di Goebbels: "Per noi - dichiarava il responsabile della propaganda nazista, non sarebbe stato possibile prendere il potere così come ci siamo riusciti, senza la radio."

Questo racconto così intimamente legato alla natura pervasiva, labirintica delle onde elettromagnetiche e dei sentimenti, ha colpito uno degli autori di Spectrum, la prestigiosa rivista della associazione ingegneristica americana, IEEE, Robert W. Lucky, che ha scritto questa bellissima recensione.


26 gennaio 2015

Il pubblico è connesso, un saggio esplora le nuove forme di partecipazione della creatività in radio


È appena uscita dall'editore universitario Routledge  il saggio  intitolato "Radio Audiences and Participation in the Age of Network Society" l'ultima fatica di Tiziano Bonini curata insieme alla collega barcellonese Belén Monclús. I due ricercatori universitari (Tiziano è anche regista e autore radiofonico) si concentrano su un aspetto particolare della radiofonia contemporanea: il suo pubblico e in particolare sulle nuove forme di interazione - e co-creazione di contenuti - rese possibili dalle tecnologie della rete. Per la verità il tema dell'interazione con la radio nel suo "farsi" non è una novità. Anzi la vera invenzione delle radio libere degli anni 70, almeno in Europa, non è stato il modello economico basato sulla pubblicità (che già 40 anni fa era cosa vecchia), bensì l'interazione telefonica in diretta, qualcosa di impensabile per tutti i 50 anni della controllatissima radiofonia pubblica, la quale frapponeva tra sé e l'ascoltatore una barriera impenetrabile, o quasi. 

Oggi Internet consente forme di partecipazione innovative, che sono oggetto dell'analisi degli autori raccolti in questo saggio. Il libro ha anche una sua pagina su Facebook e direi che si inserisce magnificamente anche in un contesto di funding partecipativo e di modelli alternativi per il finanziamento della programmazione radiofonica sia pubblica, sia privata (tema, quello della finanza e economia partecipativa, che il professor Bonini segue già da tempo).
Ecco l'indice dei contenuti e gli autori di prefazioni e saggi:

Preface by David Hendy
Introduction. "The Listener as Producer: The Rise of the Networked Listener" (Tiziano Bonini)
[il saggio è liberamente accessibile da Accademia.eu]

Part 1: Interactive Publics (Telephone, Short Message Service, Social Networks)

1.When Speech Was ‘Meaningful’ and Presenters Were Just a Phone Call Away: The Development of Popular Radio Talk Formats in Early UK Commercial Radio (Guy Starkey)

2. Domesticated Voices: Listener ‘Participation’ in Everyday Radio Shows (Jan Pinseler)

3. Radio Audience Interaction: SMS Mobile Texting vs. Facebook (Asta Zelenkauskaite)

4. Listeners, Social Networks and the Construction of Talk Radio Information’s Discourse in the 2.0 Age (Belén Monclús, Maria Gutiérrez, Xavier Ribes, Iliana Ferrer, and Josep Maria Martí)

5. Sports Broadcasting in the Age of Network Society: Engagement with Listeners and Interaction throughout a Collective Experience (Toni Sellas)

Part 2: Productive Publics

6. The Automatic DJ? Control, Automation and Creativity in Commercial Music Radio (Fredrik Stiernstedt)

7. Redefining Co-production in German Radio: Incorporating the Listener in German Radio Plays (Golo Föllmer)

8.Radio Ambulante: Narrative Radio Journalism in the Age of Crowdfunding (Manuel Fernández-Sande)

9. User-Generated Playlists: Radio Music Programming in the Age of Peer-to-Peer Production, Distribution, and Consumption (J. Ignacio Gallego)

10. Community Radio and Participation: Listeners as Productive Publics (Salvatore Scifo)

11. Radio Wnet: From Mainstream to Grassroots:A Case Study of Productive Listeners (Grażyna Stachyra)

12. Getting Listeners Involved: Rádio Ás, a Community Web Project (Stanislaw Jedrzejewski and Madalena Oliveira)

13. The Value of Productive Publics in Radio: A Theoretical Frame on Value Creation in Participatory Culture (Adam Arvidsson)

21 giugno 2014

Nome in codice Verity: radio e spie della guerra in un romanzo per ragazzi

Tra pochissimi giorni in libreria - il 25 giugno per la precisione - la versione italiana del romanzo per ragazzi di Elizabeth Wein, "Code Name Verity". "Nome in codice Verity" viene pubblicato da Rizzoli ed è stato tradotto da Giulia Bertoldo, che ha scoperto su Internet Radiopassioni e mi ha contattato per un parere relativa alla complessa terminologia originale del romanzo. La storia della coraggiosa Julie Beaufort-Stuart - alias Verity - è l'appassionante Odissea di un'agente segreta che cade nelle mani della Gestapo e cerca di portare a casa la pelle durante l'interrogatorio imbastendo una rischiosa strategia di scambio di informazioni e reciproci vantaggi. La Wein è un'autrice per giovani lettori, ma la sua prosa - e i dettagli storici e tecnici - non accettano compromessi. Nel  testo sono numerosi i momenti in cui la radio e le trasmissioni cifrate hanno un ruolo fondamentale e Giulia ha avuto l'amabilità di chiedermi una consulenza per  rafforzare la precisione di una traduzione che a dire il vero mi è parsa subito molto scorrevole ed efficace. 
Complimenti a Giulia e tanti auguri come traduttrice ufficiali della Wein e, confido, di tanti altri autori.

16 maggio 2014

Tutto il Software Defined Radio con chiavette USB in un unico manuale


Ho investito 3 euro e 74 centesimi per acquistare una copia di "The Hobbysts Guide to RTL-SDR Really cheap Software Defined Radio" l'ebook (per Kindle) che contiene un compendio dei contenuti pubblicati sul blog Rtl-sdr.com. Uscito da un paio di giorni, l'ebook è in questo momento in offerta speciale a metà prezzo su Amazon (metto qui il link al sito americano perché permette di visualizzare le prime pagine in LookInside). Il manuale, per un equivalente stampanto di circa 350 pagine, contiene spiegazioni e tutorial sull'uso delle famose chiavette USB per il monitoraggio di segnali broadcast e per la decodifica delle trasmissioni dati, in onde corte come in FM e oltre. C'è veramente di tutto, dalla guida all'acquisto dei principali modelli sul mercato, la loro tipologia, le applicazioni che servono per la gestione, la demodulazione e il trattamento dati, gli accessori utili a sfruttare al meglio queste piccole meraviglie tecnologiche in grado di prendere il posto di ricevitori enormemente più costosi. Grazie al movimento SDR hobbystico è infatti possibile dotarsi, con pochi euro, di sofisticati strumenti di monitoraggio dello spettro radio, svolgendo attività che in passato richiedevano investimenti notevolmente superiori.  Il libro, adatto ai radioamatori impegnati ma anche ai semplici curiosi della materia (con una chiavetta oggi si possono ascoltare anche i multiplex della radio digitale DAB+), probabilmente non aggiunge elementi nuovi ai temi affrontati dal sito, ma molti aspetti vengono approfonditi, le tematiche vengono organizzate meglio rispetto a una lettura "per singolo post" e  tutte le informazioni vengono opportunamente raccolte in una unica fonte consultabile attraverso e-reader, tablet e computer. 
A proposito di computer, il focus è sulle piattaforme operative Windows e Linux, proprio perché in questi anni la community degli sviluppatori ha lavorato in questi due ambienti. Per Macintosh c'è pochissimo, a parte forse per quei lettori che hanno grossa dimestichezza con la compilazione di software Linux in ambiente MacOS. Ci sono in compenso riferimenti ai prodotti SDR Android (tipo Wavesink tanto per intendersi) che sono apparsi più recentemente. Sto trovando il tutto davvero utile, anche se le informazioni sono molto fitte e la struttura del manuale risulta abbastanza complessa. C'è l'ostacolo della lingua inglese, ma (so di fare un discorso poco piacevole) è un handicap non facilmente risolvibile perché non credo che a questi livelli di prezzo ci siano margini per coprire i costi di un lavoro di traduzione, il volume è davvero troppo corposo. 

25 febbraio 2014

Questa di Caroline è la storia vera: la mamma dei pirati radiofonici, 50 anni dopo

Quest'anno nei giorni di Pasqua si celebra il cinquantesimo anniversario di Radio Caroline, l'ormai mitica nave musicale ("the boat that rocked") pirata, che ha completamente trasformato la radiofonia europea, aprendo le porte a una programmazione commerciale, scanzonata e allegra, che si distingueva nettamente dalle paludate trasmissioni delle emittenti "statali" (che alla fine dovettero arrendersi allo stesso stile).  Ray Clark, oggi a BBC Essex, ebbe la possibilità di trasmettere attraverso una delle sue "franchise" successive e ha appena pubblicato una storia di Radio Caroline che i critici definiscono "definitiva". La si può acquistare in formato cartaceo da Amazon o dal sito dell'editore The History Press. Il volume è disponibile anche nei formati elettronici .mobi e .epub.

Trevor Dann  ha realizzato con Ray una breve intervista per il podcast di RadioToday (minuto 6':50"):




Radio Caroline was the world’s most famous pirate radio station during its heyday in the 1960s and ‘70s, but did the thousands of people tuning in realise just what battles went on behind the scenes? Financed by respected city money men, this is a story of human endeavour and risk, international politics, business success and financial failures. A story of innovation, technical challenges, changing attitudes, unimaginable battles with nature, disasters, frustrations, challenging authority and the promotion of love and peace while, at times, harmony was far from evident behind the scenes. For one person to tell the full Radio Caroline story is impossible, but there are many who have been involved over the years whose memories and experiences bring this modern day adventure story of fighting overwhelming odds to life. Featuring many rare photographs and unpublished interviews with the ‘pirates’ who were there, Ray Clark, once a Radio Caroline disc jockey himself, tells the captivating story of the boat that rocked!

22 febbraio 2014

Il digitale dell'anno prossimo, perché il DAB è stato (finora) una delusione

Quella della radio digitale DAB è una "nuova tecnologia" tutta particolare, avendo una storia ultraventennale alle spalle prima ancora di essere adottata su larga scala da un pubblico consapevole. È anche vero che in qualche nazione, non solo europea, il DAB è una realtà abbastanza consolidata e che c'è anche chi si appresta a spegnere definitivamente la radiofonia analogica in suo favore. Ma se fenomeni come la tv digitale terrestre, YouTube o Spotify sono ormai planetari, almeno il 90% degli ascoltatori della radio nel mondo non hanno mai sentito parlare di DAB. Il problema è: in quanti ne sentiranno mai parlare? Fino a poco tempo fa, io che seguo la questione dal 1994 (oh, yes), ritenevo che i casi significativi di successo in Europa - UK, Norvegia, Svizzera e ora Germania - avrebbero prima o poi indotto i regolatori europei a optare per una strategia di switch-over (se non di switch-off) a livello continentale. Ora non sono neppure certo che l'anno prossimo avremo ancora una moneta unica quindi non mi pare realistico pensare che il DAB possa per il momento diventare tanto prioritario.
Comunque vada mi sembra interessante leggere le riflessioni che Philippe Manach, del gruppo francese RTL, ha messo nero su bianco in un pamphlet (un centinaio di pagine) appena uscito per HF Éditions, ordinabile sia in versione cartacea sia in elettronico sull'iTunes Store da Le Kiosk Radio. Andando sul sito di La lettre Pro Radio, dove è in vendita il libro fisico, potete scaricare anche un pdf con l'indice e le prefazioni. Perché le considerazioni di Manach sono interessanti? Perché il caso della Francia è molto particolare. L'autore racconta di essere stato incaricato dei progetti di digitalizzazione della radio da RTL nel 1995: da allora la "radio numerica" è sempre stata in pectore, la classica tecnologia "disponibile dal prossimo anno". In Francia qualche anno fa era stato addirittura deciso di accantonare definitivamente i progetti, allora centrati sulla variante (coreana) T-DMB del DAB (europeo). Poi anche su questa decisione è stato fatto dietrofront, con l'avvio di alcuni progetti di reti metropolitane. Ma senza imprimere alla cosa lo stesso impeto che caratterizza per esempio la rinascita del DAB in Germania, dove una prima fase di implementazione del DAB era stata talmente fallimentare da spingere la Corte dei conti tedesca a fissare un vero e proprio ultimatum ai suoi fautori. Io ho il sospetto che questo impeto cominci a mancare anche in Italia, soprattutto da parte di una Rai piuttosto "groggy" per la mazziatona subita dai risultati Radiomonitor, di cui stanno parlando un po' tutti. Sì, Trentino e Bolzano sono territori importanti, Roma e Milano sono più o meno coperte, Club Dab sta viaggiando veloce con il suo piano di espansione della rete del consorzio. Ma a parte i soliti impegni assunti nei soliti convegni, un piano nazionale degno di questo nome non c'è: è perfettamente inutile fingere il contrario. Cerchiamo almeno di capire perché e se sia ancora possibile uscire dal pantano.

02 gennaio 2014

Il dilemma irrisolto della radiofonia digitale in una tesi di dottorato americana


L'editore accademico impone un prezzo piuttosto oneroso al volume di John Nathan Anderson, "Radio's Digital Dilemma: Broadcasting in the Twenty-First Century" Fortunatamente, prima ancora di apparire nel catalogo della Routledge Research in Cultural and Media Studies il lavoro di Anderson è stato oggetto della sua tesi di laurea di dottorato presso la University of Illinois at Urbana-Champaign e in tale veste può essere scaricata gratuitamente

Anche se non mancano cenni riguardanti la situazione in Europa e in altre parti del mondo, Anderson si è soffermato ovviamente sul caso della transizione al digitale negli Stati Uniti, dove il sistema HD Radio ha però registrato un imbarazzante insuccesso commerciale. Visto che il sistema ibrido (trasmissione mista del segnale analogico e digitale) messo a punto da IBOC risulta meno traumatico rispetto al DAB, per il momento gli USA non si sono posti il problema di un eventuale regolamentazione della digitalizzazione della radio, lasciando che il mercato decidesse sulla validità del sistema. E il verdetto del mercato parla di un forte investimento privato in una tecnologia che è stato adottato, ma solo parzialmente, sia dalle stazioni private che facevano capo agli investitori di HD Radio, sia nelle stazioni "Public Radio" che hanno creduto molto nella radio digitale e hanno potuto approfittare di sovvenzioni pubbliche. A fronte di queste spese, il numero di stazioni FM che hanno adottato lo standard IBOC è lontano dall'essere maggioritario, mentre le stazioni in onde medie sopravvissute sono davvero poche. Delle circa 4.500 stazioni attive (forse meno) meno di 200 utilizzano la doppia trasmissione oggi, con un picco di circa 300 raggiunto qualche anno fa. 
L'ipotesi di Anderson è che tutta la questione della radio digitale sia viziata dalla scarsa lungimiranza di un approccio calato dall'alto e basato su un semplice concetto di sostituzione (quello del tipo di modulazione) nei confronti di un medium considerato come un fenomeno a sé stante, senza la dovuta attenzione da porre al ricco e variegato contesto mediatico in cui la radio è venuta a trovarsi.

14 dicembre 2013

Seppellire l'ascia di guerra, disseppellire la rosa

Ti rendi conto che stai veramente diventando vecchio quando ti ritrovi a Lucca Comics perché tuo figlio liceale che è lì con i compagni di classe e ti costringe in un certo ad andarci perché delle capacità logistiche dei sedicenni oggi è molto meglio non fidarsi. A parte forse la precoce scoperta di Alan Ford - che però quando avevi dieci anni fu una tale sensazione che avresti dovuto essere ancora più orbo di come sei per non accorgertene - non sono mai stato un esegeta dei fumetti ma Lucca Comics è una manifestazione talmente iperbolica (malgrado il novembre freddo e alluvionale) che figlio o non figlio visitarlo e partecipare agli eventi è un must. 
Leggendo il fitto programma mi ero segnato due appuntamenti: Comics&Science di Leo Ortolani (per conto del CNR) e una graphic novel di Mimmo Franzinelli, lo storico, e Andrea Ventura sull'8 settembre del 1943, Una mattina mi son svegliato (andate a vedere la copertina per giustificare questo post apparentemente non radiofonico).  Il primo appuntamento me lo sono clamorosamente perso perché non me l'ero sentita di affrontare la camminata da Forte dei Marmi al treno di Querceta di buon mattino. Alla presentazione del secondo Franzinelli e Ventura non si sono neanche presentati per evidenti intoppi meteostradali (Franzinelli l'ho incontrato un mese dopo a una mostra di Uliano Lucas a Sesto S. Giovanni, mi sono lamentato e lui si è scusato, «proprio non ce l'abbamo fatta»; pace). 
Visto il bilancio fino a quel momento fallimentare e la pioggia incessante, sono rimasto al calduccio nella sala della Camera di commercio lucchese, attirato dal titolo della presentazione successiva. Con insperata puntualità si sono presentati due genitori e un signore con un sacchetto con dentro dei libri a fumetti. I genitori erano immediatamente riconoscibili come tali in virtù della giovanissima figlia appesa alle spalle del papà. Il tipo con i libri aveva l'aspetto non precisamente agiato del piccolo editore medio italiano. 
E questo è stato il mio primo contatto con La Rosa Sepolta, i suoi autori (astutamente travestiti da ricercatori in sociologia) Barbara Borlini e Francesco Memo e l'editore Gianni Miriantini di Hazard. Mentre Lucca veniva sommersa da cascate di pioggia e fiumi impetuosi di cosplayer, mi sono perso negli intrecci sovrapposti di questa storia a fumetti - più "fumetto" che "graphic novel" come ho poi sentito dire ad Antonio Serra. Dell'8 settembre raccontato da Franzinelli non avevo avuto modo di sapere niente, ma anche La Rosa Sepolta (che poi sarebbe il titolo di una poesia quasi lorchiana di Franco Fortini) ha a che fare con un armistizio. Con la ricostruzione dopo il disastro. Con una smobilitazione che inconsciamente, forse, richiama la tregua di Primo Levi, ai ritorni pieni di paura più che di sollievo. Con l'amore conteso. Soprattutto - lo si scopre dopo - con un problema grosso come una casa anche se relativamente recente: quello dei bambini soldato, ragazzini e ragazzine a volte anche più giovani dei sedicenni liceali dell'inizio di questa storia. 
Alla fine del denso romanzo a "tavole", l'edizione di Hazard include addirittura un saggio con la testimonianza di una ONG, COOPI, che affronta il dramma della (pre)adolescenza armata nei principali teatri di guerra contemporanea. Il tema era serio e trattato in modo efficace e suggestivo. Tanto che mi era dispiaciuto dover abbandonare la presentazione prima della fine. È andata bene perché nel tempo rimasto prima della fortunosa partenza da una stazione surreale strapiena di pazzi, mi è riuscito di visitare, con sufficiente attenzione la mostra dedicata a Guy Delisle. Mi ero però sentito in dovere di caricare almeno un commento su Facebook con una fotografia, a testimonianza della forte impressione che mi aveva fatto il lavoro dei due sociologi milanesi e l'approccio apparentemente ellittico che avevano adottato nei confronti dello spinoso argomento. 
Tempo dopo in calce al mio post è arrivato il simpatico ringraziamento di Barbara e Francesco e un successivo invito a partecipare alla presentazione milanese, che si sarebbe tenuta verso metà dicembre. L'evento di giovedì scorso allo Spazio B**K, microscopica libreria-fumetteria di via Porro Lambertenghi, a due passi dalla chiesa Metodista, è stato incredibilmente ricco e piacevole. A officiare il rito introduttivo c'era appunto Antonio Serra, sceneggiatore di fumetti dell'editore Benelli, papà delle tavole di fantascienza di Nathan Never. Già lì ho imparato un sacco di cose. Per esempio che la pubblicazione della Rosa Sepolta è stato un nostos, un viaggio di ritorno lungo come quello di Ulisse. Che Serra aveva scoperto il fumetto quando Barbara e Francesco lo stavano ancora pubblicando a puntate online, come i feuilleton di una volta. Che il lavoro, all'insaputa degli autori, era stato citato da Serra in diverse occasioni, inclusa la sua rubrica a Radio Popolare. Che alla fine il fumetto è passato dall'online alla carta grazie a un editore che però non era tra coloro ai quali Serra lo aveva segnalato. 
Poi è stata la volta dei due autori, all'inizio un po' esitanti, forse per il pensiero delle delle due figlie piccole rimaste a casa con la tosse, poi sempre più partecipi nel raccontare il dietro le quinte della loro produzione ed esplicitarne i motivi. Ho ascoltato in religioso silenzio parlare di ambientazione in un contesto neutro, impreciso, e delle implicazioni di tutto questo sulla necessità di trasmettere ogni dettaglio della storia, ogni retroscena, solo attraverso le scene e le parole scritte. Ho appreso che nella Rosa non esistono praticamente didascalie o fumetti con pensieri esplicativi, l'intera scansione narrativa si articola nei dialoghi. Ho apprezzato il fatto per cui l'ispirazione della stora risale a eventi bellici molto vicini a noi, nel tempo e nello spazio. Questo mi ha fatto scattare il lampo di un parallelo letterario che a Lucca mi era sfuggito. 
Il personaggio di Sergio nella Rosa Sepolta è in totale sintonia con quello che l'economista-musicista-giallista norvegese Jo Nesbø inserisce nella trama di The Redeemer (il redentore, è il titolo inglese del romanzo che ho letto io, l'originale norvegese è "Frelseren" che Google traduce con Salvatore; in ogni caso nulla a che fare con l'italiano La ragazza senza volto che, scusate, è proprio un titolo del cazzo). In questo romanzo, i delitti che il colto, depresso e alcolizzato ispettore Harry Hole deve risolvere nella inedita Oslo della comunità dell'Esercito della salvezza si mescolano, in un alternarsi di flashback, con i traumi che caratterizzano la vita del Piccolo Redentore, nome in codice di un adolescente che i croati assediati a Vukovar addestrano come guastatore contro i tank serbi. 
Infine ho sentito Barbara soffermarsi sulle ragioni di una scelta stilistica così volutamente giapponese, ho verificato con sollievo che La Rosa Sepolta è una storia d'amore di ferite inferte e forse, chissà, rimarginate. Ho avuto l'incoraggante conferma che dopo questo è in preparazione un altro volume. E ho concluso il prolungato tardo pomeriggio aspettando l'autografo-disegnato di Barbara e discutendo amabilmente di traduzioni e slavità con un giovane - ormai a me sembrano giovani tutti, altro sintomo infausto - ma preparatissimo (lui), autentico cultore dei fumetti. Per non tornare a casa chissà quando, ho preso una bikemi che ci saranno stati uno o due gradi, ma non li ho sentiti tanto era il calore di questa esperienza. 
La Rosa Sepolta è un bellissimo regalo da fare a Natale, magari ad un adolescente con la testa sulle spalle o a un giovane adulto. Per ricordare loro, specie in momenti come questi, che la pace sociale non è di per sé una garanzia, ma un premio da conquistare con l'intelligenza, la buona volontà, la voglia di capire le ragioni dell'altro. Se per le mani non avete giovani da ammaestrare, ancora meglio: acquistatelo e leggetelo voi. È un grande, avvincente racconto e i suoi testi e i disegni vi trasmetteranno il senso molto concreto - quasi fosse un saggio scritto da due sociologi - dell'effetto disgregante della guerra sull'universo di relazioni che ci legano gli uni con gli altri.
Vorrei aggiungere qualche indicazione per chi volesse acquistare La rosa sepolta. Il volume non è di facile reperimento, purtroppo. Seguendo le indicazioni riportate sul sito,  un canale possibile sono le fumetterie specializzate, come Spazio B**K di Milano. In altre città lo si può ordinare, ma tutto dipende dalla presenza di una vera e propria libreria specializzata in fumetti, immagino che non ce ne siano tantissime. Per chi abita nell'area milanese il libro sarà presente sui tavoli del Banco di Garabombo, il tendone del commercio equo legato a Radio Popolare (una buona fonte di regali anche solo simbolici). Anche le sedi COOPI sono un punto di riferimento, a Milano, Roma e qualche altra città più o meno importante. La Hazard Edizioni spedisce su ordine effettuato via Internet, anche se purtroppo il sito non è certo ottimizzato per l'e-commerce. Sembra che prima o poi la distribuzione in libreria partirà e una volta imboccato il canale, il libro sarà disponibile anche online su Ibs e gli altri store. Nel frattempo seguendo il link qui riportato è possibile visualizzare online tutta la prima parte del libro, "Shelter".

24 novembre 2013

Il "quarto fronte" dal '43 al '45, un libro sulle radio e la musica dei liberatori

Da un certosino lavoro di Gioachino Lanotte, ricercatore specializzato nell'uso di fonti storiografiche alternative ai normali documenti ufficiali della paludata storia delle cancellerie, emerge il racconto di una particolarissima fonosfera: quella del lungo, sanguinoso biennio che dal 1943 al 1945 ha portato l'Italia alla liberazione dal nazifascismo. Lanotte è uno storico anomalo come lo sono le sue fonti. Il suo impeccabile curriculum scientifico, che include un dottorato di ricerca, non lo ha mai allontanato dalla sua vocazione di insegnante di scuola superiore e dal suo amore per la musica. Prima di questo eccezionale lavoro sulla colonna sonora radiofonica della nostra guerra civile - per riprendere la definizione dello storico Claudio Pavone citato dallo stesso Lanotte - l'abbondante produzione dell'autore di «Il “quarto fronte” - Musica e propaganda radiofonica nell’Italia liberata 1943-1945» comprende una storia musicale della Resistenza attraverso le sue canzoni, un saggio sullo swing di Fred Buscaglione, la partecipazione con Paolo Colombo alla stesura di "La corsa del secolo - Cent'anni di storia italiana attraverso il Giro" e molti altri testi saggistici. Subito dopo la fatica sulla radiofonia della Liberazione, sempre per l'editore universitario Morlacchi è apparso quest'anno Il fantasma rosso - La stampa italiana e il maccartismo, dove Lanotte, basandosi su giornali e rotocalchi italiani, ricostruisce le vicende della violenta azione legale e culturale contro gli intellettuali, gli scrittori, gli artisti progressisti negli Stati Uniti (e, di riflesso, in Italia) tra immediato dopoguerra e primi anni '50.
Molto sui generis è stata anche la presentazione di "Il quarto fronte" a Book City Milano 2013, in una delle sale del Teatro Franco Parenti, Lanotte ha voluto accanto a sé a un altro scrittore, musicista, americanista, traduttore: il piacentino (ma credo di origini fidentine) Seba Pezzani. Quest'ultimo ha introdotto brevemente Americrazy, diario di viaggio americano da poco pubblicato da GL Editore - Nuova Editrice Berti di Piacenza (qui la lettura di un estratto letto ai microfoni di Radio Emilia Romagna). Frutto narrativo di una "vacanza"-torunée che Pezzani ha tenuto tra Colorado, Nuovo Messico e Texas con la sua banda rythm & blues "RAB4", il piccolo volume è stata l'ispirazione del brillante sipario musicale che ha concluso il pomeriggio al Parenti. Ecco la parziale (purtroppo sono arrivato un po' in ritardo) registrazione dell'intervento di Lanotte, a partire dalle osservazioni su Radio Liberata di Roma.
Il libro di Lanotte, malgrado la "leggerezza" del tema musicale dominante, ha tutto il peso e il minuzioso dettaglio di un testo specialistico, universitario. Nell'intervista che l'autore mi ha gentilmente concesso vengono spiegate molto bene le origini di questo lavoro, che non nasce da un mero interesse nei confronti di un periodo storico ancora relativamente poco esplorato (mentre non mancano i testi sulla propaganda e la cultura popolare della radio nell'epoca fascista). Lanotte crede molto nella capacità di ricreare - con tutte le cautele del caso - un contesto storico anche a partire dai testi delle canzonette che la radio metteva in onda e che la gente, in quelle circostanze così drammatiche, riprendeva, riadattava alla propria quotidianità. Cercando di ritrovare nella musica, nel varietà, nelle commedie, ancor prima che nei notiziari di Radio Bari o Radio Londra, il senso di un vita in comune, un paese reso schizofrenico dal fascismo, dal suo alleato tedesco, da una guerra disastrosa.  Grande spazio è dedicato all'impatto che la "musica degli americani", lo swing, il boogie, il jazz, riuscì ad avere prima che l'Italia dei primi Festival di Sanremo imponesse un temporaneo ritorno a stili musicali più tradizionali. Paradossalmente, riconosce Lanotte, neppure la retorica "romana" fascista era riuscita a opporsi all'arrivo del jazz in Italia (avversato in modo esplicito soprattutto negli anni delle grandi sanzioni contro l'Italia del Duce). Secondo Lanotte c'è molta fisicità nel ruolo che le band delle emittenti radio liberate, i gruppi diretti dai Piccioni e dai Trovajoli, ebbero su una popolazione duramente provata dalla guerra e proprio per questo sempre pronta a danzare, a sfogarsi attraverso una ritualità antica, ma autenticamente "liberatoria".
"Il quarto fronte" è suddiviso in diverse sezioni, dedicate alle emittenti di Palermo, Bari, Cagliari, Napoli, Roma, Firenze. L'autore spiega di aver voluto ripercorrere lo stesso viaggio delle truppe alleate, andando a compulsare gli archivi privati, quelli dei giornali, degli istituti storici sulla resistenza e naturalmente delle stazioni radio che poi, a guerra conclusa, segnarono il passaggio dall'Eiar alla Rai. Durante la conferenza Lanotte ha fatto ascoltare per esempio qualche minuto tratto da un audiodocumentario realizzato nel 1954 da due registi che avevano lavorato per Radio Firenze Libera, Amerigo Gomez e Victor De Sanctis. Dieci anni prima, nell'estate del 1944, i due avevano percorso le strade di Firenze raccogliendo documenti sonori impressionanti, gli spari contro i cecchini appollaiati nelle mansarde, le grida dei genieri tedeschi che coordinavano il lavoro di distruzione dei fili elettrici tramviari, le esplosioni dei ponti sull'Arno. Per fortuna questo documentario è stato reso disponibile su You Tube dall'Istituto Storico della Resistenza in Toscana, insieme a una proiezione di immagini d'epoca:



Il libro si conclude con un capitolo sulla nascita della Rai ma Gioachino Lanotte è già al lavoro su una possibile integrazione, più focalizzata sugli eventi che si susseguirono a nord di Firenze, nei territori della Repubblica di Salò e della lotta partigiana più aspra. Eventi che anche dal punto di vista radiofonico furono ancora più intricati per l'intervento di operazioni di propaganda "grigia" orientate a creare un clima sfavorevole intorno alla lotta di resistenza. Non vedo l'ora di leggere storie come quelle di Radio Tevere e della biellese Radio Baita, le "false" stazioni partigiane, o ancora della fiorentina Radio Cora. Su Radio Baita, nel frattempo, potete leggere un articolo di Rolando Magliola apparso nel 2009 sulla rivista di storia contemporanea L'impegno, dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli “Cino Moscatelli”.
Il lavoro da fare sarebbe ancora molto lungo, proprio perché le fonti da utilizzare spesso non sono immediatamente accessibili e gli archivi istituzionali versano a volte in cattive condizioni di trascuratezza e mancanza di mezzi. Ricostruire tutto ciò che le impalpabili voci della radio ha rappresentato in quegli anni - riconosce lo stesso Lanotte - non è più possibile, ma se non fosse per ricerche tanto preziose non resterebbe che l'oblio. 

14 ottobre 2013

Il mistero (risolto) dei cosmonauti: un libro smitizza le ipotesi sulle vittime della ricerca spaziale sovietica

In questi ultimi anni, sull'onda della grande deriva cospirazionista del Web e dei programmi televisivi alla Kazzenger, è riemersa, mezzo secolo dopo, la vicenda dei due fratelli torinesi che nei primi anni 60 intercettavano le comunicazioni delle prime sonde spaziali sovietiche con equipaggio umano. Gli stessi fratelli hanno cavalcato questo ritorno di popolarità per pubblicare diversi libri centrati sulle loro ipotesi di allora, secondo cui dopo Gagarin i russi condussero una quantità di esperimenti con piloti collaudatori, quasi tutti finiti in tragedia. Furono e sono state nuiovamente proposte "registrazioni" di contatti radio drammatici, rantoli, messaggi disperati di astronauti morenti. Tutte notizie che le fonti ufficiali sovietiche negarano a suo tempo e che furono ampiamente smentite da analisi indipendenti e da tecnici che come i fratelli torinesi si sintonizzavano sui segnali orbitali. Fatti che neppure la riapertura degli archivi ha mai potuto surrogare. Ora la storia delle controverse intercettazioni viene passata alla lente di ingrandimento da Luca Boschini, ingegnere elettronico e grande esperto di satelliti e avionica, in un libro che il CICAP rende disponibile da oggi. "Il mistero dei cosmonauti perduti" è un grande lavoro di "debunking", con la prefazione di Paolo Attivissimo. Lo si può acquistare anche in formato e-book. Questo blog si è occupato a lungo del sensazionalismo spaziale dei fratelli Judica Cordiglia. Ho sempre manifestato una grande perplessità non solo nel merito della questione, ma nello stile documentario - oggi come in passato - utilizzato per esporre le presunte prove a carico della ricerca areonautica sovietica. Nell'esporre i contenuti delle loro presunte registrazioni, i titolari del "radio osservatorio" di Torre Bert, sulle colline di Torino, hanno sempre evitato di scendere a un adeguato livello di dettaglio, limitandosi a indicazioni superficiali e abbozzate sulle attrezzature usate, sulle circostanze degli ascolti, sulle condizioni di ricezione. Un simile dilettantismo è decisamente fuori luogo quando si muovono accuse così pesanti a una macchina complessa come lo sono state le prime missioni spaziali. Boschini ha messo in luce molte di queste contraddizioni e lacune tecniche, muovendo le sue controbiezioni in modo scientifico e assai più circostanziato. Credo che il suo volume chiuderà definitivamente una questione che avrebbe meritato di restare ai margini della lunga narrazione della Guerra fredda.

02 settembre 2013

Il sogno (impossibile?) di un servizio radiotelevisivo pubblico europeo

Intervenendo al meeting ciellino di Rimini per presentare il suo libro dedicato al ruolo dell'informazione radiofonica nella divulgazione dei problemi legati alla crisi economica ("Radiocronaca di una crisi", Eri edizioni), il direttore dei GR e di Radio Uno Antonio Preziosi ha rilanciato la sua idea di servizio pubblico radiotelevisivo europeo. Un'idea, ha detto Preziosi, che dovrebbe diventare uno dei temi forti della presidenza italiana dell'Unione (dal giugno del 2014). Le cronache riferiscono che il presidente del consiglio Enrico Letta si è detto d'accordo.
Il tema del servizio pubblico sta molto a cuore anche a me, ma è inutile nascondersi che questi ultimi anni sono stati sicuramente i peggiori per una istituzione politica e sociale che si è sviluppata quasi un secolo fa. Il profondo rapporto che a partire dagli anni Venti del secolo scorso è andato sviluppandosi tra sistemi radiotelevisivi e società, politica, cultura, economia, sembra essere andato in tilt con la crisi di quest'ultima. Improvvisamente ci si è resi conto che le risorse finanziarie che sembravano inesauribili erano assai più labili (anche, anzi soprattutto per precise responsabilità politiche). Quello radiotelevisivo è solo uno dei grandi servizi pubblici - sistemi pensionistici, scuole, trasporti - la cui sostenibilità finanziaria è messa in forse. In questa situazione si innesta la spinta verso forme di populismo e personalizzazione delle politica che sicuramente non giovano alla percezione del servizio pubblico informativo come indispensabile contrappeso interno ai processi democratici. Invece di "servire il pubblico", radio e televisione finiscono - noi italiani lo abbiamo visto, ma non siamo i soli - per servire a un potere sempre più allergico a controlli e responsabilità. È possibile intervenire per restituire al servizio pubblico la sua centralità, la sua indipendenza e la sua autonomia finanziaria? È immaginabile riuscire a farlo a livello europeo, considerando che anche la stessa idea di Europa sta perdendo consenso? E con quali risorse?
Personalmente mi piacerebbe disporre di un canale televisivo e di uno o più canali radiofonici gestiti in modo partecipato da tutte le nazioni dell'Unione. Non è sicuramente un progetto facile da realizzare, non foss'altro per la grande diversità linguistica che caratterizza il continente, ma varebbe la pena provarci. Il problema è che nessuno ci proverà.

21 agosto 2013

Radio Aut, oggi in promozione la graphic novel su Peppino Impastato

Solo per oggi, 21 agosto, la graphic novel che BeccoGiallo ha dedicato alla storia di Peppino Impastato e della sua personale guerra alla mafia attraverso i microfoni di Radio Aut si può acquistare a 0,99 euro su Bookrepublic.it. Il fumetto è molto bello ed è stato realizzato da Marco Rizzo. Peppino Impastato è stato fatto saltare in aria dalla mafia con l'esplosivo come il giudice Giovanni Falcone, protagonista di un'altra graphic novel BeccoGiallo che sarà in analoga promozione su Bookrepublic il 26 di agosto. Peppino è stato assassinato vigliaccamente il 9 maggio 1978, poco più che trentenne, nelle stesse ore in cui il cadavere di Aldo Moro veniva lasciato in via Caetani a Roma, una coincidenza impressionante se pensiamo alle tragiche relazioni tra mafia e politica che hanno contribuito a rendere praticamente invincibile questo odioso fenomeno criminale. Di questi intrecci Peppino fu vittima due volte, come raccontò molto più tardi su Repubblica Attilio Bolzoni. Quando i carabinieri scoprirono il suo corpo dilaniato, le prime informative "rivelavano" che Peppino era un terrorista impegnato a collocare un ordigno sul binario della linea Palermo-Trapani. La sua Radio Aut cessò le trasmissioni pochi mesi dopo, ma oggi l'associazione Rete 100 Passi ne conserva la memoria attraverso un canale Web. Il "Tano Seduto" preso di mira nella tavola che vedete qui sotto è don Gaetano Badalamenti, il boss che solo nel 2002, mentre era in galera negli Stati Uniti, fu condannato all'ergastolo come mandante dell'omicidio Impastato.

30 aprile 2013

La radio in Italia. Un saggio a più mani racconta il presente e il futuro del primo mass medium elettronico


E' finalmente uscito per la casa editrice romana Carocci il saggio antologico curato da Tiziano Bonini "La radio in Ialia - Storia, mercati, formati, pubblici, tecnologie". Sono più di 350 pagine di dati, analisi, considerazioni sul fenomeno della radiofonia nel nostro contesto nazionale, in una fase di critico passaggio dal modello broadcast tradizionale alle nuove frontiere cross-mediali di una radio che sta già cambiando molto - e anzi per primo ha saputo conquistare la piena maturità di medium "ibrido" - senza per fortuna smarrire la sua profonda natura narrativa: quella di un contenuto che arriva a destinazione in virtù della sola forza della parola detta, della composizione musicale, del suono capace di connotare un ambiente complesso. 

Alla stesura dell'opera ho partecipato anch'io, per il capitolo che riguarda il possibile ma ancora incerto futuro della radio digitale ("Oltre l'FM. La radio digitale. Storia e tecnologie"). Sono una ventina o giù di lì gli autori, tutti assai più esperti e professionali del sottoscritto, coinvolti in quella che può essere definito il primo vero compendio della radio italiana contemporanea e delle sue prospettive di ascolto, valore sociale e commerciale, evoluzione tecnologica. La radio in Italia viene proposto da un editore universitario ed è un testo di taglio molto accademico (la prefazione è firmata dal decano della "radiologia" italiana moderna, il massmediologo Enrico Menduni), ma sono convinto che anche i non specialisti e gli ascoltatori più assidui troveranno tanti spunti interessanti. Il libro costa 30 euro e può essere acquistato online sul sito dell'editore. 

03 aprile 2013

Un volume dedicato al Jean Cocteau radiofonico

Una interessante pubblicazione francese analizza la figura di Jean Cocteau attraverso le sue produzioni e le collaborazioni con la radio. Il lavoro, che credo si riferisca anche a un convegno organizzato diversi anni fa, è curato da Serge Linarès ed è edito da Minard Lettres modernes. Un breve documento che elenca le opere di genere radiofonico di Cocteau si può scaricare dal sito scientifico Jeancocteau.net.


Les éditions Minard Lettres modernes publient Jean Cocteau. Pratiques du média radiophonique, sous la direction de Pierre-Marie Héron et de Serge Linarès, enseignant-chercheur au Centre d'histoire culturelle des sociétés contemporaines.
Durant une trentaine d’années en France, entre 1930 et 1960, à côté d’une presse écrite très vivante et avant d’être détrônée par la télévision comme média de masse, la radio a été pour des écrivains de plus en plus nombreux à mesure qu’elle se perfectionnait techniquement, un terrain de jeu, d’expérimentation et de création stimulant. Avec Desnos et Cendrars, Cocteau figure parmi les pionniers des années trente. 
Sa curiosité pour le média, sans doute préparée depuis longtemps par son intérêt artistique pour les autres machines parlantes (phonographe, téléphone), s’éveille vraiment en 1934. Elle le conduit à partir de 1937 à collaborer à plusieurs postes privés et publics comme auteur, producteur, présentateur, interprète ou simple participant de nombreuses émissions. 
L’inventaire publié en 2010 sur le site scientifique Jean Cocteau de l’Université de Bruxelles, animé par David Gullentops, dénombre plus de 400 émissions en France dans lesquelles Cocteau est présent à un titre ou un autre, tandis que le huitième numéro des Cahiers Jean Cocteau (2010) réunit un choix significatif de textes, dessins et photos permettant d’illustrer les diverses facettes de la relation de Cocteau au média.Complémentaire de ces deux publications, le dossier du présent volume explore la présence artistique et médiatique de Cocteau et de son œuvre à la radio au long de sa vie.
Serge Linarès est Professeur de littérature française du XXe siècle à l’université de 
Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines et chercheur au CHCSC.
Jean Cocteau. Pratiques du média radiophonique • Pierre-Marie Héron et Serge Linarès (dir.) 
Editions Minard Lettres modernes • 244 pages • ISBN :978-2-256-91174-3 • 24 €.

Ecco l'indice del volume:
Avant-propos, par Pierre-Marie Héron et Serge Linarès 
I. GENRES RADIOPHONIQUES 
1. Cocteau et la radio : une vue d’ensemble, par Pierre-Marie Héron
2. Des romans de Cocteau aux dramatiques – histoires d’ondes, par Serge Linarès
3. Les Enfants terribles à la radio, par Michel Collomb
4. La mise en ondes du théâtre de Cocteau – ce que voit l’oreille, par Marianne
Bouchardon
5. Le volapük de Cocteau à la radio, par Marie-Ève Thérenty
6. Jean Cocteau au fil de l’onde, par Guillaume Boulangé
7. Hommages de Cocteau à la radio, par Pierre-Marie Héron
8. Jean Cocteau, « oto-interprète de ses poèmes, par David Gullentops 
II. MÉLANGES 
La Voix humaine, une tragédie lyrique en un acte, par Hervé Lacombe Cocteau et le Journal d’un film, par Françoise Simonet-Tenant François Truffaut / Jean Cocteau, par Marcel Turbiaux
Cocteau produsse numerosi drammi e in queste settimane a Parigi, in occasione del 50esimo anniversario della morte, è in cartellone "L'aquila a due teste", dramma poco rappresentato da cui l'autore stesso ricavò una versione cinematografica. Anche "Il mistero di Oberwald" di Michelangelo Antonioni è basato su questo dramma. Una fosca vicenda di stampo macbethiano che piacerebbe ai miei amici di Autorevole e di Pacta dei Teatri, Teatro Oscar (dove qualche tempo fa ha avuto luogo una bella esecuzione operistica da camera della Voix Humaine, il testo musicato da Francis Poulenc).  Qui c'è il trailer dello spettacolo in scena fino all'11 maggio al Guichet Montparnasse.

Pour célébrer les 50 ans de la disparition de Jean Cocteau, la compagnie Etincelle dans laquelle je joue présente du 13 mars au 11 mai 2013 au théâtre du Guichet Montparnasse L'Aigle à deux têtes qui est une pièce peu connue de l’auteur et quasiment jamais jouée en France. Amour, pouvoir, complot, trahison. Une reine anarchiste, un anarchiste roi. Une intrigue policière et politique sur fond d’amour passionnel. 




13 marzo 2013

Tecnologie e autismo, una discussione dal festival SXSW di Austin

Il libro di Gianluca Nicoletti sulla storia del suo essere padre di un ragazzo autistico ("Una notte ho sognato che parlavi"), ha contribuito a innalzare il livello di attenzione nei confronti di una patologia dalle forti implicazioni sociali, il cui peso, come troppo spesso accade dalle nostre parti, viene frettolosamente scaricato sulle spalle delle famiglie e della cerchia immediata dei terapisti, come se non fosse un problema di tutti.
Un esempio interessante di come si parla di autismo in altri contesti ci arriva in questi giorni da Austin, nel Texas, dove si è concluso il festival SXSW, l'evento a mio parere più bello e stimolante sull'interattività nell'espressione artistica e tecnologica. La sessione "Apps for autism"ha visto la partecipazione di tre esperti locali chiamati a intervenire, sotto la moderazione di Jennifer Miller, giornalista della testata culturale online Culture Map, sulla questione delle "tecnologie assistive" applicate a una forma di disordine neurologico che negli Stati Uniti, secondo il CDC di Atlanta, colpisce un americano su 88 con forme e varianti che ricadono nel cosiddetto "Autism Spectrum Disorder", o ASD. Gli ospiti di questo seminario, tenutosi domenica 10 marzo, sono stati:

Betsy Furler
Training and Therapy Coordinator


Dr Melissa, "Missy" Olive

e


Sami Rahman
Co-Founder BridgingApps.org

In teoria il sito ufficiale del festival dovrebbe riproporre la registrazione audio dell'incontro, ma ci deve essere stato un inghippo perché gli organizzatori hanno caricato quello riferito a un incontro con Joy Ito e John Perry Barlow ("The new serendipity"). In compenso sono riuscito a trovare sul sito di Bridging Apps, insieme a un breve resoconto dell'incontro, un pdf con le presentazioni, sperando che l'audio giusto venga inserito dopo la mia segnalazione. Sami Rahman è anche autore di un libro, "Ipad for special needs", che si può consultare gratuitamente online previa registrazione sul sito omonimo. La stessa organizzazione ha preparato una lunga lista di app rivolte alla problematica dell'autismo.

20 febbraio 2013

Il grido del silenzio: essere genitori di un figlio autistico


Ecco un nuovo libro di cui vorrei parlare con mille post, se solo riuscissi a sormontare tutti gli ostacoli attitudinali ed emotivi che mi si parano di fronte. Non ho dovuto, come il suo autore Gianluca Nicoletti, imparare a fare il padre di un figlio autistico, ma per una combinazione del tutto fortuita questa patologia - assai più diffusa di quanto saremmo portati a credere - ha avuto un ruolo non trascurabile nella mia formazione e nel progressivo stratificarsi della mia visione del mondo. Nella mia veste di obiettore di coscienza "in forza" a un centro polivalente che la ASL Monza Brianza (allora USSL 60 di Vimercate) gestiva e credo tuttora gestisca nella piccola località di Usmate, a due passi da Arcore, mi è accaduto di poter seguire per un anno (senza contare alcune successive estensioni da puro volontario estivo) un folto gruppo di giovani di quel territorio costretti a vivere, insieme ai loro genitori e consanguinei, svariate forme di neuropatologia e di conseguenze di danni cerebrali importanti. In particolare nella mia classe di elementari - il Centro funzionava anche da scuola speciale - ho incontrato Graziano, un ragazzino preadolescente che proveniva da una famiglia originaria della Sardegna residente a Peregallo di Lesmo, una delle tante località dell'ampio bacino servito da quella grossa struttura. 
Una forma di autismo, quella di Graziano, molto evidente, di natura che non so se definire genetica, o legata a qualche trauma perinatale, ma soprattutto accompagnata da una violenta forma di epilessia, costellata da frequenti crisi convulsive. Per me, che pure ero allora in stretto contatto con il primario di Neurologia all'ospedale di Niguarda e immerso - per intermediazione di una compagna fisioterapista - nelle diverse problematiche degenerative della geriatria - era in assoluto la prima esperienza diretta sia della malattia epilettica, che per molti ospiti del Centro era una condizione all'ordine del giorno, sia  del profondo autismo che aveva colpito Graziano. Per quanto non fossi, non ancora, personalmente o familiarmente coinvolto, non fu un'esperienza agevole. Fu però una dura ma efficace lezione sulla nostra personale fragilità da un lato e sulla troppo facile tendenza a stabilire nette linee di demarcazione tra i vari "noi" e "loro" con cui continuamente - e inutilmente - cerchiamo di incasellare la nostra esistenza e le nostre relazioni. Può sembrare un paradosso, ma il silenzio dell'autistico lo senti gridare dentro e l'intimità che riesci a raggiungere nel culmine delle "clonie", le contrazioni muscolari e i movimenti incontrollati di chi viene colpito da una crisi di "grande male", sfida quella indotta dalle più sofisticate forme di comunicazione verbale. La voce delle sinapsi cerebrali stravolte, da cui non puoi distogliere né occhi né orecchie.
Ieri in libreria è uscito "Una notte ho sognato che parlavi" il diario in cui Gianluca Nicoletti racconta la sua esperienza vissuta non da obiettore, ma da padre di Tommy, un ragazzone autistico che oggi ha più o meno la stessa età che allora aveva il "mio" Graziano (anche se quest'ultimo, forse proprio per colpa delle continue crisi, aveva un aspetto decisamente più gracile e patito). Non ho ancora letto il libro, l'annunciata versione ebook ancora non mi sembra disponibile e non ho avuto modo di passare in libreria. Ho però scaricato e letto il pdf del primo capitolo e mi ha molto colpito, tra le prime fotografie di lettori che Gianluca pubblica sul nuovo blog creato, immagino, come estensione della sua fatica letteraria (la scrittura è lucida e implacabile, ti afferra subito, che invidia) e come leva promozionale del suo progetto "Sguardi Laterali", quella del neurologo che, come racconta l'autore, fu il primo a correre in motorino a casa sua, «in una sera di bufera, quando Tommy ebbe la sua prima crisi epilettica». Per me sono passati quasi trent'anni dalle tante crisi epilettiche cui assistetti a Usmate e non posso dire di ricordare esattamente il mio primissimo contatto con una delle patologie che vengono considerate  "concomitanti" in caso di autismo (ma si può essere epilettici senza essere autistici), ma le parole di Gianluca mi hanno colpito come un pugno, perché assistere un epilettico durante la crisi (che può essere traumatica per chi la subisce, anche a causa delle cadute dovute alla repentina perdita di coscienza) era davvero come affrontare, per qualche interminabile minuto, una tempesta di acqua e fulmini così, con scarso preavviso (Graziano, ricordo, tendeva a schermirsi, a nascondersi agli sguardi altrui negli istanti appena precedenti, dando la sensazione di voler lanciare un avvertimento preciso) e senza alcun riparo, neppure farmacologico. E alla fine dovevi magari rabberciare qualche livido e soprattutto asciugare il pavimento, cambiare biancheria e pantaloni di chi quasi invariabilmente perdeva, tra le scosse sinaptiche e muscolari, il controllo sfinterico. 
Ignoro al momento quello che succede negli altri capitoli di Una notte ho sognato, ma credo che questo sia uno di questi testi che, se ancora esistesse la retorica formativa della lettura generazionale obbligata,  meriterebbe di essere letto nelle scuole superiori e in parecchie famiglie. Anche se di figli non ne avete mai avuti e soprattutto se ne avete, il confronto con la storia vissuta da Tommy e Gianluca, con sua moglie e l'altro suo figlio, è un confronto salutare, oltre che una intelligente, appassionata miniera di sensazioni e nozioni tecniche in una materia che come capita con tante altre patologie invalidanti viene mediamente accolta con ignoranza, indifferenza, diffidenza e, quel che è peggio, aperto razzismo. Credo infine, potendomi definire amico di Gianluca, o comunque in uno stato di forte sintonia e condivisione del suo modo di approcciare la realtà, che questa sia una di quelle rare scritture/letture genuinamente amorevoli, nel senso più bello, evangelico del termine: perché riferita alla storia di un legame forte e, mi si perdoni l'apparente contraddizione, "sano", libero da obblighi e forzature. L'autore, forse perché lo pensa realmente, constatandolo senza ipocrisie, ma forse anche per un vezzo quasi fanciullesco, da gradasso infinitamente timido, è solito definirsi "anaffettivo" e si premura di ribadirlo anche nelle prime righe del suo libro. Il silenzioso Tommy, però, non sembra molto convinto di questa inaffettività dichiarata e anch'io avrei parecchie remore nel concederla al suo presunto proprietario.
Un'altra frase che mi ha colpito nel blog associato al volume di Gianluca, che come sapete è anche autore e conduttore radiofonico, è questa, scritta a proposito dell'incontro con la troupe di una nuova trasmissione televisiva di Stella Pende : 
«è certo che prima o poi dovrò pormi il problema di come raccontare in tv, se me lo chiederanno, questo mio libro. L’ autismo è difficilmente raccontabile per immagini...» 
Oltre a esortarvi alla lettura del diario di Nicoletti vi suggerisco, se nel leggere queste poche righe vi sentite incuriositi, di approfondire gli aspetti neurologici dell'autismo e dell'epilessia attraverso la lezione di Fabio Benfenati, inserita nell'Oilproject del grande Marco De Rossi.

05 gennaio 2013

I mille volti della radiofonia per un nuovo anno di passione da condividere

Radiopassioni entra in un altro anno di attività e come sempre in periodi come questi scatta più che la voglia il riflesso semi-involontario di volgere un duplice sguardo verso il passato e il futuro di queste pagine. Questo blog è nato per raccontare e riflettere su una passione che pur accomunando milioni di persone nel mondo, può essere considerata di nicchia. La radio è il primo mezzo di comunicazione di massa elettronico ma ciò che mi ha spinto a inventare Radiopassioni, insieme alla mia propensione naturale e professionale a interessarmi alle tecnologie, è un modo molto speciale di ascoltarla. Da molto tempo ormai, la cerchia di chi segue sulle onde corte i programmi delle emittenti internazionali e ancor di più di coloro che in virtù dei capricci della propagazione ionosferica danno la caccia, a lunga distanza, a debolissimi segnali locali è diventata molto piccola, anche rispetto all'audience radiofonica convenzionale. Chi sente di appartenere a questa nicchia continuerà a trovare in Radiopassioni uno strumento di informazione e approfondimento, compatibilmente con le mie vicissitudini personali - le risorse cari amici lettori sono quello che sono e io devo scendere a patti con la mia temporanea situazione di figlio unico di una genitrice anziana e cognitivamente compromessa - e con le questioni di un mondo (quello delle onde corte in particolare, ma più in generale di tutto il modo di fare radio)  che non essendo tutto in progressivo e irreversibile disarmo è comunque soggetto a radicali trasformazioni dentro a un contesto mediatico ricco e variegato.
Se l'hobby del radioascolto smarrisce ogni giorno che passa un po' degli ingredienti del suo indefinibile ma ancora potente fascino, la radio, per come è stata, è e sarà, continua a essere un grande argomento di discussione.  I risvolti tecnologici, politici, sociali, letterari della radiofonia non smettono di offrire  spunti e intrecci di grande spessore e tutti quelli che sviluppano, inventano, producono e ascoltano la radio continuano a credere in questo mezzo perseguendo obiettivi di qualità. Il connubio con le tecnologie e i mezzi digitali, si è rivelato poi molto proficuo, tanto nelle forme di diffusione e fruizione come nella creatività dei contenuti e dei linguaggi.  Gli abbinamenti con la musica e la letteratura, in particolare, sono un fertile terreno di coltura di nuove formule e iniziative. 
Una di queste iniziative è Giallo 24, un concorso bandito congiuntamente da Radio 24 e Giallo Mondadori che ha coinvolto  centinaia di ascoltatori invitati a sottoporre un racconto in doppia versione: una adatta alla pubblicazione in una antologia della collana mondadoriana dei mystery, l'altra molto più breve, per microscopici radiodrammi che valgono un haiku del delitto. I racconti selezionati sono stati trasmessi l'estate scorsa nella rubrica curata da Raffaella Calandra (su Facebook, "Storiacce"9. Il primo, il 7 luglio, era stato "Asparago siculo", di Salvo Figura, medico rianimatore siracusano che coltivando con ottimi risultati una verve tutta siciliana per la narrazione ironico-realistica delle sanguinarie vicende di picciotti, tra corna e ammazzatine, trova anche il tempo di collaborare con Onda Iblea, il quotidiano online del mio amico Salvo. Oggi tutte le storie di Giallo 24 escono anche in edicola con il numero 14 del Giallo "Extra" intitolato "Giallo 24 - Il mistero è in onda" (5 euro e 90), un tascabile che raccoglie, insieme ai dieci autori premiati con la messa in onda, una selezione di cinque tra le migliori opere che erano invece state scartate. 
Vi auguro buona lettura e buon ascolto di queste storie e di tutte le altre che anche nel 2013 spero di avere il piacere di condividere con voi. Grazie a tutti voi e buon anno.

21 dicembre 2012

La gentile clientela del "plurimediale" costruito sul format radiodramma


Questa sera alle 19 debutta all'Elfo il nuovo audiodramma di Autorevole, l'iniziativa della Fonderia Mercury di Sergio Ferrentino per la promozione della forma letteraria del radiodramma in una chiave di "plurimedialità". Gli audiodrammi non sono un nostalgico omaggio ma una reinterpretazione di un "genere" affermato: la scrittura per la pagina invisibile rappresentato dallo spazio radiofonico. 

Ricordo qui la formula. L'audiodramma viene registrato in una sala teatrale alla presenza di un pubblico che "vede" gli attori statici, senza alcuna coreografia particolare, e ascolta la regia sonora attraverso le cuffie. Autorevole mette successivamente in vendita i vari lavori in forma di file mp3 da prelevare. Più recentemente si sono aggiunti i libri, cartacei e elettronici, con le sceneggiature complete e una ulteriore edizione sottoforma di app per smartphone, in cui tutte queste dimensioni - il sonoro, la lettura, la fotografia di scena - si fondono in un prodotto letterario che può essere consumato in molti modi.
L'opera che verrà rappresentata oggi e domani, 21-22 dicembre si intitola "La gentile clientela"e l'autore è Andrea Bajani, l'audioregia è di Sergio Ferrentino. La storia, ambientata al Museo Anna Frank di Amsterdam, rischia di essere particolarmente attuale nel giorno in cui i neonazisti di Alba Dorata si presentano ufficialmente in Italia. Ma Autorevole ci ha abituati a queste inquietanti intersezioni tra finzione e realtà. La recente vicenda del presunto rapimento "ragioniere di Berlusconi"ha una incredibile somiglianza con la trama di "Il contabile e le murene", audiodramma di Pino Corrias presentato nel corso della prima stagione di questa serie.